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martedì 9 novembre 2010

dario.petrolati's blog


Prolungandosi le difficoltà tecniche di collegamento ad internet, Dario mi ha chiesto di inserire questi suoi nuovi lavori, sul mio blog, in attesa di tale ripristino.
Richiesta che accolgo con orgoglio e piacevolmente ripropongo ai suoi lettori, segnalandola anche sulla sua pagina in F.B. (FG)


di Dario Petrolati

Se dovesse cercarmi

Non saprei che dirle
quale menzogna scovare
se chiedesse di me
lascerò false piste
oppure dirò la verità
questo mi turba
chè non le ho mai mentito

Tutto poi
perchè
ho sbagliato strada
sono partito prima

Giorno e luogo diverso
ci siamo cercati
senza conoscerci
solo immaginando
odore
sapore
dei nostri corpi

E' stata una avventura
manco cominciata
fantasticata sopra i pioli
di traballante scala

Successe poi
cosa non so

Mi son trovato in terra
sotto il letto del fiume.

Padova 5 novembre 2010
(racconto scordato di Salgari)

Vaghe stelle dell'orsa

Io non credea
tornarvi a rimirar...
eh no son qua
e invece di udire
immaginare
le larghe lontane terre
fatico rintracciare
radiotre
quando da essa preparato
sempre con grazia

Voci che filtrano
faticano
è spessa bianca ostile
'sta nebbia
ed anche estranea

Nulla
gracida
solo tante avemaria
incatenate prigioniere

Aspetto
fingo speranza
nulla verrà
lo sento
so

Padova notte del 5 novembre 2010
(semplice bozza)


Maria Carta


Non è portoghese
spagnola nemmeno
di più
di più

Tragico volto
liscia la pelle
labbra
capelli neri
lunghi tirati

Fugge la voce
prende il cielo e i cuori

Maria muore in piedi
mentre regala parole
preghiere per altri.

Padova 5 novembre 2010
(pensiero su Maria Carta)

Pensieri

Vuoti o pieni
che so
non importa
nè serve

Parola usata
sofferta
senza padrone

Le spinte
i nomi
persone sparse pel mondo

Forse è stato
sarà
solo fuga

Padova 5 novembre 2010
(non dico nè scrivo-aspetto)


Luci del Tempo


Soffia nella notte
indica muto
all'orecchio sinistro
posti inesistenti

Il braccio teso
verso la valle nera
ch'è solo passato
come ala
gira a sinistra
eppoi a destra
non mi perda
nulla sfugga

Passa veloce
sembra uno sguardo
il gatto nero
col topo in bocca

Non me lo dice
la saggia guida
ma ho sentito il pelo
lisciarmi
i piedi scalzi
sangue raggrumato
segnarmi a firma
nome e cognome
sulla caviglia

Parla
La Guida
ancora e sempre
chè la città non finisce mai
continua a dirmi
torri e visioni
sfoglio di corsa il libro
per tradurre
capire un poco
le affascinanti "cose"

E' stato un tragitto fondo
cominciato nei "Meridiani"
presi con lo sconto
un giorno
da Claudia

Nel tuffo delle pagine
leggere
trasparenti quasi
ho creduto vedere
capire anche fatti
dietro le mura
mentre la gente faceva la Storia

Seduti per terra
prendiamo fiato
un sorso d'acqua
mentre si leva il giorno

Almeno pare

Padova 6 novembre 2010
( a spasso con Borges )


A spasso per Padova

Per sgranchirmi
aiutare il sangue a fare un giro sino al cervello
andate e ritorni
ossigenarmi la mente
prevenire il terribile "ictus"
vigliacco sempre all'erta

Passerò sopra Ponte Molino
a caso
guidato da istinto perduto
proverò a cercare interesse
per qualche manifesto
ch'è sempre difficile
vederne di belli
sia pei colori che per le linee

Farò attenzione nel saper misurare
tempo e distanze

Ormai succede sempre più spesso
che i ritorni mi sembrano lunghi
pesanti
mal calcolati
e quelle che dovrebbero essere
saggie e profique ossigenazioni
diventano ossessive
deprimenti faticose
fughe insensate

Non ci saranno lupi
nemmeno un'avventura da incubo
nel bosco della Foresta Nera

Solo quattro passi sotto l'umido cielo patavino.

Padova 6 novembre 2010
(senza bisogno di malinconia)

sabato 27 dicembre 2008

UNA FREDDA NOTTATA A PADOVA

di Dario Petrolati

Stufo ed anche nervoso.
Tutto il contrario di quanto suggeritomi per scritto dai medici, affinchè mi rassegni a condurre una " vita normale", continuo, anzi come se fosse per dispetto, a dissolvere ore e giorni, come se ne avessi da sprecare.
Che bello, sento in filodiffusione attraverso la radiolina posta sul cruscotto della mia Panda, Turandot registrata nel 1965 con la bellissima voce del nostro Franco Corelli, non sapevo fosse anconetano, quando lo conobbi a Roma. Oltre la voce aveva un aspetto veramente imperiale e le donne quando lo vedevano in scena a gambe larghe ritto emettere acuti slanguivano tacendo, poi tutti lo chiamarono coscia d'oro.
Era veramente molto bello oltre che bravo.
Ora sta interpretando il terzo atto, quello incompiuto da Puccini, ci pensò l'alunno Franco Alfano a terminare la bella favola del veneziano Carlo Gozzi , potente ed altro tanto che alcuni dirigenti sportivi della RAI, anni fa sfruttarono la musica per farne la sigla del Giro d'Italia, ed era bello vedere velocissimo quel ciclista volare verso l'arcobaleno che rappresentava il traguardo.
Torniamo a noi, senza troppo divagare, cercando di rispettare i semafori, anche se le strade appaiono vuote, vuotissime e lucide per i rimasugli del ghiaccio che la neve ed il rigido hanno lasciato, questo inverno pare davvero arrabbiato, i riscaldamenti vanno a tutto vapore e le bollette si gonfiano, al loro arrivo ci sentiremo anche più poveri.
Passa improvviso, rarissimamente, un piccolo mezzo di quelli guidati " dai rumeni", dicono quassù quando ci scappa il morto, sono diretti verso strade a senso unico, ma a questa ora nessuno vede, controlla, ed allora mi viene a mente quella freddura che non mi fa ridere sui semafori rossi che sono rispettati solo dai marxisti, c'era una volta anche lo spirito dei comunisti che sapevano far ridere, chè oltre a fare le feste dell'Unità, non rubavano ed avevano l'umiltà di avvicinarsi al sapere e cercavano di leggere-leggere, non solo faticare brutalmente.
Meglio non pensarci, eh si il dente batte sempre dove duole.
Taglio per stradine buie con lampadine gialle senza scendere dalla macchina, fuori fa freddo e i vetri debbo sovente pulirli con il panno, tanta è l'umidità, ed il piccolo motore di riscaldamento fa un poco di confusione oltre che farmi respirare aria sfruttata.
Giro a vuoto con pensieri lenti e veloci, ma quasi sempre poco allegri, anche per la stanchezza, ma quando mi prende, allora debbo uscire anche se non c'è alcuno.
Rare le povere donne in bici anche anziane che si dirigono al lavoro, vanno a fare le pulizie degli uffici, scuole, dove di giorno passa la gente e vuole vedere lucido.
A poterla vedere c'è miseria ed umiltà, di giorno la città ha un altro aspetto, per questo allora chi discretamente ha lavorato poi si ritira e lascia lo spazio ai "Siori".
Ormai anche ad occhi chiusi la mia Panda conosce la strada, trovo Via Beato Pellegrino, ed al numero sedici col telecomando apro il grosso cancello in ferro che scorre e si richiude.
Ho visto, con le luci accese, prima di entrare, una lussuosa macchina.
C'erano due giovani amanti che non sentivano nè freddo nè malinconia.
Si vedevano le luci delle sigarette accese, fumavano e discutevano, sembravano dentro un acquario, lei la conosco, abita da ste parti, è molto bella, alta ed elegante, non so che faccia.
Le poche volte che va a spasso di giorno si siede al tavolo del Pedrocchi, nella saletta verde, con le poltrone in velluto e pare aspetti, oppure chissà , magari pensa.
Tra poco andranno ognuno per proprio conto, lei salirà al suo bel appartamento e lui con una sgasata sarà in un attimo giù verso Vicenza.
Ognuno a modo suo pensa ai fatti suoi, la notte non porta pensieri, chi può agisce e vive come vuole.
Il resto è poco, solo contorno, attualmente, anche solo per guardare costa. si paga tutto.
Questa così detta filosofia di vita non mi piace, ed io mi chiudo tra libri e giornali, ascolto la radio chè la televisione mi annoia, leggo e scrivo, ma le conclusioni sono vaghe mi sembrano inutili.
Ho amici lontani e lontano i nostri pensieri comunicano fatti ed eventi sempre accaduti un poco prima.
Vizio di vivere lo penso : bere il caffè alla Wiennese, giretto attorno alla stupenda Basilica del Carmine che c'era già prima che Colombo andasse in America, il Palazzo Maldura sempre generoso coi suoi giardini e colmo di studenti solo e sempre allegri, il bel disegnato Ponte Molino coi suoi cigni galleggainti bianchi enormi, Piazzale Mazzini che pare città dentro la città e via Pellegrino con le sue suore ed i Portici che tutto pare fatto per essere immortalato da un pittore della domenica.
Eppoi arriva il giorno.

venerdì 5 dicembre 2008

PETROLATI ED IL SUO NEONATO "LUOGHI"






di Franco Giannini

La giornata di ieri si era presentata, fin dalle prime ore, non certo in modo splendido: c' era un freddo gelido ed un cielo grigio e nebbioso.
Ma quasi che fosse un bentornato a Dario, da parte della città di Senigallia, un timido sole ha iniziato a fare capolino e l' aria via via si è fatta più accettabile.
Con mia moglie ci siamo recati in un parcheggio nei pressi dell' uscita dell' autostrada per salutarlo e fargli da guida fino al suo albergo. Poi doverosamente lo abbiamo accompagnato a ripercorrere quelle vie della sua giovinezza che tanto spesso ricorda nelle sue poesie dei "Luoghi Senigalliesi". Si, perchè questo non potrebbe essere il nuovo titolo, per un suo secondo volume di poesie ? Dario, pensaci!!
Una mattinata ed un pomeriggio piacevoli, scivolati via velocemente, tra un caffè, non proprio identico a quello della Wiennese, ed un rapido saluto ai suoi parenti, in attesa della presentazione di "LUOGHI", come poi è avvenuto in una saletta riservata dell' Albergo Bice, attorniato da amici e conoscenti.
Avevo reso pubblico l' evento con vari comunicati stampa pubblicati in rete da 60019 - Vivere Senigallia - Lapiagadi velluto ( I cui link appaiono a lato del post) nonchè sul mio blog.
Con il taglio che Dario ha dato alla sua presentazione della sua opera, ci ha quasi fornito la sensazione di attraversare con lui tutti quei "LUOGHI", conoscere quelle stesse persone, da cui ogni giorno ricava gli spunti per le sue poesie: La Signora dai Cappelli Turchini, la suorina laica, Claudia, Silvia, eppoi il Maldura, Ponte Molino, Piazzale Mazzini ed ancora invitandoci ad entrare alla Wiennese per offrirci un pasticcino e gustare il loro inimitabile caffè.
Dopo una così suggestiva passeggiata mentale, non potevamo che concludere la serata, con un incontro conviviale tra amici stretti: del resto anche i poeti e gli amici dei poeti non vivono solo di poesia !
Poi un saluto, tanti abbracci. Non erano trascorse neppure 14 ore che già si passava da un felice "bentornato" ad un più mesto "arrivederci a presto".

sabato 15 novembre 2008

RICORDI DI IERI PENSANDO AD UN FUTURO


di Dario Petrolati


Di preciso quanto tempo sia passato non ricordo.
Qualche anno, ma di preciso non saprei, mi sembra fossi ancora in attività.
Quando una sera lo andai a salutare, prima di andare a casa, in Fabbrica naturalmente, Bepi, era sempre in fabbrica, dentro i capannoni, nella saletta del Consiglio, in Direzione per qualche trattativa o rogna che andava ad appianare, in giro per l' area ove provavano i vagoni, all' Assindustria, un salto e ritorno, ricordo che di sfuggita mi apparve meno sicuro del solito, mi sorrise come faceva con istrionica esperienza di vita e gli sfuggi che era sempre in attesa dei risultati delle analisi.
Ascoltavo, eravano soli in cammino pei lunghi corridoi e Bepi per un attimo brevissimo mi sembrò dubbioso preoccupato, ma senza lagna ed io, che non avevo altro e sempre ascoltato da lui come si deve ottenere quello cui si ha diritto, sia nel lavoro che nel sociale, intuii che mi parlava di se come padre, marito, uomo che non sta bene.
Analisi pensai, non della mente, che era sempre adorabilmente ed onestamente sveglio, analisi di urine-sangue quelle robe che zac! e ti condizionano tutto il futuro e devi subito prendere decisioni che non ci sono mediazioni, chè la verità il responso non guarda in faccia alcuno: ricco, povero, giovane, bello.
Superficialmente mi sembrava non saper altro dire, buttai la cosa in vacca e cercai di fare altro discorso, magari gli chiesi che pensava del Partito, ora che c' era sta proposta di Occhetto, così cercai di far deviare Bepi e lui deve aver capito che non avevo capito nulla, che era vano tentare un dignitoso sfogo con un impreparato come me.
Parlammo ancora un poco a vanvera, solo per arrivare ai cancelli ove mi compagnò: "ci si vede Petrolati, ci si vede uno di questi giorni" e mi diede la mano come si fa tra gente che non porta la tuta.
Le manifestazioni per rivendicare il giusto salario, cortei a biscia, acqua impietosa ed anche freddo, tamburi di latta, fischietti che laceravano l' aria mentre la gente guardava con poca simpatia chè s'intralciava il traffico, si ripetevano ormai come di prassi senza errori, mancava solo lui in cima al corteo civile chè per ragioni di salute ora era in ospedale, o a casa per le cure.
La cosa mi sembrava impossibile chè per il Partito ed il Sindacato lui era stato sempre presente, prima degli altri capiva e guidava.
I contratti i direttivi il giornale che sempre aveva in tasca, allora chiesi e mi indicarono dove stava di casa.
In bici lo andavo a trovare e mi faceva salire le scale sino in cucina, c' era il tavolo pieno di scatole confezioni di medicine e l' Unità aperta come se fosse la tovaglia.
La moglie mi faceva il caffè ed io stavo un pò a sentire quell' uomo-mito, che aveva la pelle sciupata giallastra di chi sta male, ma lui non si lamentava; era impietoso reale e non sognava, mi sorrideva come si fa con un compagno che si rifiuta o non sa capire.
"Vedi - mi diceva - ti impegni lotti, fuori piove e all'improvviso ti senti vecchio finito".
Ipocritamente ho sempre cercato di deviare discorso, oppure chiedere i particolari che poi capivo a fatica, che Bepi usava una terminologia medica da primario ed io certe parole non sapevo bene a cosa si riferissero,vedevo uno straccio che non mollava, ma con la testa sveglia manco dio riusciva ad ingannarlo .
Cure pesanti come richiede il male e fatica a parlare, fiacca, bisogno di riposo per Bepi seduto e curato, come se fosse un bambino.
Passò l'inverno, venne la primavera, ed un giorno davanti la farmacia sotto casa vidi il mio amico, che era anche un vanto essere suo amico, con la moglie sottobraccio come due sposini che cercavano, così mi parve, recuperare il tempo perduto in mezzo agli altri, sorridevano e scesi dalla bici; parlammo delle rondini, del futuro, del tempo, di cosa non ricordo poi, solo che mi parve sereno, sorridente.
Anche stavolta, seppure a fatica, Bepi era riuscito a non perdere; dissi come è mio solito qualche stupidaggine, chè si preparasse per le Feste almeno che al Partito uno come lui era tanto-tantissimo.
Vago sorrise, ed entrò a prendere medicine.
Continuai ad andare a trovarlo a casa, ogni tanto in bici, per cortesia-dovere-amicizia.
Venne la stagione del sole nel cielo e al solito i metalmeccanici di Padova accerchiavano il Palazzo della Confindustria, tra tante bandiere, tantissime le rosse, sempre rette con la certezza del diritto; uno mi chiese come stava Bepi Ferro ed io capii che c' era stata una ricaduta, qualcosa che mi era sfuggito. Pedalai sino all' Ospedale e salite le scale del reparto oncologico mi trovai davanti un lettino a ruote, guidato da un infermiere grosso come i contadini abituati a faticare.
Cercavo Bepi e stavo per chiedere, quando la mano del malato trasportato, da sotto il lenzuolo, accennò un "ciao" che voleva dire "addio".
Che schifo, nemmeno un vivente o morto si vedeva, pareva solo stoffa del bianco lenzuolo, se non fosse stata quella mano abbozzata, nemmeno lo avrei visto.
"Ma dai " -mi pare aver provato a dire- "che sarà breve" .
Non ricordo più nulla di Bepi vivente.
Morì subito, l' avevo visto così, per caso.
In cgil, nel cortile ove di solito parcheggiavano le macchine, ci fu una cerimonia tra gente che piangeva-piangevano tutti e l' oratore di turno che diceva due parole piangeva pure .
La città fu tappezzata di manifesti a lutto, tutta la città.
E' passato tempo, qualche anno, la "Fabbrica di Bepi" è stata chiusa, era la più grande ed orgoglio di Padova.
Ora ci sono i cinesi con un uno dei tanti centri commerciali, lavorano come matti, vendono, fabbricano, trafficano, tutta la zona industriale, la famosa ZIP con l' interporto del futuro, mucchi di container, strade e super strade veloci su cui corrono macchine e camion .
Asfalto ovunque e velocità, quando piove lamento generale, franano le strade, logicamente una pitturata di asfalto non regge.
Come le bugie di Pinocchio la verità viene a galla sempre, ma i soldi sono i soldi e questa casta è affamata sempre più.
I nuovi manager non sanno e se lo sanno se ne fregano dei sacrifici delle passate genti.
Bepi Ferro , e chi era costui !?
Noi del Centro Studi Luccini lo ricordiamo, come non possiamo scordare le memorie i sacrifici del mondo del lavoro.
Noi non possiamo : è il nostro mestiere.!

martedì 26 agosto 2008

ESTATE IN CITTA’ – Chiacchiere al Bar


di Dario Petrolati

夏天 市中心 - 道听途说 (N.d.R.: Dovrebbe essere, grosso modo, la traduzione del titolo, di cui però solamente Dario, attraverso le sue conoscenze, potrà darcene conferma)
Ancora vuota è Padova.
Eppure ci sono state cordate di andate e ritorni, almeno per televisione ho visto questo.
I bar del Piazzale Mazzini sono da un mese ancora tutti chiusi, l unico che è sempre aperto, a tutte le ore ,è quello dei cinesi, sempre sorridenti con i nomi italiani, infatti Lorenzo non si chiama così, ma ha un nome che pare una sfida, e quando mi ha detto come si chiama davvero ci siamo messi a ridere in due: io e lui. Non ci provo nemmeno, non tento la pronuncia è per me troppo complicata.
Lorenzo già dalla mattina alle 6 è di turno e simpaticamente si rivolge a tutti confidenzialmente ma con educazione.
Ha un figlio che ora è in Cina per le ferie estive, 2 mesi assieme alla nonna, durante l' anno studia a Mestre in un Istituto apposito ove oltre all' italiano,viene insegnato l 'inglese,e naturalmente perfezionato il cinese, è questa scuola adibita anche per gli italiani, sì che i ragazzi si diplomano conoscendo 3 lingue oltre alle materie tecniche.
Lavorano come turchi sti cinesi, in trattorie, negozi per ginnastica e specie in quelli eleganti del centro ove vendono abbigliamento assai costoso, si industriano in mille modi che Padova ormai ha quasi gli occhi a mandorla.
Le finanziarie ed i trasporti sono gestiti da questo popolo industrioso , anche la ex. Zona Industriale, ove anni fa pullulavano aziende meccaniche, ora la Cina con il suo spirito di sacrificio e disponibilità economica ha trasformato in città ricca e globalizzata questo lembo di Veneto che viveva sulla Sua Università e sulla Medicina.
Il problema della prostituzione e della droga non la tocca, chè quassù mai si è visto un lavavetri orientale, pensano a lavorare e questo ai veneti è molto gradito che quando sentono sudore e sforzo fisico donano fiducia a chiunque sia loro innanzi.
Quando negli anni 70 arrivai a Padova da Torino, questa città appariva dormiente quasi, invece studiava, viveva di cultura, pullulava di studenti che erano la sua ricchezza.
Eppure questa città è stata, specie in quegli anni, violenta, le brigate rosse e i neri dalla parte opposta si sono sparati senza tanti ripensamenti e le scuole per ribaltare la società hanno avuto in Padova il ventre ove era possibile imparare ad uccidere, fuggire.
Pare quasi impossibile che bastino 30 anni a trasformare la morale di una parte d'Italia,eppure quassù ha sempre governato la Chiesa,ma di fronte alla politica violenta ed allo spirito nuovo del mondo che cambia, la pistola ed il denaro hanno vinto ogni volta che qualcuno voleva le cose cambiassero.
Ora con il mondo che appare più piccolo e meno solidale qualsiasi futuro è possibile

venerdì 8 agosto 2008

SOLO PICCIONI....MA ALLORA ??




di Dario Petrolati

Solo i troppi impazziti piccioni zampettano padroni dell'intero Piazzale Mazzini.
Anche se insistono, ma non convinte, le campane ossessionano alla chiamata per la preghiera del Carmine.
Nessuno appare risponde manco le suore di Via Beato Pellegrino, eppure son tante le case che le ospitano, dove è andata a finire la gente che sempre bighellona anche senza senso, proprio non so.
Possibile che siano già tutti partiti per il mare?.
Ma se si piange miseria in ogni angolo, come è possibile allora che chilometri e chilometri di auto, tutta una coda nelle autostrade, anche se si raccomandano vacanze intelligenti, da casello a casello per televisione si vede l' Italia che va.
Con quello che costa la benzina c'è poco da ridere, bisogna misurarsi i chilometri, eppoi pagare il mangiare , dormire e spese-spesuccie per i beni voluttuari.
A meno che non ci siano parenti, sempre generosi, per ospitare, ma i soldi da qualche parte debbono uscire, almeno suppongo.
Forse tutta sta lagna che facciamo sul costo della vita altro non è che un tentativo di ingannare la Casta?
Ma mica son fessi quelli che ci governano e nemmeno gli altri ( dove sono finiti?) quelli dell' opposizione, insomma se le città si svuotano, se la gente parte, allora significa che magari abbiamo i soldi in banca o che il pianto lagnoso è solo una mossa per muovere a compassione chi può .
Ieri per esempio tra tutte le stupidaggini menzionate tra stampa e radio e tele, la scomparsa di Pininfarina era segnalata in terza , come se non ci fosse tempo a perdersi nel dare notizie su incidenti stradali, in fin dei conti ce ne sono tanti.
A parte che si tratta della morte di un Uomo, i responsabili dei notiziari avrebbero fatto cosa anche educativa in senso civico , se si fossero fermati a sottolineare che Pininfarina andava a lavorare in motovespa, non in macchina con l'autista, Lui ultimo erede della prestigiosa dinastia dei Farina, discendente diretto di quel Giuseppe ( Giusepin-Pinin amicale), che per meriti altissimi nel campo del lavoro, la Presidenza della Repubblica nel 1960, riconobbe che il Pininfarina doveva essere riconosciuto come unico legale nome-cognome anche negli atti privati e legali.
Venne dato atto ad una persona che per il suo alto lavoro dava prestigio all' Italia nel mondo ed il paese ricambiava, tramite il Presidente dela Repubblica, riconoscendo all' Uomo ed ai discendenti che la sigla famosa anche nel campo dell' arte, ormai, era diventato nome-cognome-simbolo ( tuttuno) per identificare i prodotti del gusto anche industriale, dell'Italia, nel mondo.
Quanto sopra per inciso, che a parte le Olimpiadi, ormai ognuno può dire la propria, le vacanze tribolate, le sceneggiate napoletane che Berlusconi come unico mago fa scomparire montagne di spazzatura lasciando tutti a bocca aperta, c' è anche da vedere dalle parti di Ponza, proprio in alto, come tra le nubi, la Villa di Bruno Vespa, che le guide turistiche indicano come l' ultima meraviglia del mondo.
Adesso i piccioni scappano, è arrivata una macchina dalla stazione, senza passeggeri, però, si ferma sulle apposite strisce ed attende che qualcuno chiami per un servizio.
Un sole indeciso arriva e scompare da dietro l'enorme magico Cupolone del Carmine, le campane, mai stanche riprovano a chiamare gente,che forse aveva fatto solo tardi.
Gli altri, sono andati tutti via.

giovedì 7 agosto 2008

BISOGNO DI SICUREZZA...ANCHE ECONOMICA...


di Dario Petrolati

Senza clamore.
Ad Albignasego, comune ricco gestito dalla Lega in periferia di Padova.
I vigili , la squadra del buon costume, men che meno i soldatini mandati da Roma, osano entrare in case private di gente normale, a meno che non siano chiamati per fatti di cronaca.
Ora succede che in sei famiglie, tanta è la conta sino ad ora, per BISOGNO, parola che non giustifica ed ammette male interpretazioni, madri con figli a carico siano costrette a praticare meretricio in casa, sul letto matrimoniale.
Ed il quotidiano locale patavino mette l' articolo in bella evidenza come se si trattasse di malo affare, fatto di cronaca nera - giustizialista chè la Città del Santo non può sopportare un simile affronto, non bastavano già le strade sorvegliate ora nel buio più nero mentre Zanonato si pavoneggia come uno dei più morali sindaci d' Italia, 500 euro è la salata multa per chi viene trovato fermo, intenzionato a trattare con le puttane da strada.
La vergogna di non sentire responsabilità per quelle famiglie normali che hanno dovuto scegliere, perchè costrette da bisogni ormai ossessivi, non turba le vacanze e le chiacchiere delle belle famiglie che gestiscono il bel Nord-Est, terra di ricchezza e di conquista che ancora rimpiange gli Asburgo chè sapevano fare di conto e tenere l' ordine e separate le classi sociali, si usava il " comandi ?".
Gli eletti dal popolo dicono e fanno operazioni di finanza internazionale, tanto che gli enormi palazzi di solo vetro da cui si vede fuori ma il contenuto manco s' immagina, cambiano nomi con una rapidità incredibile e sono matrimoni-fusioni di banche e finanziarie dalla storia antica che parlano lingue informatiche .
Mescolano indifferenti i Monti Senesi e le Olandesi-Ispaniche,non si vede la valuta ormai, si immagina .
Di notte Tokio chiama ed una macchina agli antipodi risponde senza che ci sia necessità logica, la famosa finanza creativa che sempre Tremonti ha in bocca fa e disfa, prevede e nega poi il giorno dopo.
Così che se poco tempo fa esisteva la razza padrona e ci volevano le raccomandazioni del prete per trovare lavoro, ora anno 2008-agosto-, per non finire chissà dove e non si sa quando, si arriva alla prostituzione di quartiere. Altro che Pechino - Olimpiadi, Pace e Guerre, siamo sotto casa anzi dentro ad avere il senso, la puzza, della dignità perduta, i sorrisi spenti e le pessime previsioni che nessuno osa più nemmeno pensare a breve raggio.
E fino a pochi mesi fa c' era un galoppatoio da quelle parti, una discoteca del sabato sera, il lunedì macchine fuori strada con ragazzi imbottiti di droga.
Adesso così, come se nessuno lo prevedesse , si scoprono famiglie che si vendono, furie di genitori e figlie.
Galoppa sempre più celere un senso di disfatta come in un film ultimo di Bergman, più tardi la gente chissà se commenterà oppure si sentirà meno sola, prendendo esempio da vicini più realisti,vinti.

mercoledì 6 agosto 2008

PIOVE E C'E' IL SOLE, I VECCHI FAN L'AMORE


di Dario Petrolati


Cosa stia accadendo non mi è troppo chiaro.
Almeno secondo logica o morale quando piove si prende l 'ombrello o qualcosa per ripararsi dalla intemperia, adesso quì a Padova sta piovendo, ma la gente si sente protetta e sicura , pare che non ci si debba più preoccupare di cose e cosette, chè c' è una categoria di persone che pensa a tutto nel nostro subitaneo interesse.
Niente paura di malattie, niente paura di soprusi, del buio è finito il tempo dell' uomo abbandonato al suo destino.
Le strade ora sono percorribili ed anche i marciapiedi, finalmente non ci sono più i truffatori ambulanti di colore che vendevano per pochi soldi collane e giochini facendo una concorrenza sleale ai commercianti che pagano le tasse.
Ed è anche nuovo il constatare che Via Niccolò Tommaseo ora finalmente è ritornata ai padovani, tutte quelle persone adagiate sugli scalini d' ingresso davanti alle cucine popolari di Suor Lia, che aspettavano l' apertura per poter mangiare senza pagare ora stanno ordinate in fila e parlano piano senza più dare uno spettacolo da terzo mondo, i soldatini mandati da Roma per proteggere i bravi cittadini guardano con disagio senza incutere timore a chi è già disperato in cuor suo, ma chi passa in questa strada diventata famosa chè Suor Lia e molte persone volontarie sfamano i poveri-non solo di colore , ma anche patavini, si dice a Padova " mense popolari" e tutti sanno che là in Via Tommaseo c' è un posto sempre disponibile per sfamare chi non può provvedere da solo.
Dopo il Santo, quello che frutta tanto per i miracoli raccontati, Suor Lia dona in silenzio e riceve senza far sapere aiuti così tanti ed urgenti che anche i Politici, quelli che contano, sanno essere ormai una Istituzione.
Il D' Alema quando era premier in una visita alla città, prima di andare dalle autorità locali, si fece portare con la scorta blindata da Suor Lia, c'era la RAI a ben fotografare il fatto ,la città anche quella politicamente della così detta destra apprezzò il gesto e si dispose favorevolmente all' allora Massimo, gesti da furbi, compiti con scopi non troppo sottili.
Ora quei posti sarebbero sorvegliati da soldatini che intristiscono per l'uso che ne viene fatto, ed anche la famosa Via Anelli , dove venne eretto un muro per separare e ripulire un quartiere ove vigeva la legge della droga, ove in una stanza dormivano in 10 persone , pagando affitti in nero, ed i padroni divenivano ricchi ed arroganti ogni giorno di più, facendo la parte delle vittime davano spazio a pagamento ai diseredati che si prostituivano anima e corpo, anche quella Via ha contribuito a giustificare gli osanna di gente che sembra benedetta dal Signore, che in realtà pensa solo al danaro al cumulo dei beni fatti in fretta di nascosto alla faccia di chiunque.
Tra soldati spersi, ma che rappresentano il potere dello stato centrale, quanta pubblicità sciocca ed in malafede, e gente che guarda inebetita come se le truppe fossero venute a liberarci , darci quello che ci manca che ci serve, sembra di essere diventati automi, anche più poveri ed incapaci di ragionare.
Cominciano le Olimpiadi di Pechino, parliamo piano che in giro la nostra Casta esprime giudizi contrastanti, stiamo in silenzio a pensare, respiriamo piano, chè ci vedono ed ascoltano.
Si ricorda qualcuno quel manifesto del ventennio ?
FOTO: Non è un oggetto misterioso, è la "tessera" del periodo bellico che pochi ricordano o hanno veduto, e che ritornerà di moda fra pochi giorni corretta e modificata da Tremonti. Il tutto ben ambientato con l' innesto dei militari, ...pardon delle forze di sicurezza.

sabato 2 agosto 2008

GIRO DEL MONDO GRATUITO CON I LOW COST




di Dario Petrolati




Forse per l' ora o anche, più semplicemente, potrebbe trattarsi di un autista sciocco.
Peccato, proprio sopra Ponte Molino andare a quella velocità, strombazzare col claxon e lanciare una sguaiata risata " all'americana ".
Mi ero fermato quasi a metà e stavo pensando, osservando, il pennone vuoto, senza alcuna bandiera, pareva quasi una piccola antenna se non fosse stato per il colore azzurro dell'asta e la punta romboidale ove di solito si allaccia il fiocco.
Mi ero fermato come un turista, quasi, che osserva il pulito cielo di mattina presto e ruba con lo sguardo tetti e mura di una città che sempre più confusamente mi affascina e turba per le troppe cose che ignoro, fatti che scopro ogni giorno aiutandomi con la lettura di pietre incise e murate, mai senza una ragione.
La scena volgare ed inaspettata quasi mi gelò, ma poi pensando al significato di questo giorno ( La Strage di Bologna ) mi mossi andando ad acquistare il quotidiano sotto l' Arco, dentro anzi, Ponte Molino.
Geniale il giornalaio, bisogna anche avere tempo da perdere, notai sotto la valanga di carta esposta per attirare gli acquirenti, si era ricavato l' edicola da un complicato enorme buco nell'antico muro,come se fosse il segno lasciato da una bomba di un aereo.
Il pensiero durò poco chè ancora dovevo pure passare a sentire il sapore del caffè alla Wiennese.
Ho ritrovato in ufficio degli appunti stesi in un momento di pausa, ascoltando la radio ieri alcuni sociologii su Radio 24 dissertavano sui voli aerei, costo e influenza sul come passare il tempo.
Facendo nomi e cognomi siamo arrivati ai low cost, voli che ci permettono di girare per il mondo a prezzi stracciati, basta fare prenotazioni almeno 15 giorni prima e con trucchi di spazio e piccoli sacrifici estetici ormai si vendono-comprano luoghi sempre assolati dai nomi esotici per rendere tutto più facile, regalare la vita, sempre sognata.
Signori, si viaggia, pare, i soldi non servano più.
Da Orio al Serio si arriva a Capo Nord.
Anche se non ci si deve andare, basta recarsi in un aeroporto anche per fare quattro chiacchiere, passare del tempo con aria condizionata ove non si sbuffa per l' afa, ci sono super negozi, vetrine, luci.
Dolori e preoccupazioni quasi scompaiono.
Sono i meriti di questa " civiltà" che l'apparire e l'esistere formano cocktail inebrianti quasi a renderci la vita un sogno da cinema.
Si parla di calorie, come si possono sostituire cibi con altri,che dimentichi dei redditi reali costringerebbero a ridere di meno, chè i conti matematici anche se rateizzati, arriva il giorno che debbono essere onorati.
Si cambia facilmente argomento, si passa rapidamente dalle riserve petrolifere a quelle di uranio,o altre fonti energetiche.
Siamo diventati tutti specialisti, non per altro la categoria dei tuttologi aumenta di giorno in giorno, solo piccoli particolari, ogni tanto all' improvviso sbucano fuori, allora si cambia discorso.
La pietra che sempre sbarra la strada di ogni piacevole ed intelligente conversazione è sempre là, improvvisa, ed ancora una risposta convincente nessuno è riuscito a darla: " Ma le scorie, le scorie poi, come e quando si eliminano, a che prezzo ? ".

mercoledì 30 luglio 2008

4 AGOSTO: SOLO SEI MESI DI PROVE... MA PER COSA ???


di Dario Petrolati


Pare quasi essere diversi.
Ma adesso che arrivano i soldati, saremo più tranquilli.
Tutte queste facce, colori e vestiti strani, gente che sdraiata chiede carità.
Era ora che qualcuno ci pensasse.
Non si può andare a Venezia, a spasso dopo cena cercare un poco d'ombra, fare i cavoli propri, dopo una giornata afosa, che ti trovi assalito da gente estranea, uscita dall' ombra che ti tende la mamo e supplica: fame, un euro per favore fratello.
Non è giusto e poi se uno è anche un poco sensibile rovina tutto, anche le immaginate serate fuori casa, piuttosto che sempre davanti la televisione.
Finalmente dal 4 agosto torneremo ad essere una nazione da cui prendere esempio.
Anche Padova potrà fregiarsi di avere i suoi soldati che garantiranno per la gente per bene.
Intanto le città prescelte e meritevoli sono 10 in tutta Italia, e Padova è fra queste .
Certo che rimane il fastidio di quando si vede per telegiornale tutta sta gente travestita, stracciona che sbarca sulle nostre coste come se fossimo il paese dei balocchi.
Per fortuna che abbiamo dei governanti che saltano il riposo notturno pur di pensare a come poterci togliere pensieri , sì che si possa ritornare ad essere il giardino d' Europa.
Intanto ci sono marinai e finanzieri che con guanti ed armi tentano di difenderci da questo assurdo assalto alle nostre belle rive, succede sempre giù, nel Meridione, si strappano i capelli e gridano come se fossero inseguiti da bestie feroci.
Barche e barconi sfasciati. Nessuno è stato. Senza nomi. Menzogne lunghe un anno , eppoi sparire lungo il nostro Bel Paese, arrivare sino a quassù e di tutto fare un meretricio.
Intanto nelle città più colte, vedi Firenze, Venezia ed altre ancora, per ordinanze dei Sindaci, è già vietato buttarsi per terra e suscitare pietà pur di raccogliere moneta, par quasi ci abbiano preso di mira chè tanto sanno che ci impietosiamo subito, ma non è giusto che poi assieme alle droghe e droghette varie la nostra migliore gioventù si confonde,viene ingannata e nei ritorni dalle discoteche succedono incidenti e stragi del sabato sera.
Finalmente dopo tanto soffrire e lavoro è arrivato qualcuno che sa il fatto suo. Torneranno i turisti per ammirare le nostre bellezze naturali e l'arte che ovunque , dentro musei e castelli aspetta solo d'essere mirata chè siamo il Paese che ha la fortuna di possedere testimonianze per acculturare le generazioni dell' intero mondo.
Allora il 4 agosto diverrà per noi una data solenne come per la Francia il 14 luglio.Luci e spensieratezza in ogni strada, torneremo finalmente ad essere padroni a casa nostra.
Però questo desiderio nascosto mi causa tanta vergogna, ho l'impressione di essere egoista come se quasi fosse un gioco. Forse sono confuso e tutto questo desiderio altro non è che il frutto della miseria che circonda il globalizzato mondo.
Dalle Olimpiadi di Pechino ai no gridati e soffocati per tante, troppe, ingiustizie minacciate , va a finire che mi metto in fila alla meschinità più vergognosa.
Questo articolo è stato anche postato, dietro autorizzazione di D.Petrolati, con il titolo originale Moda, sul sito:

mercoledì 23 luglio 2008

LAGGIU' ABITA ANNALISA.


di Dario Petrolati


Nel fresco rosato della mattina che tarda.
Rifrange sui mattoni e sulle lapidi il timido sole che sorgerà più tardi.
Davanti ho Ponte Molino.
Mi fermo per osservare sotto nel Piovego (il fiume che attraversa Padova: N.d.R) i cigni che di già giocano, i piccoli neri, mentre immobile presuntuoso il bianchissimo enorme capo finge di dormire: osserva.
Chissà se avrà pensieri il bellissimo cigno o agirà solo d'istinto, magari aprendo poi le ali, stendendole al sole farà un gesto, lancerà un accordo ed allora l'intero branco risalirà la corrente lenta-lenta sino alla Torre dell' Osservatorio di Galileo dai mattoni fatti a mano pressati e cotti al sole come si dice facessero una volta.
Ma prima o dopo vedo la targa di Via Dei Savonarola, sempre ci passo ed ora solo mi ricordo che in fondo alla disarticolata strada c' era un cinemetto di quelli poveri, ora solo rammento, ove uno si faceva la fila per entrare a vedere " l' ultima neve di primavera".
La storia lacrimosa di un bellissimo bambino che fece piangere tutti gli spettatori, chè il bimbo alla fine moriva tra le braccia del papà.
Ogni volta che si accendevano le luci per far riposare la macchina delle proiezione, si sentiva un rumore scordato di lacrime e fazzoletti ,ma erano giovinetti, eppure tutti piangevano, quasi con gusto, chè molti videro il film addirittura 2 volte.
Fu un filmetto poi scomparso dal giro, ma fece storia per le lacrime versate, forse allora eravamo più buoni, ingenui, fessi.
C' erano meno luci in giro e si girava di notte sotto i portici bui senza paura, nemmeno concependo assalti o violenze, si sentivano allegre risate di ragazze che con la pancia addirittura e la bocca larga dicevano parole grasse simpatiche colme di intese amorose, come solo le padovane belle possono e sanno fare.
Che lunga bella difficile edificata a caso, questa via che pare parli, le case sono piene di piccole storie borghesi e proletarie, non sanno tacere si sentono voci in dialetto che dicono - dicono ed io non capisco, mescolato a radio che trasmettono notiziari locali, intercalato continuamente dalla parola " mona " dai tanti significati che ogni volta ho chiesto spiegazioni anche a ragazze e quelle ridendo con le gambe lunghe senza tante storie si toccavano il basso ventre dicendo: questa!.
Vuol dire anche fesso, ritardato, porca miseria, ma il più delle volte significa ritorna da dove sei venuto, che può essere anche l' augurio : tu possa tornare alle origini ventrali ove eri protetto e stavi in pace.
Ed allora lo dicono signore di bell' aspetto, che hanno profumo che turba solo a vederle, lo ripetono con voce irata e sgraziata i muratori nel passarsi i mattoni al volo di mano in mano mentre rifanno un muro , aggiustano un arco.
Quest' anche è la Padova che scopro e rivedo con occhi ed anni diversi, passati senza che mi accorgessi di tanti perchè.
Ha la pavimentazione rifatta da poco Via dei Savonarola, a sassi tondi quasi tutti uguali senza una buca, ed archi fatti a caso, eretti da muratori della domenica, per proteggersi dalla pioggia e fermarsi avanti ai portoni per fare quattro ciacole, prima di ritirarsi o fingere.
In fondo, in curva tutta storta come un mal di pancia, c' è un ponticello pedonale che serve per abbreviare la strada, passare dalla riva sinistra del Piovego alla parte opposta.
Tutto a caso d' istinto, come i giardini improvvisati sopra le terrazze, al posto dei tetti, ove le serve stendono la biancheria lavata, per asciugarla al sole e all' aria che si spera più pulita.
Da queste parti abita Annalisa, mi ha detto il numero civico ed il telefono, ma l' ho perduto , non ricordo.
Sabato uscirà di casa per andare in Olanda.
Partirà la mattina presto in treno, solo tre giorni, per sfogare la mente e fumare a piedi tra la gente che usa solo bici.
Eppoi basta, altro non so.
Tremava ieri mentre studiava, sembrava avesse freddo, ma io ho sentito, pensato che la sua è solo purtroppo inquietudine, paura e voglia di sparire.
A 22 anni stufa di vivere senza dirlo, stremata da pensieri onirici, un corpo da ragazzino, se non avesse il piccolo accenno dei suoi seni parrebbe personaggio di film svedese, uno di quelli di Bergman prima che l' assalisse la depressione, la crisi esistenziale per questo campare difficile.
La sosta, i pensieri, l' acquisto di Repubblica, tornare indietro a Ponte Molino tutto è durato brevissimo, sempre la testa occupata per la cupezza di Annalisa.
Se questo è vivere io non so.

domenica 13 luglio 2008

I CIGNI DEL PIOVEGO


di Dario Petrolati


Stamattina Maurizio (il giornalaio) è chiuso.
Per turno, la domenica, oggi, la riserva alla sua piccola famiglia.
E' la moglie colombiana, ed ancora con difficoltà si esprime in italiano.
Ossigenata e ben piantata, solleva pacchi di giornali senza sforzo, li passa a Maurizio che li divide con sveltezza e piega a mucchi a seconda delle testate. Son così tanti i prodotti che gli edicolanti debbono esporre, altrimenti se non mettono i mucchietti della Panini, il fornitore per la piazza di Padova non da il Corsera o altra stampa, insomma giochetti luccicanti per bambini sono vincolati a ricettari da cucina e mille altri gadget che coprono allegramente la storica edicola di Piazzale Mazzini.
Maurizio da persona colta, da spazio ai tanti libri scontati, specie la serie nuova o fondi di magazzino, come i Meridiani, che vanno a ruba, ed è vero che quei giorni stabiliti la gente che legge si mette in fila.
Allora stamattina, dopo la Wiennese (bar-pasticceria), ho fatto un passeggiata sino a Ponte Molino, appena qualche metro oltre, poi a sinistra: trovi l' edicola alternativa a Maurizio, incassata sotto l' Arco , tra mura medioevali hanno ricavato una sicura vendita esposizione di stampa. La gestisce un ragazzo col sorriso stampato, visto che non c' è nessuno in giro, sapendomi di laggiù-marchigiano s' intende- mi ha chiesto notizie di Ancona, del Conero, eppoi giù sino ad Ascoli con dovizia di particolari mi ricordava la Piazza ove il Meletti accoglie la bella borghesia della provincia.
E voleva cortesemente sapere e dirmi di quando fece servizio a San Benedetto, era militare, durante le elezioni, in un seggio.
Mi parlava con entusiasmo della mia gente e dei posti che di corsa in pochi giorni aveva scorso come in una zoomata ed anche vagamente mi parlava della "Stanza del figlio " di Moretti del porto giù alla Stazione Marittima, ove fu girata una scena straziante, rumorosa e dolorosa, era l' addio espresso dai due coniugi impossibilitati ormai a vivere assieme, dopo la morte dell' unico figlio.
E ritornammo alla Bora, che parte da Trieste e finisce a S. Benedetto , le palme del lungomare, la cortesia quasi ridicola della gente marchigiana, non servile come appare quassù, ma semplice buona come tra parenti.
Ma io volevo sapere dal ragazzo sorridente, curioso disposto a chiarire per cultura reciproca, del piccolo fiume o rivo che passa lento , stagna quasi, sotto Ponte Molino, sempre trasparente coi cigni che beccano l'acqua e succhiano le lunghe pulitissime erbe che sembran capelli di natura vergine e verde, una dea mitologica che passa sempre da queste parti ed arriva piano piano all' Adriatico dopo tanto camminare tra paesi e campi silenziosi ampi piatti senza colline come giù da noi.
Beh. mi ha detto il ragazzo, il nome completo del fiume è Piovego, ma questo pezzo imbrigliato che poi passa anche per la zona industriale, allargandosi e quasi si ferma, è il Tronco Maestro, l' asse principale del fiume che cinge Padova appena fuori le mura. La protegge , pare e sempre storicamente è provato, allagasse la città nei punti meno protetti: onde Padova città d' acque. Ma i patavini seppur piangenti sempre come nel parlar sfruttarono tutta l' acqua per far girare le ruote dei Mulini per fabbricar farine e macinare pietre sino a renderle polvere per utilizzarle in costruzioni e se uno si gira o guarda in alto vede sto bianco dappertutto, quella pietra dura di colori vari e quella istriana, dalmata rossiccia , tutto adoperato per edificare aggiustare ornare le troppe chiese chè molte sono solo vuote ormai, solo per turisti o trovare ristoro quando fuori c' è troppo caldo ed allora tutti pii ci si chiude nel buio della casa del Signore.
Sempre il ragazzo, mi fece vedere la Torre attaccata quasi sempre lungo le mura ove Galileo speculava il cielo e scopriva e vedeva verità che poi fu costretto a negare per ordine del papa, i mozzi ove sono incollate maldestramente lapidi che irridono ad Ezzelino da Romano, non era credente, antipapa come il nostro Jesino Federico, tutta na fede sto popolo dalla parlata fiacca eppure ha sempre odorato-venerato il luccicar ed il contare soldi.
Dietro ad ogni espressione in lingua pura il ragazzo non pareva certo un discendente del Ruzante, si sentiva dalla sete delle domande e risposte che faceva.
Confrontammo la stupenda Piazza di Ascoli , Piazza del Popolo,rinascimentale che io vissi anche in un carnevale notturno, quando rimasi imbottigliato tra la folla molti anni fa, con l' altra piazza che sempre a mente mi viene per reciproco confronto quella di Vigevano, spezzata a metà, invasa dal Castello di Lodovico il Moro enorme mastodontico e nero come la pelle del condottiero. E forse mi sembra più minacciosa e colma di storia quella della città dello sfortunato affascinante Lucio Mastronardi che mai scorderò.
Entrambi avevamo voglia di scambiarci opinioni e rinfrescare quanto di bello o misterioso ci attornia mentre durante la giornata badiamo ad avvenimenti di nessuna importanza, solo impellenti per tirare avanti, giorni che servono a scrivere sul calendario da muro le scadenze delle bollette sempre più onerose e frequenti.
Va bene così, allora, anche se non mi va per niente.
Che faccio?, pago la Repubblica , ci salutiamo e prima di richiudermi in ufficio, passo di nuovo alla Wiennese, sono un vizioso.

sabato 12 luglio 2008

IL PIACERE DI UNA RINUNCIA




di Dario Petrolati

Ora c' è il terzo anello che mi accompagna.
Dalla piccola radiolina poggiata in equilibrio precario sulla mia scrivania vengon le note terribilmente celestiali Paradiso-Inferno dell' Agnus Dei sorrette ubbidienti in fila dal mago Riccardo Muti. Avendo la finestra aperta entra la nebbia dal sapore notturno, nebbia zuppa come quella lucida bagnata che appare sulle groppe dei cavalli dopo corse-gare al Campo di Siena, che vidi con orrore, quando sbavavano nervosi ed irritati, per le dolorose frustate che anche Aceto senza delicatezza, ma con furore, spargeva generoso sulle groppe dei puledri e la gente gridava, feroce gridava tutta eccitata, come ai tempi antichi dentro le arene sopra i gladiatori.
E chiudo la camicia rosa ch' era sbottonata, tutto il sudare mi si attacca come se fossi il muro del Maldura ove poco fa, scorsi attaccare, simili ai tatzebao bianchi, enormi annunci per i neo-dottori, parole scritte a mano e tette disegnate per le ragazze, che oggi rideranno, grideranno, faranno festa, non sapendo volutamente, che tra poco ci sarà l' ingresso nella gara della vita, a lame lucide per guadagnare, ed anche i saluti e le amicizie che parevano immortali-eterne spariranno nell' interesse dell' agro capitale.
Più tardi, se verrà il sole, pare non abbia voglia oggi, saliranno a piedi scalzi sulle panchine e bagnati dagli schizzi di vino allegro, canteranno i cori di canzonacce, sempre quelle da chissà quando, forse c' era già il Marchesi, od anche prima davanti al Pedrocchi, in dialetto quasi ruzantino, poche parole, e più pesanti l' espressioni saranno, tanto allora si crederanno spiritosi.
Giorni di matricole, spensieratezza breve , qualcuno che si ferma e tira diritto negando assenso all' allegra rapida gioventù.
Questo è un mondo reale che dura poco, permesso ancora, rubato agli ultimi giorni dei sogni, progetti, ambizioni per il futuro che nessuno sa , ma sente il proprio più generoso dell' altro vicino.
E ieri sera, dopo tanto programmare, telefonate a Bassano e fissate l' ore, chiusa la porta a chiave mi sento due mani dietro la schiena ed una voce scordata quasi, che ride piano e grida educata come in preghiera, dicendo: "Ciao".
Non ricordavo più quasi il timbro della giovane voce, eppure sana -amica, di scatto mi giro e vedo Anna.
Nel cortile, ormai è tardi, è a piedi e non indossa ancora le vesti di suora, "fortuna" rapido penso. "Ciao" , ripete e sorride dietro ai leggerissimi occhiali da lettura perenne.
Anna, ma da dove vieni, così improvvisa inaspettata con le calze bianche e sottili ed un vestito spezzato leggerissimo tra l'azzurro ed il grigio, come quando venisti a salutarmi l' ultima volta prima di partire per il Campo Scuola su a Firenze, ove tra colleghe, tutte più grandi e molti bambini passi la tua giovane età, votata agli altri.
Ma non è tempo di malinconia, Anna suorina laica, appena 33 anni ora da Pizzo Calabro, niente lacrime nascoste e questa volta il fiorellino bianco che dimenticai allora quando partisti avrai e subito, ma fresco e bianco come i tuoi pensieri le preghiere doppie e brevi per me che sai non credente, ma tu che bella pure sei tenti di salvarmi ed io ti lascio credere che quasi stai spostando la mia perduta fede verso un limbo che tu conosci.
Quante volte ti sei raccomandata l' acqua nel bicchiere per il fiore dimenticato che nella tua mente avrei dovuto porgerti mentre ci abbracciavamo prima che partissi.
Il fiore, il fiore e l'acqua sempre da più di un anno continui a dirmi e di guardare il Cupolone per te con occhi rispettosi.
Il Cupolone, lo sai ragazza è la Basilica accanto, il Carmine superbo ramato, ove preghiere sveltissime dicevi sempre la mattina, dopo aver studiato, approfondito Camus e Sartre, chè nonostante già laureata portavi coraggiosamente avanti la tua battaglia esistenziale iniziata da bambina mentre tua madre, cattiva, in profonde depressioni e lunghe e pesanti si chiudeva laggiù a Pizzo per ogni tuo traguardo superato sempre con entusiasmo, ragazza di Calabria.
E nell' abbraccio stretto di ieri sera, stretto come si stringe una donna viva e giovane, vergine e timorosa anche di perdersi tra singhiozzi negati per non peccare, ho sentito il seno racchiuso sotto la veste ed il timore reciproco di rompere un giuramento, come se poi abbandonata e turbata già cosa e dove saresti potuta finire.
Le colleghe sotto i portici, ove avevi la tua cameretta, serbano rancore e non capiscono, gelose, provano fastidio per il tuo splendido sorriso ed il continuo rumoroso chiasso che fai quando passi chè ti porti dietro idee e pensieri a loro sconosciuti, estranei, non bigotti.
Allora un giorno è arrivato l' ordine per il tuo trasferimento, non si può sempre sorridere al prossimo, a testa china, penosa avresti dovuto procedere ed allora per umiliarti, punirti lassù in Toscana ti hanno spedito, sperando di renderti più cupa come quando loro passano di corsa attraversando Piazzale Mazzini.
Hai ubbidito e so, attraverso i tuoi scritti che adempi e curi la tua missione con onore ed intelligenza rara.
Che ci siamo detti, dopo l'attimo dell' improvviso incontro, quali parole bene non ricordo.
Io ti ho guardato, rimirato, quasi piangevo per la contentezza e la paura nervosa improvvisa, tu parlavi sempre velocissima.
Di cosa Anna, di cosa, non di preghiere, non di madonne, ecco parlavi chiedendomi sempre e solo di me.
Hai voluto sapere tutto, sul mio lavoro, la mia tristezza, i miei pensieri che già attraverso il blog che quotidianamente leggi e perciò sai che io sono innamorato mentalmente della suorina laica, ma tale argomento non mi rimproveri, sento che mi preghi tacitamente di continuare a volerti bene, ma di nascosto, senza dircelo, amore come proibito, sacrificato, offerto per una fuga che potrebbe avvenire, ma senza data e luoghi.
E' inteso Anna ci vogliamo bene pulitamente, ed anche fisicamente sentiamo il bisogno di perderci, ma forse non è ora oppure è già passato il tempo.
Ecco una espressione ricordo di te, mi mormorasti di non tradirti, di pensarti e desiderarti sempre ovunque, le altre donne, tutti quei nomi sul mio blog ti fanno soffrire confondere non vuoi sentire la gara , temi di non riuscire ad essere femmina anche se senti turbamenti interni continui.
Tutti quei nomi che leggi ti causano mal di testa e non puoi pregare esternare davanti all' altare di sciogliere la promessa che da bambina facesti.
Anna è donna piena gonfia di amore che potrebbe rendere e creare una famiglia serena, avere un amore umano e forse potrebbe essere felice.
Ma come vola il tempo, allora è tardi.
No a Bassano non vuol venire, ha il biglietto ferroviario in tasca, la prenotazione per Pizzo.
E' passata di corsa per vedermi, salutarmi, dirmi, abbracciarci nel cortile come dannati impossibili forse predestinati ad un futuro , breve o lungo,non si sa.
Davanti alla stazione, dove tutti si salutano sbracciandosi, ci siamo lievemente sfiorati la bocca.
Ho avvertito le sue labbra tremare.
Potevo allora andare a Bassano, dopo?.
Il treno subito è partito, sono andato al bar, ho bevuto un caffè, tanto per abitudine eppoi sono andato a casa....
....Ma non ho cenato.

mercoledì 9 luglio 2008

NUTRIMENTI DELL' ANIMA E DEL CORPO (momenti di vita...)




di Dario Petrolati




Che bella stamattina.
Ovunque sbatte il sole rosa, sulle mura dell' Arco di Ponte Molino, e se mi giro a metà, come per gioco o in film di fantasia, c' è l' ancora deserta stupenda Via Beato Pellegrino lunga-lunghissima, misteriosa, affamata di giochi e grida di ragazzi che più tardi l' affogheranno, l' ombra calda amichevole da una parte con i portici restaurati e dalle luccicanti porte antiche, sempre chiuse, ma dalle quali traspirano preghiere sussurrate che si levano dalle gole delle suore di vari ordini ed età, l' altra parte avanza o arretra secondo l' altezza dei palazzi, la luce non ancora calda di questo sole la cui sagoma so solo ricordare. Non si vede, sta nascosto quasi, dietro a qualche curva degli Euganei o Castello antico ed allora di riflesso questa luce trasparente arriva di corsa lo stesso e si fa vedere e sentire chè oggi deve essere giornata allegra, festosa.
E da Maurizio (l' edicolante NdR) infatti c' è la fila, tra persone anziane che formano un' immagine inscindibile coi luoghi attorno l' edicola ricoperta di giornali e giochini, ragazzi coi pantaloni corti che vanno a piedi o in bici per le varie Facoltà sparse per la Città.
Tutti ci si saluta come se fossimo da tanto conoscenti. Ma tu chi sei e tu che mi guardi col volto leale di ragazza intelligente, quasi senza trucco, coda di cavallo bionda e bici che sembra improvvisata, fatta coi pezzi di vari recuperi, scatti improvvisa dopo la fermata a striscio, presa la Repubblica o il Manifesto, chè sempre ficcanaso o curioso debbo sapere chi saluto, a chi dono il buon giorno, e vedo con speranza che questa bella gioventù è orientata come me , non ho mai visto uno di loro prendere Libero od altra stampa di regime. Buon giorno dico, buon giorno ricevo e via che la vita di questa giornata comincia bene nonostante le notizie stampate od urlate all' americana.
Si sente voglia in giro di reagire come se l' incubo, la cattiva previsione cupa globale fosse stata solo una sciocca minaccia di pessimo gusto. Ci sono i libri, si legge, si studia, si pensa, fuma e sorride al bosco appena aperto del Maldura, dove c' è cultura non alligna inganno, il bello sapere ha preso il sopravvento sul costo pesante della vita, e tutti i nuovi termini usati nella finanza globalizzata sono ridicolmente accantonati come vecchi pezzi di carta bianca senza scritte. Ancora una volta l' intelligenza giovane ha prevalso, il desiderio di conoscere ha sotterrato ambizioni e bugie. Si ode sempre discreto il suono del piano che scivola tra le mani delicate del figlio del console americano, ora può riprendere gli esercizi anche più forte, e fare sogni, sentire emozioni che il bel cortile al numero 16 accoglie , contiene sino a sera. Quante note fuggite con discrezione da quelle finestre hanno allagato l' aria educata di questo misterioso angolo di Padova. E mentre io pel freddo d' inverno, o il caldo soffocante per l' incipiente estate mi son sempre scordato di chiudere i vetri della mia finestra, allora mi accorgo di aver rubato senza dolo ma per bisogno di comunicare, sentire la vita passare tra le dita arrivarmi all' anima (?) e ricordare, pensare, emozionarmi, confondermi piacevolmente tra queste carte che mi circondano.
V' è posto anche pel ricordo sfumato delicato del volto sorridente del vecchietto, conosciuto all' edicola di Maurizio, chè rimasto vedovo, ha i prodotti dell' orticello che gli avanzano. Allora ha preso coraggio e mi ha chiesto se mi piacciono i fiori delle zucchine, quelle che si fanno fritte, ho creduto di capire, ho molto gradito il pensiero. Così da domattina all' edicola di Piazzale Mazzini, oltre al quotidiano troverò in regalo il pensiero dell' uomo anziano, conosciuto appena, io gli regalerò un poco di amicizia semplice, in cambio di prodotti dell' orto vicino alla Basilica del Carmine.
La vita offre sorprese semplici che la rendono anche preziosa.

sabato 21 giugno 2008

SILENZIO


di Dario Petrolati


Ieri quassù nel ricco nord-est è stata una giornata particolarmente afosa.
E camminare tra vicoli e zone pedonali del Centro a chi non ha più venti anni verso l'ora di pranzo, un poco prima e poco dopo, costa fatica, non quella fisica da sforzo, manca l'aria e quella che si respira, anche se non è inquinata dalle vetture, fa sudare ed allora si impiega più tempo per andare in banca o comprare qualcosa, si cerca l'ombra che scotta lo stesso, e vedo che chi si muove a quell'ora è solo giovane. Bello e giovane.
Le ragazze gareggiano con le signore che mai demordono, ed i ragazzi, col cellulare incollato stanno seduti a chiacchierare, forte con chi sa chi.
Sugli scalini del Pedrocchi, in Galleria Borromeo, tra tavolini coperti da bianchissime tovaglie, nei Bar Sommariva, lungo la stupenda, tutta vetrine, Via Santa Lucia è un andare di bella gente con sandali e vestiti costosissimi, turisti e studenti che si fermano a leggere storiche lapidi ed osservare palazzi o archi, sedersi a sorbire gelati e ridere forte contagioso mentre la gente anziana fa il riposo quotidiano e si nasconde aspettando che rinfreschino un poco le spesse mura.
Non è il caldo che fa paura bensì l' afa, quest' aria fumosa-caliginosa umida dell' acqua dei rivi e ruscelli di cui Padova è piena, si sentono i rumori dei condizionatori incollati alle pareti e mi viene a mente l' inutile appello al risparmio dell' energia chè se si verifica un black-out come l'anno scorso o peggio ancora di due anni fa allora tutti ci facciamo contagiare dal panico per la mancanza di luce, i frigo nei supermercati vuoti e gli ascensori bloccati ed altro, altro ancora come se solo allora ci si accorgesse di quanto siamo dipendenti della tecnologia, della civiltà delle macchine.
Io non avevo mai vissuto un improvviso blocco energetico come mi accadde quell'anno.
Di pomeriggio mentre in c.g.i.l. si stava tenendo una riunione per non so cosa.
All' improvviso ci trovammo al buio e le sirene di emergenza cominciarono a fischiare e le porte automatiche non si aprivano e le dipendenti furono immediatamente più svelte di noi uomini, capirono subito e senza farsi prendere dal panico con delle pile apposite rapide a mano ci riversarono all'aria aperta fuori per strada.
Prima che tornasse la luce passò qualche ora e nel buio pesto come da pena per scontare , piano piano ricercammo le nostre vetture ed anche umiliati ci avventurammo attraverso la nera città.
Fu difficile ritrovare casa, credo per tutti, per fortuna che avevo con me la mia radiolina a pile, mi sentii meno solo e non fui capace di misurare nè il tempo nè la portata dell' avvenimento.
Forse il giorno dopo a scatti ritornò l'energia e fu quell' esperienza ,piccola o grande non so,un primo avviso per ricordarci i nostri limiti.
Ma col passare dei giorni tornammo ad essere quei soliti furbi superficiali di sempre, bastava non pensarci ed augurarsi che non accadesse ancora.
Successe invece e d'inverno, sembra che caddero degli alberi in una nazione quasi confinante ed i tralicci che portavano energia da Stato a Stato caddero come birilli.
Promossero inchieste a livello internazionale per sapere e provvedere.
Ad oggi di concreto si suggerisce, unica ricetta sempre ripetuta, il risparmio, economizzare in attesa di trovare la nuova energia alternativa .
L' eolica, il nucleare, il petrolio ognuno sfodera senza certezze quale potrebbe essere il nostro futuro, siccome poi non ci fidiamo chè siamo sempre occupati a far guerre, il tempo passa e la pietas universale si stancherà di attendere e di noi , piccoli-grandi uomini, quale certo futuro avremo in confidenza nessuno sa.
Stamane le previsioni sono discordanti, come sempre , ed io mi accorgo che parlando-pensando al tempo, al caldo sento dei limiti tristissimi che mi ricordano la vecchia, molto vecchia mamma di un amico che parlava sempre e solo del tempo.
Noi giovani, allora, la guardavamo scocciati, annoiati e ci dicevamo che ad una certa età solo del tempo si parla -si pensa, forse perchè la mente è più limitata col passare degli anni e non si legge più ,non si hanno interessi altri e le illusioni perdute lasciano il segno.
I vecchi, gli anziani sono noiosi, servono al massimo per guardare i nipoti.
Debbo reagire prima che mi carpisca questa ragnatela di pensieri affatto allegri,uscire e fare una bella passeggiata a piedi,sotto i portici del Centro-centro,cambiare strade ,andare a vedere qualche Piazza in rifacimento.
Oggi è sabato parecchi faranno le prove per le ferie e con due giorni al mare in queste enormi e cementate spiagge avranno la sensazione di toccare il cielo come se il mondo fosse bello e buono per tutti.
Ho già programmato il mio pomeriggio: debbo gustarmi due o tre libri sempre cominciati, leggere i necrologi di Repubblica, mi incuriosisce allacciare-curiosare tra i cognomi e parentele di chi conta, ascoltare radiotre il terzo anello e storie delle religioni sino a mezzogiorno, senza troppa foga penserò a quelli giù a Senigallia.
Ecco la bozza del mio primo pomeriggio,starò distante almeno oggi dal mio lavoro, eppoi sarà quel che sarà.
A tutti quelli che passeranno un fine settimana sereno, i miei più sentiti auguri.

lunedì 16 giugno 2008

Tempo d'estate,di speranze.


di Dario Petrolati


Oggi invece piove.
Piove e tanto, forse per recuperare la bella mezza giornata di sole quasi rosso regalatoci ieri.
Padova assume allora un' aria pesante e frettolosa chè servono ombrelli e cappucci per non bagnarsi, solo i ragazzi non fanno caso alle buche e ridono, ridono e fanno bene.
Laggiù da Voi invece se piove, specie al mare, " alla sempre ricordata marina" l'acqua inzuppa la sabbia , la rende pesante , le cambia colore.
Di certo gli albergatori saranno in pensiero, vedo questi quassù sempre col muso, Iesolo e Bibione sono deserte e se va avanti così il turismo balneare comincia a dar pensieri: certo mi pare che ancora non sia stata chiesta " cassa integrazione ", in fine dei conti quì nel Veneto si arrangiano e bene col turismo culturale, mostre e musei abbondano e gli stranieri fanno sempre file. Ma a Senigallia che mi pare campi coi " forestieri " come farà mi chiedo e se va male la stagione estiva, per quello che ricordo, allora sono guai.
Spero che questo tempo voglia mettere giudizio e si possa pensare e parlare di luci e rumori della gente che allegra ingombra i " lungomare "e spende quello che d' inverno si è messo da parte per le vacanze.
Oltre al tempo che non vuol mettere giudizio ci sono i prezzi della roba che ogni giorno diventano più onerosi, tra carburante-metano-gasolio e richieste dei produttori dei beni alimentari la situazione si fa pesante e malinconica.
Scalfari su Repubblica esprime i suoi dotti messaggi, Diamanti con le sue " Mappe "ci parla di Nord-Sud e relativi pesanti problemi; la Destra ha sue ricette mentre il PD ne ha altre , i Sindacati capiscono e fanno equilibrismi difficili.
I Soldati, 2,500 soldati dovrebbero aiutare a risolvere-rendere più vivibile le giornate, chè tra paure reali e supposte le persone normali hanno dubbi grossi come una casa, dubbi e malinconie, sfiducia e interrogativi a mezza voce, che fare .?.
Tranquilli, tranquilli
chi ci governa e chi fa ombra ripete il verso che rende invece sempre più confusi anche chi ancora un soldo di speranza non l'ha speso.
L'atomica, i missili, ad alcuni si ad altri no, i telegiornali , ci subissano di notizie che paiono fantasie di menti malate malvagie.
Ma cosa bolle in pentola veramente ?, possibile che così come se nulla fosse i giorni d'estate tardino a venire ?.
Quanto malumore c'è in giro, una fase di stasi surrealista Kafkiana, si teme, si è pessimisti, si attende nella speranza che un colpo di sole riporti le coscienze e la realtà cambi all'improvviso facendoci tornare il nostro " Paese d'o sole" .
Potrebbe essere stato solo una prova , un incubo passato, giusto per farci diventare persone più serie e solidali.
Chissà, più tardi quando apriranno i portoni del Maldura, assieme ai ragazzi sparirà magari quest' aria , questo brutto sogno e la sabbia delle nostre spiaggie a poco a poco tornerà ad essere asciutta , si apriranno ombrelloni e la Spiaggia di Velluto, giù a Senigallia, gareggerà con queste immense del Veneto sempre pronte industrialmente ad accogliere turisti negli alberghi costruiti dove fino a ieri c'erano pini, pinete immense.
Ora bisogna riempire le camere e rifornire le cucine.
Via, diamoci una mossa e stendiamo bandiere della Lega Ambiente, arriva musica anni 60 e la voglia di vivere prende il sopravento su supposti malinconici pensieri.