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domenica 16 febbraio 2014

L’Italia patria di pizza, sole, mandolino e pasta

O almeno, una volta eravamo conosciuti solo per questo... 

Poi gli "stranieri" hanno, aggiunto "meritatamente", gli stereotipi di Mafia, Camorra, Corruzione. 
Ed in questi ultimi anni, onde non farci mancare nulla, si potrebbe aggiungere anche la voce "Miseria".
Anzi, sicuramente, il vocabolo Miseria, ha rubato quel primo posto occupato inizialmente dal termine "Pizza".
Anche se ritengo che non erano veri nè le prime tre classificazioni, come non lo sono neppure i tre stereotipi.
Oggi, di sicuro, almeno per il 40% della popolazione, il termine più riconiscibile con cui si identificano gli italiani è: "Miseria".
Parliamo di miseria e non ci rendiamo conto che siamo dei Cresi. Non ci rendiamo conto che la vera ricchezza del nostro Paese rientra nelle sconosciute parole, almeno a quanto pare, di : Arte, Cultura, Turismo, Culinaria, Enologia, di cui il Paese è sfacciatamente ricco ed altrettanto sfacciatamente sottovalutato. 
Le tre uniche parole alle quali dovremmo affidarci, per poter cancellare e debellare la parola Miseria, che racchiude in se i tanti mali italiani che ci afflige, quali la disoccupazione, la sfiducia, la rabbia, il malcontento. 
Gli economisti, coloro che poverini, perennemente e voglio credere inconsapevolmente, siedono sulle assolute verità, dispensando certezze, ci danno le loro pillole di placebo, sciorinandoci teorie di Smith, di Marx, di Keiness, liberiste, liberali. Ma poi i risultati sono sempre sotto gli occhi di tutti. Si è provato a ridurre i mali con "governi tecnici", a cui dopo il loro fallimento, si sono avvicendati quelli così detti "governi politici". Entrambi vedevano, ed alcuni continuano a vedere, lucine in fondo ad un tunnel che poi visti i risultati si è appurato che fossero solo degli evanescenti miraggi. Le industrie hanno delocalizzato, le banche sono gestite da individui con le mani guantate professionalmente come i migliori avari, foraggianti l'alta finanza, trascurando gli operatori del lavoro manuale, i politici perdono tempo in tavole rotonde a discutere di processi, di poltrone, di leggi elettorali, rimandando tutto ciò che è più importante, ma a cui non sanno porre rimedio. La corruzione dilaga in tutto il paese. Gli Amministratori delle regioni, tolte due o tre, sono indagati. Ma vero è, che ogni tanto, anche per un puro calcolo di probabilità, si è costretti a leggere anche qualche notizia incoraggiante. O almeno, cerco di vederla con questa ottica positiva, anche se con un leggero sorriso ironico sotto quei baffi che non ho mai posseduto. 
E' di pochi giorni fa, la notizia che la Corte dei Conti ha aperto un' istruttoria su delle decisioni di declassamento che le tre agenzie di rating (Standard & Poor's - Moody's - Fitch) aprirono nei confronti dell'Italia nel Luglio, Maggio e Dicembre del 2011, nonchè nel Gennaio del 2012 , non tenendo conto, però, del valore dei capitali artistici che l'Italia possedeva e possiede. Un novello scontro tra Golia e Sansone. La pulce che affronta l'elefante!
E ci si è pure divertiti a fare un elenco di monumenti con a fianco il loro valore. Valore poi stimato  in base a quali parametri. Questo non si sa. Insomma tanti Totò seriosi, questi ricoperti da ampie toghe, ma altrettanto poco credibili! E credo che anche questa sarà destinata a scoppiare come la classica bolla di sapone... ma per lo meno ci invita a sognare in un periodo di sonni non certo tranquilli.
Il nostro è un un po' come un guasconeggiante minacciare le "tre sorelle" : "Voi non sapete chi siamo noi. Se volete, siamo in grado di incartarvi,  tutti e tutto, con banconote da 500 € ".
Ma in verità, nel nostro "Bel Paese", non c'è una regione, che una, che non possa affermare di avere tesori artistici, nascosti e visibili a tutti : dalle profondità marine, ai magazzini (magari non visibili dal pubblico ed in mezzo all'umidità!!), dai musei, alle piazze, sotto forma di chiese, palazzi, mausolei. Un patrimonio composto da un numero considerevole (credo milioni di reperti, ma non sono riuscito a trovare su internet il numero esatto totale) di "pezzi" custoditi in circa 3.500 musei e 5.000 siti culturali. Oltre a questi, 45.000 beni architettonici, 12.000 biblioteche. E se vogliamo inserire, come del resto è doverosi inserirli, il teatro, il cinema (visto infatti che la Corte dei Conti ha preso in carico, come bene artistico, anche il film la "Dolce Vita" di Federico Fellini!), non possiamo dimenticare anche di inserire nella lista gli oltre 30.000 luoghi dove si fanno rappresentazioni e si esalta l'arte del "Bel Canto". Non chiedetemi come versano tutti questi luoghi: risponderei, moltissimi con disagi, altri con notevolissime difficoltà per non usare il termine "degrado" che la dice lunga parlando di reperti "datati".
E sembra che i nostri parruconi, vista la loro età non più verde, se ne siano accorti solo ora. Ben venga comunque. Sempre meglio tardi che mai. Anche perchè, gli unici che non se ne sono ancora accorti, sono invece i "famigerati politici". Siano che essi si autodefiniscano tecnici o politici di "professione" (che brutta parola, visto il significato che sarebbe : mestiere che richiede una particolare competenza, una specifica abilità!) .
Costoro, tutti, non si sono resi conto, che il non sfruttare (facendoli fruttare come dovrebbero) queste immense ricchezze, è da incoscienti, incapaci, culturalmente impreparati. E visto il loro prevalentemente orientamento clericale-cattolico-beghino  li definirei colpevoli di un "peccato capitale". La loro cecità, la loro noncuranza è un po' fare quel simpatico dispetto alla moglie che tutti conosciamo. Abbiamo tolto a scuola, anche lo studio dell'Arte e quello della Geografia. Del resto a che serve l'arte, la cultura, dal momento che non danno da mangiare, come affermò a suo tempo uno "sprovveduto" (educato eufemismo, anche troppo!!) per non parlare poi di geografia : a chi serve se nessuno oggi ha più i soldi per spostarsi??
Ma quello che è più grave, la maggior parte di questo ben di Dio, giace nei magazzini in attesa di essere restaurato, da restauratori che a loro volta attendono l' ordine ed i mezzi economici per farlo, attrezzati della sola loro passione, competenza (loro si!) e ... pazienza. Non solo, ma spendiamo risorse per debellare, attraverso i Carabiniedri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, il commercio abusivo di opere d'arte che magari una volta recuperate, finiscono in quei magazzini di cui parlavo sopra e li rimangono in attesa della "manna". Altra cosa da conoscere è che attualmente l'Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista mondiale dei Patrimoni dell'Umanità (con 49 siti), seguita dalla solitta Cina (con 45 siti) che anche qui ci alita sul collo, pronta a superci. E se da una parte ciò è cosa che ci rende, o ci dovrebbe rendere, particolarmente orgogliosi, dall'altra colpevolizza maggiormente chi non fa nulla per tramutare "cocci", "intonaci", "mura", "pitture", "monumenti", ecc.. ecc.. in "lavoro", economia", "benessere", ecc... ecc...  I fondali dei nostri mari, sono pieni di reperti ed anche qui si evita di recuperarli, perchè non si sa che poi che farci. Magazzini senza nome con reperti ancora da schedare, quindi non classificati per importanza e non classificabili per valore, abbandonati a se stessi con una parvenza più di rifiuti che di opere d'arte. Quasi che fossero più una specie di peso, che una ricchezza da mostrare e su cui far legalmente ed economicamente conto, con lo stesso impegno con cui altri lo hanno fatto illegalmente con i loro fottuti "Derivati".  Ed allora ritornando ai nostri "parruconi", credo che siano stati gli unici a comportarsi come Cornelia, che rivolgendosi alle matrone romane che esibivano le loro ornamente esclamava, con il massimo orgoglio mostrando i suoi figli :"Questi sono i miei gioielli !". In ritardo e sicuramente senza che nessuno li ascolterà. O magari li ascolteranno facendoci su dei sorrisolini di autosufficienza, lasciando che i miliardi di € richiesti come risarcimento restino solo una pia illusione. Ma quanto meno, costoro, sono da elogiare per aver fatto sentire una voce, quella dell'Italia, che oggi (o forse sempre!) nessuno ha mai ascoltato.
Siamo una nazione in miseria, che si alza il mattino (almeno per il 90%), e si deve inventare un lavoro, per poter far fronte ai bisogni giornalieri che per qualcuno diviene anche strettamente di carattere alimentare, di sopravvivenza. Siamo divenuti in pochi anni, dal 5°, poi 7° paese industrializzato al mondo, al "terzo mondo" di questa tanto decantata Comunità Europea. Una EU tutta impegnata a pensare ai bisogni di pochi privileggiati dimenticandosi della maggior parte dei popoli di questo vecchio continente. Siamo una nazione in cui il 10% delle famiglie detiene il 50% dell'intera ricchezza del Paese. 
Sembra quasi una maledizione, che gli abitanti dei paesi più ricchi non abbiano la consapevolezza di stare seduti sopra delle immemse ricchezze. Salvo pochi. Quei pochi che poi speculano, sfruttano, schiavizzano, tutti gli altri.
I paesi arabi  stanno seduti e gallegiano sul loro sottosuolo che trasuda oleosa ricchezza. E mentre gli emiri aprono i loro rubinetti in oro, l'uomo della strada "fortunato" trascina con la corda il somarello o vende datteri.  Il sottosuolo del Sud Africa è tempestato da ogni sorta di ori, di diamanti. La Russia poggia i piedi su di un immenso gasdotto, poi ci sono altri che hanno immense foreste di alberi dal legno pregiato, hanno parchi e spiaggie da favola e tutti, sempre appartenenti alla casta di quei pochi, sanno come farli fruttare. Noi no! Non abbiamo neppure quei pochi !!
Ci incolpano bugiardamente di essere un popolo tutto Pizza, Sole e Mandolino? Beh, cari amici, credo che sia ora di svegliarci ed applicarci questa etichetta alla lettera, solo che lo volessimo, che ne fossimo consapevoli e che di questo si facessero interpreti, principalmente, i nostri politici ed Amministratori.
Figuratamente, ma poi mica più di tanto, non dovremmo far altro che alzarci il mattino, ed aprire la biglietteria, per far entrare le file di turisti anziosi di vedere il "nostro" patrimonio artistico. Dovremmo alzarci ed aprire i "nostri" ristoranti per preparare i "nostri" manicaretti preparati dai "nostri Chef", quando al termine delle visite, costoro, si riverseranno affamati sulle tavole imbandite, dove ad attenderli ci saranno i "nostri" vini delle "nostre" vigne sapientemente preparati dai "nostri" viticoltori.  Il tutto sapientemente "Tutelato", non certo da un timbro, da un bollino, da una stampigliatura. Ma da leggi capestro. Se ti becco che sgarri, ti spezzo le gambe, perchè "Caino" è stato avvisato!! E questo sia per noi italiani che in egual misura per quelli che italiani non sono!
Ogni regione, dovrebbe preparare e rinnovare periodicamente un programma variegato di pacchetti di itinerari turistici, artistici, culturali, siano brevi (giornalieri) che più impegnativi (settimanali), suddivisi anche per livelli di prezzi. Un riguardo particolare agli studenti ed agli studiosi!! Gli italiani dovrebbero beneficiare di sconti, logicamente più congrui per gli indigeni. Il campanilismo, neppure dirlo, dovrebbe andare sotterrato, mentre dovrebbero essere studiati viaggi itineranti di mostre contenenti il "migliore esistente" della regione. In modo che tutti possano, prima o poi, usufrire della notorietà che questi portano.
Le opere d'arte anche fotografate dai naviganti su Internet dovranno pagare un obolo (una SIAE alla memoria degli artisti ed a favore del Bel Paese che la deve custodire!) ad ogni clik, studiando una formula che permetta l'incasso : attraverso la pubblicità che appare al clik??.
Le opere d'arte potranno girare solo all'interno del Paese. Andrà loro ritirato il passaporto così che mai più dovranno superare i confini di Stato. Se le vuoi vedere, caro Turista, vieni a casa mia e visto che è di mia proprietà, che ho il compito di curarle e custodirle come è giusto che sia, che l'ospitalità è sacra e deve essere fatta a regola d' "arte", la visita ce la paghi "pro fu ma ta men te". Anche il petrolio costa caro, eppure, malgrado puzzi, inquini e certamente non è bello da vedersi, magari mugugnando, ma lo si paga. Altrettanto allora lo si può fare per le opere che tutti ci invidiano.
Del resto se pagano profumatamente le Ferrari ? le BMW ? Le Mercedes ? Il diamante Rosa? Il soggiorno in Polinesia ? non comprendo perchè si debba pagare soli 15 € per entrare al Colosseo, mentre per andare a Disney Land devi pagare dagli oltre 50 a 100 € (divertimenti compresi!) ?
Non fidandomi più delle capacità imprenditoriali dello Stato, affiderei i pacchetti di cui sopra, in appalto a dei privati. In modo che li gestiscano pagando un affitto allo Stato che si impegna a sorvegliare che il patrimonio non subisca danni e ad effettuare opere di restauro al bisogno.
Mi chiedo quanto personale, oltre agli addetti propriamente ai lavori, sarebbe movimentato ? Agenzie di viaggio, trasporti, manutenzioni, assicurazioni, banche (purtroppo queste sono come i cinesi, le trovi dappertutto!). A questo punto, lasciamo pure che la nuova nata FCA (ex FIAT) porti le sue quattro lamiere all'estero, che si delocalizzi le nostre ditte in Cina, in Turchia, in Polonia, in Romania.  Voglio vedere a delocalizzare i quadri esposti alla Galleria degli Uffizi ? Anche qui i prezzi di 7 € per l'ingresso gridano vendetta? Cari signori... è' finita la pacchia!!
Se Della Valle restaurerà il Colosseo, dovrà ricavarne qualche cosa o no? E se la Merkel scenderà a Capri, dovrà venirci ben imbottita di € o no??
La parola Miseria dovrebbe, potrebbe, scomparire dai dizionari italiani ... 
Ma... ohi, hoi...!!!! Quanto dormivo bene e che bel sogno stavo facendo, e come sempre quanto è angosciante certi risvegli, tanto più che dalla poltrona in cui ti eri appisolato vedi e torni a riascoltare la TV che parla di scandali... di nuovo... e questa volta sento che parlano di Quirinale... Questa volta che cosa avrà combinato???!!!
 



di Franco Giannini 

domenica 9 febbraio 2014

Volti e nomi della Senigallia celebre, ma modesta n.23: Massimo Renzi

Un Artista "Artigiano della Tavolozza" !

Massimo è un “DIPINTORE”, come si definisce lui stesso. Cosa, che mi porta immediatamente, ancor prima di presentarvi il personaggio in questione, a chiedergli che cosa significhi per lui questa particolare definizione. La risposta che ricevo è la seguente:

Ho voluto riprenderla, facendo un salto nel nostro passato artistico di qualche secolo, in quanto, per me, il termine ha più attinenza con il fare pittura.Il Dipintore è colui che dipinge. Non pittura, ma dipinge. Sono due parole simili ma che hanno una profonda differenza. Il dipingere, nella mia visione, consiste nell’applicarsi all’arte della pittura con tutto ciò che ne consegue: ricerca, sofferenza, esaltazione, creare poesia, manualità, esternazione della propria personalità, in pratica fare dell’arte. Il pittore, invece, è per me legato alla persona che ricopre con della vernice qualsiasi cosa possa essere colorata: una parete, un cancello, uno steccato ecc. ecc.”.
Così facendo però, ha già svelato quella che è la sua passione: la “Pittura” o, parafrasando il suo sostantivo, la “Dipintura”.
atletiBellezza speranzaCampagna Marchigiana
Massimo, come spesso mi è già accaduto di inserire tra la serie di volti e nomi di questa mia carrellata tra i personaggi di Senigallia, non ha avuto i natali qui, bensì a Corinaldo (AN) il 30 gennaio 1968. Sessantottino dunque di nascita, non certo di indole e poi magari vi svelerò anche il perché. Durante la frequentazione della scuola media a Senigallia, presso l’istituto Marchetti, si affida alle mani del maestro, nonché nostro concittadino, il famoso pittore Giorgio Ciacci, che gli indica le vie più appropriate per perfezionare le varie tecniche pittoriche. Questo non gli “evita” però di diplomarsi all’Istituto Tecnico “Corinaldesi”.
Inizia a disegnare, prediligendo come tecnica il carboncino ed il pastello per giungere nel ’99 alla decisione di utilizzare la tecnica pittorica dell’olio. Nascono in questi anni i primi tentativi di mettere in relazione, attraverso la nuova materia, la luce con il colore. Nel 2001 l’incontro con il maestro e pittore Piergiovanni Antici. Inizialmente come allievo, ma questa frequentazione sfocerà in un’amicizia e stima reciproca dando così inizio ad un continuo scambio di riflessioni sull’arte pittorica. Nel frattempo approfondisce lo studio degli effetti della grafite, mantenendo però come espressione artistica preferita quella della pittura ad olio.
Renzi 'Campo papaveri'Renzi 'Fiume misa'20140208-renzi-nevicata
Se solo fossi minimamente un critico d’arte, starei a spendermi nella ricerca di aggettivi tecnici che per loro invece sono d’uso comune. Non essendolo vado a porre le domande che solo l’uomo della strada, non certo inteso come un ignorante, zotico, popolano, ma nemmeno come uno che deve ogni qualvolta usare un il linguaggio da “addetto ai lavori” per qualsiasi argomento di cui si voglia parlare.
Io vivo di sensazioni immediate e di ripensamenti subito dopo aver visto, non scendendo a compromessi “sul come dirlo“. Quello che maggiormente mi interessa è che si comprenda quello che provo e che vorrei si riversasse anche su chi legge.  Massimo, a mio parere, è l’artista che riesce a farti provare sensazioni immediate, di calore, di freddo, di umidità, di natura, di allegria, di malinconia.
Renzi 'Percorso naturalistico'Renzi 'Primavera'Renzi 'Riflessi acqua'
A trasmetterti queste sensazioni sono le tonalità dei suoi colori che, ad onor del vero, non saprei giudicare, come ha diagnosticato un suo critico, se siano esattamente 13. So solo che nei suoi quadri vedo trasparire, sento, immagino, una ricerca certosina della precisione e del particolare, già nel tratto che definisce il soggetto. La stessa pignoleria mi sembra di ritrovarla nella stesura del colore: a volte sfumato quasi a renderlo come un vapore fuoriuscente dalla tela, a volte più deciso, come macchia posta da richiamo, perché l’occhio si soffermi a guardare sul particolare.  Del resto Renzi, non dimentichiamolo, è in primis un Poeta che ferma i suoi pensieri sulla tela e che usa al posto della penna i pennelli da “Dipintore”. Massimo è prevalentemente un paesaggista (e ne sono rimasti pochi) e quello che intende rappresentare, come ha scritto anche sul suo sito web, è il perfetto connubio tra Dio e l’essere umano.
20140208-renzi-rotondaTra le sue opere più belle, quelle che più mi hanno toccato (ma il bello è sempre una cosa soggettiva) sono state: “Primavera”, per il maniacale lavoro di particolari nei biancospini, il non facile uso del colore bianco, il distacco volutamente creato a suon di sfumature tra il primo piano e lo sfondo. “Senigallia, molo di levante”, anch’esso superbo per i particolari e per l’effetto che si ottiene fissando per qualche istante le onde. Sembrano ad un certo punto che esse si muovano realmente e vengano incontro all’osservatore. Calda, come in un tardo pomeriggio di agosto “Rotonda a mare” o anche “Senigallia, piazza Saffi”, utilizzando come tecnica quella su carta-paglia. Ma gli altri, mi si creda, non sono da meno. Solo che elencandoli tutti cadrei su di un’ovvia incensazione di cui Massimo Renzi non ha di certo alcun bisogno.
Anzi è il momento di far parlare anche alla tecnicità del nostro “Dipintore” ed allora comincio con le domande “più banali”, quale ad esempio
D -:Massimo, tu come vieni colpito dall’Ispirazione ?
R -: Non ho un metodo preciso per farla arrivare. Solitamente è la bellezza il fattore scatenante, o ciò che intendo tale. Un paesaggio, una natura morta, una persona, soggetti che catturano la mia attenzione visiva (vedere è diverso che osservare) ed il mio sentimento. Se ritengo che tutto ciò appaghi il mio senso poetico, li catturo e li dipingo.
D -: Ho passato opera per opera ed ho notato una irrequietezza nei tratti nel corso del tempo. Quasi un variare del tuo modo di portare i tratti. Dal preciso, classico del disegnatore a quello dell’impressionista, del macchiaiolo. Come anche la ricerca del “su che cosa” fermare le opere. Ed allora: olio su tela, olio su tavola, olio su pannello telato, olio su cartone, tecnica mista su carta paglia, fino a giungere all’olio su carta paglia incollata su tavola. Per non dimenticare poi la carta e matita, spesso sottovalutata, ma sempre di difficile realizzo. Per me importante perché pone il confine tra chi conosce il disegno, veramente, e chi solo si atteggia e si avvicina a quest’arte.
R -: Quando decido di iniziare un’opera, mi focalizzo innanzitutto sulla sua dimensione. Una volta stabilita, scelgo il supporto sul quale lavorare. In questo caso la scelta avviene, per la maggiora parte delle volte, in modo istintivo. Pannello telato, tela, cartoncino, tavola, carta paglia, sono a mia disposizione e prendo quello che, in quel momento, sento possa meglio sposarsi con l’idea iniziale. Il pannello telato è una tela incollata su cartone pressato. Personalmente utilizzo quelle di piccolo formato. Il suo utilizzo assomiglia molto a quello della normale tela. L’asciugatura del colore è però più lenta e per effettuare i passaggi successivi, aspetto il tempo che ritengo necessario per riprendere il lavoro. Come accade anche per i lavori su tela. La carta paglia è un materiale povero e mi piace per il colore naturale che si adatta benissimo come sfondo. La utilizzo principalmente per lavori a pastello. La sua porosità consente di avere degli effetti cromatici interessanti. Quando invece decido di incollarla su tavola, non ci sono formati precisi. Vado in base alle dimensioni della tavola che decido di utilizzare. In questo caso, dipingo ad olio ed adoro lavorarci perché, a differenza della tela e del pannello telato, il colore viene assorbito rapidamente e mi consente un lavoro quasi continuo (dopo il bozzetto iniziale che, per me, deve comunque asciugarsi). Anche in questo caso mi piace molto l’effetto che esce fuori dall’incontro tra il colore ad olio e la carta paglia incollata su tavola. Un altro supporto su cui mi piace dipingere è la tavola o pannelli di legno. Anche in questo caso è la capacità del legno di assorbire rapidamente il colore, consentendomi di lavorarci con continuità. Ma, indipendentemente dal supporto utilizzato, mi piace pensare che il risultato finale si avvicini quanto più possibile a quello che per i dipintori – si noti come usi il termine senza pensarci su – francesi della metà dell’ottocento e per i nostri macchiaioli poi, era il “ton gris”. Cioè il superamento del chiaroscuro accademico con una visione più moderna di accostamenti cromatici tra il chiaro e lo scuro.
D -: E come decidi il formato, le dimensioni su cui fissare il soggetto?
R -: La scelta del supporto e delle sue dimensioni, non sono sicuramente un problema. Dipende da ciò che, in quel momento, quel determinato soggetto mi sta dando e lo proietto sulla superficie che intendo utilizzare. Costruisco così un gioco di rimandi tra la mia poesia e quella del soggetto dipinto su quella superficie con quelle dimensioni. Arrivo così al mio modo di dipingere sicuramente non di getto ma bensì elaborato.
D -: Per la risposta che hai inserito qui di seguito, la domanda corretta potrebbe essere – Come inizi un dipinto e quali e quante fasi si susseguono ?
R -: Parto sempre da un disegno preparatorio fatto sul supporto che poi andrò a dipingere. E’ la struttura del soggetto che elaboro e che fisso prima che inizi a mettere il colore. Una volta verificate le corrette dimensioni e proporzioni, inizio a stendere il colore come bozza iniziale per vedere se il mio sentimento cromatico è corretto. Successivamente lo riprendo e vado avanti fino al raggiungimento del risultato voluto. Capita, alcune volte, che possa anche modificare, in corso d’opera, le tonalità cromatiche per dare un equilibrio al dipinto che, fino a quel momento, magari, mi era sfuggito. Un’opera deve essere assolutamente equilibrata, inteso come unità del tutto. Come vedi, per me non si tratta di operare di getto ma di pensare, elaborare e costruire un’opera come un artigiano. E’ bello vederne l’evoluzione fino al risultato finale. Tra l’altro i miei tempi di lavorazione sono abbastanza lunghi…evviva la lentezza!
D -: Se ti chiedessi a che tipo di pittore, pardon, dipintore, ti senti più vicino, che cosa mi risponderesti?
R -: Potrei citarne molti: Tiziano, Bosch, El Greco, Rembrandt, Cezanne, Monet, Pissarro, Lega, Signorini, D’Ancona, Boldini, Cremona, Balthus, Morandi e tanti, tanti altri ancora. Ognuno di loro, con la loro precisa cifra stilistica e personalità, ci stanno ancora donando tantissimo con le loro opere e ciò è straordinario. Per cui non ho un solo dipintore al quale mi ispiro ma diversi, in quanto la dipintura (ma l’arte in genere) deve essere l’esternazione dell’io e del proprio sentimento, quindi personale e ben riconoscibile.  Ed è ciò che voglio fare con la mia.
A questo punto, dovrei chiederti, come ho spesso fatto con alcuni intervistati, se pensi che si faccia abbastanza per aiutare la nostra città a crescere in fatto di cultura, arte. Questo sia come aiuti diretti agli artisti quotati, anziani e che oramai non avrebbero neppure più bisogno di incentivi e quelli chiamiamoli invece emergenti, sia per estro che per età. Ma so che ti chiederei troppo e ti metterei in imbarazzo, perché il tuo carattere è quello che trasuda dalle tue opere. Sei un uomo buono, tranquillo, di pace, come emerge dai fermi immagine della natura e dalle bellezze cittadine. Allora ci provo io e nel finale dell’articolo.
Anche perché, vista la lunghezza del racconto, sono pochi coloro che leggono l’ultima parola. Però ci terrei a fare delle considerazioni riguardanti la nostra Amministrazione. Come avrai capito, il mio carattere, è meno impostato al dialogo, alla riflessione ed alla diplomazia. Sono un sanguigno, ma educato. Che usa più i “colpi di pancia” alla Caravaggio per fare un paragone pittorico. La nostra amministrazione, come tante altre, sembra che metta la cultura in secondo piano (anche terzo, quarto…) rispetto a quanto dovrebbe fare un assessorato tanto importante quanto, se non più di altri. La cultura, nelle sue varie sfaccettature, deve essere utilizzata come fulcro per migliorare le nostre menti ed anime, creando così una società sempre migliore.
Non tralasciando che, in una città votata al turismo, potrebbe essere anche una forma di business e di incentivo al richiamo di turisti e di artisti. Non voglio poi entrare nel merito dei budget destinati all’assessorato alla cultura, ma potrebbero essere ottenute delle risorse aggiuntive se solo si pensasse in maniera lungimirante con dei piani d’azione più coraggiosi. Anziché inserire nelle varie attività espositive i soliti nomi, perché non dare spazio e valorizzare anche giovani artisti di talento che con passione e sacrificio portano avanti un nuovo linguaggio e sentimento artistico. Portare la loro conoscenza ad un pubblico più vasto, anche al di fuori delle mura cittadine, coinvolgendo associazioni, sponsor (visto che le amministrazioni hanno le mani in pasta ovunque) creando così una sinergia tra i vari attori per far crescere progetti culturali di ampio respiro.
http://www.massimorenzi.eu/

Franco Giannini
Già pubblicato Sabato 8 febbraio, 2014 su SenigalliaNotizie.it

venerdì 10 gennaio 2014

Che cosa sono le cosidette Finanziarie se non i cugini delle banche ... ?

la richiesta di un prestito
... alcune delle quali, non disdegnano neppure di  operare nel settore dell' abbigliamento, ma con un occhio buttato  principalmente sugli accessori : in particolare le ... cravatte !! 

Terminate le sfilate di Firenze a Palazzo Pitti e non solo, in contemporanea, seppur hanno poco a che vedere con l'esibizione di questa Fiera delle Vanità e delle stravaganze forzate, come del resto vuole la Moda, eccovi i dati di Bankitalia nella sua consueta rilevazione dei bilanci bancari. I prestiti ai privati a novembre, hanno registrato un calo del 4,3% contro quello del 3,7% segnato ad ottobre. I prestiti alle famiglie sono anch'essi scesi dell'1,5% sui dodici mesi, mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 6% . E chi l'avrebbe mai detto o pensato! Si osservi però, sia quell'evidenziato "società non finanziarie" e sia chi lo dice che è Bankitalia.
Del resto, ditemi voi, se non si favoriscono i famigliari, chi si deve favorire? Ed i cugini carnali sono dei famigliari. Fanno o non fanno parte della Famiglia??

Ho fatto questo cappello, solo per esporre un mio dubbio che mi è              
pagherò, se ce la farò !
stato in parte soddisfatto da quel "società non finanziarie e dall'arrivo inaspettato di una mail di qualche giorno fa. E da "Diversamente Giovane" e perennemente "Brontolone", non potevo farmi scappare l'occasione di rendere pubblica la cosa.
In essa era contenuta un'offerta pubblicitaria di una Compagnia Finanziaria, da lasciare perplessi per la sua convenienza: uno "svenarsi" da parte della Compagnia.  La riporto, solo a livelli di numeri. Tralascio logicamente la ragione sociale per evidenti problemi di privacy... loro !
Una di quelle offerte che ti fanno chiedere che chi la formula è o un "creatore" di quelle famose cravatte griffate, di cui parlavo sopra, o uno che più che ci fa, lo è proprio !! Uno che si crede intelligente e che ritiene tutti gli altri degli emeriti fessi!
L'esempio del prestito era costituito da questi numeri:
Prestito 15.000 € - rimborsabili in 84 rate -  Tan fisso 7,89% - Taeg fisso 8,18% - importo totale dovuto dal "consumatore" 19.572 €. Lasciamo perdere le % del TAN&TAEG, che interessa solo la ragioneria burocratica ufficiale. Io guardo ai numeri concreti ed allora aggiungo, onde rendere più evidente le qualità di questo accessorio d'abbigliamento, che è una cravatta il cui prezzo è di 4.572 € e visto il lusso, come essa male s'intoni con il modesto abito indossato da chi è chiamato "consumatore" (e che invece consumatore non lo è, perché non ha un becco di un quattrino). Chi cade nel tranello dell'offerta è solo un uomo con l'acqua alla gola che si attacca ad un filo di speranza, non sapendo che quel filo è invece quello dell'Alta Tensione, "Chi tocca i fili muore". Allora ecco la favolosa offerta, il pezzo di formaggio posto sulla tagliola : 15.000 €, rimborso mensile in 84 rate. Il che sta a significare che è come se mi offrissero 178,57 € al mese e lor signori me ne pretenderebbero, sempre ogni mese, ben 233. Vale a dire un aggravio di 54,43 € di cresta mensile che se non vado errato sono il 30,53 %  dell'importo della rata. Quasi un terzo della somma!!

o il cugino del banchiere!
Purtroppo, costoro giocano proprio sulle necessità impellenti, improcastinabili, a volte di vita e di morte  di coloro che cadono in questa rete e che, costretti, non guardano tanto per il sottile. E non sono neppure pochi, purtroppo, costoro. Tanto più poi oggi, con la situazione economica che stiamo attraversando con i tre milioni di disoccupati, con il numero di esodati, non parliamo poi di quello dei cassaintegrati, non domenticandoci i precari. Una pacchia per costoro, una vera manna. Infatti la maggioranza sono coloro che utilizzano queste Finanziarie, per acquisti di elettrodomestici, che improvvisamente si rompono e che non sapendo come tamponare al guaio, magari anche perché con il c/c è temporaneamente in rosso,  consapevoli del fatto che la Compagnia si sta "approffitando"(eufemismo!!), devono, seppure malvolentieri, "cedere alla lusinga". Altri, invece, artigiani, commercianti, magari in arretrato con le "famigerate" bollette da pagare al socio occulto (che è quasi sempre lo Stato), con gli occhi annebbiati dall'estrema necessità, inconsapevolmente, leggono solo l'importo del prestito, quello della rata di rimborso ed il numero delle mensilità ... di tutto il resto se ne fregano. Quello che più preme in questi casi, è avere entro breve tempo la cifra che permetta di prendere fiato tamponando il debito. Errore grossolano quanto comprensibile che il non calcolarlo porta ad entrare però in un vortice da cui sarà estremamente difficile poi uscirne.
Non sono certamente dei benefattori, non sono certamente dei mecenati, non saranno neppure degli usurai, ma certo è che anche costoro sono dei funamboli su quel filo che sancisce il confine tra il legale e quello che è il suo contrario.




di Franco Giannini

PS: Le vignette sono tratte da internet.

giovedì 19 settembre 2013

Come è finito quello che chiamavano “Modello Marche”.

Uno slogan che serviva, un tempo, a riempire la bocca solo al politico di turno.
Era, lo capisco solo ora, una formula politica studiata per non dire nulla, impegnarsi non più di tanto, ma per darsi un tono nei vari tavoli di lavoro, siano essi stati tondi, quadrati o rettangolari. Ma dietro c'era, appunto il nulla, quel nulla che poi è emerso pian piano fino a giungere ai giorni nostri e di cui ora si da una colpa generica alla “Crisi”. Sarebbe molto più corretto allora far precedere quel "Crisi" dalla parola "anche".
 
Sono stato sempre del parere, che fintanto si vive in un “clima di pace economica”, qualsiasi testa dentro un cappello con visiera rigida e galloni dorati, sia in grado di condurre l'esercito della gente che lavora e che produce.
Più l'esercito è piccolo, più il “comandante” è pari grado quasi ai suoi subalterni che conosce per none uno ad uno e con loro lavora, produce, progetta, prevede e provvede.
E' quando il “comandante” si lascia prendere dall'ambizione sfrenata a cui inesorabilmente porta il successo, che nascono i primi problemi. Ecco che tende prima di tutto a cingere il suo cappello di ulteriori galloni, senza preoccuparsi delle dimensioni di quello che esso contiene: le sue capacità imprenditoriali.

Oggi si usa definire con il termine "Imprenditore" chiunque abbia una partita IVA, anche se è imprenditore e dipendente di se stesso.  Però fa tanto figo, e ti fa pagare tante tasse!
Ieri si faceva la “gavetta”, la così detta mezzacucchiara diveniva dopo un po' di tempo manovale e dopo ancora, magari un buon muratore. Se poi era stato previdente, aveva fatto sacrifici e si era tolto qualche risparmio, rischiava e si metteva sul mercato come "Artigiano", assumendo un'altra mezzacucchiara e via a seguire.
Io parlo di ciò che avveniva subito dopo la fine della seconda guerra, quella che per età, ben ricordo. 
Era allora tutto più facile, c'era bisogno di tutto, bastava solo avere la volontà e la salute per rimboccarsi le maniche e lavorare a testa bassa. Lo Stato non era ancora sanguisuga, ed i Politici, indipendentemente dalle loro idee, erano degli Statisti e non mezze cartucce, come quelle in dotazione nel nostro Parlamento attuale.
E molti in quel periodo hanno fatto la scelta di diventare “Artigiani”. 
Tanti ci sono riusciti, ma pochi sono quelli che sono effettivamente emersi e sono giunti al grado di "Industriali" di rango. Molti sono onorevolmente "morti" come artigiani, seppur dopo aver creato e portato a buon fine, discrete imprese, con operai ed impiegati. Ma l'eccellenza, quella di cui ancora si rammentano i nomi, nela storia economica marchigiana, li si contano sulle punta delle dita di qualche mano. 
 
Anzi sarebbe meglio dire, anche se apparirò cattivo, che erano forse molti di più, ma come dice il proverbio, ed i proverbi difficilmente sbagliano :” La prima generazione crea, la seconda mantiene ed espande , la terza è soggetta a dilapidare”.

La prima, quella “artigiana”, con pochi galloni o addirittura senza cappello, rimboccatasi le maniche ha creato, ha dato un'istruzione ai figli affinchè portassero avanti quello che loro avevano creato. Alcuni di questi figli, sono rimasti in azienda, ma consapevoli del loro limitato valore dirigenziale, hanno preferito rimboccarsi le maniche e lavorare senza ambizioni di grandezza chiudendo onorevolmente la carriera da artigiani, figli di artigiani. Altri, in possesso del “pezzo di carta”, voglia di lavorare, capacità organizzative ed un forte “senso degli affari”, hanno, proprio loro, invogliato i loro genitori ad allargarsi, a produrre di più, a sfociare in mercati internazionali. Il titolo non era più quello di artigiano, ma di “Industriale”. Il berretto diventava simile a quello di un ammiraglio, visti i fregi dorati. Ma questo "oro di civetta", fungeva da richiamo ad una nuova specie animale, la sanguisuga nulla facente, ma infinitamente prodiga di promesse, che entrava a far parte della vita dell'Azienda, pur restandone fuori : I "Politici".
Ma ancora, si viveva in un periodo in cui la parola data, la correttezza, l'onestà, aveva il suo peso. Ancora in vita c'erano i vecchi genitori, la cui parola data aveva valore di cambiale e la stretta di mano era il suggello finale di un contratto neppure scritto. Quindi il “Capitano d'Azienda” viveva, o doveva vivere nel Limbo dell' ingenuità, cominciava a comprendere, ma faciva finta di credere che la “Politica” servisse, oltre che all'Azienda, anche al progresso civile nazionale. 

E si arriva così alla nascita della terza generazione. E questi figli allora, non dovevano e potevano accontentarsi dello stesso suo “pezzo di carta” di giovane industriale figlio di un artigiano, ma dovevano bensì prendersi una Laurea. Ma neppure la laurea era sufficiente, ci voleva il Master e se poi il Master lo si faceva all'estero era ancor meglio e più distante si andava, forse più valeva.
Non è la storia di tutti, per carità. Però un discreto numero, ambiziosi, incapaci, montati, hanno rifiutato, al loro ritorno nel suolo natio, quel copricapo dorato che il genitore orgogliosamente gli poneva sul capo. Non lo so se per gli insegnamenti ricevuti nelle università di oltreoceani, vorrei sperare di no. Affermavano che quanto fatto dai loro padri era tutto superato, non andava più di moda il solo rimboccarsi le mani, sudare e produrre. L'utile maggiore lo si creava giocando a Risiko con le Banche. I comandi, ora, li dava un “Manager” ed il figlio di papà, con tanta puzza sotto il naso, dismesso il velo di ingenuità che ricopriva il genitore, si appropriava del titolo di "Finanziere" prima ancora che delle sue nuove mansioni che comprendevano solo il tenere contatti avvicinandosi ai veri motori di un'Azienda moderna : I Politici e le Banche. Quest'ultime non nel vecchio ruolo che avevavo sempre esercitato con il vecchio genitore, ma in qualche cosa di più complesso, che babbo, non avrebbe mai potuto capire... buon per lui!

Quella linfa vitale dell'artigiano, che era la sua forza lavoro, che conosceva per nome uno per uno i suoi dipendenti, pardon, "Collaboratori", ed a cui sapeva di poter chiedere aiuto e con cui poter far fronte al momento opportuno, lui, il “figlio di papà” era un compito che invece relegava, dalla parte aziendale al suo “manager” e dall'altra della forza lavoro, ai “sindacati”. Entrambi, però, personaggi anonimi fra loro e conflittualmente utili solo per interessi propri da una parte e politici dall'altra ed i lavoratori lasciati a se stessi.
Non in tutte, torno a ripeterlo, ma certamente in diverse, forse in troppe oserei dire, si chiudevano rapporti aziendali di onesta natura famigliare e si aprivano ad altre “Famiglie” con un altra visione delle parole “onestà”, "correttezza", "dignità".
 
La “Politica”, seppur fuori delle quattro mura della fabbrica, prendeva sempre più il sopravvento, elargendo indicazioni di che cosa e come fare e di che cosa non fare, attraverso "suggerimenti suggeriti", mai obbligati, semmai potevano sembrare forse nel tono con cui venivano "impartiti".
E, qualora non ce ne fossimo accorti, siamo giunti nel processo di quella terza generazione, quella del dilapidare di cui si parlava sopra.
 Si guardi bene, qualcuno l'ha fatto, anche giocando, andando a puttana, scialacquando quanto creato dal padre.
Altri ancora invece, hanno bruciato tutto facendo il passo più lungo della gamba non considerando che il cappello era dorato, ma di misura troppo grande per contenere la piccola, come dicono i lumbard, “testina”.
 I restanti, appunto, non certo stupidi, ma forse meno retti, diciamo sicuramente più elastici, hanno seguito i colori della politica, si sono buttati in appalti in cui sarebbe stato meglio non impegolarsi ed ora che tutto sta andando a puttana, per via, anche, della “Crisi”, piangono miseria e si definiscono innocenti per la situazione che si è venuta a creare.
I Politici dal canto loro, fanno altrettanto, rigettando al mittente le colpe e continuando a promettere (l'unico valore che essi conoscono!) che ancora, almeno qui da noi, il “Modello” che tiene ancora è quello delle “Marche”.
Ancona, capoluogo di regione, è in mano al degrado. La criminalità, che in queste occasioni gli operatori preposti (ma meglio, visti i mezzi e gli uomini messi a loro disposizione definirei "destinati") a limitarla se non ad eliminarla, chiamano quasi a mò di scusante “piccola”, è in costante aumento. Il commercio sta chiudendo innumerevoli esercizi. L' aeroporto di Falconara è messo come è messo. Non parliamo della situazione Banca, quella di cui tutti ora parlano. Le aziende del “bianco” fabrianese, delle diverse merceologie dell' ascolano, del calzaturiero fermano, del mobile pesarese, sono tutte più o meno in sofferenza (termine eufemistico!). La pesca è in crisi e Il Cantiere Navale, invece pure (o meglio vive a giornata!). Fino a poco tempo fa, sorridendo, si diceva che gli unici ad aver sempre lavoro erano i necrofili, gli ospedali ed i fornai. Oggi non è più così neppure per loro. Infatti quella che tanto pomposamente chiamano la Riorganizzazione, Razionalizzazione della sanità regionale, è contestata da tutti, meno da quei due o tre Politici che se la sono "inventata" per sani e soli motivi politici, al pronto soccorso in una sola giornata si sono presentati quattro casi di suicidio, per non parlare poi di omicidi, rapine, estorsioni e cattiva moralità anche da parte di persone che fino ad un momento prima (... di far visitare tuo figlio), ritenevi integerrime. Eppure, ogni qual volta se ne parla, si tirano fuori le statistiche da cui emerge che ci sbagliamo, perché siamo tutti più buoni rispetto al... e giù la notte dei tempi!! 
Le Marche ed i marchigiani, secondo il M.M. sono da considerarsi, tra le innumerevoli eccellenze della regione, tutti benestanti o quasi, occupati, operosi, con le mani d'oro, intelligenti, onesti, incorruttibili... buoni, belli, alti, biondi e con gli occhi blu. Segni particolari, nessuno! Possibile??
E dal momento che non sono i cittadini che parlano di M.M., ma i soliti quattro "amici" degli "amici", credo che si pecchi solo di vanità o in alternativa di incapacità di vedere più avanti della propria punta del naso o proprio di pura e semplice incapacità con il punto finale. Ma si sa, questo è anche il prezzo che si deve pagare, quando la "Politica" offre i suoi posti di comando a tutti "broda e sbrufad'i (mi si perdoni se la scrittura non è esatta!)", come usano dire qui nel senigalliese, incapaci o comunque solo capaci a dire sempre SI. 
Si lo so o lo posso immaginare, il coro di voci degli "amici" e dei loro sostenitori grideranno: questo è solo populismo. Forse, sicuramente però, una voce che esce dal coro per dire NO alle bugie ed alle falsità che ci somministrano giornalmente i "politucoli" di quartiere. Come se i cittadini fossero tutti orbi, rincoglioniti e creduloni.
 
Comunque l' unica cosa che realmente e seriamente possiamo dire di possedere noi marchigiani è un patrimonio artistico, questo si un'Eccellenza, ... di cui pochi parlano e c'è allora da chiedersi il perchè. Evidentemente non sanno come gestirlo, in tassativo abbinamento con l'altro, quello delle bellezze naturali ! Potrebbe nascere l'Industria Regionale del Turismo, affidata alle sapienti mani di un coordinatore regionale, distante anni luce dalla politica, senza presidenti, senza consigli di amministrazione retribuiti e con la tessera di partito posta tra il deretano e lo scranno. Un solo tecnico che sappia coinvolgere i paesi costieri con quelli interni, evitando le solite, immancabili lotte di campanile, ma che solo un tecnico e questo si di fuori regione per essere e dare segno di imparzialità nelle decisioni.
Però, a quanto si dice e da quanto vogliono far crederci, sembra che "Modello Marche" ancora tenga bene, almeno per quel che concerne i suoi "politici", preoccupati a tenere i fondi schiena legati a quelle poltrone, che sanno bene, qualora si giungessero ai tagli del numero dei politici, sarebbero poche e verrebbe così a colpire quello che è il solo lavoro che sanno fare, male, ma credono di saper fare. Insomma di loro tutto potremo dire, meno che non sanno recitar bugie.  
                                                                  
Franco Giannini
Franco Giannini