Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post

giovedì 10 dicembre 2015

Rivoluzionario Papa Francesco, ma don Giuseppe Cionchi non è che scherza !!

Una raccolta di pensieri e di passi di alcune interviste concesse da Papa Francesco, definito il rivoluzionario, ad alcuni giornalisti che hanno avuto il privilegio di disporre della sua pazienza.

Di questa paziente opera di ricerca si è incaricato don Giuseppe Cionchi, parroco di Monterado, organista, scrittore, giornalista, conduttore radiofonico di Radio Maria, nonché docente all'Università di Urbino.
Questa non si tratta della sua prima opera in qualità di scrittore, ma forse una tra le più rivoluzionarie, almeno da quanto a me è sembrato.
Non entro nei meriti religiosi, perchè, da ateo quale sono, non ne sarei capace. Ma ho trovato certe sue riflessioni su pensieri e passi di cui facevo accenno nel sottotitolo, che se da un lato sottolineano la rivoluzionaria mentalità del Pontefiche, dall'altra confermano la sua predisposizione ad essere un prete rivoluzionario, anchegli, come lo sono tutti quelli che sono più attratti e vicini alla gente comune.
Dopo aver letto questo libro, non so quanto sia grave per un "mangiapreti", ho voluto scrivere una lettera a don Giuseppe. Chi avrà la curiosità e la pazienza di leggere ne scoprirà il perchè.
Politicamente, tranquillizzo chi la pensa come me, non mi sono "venduto" anche io, come oggi va di moda, affermando che si può mutar parere (per alcuni con troppa facilità!). Io resto di sinistra, vista l'età che ho, non mi sto ruffianando con la Chiesa, per una raccomandazione per l'Aldilà, ma mi sono sentito di esternare quello che pensavo e penso di questo prete, che forse nella sua carriera, avrebbe meritato molto di più! 
Tra parentesi, comunque, ho voluto mettere il numero di pagina sia dei passi più salienti, toccanti, importanti che dovrebbero far pensare di Papa Francesco, come pure in quelli di don Giuseppe Cionchi che dovrebbero far ugualmente riflettere, ma, diciamo, principalmente a chi di Chiesa vive e s'intende. Seppur magari a volte dimenticando quale sia la loro effettiva missione pastorale.
Che dire di più se non che il prezzo di copertina de libro è di € 15 edito da Albatros e lo si può acquistare presso la Mastailibri di Via Cavallotti, 15 a Senigallia.
Buona lettura.

Questo il testo della lettera inviata :


Senigallia, 8 Dicembre 2015

Reverendo Giuseppe Cionchi,
Immagino che se non fosse per il latore della presente, ovvero mia moglie Giuliana Bacchiocchi, a far luce su chi sia il mittente di questa lettera, la sua prima esclamazione sarebbe un :” e questo chi è e che cosa vorrà?”
Infatti, don Giuseppe, noi non ci conosciamo personalmente. Anche se, devo dire, attraverso le ripetute pre-organizzazioni conviviali in cui solitamente è invitato e che si tengono a fine ottobre di ogni anno con i suoi “ragazzi” ex studenti dell'Istituto Prof. Alberghiero sezione Contabili d' Azienda, il sottoscritto lo ha iniziato a conoscere apprezzandone ed ammirandone le virtù sia come comune uomo ed ancor più come religioso.
La mia gli potrà risultare una “sviolinata” preparata ad arte, come si usa dire nel gergo popolare, ma deve credermi, qualora ritenesse questi meriti come spropositati ed immeritati, la colpa non è assolutamente la mia. Di mio c' è solo la sensazione che questi rispondano a verità perché ho “intercettato”, quasi obbligato e senza volerlo, i colloqui ed i giudizi telefonici che si scambiavano e che continuano a scambiarsi nei suoi confronti le/i sue/suoi allieve/i nel corso delle summenzionate preparazioni mangerecce. Giudizi che poiché espressi senza che l'orecchio interessato ascoltasse, sono da ritenersi di conseguenza sinceri, spontanei e veritieri.
Quindi se qualcuno ha esagerato, ma non credo, quello non sono di certo io.
La mia unica personale valutazione (diciamo voluttuaria!) l'ho potuta dare solo su quella bottiglia di Fragolino che regalò a suo tempo a Giuliana di cui ho potuto apprezzarne tutto il suo bouquet centellinandolo, come doveroso fare, con le cose piacevoli ai palati più esigenti. Cosa, don Giuseppe, che mi ha portato a questa esclamazione alla prima piccola sorsata degustante, che è stata, glielo giuro!!:” Hai capito don Giuseppe come si tratta bene?? Di vino se ne intende di sicuro, di anime non sono io di certo, quello che può giudicare il suo operato!”.

Ora se sono qui a disturbarlo con questa mia, non è per criticare o esaltare la qualità del suo vino, ma perché mi sono permesso, invece, di farlo sul contenuto e nella stesura del suo libro : Papa Francesco “il rivoluzionario”.
Nella dedica che lei ha posto sulla prima pagina del libro consegnato a Giuliana, oltre il menzionarla, ha fatto un riferimento anche nei riguardi del sottoscritto. Cosa questa assai gradita e di cui la ringrazio, che però mi ha fatto scattare la necessità di leggere il frutto di questo suo impegnativo lavoro di ricerca. Opera che mi aveva in verità interessato immediatamente già dal titolo con quel virgolettato riferito al Santo Padre definendoLo “rivoluzionario”.
Devo confessare che, affrettatamente e da antipatico saccente, il mio giudizio è stato impietoso. Cosa di cui mi scuso immediatamente, perché, ho appurato poi più avanti, proseguendo nella lettura, mi sbagliavo. E con questa mia ammissione, da agnosta quale sono, non chiedo di certo la sua “assoluzione” religiosa, ma doverosamente devo chiedergli delle scuse per la mia anticipata presa di posizione e per di più errata.

Vedo di spiegarmi però sui perché di tale mio giudizio avventato.
Dalla lettura delle prime 140 pagine l'impressione che ho avuto è stata quella di una sua furbesca mossa editoriale sfruttando il copia ed incolla su quello che altri avevano detto.
Di per se, ai nostri giorni in cui sono infiniti i fatti ancor più biasimevoli, da chiunque non vesta il suo abito, avrebbe potuto (ma visto con grande buonismo!) anche essere accettato, seppur a denti stretti, ma per un uomo di religione... scrittore e giornalista, nonché docente all'Università di Urbino, sarebbe stato difficile da mandar giù... Non crede?
Ripeto, mi sbagliavo e sono di nuovo a rinnovarle le scuse, per questo mio giudizio.
Dettato, però, forse anche da un pregiudizio aggravato (non è una scusante, veda bene, mi creda, ma solo una constatazione) dal fatto che per tradizione famigliare sono stato sempre un “mangiapreti”. Seppur sono stato battezzato, comunicato e schiaffeggiato nella Cresima e sposato in Chiesa, sa come avviene, per i soliti motivi, se non di credenza, ma come dire, di facciata o di facilitazioni che la burocrazia richiede.
Che vuol farci don Giuseppe, del resto sono nato in una casa dove tutti erano comunisti e già fin dall'età di 7 anni mi portavano in “sezione” ad ascoltare quelli che avevano, come diceva pieno di ammirazione l'allora buonanima di mio padre, “una certa cultura politica”; magari perché portavano nella tasca della giacca “L'Unità” con la testata ben visibile agli occhi di tutti. Poi a livello di cultura generale possedevano, si e no, visto anche i tempi, la quinta elementare. Comunque e vorrei sperare (la speranza deve essere l'ultima a morire), ma la vedo dura, che il livello culturale si stia alzando, seppur con estrema lentezza. Ma da quel che mi sembra di vedere è che solamente i “titoli di studio” si stiano portando più in alto, ma la conoscenza a livello culturale sia relegata molto alla tecnologia, lasciando indietro quella che quasi con schifo e puzza sotto il naso, molti chiamano “nozionismo”. Ed allora materie come storia, geografia, letteratura, ecc. vengono dimenticate. Ma, rubando una citazione, un popolo che non conosce il proprio passato non ha futuro.
Ritornando a noi, ovvero al libro, proseguo con il raccontargli che a mano a mano che procedevo nella lettura, mi appuntavo i tanti passi che ritenevo “stuzzichevoli”, ripromettendomi poi alla fine di questa, che mi sarei “vendicato” con una lunga serie di domande da porgli, che mi compiacevo potessero poi risultare imbarazzanti. Quasi che fosse la mia, più che una lettura un lavoro “sadico”... ed ora lo riconosco, principalmente stupido!
Avevo messo ritagli di carta a mo' di segnalibri, dove si parlava dei problemi del “creato”, della “famiglia”, del “lavoro” (pag.35), un altro (pag.36/37) dove si parlava della “Visita alla Terra dei Fuochi” del Santo Padre. Ed ancora sulla “disoccupazione” e “pedofilia” (pag 43). Poi la chicca su “le spese per gli animali”, la quinta spesa importante secondo le statistiche (pag.51). Ma anche i conventi vuoti trasformati in alberghi (pag.68), dei corrotti (pag.69) e della Curia Romana (pag.73) , come pure quella sui Giornalisti (pag.90).
Giunto alla pag 91, guarda caso, una sola riga sulla globalizzazione, una toccata e fuga sul G8 cardinalizio, sulle guerre. E si che solo su questi argomenti, mi fregavo le mani al solo pensiero di crearci su uno scoop, ci avrebbe potuto scrivere un libro, ed invece... Invece neppure una piccola riflessione! Ed intanto mi chiedevo, ma un'idea su tutto ciò, don Giuseppe se la sarà pur fatta ed allora perché non l'ha esternata?
Ed intanto andavo avanti (logicamente non soffermandomi sui brani specificatamente religiosi per ragioni di ignoranza in materia che mi impedivano assolutamente di fare obiezioni o critiche. ) continuando a mettere ulteriori segnalibri : sull'intelletto, sullo IOR, su l'Ipocrisia della Chiesa, sul lavoro, su Lenin, sul liberismo, sulla mafia (pag.da 92 a 97).
Altri passi interessanti emergevano sulla mondanità ed i Movimenti Popolari (pag.99), sulla Politica (pag.113) sui poveri (pag.114) e guarda guarda anche quella sul piacere del “Tango” di Papa Francesco e con tutto quello che ad esso poteva essere correlato (pag.127).
E mi attendevo, don Giuseppe, che ad ogni passo avesse commentato con dei suoi pensieri ed invece trovavo solo chi lo aveva detto ed in quale circostanza. E mi sentivo sempre più coinvolto nel motto Andreottiano del “a pensar male si fa peccato ...”.

Ma, c'era un ma, ed io avevo peccato di presunzione, ed era più che onesto che ne pagassi lo scotto e scoprivo come avrebbe fatto bene il buonanima di Giulio se avesse terminato il suo motto con il dire che “A pensar male si fa peccato!” Punto!!!
Fremendo un po' sono infatti così arrivato al Capitolo IV.
E da questo punto mi sono sentito a disagio, mi è caduto il mondo addosso, ho compreso che lo scoop era saltato, avevo fatto la figura del saputello e ben mi stava e che il ravvedermi per aver pensato male a priori era la minima cosa da fare, e che il far finta di nulla, intanto nessuno l'avrebbe scoperto, non mi tacitava la coscienza ed avrebbe offuscato il mio nome (Franco) che mi ricorda sempre di comportarmi con franchezza.
Non solo, ma da pag. 142 ho anche scoperto che oltre a Papa Francesco di rivoluzionario abbiamo anche don Giuseppe. E che rivoluzionario, tanto da far gridare “Alleluia” anche a me. Un altro uomo senza peli sulla lingua e che cammina a busto eretto!!
Ed allora le sue profonde riflessioni su : Via le chiacchiere dei documenti (pag. 151), il Vicario Generale e l'oro per la Madonna (pag.201), meglio gli animali dei barboni (204), la povertà dei titoli (spero che quello usato da me nell'intestazione sia giusto, ma a questo punto, a quel che leggo, sarei ugualmente perdonato per l'errore) e dei filetti rossi (pag.205), mi hanno affascinato. Un piccolo dubbio mi sorge su quanto scrive sull'illuminismo, sull'enciclopedismo (pag.214), mentre confermo su ciò che dice circa i Documenti Fondamentali (pag.215).
Ma la sua spiritualità rivoluzionaria (e purtroppo per questo, mi spiace doverglielo dire, don Giuseppe non lo faranno mai vescovo!) emerge come piace a me, quando dichiara (pag.231) :”... I Vescovi la smettano di avere la mentalità da “principi”...”. E lo condivido ancor di più, perché non ha neppur tentato di celarsi dietro alla solita falsità del “non certo tutti” o del “non facciamo però di tutta l'erba un fascio”. Chi deve capire, capirà!
Solo mi chiedo che cosa ne avrà pensato il nostro Vescovo, volendo dare per scontato che abbia anche lui letto questo suo lavoro, come del resto ritengo sarebbe stato suo Obbligo. Posso immaginare però che non gli avrà neppure fatto alcun rimprovero scoprendo che lo ha anche detto un suo superiore: Papa Francesco...
Vado a concludere, don Giuseppe, scusandomi doverosamente per la mia lungaggine, esprimendogli, per quel che possa valere, tutta la mia ammirazione, sia per le sue riflessioni, ma anche per il lavoro certosino di ricerca e per l'utilità che questo suo lavoro potrà avere nel tempo, riassumendo tutti i più importanti passi che il Santo Padre in appena un anno di Pontificato ci ha inviato. Oramai ci ha abituati a spedirci questi suoi pensieri profondi ed alla portata di tutti, ma che spesso sentiamo, ma non ascoltiamo e quel che è più grave, dopo appena un breve lasso di tempo, sia atei che credenti, dimentichiamo, con la scusante che siamo presi dal logorio della vita di ogni giorno. Io penso però più dagli egoismi quotidiani.
Da religioso quale è, credo anche, senza tener conto minimamente del mio incitamento, non ne ha bisogno, sono certo continuerà a camminare a busto eretto, dicendo pane al pane e vino al vino, preferendo come risultato di questo suo comportarsi, restare parroco di una piccola parrocchia quale quella di Monterado, piuttosto che una magnifica reggenza di un Duomo, di una Basilica, di una Cattedrale o anche il vestire del mantello di “principe” ecclesiastico.
Il piccolo è più bello e sicuramente più raccolto, quindi più modesto e più vicino alla gente comune. A volte, è una mia credenza, penso che il raccoglimento nella religione è quello che aiuta maggiormente a ritrovare se stessi. Se poi uno ha la fortuna di imbattersi in una piccola Chiesetta di paese ed in un prete quale lei è, può dire di aver trovato la cura per i suoi mali.
Gli ho scritto oggi, 8 Dicembre, data dell'apertura della Porta Santa, perché non potrà non concedermi il perdono per aver abusato del suo prezioso tempo e nel contempo per porgergli i miei più sinceri Auguri per un Santo Natale che speriamo foriero di Pace, Serenità e Speranza per tutta l'Umanità.
E vorrei concludere questa mia, se lo permette anche ad un non credente quale sono, un sentito ALLELUIA!!!!!!
Suo Franco Giannini


http://www.lospigolatore.blogspot.com/

mercoledì 2 luglio 2014

Anche nella Chiesa figli e figliastri ??

E a quel che sembra, più favoriti ancora i figli con tanto di umano pedigree!!

Già di per sé, il semplice fatto che nel XXI° secolo si parli di monarchie, di regnanti e di sudditi, il rospo mi resta in gola e non riesco a deglutire, anzi mi viene su proprio e devo sputarlo.
L'etimologia della parola stessa me la fa apparire, come direbbe qualcuna, un po' "choosy" schizzinoso e forse anche per questo secondo motivo, ancor più repellente : Un uomo (o una donna) solo al comando. E se questo mi risulta antipatico, figuriamoci l'altro termine legato a Monarchia : Suddito.
Non parliamo poi la soddisfazione che si dovrebbe provare nel sentirsi chiamare suddito di S.A.S. (Sua Altezza Serenissima).
Ma ogni popolo ha le sue delizie, la sua libertà di godere del frutto di simili piccoli masochismi, che anche l'Italia provò a suo tempo. Anche se, se n'è sbarazzata, seppur a distanza di anni sembra però soffrire un po' di quella Sindrome di Stoccolma, alla ricerca, seppur non di una corona vera e propria, ma di un "uomo solo al comando". Ma questo è un altro discorso.
Ritornando ai figli e figliastri con particolare riferimento alla Chiesa, devo dire che il soffermarmi a pensare su questa mia affermazione, che ha un valore del tutto provocatorio per dar vita a chi piaccia, di una discussione, è stata la recente visita di Filippo VI° di Spagna e della sua consorte Letizia, in Vaticano, da Papa Francesco. Ancor prima di questa ci aveva pensato quella della visita di Elisabetta d' Inghilterra. E poi, ritornando agli eventi in Vaticano, la proclamazione dei Santi  Giovanni XXIII e  Giovanni Paolo II.
Ben s'intenda, che assolutamente non andrò a scomodare i Sacri Testi quali Bibbia, Vangelo ecc., non né sarei degno né tantomeno capace già solo a sfogliarli, quindi figuriamoci interpretarli. Ma mi sembra, sempre per sentito dire, che tutti noi esseri viventi del mondo, essendo stati creati dal Signore, siamo suoi figli.
E se per un comune padre, tutti i figli sono uguali, o almeno dovrebbe esserlo, figuriamoci quale parità dovrebbe riconoscerci la Chiesa: credenti o non, cristiani o non, ricchi e poveri, bianchi e di colore e quindi incoronati o senza corona. Tutti sullo stesso piano!
Eppure, per un motivo di "Cerimoniale" - nella Madre Chiesa povera, umile, modesta si parla di cerimoniali? Posso capire se si tratta di cerimonie, ma religiose!-. il "Privilegio dell'abito Bianco" viene concesso solo alle regine di monarchie, per di più, cattoliche. Un ulteriore "Privilegio" alle teste coronate. Perchè quelli che hanno sono pochi? Per tutte le altre Signore, in visita, invece, il colore è quello nero: come fossero portatrici di iella ed il loro nome rispondesse per tutte a Cassandra e quindi da accomunare al colore del lutto. Ed il bianco invece la concessione di un premio, perchè magari, casualmente, come la regina spagnola, si chiama Letizia. Ma per che cosa ? Neppure fosse dovuto al rispetto per una immaginata castità, perchè essendo tutte sposate e con tanto di figli al seguito... Ma per cortesia!!
Lo so, Papa Francesco non ne ha colpa. O meglio se l'ha è perché, come si è impegnato a ridurre gli ori partendo proprio dal Suo Crocifisso in argento che porta in petto, al chiudersi a Santa Marta, invece che nelle stanze degli appartamenti Pontifici, all'uso di un'auto modesta, all'invito ai prelati di guardare con un  occhio più attento alla povertà, provi a mettere un veto anche a questi obblighi di colore al vestiario delle sue visitatrici in udienza, Tutte figlie allo stesso piano: per un obbligo di uguaglianza, di democrazia, di rispetto nei confronti delle donne. Ed allora o tutte in bianco, o tutte in nero o meglio ancora se lasciate vestirsi (nel limite concesso dalla decenza, cosa meglio oggi da specificare) affidandosi solo ed esclusivamente al loro buon gusto.




di Franco Giannini

martedì 12 aprile 2011

C'era una volta la Chiesa delle Grazie a Senigallia

di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

O per essere più precisi: ancora c'è… ma si prenda visione delle sue condizioni. Le FOTO


Scrivo, ma mi sento mentre lo faccio, come un pesce fuori dall’acqua. Un "diavolo" in convento, entrato lì per visionare e far conoscere, a chi di competenza, lo stato in cui versano le mura portanti della Chiesa e le opere artistiche in essa conservate.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - esternoStrano il fatto che un fedele credente si sia rivolto proprio a un miscredente per far ascoltare le sue preoccupazioni. Non me ne capacito il motivo, ma così è stato. Ed è con orgoglio di sì cotanta fiducia che per la prima volta sono entrato in questa Chiesa e ne ho potuto apprezzare le opere d’arte che sono ivi conservate.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - internoPrima tra tutte la Pala d’Altare intitolata "La Vergine in trono ed i Santi" dipinta dal Perugino, gli affreschi delle lunette del Chiostro con la vita ed i miracoli di San Francesco del novarese P.F. Renulfus, i mobili datati dipinti ed intarsiati della Sacrestia ed altro. Ed è allora che guardandomi attorno, ho compreso le preoccupazioni di coloro che la frequentano con una certa assiduità.

Appena si entra, sul lato destro si possono vedere delle crepe, che per le loro dimensioni, e per lo spostamento degli intonaci, non sono per nulla tranquillizzanti, malgrado il luogo risvegli un senso di mistica serenità.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - interno - paravento con assi di legnoIl mio accompagnatore, mi fa seguire tutto l’itinerario delle crepe che scompaiono dalla vista, perchè si è pensato bene di celarle dietro ad un paravento di assi di legno ben assemblate ed impossibili da spostare. E’ in questo settore, mi riferiscono voci ben introdotte, che le crepe avevano e credo che ancora abbiano malgrado i pannelli apposti, dimensioni di apertura (o luce come si usa dire) che lasciavano passare nelle giornate di freddo e vento, talmente tanta aria da gelare le gambe a chi assisteva ai riti religiosi sui banchi lì posizionati.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - interno - crepaDa qui la decisione di porvi un rimedio. Cosa che certamente ha curato uno dei sintomi, ma non certo la malattia, che senza interventi immediati tende ad incancrenirsi maggiormente.

Non conosco sotto quale giurisdizione cada il controllo di una Chiesa, se della Diocesi, del Comune, delle Belle Arti.

Di certo posso dire due cose: la prima, è assolutamente certo che non sono io lo scopritore di questi problemi (a suo tempo ad uno degli angeli che sono posti sul tetto perpendicolarmente ai lati del portale, e più esattamente entrando quello di destra, ebbe l’attenzione dei Vigili del Fuoco perchè aveva un’ala pericolante, quindi…).
Senigallia, Chiesa delle Grazie - interno - crepaLa seconda è che, pur conoscendone la gravità, non si sia intervenuto in modo adeguato, considerando che quella che noi senigalliesi chiamiamo Chiesa delle Grazie (ed è una delle più datate, 1491) è anche Santuario nonché convento Francescano.

Il 2 Agosto si ricorda e celebra, come avviene in tutti i Santuari, la giornata del Perdono, cara a tutti i devoti a San Francesco, il 17 Maggio è la ricorrenza di San Pasquale, il frate francescano spagnolo protettore del mezzo Televisivo in quanto lo stesso riusciva a vedere attraverso i muri l’immagine dell’Eucarestia.
L’8 Settembre poi c’è la Festa della Madonna delle Grazie. Festa questa, che dopo la morte di Padre Alberto Teloni, indimenticabile professore della nostra Scuola Alberghiera, ha perduto sempre più tono, con minor numero di presenze.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - esternoL’abbandono poi della comunità francescana ha fatto il resto.
Oggi abbiamo un solo frate dell’ordine, mi si perdoni se in qualche denominazione o aggettivo cado in inesattezze, ma come ho già confessato non sono un addetto ai lavori, dei Frati della Buona Novella.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - esternoUn solo Padre che opera nel modo migliore che può, ma anche a livello religioso, si sta procedendo come per la cura delle strutture dell’edificio e delle opere al suo interno, con un lento ma inarrestabile senso di "abbandono".
Una su tutte, ad esempio, non si celebra più la SS Messa del mattino, ma solo quella serale.

Senigallia, Chiesa delle Grazie - interno - crepaColoro che hanno chiesto il mio intervento l’hanno fatto non per il piacere di polemizzare, ma perchè auspicano che qualcuno intervenga al più presto ristrutturando, restaurando e restituendo un bene a coloro che ne vogliono usufruire.
E proprio chi ne vuole usufruire mi fa notare bene una cosa: non c’è bisogno di un badile di catrame per chiudere una buca… c’è bisogno di ben altro, mesi e mesi di lavori. Bisogna che qualcuno se ne faccia carico con quello stesso impegno con il quale operano, quelle che i fedeli frequentatori della Chiesa delle Grazie, chiamano amorevolmente "le pie donne".

Questi i commenti dei lettori di 60010.it

POVERO DIAVOLO
Scritto da un povero tra i poveri (di politica) il 09/04/2011 ore 14:36
Vedere come è ridotta quella chiesa mi piange il cuore. Ricordo un giorno, non molti hanni fà, quando durante una passeggiata senza meta, con la mia famiglia, finii alle Grazie. Era una bellissima giornata di sole e rivedere quel campo verde innanzi la chiesa mi ricordò quante partite di calcio fatte da ragazzino, non dovevi pagare, non dovevi ringraziare nessuno, bastava fare la fila ed aspettare il tuo turno, per eseguire la tua partita con gli amici, ci si metteva d'accordo prima con tutte le altre squadre quanto far durare le partitelle e quando dovevi giocare. L'importante era non gridare e non bestemmiare visto il posto. Pena l'arrivo di un frate o un prete che ti toglieva il pallone. Erano più le volte che noi tutti andavamo a disturbare i frati che loro venissero a disturbare noi, perchè il pallone era finito oltre il muro del convento o chissà dove. A volte capitava di andare nella chiesa per stare al fresco e/o riposarsi, mai nessuno ci ha detto di no, bastava stare tranquilli ed sinceramente non so quanto eravamo poi tranquili vista l'età. Finiti i ricordi d'infanzia, entrai nella chiesa con la mia famiglia, completamente vuota sembrava non ci fosse nessuno, ci avvicinammo all'altare e ad un tratto scosi un frate anziano, minuto, curvo su se stesso intento nel suo breviario, ma quando si voltò, sembrava ci stesse aspettando, con un sorriso ed una voce calma dolce ci chiese se poteva spiegarci le opere della chiesa. Stupiti di tanta disponibilità e perchè a noi? credendo di fargli piacere acossentimmo subito, incuriositi, ed affascinati. Ci lasciò a bocca aperta per quello che ci aveva spiegato e per la sua gentilezza, non conoscevo quella parte della mia Città. Uscendo mi accorsi che la mia famiglia ed io eravamo tutti sorridenti ed in qualche modo contenti allora capii che il favore lo avevamo fatto a noi e non a quel povero frate e che quel sorriso che ci aveva regalato all'inizio, seppur sconosciuti, l'aveva trasmesso lui a noi e noi adesso lo potevamo trasmettere ad altri. Se si potesse organizzare qualche cosa, una festa, un evento, coinvolgendo Senigallia, perchè quello è un nostro patrimonio, dove ogniuno potesse donare qualche cosa, non solo soldi, ma anche opere (ingegneri architetti, geometri, periti, ristrutturatori e/o tempo libero per lavorarci tutti un pò, sarebbe bellissimo. Se dobbiamo aspettare i nostri politici, credo che aspetteremo come il museo affianco alla chiesa. Grazie Franco, per quello che fai, non sentirti un POVERO DIAVOLO, credo che i diavoli siano altri, quelli che permettono che le nostre opere d'arte, perchè in quella chiesa raccoglie opere d'arte che vengono visitate d'estate dai nostri turisti. Mi potresti informare sulla piattaforma a circa 6 miglia dalla costa, di fronte a Senigallia, ferma da più di 1 anno, sempre più illuminata, ma cosa stanno facendo, non ne ho mai sentito parlare eppure si vede benissimo specialmente di notte, ora sembra un albero di natale. Grazie e a sentirci ti seguo sempre con piacere.
Grazie per la Fiducia immeritata
Scritto da Franco Giannini il 09/04/2011 ore 18:58
@un povero tra i poveri (di politica) Grazie per le parole che non merito. Osservare e segnalare è il minimo sindacale che uno può fare. Solo per precisare, non mi sono sentito un "povero diavolo", ma un "diavolo in convento" ...per motivi di fede quindi. Circa l'esserti utile per l'ISOLA LUMINOSA, forse e ripeto il forse, potresti trovare qui qualche dato, ma sempre poca cosa: http://www.apioil.com/ita/polo_energetico.asp Grazie comunque per la tua attenzione, sapere poi che ho anche un fan che mi segue, mi fa sentire "importante"...speriamo che non mi "monti la testa" ed eventualmente è colpa tua!!. Saluti
il battesimo
Scritto da pucci lucia il 09/04/2011 ore 20:24
non e passato molto tempo da quando il frate in assoluto piu in gamba ha lasciato la chiesa parliamo di 10 anni fa quando tutto questo non era la chiesa era ben sistemata le celebrazioni molto belle i fuochi di san pasquale illuminavano le sere di maggio partito il mitico padre gabriele tutto e andato in decadenza nonostante ancora ci sia partecipazione attiva da parte dei fedeli compreso il catechismo allora viene da dire se la curia fa diventare cosi 1a chiesa perche non richiamare i buoni frati al loro posto e vero che mancano vocazioni ma qualcuno ancora ce e anche se non e fancescano ma benedettino o altro ma capace con dei volontari a far risorgere la chiesa perche non gridare aiuto eccellenza orlandoni risponda al signor giannini non a me io sono semplicemente 1a parrocchiana del duomo ma ex grazie e dove il figlio 11 anni fa ricevette il battesimo a te francone grazie che mi sopporti un saluto

lunedì 17 novembre 2008

CONGO : LA GUERRA DEGLI ALTRI


di Franco Giannini


E’ proprio vero che non bisognerebbe pronunziare la parola “Mai”.
http://lospigolatore.blogspot.com/2008/11/guerre-dimenticate.html
Infatti mai, mi sarei pensato di usare parole di apprezzamento nei confronti di una comunità religiosa e nei confronti di quelle persone che la compongono.
Infatti, come ateo o meglio ancora ( forse per altri punti di vista peggio ancora) come agnostico,se pur distante da preconcetti, mai mi sarei aspettato di assistere con tanto interesse all’ incontro promosso da Padre Silvano Ruaro con l’ ausilio dell’ amico Gianluigi Mazzufferi
http://mambasa.blogspot.com/
, circa i mali in cui sta vivendo le popolazioni congolesi.
Dicevo, distante da preconcetti, perché se invitato mi sarei presentato per ascoltare quanto aveva da dire un mussulmano o un buddista, perché ritengo che nell’ascoltare, nel voler ascoltare, nel saper ascoltare, sta il vantaggio di chi vuol comprendere, analizzare e farsi una sua idea.
Padre Silvano, mi ha entusiasmato con la sua chiacchierata, proprio perché formulata in questo modo, una chiacchierata. Non una conferenza, non una predica, non una richiesta esplicita di fondi.
Una piacevole carrellata fotografica
http://www.flickr.com/photos/mambasa/show/
con un suo sottofondo verbale che ci illustrava le bellezze dei luoghi ma nel contempo con intelligente esperienza dovuta al suo “mestiere”, sottolineava quello che poteva sfuggire a prima vista.
Quante cose utili sono state costruite ed organizzate dalla missione a Nduye, quante se ne stanno facendo e quante se ne vorrebbero ancora fare, ma….purtroppo c’ è sempre un “ma” che ostacola, rallenta, burocratizza. Un semplice “ma” che in Congo si chiama semplicemente Guerra.
Padre Ruaro, riportava un passo di una lettera scritta dai vescovi congolesi in cui si parlava di una “Guerra degli Altri”.
Perché è giusto dire, che queste guerre non sono guerre volute dai congolesi, ma da noi bianchi, ed oggi anche dagli asiatici, per l’ accaparramento di quei minerali di cui è ricco il sottosuolo e non solo, dello stato congolese.
Padre Silvano ha tenuto a sottolineare con calore, quanto bugiarda sia l’ affermazione che, spesso si sente, circa il fatto che se questa gente acquista le armi è perché hanno evidentemente dei soldi.
Mai più bugirda e stolta fu questa osservazione. Le armi vengono passate dagli stessi interessati a che la guerra continui, distribuendole alle due fazioni in lotta, che fino “a ieri” avevano convissuto pacificamente e che sono state aizzate l’ una contro l’altra dopo che si è scoperto l’ “affare economico”.
Ci spiegava come si sviluppa il commercio, un esempio, a caso, del cacao: le multinazionali lo pagano pochissimo rispetto a prima della guerra, facendo giocoforza proprio perché c’è la guerra.
Ciò che acquistavano prima a 100, oggi lo acquistano a 40, forti del “prendere o lasciare” (ricatto ??), ma quando viene importato nei nostri “paesi civili”, viene rivenduto a prezzi esorbitanti perché “laggiù” c’ è la guerra, ed allora il prezzo che era prima di 200 si lievita fino a divenire 400.
Non parliamo poi come con sorrisolini accattivanti, come solo i cinesi sanno dispensare, unitamente alla costruzione di qualche strada in terra battuta di una decina, al massimo qualche centinaia di km. di un valore solo simbolico, sono sufficienti ad ammorbidire il despota locale o il dittatore del momento, per ottenere la prelazione su i benefici minerari su cui hanno posato i loro occhi a mandorla.
Dalla parte congolose, del resto, manca la scolarizzazione, l' istruzione.... E ben si sa quanto l’ ignoranza faccia male. Come una guerra, forse anche di più. Qualcuno pensa persino di voler frammentare il Congo, concedendo la parte mineraria ai paesi confinanti...sarebbe la fine del Congo!
Ed è qui che ho potuto ammirare, quanto di buono abbia fatto il creatore di questa missione con la sua immensa opera: Padre Bernardo Longo,
http://scaloni.it/popinga/wp-content/uploads/2007/08/padre-longo-e-la-sua-opera.pdf
trucidato in una di queste guerre, ucciso non dai congolesi, ma dalla loro involontaria ignoranza. Ora Padre Silvano Ruaro, ne sta continuando l’ opera. E vorrei dire che l’ onore di tutto ciò, non va ai vari personaggi intesi sacerdoti come tali, ma solo e semplicemente come donne ed uomini votati al bene di altri uomini.
Gente che crede fermamente che la guerra, le violenze, la fame, le si possono sconfiggere solo con l’ istruzione, e con l’ apprendimento delle varie arti lavorative, dell’ agricoltura, dell’ allevamento, della tessitura, della meccanica. Ed è in questo che è concentrato il loro sforzo.
E di bello c’ è anche che non tutti gli abitanti della comunità di Nduye sono cattolici, ma ci sono altre religioni eppure vivono tranquillamente tutti in pace.
Non posso dire certamente che questo incontro mi abbia portato verso una conversione, ma posso senz’altro dire ed affermare di essere rimasto piacevolmente sorpreso di si tanto lavoro, dove le preghiere sicuramente ci sono, ma è il lavoro fisico e mentale quello che occupa più tempo e la fa da padrone. Come il dire "Aiutati che Dio ti aiuta".
Sinceri e sentiti auguri Padre Silvano e buon lavoro, da uno che crede che non tutti gli uomini siano uguali (voi ne siete un esempio), soprattutto tra quelli dei paesi che si auto-proclamano (vergognosamente!!)civili.
http://www.progettomambasa.it/default.asp

lunedì 10 novembre 2008

RELIGIONE E “NOBLE ARTE”


di Franco Giannini

Oggi è uno di quei giorni in cui il materiale di riflessione abbonda in modo sfacciato. Non so prendere una decisione su che cosa e su chi soffermarmi. Le cose che più mi avrebbero coinvolto sarebbero state, forse, l’anniversario della famigerata nazista “Notte dei lunghi coltelli”.
Mi sarei potuto soffermare, ricordare, riflettere sul come, perché, per che cosa, ed a cosa poi tutto ciò ci portò e così via. Ma leggendo le notizie riportate sui quotidiani ed ascoltando i servizi su radio e TV l’attenzione si è posata sulla tragica notizia dell’incidente automobilistico della squadra giovanile di pallacanestro casertana che ha portato via con se quattro vittime. Un'altra morte, perché anche le morti, pur non dovendolo, non sembrano tutte uguali, che ha suscitato tanto clamore, è quella della cantante sudafricana Miriam Makeba
, deceduta a Castel Volturno, all’ età di 76 anni. Fine della sua vita, che ha combacciato con la fine della sua esibizione al concerto dedicato allo scrittore Saviano: un' altra sua battaglia questa volta contro la "camorra". Era infatti conosciuta non solo per la sua voce, bensì per le sue battaglie contro il regime dell’ apartheid in Sudafrica e sempre im prima linea in ogni impegno civile. Se avessi voluto poi uscire da questo tunnel triste, bastava ironizzare sulla battuta della Carlà italo-francese…c’èra solo da chiedermi se si sarà laureata anche lei, come tutti gli altri "imbecilli" che la pensano come lei circa personaggi di italica nazionalità, a quell' Università dei Co…ni di "premieriana fondazione". Altro possibile quesito poteva essere quello del " Chissà che cosa si diranno i due nanetti”, quando s’ incontreranno e parleranno di Biancaneve ?". Ma io scommetto che diranno, in un politichese che tradotto risulterà anche più incomprensibile, che tutto è stato superato e che quella frase era solo una battuta fraintesa.
Avvenimenti tragici, comici, si sono succeduti, ce ne mancava uno tragi-comico e non ce lo siamo fatto scappare: Gerusalemme, scene da Far-West.
Si può pensare ai soliti scontri Palestinesi-Israeliani…nelle vie cittadine…nelle piazze…
No, nulla di tutto questo! Scazzottate tra monaci armeni contro greco-ortodossi; il ring della rissa, non certo la piazza cittadina, ma l’interno della Basilica del Santo Sepolcro tra altari, candelabri, offertori, ori, crocifissi e Madonne; arbitri dell’ incontro i poliziotti israeliani.
Come dire che le due curve della Basilica si sono scontrate ed una cinquantina di ultrà si sono insultati e se le sono date di santa ragione per una ventina di minuti, utilizzando i candelabri come bastoni e le tonache strappate come cimeli di vittoria.
Quello che mi ha sorpreso maggiormente, è che non si tratta neppure del primo caso e che ciò sembra quasi una normalità, perché a spartirsi questi spazi sacri ci sono, si, diverse confessioni, ma che cristianamente dovrebbero dividersi gli spazi, cristianamente dovrebbero convivere, cristianamente dovrebbero comprendersi, cristianamente dovrebbero sostenersi ed amarsi e che sono : Armeni, Greco-Ortodossi, Cristiani, Egiziano-Copta, Ortodossa Etiope.
Non ci penso neppure di andare ad approfondire di chi sia stata la colpa o di chi la ragione.
La violenza, da qualsiasi parte provenga, sportiva, politica, religiosa, ha sempre torto.
La ragione, non si sa quanto chi costa doverlo ammettere, l’ ha, però in questo solo caso, il nostro “premier” quando afferma che gli imbecilli sono in gran numero, più ampio di quello che si possa pensare.
E nel mentre nella Città Vaticana, la Chiesa, cerca di risolvere ed appianare il vespaio che sta creando la santificazione di Pio XII tra cristiani ed ebrei, ci si mettono ora anche le baruffe-armeno-ortodosse.
Il mondo sta proprio cambiando !!! Obama viene eletto e tutto il mondo è contento, D’Alema e Fini che trovano un punto in comune, comunisti e democristiani che fondano un unico partito, con la caduta delle borse anche i ricchi cominciano ad imparare a piangere, e chi invece esce dai giochi è proprio quella religione su cui molti intravedevano l’ unica speranza di fratellanza, equità, pace, sostegno. Che sia un' altra illusione che dobbiamo ingoiare controvoglia...?
Salvo che domani non si legga e non si ascolti, che tutto ciò che è avvenuto ieri nella Basilica del Santo Sepolcro, era solo una scena di un qualche film che si stava girando e di cui si è data una versione poi "fraintesa". Come si sa il popolo ignorante sovente cade nel fraintendimento.

venerdì 13 giugno 2008

Giorno Benedetto , riposo mentale.


di Dario Petrolati


Buon giorno a tutti , lettori e supposti di questo Blog ,buon giorno già pronunciato alle 6 su radiotre Rai da Anna Menichetti nel presentare il palinsesto quotidiano , la Sua voce ed il terzo anello aiutano anzi spingono con grazia colta ad iniziare la giornata come se le lezioni dalla Stessa tenute fossero un privilegio riservato a chi merita assaporare il gusto del sapere, conoscere anche le più profonde note della cultura umanistica mista a saggi teneri di musica della quale la ineguagliabile Menichetti è specialista.
Oggi non so quale tempo atmosferico faccia giù a Senigallia in questo momento nè più tardi o stasera, quassù nel Nord-Est piove, tanto per cambiare, ma i patavini sanno che la giornata odierna è riservata al Santo , al Patrono della Città ( il portoghese grande predicatore Antonio ), dunque i negozi dovrebbero essere chiusi, ma si sa che il commercio inquina le anime anche le più pure e se qualcuno o tanti lavorano anche oggi , i turisti che già hanno assalito ogni angolo di Padova, ringrazieranno in cuor loro per trovare i bagni aperti chè altrimenti il disagio sarebbe stato difficilmente risolvibile, le merende, i cartocci, non sarebbero stati sufficienti a sfamare le tante bocche, ci saranno bancherelle con patatine fritte, tante in ogni angolo, trattorie e ristoranti e bandiere conficcate con aste e sventolanti, simboli di città, figure che rappresentano scene sacre e gagliardetti, sciarpe di squadre di calcio ( le più vendute e diffuse ) , è tutto uno sventolio come se si fosse vinto una lotteria o la Ferrari e la Ducati bissato i titoli mondiali. Eh si cari amici anche sotto la pioggia il turismo religioso tira e porta danaro , tanto danaro che serve sempre e come venga impiegato e sparso in mille rivoli poi non desidero commentare.
Prima , da Maurizio , l' edicolante principe di Piazzale Mazzini, il solito gruppetto mattiniero, compreso il sottoscritto, si parlava di fede religiosa, delle gare che fanno i quartieri della città per apparire più belli ed invogliare la gente a percorrere le vie piene di candele accese e tappeti rossi calati dalle finestre, dicevano, quelli che s'intendono, che da Camposampiero, ove a spalla sino a Padova, il Santo in barella fu portato tra preghiere pie e chissà, sino ad una chiesa sul rettifilo dietro la stazione, ove morì, e la chiesetta divenne enorme e fu denominata Sant'Antonino, dippoi erisero, la confusa enorme piena di doni, Basilica del Santo, con ampio piazzale e giardini colmi di frati in perenne preghiera e stanzette e gioielli artistici del Donatello, dietro l' altare maggiore e tutti gli altri con dipinti affreschi che si trovano su libri di storia dell'arte.
C'è di fianco a sinistra mentre si osserva la facciata della Basilica, lo stupendo monumento equestre del Donatello ( in bronzo ) che raffigura Il Gattamelata. E tutta la città per la giornata intera sembra scordarsi le difficoltà economiche e morali che percuotono il Paese tutto.
Si dimentica, si finge, rifugiandosi in pensieri che nulla hanno a che fare con questo momento, lungo troppo, del quale non si vede l' uscita.
Siamo distratti, anche se in prima pagina sui quotidiani locali si parla di raddoppio del prezzo dei parcheggi auto, c'è questo tram benedetto - da far ridere, che sebbene bellissimo come stile, ogni tanto si ribalta, ed allora prove su prove arrivano dalla Francia gli esperti che studiano-disegnano-esprimono pareri e si fanno logicamente pagare.
I padovani si arrabbiano ( eufemismo per non essere sboccato), cadono dalle bici o moto e tanti sono quelli che espongono spalle e braccia fasciate, anche i giovani non solo i maldestri anziani, chè sembrano difettosi i binari o sconnesse le pietre ed allora mai come di questi tempi va di moda il vedere gente " caduta per colpa del tram" , c'è poi come una doccia scozzese il prezzo che viene a costare alla comunità questa innovazione, chè essendo vuote le casse, tolta l' I.C.I. , il comune si arrampica dove può ed un appiglio l' ha trovato appunto nel raddoppiare il prezzo dei parcheggi, ma noi ancora pensiamo, senza dirlo, che tutto questo costo generale per ogni abbisogna, riguardi il vicino, noi, io pure, vogliamo pensare di essere immuni.
E non è questa superficiale moda di prendere la vita alla leggera dovuta alla distrazione degli " Europei", non so forse abbiamo ingerito un cibo malizioso che ci sta rendendo ogni giorno sempre più malleabili alle venture-sventure, forse siamo, per dirla chiaro e tondo, un pò sempre più stupidi.
Magari stasera in silenzio qualcuno per scrupolo civile in una botta di risveglio sociale sentirà il bisogno-dovere di aprire un libro di diritto, di educazione civica, un vocabolario toh., leggere e capire la differenza sostanziale che intercorre tra " disegno legge " e " decreto legge ".
Ma allora che succederà ?.
Ci sarà un sussulto, risveglio, chi avrà il coraggio e sentirà il dovere di gridare NO?.
Suvvia non gettiamo alle ortiche la dignità perduta della nostra passata cultura, la storia del nostro paese, Italia giardino di menti, il Rinascimento, l' arte ,la gloria , gli studi. In fin dei conti siamo sempre il Paese ove regnò anche Federico Secondo.
Oddio che pensiero triste constatare le statistiche ove ci dicono che dietro noi c'è solo una nazione, siamo penultimi.
Sarà solo invidia malevola o realtà ? .