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giovedì 10 dicembre 2015

Rivoluzionario Papa Francesco, ma don Giuseppe Cionchi non è che scherza !!

Una raccolta di pensieri e di passi di alcune interviste concesse da Papa Francesco, definito il rivoluzionario, ad alcuni giornalisti che hanno avuto il privilegio di disporre della sua pazienza.

Di questa paziente opera di ricerca si è incaricato don Giuseppe Cionchi, parroco di Monterado, organista, scrittore, giornalista, conduttore radiofonico di Radio Maria, nonché docente all'Università di Urbino.
Questa non si tratta della sua prima opera in qualità di scrittore, ma forse una tra le più rivoluzionarie, almeno da quanto a me è sembrato.
Non entro nei meriti religiosi, perchè, da ateo quale sono, non ne sarei capace. Ma ho trovato certe sue riflessioni su pensieri e passi di cui facevo accenno nel sottotitolo, che se da un lato sottolineano la rivoluzionaria mentalità del Pontefiche, dall'altra confermano la sua predisposizione ad essere un prete rivoluzionario, anchegli, come lo sono tutti quelli che sono più attratti e vicini alla gente comune.
Dopo aver letto questo libro, non so quanto sia grave per un "mangiapreti", ho voluto scrivere una lettera a don Giuseppe. Chi avrà la curiosità e la pazienza di leggere ne scoprirà il perchè.
Politicamente, tranquillizzo chi la pensa come me, non mi sono "venduto" anche io, come oggi va di moda, affermando che si può mutar parere (per alcuni con troppa facilità!). Io resto di sinistra, vista l'età che ho, non mi sto ruffianando con la Chiesa, per una raccomandazione per l'Aldilà, ma mi sono sentito di esternare quello che pensavo e penso di questo prete, che forse nella sua carriera, avrebbe meritato molto di più! 
Tra parentesi, comunque, ho voluto mettere il numero di pagina sia dei passi più salienti, toccanti, importanti che dovrebbero far pensare di Papa Francesco, come pure in quelli di don Giuseppe Cionchi che dovrebbero far ugualmente riflettere, ma, diciamo, principalmente a chi di Chiesa vive e s'intende. Seppur magari a volte dimenticando quale sia la loro effettiva missione pastorale.
Che dire di più se non che il prezzo di copertina de libro è di € 15 edito da Albatros e lo si può acquistare presso la Mastailibri di Via Cavallotti, 15 a Senigallia.
Buona lettura.

Questo il testo della lettera inviata :


Senigallia, 8 Dicembre 2015

Reverendo Giuseppe Cionchi,
Immagino che se non fosse per il latore della presente, ovvero mia moglie Giuliana Bacchiocchi, a far luce su chi sia il mittente di questa lettera, la sua prima esclamazione sarebbe un :” e questo chi è e che cosa vorrà?”
Infatti, don Giuseppe, noi non ci conosciamo personalmente. Anche se, devo dire, attraverso le ripetute pre-organizzazioni conviviali in cui solitamente è invitato e che si tengono a fine ottobre di ogni anno con i suoi “ragazzi” ex studenti dell'Istituto Prof. Alberghiero sezione Contabili d' Azienda, il sottoscritto lo ha iniziato a conoscere apprezzandone ed ammirandone le virtù sia come comune uomo ed ancor più come religioso.
La mia gli potrà risultare una “sviolinata” preparata ad arte, come si usa dire nel gergo popolare, ma deve credermi, qualora ritenesse questi meriti come spropositati ed immeritati, la colpa non è assolutamente la mia. Di mio c' è solo la sensazione che questi rispondano a verità perché ho “intercettato”, quasi obbligato e senza volerlo, i colloqui ed i giudizi telefonici che si scambiavano e che continuano a scambiarsi nei suoi confronti le/i sue/suoi allieve/i nel corso delle summenzionate preparazioni mangerecce. Giudizi che poiché espressi senza che l'orecchio interessato ascoltasse, sono da ritenersi di conseguenza sinceri, spontanei e veritieri.
Quindi se qualcuno ha esagerato, ma non credo, quello non sono di certo io.
La mia unica personale valutazione (diciamo voluttuaria!) l'ho potuta dare solo su quella bottiglia di Fragolino che regalò a suo tempo a Giuliana di cui ho potuto apprezzarne tutto il suo bouquet centellinandolo, come doveroso fare, con le cose piacevoli ai palati più esigenti. Cosa, don Giuseppe, che mi ha portato a questa esclamazione alla prima piccola sorsata degustante, che è stata, glielo giuro!!:” Hai capito don Giuseppe come si tratta bene?? Di vino se ne intende di sicuro, di anime non sono io di certo, quello che può giudicare il suo operato!”.

Ora se sono qui a disturbarlo con questa mia, non è per criticare o esaltare la qualità del suo vino, ma perché mi sono permesso, invece, di farlo sul contenuto e nella stesura del suo libro : Papa Francesco “il rivoluzionario”.
Nella dedica che lei ha posto sulla prima pagina del libro consegnato a Giuliana, oltre il menzionarla, ha fatto un riferimento anche nei riguardi del sottoscritto. Cosa questa assai gradita e di cui la ringrazio, che però mi ha fatto scattare la necessità di leggere il frutto di questo suo impegnativo lavoro di ricerca. Opera che mi aveva in verità interessato immediatamente già dal titolo con quel virgolettato riferito al Santo Padre definendoLo “rivoluzionario”.
Devo confessare che, affrettatamente e da antipatico saccente, il mio giudizio è stato impietoso. Cosa di cui mi scuso immediatamente, perché, ho appurato poi più avanti, proseguendo nella lettura, mi sbagliavo. E con questa mia ammissione, da agnosta quale sono, non chiedo di certo la sua “assoluzione” religiosa, ma doverosamente devo chiedergli delle scuse per la mia anticipata presa di posizione e per di più errata.

Vedo di spiegarmi però sui perché di tale mio giudizio avventato.
Dalla lettura delle prime 140 pagine l'impressione che ho avuto è stata quella di una sua furbesca mossa editoriale sfruttando il copia ed incolla su quello che altri avevano detto.
Di per se, ai nostri giorni in cui sono infiniti i fatti ancor più biasimevoli, da chiunque non vesta il suo abito, avrebbe potuto (ma visto con grande buonismo!) anche essere accettato, seppur a denti stretti, ma per un uomo di religione... scrittore e giornalista, nonché docente all'Università di Urbino, sarebbe stato difficile da mandar giù... Non crede?
Ripeto, mi sbagliavo e sono di nuovo a rinnovarle le scuse, per questo mio giudizio.
Dettato, però, forse anche da un pregiudizio aggravato (non è una scusante, veda bene, mi creda, ma solo una constatazione) dal fatto che per tradizione famigliare sono stato sempre un “mangiapreti”. Seppur sono stato battezzato, comunicato e schiaffeggiato nella Cresima e sposato in Chiesa, sa come avviene, per i soliti motivi, se non di credenza, ma come dire, di facciata o di facilitazioni che la burocrazia richiede.
Che vuol farci don Giuseppe, del resto sono nato in una casa dove tutti erano comunisti e già fin dall'età di 7 anni mi portavano in “sezione” ad ascoltare quelli che avevano, come diceva pieno di ammirazione l'allora buonanima di mio padre, “una certa cultura politica”; magari perché portavano nella tasca della giacca “L'Unità” con la testata ben visibile agli occhi di tutti. Poi a livello di cultura generale possedevano, si e no, visto anche i tempi, la quinta elementare. Comunque e vorrei sperare (la speranza deve essere l'ultima a morire), ma la vedo dura, che il livello culturale si stia alzando, seppur con estrema lentezza. Ma da quel che mi sembra di vedere è che solamente i “titoli di studio” si stiano portando più in alto, ma la conoscenza a livello culturale sia relegata molto alla tecnologia, lasciando indietro quella che quasi con schifo e puzza sotto il naso, molti chiamano “nozionismo”. Ed allora materie come storia, geografia, letteratura, ecc. vengono dimenticate. Ma, rubando una citazione, un popolo che non conosce il proprio passato non ha futuro.
Ritornando a noi, ovvero al libro, proseguo con il raccontargli che a mano a mano che procedevo nella lettura, mi appuntavo i tanti passi che ritenevo “stuzzichevoli”, ripromettendomi poi alla fine di questa, che mi sarei “vendicato” con una lunga serie di domande da porgli, che mi compiacevo potessero poi risultare imbarazzanti. Quasi che fosse la mia, più che una lettura un lavoro “sadico”... ed ora lo riconosco, principalmente stupido!
Avevo messo ritagli di carta a mo' di segnalibri, dove si parlava dei problemi del “creato”, della “famiglia”, del “lavoro” (pag.35), un altro (pag.36/37) dove si parlava della “Visita alla Terra dei Fuochi” del Santo Padre. Ed ancora sulla “disoccupazione” e “pedofilia” (pag 43). Poi la chicca su “le spese per gli animali”, la quinta spesa importante secondo le statistiche (pag.51). Ma anche i conventi vuoti trasformati in alberghi (pag.68), dei corrotti (pag.69) e della Curia Romana (pag.73) , come pure quella sui Giornalisti (pag.90).
Giunto alla pag 91, guarda caso, una sola riga sulla globalizzazione, una toccata e fuga sul G8 cardinalizio, sulle guerre. E si che solo su questi argomenti, mi fregavo le mani al solo pensiero di crearci su uno scoop, ci avrebbe potuto scrivere un libro, ed invece... Invece neppure una piccola riflessione! Ed intanto mi chiedevo, ma un'idea su tutto ciò, don Giuseppe se la sarà pur fatta ed allora perché non l'ha esternata?
Ed intanto andavo avanti (logicamente non soffermandomi sui brani specificatamente religiosi per ragioni di ignoranza in materia che mi impedivano assolutamente di fare obiezioni o critiche. ) continuando a mettere ulteriori segnalibri : sull'intelletto, sullo IOR, su l'Ipocrisia della Chiesa, sul lavoro, su Lenin, sul liberismo, sulla mafia (pag.da 92 a 97).
Altri passi interessanti emergevano sulla mondanità ed i Movimenti Popolari (pag.99), sulla Politica (pag.113) sui poveri (pag.114) e guarda guarda anche quella sul piacere del “Tango” di Papa Francesco e con tutto quello che ad esso poteva essere correlato (pag.127).
E mi attendevo, don Giuseppe, che ad ogni passo avesse commentato con dei suoi pensieri ed invece trovavo solo chi lo aveva detto ed in quale circostanza. E mi sentivo sempre più coinvolto nel motto Andreottiano del “a pensar male si fa peccato ...”.

Ma, c'era un ma, ed io avevo peccato di presunzione, ed era più che onesto che ne pagassi lo scotto e scoprivo come avrebbe fatto bene il buonanima di Giulio se avesse terminato il suo motto con il dire che “A pensar male si fa peccato!” Punto!!!
Fremendo un po' sono infatti così arrivato al Capitolo IV.
E da questo punto mi sono sentito a disagio, mi è caduto il mondo addosso, ho compreso che lo scoop era saltato, avevo fatto la figura del saputello e ben mi stava e che il ravvedermi per aver pensato male a priori era la minima cosa da fare, e che il far finta di nulla, intanto nessuno l'avrebbe scoperto, non mi tacitava la coscienza ed avrebbe offuscato il mio nome (Franco) che mi ricorda sempre di comportarmi con franchezza.
Non solo, ma da pag. 142 ho anche scoperto che oltre a Papa Francesco di rivoluzionario abbiamo anche don Giuseppe. E che rivoluzionario, tanto da far gridare “Alleluia” anche a me. Un altro uomo senza peli sulla lingua e che cammina a busto eretto!!
Ed allora le sue profonde riflessioni su : Via le chiacchiere dei documenti (pag. 151), il Vicario Generale e l'oro per la Madonna (pag.201), meglio gli animali dei barboni (204), la povertà dei titoli (spero che quello usato da me nell'intestazione sia giusto, ma a questo punto, a quel che leggo, sarei ugualmente perdonato per l'errore) e dei filetti rossi (pag.205), mi hanno affascinato. Un piccolo dubbio mi sorge su quanto scrive sull'illuminismo, sull'enciclopedismo (pag.214), mentre confermo su ciò che dice circa i Documenti Fondamentali (pag.215).
Ma la sua spiritualità rivoluzionaria (e purtroppo per questo, mi spiace doverglielo dire, don Giuseppe non lo faranno mai vescovo!) emerge come piace a me, quando dichiara (pag.231) :”... I Vescovi la smettano di avere la mentalità da “principi”...”. E lo condivido ancor di più, perché non ha neppur tentato di celarsi dietro alla solita falsità del “non certo tutti” o del “non facciamo però di tutta l'erba un fascio”. Chi deve capire, capirà!
Solo mi chiedo che cosa ne avrà pensato il nostro Vescovo, volendo dare per scontato che abbia anche lui letto questo suo lavoro, come del resto ritengo sarebbe stato suo Obbligo. Posso immaginare però che non gli avrà neppure fatto alcun rimprovero scoprendo che lo ha anche detto un suo superiore: Papa Francesco...
Vado a concludere, don Giuseppe, scusandomi doverosamente per la mia lungaggine, esprimendogli, per quel che possa valere, tutta la mia ammirazione, sia per le sue riflessioni, ma anche per il lavoro certosino di ricerca e per l'utilità che questo suo lavoro potrà avere nel tempo, riassumendo tutti i più importanti passi che il Santo Padre in appena un anno di Pontificato ci ha inviato. Oramai ci ha abituati a spedirci questi suoi pensieri profondi ed alla portata di tutti, ma che spesso sentiamo, ma non ascoltiamo e quel che è più grave, dopo appena un breve lasso di tempo, sia atei che credenti, dimentichiamo, con la scusante che siamo presi dal logorio della vita di ogni giorno. Io penso però più dagli egoismi quotidiani.
Da religioso quale è, credo anche, senza tener conto minimamente del mio incitamento, non ne ha bisogno, sono certo continuerà a camminare a busto eretto, dicendo pane al pane e vino al vino, preferendo come risultato di questo suo comportarsi, restare parroco di una piccola parrocchia quale quella di Monterado, piuttosto che una magnifica reggenza di un Duomo, di una Basilica, di una Cattedrale o anche il vestire del mantello di “principe” ecclesiastico.
Il piccolo è più bello e sicuramente più raccolto, quindi più modesto e più vicino alla gente comune. A volte, è una mia credenza, penso che il raccoglimento nella religione è quello che aiuta maggiormente a ritrovare se stessi. Se poi uno ha la fortuna di imbattersi in una piccola Chiesetta di paese ed in un prete quale lei è, può dire di aver trovato la cura per i suoi mali.
Gli ho scritto oggi, 8 Dicembre, data dell'apertura della Porta Santa, perché non potrà non concedermi il perdono per aver abusato del suo prezioso tempo e nel contempo per porgergli i miei più sinceri Auguri per un Santo Natale che speriamo foriero di Pace, Serenità e Speranza per tutta l'Umanità.
E vorrei concludere questa mia, se lo permette anche ad un non credente quale sono, un sentito ALLELUIA!!!!!!
Suo Franco Giannini


http://www.lospigolatore.blogspot.com/

mercoledì 26 novembre 2014

“Sordi racconta Alberto”: presentazione di un nuovo libro di Maurizio Liverani

Giovedì 27 novembre alle 17.30 alla Biblioteca Antonelliana

Quando si parla di cultura, gli inviti non dovrebbero essere specifici ma rivolti a tutti. Ma in questa presentazione del nuovo lavoro di Maurizio Liverani, credo che l'incontro assuma un aspetto ancor più interessante, per non dire goloso, verso i cinefili e più specificatamente verso coloro che hanno sempre amato l'Albertone nazionale.
Non sto qui ad intrecciare elogi nei confronti di Maurizio Liverani, non ne ha mai avuto e continua assolutamente a non averne bisogno! Posso solo affermare senza timore di smentite che è un uomo dall'intelligenza e dagli interessi poliedrici che spaziano dal Giornalismo (il suo è però con la G maiuscola), alla narrativa, dalla sceneggiatura alla regia cinematografica. Ed in tutte queste sue attività, nulla è stato affidato al dilettantismo, al caso ed a farmi da testimonio di quanto sostengo, ci sono gli innumerevoli premi assegnatigli.
Del resto a dirla lunga sono i personaggi che cureranno l'incontro e che si sono resi disponibili ad affiancarlo in questa sua presentazione, quale il nostro Assessore alla Cultura ed Istruzione Stefano Schiavoni, l'esperto cinematografico Federico Pergolesi, nonché la giornalista e curatrice dell'edizione Barbara Soffici che definirla solo "curatrice" suona sicuramente riduttivo. Infatti Barbara è la "musa" ispiratrice di tutti i volumi recentemente usciti in questi ultimi anni. Colei che "cura" si, ma soprattutto incentiva Maurizio ad attingere agli innumerevoli ricordi storici, che poi riesce a raccontarci come una fresca attualità, come può saper fare solo un Maestro della penna.

Franco Giannini
Già pubblicato Martedì 25 novembre, 2014 su SenigalliaNotizie.it 

domenica 23 febbraio 2014

“Fatemelo Dire”, il nuovo lavoro editoriale di Maurizio Liverani

Un compendio di articoli giornalistici che fotografano il 1013 

Il titolo del libro prende spunto dall’omonima rubrica che Maurizio Liverani tiene sull’agenzia giornalistica “Distampa e che nasce da un’idea del suo direttore, il dott. Giacomo Caprioti, non intesa come una richiesta di permesso, bensì, come tiene lui stesso a precisare, un’affermazione di un pieno diritto. L’ordine, la scelta degli articoli, il progetto grafico ed editoriale è invece della solita musa Barbara Soffici, che Liverani ha avuto la fortuna d’incontrare e nelle cui mani si è totalmente e ciecamente affidato. La prefazione di questo saggio, è stata sapientemente lasciata ad un’altra “anima” dominante dell’agenzia “Distampa”, il suo direttore Caprioti, che apre il suo prologo con la messa in luce, qualora ce ne fosse bisogno, delle qualità umane, in primis, di Maurizio. Racconta come fece la sua conoscenza e quella che poi è divenuta una collaborazione che continua ancor oggi. Leggendo queste sue note, mi ha fatto sentire, per una volta nella vita, un uomo fortunato, perchè invece io l’ho incontrato casualmente, facilmente e ho immediatamente beneficiato anche della sua amicizia.
Gli articoli, invece, sono proprio i suoi.
Mentre ad affermare le qualità giornalistiche, letterarie, artistiche, ci sono, oltre alle parole del direttore, come lo stesso ha modo di elencare, i numerosi premi assegnatigli che parlano ulteriormente di e per lui. Un uomo, Liverani, che con il suo garbo, la sua educazione, la sua modestia, la sua ironia, ha saputo descrivere personaggi che hanno fatto epoca e che invece al sottoscritto, il solo parlarne di riflesso, sembra già di raccontare cose irreali e di pura fantascienza.
La copertina di "Fatemelo dire", il libro di Maurizio LiveraniIn questi giorni si fa un gran discutere del libro di Friedman e delle sue eccezionali rivelazioni. Interessante certamente, come altrettanto interessanti, ne sono certo, trovereste però, gli articoli che vi invito a leggere e che Liverani scriveva sui personaggi che hanno occupato la cronaca politica del 2013. L’anno della svolta, un anno con un destino incerto tra la speranza e la sfiducia, un anno dove personaggi quali Letta, Renzi, Berlusconi, Monti, il M5S, Napolitano si sono “contesi” le attenzioni ironiche degli italiani. Quelli stessi che poi, nulla hanno cambiato perché neppure loro sono cambiati, quelli stessi che ci stanno assillando anche in questo “non più prevedibile, rassicurante e roseo” 2014.
Mi troverei in difficoltà nel trovare ulteriori adeguati aggettivi onde non ripetere quelli usati sia da Barbara Soffici con il suo articolo “FATEMELO DIRE ovvero il coraggio della coerenza” nonché con la sua introduzione sulle stesse pagine del libro, che da Giacomo Caprioti nella sua prefazione, quindi preferisco lasciare loro le parole più qualificate per esprimere le qualità contenute nei brani selezionati. Alcuni dei quali, comunque, è possibile leggerli gratuitamente in anteprima, affidandovi alle istruzioni indicate sui link in blu evidenziati.
L’augurio, intanto, è di una buona lettura.

Franco Giannini
Pubblicato Sabato 22 febbraio, 2014 su SenigalliaNotizie.it

sabato 9 novembre 2013

La prima intervista di Maurizio Liverani a Federico Fellini e mai pubblicata…

... almeno fino a pochi giorni or sono, 20° anniversario della morte del grande regista

Una lettura consigliata, soprattutto per i cinefili e veramente da non perdere. Fin dal primo incontro avuto con Maurizio Liverani, in occasione della prima intervista, ho cominciato a seguire, dietro suo suggerimento, l’on-line www.distampa.it. Un’agenzia in cui collabora un’altra penna d’oro che Maurizio definisce la “musa” curatrice dei suoi romanzi: Barbara Soffici.

Dico questo perché senza leggere “distampa.it”, mi sarebbe sfuggita questa golosa occasione d’imbattermi prima e “rubare” poi, questa intervista rimasta per tanto tempo in un cassetto della scrivania.
Ma il fresco e sempre moderno stile di scrittura di Liverani non fa sentire il peso degli anni trascorsi segretamente nel suo archivio. Ed è proprio per questa sua “anziana modernità” di esternare ricordi passati (consiglio di leggere il suo libro “Le fuggevoli nuvole del divismo si dissolvono con Audrey“) che ho sentito il bisogno di farne dono anche ai lettori senigalliesi attraverso le pagine di www.SenigalliaNotizie.it, nonché del mio modesto blog www.lospigolatore.blogspot.com/.
In verità l’etica non mi avrebbe permesso di “rubare” nulla senza prima aver chiesto doverosamente il permesso, come del resto ho fatto, sia a Liverani che al Direttore dell’agenzia, Dott. Giacomo Carioti, proprietario dell’esclusiva, a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti per la sua gentile concessione, trasmessami attraverso Maurizio.
E di questo gliene siamo tutti veramente grati ed obbligati.
Maurizio LiveraniCurioso come sono e non totalmente soddisfatto, ho contattato Maurizio per avere qualche dettaglio in più e così facendo sono venuto a conoscenza di ulteriori piccole curiosità.
Ad esempio, che fu Federico Fellini a chiedere di essere intervistato. Una moda che anche oggi i Vip, artisti e non solo, non hanno più abbandonato. E mi svela come in un giorno in cui Maurizio si disse disponibilissimo ad incontrarlo, Federico lo andò a prendere immediatamente con la sua elegante “Mercedes” nera, che guidava personalmente. Mi racconta come e per quanto tempo girarono per lungo e per largo Roma senza una meta precisa. E come fu che a forza di girovagare, arrivarono ai Colli Romani.
Durante questo percorso senza destinazione, ci fu una specie di “confessione” del maestro del cinema al maestro di penna, ma non proprio un’intervista: gli parlò infatti della sua vita, delle sue ambizioni, della sua passione per il circo, insomma delle sue cose personali. E quello che conferma che non fu un’intervista vera e propria è il fatto che Maurizio, alla mia domanda, se avesse usato per l’occasione un magnetofono o un taccuino, mi risponde precisandomi: “Non ho mai scritto niente su taccuino e non ho mai adoperato il magnetofono…“.
Mi fa notare inoltre, che molte delle cose che Fellini gli disse, furono anche imbastite di tante “bugie”. Cosa che poi lui stesso gli confermò, candidamente, diversi anni dopo e Maurizio mi racconta, come che per questo vizio, Montanelli, non a caso, gli affibbiò il nomignolo di “il caro bugiardo!
L’intervista, se così si può chiamare, durò un intero pomeriggio… Quella ufficiale poi, apparve su “Paese Sera“, riassunta in poche pagine per quello che era relativo al film… mentre questa, rimasta per anni nel cassetto-archivio di Liverani è la sintesi di un retroscena umano. (F.G.)

Questo dunque il racconto:
ESCLUSIVO: LA PRIMA INTERVISTA DI FEDERICO FELLINI SU “LA DOLCE VITA”
Questa che pubblichiamo è la prima conversazione che Federico Fellini ebbe con un giornalista sul progetto della Dolce vita: Maurizio Liverani, allora critico di Paese Sera, raccolse l’intervista durante un viaggio in automobile con il regista. L’intervista non fu mai pubblicata, poiché all’epoca il giornale considerò quei contenuti poco interessanti per i lettori, mentre ancora il film non era realizzato e il suo progetto non suscitava particolare attenzione. Per questo il manoscritto è rimasto fino ad oggi nel cassetto di Liverani. Distampa lo pubblica oggi in esclusiva e lo diffonde all’opinione pubblica.
FATEMELO DIRE – di Maurizio Liverani
L’impegno preso da Fellini, già nel contratto, era di parlare del film soltanto sugli organi di stampa, soprattutto su L’Espresso, dell’editore Angelo Rizzoli che inseguiva la realizzazione di un “fiasco”; cioè voleva investire parte dei suoi guadagni in un’attività che non gli procurasse noie con il fisco. La Dolce vita, propostagli da Peppino Amato, gli sembrò un progetto destinato all’insuccesso che inseguiva.
Federico Fellini aggirò la jattura, prevista dal “cumenda”, pretendendo di essere intervistato da me per un giornale, a quel tempo, fortunato. Federico era visto con sospetto dai cervelli aguzzi della sinistra e da quelli moralisti di Santa Romana Chiesa. Che fare? Chiesi consiglio al “vertice”, la risposta fu secca: non dare retta ai romani, se il film avrà successo parleranno male di te alle tue spalle; se non l’avrà, ti insulteranno a viso aperto. Decisi di correre il rischio. Chiusi in una lussuosa macchina nera, Fellini incominciò: “Secondo me non sei comunista”. Risposta: “Lo sono, lo sono, altrimenti non sarei qui a intervistarti”.
Ecco quanto mi raccontò il regista, girando per Roma sino ai colli romani, sino a Fregene:

FELLINI: Per vivere bene fino in fondo bisogna emigrare, magari soltanto con la fantasia , altrimenti sei un semplice stanziale. Questa è la spina dorsale del film. A Roma il protagonista della Dolce Vita vuole vivere una sua personale via crucis tra svaghi e sesso.
ML: Purtroppo lo so…
FELLINI: Di fronte alla religione cattolica io non ho atteggiamenti particolari. Vi sono stato allevato dentro. Sono relativamente cristiano. La domenica è la giornata che preferisco. C’è un’allegria da circo. Il mio personaggio trasforma il suo soggiorno romano, all’ombra del cupolone, in una personale e volontaria via crucis. Vuole spiegarsi delle sue prerogative di “essere puro”, per perdersi sulla via del peccato. Mistero e dubbio perché resta pur sempre un provinciale in un paesaggio di carnevalesca depravazione. Perde e riconquista la morale; crede sinceramente. Questo conflitto si connota di un misterioso fascino. Roma è una città che con questo gioco, tra il bene e il male, si beffa di tutti. La morale è repressiva solo apparentemente. Per attuare questa apparente repressione tollera il peccato come un’acrobazia. Per conservarsi, il personaggio ha bisogno di compromettersi continuamente con il paganesimo, anche quando si atteggia a bacchettone. La fede, a Roma, oltre che con il paganesimo flirta con il carnale. Il mondo non ci vedrà mai chiaro; è qui il suo fascino, anche in chi, sconfitto, la detesta. Il protagonista si imbatte in questo conformismo da dolce vita; irriguardevole soltanto per i poveri di spirito, comprensiva e incoraggiante in quelli che si credono “star”. Roma è divisa in due: religione abitudinaria e paganesimo, oggetto di consumo anche per il credente. Soltanto la politica, atteggiandosi ad autorevole, offre un ulteriore aspetto grottesco.
Una scena de La Dolce Vita, di Federico FelliniPAUSA E SCAMBIO DI SORRISI

FELLINI: Ti presto le mie idee, nate dalla mia ambizione e dalla mia sconfinata vanità di riminese. Tu parla di me come dell’Innominato, senza fare mai il mio nome. Possiedo idee satiriche che vanno giù giù nell’animo umano, sino a farlo piangere. Ma tu non piangere. Sei un omuncolo dotato di molta tenerezza al punto di intervistarmi.
ML: Ma se tutti dicono che sei pieno di idee sacre?
FELLINI: Prendimi in giro; non voglio testimoniare ma soltanto capirmi. Sono refrattario alle piccole cose. Cerco da provinciale l’assalto incurante dell’avvenire…
ML: Bella frase… Sei afflitto da un languore liberty.
FELLINI: Che cosa vuoi dire?
ML: Che hai nostalgia di qualcosa di indefinito. Vivi come un ladro di ideali.
FELLINI: Ma tu non lo devi scrivere…
ML: Io non lo scriverò perché voglio ripararti dal ridicolo…
FELLINI: Cosa vuoi scrivere?
ML: Scriverò di un prestanome; prestanome di un personaggio che non sa chi sia. Noi ci stiamo ridendo, ma, secondo me, questo sei tu… e, se mi concedi, un po’ anch’io….
FELLINI: Accetto malinconicamente questa eguaglianza. Alle donne io piaccio. E tu sei compreso. Io amo le donne, soprattutto le belle; la bellezza è una prova dell’ingiustizia del mondo. Io ci sento il tanfo, già sentito nelle altre epoche. Il tanfo si procrastina. L’idea che moriremo è più crudele della morte, ma queste cose non le devi scrivere…
ML: Cosa devo scrivere allora….
FELLINI: Che sono un malato, felice di esserlo, perché la malattia mi dà la sensazione di esistere.
ML: Speranza straziante. Non mi vorrai dire che hai nostalgia dell’avvenire.
FELLINI: Lo dice anche il mio portiere.
ML: L’abbiamo tutti.
FELLINI: Ricordi Breton quando dice che l’erotismo è teatro di incitamenti e di perdizioni in cui si recitano le più profonde istanze della vita. Questo avviene anche in una portineria.
ML: Scriverò che nel film di Fellini c’è molto erotismo da portinaia…
FELLINI: Questo è vero. Da queste gocce di conversazione, dovresti trarre il racconto del mio film senza che io ti snoccioli la trama. Come in una partita a scacchi, quando avrai sistemato la scacchiera e la combinazione, dimmelo ed io incomincerò a girare…
LA CONVERSAZIONE CON FELLINI LA RIFERISCO A FLAIANO IL QUALE SOSPETTA CHE IO COVI UNA STRONCATURA IN ANTEPRIMA…
ML: Non ci penso nemmeno. Sono un apprendista; mi metto in marcia per raccontare il fallimento di un provinciale a Roma, in preda, come me, ai demoni del vuoto.
FLAIANO: Se la pensi così non resterai a lungo nella passerella del giornalismo. Qui vengono tutti quelli che si sentono pieni di contenuti, provinciali. Fellini ne ha uno solo, ma importante. Non è giunto all’età del gelo; va alla ricerca dei funerali precedenti. Con tutti i rimasugli crepuscolari mi ha riempito la testa. Tu potresti scrivere il film esentandomi dal farlo. E’ la vecchia regola. Raccontiamo l’uno agli altri i nostri ricordi invecchiati. La dolce vita è quella di un vecchio che si è preso le ferie. Alcuni la chiamano disperazione. Ti do un consiglio: se devi fare proprio un articolo inaugurarlo con questa frase di Goethe: “Nel telaio ronzante del tempo…”, fa effetto.

a cura di Franco Giannini








Questi i commenti dei lettori di SenigalliaNotizie.it :

MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 17:41:23
FLAJANO CONFIDA A M.L. UNA GRANDE VERITA': " I PROVINCIALI SI SENTONO PIENI DI CONTENUTI". ANDARE IN CITTA', IN PREDA AI DEMONI DEL VUOTO , DIVENTA ALTRA COSA. MA E' PROPRIO QUESTO IL BELLO DI ESSERE PROVINCIALI! FELLINI SAPEVA CHE IL NEGARSI DEGLI INESPERTI E' CIO' CHE LI UCCIDE ! IL PARAGONE FELLINI-LIVERANI, MESSO IN NUCE DALL' ACCORTO DOTT. FRANCO GIANNINI, CALZA A PENNELLO:"TU POTRESTPO "
MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 18:01:29
2 "TU POTRESTI SCRIVERE IL FILM ESENTANDOMI DAL FARLO". NELL' INTERVISTA DI M.L. SI TROVA IL LASCITO DI PENSIERI INCOMPARABILI, TIPO: "SONO UN MALATO, FELICE DI ESSERLO, PERCHE' LA MALATTIA MI DA' LA SENSAZIONE DI ESISTERE". E ANCORA: " LA BELLEZZA E' UNA PROVA DELLA INGIUSTIZIA DEL MONDO". POCO IMPORTA CHE MOLTE DELLE COSE CHE FELLINI GLI DISSE, FURONO ANCHE IMBASTITE DI TANTE "BUGIE". L' IMPORTANTE E' CHE FELLINI LE HA DETTE AL PUNTO DI CONFERMARGLIELO, DIVERSI ANNI DOPO. IL CHE SI
MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 18:17:39
3 SIGNIFICA CHE LE RICORDAVA. E SE E' VERO CHE SI RICORDA SOLTANTO CIo' CHE SI RITIENE ESSERE IMPORTANTE, NULLA TOGLIE AL VALORE DELL' INTERVISTA, ANZI LO RAFFORZA. NOI LI ABBIAMO VISTI, COME IN UNA PARTITA A SCACCHI, DAVANTI A UNA SCACCHIERA, MEDITARE INSIEME L'ULTIMA ESTREMA MOSSA PER RECUPERARE O PERDERE DEFINITIVAMENTE IL RAPPORTO CON LA REALTA'.

martedì 22 ottobre 2013

A Maurizio Liverani il Premio nazionale Sacrapante 2013 "Città di Marta" - VIDEO

Il Dott. Maurizio Liverani mentre ritira il premio
28 Settembre 2013, nella città di Marta/VT, la cerimonia della consegna dei prestigiosi premi ai "benemeriti" della Tuscia.  

Quello che più mi è spiaciuto, è l'esserne venuto a conoscenza solo ora, e non ufficialmente come si dovrebbe, ma attraverso dei passa parola che vanno stretti ad un personaggio, come il Dott. Maurizio Liverani.
Personaggio che se è vero che preferisce restare dietro la sua abituale riservatezza, la sua città di adozione, Senigallia, dovrebbe cercare di infrangere, orgogliosa di riservargli quegli onori che invece meriterebbe gli fossero riconosciuti. 

Mi trovo a scrivere nuovamente di lui, cosa che ogni qualvolta mi procura come una specie di ansia da prestazione, vista la qualità della sua penna e quanto mi ritrovo a fare, ma anche indegnamente devo assolvere questo compito perche mi sento di dover partecipare a quanti leggeranno la notizia, che altri comuni hanno "scoperto" le innumerevoli qualità artistiche e letterarie del "nostro" Liverani. Noi, forse un pochino più distratti, è sfuggito...
Si guardi bene, che il mio non è un salire sul carro dei vincitori, il gradino sarebbe troppo alto per i miei arti invece troppo brevi, è quindi solo un risegnalare che quest'uomo esiste e  che abita nella nostra città.  

Questa la motivazione del Premio più ambito che gli è stato assegnato e consegnato, nella Sala Consiliare del Comune di Marta : 

il "PREMIO SCRAPANTE NAZIONALE 2013"
"Maurizio Liverani - Insigne giornalista, scrittore e regista cinematografico, scoprì prima di molti altri il valore della Tuscia come scenario evocativo di storie appassionanti, ambientando nel Viterbese e nel Parco di Bomarzo la sua opera “Sai cosa faceva Stalin alle donne?”, oggi ricercato film di culto fra i cinefili di tutto il mondo".

Gli altri premi, Sacrapante TusciaSacrapante Rosa di MartaSacrapante Tradizione Martana sono invece andati a:
Massimo Sassara, Antonello Ricci, Silvio Ciapica, Luca Pesante, Giampiero Fusco, Quinto Ficari, Pietro Ricca, Adriana Giannini, nonchè ad altre donne e uomini che si sono distinti nella portare avanti le tradizione martane. 

Anche se con ritardo, ma credo che siano sempre graditi, i miei più sinceri complimenti per questo nuovo raggiunto traguardo unitamente agli auguri di buon lavoro sull'impegno letterario, che ne sono quasi certo, avrà già messo le mani.

di Franco Giannini 










Il Video della premiazione