Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

domenica 10 dicembre 2017

Essere erede di un'attività, come l' Art Nail, da prima della nascita di Cristo...

...e non sentirne il peso dell'età.

Dico questo, perché le tendenze odierne in fatto di nail art si differenziano in maniera impensabile e sempre più ricche di dotazioni, di quanto fossero originariamente. Infatti le signore, oggi, possono scegliere fra una vasta gamma di stili, di possibilità quali la ricostruzione, i gel, gli smalti semi-permanenti o di piercing incastonati sulle unghie.
Ma chissà come saranno state quelle dell'Età del Bronzo (3500 AC – 1200 AC) in Mesopotamia o in Cina dove erano gli uomini a servirsi di questo tipo di simbologia per distinguere la loro classe sociale: il nero era il colore dei “Ricchi”, ed il verde era quello dei meno abbienti.
In Cina prima e poi in seguito anche in Egitto, pure le donne cominciano a colorarsi e decorarsi le unghie. Fino al giungere ai nostri giorni (si fa per dire, considerando l'età del Bronzo, perché siamo già nel 1934), quando un dentista si inventa le unghie artificiali, invero, per sopperire al problema di alcune sue pazienti che se le rosicchiavano. Nel '55 poi è sempre un dentista ad inventare un ritrovato che serve, invece, a riattaccare le unghie spezzate.
E se questa è la storia a grandi linee della vita dell'Art Nail, ad essa è possibile affiancare quella di una delle tanti interpreti che ci saranno state e ci sono attorno al circuito della moda femminile (per il momento... non è detto che non ritorni anche quella per i maschietti) nella cura delle unghie.
Nel romanzo di M. Cain è “Il postino (che)suona sempre due volte”, mentre nel nostro Paese, in questo particolare periodo di congiuntura, di recessione... chiamiamola pure con un termine a portata di tutti : miseria, il postino neppure suona più, perché anche lui si vergogna di farsi vedere, sapendo che nella buca delle lettere ti ha lasciato tante bollette da pagare.
Ad aprire poi la cassetta e le buste contenenti i bollettini di c/c da pagare è lei, la massaia, che poi con il capofamiglia dovranno inventarsi il triplo salto mortale carpiato per far fronte ai pagamenti.
Ed è qui che Giovicky entra in azione con quel suo spirito partenopeo che affronta tutto con rassegnazione, ma nel contempo con l'arte di arrangiarsi, “inventandosi” l'arte di assemblare alcune sue predisposizioni all'Art Nail.
La cura delle unghie era sempre stata la sua passione ed ora casualmente scoprendo che c'era un corso che approfondiva e dava anche una qualifica, era un'idea stuzzicante, ancor più se essa poteva aiutare a pagare alcuni di quei bollettini. Conoscendo anche la pittura e sapendone adoperare colori e pennelli, essendosi cimentata anche nella creazione di quadri moderni e riproduzioni di opere d'arte di maestri del colore, riproporre le cose più elementari su delle unghie, non è stato poi estremamente difficoltoso.
Intelligente e sbarazzino il suo porsi con il nomignolo NAIL PASSION. Dove la prominenza non sta nel Nail ma in quel Passion. Non si fa nulla nella vita se non c'è passione. L'amore è passione, il lavoro è passione e qualsiasi cosa non la si faccia con passione è destinata al fallimento.
Poi l'appetito vien mangiando ed al primo corso ha fatto seguito il passa parola, la prima clientela, un allargamento del parco tecnico strumentale, una tavolozza di colori non indifferente e prezzi, che non è dire poco, alla portata di chi non si può permettere di pagare la prima voce che solitamente invece si paga senza saperlo: il lusso.
Giò, però ha sempre ritenuto in tempi non sospetti e continua a ritenerlo, che quella delle mani infatti è una cura e non un lusso.
Anche perché bisogna sempre tener conto che l'eccesso di questo termine “Lusso” a volte porta ad apparire ridicolo e pacchiano ciò e chi ritiene di averlo raggiunto, non per l'eleganza, bensì perché costoso e irraggiungibile per i più. Un esempio per tutti: si pensi ai bagni con le manopole dorate.
A questo primo corso, ne ha fatto seguito un altro pochi giorni or sono, con l'acquisizione di ulteriori aggiornamenti siano essi di livello manuale che di tecnologia strumentale.
A guadagnare da tutto questo saranno prima di tutte le sue clienti, sia a livello di tecnicità che economico, perché dovete stare tranquille gentilissime signore, i prezzi sono congelati!!
Babbo Natale, sta caricando la slitta, come direbbe la mia nipotina, ed allora, Signore e Signorine, affrettatevi a farvi regalare dai vostri uomini siano essi consorti-compagni-fidanzati, non stiamo a guardare troppo il pelo nell'uovo, l'essenziale è un buon acquisto da mettere sotto l'albero, per una o anche due sedute di prova.
A tutte le già abituali Clienti, invece, che sono oramai divenute anche affettuose amiche, un grazie di vero cuore ed un sereno, Buon Natale a voi ed ai vostri cari.









di Franco Giannini

martedì 9 giugno 2015

La Mostra “Immagini Revocate” visitabile fino al 21 Giugno – VIDEO

...l'artista Chiara Diamantini mi accompagna per un breve tratto descrivendomi le sue opere

Non sono un critico d’arte e quindi mai e poi mai mi permetterei di esprimere giudizi negativi ed altrettanto positivi, per difficoltà che l’artista ha incontrato o risolto. Non comprenderei ne una cosa nell’altra.
ADVERTISEMENT
Quindi questa mia descrizione di una passeggiata nelle stanze della Rocca hanno il semplice valore di cronaca di un paio d’ore trascorse in buona compagnia in cui ho avuto la possibilità di ascoltare ed incamerare una lezione sull’arte della Poesia Visiva, a me sconosciuta fino ad allora ed un po’ “impressionato”, nel leggere per informarmi, termini come Neoavanguardia, estetica romantica e sibolista o idealismo crociano e gentiliano che più che aprirmi a questo nuovo tipo d’arte, me la rendevano più siatante.
Vedendo i suoi lavori su alcune vecchie brochures, mi sono quindi chiesto soventemente chi e che cosa fosse Chiara Diamantini. Un’autrice? una pittrice? una grafica? una poetessa? una fotografa? Curiosità che ho soddisfatto visitando la mostra personale allestita alla Rocca Roveresca per di più accompagnato da lei. Ascoltandola timidamente e religiosamente in silenzio, ho scoperto chi essa sia e quali siano le sue doti e specialità artistiche. Le sue spiegazioni, non da docente d’arte che non avrei assolutamente compreso, ma da maestrina della penna rossa con un lessico elementare per me più consono, mi hanno portato a vedere questo tipo d’arte con un occhio diverso e prevenuto con cui avevo varcato i portone della Rocca.
Chiara Diamantini, seppur fisicamente uno scricciolo di donna, è un’atleta e più specificatamente una “Pentatleta“, si delle immagini. Infatti usa nella sua attività artistica sia le parole in versi che quelle in prosa, le immagini che a loro volta vengono elaborate attraverso una grafica di ricerca e non disdegna neppure la macchina fotografica. Impaginare i libri è quello che più le piace fare, ed infatti è da lì che ha cominciato la sua attività.
Ed è partita subito andando a scomodare niente popodimenoché Andreè Breton con il suo romanzo autobiografico Nadja. Nel video si può ascoltare come le sue fotografie rispettino tempi, le cose ed i luoghi così descritti da Breton, alfine di ottenere e trasmettere a chi osserva, le stesse sensazioni che aveva provato lo scrittore in quei precisi istanti. Come una novella Arsenia Lupin “ruba” estrapolando le frasi più belle, più toccanti, più erudite dei vari autori letterari, drammaturghi, poeti per riportarle poi nei suoi lavori analizzandole goccia a goccia parola per parola, con esperti collage e vestendole degli abiti che la sua immaginazione la porta ad elaborare.
Ecco che allora le sue Mus(e)i sono Leopardi, come già detto Breton, Sartre o Shakespeare con il suo Macbeth o Pound con il suo specchio o Pasternak non dimenticando Kafka. Per lei, come mi suggerisce Maurizio Liverani, “ogni immagine è un concetto, ogni immagine ha un senso in sè“. Ella è uno spirito libero, la sua mano è guidata solo ed esclusivamente dalla sua libera fantasia. E come una esperta e ben allenata atleta di triathlon, sa quanto abbandonare la bici per scendere in piscina o risalire la vasca per prendere la corsa che la porterà al traguardo.
Così fa anche Chiara con le sue opere: abbandona l’obiettivo quando sa di poterlo fare, per prendere a copiare le scritture originali vergate di pugno dallo stesso Leopardi dei propri versi, per riproporle, come la sua fantasia la porta ad elaborare, nella galassia del firmamento disegnando i segni zodiacali. Non disdegna neppure l’umile colla o semplici caratteri adesivi, onde comporre dei collage come nel caso della sua personale raffigurazione del gioco delle mani nel Machbeth. Passa dalla tela al modesto cartoncino, dalla cornice ad una specie di origami come nel caso del Machbeth.
Il video può solo invogliare ed incuriosire.

Allegati :

Franco Giannini
Pubblicato Lunedì 8 giugno, 2015 su SenigalliaNotizie.it

lunedì 13 aprile 2015

Ostra Vetere: donata la tela di Brunella Romyo alla Casa dell’Accoglienza – FOTO

Il paese com'è oggi, riveduto e corretto del com'era "al tempo delle mele" degli Ospiti residenti.

A seguito delle festività pasquali solo ora sono a riportare la suggestiva cerimonia della donazione avvenuta il 2 aprile. Solitamente tutti questi tipi di cerimonie si è soliti etichettarle, con un filo di retorica, come appunto ho definito suggestive, commoventi, toccanti, coinvolgenti e chi più ne ha più ne metta.
Ma in questo caso, l’uso di tali aggettivi, non è certamente un farsi prendere dal facile uso dell’enfasi, perchè si è trattato veramente non di un semplice scoprimento di una tela. In quel gesto atto a far cadere quel drappo bianco consegnando un’opera d’arte ad una Comunità particolare, c’era molto di più.
Arte, ricordi, umanità, rispetto, nonchè l’invito ad sempre maggior fusione della Comunità anziana e non solo, interna alla Casa, con quella più giovane del Paese: il tutto racchiuso e custodito gelosamente dentro quegli appena due metri quadri di tela tenuta assieme da una leggera cornice, poco appariscente, in modo tale da non distogliere l’attenzione dal suo più importante contenuto.
Avrei voluto scrivere che alla cerimonia presenziavano anche Josè Feliciano o i Ricchi e Poveri che con le parole e la musica della loro canzone sanremese “Che sarà”, avrebbero potuto darla ad intendere che erano state pensate e scritte proprio per questa occasione e per questo quadro: “Paese mio che stai sulla collina – disteso come un vecchio addormentato – la noia l’abbandono il niente – son la tua malattia paese mio ti lascio e vado via…” ed ancora proseguiva con: “… gli amici miei son quasi tutti via – e gli altri partiranno dopo me – peccato – perche’ stavo bene in loro compagnia – ma tutto passa tutto se ne va – che sara’ che sara’ che sarà…”.
Infatti questo evento ha casualmente come titolo “Paese Mio”.
Ostra Vetere: donazione alla casa per anziani del quadro "Paese Mio" di Brunella Romyo Ostra Vetere: donazione alla casa per anziani del quadro "Paese Mio" di Brunella Romyo Ostra Vetere: donazione alla casa per anziani del quadro "Paese Mio" di Brunella Romyo
Un velo di malinconia dovuto a quel po’ di rimpianto che abbiamo tutti per i tempi trascorsi, ma che è durato solo una frazione di secondo, perchè l’autrice di quest’opera, la Signora Brunella Romyo, è riuscita a scacciare in un batti baleno, giusto il tempo della caduta del drappo. Poi osservando l’opera, ci si è ripresi e con l’apporto dei festosi caldi colori e l’aggiunta di immagini vive, seppur fantasiose (oggi scomparse e divenute inesistenti) di quei giorni passati, gli Ospiti della Casa, si sono sentiti riportare ai tempi della loro gioventù, quella di cui sono intessuti i loro discorsi quotidiani. Infatti gli Ospiti ricordano spesso e sempre con allegria, i ricordi della loro infanzia, della loro adolescenza: quell’età giovanile che proprio per questo rimarrà sempre bella nella loro memoria.
E questo quadro sarà lì, ogni mattina proprio quale stimolo per rammentare loro piacevoli momenti della loro gioventù.
A togliere il drappo sancendo così il definitivo dono dell’opera, due Ospiti della Fondazione, l’autrice Sig.ra Romyo ed il Dott. Sandro Sabbatini Presidente della Fondazione Casa dell’Accoglienza Federico Marulli accompagnati simbolicamente in quel gesto dalle principali autorità istituzionali e religiose del Paese.
Michele Garbin parla dell'opera "Paese Mio"Dopo la benedizione dell’opera a completarne la presentazione anche un puntuale e preciso intervento del nostro concittadino nonchè critico d’arte Dott. Michele Garbin, che ne ha spiegato le difficoltà tecniche di esecuzione nonchè le qualità artistiche dell’autrice.
Ed ora attendiamo i prossimi lavori dell’artista, che come promesso si cimenterà nella rivisitazione dei vecchi vicoli di Ostra Vetere e che saranno presentati in una nuova mostra.
Prima di chiudere, io invece mi scuso per la scarsa qualità delle mie foto e del mio video, fatte all’interno dell’atelier, che vista la limitatissima abilità del sottoscritto aggiunta alla fretta per i motivi già spiegati, ha portato ad un risultato poco entusiasmante (L’opera meritava molto di più!). Quelle invece relative all’interno della Fondazione, sono di altra mano e la cosa del resto ben visibile e palese.


La donazione del quadro: GUARDA il VIDEO su Facebook
Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n°18: Brunella Romyo

Franco Giannini
Già pubblicato Domenica 12 aprile, 2015 su SenigalliaNotizie.it

lunedì 23 marzo 2015

Mostra della pittrice Brunella Romyo alla Casa dell’Accoglienza di Ostra Vetere…

... e donazione dell' opera: l' appuntamento per l' inaugurazione della tela è per il 2 Aprile.

Era da tempo che ogni qualvolta mettevo piede nel suo Atelier-Studio d’Arte di via Cavour, 34 a Senigallia per un saluto, vedevo la Sig.ra Brunella Romyo che mi guardava con un certo imbarazzo principalmente quando inevitabilmente lo sguardo mi cadeva, seppur con fare disinteressato, a quel “qualche cosa” di rettangolare nascosto sotto un lenzuolo bianco. Seppur fosse intuibile che di quadro si trattasse, le mie seppur scarse ed elementari nozioni di buona educazione mi hanno sempre evitato di chiedere in che cosa di nuovo e di tanto segreto stesse lavorando, dal momento che tutto era così accuratamente ben celato all’occhio del visitatore. Fintanto che, però, giorni fa, sono entrato casualmente a farle visita fuori dell’orario solito in cui normalmente la passo a visitare e l’ho trovata, come si è soliti ironicamente dire, con il “topo in bocca”.
In camice bianco, tutta indaffarata ed accaldata per l’operazione che stava facendo. E ci si può figurare come sia rimasta quando ho aperto la porta del suo Atelier.
Stava sistemando angoli protettivi di cartone su di una cornice di un quadro di ben 2 metri e 30 di lunghezza per 0.90 di altezza, tenuto in precario equilibrio tra le sue esili braccia. Un lavoro più da manovale che da pittrice. Lei che, al macro, preferisce immergersi nel micro delle sue miniature. Di conseguenza, all’apertura della porta un suo naturale motto di sorpresa, prima ancora del suo solito educato buongiorno. Scoperta, ha immediatamente fatto seguire delle scuse che assolutamente non necessitavano (ma lei è una donna gentilissima) per non avermi reso partecipe prima, di questo suo lavoro segreto. I perché di tanta segretezza e della immediata cortese richiesta (il suo bagaglio di educazione è da scuole alte, ben lontano dal mio) di tenermi tutto per me quello che avevo visto, ma che mi ha lasciato poi fotografare e filmare, almeno fino al giorno dell’inaugurazione. Da qui, è stato come se l’essere stata colta in flagrante l’avesse resa più libera.
Ed allora ecco che con il riposizionamento del lenzuolo immacolato sul quadro, simile ad una slavina, ha cominciato a raccontarmi la gestazione e la nascita di questa sua nuova ed inusuale creatura artistica che in questa particolare occasione, racchiude in una tela macrocontenitrice, tantissimi micro particolari.
Ma andiamo per ordine.
La Sig.ra Brunella Romyo alla fine del novembre scorso viene convocata dal Presidente della Fondazione Casa dell’Accoglienza Federico Marulli di Ostra Vetere, il Dott. Sandro Sabbatini, per sottoporle una proposta di incarico per eseguire un’opera pittorica, dietro rimborso delle sole spese vive, che rappresentasse la visione panoramica del paese di Ostra Vetere. Con l’accordo, che una volta poi terminata la tela, la donasse in via definitiva alla Fondazione. Il tema suggerito dal Presidente era quello di riprodurre su tela i luoghi del paese di Ostra Vetere, poiché la prossima manifestazione avrà come titolo “Paese Mio” con uno degli obiettivi principali, la presentazione alle Comunità, sia degli Ospiti della Casa di Accoglienza che dell’intera Ostra Vetere, della panoramica del paese a livello pittorico.
Era la fine di novembre, come si diceva, quindi con una stagione invernale senza foglie, senza colore, con una visione mesta ed abbastanza piatta. Una stagione con i suoi colori, belli anch’essi sotto certi aspetti, ma sicuramente poco allegri. Ed allora la Sig.ra Brunella ha pensato bene che a monte di questa richiesta formulata da parte del Presidente ci fosse anche una sua aggiunta, un suo tocco di fantasia, un’iniezione di colori più consoni all’età degli Ospiti e che con la loro visione fornissero gioia e calore.
Un quadro che amalgamasse in qualche modo sia la visione del Paese attuale con i ricordi di gioventù degli Ospiti di questa Fondazione. Una sapiente miscela di realtà e fantasia che rendesse ragione alla richiesta vera e propria da parte del Presidente ed alla singolare funzione della della motivazione che questa Opera d’ Arte dovrebbe muovere negli animi di questi amabili Ospiti.
Lascio l’autrice, la Si.ra Romyo, illustrare l’Opera con le sue stesse parole: “Quindi mi sono premurata di studiarla in maniera personale fino a realizzarla in versione estiva tanto da aiutare le persone Ospiti della Fondazione a rivivere in qualche modo, quelle situazioni che erano a loro familiari e quotidiane ai tempi della loro gioventù. Ho quindi aggiunto alla foto panoramica in mio possesso della visione del paese reale com’è oggi, aggiungendovi una chiave di lettura molto più personale. Ho quindi reso il paesaggio estivo con colori caldi e vivaci, affinché offrissero una sensazione più vicina ai loro ricordi, più belli di quelli che sono i ricordi del Paese d’oggi, proprio perché più vicini alla loro gioventù. Ho quindi aggiunto anche dei particolari che sicuramente in Novembre non ci sono, come uno spaventapasseri e un carrettiere con il carretto che si avvia lungo una strada ciottolosa verso il paese o le oche sull’aia di una casa che ancora oggi c’è, ma è disabitata. Di conseguenza la chiave di lettura per chiunque veda il quadro – vale a dire nessuno o pochissimi, prima del 2 di Aprile, aggiungo io – in qualche modo si ritrova nel periodo precedente al nostro, molto precedente, vale a dire nei tempi del primo periodo del ’900, ma diciamo in pratica dal ’900 in poi. Ma la cosa non finisce qui, perché unitamente a questa tela, abbinerò anche una prima presentazione della mia attività che come tutta la mia arte in particolare, ha una chiave di lettura ottocentesca. A cui faranno seguito successivamente nel tempo, altre mie presentazioni sempre con visioni dello stesso paese, o meglio dell’interno dello stesso paese, dei suoi vicoli in particolar modo, tratti da fotografie reali dei posti, ma sempre abbinati allo sviluppo aggiuntivo di quello che la mia fantasia mi suggerisce. Vicoli reali che saranno quindi trasformati, seguendo anche i discorsi delle persone che li abitano o che li frequentano aggiungendo quei particolari, come sono solita fare, di situazioni che ci riporteranno indietro nel tempo, ma sempre legate in funzione della prima opera ceduta in donazione. Voglio sperare che questa presentazione offra un sintomo di una continuità nella vita di questi Ospiti, molti dei quali ancora vivaci, mentalmente vivi e pronti a recepire qualsiasi tipo di manifestazioni siano esse culturali, siano esse folcloristiche o gastronomiche che servono a vivacizzare un po’ questo loro ambiente attuale e che fino ad ora è stato un pochino chiuso. Voglio sperare si possa dire che questa presentazione sia la chiave per aprire le porte alla Comunità tutta del Paese, confidando che possa utilizzare al meglio queste iniziative, cercando di rendere con la loro vicinanza, anche gli Ospiti della Casa di Accoglienza, ancora partecipi e vivi nell’attività del Paese. Si guardi bene che l’evento si chiamerà “Paese Mio”, ma sarà non soltanto mio, sarà, anzi dovrà essere, di tutta la Comunità ed è per questo che avrà anche delle iniziative culturali, funzionali, gastronomiche, tenendo presente e non dimenticando, mai, che anche gli Ospiti della Fondazione fanno parte di questa Comunità. Bisogna anche dire che l’iniziativa è partita da una visita occasionale del Presidente ad una Comunità molto simile alla nostra in Toscana, più esattamente Figline Val d’Arno. Una iniziativa raccolta e proiettata nella nostra realtà, che non dovrà essere da meno. Che altro dire? Vorrei che questa iniziativa potesse forse essere di stimolo e ripresa da altri artisti pittori in altre realta simili. Perchè poi, si sa, da cosa nasce sempre cosa”.
Aggiungo io, a conclusione, che l’appuntamento per il taglio del nastro e la visione delle Opere della Sig.ra Brunella Romyo, è fissato per il 2 di aprile alle ore 15,30 nei locali della Fondazione Casa dell’Accoglienza Federico Marulli di Ostra Vetere (ex Ospedale), sito nella Circonvallazione del Paese.

Franco Giannini
Già pubblicato Domenica 22 marzo, 2015 su SenigalliaNotizie.it

giovedì 15 gennaio 2015

Michele Droghini, alias Geos, all’Osteria del Tempo Perso di Senigallia

Quando l'arte pittorica incontra quella culinaria: ecco "Nice to meet you"

Quando due arti s’incontrano, il risultato che si ottiene assume quasi sempre un doppio spessore. O quantomeno così dovrebbe essere. E nel nostro caso, almeno a mio modesto parere, è avvenuto. L’arte pittorica di Geos (Michele Droghini) si è “sposata” con quella culinaria di Ale (Alessandro Capomagi), il proprietario, nei locali dell’Osteria del Tempo Perso. E da questa strana, laica unione, a guadagnarci, oltre ai due artisti ognuno nel suo specifico campo, credo sia stata l’intera città.
Ritengo infatti che questo nuovo modo di porgere Cultura non sia troppo invasivo rispetto ad altri eventi certamente più eclatanti e seguiti, ma non per questo, meno interessante, meno appagante, meno coinvolgente, meno emozionante. Un luogo ed una occasione in cui i cittadini si ritrovano, degustano e nel contempo discutono anche di cultura, ben miscelando i piaceri della gola con quelli del sapere.
Ad innescare questo nuovo metodo di fare Cultura riproponendosi al suo pubblico con le sue ultime opere, è di nuovo Geos, che sembra abbia compreso che il suo “atelier” non è più solo la “strada”, che non ci sono solo i muri grigi ed anonimi da rendere parlanti e vivi con le sue opere. Bensì deve guardare ad un’altra tipologia di luoghi e di materiali in cui fermare le sue impressioni, rappresentare i suoi sogni, testare le sue ricerche.
Il “ragazzo” sta, finalmente, acquisendo coscienza della sua continua maturazione artistica e non è più solo l’iniziale artista di strada. Ruolo che deve continuare a coltivare, perché non si deve mai rinnegare i propri “natali” tanto più quando sono di natura artistica. Seppure non sia un critico d’arte, credo di poter affermare che il titolo di “urban art” gli vada, oggi, un po’ stretto e che invece il nostro Michele può, anzi deve, aspirare a vestire degli abiti più a sua misura, salendo su di un gradino sempre più alto. GUARDA LA FOTO GALLERY
Opera pittorica di Michele Droghini, alias GeosE di questa sua maturazione deve essersene accorto anche il nostro Assessore alla Cultura il Prof. Stefano Schiavoni, esperto conoscitore della materia e figlio d’Arte, che già un anno fa inaugurò una mostra di Droghini nei locali della Expo-Ex (Ri-tratti di donna). Oggi, quasi a conferma della mia tesi, è ritornato ad inaugurare anche questa di mostra, e questa volta accompagnato per il taglio del nastro, anche dal Sindaco Mangialardi e dall’Assessore all’Urbanistica Simone Ceresoni, che in fatto di disegno, proprio digiuno non dovrebbe essere. Voglio sperare a convalida della mia opinione e non solo di una mia “visione”!
Anche questa volta Geos Droghini, si è ripetuto nel proporci dei ritratti, ma in questa occasione principalmente con volti di bimbi. Ma quello che più mi ha colpito è il particolare dell’espressione dei loro occhi. Ho fatto una prova ed ho scoperto che coprendo (mi si perdoni il bisticcio di parole!) il resto delle immagini e lasciando visibile solo la parte considerata lo specchio dell’anima, dalla luce che emanano le pupille, si riesce quasi ad indovinarne lo stato d’animo del personaggio raffigurato.
Due chicche, poi, i ritratti faunistici dell’oca e del maiale, posti tra quelli degli umani, in cui, anche qua gli occhi sembrano ripetere il loro verso.
Oggi lo studio si è fermato agli occhi (o almeno io credo), domani forse sarà posto sulle bocche, più in là nel tempo si soffermerà nei nasi, anche se la l’arma vincente di Michele “Geos” Droghini sono, da sempre e più ricercate, le sfumature che ti invitano quasi ad accarezzare, quella che a me vien da chiamare dipinto, ma che lui, con immenso affetto, invece, chiama la “opera”, qualunque e ovunque sia locata.

sabato 6 dicembre 2014

Roma magna, intesa non certo come grande...

... anzi, tutt'altro!!!

Chissà che Ludovico Ariosto non abbia previsto tutto e  dedicato il suo verso : " Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto,..." a questa penosa, vergognosa (solo per gli onesti!) attuale storia della nostra Capitale . Oggi anche in questo malfamato intreccio di delinquenza (dicono mafiosa... ma non ci credo!) e politica infatti abbiamo una donna segretaria e cassiera. E si sa che dietro ad un grande omino c'è sempre una grande donna, cosa del resto suffragata  anche qui, dal fatto che se ci sono queste non possono neppur mancare i cavalier. Neppure l'arme avrebbero potuto mancare perché servono per gestire almeno una parvenza d'ordine. Le "cortesie" poi, tra figli di Casta generati da buone donne non possono mancare, seppur la parola deve essere scritta tra le virgolette, ed è per proprio perché sono scambiate tra figli di... per questo non possono essere che audaci.
Ma ritornando alla novella storia della recente cronaca nera economica politica che ha colpito la Roma Capitale, troviamo coinvolti non solo personaggi della malavita, ma anche quelli dell'Amministrazione politica capitolina che così uniti in matrimonio con la prima, ne hanno assunto a tutto diritto la stessa nomea: MALAVITA.
Oggi ne sono indagati solo 100 (logicamente fino al terzo grado di giudizio tutti "Innocenti"), ma di certo c'è solo una cosa. Costoro sono tutti rispettabili facenti parte di una sospetta vita malavitosa. Ma si parla anche di legami di gente che si credeva al di sopra di ogni sospetto, che brevemente senza andare sullo specifico denomino come semplicemente degli artisti e degli sportivi in necessità di aiutini.
Tutta quella "povera gente" che non riesce a soddisfare le loro ESIGENZE (lecite ed illecite) nel corso della loro carriera, visti i loro "miseri cachè" a tanti zeri e che magari bisogna pure compassionevolmente comprenderli. Ed infatti ecco che lo Stato compassionevole con le Cicale, i Vip, le Caste non caste, si è inventata una legge per questi poverelli : la legge Bacchelli che alla fine dei loro giorni sarà sempre poi pronta a sostenerli con un vitalizio che noi Formiche paghiamo e continueremo a pagare. Ed a costoro, si guardi bene, non va di certo la pensione minima sociale, loro, seppur con pezze al culo virtuali, hanno del resto insaziabili esigenze e le stesse mani bucate con cui hanno gestito le immense fortune che le sono passate tra le dita e che purtroppo continueranno a gestire. Ma non solo, magari con grande falsità attingendo alle loro capacità artistiche cercheranno di impietosirci con le loro lacrime per malattie immaginarie. Le solite malattie fittizie in cui solitamente cadono i VIP delle varie CASTE quando colti con il topo in bocca dovrebbero andare ospiti delle patrie galere ed invece vengono locati da magistrati allo sbaraglio, ai domiciliari nelle loro magioni dorate. Si lo so, mi si dirà che non è facile ottenere il vitalizio. Ma non dovrebbe essere facile, dovrebbe essere impossibile. Perché? Semplicemente perché allora che cosa si dovrebbero attendere dallo Stato gli oltre 7 milioni di italiani attualmente disoccupati, cassa integrati, precari, ecc... ecc... che non certo per loro colpa o delle loro esigenze, ma al più, delle loro assolute irrinunciabili NECESSITA' vitali, che malgrado abbiano stretto la cinghia dei pantaloni oltre l'impossibile con impensabili rinunce con tutta probabilità non vedono nel loro futuro una pensione e quanto meno una legge fatta ad hoc per loro ?
  



di Franco Giannini

mercoledì 27 agosto 2014

Arte, Acqua, Petrolio: patrimonio di tutti. O di chi se li può permettere?

Il clamoroso furto di dipinti al Castello Sforzesco di Milano induce a qualche riflessione...

L’Arte, l’Acqua, il Petrolio, la Natura: patrimonio di tutti. O solo per coloro che se li possono permettere??.
A muovermi questo interrogativo è la notizia del furto dei tre dipinti al Castello Sforzesco.
C'è da dire che quando leggo notizie simili, preso da rabbia e sconforto, mi vien da dire a caldo, meglio così, almeno c'è qualcuno appassionato che se ne occupa, le cura e se ne gode le bellezze. Sono infatti furti su commissione, fatti da chi ha ingenti possibilità, ma amanti dell'arte seppur farabutti. Un po' come i mafiosi-camorristi: ladri, spacciatori, omicidi, ma con tanto di Bibbia sul comodino e con la benedizione ossequiosa da parte, se non della Chiesa, di prelati con comportamenti quantomeno "abbondiniani".
Poi, a bocce ferme, più civilmente, penso che è un capitale di tutti e che andrebbe salvaguardato per il bene economico del nostro Paese.
Ma a questo punto dovrei infuriarmi di nuovo, pensando a come tutte le nostre fortune artistiche vengano salvaguardate, custodite, tutelate, per poterle "sfruttare" in maniera economicamente impeccabile, in modo da poter dare quella boccata di ossigeno che i nostri amministratori ci promettono, inutilmente, da una vita.
Lo stesso metodo, che se fosse usato da una banca, sarebbe quello che invece di una cassa con apertura automatica e porte e finestre blindate, l'avesse aperta e posizionata, in un giorno di mercato, in una pubblica piazza.
Il mio pensiero, sarebbe invece quello di tutelarlo, renderlo sempre più appetibile, per far fruttare questo Capitale Artistico di cui siamo padroni, anzi di sfruttarlo speculandoci su, come altri fanno con capitali azionari o di natura cartacea.
Poi leggo, ascolto, che chi ne sa più di me su questa materia e che non risponde al nome del ministro ai beni culturali (questo è un politico e come tutti costoro sono dei tuttologi esperti in nulla!), bensì di un nientepopodimenoche di Vittorio Sgarbi.
Di costui credo che si possa dire che sarà simpatico o meno, esibizionista o meno, comparsista o meno, ma non certo che non sia un valente esperto in materia artistica.
E purtroppo le sue affermazioni mi fanno cadere, di nuovo, in una angosciosa riflessione, quando afferma che l'arte deve essere aperta a tutti, che è un patrimonio di tutti e che, quasi quasi, i Musei dovrebbero essere aperti a tutti e magari, perché no, con ingresso libero.
Insomma secondo il critico, l'Arte non è un nostro Patrimonio, non è un Patrimonio di chi lo possiede, ma lo è dell'Umanità.
Ed io che esperto non lo sono, che devo dire? La cosa mi induce nuovamente a rifletterci su. Ma malgrado ci rifletta non mi trova d'accordo. Anche, perché allora, lo stesso si dovrebbe dire per l' Acqua bene di tutti, lo si dovrebbe ancor dire per il Petrolio, per le riserve di gas del sottosuolo, per le miniere, per le bellezze naturali e che madre natura ci offre allo stato libero. Invece non è assolutamente così che va la vita!
Invece l' "Acqua bene comune" va sprecato e sfruttato da pochi, il "Petrolio" finisce in poche mani, del resto sempre unte e occupate ad aprire "stoltamente" rubinetti in oro in grattacieli dalle mille ed una notte, lasciando però camminare, ancora nel 2014, i più dei loro stessi compaesani a dorso di mulo; la "Natura" poi, tanto decantata ed osannata da Enti, Associazioni, Organizzazioni armati di bandiere e loghi assistono incapaci ed impotenti, alla sua deturpazione che avviene in mille modi, ad ogni secondo ed a cui essa si ribella facendoci pagare ogni volta un pegno salato sia come vite umane che come danni economici.
Ecco che allora una prima risposta che riesco a percepire è quella che il motto :" Quel che è mio è tuo e quel che è tuo è anche mio!" sia passato di moda, se mai c'è stato. Oggi è l'interesse quel che conta e chi più ne ha, più ha parola in capitolo ed allora forse il motto di moda (non di oggi, ma anch'esso di sempre!) è quello del :" Quel che è mio è mio e quel che è tuo è...mio!!" e potrebbe avere anche una firma: l'egoismo mondiale. Non certo il "Patrimonio" !!
Ed allora il cerchio si chiude. Se le mani unte vogliono vedere le "Bellezze Pure" dei "Bronzi" o la "Nascita di Venere", che paghino, profumatamente, anzi di più, come del resto loro ci fanno pagare il loro "unto" Petrolio. E non solo in occasione dell'EXPO !! Ma la stessa qual cosa dicasi per coloro che speculano sulle gocce d'acqua o il legno delle foreste amazzoniche.
Insomma, Dio ce l'ha data, l'Arte, e guai a chi ce la tocca!!

Franco Giannini
Già pubblicato Martedì 26 agosto, 2014 su SenigalliaNotizie.it

martedì 25 marzo 2014

Le giornate FAI di Primavera a Senigallia

Quello che offrivano quest'anno e chi lo mostrava... FOTO e VIDEO 

La sezione di Senigallia del FAI ha proposto e dato la possibilità di “raccogliere” dall’orticello di casa nostra, nel corso delle “giornate di Primavera” (22-23 marzo 2014), delle primizie artistiche (almeno per molti) permettendo di visitare due dei nostri più importanti pezzi storici museali della nostra città: palazzetto Baviera e palazzo Mastai Ferretti (Museo Papa Pio IX).

Altra fresca primizia da mettere nel cestino delle novità è il fatto che, a condurre i visitatori nell’impegnativo ruolo di accompagnatori e ciceroni, sono stati gli studenti dei licei cittadini: quelli del classico e di scienze umane “Giulio Perticari” e dello scientifico “Enrico Medi”.
Veduta della Rocca roveresca di Senigallia da palazzetto Baviera aperto in occasione delle giornate FAI di primavera 2014Luogo di raduno e composizione dei gruppi di visitatori: piazza Roma. Numero di visitatori per ciascun gruppo: una quindicina. Visitatori in uscita dopo la fine della visita guidata: più di venti (un dilemma). E questo solo per esternare che per una volta, avere dei turisti “stranieri”, dei furbi “portoghesi” da 1 € di valore cadauno, il “prezzo minimo” del biglietto evitato di dare in offerta, che non ci hanno arrecato sicuramente né motivo di orgoglio né tanto meno di vanto.
Il vero motivo di orgoglio sono invece questi giovani “apprendisti ciceroni“. Arianna, Cristina, Alessio, Ilaria, Greta,… e potrei continuare la lunga lista di quanti si sono succeduti, ma sarebbe solo una lista di nomi, senza valore. Ma ognuno sa di poter dire dignitosamente fieri di poter dire “io c’ero!”. Ragazzi preparati, di facile oratoria, nella quasi totalità senza appunti, che nell’illustrarci le lontane storie legate alle stanze che visitavamo, ha allegerito il peso di una lezione di storia dell’arte con aneddoti, riportandoci indietro a secoli passati e facendoceli rivivere al momento.
Ed allora ecco riemergere dai ricordi della giornata, la sala dei viaggi, la sala del medagliere, gli orologi a cucù, il tavolo in cui Pio IX giocava a tresette, la stanza dove è nato, per ritornare ancora più indietro nei secoli, nelle visite alle stanze di palazzetto Baviera con i suoi soffitti rivestiti di stucchi in cui ogni scena era degna di una storia a sé. La cosa importante e di cui dovranno andare orgogliosi questi ragazzi, è che d’ora in avanti dovranno spogliarsi di quel termine oramai troppo semplicistico di “apprendisti”, perché si sono dimostrati di poter pretendere quella di “professionisti ciceroni”.



Cari ragazzi, credetemi non è una “sviolinata”, come si suol dire, ma è una constatazione che molti di coloro che mi erano vicini nella visita, li ho sentiti bisbigliare. Io aggiungo, che durante il percorso da piazza Roma, passando sotto il porticato del Municipio, per andare a palazzo Mastai, ho provato un brivido, nel sentire i gridolini di un gruppetto di ragazzi perditempo, seduti sulla scalinata che porta al primo piano del Comune ed oramai facenti parte di quella scalinata. Ed in quel frangente, ho pensato non tanto alla vostra preparazione, alla vostra cultura, bensì alla vostra educazione. Ho avuto un incorraggiamento nel pensare che i giovani, almeno in alcuni, la vita non è fatta solo di birra, sballo, risate senza senso, sciatteria obbligata, schiamazzi, bensì da tutto quello che voi ci avete offerto. Il mio grazie, per quello che esso può valere, ricordatevelo, va però diviso con coloro che vi hanno fin qui inculcato tali insegnamenti: i vostri genitori e insegnanti.
Visita a palazzo Mastai Ferretti durante le giornate FAI di primavera 2014 a SenigalliaDetto questo però, devo togliermi anche qualche sassolino, quindi mi si permetta di aggiungere…
Si… rubo e ricanto, per sottolineare questa affermazione, anche una frase oramai inflazionata quale: “Per fortuna che FAI c’è“! Infatti quello che il FAI si ripromette (ed è riportato nel suo sito) è “promuovere in concreto una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità“.
Ed ancora quanti sono i nomi altisonanti a cui FAI sta a cuore… “Sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana. Con il Patrocinio della Commissione europea, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con la collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile”.
E non finisce qui, perché anche a livello di Costituzione i nostri “padri costituenti” pensarono bene (come se prevedessero per tempo l’incapacità dei loro successori) di costruire un articolo, esattamente il n° 9 che sancisce: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“. Perché dico questo? Perché quando poi leggi sulle pagine dei giornali di crolli di mura museali di Pompei, dei furti dei suoi affreschi, ma non solo, che decretano inesorabilmente l’incapacità gestionale dell’Amministrazione del nostro Stato per salvaguardare un patrimonio che non è solo il nostro, ma di tutta l’umanità e delle future generazioni, beh devo rendere un grazie, non certo al nostro Governo organizzativamente disorganizzato, bensì a questa Fondazione o altre similari, che si “nutrono” esclusivamente della loro passione e del loro alto valore che reputano al senso civico.
Al suo interno cooperano Persone con la P maiuscola, ricche appunto di passione, di senso di responsabilità, d’amore verso l’arte, la natura, le tradizioni popolari e paesane e che riescono con semplicità a coinvolgere, riversando tutta la loro esperienza e preparazione sulle scuole, sugli studenti, sugli insegnanti, sui volontari e sui familiari di tutta questa moltitudine, il cui scopo è quello di tutelare “facendo” e non solo a parole.

Sorge a questo punto una domanda: ma che sia solo un caso se il FAI funzioni così bene, o che invece lo si debba al fatto ad “esempio” che i suoi collaboratori siano in gran parte donne (il 75%)? Che sia un caso che il 60% di costoro posseggano una laurea? E che l’età media sia di 42 anni e che soprattutto ci siano soli quattro Senior Manager, la cui età media risponde a 51 anni? Dati, organizzazione, impegno che la vede anni luce distante dagli Amministratori di quella che qualcuno ancora si ostina a chiamare “Politica”.
Poi si sa, anche se in corsa, ma sul carro dei vincitori si cerca sempre di salire e la lista sopra indicata lo sta a dimostrare. Ed allora le Amministrazioni pongono in bella mostra il loro logo, ci sbattono su quattro parole di circostanza, magari anche una veloce presenza e si sono tolti il disturbo e quietata la coscienza. E quando si ha dei problemi che non si riescono a risolvere, i nostri governanti si sono inventati di crearci su una giornata a tema, lasciando che l’indomani la gente si dimentichi di quello di cui si è “parlato”.
Lo so. Quando si pista i piedi a qualcuno, e se poi costui ha dei calli, ti senti sempre dire che sei polemico. E lo sarà certamente anche in questa occasione. Ma ho imparato che basta chiedere un “scusa”, meglio se sorridendo falsamente – del resto siamo in un periodo di falsi buonisti – e in cuor mio esclamando alla maniera di Amatore Sciesa… “Tiremm innanz“.
Logo del FAI  (Fondo Ambiente Italiano) appeso durante le giornate FAI di primavera 2014 a SenigalliaPerò, almeno questa volta, Senigallia non rientra nella “black list”. Ed è infatti che per una volta, entrando a palazzetto Baviera, mi ha fatto piacere incontrare impalcature, assi, muri scrostati e con tracciature per l’inserimento di cavi elettrici, che denotano lavori di restauro in corso. E si guardi bene, che il piacere è dovuto al fatto che non si tratta di un cantiere aperto in occasione di… bensì di un cantiere fermato a suo tempo dal famigerato patto di stabilità e che solo da pochi giorni è stato sbloccato, diciamolo, grazie all’interessamento della nostra Amministrazione ed i cui lavori dovrebbero essere ultimati entro la fine dell’anno in corso.
A Cesare, almeno questa volta, quello che è di Cesare.
Testo, foto e video di Franco Giannini

Allegati

Link utili: Giornate FAI di primavera 2014: le Marche aderiscono con oltre 50 eventi
Giornate Fai 2014, presentato il programma per Senigallia e Ostra
L’Italia patria di pizza, sole, mandolino e pasta
Turismo, arte, cibo, cultura: ecco le nostre miniere di diamanti Quando cultura equivale a lavoro 

FOTO eVIDEO di Franco Giannini: Le giornate FAI di Primavera 2014 a Senigallia

Franco Giannini
Già pubblicato Lunedì 24 marzo, 2014 su Senigallia Notizie.it

domenica 16 febbraio 2014

L’Italia patria di pizza, sole, mandolino e pasta

O almeno, una volta eravamo conosciuti solo per questo... 

Poi gli "stranieri" hanno, aggiunto "meritatamente", gli stereotipi di Mafia, Camorra, Corruzione. 
Ed in questi ultimi anni, onde non farci mancare nulla, si potrebbe aggiungere anche la voce "Miseria".
Anzi, sicuramente, il vocabolo Miseria, ha rubato quel primo posto occupato inizialmente dal termine "Pizza".
Anche se ritengo che non erano veri nè le prime tre classificazioni, come non lo sono neppure i tre stereotipi.
Oggi, di sicuro, almeno per il 40% della popolazione, il termine più riconiscibile con cui si identificano gli italiani è: "Miseria".
Parliamo di miseria e non ci rendiamo conto che siamo dei Cresi. Non ci rendiamo conto che la vera ricchezza del nostro Paese rientra nelle sconosciute parole, almeno a quanto pare, di : Arte, Cultura, Turismo, Culinaria, Enologia, di cui il Paese è sfacciatamente ricco ed altrettanto sfacciatamente sottovalutato. 
Le tre uniche parole alle quali dovremmo affidarci, per poter cancellare e debellare la parola Miseria, che racchiude in se i tanti mali italiani che ci afflige, quali la disoccupazione, la sfiducia, la rabbia, il malcontento. 
Gli economisti, coloro che poverini, perennemente e voglio credere inconsapevolmente, siedono sulle assolute verità, dispensando certezze, ci danno le loro pillole di placebo, sciorinandoci teorie di Smith, di Marx, di Keiness, liberiste, liberali. Ma poi i risultati sono sempre sotto gli occhi di tutti. Si è provato a ridurre i mali con "governi tecnici", a cui dopo il loro fallimento, si sono avvicendati quelli così detti "governi politici". Entrambi vedevano, ed alcuni continuano a vedere, lucine in fondo ad un tunnel che poi visti i risultati si è appurato che fossero solo degli evanescenti miraggi. Le industrie hanno delocalizzato, le banche sono gestite da individui con le mani guantate professionalmente come i migliori avari, foraggianti l'alta finanza, trascurando gli operatori del lavoro manuale, i politici perdono tempo in tavole rotonde a discutere di processi, di poltrone, di leggi elettorali, rimandando tutto ciò che è più importante, ma a cui non sanno porre rimedio. La corruzione dilaga in tutto il paese. Gli Amministratori delle regioni, tolte due o tre, sono indagati. Ma vero è, che ogni tanto, anche per un puro calcolo di probabilità, si è costretti a leggere anche qualche notizia incoraggiante. O almeno, cerco di vederla con questa ottica positiva, anche se con un leggero sorriso ironico sotto quei baffi che non ho mai posseduto. 
E' di pochi giorni fa, la notizia che la Corte dei Conti ha aperto un' istruttoria su delle decisioni di declassamento che le tre agenzie di rating (Standard & Poor's - Moody's - Fitch) aprirono nei confronti dell'Italia nel Luglio, Maggio e Dicembre del 2011, nonchè nel Gennaio del 2012 , non tenendo conto, però, del valore dei capitali artistici che l'Italia possedeva e possiede. Un novello scontro tra Golia e Sansone. La pulce che affronta l'elefante!
E ci si è pure divertiti a fare un elenco di monumenti con a fianco il loro valore. Valore poi stimato  in base a quali parametri. Questo non si sa. Insomma tanti Totò seriosi, questi ricoperti da ampie toghe, ma altrettanto poco credibili! E credo che anche questa sarà destinata a scoppiare come la classica bolla di sapone... ma per lo meno ci invita a sognare in un periodo di sonni non certo tranquilli.
Il nostro è un un po' come un guasconeggiante minacciare le "tre sorelle" : "Voi non sapete chi siamo noi. Se volete, siamo in grado di incartarvi,  tutti e tutto, con banconote da 500 € ".
Ma in verità, nel nostro "Bel Paese", non c'è una regione, che una, che non possa affermare di avere tesori artistici, nascosti e visibili a tutti : dalle profondità marine, ai magazzini (magari non visibili dal pubblico ed in mezzo all'umidità!!), dai musei, alle piazze, sotto forma di chiese, palazzi, mausolei. Un patrimonio composto da un numero considerevole (credo milioni di reperti, ma non sono riuscito a trovare su internet il numero esatto totale) di "pezzi" custoditi in circa 3.500 musei e 5.000 siti culturali. Oltre a questi, 45.000 beni architettonici, 12.000 biblioteche. E se vogliamo inserire, come del resto è doverosi inserirli, il teatro, il cinema (visto infatti che la Corte dei Conti ha preso in carico, come bene artistico, anche il film la "Dolce Vita" di Federico Fellini!), non possiamo dimenticare anche di inserire nella lista gli oltre 30.000 luoghi dove si fanno rappresentazioni e si esalta l'arte del "Bel Canto". Non chiedetemi come versano tutti questi luoghi: risponderei, moltissimi con disagi, altri con notevolissime difficoltà per non usare il termine "degrado" che la dice lunga parlando di reperti "datati".
E sembra che i nostri parruconi, vista la loro età non più verde, se ne siano accorti solo ora. Ben venga comunque. Sempre meglio tardi che mai. Anche perchè, gli unici che non se ne sono ancora accorti, sono invece i "famigerati politici". Siano che essi si autodefiniscano tecnici o politici di "professione" (che brutta parola, visto il significato che sarebbe : mestiere che richiede una particolare competenza, una specifica abilità!) .
Costoro, tutti, non si sono resi conto, che il non sfruttare (facendoli fruttare come dovrebbero) queste immense ricchezze, è da incoscienti, incapaci, culturalmente impreparati. E visto il loro prevalentemente orientamento clericale-cattolico-beghino  li definirei colpevoli di un "peccato capitale". La loro cecità, la loro noncuranza è un po' fare quel simpatico dispetto alla moglie che tutti conosciamo. Abbiamo tolto a scuola, anche lo studio dell'Arte e quello della Geografia. Del resto a che serve l'arte, la cultura, dal momento che non danno da mangiare, come affermò a suo tempo uno "sprovveduto" (educato eufemismo, anche troppo!!) per non parlare poi di geografia : a chi serve se nessuno oggi ha più i soldi per spostarsi??
Ma quello che è più grave, la maggior parte di questo ben di Dio, giace nei magazzini in attesa di essere restaurato, da restauratori che a loro volta attendono l' ordine ed i mezzi economici per farlo, attrezzati della sola loro passione, competenza (loro si!) e ... pazienza. Non solo, ma spendiamo risorse per debellare, attraverso i Carabiniedri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, il commercio abusivo di opere d'arte che magari una volta recuperate, finiscono in quei magazzini di cui parlavo sopra e li rimangono in attesa della "manna". Altra cosa da conoscere è che attualmente l'Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista mondiale dei Patrimoni dell'Umanità (con 49 siti), seguita dalla solitta Cina (con 45 siti) che anche qui ci alita sul collo, pronta a superci. E se da una parte ciò è cosa che ci rende, o ci dovrebbe rendere, particolarmente orgogliosi, dall'altra colpevolizza maggiormente chi non fa nulla per tramutare "cocci", "intonaci", "mura", "pitture", "monumenti", ecc.. ecc.. in "lavoro", economia", "benessere", ecc... ecc...  I fondali dei nostri mari, sono pieni di reperti ed anche qui si evita di recuperarli, perchè non si sa che poi che farci. Magazzini senza nome con reperti ancora da schedare, quindi non classificati per importanza e non classificabili per valore, abbandonati a se stessi con una parvenza più di rifiuti che di opere d'arte. Quasi che fossero più una specie di peso, che una ricchezza da mostrare e su cui far legalmente ed economicamente conto, con lo stesso impegno con cui altri lo hanno fatto illegalmente con i loro fottuti "Derivati".  Ed allora ritornando ai nostri "parruconi", credo che siano stati gli unici a comportarsi come Cornelia, che rivolgendosi alle matrone romane che esibivano le loro ornamente esclamava, con il massimo orgoglio mostrando i suoi figli :"Questi sono i miei gioielli !". In ritardo e sicuramente senza che nessuno li ascolterà. O magari li ascolteranno facendoci su dei sorrisolini di autosufficienza, lasciando che i miliardi di € richiesti come risarcimento restino solo una pia illusione. Ma quanto meno, costoro, sono da elogiare per aver fatto sentire una voce, quella dell'Italia, che oggi (o forse sempre!) nessuno ha mai ascoltato.
Siamo una nazione in miseria, che si alza il mattino (almeno per il 90%), e si deve inventare un lavoro, per poter far fronte ai bisogni giornalieri che per qualcuno diviene anche strettamente di carattere alimentare, di sopravvivenza. Siamo divenuti in pochi anni, dal 5°, poi 7° paese industrializzato al mondo, al "terzo mondo" di questa tanto decantata Comunità Europea. Una EU tutta impegnata a pensare ai bisogni di pochi privileggiati dimenticandosi della maggior parte dei popoli di questo vecchio continente. Siamo una nazione in cui il 10% delle famiglie detiene il 50% dell'intera ricchezza del Paese. 
Sembra quasi una maledizione, che gli abitanti dei paesi più ricchi non abbiano la consapevolezza di stare seduti sopra delle immemse ricchezze. Salvo pochi. Quei pochi che poi speculano, sfruttano, schiavizzano, tutti gli altri.
I paesi arabi  stanno seduti e gallegiano sul loro sottosuolo che trasuda oleosa ricchezza. E mentre gli emiri aprono i loro rubinetti in oro, l'uomo della strada "fortunato" trascina con la corda il somarello o vende datteri.  Il sottosuolo del Sud Africa è tempestato da ogni sorta di ori, di diamanti. La Russia poggia i piedi su di un immenso gasdotto, poi ci sono altri che hanno immense foreste di alberi dal legno pregiato, hanno parchi e spiaggie da favola e tutti, sempre appartenenti alla casta di quei pochi, sanno come farli fruttare. Noi no! Non abbiamo neppure quei pochi !!
Ci incolpano bugiardamente di essere un popolo tutto Pizza, Sole e Mandolino? Beh, cari amici, credo che sia ora di svegliarci ed applicarci questa etichetta alla lettera, solo che lo volessimo, che ne fossimo consapevoli e che di questo si facessero interpreti, principalmente, i nostri politici ed Amministratori.
Figuratamente, ma poi mica più di tanto, non dovremmo far altro che alzarci il mattino, ed aprire la biglietteria, per far entrare le file di turisti anziosi di vedere il "nostro" patrimonio artistico. Dovremmo alzarci ed aprire i "nostri" ristoranti per preparare i "nostri" manicaretti preparati dai "nostri Chef", quando al termine delle visite, costoro, si riverseranno affamati sulle tavole imbandite, dove ad attenderli ci saranno i "nostri" vini delle "nostre" vigne sapientemente preparati dai "nostri" viticoltori.  Il tutto sapientemente "Tutelato", non certo da un timbro, da un bollino, da una stampigliatura. Ma da leggi capestro. Se ti becco che sgarri, ti spezzo le gambe, perchè "Caino" è stato avvisato!! E questo sia per noi italiani che in egual misura per quelli che italiani non sono!
Ogni regione, dovrebbe preparare e rinnovare periodicamente un programma variegato di pacchetti di itinerari turistici, artistici, culturali, siano brevi (giornalieri) che più impegnativi (settimanali), suddivisi anche per livelli di prezzi. Un riguardo particolare agli studenti ed agli studiosi!! Gli italiani dovrebbero beneficiare di sconti, logicamente più congrui per gli indigeni. Il campanilismo, neppure dirlo, dovrebbe andare sotterrato, mentre dovrebbero essere studiati viaggi itineranti di mostre contenenti il "migliore esistente" della regione. In modo che tutti possano, prima o poi, usufrire della notorietà che questi portano.
Le opere d'arte anche fotografate dai naviganti su Internet dovranno pagare un obolo (una SIAE alla memoria degli artisti ed a favore del Bel Paese che la deve custodire!) ad ogni clik, studiando una formula che permetta l'incasso : attraverso la pubblicità che appare al clik??.
Le opere d'arte potranno girare solo all'interno del Paese. Andrà loro ritirato il passaporto così che mai più dovranno superare i confini di Stato. Se le vuoi vedere, caro Turista, vieni a casa mia e visto che è di mia proprietà, che ho il compito di curarle e custodirle come è giusto che sia, che l'ospitalità è sacra e deve essere fatta a regola d' "arte", la visita ce la paghi "pro fu ma ta men te". Anche il petrolio costa caro, eppure, malgrado puzzi, inquini e certamente non è bello da vedersi, magari mugugnando, ma lo si paga. Altrettanto allora lo si può fare per le opere che tutti ci invidiano.
Del resto se pagano profumatamente le Ferrari ? le BMW ? Le Mercedes ? Il diamante Rosa? Il soggiorno in Polinesia ? non comprendo perchè si debba pagare soli 15 € per entrare al Colosseo, mentre per andare a Disney Land devi pagare dagli oltre 50 a 100 € (divertimenti compresi!) ?
Non fidandomi più delle capacità imprenditoriali dello Stato, affiderei i pacchetti di cui sopra, in appalto a dei privati. In modo che li gestiscano pagando un affitto allo Stato che si impegna a sorvegliare che il patrimonio non subisca danni e ad effettuare opere di restauro al bisogno.
Mi chiedo quanto personale, oltre agli addetti propriamente ai lavori, sarebbe movimentato ? Agenzie di viaggio, trasporti, manutenzioni, assicurazioni, banche (purtroppo queste sono come i cinesi, le trovi dappertutto!). A questo punto, lasciamo pure che la nuova nata FCA (ex FIAT) porti le sue quattro lamiere all'estero, che si delocalizzi le nostre ditte in Cina, in Turchia, in Polonia, in Romania.  Voglio vedere a delocalizzare i quadri esposti alla Galleria degli Uffizi ? Anche qui i prezzi di 7 € per l'ingresso gridano vendetta? Cari signori... è' finita la pacchia!!
Se Della Valle restaurerà il Colosseo, dovrà ricavarne qualche cosa o no? E se la Merkel scenderà a Capri, dovrà venirci ben imbottita di € o no??
La parola Miseria dovrebbe, potrebbe, scomparire dai dizionari italiani ... 
Ma... ohi, hoi...!!!! Quanto dormivo bene e che bel sogno stavo facendo, e come sempre quanto è angosciante certi risvegli, tanto più che dalla poltrona in cui ti eri appisolato vedi e torni a riascoltare la TV che parla di scandali... di nuovo... e questa volta sento che parlano di Quirinale... Questa volta che cosa avrà combinato???!!!
 



di Franco Giannini 

domenica 9 febbraio 2014

Volti e nomi della Senigallia celebre, ma modesta n.23: Massimo Renzi

Un Artista "Artigiano della Tavolozza" !

Massimo è un “DIPINTORE”, come si definisce lui stesso. Cosa, che mi porta immediatamente, ancor prima di presentarvi il personaggio in questione, a chiedergli che cosa significhi per lui questa particolare definizione. La risposta che ricevo è la seguente:

Ho voluto riprenderla, facendo un salto nel nostro passato artistico di qualche secolo, in quanto, per me, il termine ha più attinenza con il fare pittura.Il Dipintore è colui che dipinge. Non pittura, ma dipinge. Sono due parole simili ma che hanno una profonda differenza. Il dipingere, nella mia visione, consiste nell’applicarsi all’arte della pittura con tutto ciò che ne consegue: ricerca, sofferenza, esaltazione, creare poesia, manualità, esternazione della propria personalità, in pratica fare dell’arte. Il pittore, invece, è per me legato alla persona che ricopre con della vernice qualsiasi cosa possa essere colorata: una parete, un cancello, uno steccato ecc. ecc.”.
Così facendo però, ha già svelato quella che è la sua passione: la “Pittura” o, parafrasando il suo sostantivo, la “Dipintura”.
atletiBellezza speranzaCampagna Marchigiana
Massimo, come spesso mi è già accaduto di inserire tra la serie di volti e nomi di questa mia carrellata tra i personaggi di Senigallia, non ha avuto i natali qui, bensì a Corinaldo (AN) il 30 gennaio 1968. Sessantottino dunque di nascita, non certo di indole e poi magari vi svelerò anche il perché. Durante la frequentazione della scuola media a Senigallia, presso l’istituto Marchetti, si affida alle mani del maestro, nonché nostro concittadino, il famoso pittore Giorgio Ciacci, che gli indica le vie più appropriate per perfezionare le varie tecniche pittoriche. Questo non gli “evita” però di diplomarsi all’Istituto Tecnico “Corinaldesi”.
Inizia a disegnare, prediligendo come tecnica il carboncino ed il pastello per giungere nel ’99 alla decisione di utilizzare la tecnica pittorica dell’olio. Nascono in questi anni i primi tentativi di mettere in relazione, attraverso la nuova materia, la luce con il colore. Nel 2001 l’incontro con il maestro e pittore Piergiovanni Antici. Inizialmente come allievo, ma questa frequentazione sfocerà in un’amicizia e stima reciproca dando così inizio ad un continuo scambio di riflessioni sull’arte pittorica. Nel frattempo approfondisce lo studio degli effetti della grafite, mantenendo però come espressione artistica preferita quella della pittura ad olio.
Renzi 'Campo papaveri'Renzi 'Fiume misa'20140208-renzi-nevicata
Se solo fossi minimamente un critico d’arte, starei a spendermi nella ricerca di aggettivi tecnici che per loro invece sono d’uso comune. Non essendolo vado a porre le domande che solo l’uomo della strada, non certo inteso come un ignorante, zotico, popolano, ma nemmeno come uno che deve ogni qualvolta usare un il linguaggio da “addetto ai lavori” per qualsiasi argomento di cui si voglia parlare.
Io vivo di sensazioni immediate e di ripensamenti subito dopo aver visto, non scendendo a compromessi “sul come dirlo“. Quello che maggiormente mi interessa è che si comprenda quello che provo e che vorrei si riversasse anche su chi legge.  Massimo, a mio parere, è l’artista che riesce a farti provare sensazioni immediate, di calore, di freddo, di umidità, di natura, di allegria, di malinconia.
Renzi 'Percorso naturalistico'Renzi 'Primavera'Renzi 'Riflessi acqua'
A trasmetterti queste sensazioni sono le tonalità dei suoi colori che, ad onor del vero, non saprei giudicare, come ha diagnosticato un suo critico, se siano esattamente 13. So solo che nei suoi quadri vedo trasparire, sento, immagino, una ricerca certosina della precisione e del particolare, già nel tratto che definisce il soggetto. La stessa pignoleria mi sembra di ritrovarla nella stesura del colore: a volte sfumato quasi a renderlo come un vapore fuoriuscente dalla tela, a volte più deciso, come macchia posta da richiamo, perché l’occhio si soffermi a guardare sul particolare.  Del resto Renzi, non dimentichiamolo, è in primis un Poeta che ferma i suoi pensieri sulla tela e che usa al posto della penna i pennelli da “Dipintore”. Massimo è prevalentemente un paesaggista (e ne sono rimasti pochi) e quello che intende rappresentare, come ha scritto anche sul suo sito web, è il perfetto connubio tra Dio e l’essere umano.
20140208-renzi-rotondaTra le sue opere più belle, quelle che più mi hanno toccato (ma il bello è sempre una cosa soggettiva) sono state: “Primavera”, per il maniacale lavoro di particolari nei biancospini, il non facile uso del colore bianco, il distacco volutamente creato a suon di sfumature tra il primo piano e lo sfondo. “Senigallia, molo di levante”, anch’esso superbo per i particolari e per l’effetto che si ottiene fissando per qualche istante le onde. Sembrano ad un certo punto che esse si muovano realmente e vengano incontro all’osservatore. Calda, come in un tardo pomeriggio di agosto “Rotonda a mare” o anche “Senigallia, piazza Saffi”, utilizzando come tecnica quella su carta-paglia. Ma gli altri, mi si creda, non sono da meno. Solo che elencandoli tutti cadrei su di un’ovvia incensazione di cui Massimo Renzi non ha di certo alcun bisogno.
Anzi è il momento di far parlare anche alla tecnicità del nostro “Dipintore” ed allora comincio con le domande “più banali”, quale ad esempio
D -:Massimo, tu come vieni colpito dall’Ispirazione ?
R -: Non ho un metodo preciso per farla arrivare. Solitamente è la bellezza il fattore scatenante, o ciò che intendo tale. Un paesaggio, una natura morta, una persona, soggetti che catturano la mia attenzione visiva (vedere è diverso che osservare) ed il mio sentimento. Se ritengo che tutto ciò appaghi il mio senso poetico, li catturo e li dipingo.
D -: Ho passato opera per opera ed ho notato una irrequietezza nei tratti nel corso del tempo. Quasi un variare del tuo modo di portare i tratti. Dal preciso, classico del disegnatore a quello dell’impressionista, del macchiaiolo. Come anche la ricerca del “su che cosa” fermare le opere. Ed allora: olio su tela, olio su tavola, olio su pannello telato, olio su cartone, tecnica mista su carta paglia, fino a giungere all’olio su carta paglia incollata su tavola. Per non dimenticare poi la carta e matita, spesso sottovalutata, ma sempre di difficile realizzo. Per me importante perché pone il confine tra chi conosce il disegno, veramente, e chi solo si atteggia e si avvicina a quest’arte.
R -: Quando decido di iniziare un’opera, mi focalizzo innanzitutto sulla sua dimensione. Una volta stabilita, scelgo il supporto sul quale lavorare. In questo caso la scelta avviene, per la maggiora parte delle volte, in modo istintivo. Pannello telato, tela, cartoncino, tavola, carta paglia, sono a mia disposizione e prendo quello che, in quel momento, sento possa meglio sposarsi con l’idea iniziale. Il pannello telato è una tela incollata su cartone pressato. Personalmente utilizzo quelle di piccolo formato. Il suo utilizzo assomiglia molto a quello della normale tela. L’asciugatura del colore è però più lenta e per effettuare i passaggi successivi, aspetto il tempo che ritengo necessario per riprendere il lavoro. Come accade anche per i lavori su tela. La carta paglia è un materiale povero e mi piace per il colore naturale che si adatta benissimo come sfondo. La utilizzo principalmente per lavori a pastello. La sua porosità consente di avere degli effetti cromatici interessanti. Quando invece decido di incollarla su tavola, non ci sono formati precisi. Vado in base alle dimensioni della tavola che decido di utilizzare. In questo caso, dipingo ad olio ed adoro lavorarci perché, a differenza della tela e del pannello telato, il colore viene assorbito rapidamente e mi consente un lavoro quasi continuo (dopo il bozzetto iniziale che, per me, deve comunque asciugarsi). Anche in questo caso mi piace molto l’effetto che esce fuori dall’incontro tra il colore ad olio e la carta paglia incollata su tavola. Un altro supporto su cui mi piace dipingere è la tavola o pannelli di legno. Anche in questo caso è la capacità del legno di assorbire rapidamente il colore, consentendomi di lavorarci con continuità. Ma, indipendentemente dal supporto utilizzato, mi piace pensare che il risultato finale si avvicini quanto più possibile a quello che per i dipintori – si noti come usi il termine senza pensarci su – francesi della metà dell’ottocento e per i nostri macchiaioli poi, era il “ton gris”. Cioè il superamento del chiaroscuro accademico con una visione più moderna di accostamenti cromatici tra il chiaro e lo scuro.
D -: E come decidi il formato, le dimensioni su cui fissare il soggetto?
R -: La scelta del supporto e delle sue dimensioni, non sono sicuramente un problema. Dipende da ciò che, in quel momento, quel determinato soggetto mi sta dando e lo proietto sulla superficie che intendo utilizzare. Costruisco così un gioco di rimandi tra la mia poesia e quella del soggetto dipinto su quella superficie con quelle dimensioni. Arrivo così al mio modo di dipingere sicuramente non di getto ma bensì elaborato.
D -: Per la risposta che hai inserito qui di seguito, la domanda corretta potrebbe essere – Come inizi un dipinto e quali e quante fasi si susseguono ?
R -: Parto sempre da un disegno preparatorio fatto sul supporto che poi andrò a dipingere. E’ la struttura del soggetto che elaboro e che fisso prima che inizi a mettere il colore. Una volta verificate le corrette dimensioni e proporzioni, inizio a stendere il colore come bozza iniziale per vedere se il mio sentimento cromatico è corretto. Successivamente lo riprendo e vado avanti fino al raggiungimento del risultato voluto. Capita, alcune volte, che possa anche modificare, in corso d’opera, le tonalità cromatiche per dare un equilibrio al dipinto che, fino a quel momento, magari, mi era sfuggito. Un’opera deve essere assolutamente equilibrata, inteso come unità del tutto. Come vedi, per me non si tratta di operare di getto ma di pensare, elaborare e costruire un’opera come un artigiano. E’ bello vederne l’evoluzione fino al risultato finale. Tra l’altro i miei tempi di lavorazione sono abbastanza lunghi…evviva la lentezza!
D -: Se ti chiedessi a che tipo di pittore, pardon, dipintore, ti senti più vicino, che cosa mi risponderesti?
R -: Potrei citarne molti: Tiziano, Bosch, El Greco, Rembrandt, Cezanne, Monet, Pissarro, Lega, Signorini, D’Ancona, Boldini, Cremona, Balthus, Morandi e tanti, tanti altri ancora. Ognuno di loro, con la loro precisa cifra stilistica e personalità, ci stanno ancora donando tantissimo con le loro opere e ciò è straordinario. Per cui non ho un solo dipintore al quale mi ispiro ma diversi, in quanto la dipintura (ma l’arte in genere) deve essere l’esternazione dell’io e del proprio sentimento, quindi personale e ben riconoscibile.  Ed è ciò che voglio fare con la mia.
A questo punto, dovrei chiederti, come ho spesso fatto con alcuni intervistati, se pensi che si faccia abbastanza per aiutare la nostra città a crescere in fatto di cultura, arte. Questo sia come aiuti diretti agli artisti quotati, anziani e che oramai non avrebbero neppure più bisogno di incentivi e quelli chiamiamoli invece emergenti, sia per estro che per età. Ma so che ti chiederei troppo e ti metterei in imbarazzo, perché il tuo carattere è quello che trasuda dalle tue opere. Sei un uomo buono, tranquillo, di pace, come emerge dai fermi immagine della natura e dalle bellezze cittadine. Allora ci provo io e nel finale dell’articolo.
Anche perché, vista la lunghezza del racconto, sono pochi coloro che leggono l’ultima parola. Però ci terrei a fare delle considerazioni riguardanti la nostra Amministrazione. Come avrai capito, il mio carattere, è meno impostato al dialogo, alla riflessione ed alla diplomazia. Sono un sanguigno, ma educato. Che usa più i “colpi di pancia” alla Caravaggio per fare un paragone pittorico. La nostra amministrazione, come tante altre, sembra che metta la cultura in secondo piano (anche terzo, quarto…) rispetto a quanto dovrebbe fare un assessorato tanto importante quanto, se non più di altri. La cultura, nelle sue varie sfaccettature, deve essere utilizzata come fulcro per migliorare le nostre menti ed anime, creando così una società sempre migliore.
Non tralasciando che, in una città votata al turismo, potrebbe essere anche una forma di business e di incentivo al richiamo di turisti e di artisti. Non voglio poi entrare nel merito dei budget destinati all’assessorato alla cultura, ma potrebbero essere ottenute delle risorse aggiuntive se solo si pensasse in maniera lungimirante con dei piani d’azione più coraggiosi. Anziché inserire nelle varie attività espositive i soliti nomi, perché non dare spazio e valorizzare anche giovani artisti di talento che con passione e sacrificio portano avanti un nuovo linguaggio e sentimento artistico. Portare la loro conoscenza ad un pubblico più vasto, anche al di fuori delle mura cittadine, coinvolgendo associazioni, sponsor (visto che le amministrazioni hanno le mani in pasta ovunque) creando così una sinergia tra i vari attori per far crescere progetti culturali di ampio respiro.
http://www.massimorenzi.eu/

Franco Giannini
Già pubblicato Sabato 8 febbraio, 2014 su SenigalliaNotizie.it