Le migliori estati della mia vita, le ho trascorse qua, in una delle grotte con i cancelli variopinti, solo che la "mia" (o meglio di uno zio - Albino - che, una volta costruitala, non ci andava mai) era più spostata (guardando la foto, più a destra) verso il Faro, il "Cagò, il Cantiere Navale. Lo stradello che portava alla "Grotta Azzurra" (che si vede nella foto che dall'alto a sinistra scende fino ad unirsi alle grotte) ora tutto rimodernato ed in sicurezza, allora non c'era, o meglio c'era ma non più largo di 50/60 cm, aperto, senza protezione e fatto più per capre che per i grottaroli ed i loro familiari e bagnanti. Dai 15 ai 19 anni, appena le scuole chiudevano ed andavo in vacanza, giù in grotta (almeno il sabato e la domenica). Da prima infatti accompagnato e poi quando diventato un po' più grande, da solo e quando decidevo di andarci...ovvero giornalmente Un senso di libertà non più provato. Ricordo la batana, i barattoli legati con la cordicella uno all'altro a guisa di catena, con il fondo bugato per la fuoriuscita dell'acqua quando li salpavi, adibiti alla pesca dei guati. Le anguille tenute nella vasca piena di acqua di mare affinché si spurgassero. La bombola del gas con il fornello che pensandoci oggi, dopo tanti anni, mi sembra che non siano stati mai usati. Un tavolino scorticato, con i quattro zampi con sotto una zeppa per farlo spianare seppur senza riuscirci quasi mai, quattro sedie sgangherate e scompagnate nei colori, dimensioni e piano, una brandina munita di sola rete. Il mare a fungere da frigorifero. Portavo la bottiglia dell'acqua ben turata, scavavo una buca nella rena tra gli scogli, la immergevo lasciandone fuori solo il collo, controllavo che fosse all'ombra ed ogni tanto sorvegliavo che il sole girando, non ci battesse su. E l'azione logicamente veniva di tanto in tanto ripetuta. Oddio, l'acqua non che rimanesse gelata, ma fresca sicuramente. I panini che mamma mi preparava li riponevo su di un cestello a sua volta legato con una cordicella e pendente dalla chiave della volta, per evitare che quando non ero in grotta, le pentegane me li portassero via. Lo so che non era di certo Ibiza, che io allora neppure sapevo che esistesse, ma anche oggi credo, leggendo dei suoi sfarzi, posso dire senza ombra di dubbio, che non ce l'avrei scambiata. Quando si avvicinavano le sette di sera, il sole era scomparso, guardavo l'orologio e mi si gelava il sangue. Facevo la glupa con i rimasugli e le bottiglie vuote, prendevo il bidoncino con i guati, o i moscioli o qualche sgombro (ancora c'erano!!) o i pesci da sasso (sbaratole, bavose, capochioni...) che avevo pescato con la lenza e mi inerpicavo di nuovo per un svogliato ritorno a casa, seppur felice ed orgoglioso che poi sarei stato costretto a bussare con i piedi, visto che avevo le mani impegnate a portare il frutto del lavoro di pescatore di quella giornata. Aggiungo anche, per sincerità del racconto, che l'unico a gradire era mio padre, altrettanto appassionato di pesca e di mare, invece mia madre non è che ne fosse sempre felice, tanto che per farsi più un regalo a se stessa che per farne ad altri il più delle volte regalava il pescato ai vicinati. L'indomani, anche se piovoso, purché non ci fosse un temporale o il diluvio, ripartivo felice. E non è che fossero le dieci del mattino, ma le 5 o al massimo le 6... ma sinceramente la cosa non è che mi pesasse più di tanto, anzi mi piaceva proprio respirare l'aria ancora frizzantina. Non era questione di aria, credo che forse il piacere consistesse nel fatto che nessuno mi obbligava a farlo. Ed infatti credo che questo senso di infinito piacere della libertà (perché alla fine si trattava solo di questo), nel corso delle mie tante primavere, non sia più riuscito ad assaporarne il particolare gusto.
Visualizzazione post con etichetta ferie. Mostra tutti i post
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giovedì 12 luglio 2018
RICORDI di estati spensierate...
... eravamo nel '56/57. E non credo che fossero spensierate solo perché ero giovane, ma forse perché allora ci si accontentava di poco.
Le migliori estati della mia vita, le ho trascorse qua, in una delle grotte con i cancelli variopinti, solo che la "mia" (o meglio di uno zio - Albino - che, una volta costruitala, non ci andava mai) era più spostata (guardando la foto, più a destra) verso il Faro, il "Cagò, il Cantiere Navale. Lo stradello che portava alla "Grotta Azzurra" (che si vede nella foto che dall'alto a sinistra scende fino ad unirsi alle grotte) ora tutto rimodernato ed in sicurezza, allora non c'era, o meglio c'era ma non più largo di 50/60 cm, aperto, senza protezione e fatto più per capre che per i grottaroli ed i loro familiari e bagnanti. Dai 15 ai 19 anni, appena le scuole chiudevano ed andavo in vacanza, giù in grotta (almeno il sabato e la domenica). Da prima infatti accompagnato e poi quando diventato un po' più grande, da solo e quando decidevo di andarci...ovvero giornalmente Un senso di libertà non più provato. Ricordo la batana, i barattoli legati con la cordicella uno all'altro a guisa di catena, con il fondo bugato per la fuoriuscita dell'acqua quando li salpavi, adibiti alla pesca dei guati. Le anguille tenute nella vasca piena di acqua di mare affinché si spurgassero. La bombola del gas con il fornello che pensandoci oggi, dopo tanti anni, mi sembra che non siano stati mai usati. Un tavolino scorticato, con i quattro zampi con sotto una zeppa per farlo spianare seppur senza riuscirci quasi mai, quattro sedie sgangherate e scompagnate nei colori, dimensioni e piano, una brandina munita di sola rete. Il mare a fungere da frigorifero. Portavo la bottiglia dell'acqua ben turata, scavavo una buca nella rena tra gli scogli, la immergevo lasciandone fuori solo il collo, controllavo che fosse all'ombra ed ogni tanto sorvegliavo che il sole girando, non ci battesse su. E l'azione logicamente veniva di tanto in tanto ripetuta. Oddio, l'acqua non che rimanesse gelata, ma fresca sicuramente. I panini che mamma mi preparava li riponevo su di un cestello a sua volta legato con una cordicella e pendente dalla chiave della volta, per evitare che quando non ero in grotta, le pentegane me li portassero via. Lo so che non era di certo Ibiza, che io allora neppure sapevo che esistesse, ma anche oggi credo, leggendo dei suoi sfarzi, posso dire senza ombra di dubbio, che non ce l'avrei scambiata. Quando si avvicinavano le sette di sera, il sole era scomparso, guardavo l'orologio e mi si gelava il sangue. Facevo la glupa con i rimasugli e le bottiglie vuote, prendevo il bidoncino con i guati, o i moscioli o qualche sgombro (ancora c'erano!!) o i pesci da sasso (sbaratole, bavose, capochioni...) che avevo pescato con la lenza e mi inerpicavo di nuovo per un svogliato ritorno a casa, seppur felice ed orgoglioso che poi sarei stato costretto a bussare con i piedi, visto che avevo le mani impegnate a portare il frutto del lavoro di pescatore di quella giornata. Aggiungo anche, per sincerità del racconto, che l'unico a gradire era mio padre, altrettanto appassionato di pesca e di mare, invece mia madre non è che ne fosse sempre felice, tanto che per farsi più un regalo a se stessa che per farne ad altri il più delle volte regalava il pescato ai vicinati. L'indomani, anche se piovoso, purché non ci fosse un temporale o il diluvio, ripartivo felice. E non è che fossero le dieci del mattino, ma le 5 o al massimo le 6... ma sinceramente la cosa non è che mi pesasse più di tanto, anzi mi piaceva proprio respirare l'aria ancora frizzantina. Non era questione di aria, credo che forse il piacere consistesse nel fatto che nessuno mi obbligava a farlo. Ed infatti credo che questo senso di infinito piacere della libertà (perché alla fine si trattava solo di questo), nel corso delle mie tante primavere, non sia più riuscito ad assaporarne il particolare gusto.
lunedì 15 agosto 2011
AGOSTO CONTATO
Tra link su FB, video, commenti e note, alcune a volte anche un pò sciocche o quanto meno incomprensibili, tra esclamazioni fatte di ooo, aaa, hhhh e innumerevoli !!!!!!, questa mattina, mi sono gradevolmente imbattuto in questa poesia ferragostana del caro amico Dario Petrolati. La posto qui per il piacere di coloro, che passando di qua, volesssero gettarci sopra il loro occhio curioso e sensibile:
AGOSTO CONTATO
guarda stupito dal finestrino del treno
quel biondo bambino bello come la mamma
quel biondo bambino bello come la mamma
Concita gli respira sopra leggera tra i capelli
se fermo o in corsa e dove vanno i due non so
semplice stellare immagine di prima mattina per
un ferragosto lontano da tutto e da tutti semplice pulito
allegro come si pensa magari
arriveranno al prato di margherite dove le fate
organizzano giochi e magie per chi sa sognare
desiderare senza prendere stupirsi sempre
ha tra le labbra Concita un biondo capello pulito
del bambino rimasto a ricordo dopo un breve bacio
ecco lontana Firenze
si avvicina e traspare il Battistero che poi la mamma
spiegherà.
sabato 5 luglio 2008
FERIE PER GLI ANZIANI

di Dario Petrolati
Nulla di più fastidioso ingannevole.
Si trascinano questi vecchi davanti la Basilica del Carmine, tirano valigie, prendono fiato, fanno due passi eppoi aspettano che gli autisti carichino il loro bagaglio , per due giorni.
Sono spaiati, difficili le coppie, sempre più le donne, noi uomini siamo meno duraturi, il tempo, è sempre inclemente per il nostro sesso, le vedove sono più forti , hanno più tigna e prima di andarsene per sempre vogliono recuperare quanto la vita ha loro negato prima, quando erano più giovani, prima di diventare anziane eppoi, ora , vecchie.
In giro si chiama terza età, anche quì si usano eufemismi, come se non si capisse cosa significa la parola impropria, sempre un voler sembrare gentili meno violenti o per dirla brutalmente bugiardi.
Ecco allora l'espressione " operatore ecologico ", "il non vedente" evvia così bella è la nostra lingua che proprio non si sente o capisce la necessità di prenderla alla larga nell'usare tanti eufemismi-parole tipo ok occhei, invece di dire grazie, va bene, ho capito, si, ed altre e ancora che una volta a scuola i nostri bravi insegnanti avrebbero sottolineato con una croce , raccomandandoci di evitare barbarismi.
Altri tempi , forse superati in tutto, ma il moralismo tacito sempre tenta di sbucare all'improvviso e dare, almeno ci prova, lezione di vita, comportamento leale umano solidale.
Partono fra poco questi autobus ripuliti lucidi ma vecchi , vengono usati sempre e solo per queste gite per anziani, a prezzi apparentemente convenienti, stracciati, prezzi per chi non si può permettere gite di famiglia, coi figli, nipoti, con vetture proprie e passare giorni di meritata serenità assieme a consanguinei , un poco di meritato regalo come se fosse premio per l' attività svolta di genitore e da nonno poi.
Stanno in moto e buttano fumo dai tubi di scarico, i bus, aspettano sempre i ritardatari, c'è sempre quello che preso dall' emozione o nervosismo prima di salire per precauzione cerca un bagno, chè se poi scappa la pipì , oltre al disagio, vengono fuori altri doloretti , tra risatine e commenti dei compagni di viaggio, amici per due giorni nell'avventura di fine settimana.
Tra poco partiranno e già cominceranno le richieste e rimproveri, c'è sempre qualcosa , qualcuno che si scopre poi durante il tragitto.
La stanchezza subitanea prenderà immediata il sopravvento e a poco a poco qualcuno si addormenterà, a bocca aperta, sbilanciati a destra, a sinistra appoggiati fianco a fianco, anche se c'è sempre qualcuno che tiene duro e continua a chiacchierare, raccontare le solite barzellette e giù dietro risate compiacenti.
Ci saranno fermate lungo il viaggio, alle piazzole, ai bar dell'autostrada per bere qualcosa, fare la fila per le toilettes, sono l' oggetto più prezioso in gita, vedere cartoline controllare i prezzi degli oggetti luccicanti, un pensiero da portare a casa.
Poi la chiamata, l' appello, il controllo e via di nuovo rimessi un poco a posto.
Si controllano gli orari , si calcolano i tempi e qualcuno più moderno tira fuori il vecchio cellulare che un nipote o figlio ha prestato per la gita, si prova con emozione se si ricordano le istruzioni, ma si che poi c'è sempre qualcuno più pratico.
Un pò di panorama e magari la paura di non avere chiuso bene la porta di casa,spento il gas, la luce, tutte adesso arrivano eppure si è controllato più volte.
Uno sguardo al vecchio usato giornale che si è portato da casa,e il tempo lento passa mentre ormai si avvicina la meta.
Quando esco dalla mitica Wiennese, il caffè a Padova come lo fanno quì nessuno se lo sogna, i bus sono spariti, hanno lasciato nell'aria ancora un'odore di nafta-gas aria bruciata.
Spero che proprio possano vivere due giornate piene, serene, per molti di loro sono questi gli ultimi viaggi, alcuni erano emozionati come bambini .
Buon viaggio generazione di poco più avanti della mia, auguri a tutti anche se individualmente non vi conosco.
Si trascinano questi vecchi davanti la Basilica del Carmine, tirano valigie, prendono fiato, fanno due passi eppoi aspettano che gli autisti carichino il loro bagaglio , per due giorni.
Sono spaiati, difficili le coppie, sempre più le donne, noi uomini siamo meno duraturi, il tempo, è sempre inclemente per il nostro sesso, le vedove sono più forti , hanno più tigna e prima di andarsene per sempre vogliono recuperare quanto la vita ha loro negato prima, quando erano più giovani, prima di diventare anziane eppoi, ora , vecchie.
In giro si chiama terza età, anche quì si usano eufemismi, come se non si capisse cosa significa la parola impropria, sempre un voler sembrare gentili meno violenti o per dirla brutalmente bugiardi.
Ecco allora l'espressione " operatore ecologico ", "il non vedente" evvia così bella è la nostra lingua che proprio non si sente o capisce la necessità di prenderla alla larga nell'usare tanti eufemismi-parole tipo ok occhei, invece di dire grazie, va bene, ho capito, si, ed altre e ancora che una volta a scuola i nostri bravi insegnanti avrebbero sottolineato con una croce , raccomandandoci di evitare barbarismi.
Altri tempi , forse superati in tutto, ma il moralismo tacito sempre tenta di sbucare all'improvviso e dare, almeno ci prova, lezione di vita, comportamento leale umano solidale.
Partono fra poco questi autobus ripuliti lucidi ma vecchi , vengono usati sempre e solo per queste gite per anziani, a prezzi apparentemente convenienti, stracciati, prezzi per chi non si può permettere gite di famiglia, coi figli, nipoti, con vetture proprie e passare giorni di meritata serenità assieme a consanguinei , un poco di meritato regalo come se fosse premio per l' attività svolta di genitore e da nonno poi.
Stanno in moto e buttano fumo dai tubi di scarico, i bus, aspettano sempre i ritardatari, c'è sempre quello che preso dall' emozione o nervosismo prima di salire per precauzione cerca un bagno, chè se poi scappa la pipì , oltre al disagio, vengono fuori altri doloretti , tra risatine e commenti dei compagni di viaggio, amici per due giorni nell'avventura di fine settimana.
Tra poco partiranno e già cominceranno le richieste e rimproveri, c'è sempre qualcosa , qualcuno che si scopre poi durante il tragitto.
La stanchezza subitanea prenderà immediata il sopravvento e a poco a poco qualcuno si addormenterà, a bocca aperta, sbilanciati a destra, a sinistra appoggiati fianco a fianco, anche se c'è sempre qualcuno che tiene duro e continua a chiacchierare, raccontare le solite barzellette e giù dietro risate compiacenti.
Ci saranno fermate lungo il viaggio, alle piazzole, ai bar dell'autostrada per bere qualcosa, fare la fila per le toilettes, sono l' oggetto più prezioso in gita, vedere cartoline controllare i prezzi degli oggetti luccicanti, un pensiero da portare a casa.
Poi la chiamata, l' appello, il controllo e via di nuovo rimessi un poco a posto.
Si controllano gli orari , si calcolano i tempi e qualcuno più moderno tira fuori il vecchio cellulare che un nipote o figlio ha prestato per la gita, si prova con emozione se si ricordano le istruzioni, ma si che poi c'è sempre qualcuno più pratico.
Un pò di panorama e magari la paura di non avere chiuso bene la porta di casa,spento il gas, la luce, tutte adesso arrivano eppure si è controllato più volte.
Uno sguardo al vecchio usato giornale che si è portato da casa,e il tempo lento passa mentre ormai si avvicina la meta.
Quando esco dalla mitica Wiennese, il caffè a Padova come lo fanno quì nessuno se lo sogna, i bus sono spariti, hanno lasciato nell'aria ancora un'odore di nafta-gas aria bruciata.
Spero che proprio possano vivere due giornate piene, serene, per molti di loro sono questi gli ultimi viaggi, alcuni erano emozionati come bambini .
Buon viaggio generazione di poco più avanti della mia, auguri a tutti anche se individualmente non vi conosco.
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