
di Dario Petrolati
Era giorno, ancora quando ieri sera arrivammo a Piazzola Sul Brenta .
Si vedeva distante l' orgogliosa Ciminiera della vecchia fabbrica.
Funge da faro, come per i marinai, punto di riferimento per tutti .
Da lì si parte per fare un orizzontale giro e non perdersi tra strade conservate tutte nuove anche se datate.
La chiamano "architettura industriale", lasciare a testimonianza del lavoro - operare di altri tempi, quelle mura di mattoni restaurate che sembra contengano ancora vita, fatiche, sudori e speranze.
Dalle barchesse hanno ricavato Sedi ed uffici per banche, tutte le banche e le finanziarie abbracciate e gemellate per succhiare soldi con promesse di guadagni facili.
Eppoi alberi frondosi rispettati lungo i viali, specie quelli che conducono alla Piazza circolare tutta terrazze con ombrelloni bianchi e quadrati, giardini tanti e laggiù, come se fosse un quadro enorme tutta la Villa lunga, adagiata, pronta sempre per gli spettacoli e rappresentazioni musicali.
Dentro dopo percorsi attorno alla fontana ed avere scalato tutta l'ampia scalinata si arriva alla famosa " Sala della Chitarra" http://www.castelbolognese.org/chitarra.htm .
Fermi col naso all' insù non si arriva a distinguere il soffitto che quasi per sfida chiude dopo giri e giri di piani con il foro centrale enorme, quasi una cupola piatta, tutta la pensata per udire suoni che liberi fuggono verticali dando la sensazione di trovarsi dentro uno strumento ove regna-impera solo musica.
Ma ieri sera non era concepibile assistere al concerto dentro la Villa Contarini http://www.castelbolognese.org/villacontarinicamerini.htm , e manco i giardini avrebbero potuto contenere tutti quei ragazzi e pochi anziani, l' enorme palco per l' orchestra e tutte le sedie -poltroncine sparse in ordine per le tre ore di spettacolo con spazi e luci e fari e gelatai, bibite, panini, come si fosse al circo americano a tre piste.
Tutto fa brodo, vendere, se possibile oltre ai cd, i poster, collanine, li chiamano gadget. Per farla breve e non sta bene dirlo, si fece mercato in attesa dell'evento musicale.
E lo spettacolo iniziò logicamente con oltre mezz' ora di ritardo, dopo vari insistenti cori e battimani, quasi si fosse allo stadio.
Tutto quanto fa moderno o viene dall' america, basta che renda. Noi-anche noi, sudditamente acconsentiamo e scordiamo come ci si prepara per ascoltare musica, anche quella che ormai è solo canzonette e registrazioni con effetti speciali che fanno dire : oh!.
Certo sapevo, intuivo che tutto tra musica e contorno non mi avrebbe dato le stesse emozioni di un concerto della Scala o come quando dentro una delle tante chiese qui a Padova ci sono i "Solisti Veneti" http://www.promart.it/solistiveneti/SolVenCurr.html e meglio ancora gli oratori Al Santo o alla Cappella degli Scrovegni.
Spettacolo, questo si, spettacolo condito di note , tecnica-tecnica e ricordi non troppo reconditi di colonne sonore di films del primo dopo guerra. Molto Iazz mascherato e Gershwin, tanto imitato e non detto, un poco di dodecafonia e tecnica , frutto di esercizio manuale mista a furbesca filosofia esistenziale, come se solo il disagio di vivere l' avesse solo Allevi http://www.giovanniallevi.com/index.asp .
Ogni tre minuti di assolo per pianoforte l' Allevi si inchinava alla piazza eppoi prima d' iniziare un'altro pezzo con una frase attorcigliata spiegava in quale contesto, come perchè, gli era venuta l' ispirazione che poi rapidamente svuotava su noi spettatori.
Eppure da Corrado Augias, da Fabio Fazio, Allevi era stato insignito come un esploratore, testimone della mai morta musica vera, l' incontro e la stima di Muti per il ragazzo irrequieto di 40 anni, allora vuol dire, ho pensato che sono ormai sorpassato, non capisco e sento, sono consumato e capisco solo il vecchiume.
Oppure, ormai tutta la musica che c' era da scrivere è stata scritta composta,ed ora solo possono ripetere e cercare senza più trovare musica che rappresenti l' attualità, ma come proprio non so.
Mi scocciava smuovere la fila di gente che mi sedeva accanto, ma con un pò di discrezione e scuse, ci siamo alzati ed abbiamo abbandonato la Piazza.
Sempre col dubbio di non avere capito, ma poi al bar, ed al posteggio , per riprendere la macchina, ci siamo accorti che anche altri, muti in silenzio, se ne erano andati chè qualcosa non era filata per il giusto verso.
L'aspettativa di vedere - udire musica ci aveva reso uno strano effetto, quasi indifferente, come se avessimo sbagliato porta o ristorante.
Quando si vive in una stagione ove la pubblicità fa vendere e credere anche all' inesistente, le rese sono queste, niente malinconia, entusiasmi, solo indifferenza vuota.
E' stata una serata fuori casa, col cielo segnato dalle piccole lontane luci rosse degli aerei di linea che andavano o venivano per Venezia.
Le "prove del mercoledi" alle 15,30 nel mio cortile, Schumann per primo, che sempre fa il "figlio del console americano" sono un' altra cosa.
Si vedeva distante l' orgogliosa Ciminiera della vecchia fabbrica.
Funge da faro, come per i marinai, punto di riferimento per tutti .
Da lì si parte per fare un orizzontale giro e non perdersi tra strade conservate tutte nuove anche se datate.
La chiamano "architettura industriale", lasciare a testimonianza del lavoro - operare di altri tempi, quelle mura di mattoni restaurate che sembra contengano ancora vita, fatiche, sudori e speranze.
Dalle barchesse hanno ricavato Sedi ed uffici per banche, tutte le banche e le finanziarie abbracciate e gemellate per succhiare soldi con promesse di guadagni facili.
Eppoi alberi frondosi rispettati lungo i viali, specie quelli che conducono alla Piazza circolare tutta terrazze con ombrelloni bianchi e quadrati, giardini tanti e laggiù, come se fosse un quadro enorme tutta la Villa lunga, adagiata, pronta sempre per gli spettacoli e rappresentazioni musicali.
Dentro dopo percorsi attorno alla fontana ed avere scalato tutta l'ampia scalinata si arriva alla famosa " Sala della Chitarra" http://www.castelbolognese.org/chitarra.htm .
Fermi col naso all' insù non si arriva a distinguere il soffitto che quasi per sfida chiude dopo giri e giri di piani con il foro centrale enorme, quasi una cupola piatta, tutta la pensata per udire suoni che liberi fuggono verticali dando la sensazione di trovarsi dentro uno strumento ove regna-impera solo musica.
Ma ieri sera non era concepibile assistere al concerto dentro la Villa Contarini http://www.castelbolognese.org/villacontarinicamerini.htm , e manco i giardini avrebbero potuto contenere tutti quei ragazzi e pochi anziani, l' enorme palco per l' orchestra e tutte le sedie -poltroncine sparse in ordine per le tre ore di spettacolo con spazi e luci e fari e gelatai, bibite, panini, come si fosse al circo americano a tre piste.
Tutto fa brodo, vendere, se possibile oltre ai cd, i poster, collanine, li chiamano gadget. Per farla breve e non sta bene dirlo, si fece mercato in attesa dell'evento musicale.
E lo spettacolo iniziò logicamente con oltre mezz' ora di ritardo, dopo vari insistenti cori e battimani, quasi si fosse allo stadio.
Tutto quanto fa moderno o viene dall' america, basta che renda. Noi-anche noi, sudditamente acconsentiamo e scordiamo come ci si prepara per ascoltare musica, anche quella che ormai è solo canzonette e registrazioni con effetti speciali che fanno dire : oh!.
Certo sapevo, intuivo che tutto tra musica e contorno non mi avrebbe dato le stesse emozioni di un concerto della Scala o come quando dentro una delle tante chiese qui a Padova ci sono i "Solisti Veneti" http://www.promart.it/solistiveneti/SolVenCurr.html e meglio ancora gli oratori Al Santo o alla Cappella degli Scrovegni.
Spettacolo, questo si, spettacolo condito di note , tecnica-tecnica e ricordi non troppo reconditi di colonne sonore di films del primo dopo guerra. Molto Iazz mascherato e Gershwin, tanto imitato e non detto, un poco di dodecafonia e tecnica , frutto di esercizio manuale mista a furbesca filosofia esistenziale, come se solo il disagio di vivere l' avesse solo Allevi http://www.giovanniallevi.com/index.asp .
Ogni tre minuti di assolo per pianoforte l' Allevi si inchinava alla piazza eppoi prima d' iniziare un'altro pezzo con una frase attorcigliata spiegava in quale contesto, come perchè, gli era venuta l' ispirazione che poi rapidamente svuotava su noi spettatori.
Eppure da Corrado Augias, da Fabio Fazio, Allevi era stato insignito come un esploratore, testimone della mai morta musica vera, l' incontro e la stima di Muti per il ragazzo irrequieto di 40 anni, allora vuol dire, ho pensato che sono ormai sorpassato, non capisco e sento, sono consumato e capisco solo il vecchiume.
Oppure, ormai tutta la musica che c' era da scrivere è stata scritta composta,ed ora solo possono ripetere e cercare senza più trovare musica che rappresenti l' attualità, ma come proprio non so.
Mi scocciava smuovere la fila di gente che mi sedeva accanto, ma con un pò di discrezione e scuse, ci siamo alzati ed abbiamo abbandonato la Piazza.
Sempre col dubbio di non avere capito, ma poi al bar, ed al posteggio , per riprendere la macchina, ci siamo accorti che anche altri, muti in silenzio, se ne erano andati chè qualcosa non era filata per il giusto verso.
L'aspettativa di vedere - udire musica ci aveva reso uno strano effetto, quasi indifferente, come se avessimo sbagliato porta o ristorante.
Quando si vive in una stagione ove la pubblicità fa vendere e credere anche all' inesistente, le rese sono queste, niente malinconia, entusiasmi, solo indifferenza vuota.
E' stata una serata fuori casa, col cielo segnato dalle piccole lontane luci rosse degli aerei di linea che andavano o venivano per Venezia.
Le "prove del mercoledi" alle 15,30 nel mio cortile, Schumann per primo, che sempre fa il "figlio del console americano" sono un' altra cosa.
