di Dario Petrolati
martedì 30 dicembre 2008
LA PRESENTAZIONE DEL SOFA' DELLE MUSE
di Dario Petrolati
domenica 28 dicembre 2008
MEDICI SENZA NOMI E COGNOMI
sabato 27 dicembre 2008
UNA FREDDA NOTTATA A PADOVA
Stufo ed anche nervoso.
Tutto il contrario di quanto suggeritomi per scritto dai medici, affinchè mi rassegni a condurre una " vita normale", continuo, anzi come se fosse per dispetto, a dissolvere ore e giorni, come se ne avessi da sprecare.
Che bello, sento in filodiffusione attraverso la radiolina posta sul cruscotto della mia Panda, Turandot registrata nel 1965 con la bellissima voce del nostro Franco Corelli, non sapevo fosse anconetano, quando lo conobbi a Roma. Oltre la voce aveva un aspetto veramente imperiale e le donne quando lo vedevano in scena a gambe larghe ritto emettere acuti slanguivano tacendo, poi tutti lo chiamarono coscia d'oro.
Era veramente molto bello oltre che bravo.
Ora sta interpretando il terzo atto, quello incompiuto da Puccini, ci pensò l'alunno Franco Alfano a terminare la bella favola del veneziano Carlo Gozzi , potente ed altro tanto che alcuni dirigenti sportivi della RAI, anni fa sfruttarono la musica per farne la sigla del Giro d'Italia, ed era bello vedere velocissimo quel ciclista volare verso l'arcobaleno che rappresentava il traguardo.
Torniamo a noi, senza troppo divagare, cercando di rispettare i semafori, anche se le strade appaiono vuote, vuotissime e lucide per i rimasugli del ghiaccio che la neve ed il rigido hanno lasciato, questo inverno pare davvero arrabbiato, i riscaldamenti vanno a tutto vapore e le bollette si gonfiano, al loro arrivo ci sentiremo anche più poveri.
Passa improvviso, rarissimamente, un piccolo mezzo di quelli guidati " dai rumeni", dicono quassù quando ci scappa il morto, sono diretti verso strade a senso unico, ma a questa ora nessuno vede, controlla, ed allora mi viene a mente quella freddura che non mi fa ridere sui semafori rossi che sono rispettati solo dai marxisti, c'era una volta anche lo spirito dei comunisti che sapevano far ridere, chè oltre a fare le feste dell'Unità, non rubavano ed avevano l'umiltà di avvicinarsi al sapere e cercavano di leggere-leggere, non solo faticare brutalmente.
Meglio non pensarci, eh si il dente batte sempre dove duole.
Taglio per stradine buie con lampadine gialle senza scendere dalla macchina, fuori fa freddo e i vetri debbo sovente pulirli con il panno, tanta è l'umidità, ed il piccolo motore di riscaldamento fa un poco di confusione oltre che farmi respirare aria sfruttata.
Giro a vuoto con pensieri lenti e veloci, ma quasi sempre poco allegri, anche per la stanchezza, ma quando mi prende, allora debbo uscire anche se non c'è alcuno.
Rare le povere donne in bici anche anziane che si dirigono al lavoro, vanno a fare le pulizie degli uffici, scuole, dove di giorno passa la gente e vuole vedere lucido.
A poterla vedere c'è miseria ed umiltà, di giorno la città ha un altro aspetto, per questo allora chi discretamente ha lavorato poi si ritira e lascia lo spazio ai "Siori".
Ormai anche ad occhi chiusi la mia Panda conosce la strada, trovo Via Beato Pellegrino, ed al numero sedici col telecomando apro il grosso cancello in ferro che scorre e si richiude.
Ho visto, con le luci accese, prima di entrare, una lussuosa macchina.
C'erano due giovani amanti che non sentivano nè freddo nè malinconia.
Si vedevano le luci delle sigarette accese, fumavano e discutevano, sembravano dentro un acquario, lei la conosco, abita da ste parti, è molto bella, alta ed elegante, non so che faccia.
Le poche volte che va a spasso di giorno si siede al tavolo del Pedrocchi, nella saletta verde, con le poltrone in velluto e pare aspetti, oppure chissà , magari pensa.
Tra poco andranno ognuno per proprio conto, lei salirà al suo bel appartamento e lui con una sgasata sarà in un attimo giù verso Vicenza.
Ognuno a modo suo pensa ai fatti suoi, la notte non porta pensieri, chi può agisce e vive come vuole.
Il resto è poco, solo contorno, attualmente, anche solo per guardare costa. si paga tutto.
Questa così detta filosofia di vita non mi piace, ed io mi chiudo tra libri e giornali, ascolto la radio chè la televisione mi annoia, leggo e scrivo, ma le conclusioni sono vaghe mi sembrano inutili.
Ho amici lontani e lontano i nostri pensieri comunicano fatti ed eventi sempre accaduti un poco prima.
Vizio di vivere lo penso : bere il caffè alla Wiennese, giretto attorno alla stupenda Basilica del Carmine che c'era già prima che Colombo andasse in America, il Palazzo Maldura sempre generoso coi suoi giardini e colmo di studenti solo e sempre allegri, il bel disegnato Ponte Molino coi suoi cigni galleggainti bianchi enormi, Piazzale Mazzini che pare città dentro la città e via Pellegrino con le sue suore ed i Portici che tutto pare fatto per essere immortalato da un pittore della domenica.
Eppoi arriva il giorno.
martedì 23 dicembre 2008
SENIGALLIA: CONSIGLI AL CONSIGLIO...INASCOLTATI

Una volta ciò che sto per dire lo avrei scritto a chi di dovere, ma oramai ho capito che si tratterebbe solo una perdita di tempo e fiato, perché tutti ti ascoltano per fare alla fine però quello che vogliono perché la politica così suggerisce o meglio detta.
Ho la sensazione così, che tutti parlano di differenziata, ma pochi, una volta varata l’ ordinanza si preoccupino di migliorarla, aumentandone il volume di differenzazione che per contropartita dovrebbe ridurne i costi. Terra terra, il differenziare fa bene all’ ecologia, ma dovrebbe, se fatta bene, dal momento che è ormai appurato una enorme fonte di guadagno, apportare qualche spicciolo anche sulle tasche dei cittadini che impegnano tempo e spazi per l’ assolvimento di tale obbligo. Invece sembra che così non sia, anzi ci sarebbero degli aumenti di costi per gli utenti. Cornuti e mazziati!!
Delle beghe politiche, dei cavilli da lana caprina che questa genera, poco o nulla ne cale ai cittadini. Quello che essi auspicavano all’ inizio dell’ operazione “Differenziata” ed avrebbero aspirato, era quello che il loro “sacrificio” non sarebbe andato a solo beneficio dei soliti “alcuni”, restando lettera morta per i “differenziatori” lasciando a loro la sola gloria della medaglia di stagno con l’ encomio di primi responsabilizzatori civici. E sembra che nulla si faccia per arrivare a questo traguardo.
A conferma di questo, una notizia di qualche tempo fa.
Evidentemente, è una notizia sfuggita agli addetti ai lavori, o forse non gli è stata data la sufficiente attenzione che meritava, come invece gli hanno dati altri comuni italiani.
Nel volantino, inviato a suo tempo dal CIR33 a tutte le famiglie senigalliesi o allegato ai Kit dei contenitori, compariva un elenco dei rifiuti con la loro diversificazione nei contenitori, e tra l’ altro si leggeva “Contenitori in carta di latte, succhi, alimenti…” andavano nel contenitore grigio, vale a dire tra i rifiuti non riciclabili. A quanto sembra niente di più inesatto, e neppure mai corretto!!
Infatti, come dicevo, un po’ di tempo fa, la TETRAPAK mise una pubblicità pagamento sulle maggiori testate italiane, con lo scopo di promuovere il riciclo dei loro famosi contenitori. Perché come segnalato sul loro sito, sono riciclabili, come del resto è riciclabile tutta quella che volgarmente è denominata “Plastica” e che viene differenziata non in modo ecologico, rispettoso dell’ ambiente, bensì, forse, solo utile ad un determinato comparto di industrie.
In provincia di Ancona la cosa sembra abbia interessato i soli comuni di Filottrano, Numana, Osimo, Ripe, Sirolo. Nella provincia di PU la cosa ha colpito l’ attenzione dei soli amministratori di Fano. In quella di AP è meglio andare direttamente sul link perché sarebbe troppo lungo l’ elenco.
Ma non era Senigallia la "Caput Mundi" della differenziata ? Non credo che ci si possa più arrampicare sui soliti problemi tecnici insuperabili, visto che questa differenzazione è stata praticata da un comune quale Ripe, ad un tiro di schioppo da noi ed oltre tutto ben più piccolo e con risorse logicamente più piccole.
La “politica” intanto, dibatteva se la tecnica dell’ aspirare è meglio di quella del soffiare, ed ancora una volta per cambiare, lasciava tutto come stava prima.
A quanto pare, l’ unico ufficio che non conosce crisi lavorativa, è quello dell’ UCAS: ufficio complicazioni affari semplici,... sempre in arretrato.
domenica 21 dicembre 2008
ESEMPI...!!! DI CHE COSA POI ???
venerdì 19 dicembre 2008
ANNO FINITO , SFINITO, NASCOSTO
Senza più dignità di sorta scuse urla bugie ruberie.
Solo schifezze, dette brutalmente sputi in faccia.
Ognuno per i casi suoi.
L' inferno l' eterno fuoco per i peccatori non fa paura la gente non ci crede, pensa, se pensa al sodo.
Allora vien voglia, stanca e dubbiosa voglia, che forse sarebbe stato meglio far parte della banda.
Una lagna continua e giustificata di delusi o arroganti tanto che pare ognuno di noi abbia la possibilità di tutelarsi con 5 legali a testa.
Avere ragione e distruggere l' avversario, il nemico di idee.
La scuola che cambia per renderci più ubbidienti e somari, i risparmi miseri presi a prestito per sempre dalle nostre banche investiti e perduti, e la Costituzione quella che solo i Democristiani veri ci ricordano cosa dice, il resto è noia, distrazione voluta .
Ma cosa succede davvero, anzi cosa non succede, sento e non vorrei fosse vero che i nuovi, sempre salvando la faccia, insomma purchè in giro non si sappia, sperare nell' aiuto del padrone
un rimescolar di senza idee per salvare la faccia e ridere del contadino Di Pietro, poltrone e nuovi posti con una cancellata su reati che se fossero veri e lo sono, ci si salverebbe non so proprio.
Passerà presto sto Natale, verrà l'anno 2009 che dicono terribile, il fondo lo si è toccato, basta bucare ancora il secchio vuoto e troveremo : La Cina è Vicina, l' India, la globalizzazione e terra avvelenata contribuirà ad avvicinare negazioni ad affermazioni, sentiremo, i nostri capi prima di noi, il bisogno dovere di un nuovo mondo.
Chi sarà il dio o il padrone, il maestro, cosa sarà di noi, di quelli che resteranno.
Dove poi?
martedì 16 dicembre 2008
QUALE VALORE
Finalmente, forse perchè esausta dai miei continui "lagni", mi ha dato il suo consenso per la pubblicazione di questo post, che ritengo un fermo immagine di momenti che abbiamo vissuto e stiamo vivendo. Grazie "Prof".
Franco Giannini
di Mariangela Paradisi
docente all' Università Politecnica delle Marche
Quanto valgono l’opportunismo, l’esibizionismo, le liturgie dell’apparire, le scelte strumentali solo al proprio godimento, le decisioni finalizzate a un utile personale? Moltissimo. Milioni di euro e molti privilegi. Direbbero coloro che della convenienza hanno fatto il loro credo. Quanto valgono le nostre vecchie lire rimaste nella tasca del cappotto? Nulla, si dirà. No, un miliardo e 300 mila euro - tre anni di finanziamento della social card - se tutte le banconote tornassero in circolazione (La Repubblica, 3 dicembre 2008). E dieci lire invece quanto valgono? Zero virgola zero uno centesimi? No, un euro, per i molti che le utilizzano per il carrello della spesa. Quanto vale l’ennesimo libro sotto l’albero di Natale del politico di riferimento? Poco o niente, in quanto a valore d’uso. Molto, presumibilmente, come valore di scambio. “Di te mi ricorderò”. Quanto vale il Pil, il prodotto interno lordo, ormai famoso più di George Clooney alle prese con la tazzina di caffè? Mille 475 miliardi di euro. E i consumi delle famiglie? Ottocentottantasei miliardi di euro. Ottocentottantasei miliardi di tazzine di caffè. E i quindici euro nel portafoglio della madre di famiglia l’ultima settimana del mese, quanto valgono? Moltissimo. Servono per un po’ di pane e un po’ di latte. E nel portafoglio di chi vorrebbe comprare l’ultimo must di moda, ma non può? Solo frustrazione. Ecco dunque che il valore è qualcosa che tutto sembra dire, ma nulla dice. O meglio, dice qualcosa solo se la domanda è quella giusta.
Per gli economisti dovrebbe essere più semplice. Loro misurano. E la moneta è una misura che appare perfetta. Cosa c’è di più neutro e democratico? È uguale per tutti. Non ha una marca. Non ha valore in sé - le lire insegnano -, ma solo in quanto ci procura qualcosa. Non fa distinzioni di classe. Dieci euro in mano a una persona non ci dicono chi è. Eppure, un economista preveggente e non a caso filosofo, il vecchio Carlo Marx, aveva capito che la presunta neutralità della moneta non esiste. Perché la moneta può diventare un fine, e non un mezzo, e allora il sistema capitalistico va in tilt. Quando la “valorizzazione del valore”, “l’impulso assoluto all’arricchimento”, “Il possessore di denari, o piuttosto la sua tasca, è il punto di partenza e ritorno del denaro” (Karl Marx, Il Capitale) si arriva al punto di non ritorno. Perché il denaro è sottratto al suo ruolo di mediatore del valore di scambio: merce-denaro-merce, e diventa il fine: denaro-merce-denaro. E allora, la voglia di accumulazione finanziaria apre lo spazio agli impulsi sempre più vigorosi al consumo, il grande veicolo dell’accumulazione selvaggia, col generale consenso di tutti perché - è strumentalmente detto - il consumo è foriero di benessere. È una frenesia innescata da chi specula su tutto quanto può essere oggetto di speculazione. E tutto può esserlo. Ma perché il gioco riesca la domanda di prodotti deve essere artificialmente gonfiata. Con ricorrenza storica la frenesia provoca crisi da sovrapproduzione che impoveriscono chi il valore lo produce, la forza lavoro. Il grande bluff si scopre. I palloncini si sgonfiano. Il sistema tracolla, ma – ormai la lezione quelli che contano l’hanno imparata – prima o poi riprende la sua corsa. I palcoscenici della speculazione sono tutelati. Lo spettacolo deve continuare. Si stringono nuove alleanze e nuove reti di interessi e convenienze. I regali sotto l’albero si fanno più ricchi e numerosi: ha valore chi il denaro lo possiede o può aiutare a possederlo. Le disuguaglianze aumentano e molti più bambini africani muoiono. La terrà soffoca un po’ di più. Ma pazienza. “È il capitalismo finanziario, baby”. Perché chi accumula denaro tutto può avere. Il potere, innanzi tutto. E al potere non si rinuncia. Tutto può avere. Salvo, naturalmente, i mille miliardi di euro dei più fortunati. Quelli che possiedono amicizia, onestà, fedeltà, coerenza, coraggio, umiltà, rispetto di sé e degli altri. Costi quello che costi.
sabato 13 dicembre 2008
E BRAVO IL NOSTRO BERTOLASO !!!
il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (VVF);
le Forze armate (FFAA);
le Forze di polizia (PS, CC e Polizia Locale);
il Corpo Forestale dello Stato (CFS);
i Servizi Tecnici Nazionali (Enel e Telecom);
i Gruppi Nazionali di Ricerca Scientifica (Università), l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e altre istituzioni di ricerca;
la Croce Rossa Italiana (CRI);
Le strutture del Servizio sanitario nazionale (SSN);
le organizzazioni di volontariato (ONLUS di protezione civile)
il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ".
giovedì 11 dicembre 2008
OTTIMISTA O INCLINE ALL' OTTIMISMO ??

Quindi, se il prendere le distanze dai pessimisti è cosa saggia, anche prenderla dagli ottimisti non sarebbe cosa errata. Come il sorridere che fa bene all' umore, ma anche qui il troppo sorridere abbonda sulla bocca degli stolti. Come per tutto la virtù sta nel mezzo: cercar di vedere il bicchiere mezzo pieno va bene, ma non vederlo traboccare prima ancora di averci versato neppure una goccia.
Ecco perchè non credo assolutamente all' ottimismo che continua a volerci trasmettere il nostro premier, con sorrisi incartapecoriti che solo lui ormai riesce a dispensare con quel suo fare da ottimista anziano ma evergreen. Un positivismo, il suo, che potrebbe suonare, forse, positivamente per una persona normale (anche se superficiale), ma non certo per uno che deve gestire le sorti di un paese, tanto più in un momento congiunturale così difficile. Ecco quindi che io, non condivido il suo ottimismo, per questi perchè, buttati là alla rinfusa:
* Il suo è l' ottimismo di chi sogna l' astratto dimenticandosi del concreto.
* Il suo è l' ottimismo di chi ha tutto, anche il superfluo e non può conoscere, di conseguenza, i problemi di chi non possiede nulla, neppure quello che sarebbe indispensabile. Un pò come la fame di quell ' operaio bosniaco che un giorno mi disse "....la vera fame non è quella di Pannella, che quando smette il digiuno, sa che il frigo che aprirà è pieno, ma la nostra, perchè non abbiamo neppure un frigo da aprire e poi se anche lo avessimo, risulterebbe vuoto".
* Il suo è l' ottimismo avallato da tanti "sottopanza" che ridono quando lui ride, che tremano quando lui alza la voce, che camminano (escluso il cartoonist del personaggio " il fannullone") piegati su se stessi nel timore di farlo sfigurare in altezza, come se le capacità dipendessero da qualità fisiche del corpo e non dalla massa grigia contenuta nella scatola cranica, che non hanno e non avrebbero mai il coraggio di fermarlo con un perentorio "Fermo, stai sbagliando".
* Il suo è l' ottimismo di colui che pensa che la gente si beva tutto quello che ci racconta: fortuna per noi che la qualità di questa vita non gli farà e non ci farà vivere fino a 120 anni perchè non è di certo una prospettiva ottimistica (per come ci fa vivere), ma più semplicemente una minaccia.
* Il suo è l' ottimismo di colui che più di credere in quel che dice, se ne frega e fa quello che più gli piace: compra per tempo i regali per i partecipanti al G8 (per dimostrare che bisogna spendere!!), appalta i lavori a La Maddalena (400 milioni di €) sempre per l' incontro con i Grandi della Terra (per far ripartire l' economia), fa pagare il biglietto anche a quegli italiani che non usano l'aereo (perchè CAI ex ALITALIA l' abbiamo pagata noi !!), ha fatto sparire l' immondizia di Napoli spedendola non si sa bene dove a spese di tutti noi, ha lasciato la delinquenza dove era, inviando 2500 militari nelle grandi città e di cui più nulla si è saputo, se non che verrà forse prorogato il servizio per altri sei mesi...a fare che non si sa??
* Il suo è l' ottimismo del giullare che per far ridere anche gli altri, racconta "barzellette" dai toni forzati, e non solo, che poi l' indomani immancabilmente si vede costretto a rettificare addossandone la colpa agli altri perchè l' hanno frainteso (questione di modestia e bon ton).
L'ANGOLO DELLA LETTURA
Me ne andavo incosciente coi miei 19 anni leggeri sulla spiaggia in riva al mare di Senigallia, era d' agosto mi pare, ed una voce da sotto l' ombrellone avanti al Regina mi chiamò più volte chè io dritto come un baccalà continuavo verso il "tennis al Ponte Rosso" sicchè il ragazzo mi fermò tenendomi per il braccio.
Dopo la rapida presentazione, era (si sappia) il giovane regista Giuseppe Ferrara
Aveva in mano il volume " Il Nuovo Cinema Italiano ", storia del neorealismo , illustrato e curato come se fosse un cuscino di bambino.
Mi chiese di fermarmi e ritornare sotto l'ombrellone, domandò la penna alla madre e vergò ad inchiostro una dedica per me piena di entusiasmo e parole belle, influenzate dal padre chè gli aveva detto del mio tema d'italiano e dell' evento durante il mio orale.
Il terribile professore era rimasto colpito dalla mia sfacciataggine-incoscienza chè lo avevo sfidato ad interrogarmi su tutta la letteratura italiana, escluso Manzoni beghino, ed anche sulla nascita della letteratura americana sino agli anni 60.
E fu così che interruppero gli altri esami per fare silenzio ed assistere alla "strana sfida" che divenne leggera per me allegra e vincente.
Ero bollato ufficialmente ormai come il malato della cultura umanistica che un ragazzo della mia età non aveva, altri erano i limiti allora e gli interessi.
Il padre aveva parlato in famiglia di me e Giuseppe rapito dall' entusiasmo aveva preso il libro da lui scritto, che ancora conservo caramente, me lo aprì sventagliò accarezzandolo, regalandomelo.
Ma subito, ripreso il cammino sulla spiaggia, si passò a parlare di " letture" degli scrittori dei libri che bisognava io leggessi conoscessi a fondo-possedessi fisicamente.
Mi fece l' elenco a mente di Pavese http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Pavese ,
E Pavese e Pratolini, Chabod, e Calvino e tutti quasi i rompiscatole dalle menti aperte nuove-rivoluzionarie, cervelli che erano stati imprigionati durante il ventennio ed ora sentivano quest' aria mai vista pulita che turbava e suscitava odio dei conservatori dei politici avversi poggiati dalla Chiesa dal padronato.
Quanti bei cervelli sempre di corsa per le nuove vie .
Pavese fu con la sua prosa, la poesia un' alba - tramonto da cui, seguendo il consiglio del giovane Giuseppe Ferrara, son partito .
I racconti e quanto tutto altro scrisse ci lasciò, resta per la cultura italiana un vanto-evento che bisogna assolutamente conoscere.
Basta passare l'elenco delle sue opere, pubblicate dalla Gloriosa Einaudi, poi in edizione economica ora è facile trovare sui banchetti.
Da Pavese anche come curatore e traduttore degli americani da lui amati mi piacerebbe travasare-partire-iniziare un appuntamento su "Lo Spigolatore", chè ciò che credo avere imparato, forse non tutto inutile e sbagliato, sarebbe giusto si sapesse, magari correggendo anche, una mia vita intellettuale mi spiacerebbe fosse scordata ignorata.
Se avrò un positivo cenno settimanalmente, mi piacerebbe fare il punto delle letture da non perdere.
Intanto invio un forte abbraccio a quanti benevolmente accetteranno la mia iniziativa per rendere anche più completo questo fraterno e bel blog.
Grazie,
venerdì 5 dicembre 2008
PETROLATI ED IL SUO NEONATO "LUOGHI"

martedì 2 dicembre 2008
SENIGALLIA COME LA POESIA DI VALENTINO...VESTITA DI NUOVO!!








di Franco Giannini