... almeno fino a pochi giorni or sono, 20° anniversario della morte del grande regista
Una lettura consigliata, soprattutto per i cinefili e veramente da non perdere. Fin dal
primo incontro avuto con Maurizio Liverani, in occasione della
prima intervista, ho cominciato a seguire, dietro suo suggerimento, l’on-line
www.distampa.it. Un’agenzia in cui collabora un’altra penna d’oro che Maurizio definisce la “musa” curatrice dei suoi romanzi: Barbara Soffici.
Dico questo perché senza leggere “distampa.it”, mi sarebbe sfuggita
questa golosa occasione d’imbattermi prima e “rubare” poi, questa
intervista rimasta per tanto tempo in un cassetto della scrivania.
Ma il fresco e sempre moderno
stile di scrittura di Liverani
non fa sentire il peso degli anni trascorsi segretamente nel suo
archivio. Ed è proprio per questa sua “anziana modernità” di esternare
ricordi passati (consiglio di leggere il suo libro “
Le fuggevoli nuvole del divismo si dissolvono con Audrey“) che ho sentito il bisogno di farne dono anche ai lettori senigalliesi attraverso le pagine di
www.SenigalliaNotizie.it, nonché del mio modesto blog
www.lospigolatore.blogspot.com/.
In verità l’etica non mi avrebbe permesso di “rubare” nulla senza
prima aver chiesto doverosamente il permesso, come del resto ho fatto,
sia a Liverani che al Direttore dell’agenzia, Dott.
Giacomo Carioti,
proprietario dell’esclusiva, a cui vanno i miei più sentiti
ringraziamenti per la sua gentile concessione, trasmessami attraverso
Maurizio.
E di questo gliene siamo tutti veramente grati ed obbligati.

Curioso come sono e non totalmente soddisfatto,
ho contattato Maurizio per avere qualche dettaglio in più e così facendo sono venuto a conoscenza di ulteriori piccole curiosità.
Ad esempio, che fu Federico Fellini a chiedere di essere intervistato.
Una moda che anche oggi i Vip, artisti e non solo, non hanno più
abbandonato. E mi svela come in un giorno in cui Maurizio si disse
disponibilissimo ad incontrarlo, Federico lo andò a prendere
immediatamente con la sua elegante “Mercedes” nera, che guidava
personalmente. Mi racconta come e per quanto tempo girarono per lungo e
per largo Roma senza una meta precisa. E come fu che a forza di
girovagare, arrivarono ai Colli Romani.
Durante questo percorso senza destinazione, ci fu
una specie di “confessione” del maestro del cinema al maestro di penna,
ma non proprio un’intervista: gli parlò infatti della sua vita, delle
sue ambizioni, della sua passione per il circo, insomma delle sue cose
personali. E quello che conferma che non fu un’intervista vera e propria
è il fatto che Maurizio, alla mia domanda, se avesse usato per
l’occasione un magnetofono o un taccuino, mi risponde precisandomi: “
Non ho mai scritto niente su taccuino e non ho mai adoperato il magnetofono…“.
Mi fa notare inoltre, che molte delle cose che Fellini gli disse, furono
anche imbastite di tante “bugie”. Cosa che poi lui stesso gli confermò,
candidamente, diversi anni dopo e Maurizio mi racconta, come che per
questo vizio, Montanelli, non a caso, gli affibbiò il nomignolo di “
il caro bugiardo!”
L’intervista, se così si può chiamare, durò un intero pomeriggio… Quella ufficiale poi, apparve su “
Paese Sera“,
riassunta in poche pagine per quello che era relativo al film… mentre
questa, rimasta per anni nel cassetto-archivio di Liverani è la sintesi
di un retroscena umano. (F.G.)
Questo dunque il racconto:
ESCLUSIVO: LA PRIMA INTERVISTA DI FEDERICO FELLINI SU “LA DOLCE VITA”
Questa che pubblichiamo è la prima conversazione che Federico Fellini
ebbe con un giornalista sul progetto della Dolce vita: Maurizio
Liverani, allora critico di Paese Sera, raccolse l’intervista durante un
viaggio in automobile con il regista. L’intervista non fu mai
pubblicata, poiché all’epoca il giornale considerò quei contenuti poco
interessanti per i lettori, mentre ancora il film non era realizzato e
il suo progetto non suscitava particolare attenzione. Per questo il
manoscritto è rimasto fino ad oggi nel cassetto di Liverani. Distampa lo
pubblica oggi in esclusiva e lo diffonde all’opinione pubblica.
FATEMELO DIRE – di Maurizio Liverani
L’impegno preso da Fellini, già nel contratto, era di parlare del
film soltanto sugli organi di stampa, soprattutto su L’Espresso,
dell’editore Angelo Rizzoli che inseguiva la realizzazione di un
“fiasco”; cioè voleva investire parte dei suoi guadagni in un’attività
che non gli procurasse noie con il fisco. La Dolce vita, propostagli da
Peppino Amato, gli sembrò un progetto destinato all’insuccesso che
inseguiva.
Federico Fellini aggirò la jattura, prevista dal “cumenda”,
pretendendo di essere intervistato da me per un giornale, a quel tempo,
fortunato. Federico era visto con sospetto dai cervelli aguzzi della
sinistra e da quelli moralisti di Santa Romana Chiesa. Che fare? Chiesi
consiglio al “vertice”, la risposta fu secca: non dare retta ai romani,
se il film avrà successo parleranno male di te alle tue spalle; se non
l’avrà, ti insulteranno a viso aperto. Decisi di correre il rischio.
Chiusi in una lussuosa macchina nera, Fellini incominciò: “Secondo me
non sei comunista”. Risposta: “Lo sono, lo sono, altrimenti non sarei
qui a intervistarti”.
Ecco quanto mi raccontò il regista, girando per Roma sino ai colli romani, sino a Fregene:
FELLINI: Per vivere bene fino in fondo bisogna emigrare, magari
soltanto con la fantasia , altrimenti sei un semplice stanziale. Questa è
la spina dorsale del film. A Roma il protagonista della Dolce Vita
vuole vivere una sua personale via crucis tra svaghi e sesso.
ML: Purtroppo lo so…
FELLINI: Di fronte alla religione cattolica io non ho atteggiamenti
particolari. Vi sono stato allevato dentro. Sono relativamente
cristiano. La domenica è la giornata che preferisco. C’è un’allegria da
circo. Il mio personaggio trasforma il suo soggiorno romano, all’ombra
del cupolone, in una personale e volontaria via crucis. Vuole spiegarsi
delle sue prerogative di “essere puro”, per perdersi sulla via del
peccato. Mistero e dubbio perché resta pur sempre un provinciale in un
paesaggio di carnevalesca depravazione. Perde e riconquista la morale;
crede sinceramente. Questo conflitto si connota di un misterioso
fascino. Roma è una città che con questo gioco, tra il bene e il male,
si beffa di tutti. La morale è repressiva solo apparentemente. Per
attuare questa apparente repressione tollera il peccato come
un’acrobazia. Per conservarsi, il personaggio ha bisogno di
compromettersi continuamente con il paganesimo, anche quando si atteggia
a bacchettone. La fede, a Roma, oltre che con il paganesimo flirta con
il carnale. Il mondo non ci vedrà mai chiaro; è qui il suo fascino,
anche in chi, sconfitto, la detesta. Il protagonista si imbatte in
questo conformismo da dolce vita; irriguardevole soltanto per i poveri
di spirito, comprensiva e incoraggiante in quelli che si credono “star”.
Roma è divisa in due: religione abitudinaria e paganesimo, oggetto di
consumo anche per il credente. Soltanto la politica, atteggiandosi ad
autorevole, offre un ulteriore aspetto grottesco.
PAUSA E SCAMBIO DI SORRISI
FELLINI: Ti presto le mie idee, nate dalla mia ambizione e dalla mia
sconfinata vanità di riminese. Tu parla di me come dell’Innominato,
senza fare mai il mio nome. Possiedo idee satiriche che vanno giù giù
nell’animo umano, sino a farlo piangere. Ma tu non piangere. Sei un
omuncolo dotato di molta tenerezza al punto di intervistarmi.
ML: Ma se tutti dicono che sei pieno di idee sacre?
FELLINI: Prendimi in giro; non voglio testimoniare ma soltanto capirmi.
Sono refrattario alle piccole cose. Cerco da provinciale l’assalto
incurante dell’avvenire…
ML: Bella frase… Sei afflitto da un languore liberty.
FELLINI: Che cosa vuoi dire?
ML: Che hai nostalgia di qualcosa di indefinito. Vivi come un ladro di ideali.
FELLINI: Ma tu non lo devi scrivere…
ML: Io non lo scriverò perché voglio ripararti dal ridicolo…
FELLINI: Cosa vuoi scrivere?
ML: Scriverò di un prestanome; prestanome di un personaggio che non sa
chi sia. Noi ci stiamo ridendo, ma, secondo me, questo sei tu… e, se mi
concedi, un po’ anch’io….
FELLINI: Accetto malinconicamente questa eguaglianza. Alle donne io
piaccio. E tu sei compreso. Io amo le donne, soprattutto le belle; la
bellezza è una prova dell’ingiustizia del mondo. Io ci sento il tanfo,
già sentito nelle altre epoche. Il tanfo si procrastina. L’idea che
moriremo è più crudele della morte, ma queste cose non le devi scrivere…
ML: Cosa devo scrivere allora….
FELLINI: Che sono un malato, felice di esserlo, perché la malattia mi dà la sensazione di esistere.
ML: Speranza straziante. Non mi vorrai dire che hai nostalgia dell’avvenire.
FELLINI: Lo dice anche il mio portiere.
ML: L’abbiamo tutti.
FELLINI: Ricordi Breton quando dice che l’erotismo è teatro di
incitamenti e di perdizioni in cui si recitano le più profonde istanze
della vita. Questo avviene anche in una portineria.
ML: Scriverò che nel film di Fellini c’è molto erotismo da portinaia…
FELLINI: Questo è vero. Da queste gocce di conversazione, dovresti
trarre il racconto del mio film senza che io ti snoccioli la trama. Come
in una partita a scacchi, quando avrai sistemato la scacchiera e la
combinazione, dimmelo ed io incomincerò a girare…
LA CONVERSAZIONE CON FELLINI LA RIFERISCO A FLAIANO IL QUALE SOSPETTA CHE IO COVI UNA STRONCATURA IN ANTEPRIMA…
ML: Non ci penso nemmeno. Sono un apprendista; mi metto in marcia per
raccontare il fallimento di un provinciale a Roma, in preda, come me,
ai demoni del vuoto.
FLAIANO: Se la pensi così non resterai a lungo nella passerella del
giornalismo. Qui vengono tutti quelli che si sentono pieni di contenuti,
provinciali. Fellini ne ha uno solo, ma importante. Non è giunto
all’età del gelo; va alla ricerca dei funerali precedenti. Con tutti i
rimasugli crepuscolari mi ha riempito la testa. Tu potresti scrivere il
film esentandomi dal farlo. E’ la vecchia regola. Raccontiamo l’uno agli
altri i nostri ricordi invecchiati. La dolce vita è quella di un
vecchio che si è preso le ferie. Alcuni la chiamano disperazione. Ti do
un consiglio: se devi fare proprio un articolo inaugurarlo con questa
frase di Goethe: “Nel telaio ronzante del tempo…”, fa effetto.
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| a cura di Franco Giannini |
Questi i commenti dei lettori di SenigalliaNotizie.it :
MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 18:17:39
3 SIGNIFICA CHE LE RICORDAVA. E SE E' VERO
CHE SI RICORDA SOLTANTO CIo' CHE SI RITIENE ESSERE IMPORTANTE,
NULLA TOGLIE AL VALORE DELL' INTERVISTA, ANZI LO RAFFORZA. NOI LI
ABBIAMO VISTI, COME IN UNA PARTITA A SCACCHI, DAVANTI A UNA SCACCHIERA,
MEDITARE INSIEME L'ULTIMA ESTREMA MOSSA PER RECUPERARE O PERDERE
DEFINITIVAMENTE IL RAPPORTO CON LA REALTA'.