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giovedì 10 dicembre 2015

Rivoluzionario Papa Francesco, ma don Giuseppe Cionchi non è che scherza !!

Una raccolta di pensieri e di passi di alcune interviste concesse da Papa Francesco, definito il rivoluzionario, ad alcuni giornalisti che hanno avuto il privilegio di disporre della sua pazienza.

Di questa paziente opera di ricerca si è incaricato don Giuseppe Cionchi, parroco di Monterado, organista, scrittore, giornalista, conduttore radiofonico di Radio Maria, nonché docente all'Università di Urbino.
Questa non si tratta della sua prima opera in qualità di scrittore, ma forse una tra le più rivoluzionarie, almeno da quanto a me è sembrato.
Non entro nei meriti religiosi, perchè, da ateo quale sono, non ne sarei capace. Ma ho trovato certe sue riflessioni su pensieri e passi di cui facevo accenno nel sottotitolo, che se da un lato sottolineano la rivoluzionaria mentalità del Pontefiche, dall'altra confermano la sua predisposizione ad essere un prete rivoluzionario, anchegli, come lo sono tutti quelli che sono più attratti e vicini alla gente comune.
Dopo aver letto questo libro, non so quanto sia grave per un "mangiapreti", ho voluto scrivere una lettera a don Giuseppe. Chi avrà la curiosità e la pazienza di leggere ne scoprirà il perchè.
Politicamente, tranquillizzo chi la pensa come me, non mi sono "venduto" anche io, come oggi va di moda, affermando che si può mutar parere (per alcuni con troppa facilità!). Io resto di sinistra, vista l'età che ho, non mi sto ruffianando con la Chiesa, per una raccomandazione per l'Aldilà, ma mi sono sentito di esternare quello che pensavo e penso di questo prete, che forse nella sua carriera, avrebbe meritato molto di più! 
Tra parentesi, comunque, ho voluto mettere il numero di pagina sia dei passi più salienti, toccanti, importanti che dovrebbero far pensare di Papa Francesco, come pure in quelli di don Giuseppe Cionchi che dovrebbero far ugualmente riflettere, ma, diciamo, principalmente a chi di Chiesa vive e s'intende. Seppur magari a volte dimenticando quale sia la loro effettiva missione pastorale.
Che dire di più se non che il prezzo di copertina de libro è di € 15 edito da Albatros e lo si può acquistare presso la Mastailibri di Via Cavallotti, 15 a Senigallia.
Buona lettura.

Questo il testo della lettera inviata :


Senigallia, 8 Dicembre 2015

Reverendo Giuseppe Cionchi,
Immagino che se non fosse per il latore della presente, ovvero mia moglie Giuliana Bacchiocchi, a far luce su chi sia il mittente di questa lettera, la sua prima esclamazione sarebbe un :” e questo chi è e che cosa vorrà?”
Infatti, don Giuseppe, noi non ci conosciamo personalmente. Anche se, devo dire, attraverso le ripetute pre-organizzazioni conviviali in cui solitamente è invitato e che si tengono a fine ottobre di ogni anno con i suoi “ragazzi” ex studenti dell'Istituto Prof. Alberghiero sezione Contabili d' Azienda, il sottoscritto lo ha iniziato a conoscere apprezzandone ed ammirandone le virtù sia come comune uomo ed ancor più come religioso.
La mia gli potrà risultare una “sviolinata” preparata ad arte, come si usa dire nel gergo popolare, ma deve credermi, qualora ritenesse questi meriti come spropositati ed immeritati, la colpa non è assolutamente la mia. Di mio c' è solo la sensazione che questi rispondano a verità perché ho “intercettato”, quasi obbligato e senza volerlo, i colloqui ed i giudizi telefonici che si scambiavano e che continuano a scambiarsi nei suoi confronti le/i sue/suoi allieve/i nel corso delle summenzionate preparazioni mangerecce. Giudizi che poiché espressi senza che l'orecchio interessato ascoltasse, sono da ritenersi di conseguenza sinceri, spontanei e veritieri.
Quindi se qualcuno ha esagerato, ma non credo, quello non sono di certo io.
La mia unica personale valutazione (diciamo voluttuaria!) l'ho potuta dare solo su quella bottiglia di Fragolino che regalò a suo tempo a Giuliana di cui ho potuto apprezzarne tutto il suo bouquet centellinandolo, come doveroso fare, con le cose piacevoli ai palati più esigenti. Cosa, don Giuseppe, che mi ha portato a questa esclamazione alla prima piccola sorsata degustante, che è stata, glielo giuro!!:” Hai capito don Giuseppe come si tratta bene?? Di vino se ne intende di sicuro, di anime non sono io di certo, quello che può giudicare il suo operato!”.

Ora se sono qui a disturbarlo con questa mia, non è per criticare o esaltare la qualità del suo vino, ma perché mi sono permesso, invece, di farlo sul contenuto e nella stesura del suo libro : Papa Francesco “il rivoluzionario”.
Nella dedica che lei ha posto sulla prima pagina del libro consegnato a Giuliana, oltre il menzionarla, ha fatto un riferimento anche nei riguardi del sottoscritto. Cosa questa assai gradita e di cui la ringrazio, che però mi ha fatto scattare la necessità di leggere il frutto di questo suo impegnativo lavoro di ricerca. Opera che mi aveva in verità interessato immediatamente già dal titolo con quel virgolettato riferito al Santo Padre definendoLo “rivoluzionario”.
Devo confessare che, affrettatamente e da antipatico saccente, il mio giudizio è stato impietoso. Cosa di cui mi scuso immediatamente, perché, ho appurato poi più avanti, proseguendo nella lettura, mi sbagliavo. E con questa mia ammissione, da agnosta quale sono, non chiedo di certo la sua “assoluzione” religiosa, ma doverosamente devo chiedergli delle scuse per la mia anticipata presa di posizione e per di più errata.

Vedo di spiegarmi però sui perché di tale mio giudizio avventato.
Dalla lettura delle prime 140 pagine l'impressione che ho avuto è stata quella di una sua furbesca mossa editoriale sfruttando il copia ed incolla su quello che altri avevano detto.
Di per se, ai nostri giorni in cui sono infiniti i fatti ancor più biasimevoli, da chiunque non vesta il suo abito, avrebbe potuto (ma visto con grande buonismo!) anche essere accettato, seppur a denti stretti, ma per un uomo di religione... scrittore e giornalista, nonché docente all'Università di Urbino, sarebbe stato difficile da mandar giù... Non crede?
Ripeto, mi sbagliavo e sono di nuovo a rinnovarle le scuse, per questo mio giudizio.
Dettato, però, forse anche da un pregiudizio aggravato (non è una scusante, veda bene, mi creda, ma solo una constatazione) dal fatto che per tradizione famigliare sono stato sempre un “mangiapreti”. Seppur sono stato battezzato, comunicato e schiaffeggiato nella Cresima e sposato in Chiesa, sa come avviene, per i soliti motivi, se non di credenza, ma come dire, di facciata o di facilitazioni che la burocrazia richiede.
Che vuol farci don Giuseppe, del resto sono nato in una casa dove tutti erano comunisti e già fin dall'età di 7 anni mi portavano in “sezione” ad ascoltare quelli che avevano, come diceva pieno di ammirazione l'allora buonanima di mio padre, “una certa cultura politica”; magari perché portavano nella tasca della giacca “L'Unità” con la testata ben visibile agli occhi di tutti. Poi a livello di cultura generale possedevano, si e no, visto anche i tempi, la quinta elementare. Comunque e vorrei sperare (la speranza deve essere l'ultima a morire), ma la vedo dura, che il livello culturale si stia alzando, seppur con estrema lentezza. Ma da quel che mi sembra di vedere è che solamente i “titoli di studio” si stiano portando più in alto, ma la conoscenza a livello culturale sia relegata molto alla tecnologia, lasciando indietro quella che quasi con schifo e puzza sotto il naso, molti chiamano “nozionismo”. Ed allora materie come storia, geografia, letteratura, ecc. vengono dimenticate. Ma, rubando una citazione, un popolo che non conosce il proprio passato non ha futuro.
Ritornando a noi, ovvero al libro, proseguo con il raccontargli che a mano a mano che procedevo nella lettura, mi appuntavo i tanti passi che ritenevo “stuzzichevoli”, ripromettendomi poi alla fine di questa, che mi sarei “vendicato” con una lunga serie di domande da porgli, che mi compiacevo potessero poi risultare imbarazzanti. Quasi che fosse la mia, più che una lettura un lavoro “sadico”... ed ora lo riconosco, principalmente stupido!
Avevo messo ritagli di carta a mo' di segnalibri, dove si parlava dei problemi del “creato”, della “famiglia”, del “lavoro” (pag.35), un altro (pag.36/37) dove si parlava della “Visita alla Terra dei Fuochi” del Santo Padre. Ed ancora sulla “disoccupazione” e “pedofilia” (pag 43). Poi la chicca su “le spese per gli animali”, la quinta spesa importante secondo le statistiche (pag.51). Ma anche i conventi vuoti trasformati in alberghi (pag.68), dei corrotti (pag.69) e della Curia Romana (pag.73) , come pure quella sui Giornalisti (pag.90).
Giunto alla pag 91, guarda caso, una sola riga sulla globalizzazione, una toccata e fuga sul G8 cardinalizio, sulle guerre. E si che solo su questi argomenti, mi fregavo le mani al solo pensiero di crearci su uno scoop, ci avrebbe potuto scrivere un libro, ed invece... Invece neppure una piccola riflessione! Ed intanto mi chiedevo, ma un'idea su tutto ciò, don Giuseppe se la sarà pur fatta ed allora perché non l'ha esternata?
Ed intanto andavo avanti (logicamente non soffermandomi sui brani specificatamente religiosi per ragioni di ignoranza in materia che mi impedivano assolutamente di fare obiezioni o critiche. ) continuando a mettere ulteriori segnalibri : sull'intelletto, sullo IOR, su l'Ipocrisia della Chiesa, sul lavoro, su Lenin, sul liberismo, sulla mafia (pag.da 92 a 97).
Altri passi interessanti emergevano sulla mondanità ed i Movimenti Popolari (pag.99), sulla Politica (pag.113) sui poveri (pag.114) e guarda guarda anche quella sul piacere del “Tango” di Papa Francesco e con tutto quello che ad esso poteva essere correlato (pag.127).
E mi attendevo, don Giuseppe, che ad ogni passo avesse commentato con dei suoi pensieri ed invece trovavo solo chi lo aveva detto ed in quale circostanza. E mi sentivo sempre più coinvolto nel motto Andreottiano del “a pensar male si fa peccato ...”.

Ma, c'era un ma, ed io avevo peccato di presunzione, ed era più che onesto che ne pagassi lo scotto e scoprivo come avrebbe fatto bene il buonanima di Giulio se avesse terminato il suo motto con il dire che “A pensar male si fa peccato!” Punto!!!
Fremendo un po' sono infatti così arrivato al Capitolo IV.
E da questo punto mi sono sentito a disagio, mi è caduto il mondo addosso, ho compreso che lo scoop era saltato, avevo fatto la figura del saputello e ben mi stava e che il ravvedermi per aver pensato male a priori era la minima cosa da fare, e che il far finta di nulla, intanto nessuno l'avrebbe scoperto, non mi tacitava la coscienza ed avrebbe offuscato il mio nome (Franco) che mi ricorda sempre di comportarmi con franchezza.
Non solo, ma da pag. 142 ho anche scoperto che oltre a Papa Francesco di rivoluzionario abbiamo anche don Giuseppe. E che rivoluzionario, tanto da far gridare “Alleluia” anche a me. Un altro uomo senza peli sulla lingua e che cammina a busto eretto!!
Ed allora le sue profonde riflessioni su : Via le chiacchiere dei documenti (pag. 151), il Vicario Generale e l'oro per la Madonna (pag.201), meglio gli animali dei barboni (204), la povertà dei titoli (spero che quello usato da me nell'intestazione sia giusto, ma a questo punto, a quel che leggo, sarei ugualmente perdonato per l'errore) e dei filetti rossi (pag.205), mi hanno affascinato. Un piccolo dubbio mi sorge su quanto scrive sull'illuminismo, sull'enciclopedismo (pag.214), mentre confermo su ciò che dice circa i Documenti Fondamentali (pag.215).
Ma la sua spiritualità rivoluzionaria (e purtroppo per questo, mi spiace doverglielo dire, don Giuseppe non lo faranno mai vescovo!) emerge come piace a me, quando dichiara (pag.231) :”... I Vescovi la smettano di avere la mentalità da “principi”...”. E lo condivido ancor di più, perché non ha neppur tentato di celarsi dietro alla solita falsità del “non certo tutti” o del “non facciamo però di tutta l'erba un fascio”. Chi deve capire, capirà!
Solo mi chiedo che cosa ne avrà pensato il nostro Vescovo, volendo dare per scontato che abbia anche lui letto questo suo lavoro, come del resto ritengo sarebbe stato suo Obbligo. Posso immaginare però che non gli avrà neppure fatto alcun rimprovero scoprendo che lo ha anche detto un suo superiore: Papa Francesco...
Vado a concludere, don Giuseppe, scusandomi doverosamente per la mia lungaggine, esprimendogli, per quel che possa valere, tutta la mia ammirazione, sia per le sue riflessioni, ma anche per il lavoro certosino di ricerca e per l'utilità che questo suo lavoro potrà avere nel tempo, riassumendo tutti i più importanti passi che il Santo Padre in appena un anno di Pontificato ci ha inviato. Oramai ci ha abituati a spedirci questi suoi pensieri profondi ed alla portata di tutti, ma che spesso sentiamo, ma non ascoltiamo e quel che è più grave, dopo appena un breve lasso di tempo, sia atei che credenti, dimentichiamo, con la scusante che siamo presi dal logorio della vita di ogni giorno. Io penso però più dagli egoismi quotidiani.
Da religioso quale è, credo anche, senza tener conto minimamente del mio incitamento, non ne ha bisogno, sono certo continuerà a camminare a busto eretto, dicendo pane al pane e vino al vino, preferendo come risultato di questo suo comportarsi, restare parroco di una piccola parrocchia quale quella di Monterado, piuttosto che una magnifica reggenza di un Duomo, di una Basilica, di una Cattedrale o anche il vestire del mantello di “principe” ecclesiastico.
Il piccolo è più bello e sicuramente più raccolto, quindi più modesto e più vicino alla gente comune. A volte, è una mia credenza, penso che il raccoglimento nella religione è quello che aiuta maggiormente a ritrovare se stessi. Se poi uno ha la fortuna di imbattersi in una piccola Chiesetta di paese ed in un prete quale lei è, può dire di aver trovato la cura per i suoi mali.
Gli ho scritto oggi, 8 Dicembre, data dell'apertura della Porta Santa, perché non potrà non concedermi il perdono per aver abusato del suo prezioso tempo e nel contempo per porgergli i miei più sinceri Auguri per un Santo Natale che speriamo foriero di Pace, Serenità e Speranza per tutta l'Umanità.
E vorrei concludere questa mia, se lo permette anche ad un non credente quale sono, un sentito ALLELUIA!!!!!!
Suo Franco Giannini


http://www.lospigolatore.blogspot.com/

mercoledì 10 giugno 2015

I fioretti di Papa Francesco!

... soluzioni per i mali della comunità o solo una cura omeopatica per la sua anima?

A pelle, seppur io sia un miscredente, non appena eletto al soglio pontificio, Francesco è stato un Papa che ha captato immediatamente la mia attenzione. Una volta l'avrei definito "un Papa Buono", quasi che gli altri Papi fossero cattivi. Ma Francesco mi aveva regalato già fin dal suo primo saluto ai fedeli dal balcone della Basilica di San Pietro, l'idea di come dovrebbe essere l'uomo della Chiesa : pacato, umile, modesto, invitante, simpatico, caritatevole, umano, oltre che logicamente buono. 
Come del resto dovrebbero esserlo tutti, ancor più però coloro che indossano un abito ecclesiastico. Lo so, ma purtroppo non tutti e non tutte sono così. Dirò di più, ancor più simpatico mi è divenuto, poi, quando nel leggere sono venuto a conoscenza che aveva fatto il buttafuori in un locale argentino malfamato, che aveva avuto anche una fidanzatina ed aveva lavorato in una fabbrica facendo le pulizie. Un uomo venuto dalla strada e che la strada quindi conosce bene. Un prete un po' suo generis, alla Don Camillo del Guareschi, con le scarpe grosse ed il cervello fino.
A confermare queste sue qualità umane più che divine, ci sono quelli che sembrerebbero aneddoti se non rispondessero a verità, quali quelli relativi alla sua prima vestizione in bianco: quando ha rifiutato il Crocifisso in oro, conservando quello suo, meno appariscente, in argento. Eppoi il calzare le sue scarpe nere e usate invece che quelle di capretto rosso. A seguire il ritorno, dopo la cerimonia dall' elezione al soglio pontificio, in albergo sul pulmino con gli altri cardinali. Il pagarsi il conto personalmente della permanenza in albergo e successivamente la scelta di vivere nella Domus di Santa Marta, in due modeste stanzette, invece che nei dorati appartamenti papali. Lo so, sono tutte cose che si dimenticano facilmente, ma la moltitudine di questi piccoli momenti della vita quotidiana di questo uomo, sono ad indicarcene lo spessore. Proseguo quindi con il ricordare come preferisce per i suoi spostamenti, una vecchia utilitaria, alle lussuose auto che i suoi predecessori avevano fin lì usato. Come è impossibile non ricordare, la sua vecchia sgualcita borsa in pelle nera, amica di viaggio, che oramai l'accompagna in ogni suo spostamento nei lunghi viaggi attraverso Paesi e Continenti e che non affida mai a nessuno. Un uomo che mi ha immediatamente dato la certezza che anche il nome non l'avesse scelto a caso: Francesco, il Santo che della povertà fece il suo stile di vita e di predicazione. Il primo Papa tra i 265 predecessori, ad usarlo e non solo, quindi, per apporre la firma sui documenti. Un uomo con il piacere di essere vicino alla gente, dentro la gente, con la gente. Un uomo che è allergico ai cerimoniali, un uomo che prende e il telefono e chiama chi vuole senza i filtri che le regole vorrebbero. Un uomo che se ancora ci fosse in TV la Carrà nazionale con il suo gioco dei fagioli nel vaso, telefonerebbe anche a lei, magari con il remoto pensiero di indovinare il numero esatto e con la vincita chiudere qualche falla della povertà che ci opprime.
Nel corso di questi suoi due primi anni di pontificato, la lotta primaria è stata quella all'ostentazione della ricchezza nella Chiesa e di cui molti prelati porporati e non solo, gradivano circondarsi. Cosa che l'ha reso simpatico e ben visto a noi comuni mortali, ma molto meno ai "principi" del culto. E la volontà poi di vedere più da vicino e più chiaramente il lavoro svolto dallo IOR con la nomina di controllori? Toccare lo IOR è come avventurarsi senza alcuna esperienza in materia per disinnescare una mina. Di certo tutto si potrà dire di Francesco, ma non che tema di crearsi dei nemici. Anche se però...
Infatti tutto ciò mi porta a formularmi tanti interrogativi a cui non so dare una risposta.
Nel corso di questi due anni di pontificato, tante sono le cose di cui si è occupato, come le riforme della Curia, del Codice Penale Vaticano, quella Economica riguardante appunto la Santa Sede, la tutela dell'ambiente, i problemi della Pedofilia nella Chiesa. Indubbiamente più anziano, ma benché l'età, più veloce dello stesso nostro Renzi nazionale.
Ma tante altre ne ha fatte e continuerà a farne, come il regalare 400 sacchi a pelo con tanto di stemma pontificio a coloro che dormivano all'addiaccio. Oppure donare ai poveri 300 ombrelli dimenticati dai visitatori nei musei vaticani o ancora aprire delle docce in locali nel colonnato di piazza San Pietro per gli indigenti senza fissa dimora. Per non parlare poi del servizio di barbieria e dell'invito a 150 "barboni" a visitare le bellezze della Cappella Sistina. e proprio di questi giorni la creazione di un dormitorio per una trentina di clochard. Non voglio indagare come i saranno scelti questi 30 baciati dalla fortuna tra il numeroso nucleo totale di quelli che ogni giorno frequentano le piazze e le stazioni di Roma !
E quello che mi fa sorgere il dilemma del perché di questi piccoli numeri : 30 - 150 - 300 - 400, quando andando a cercare sulle pagine virtuali, ma immagino veritiere, perché fino ad oggi senza smentite, di Internet, leggo numeri che mi sarebbero difficile anche scrivere sulla carta.
La Chiesa ha il più vasto patrimonio immobiliare al mondo. Un capitale impossibile da conteggiare, perché quando arrivi in fondo i dati si sono modificati per via delle donazioni, interessi, utili ecc. e dovresti ricominciare il conteggio.
Il 20% del mercato immobiliare italiano è nelle sue mani.
Si parla di 600 palazzi, 572 tra chiese, monasteri e conventi, 400 immobili adibiti a cliniche private, ospizi, scuole, seminari, oratori, ecc, sempre solo in Italia, ma considerando che altre ricchezze sono in altri paesi all'estero. Un patrimonio che è destinato continuamente ad accrescersi a seguito di lasciti, donazioni. Si parlava di oltre 115 mila proprietà per un valore stimato negli anni '90 di 800 miliardi delle vecchie lire. Oggi di molto aumentato.
A questo va aggiunto il valore in oro che supererebbe, si dice, i 7 miliardi di €.
Si pensi che negli USA la sola arcidiocesi di Boston (ci sono 28 arcidiocesi e 122 diocesi) ha fatto trapelare (la Chiesa in questo è molto segreta e chiusa!) che i propri investimenti obbligazionari al netto dei debiti, ammonta a 571.704 $. Facile fare magari un calcolo come quello della lavandaia, non perfetto, ma assai vicino a quello reale.
Del resto la ricchezza in loco del Vaticano, qui si dice che sia rapportata alla somma delle 5 più prosperose aziende degli Stati Uniti.
Ma non finisce qui. Quanto sopra riportato dovrebbe logicamente essere rielaborato per ogni paese in cui il cristianesimo è radicato da secoli nel paese preso in esame. Ma è il riserbo quello che rende difficilissima la stima globale di questa potenza economica. Anche perché a queste cifre vanno aggiunti anche valori come l'azionariato nelle varie imprese. Solo un esempio, le italiane Fiat, Olivetti ed una volta anche l'Alitalia. Ma da non dimenticare come la mano religiosa si sporga sempre anche oltre confine.
E dei possedimenti terrieri, ne vogliamo parlare? In Germania, il Vaticano è il più grande proprietario terriero con oltre 8 miliardi di mq., vale a dire alla metà circa dello stato tedesco.
In Italia gli appartengono, solo (si fa per dire!), 500 mila ettari. Negli USA 1 milione e 100 mila ettari e poi il 20% cadauno del terreno coltivabile della Spagna, del Portogallo e dell'Argentina. Sempre per parlare dei nomi più importanti.
Non è bello fare i conti in tasca alle persone, ma sarà che la Chiesa non è una persona fisica ed ecco che allora qualche organo di stampa prestigioso ha tentato di farlo e da cui è emersa una stima, che sarà anche approssimativa, ma la dice lunga : il valore degli immobili della Chiesa nel mondo dovrebbero avvicinarsi ai 2.000 miliardi di €.
Ecco che allora ritorno sulla domanda che mi ero posto inizialmente. Visto che ritengo che neppure il Santo Padre riuscirà mai a conoscere la ricchezza materiale totale della sua Chiesa, mi domando perchè avendo la possibilità di costruire opere di beneficenza ben superiori, importanti, durature e risolutive di tanti mali, di tanti problemi che affliggono l'umanità, li affronta invece in maniera e con cure omeopatiche, economicamente parlando?.
Di quei 30 posti al dormitorio, al momento avevo pensato fossero un gesto coraggioso, un atto da emulare, poi alla luce dei fatti, devo pensare che Papa Francesco sia incappato in una specie di timore reverenziale, una specie di timidezza nei confronti di qualche “principe” della chiesa (quella con la c minuscola) che, chissà il perché, non ne condivide ed apprezza le sue visioni ed il suo lavoro.
E' partito sparato con le riforme e l'impressione attuale è che sia andato però a cozzare su di una speciale “Cosa Nostra” rivestita di abiti ecclesiali dai colori sgargianti, che gli ha fatto anche annunciare che prevede che il suo pontificato sarà breve. Chissà che cosa avrà voluto dirci con questa sua affermazione.
Non posso neppure credere, che quello che lui offre ai meno abbienti in quel di Roma, sia solo una sua orma di “fioretto” personale che s' impone quale piccola penitenza, ogni qual volta vorrebbe fare di più, ma non glielo permettono.
Un altro Papa, che come Luciani, certamente ha poco da star sereno.

 
 


di Franco Giannini


LINK di approfondimento :

http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/06/07/news/vaticano_papa_francesco_apre_un_dormitorio_per_i_senzatetto-116297738/

http://www.ilgiornale.it/news/case-vaticano-tesoro-115mila-propriet.html

https://www.facebook.com/notes/rossana-mela/le-ricchezze-della-chiesa-cattolica/10150712026500611

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-15/chiesa-2mila-miliardi-immobili-082813.shtml?uuid=Ab3cTeUH

http://www.diocesidicremona.it/main/base1.php?id=sknewsfoto&idrec=3233

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/02/stipendi-del-clero_n_5074357.html

mercoledì 2 luglio 2014

Anche nella Chiesa figli e figliastri ??

E a quel che sembra, più favoriti ancora i figli con tanto di umano pedigree!!

Già di per sé, il semplice fatto che nel XXI° secolo si parli di monarchie, di regnanti e di sudditi, il rospo mi resta in gola e non riesco a deglutire, anzi mi viene su proprio e devo sputarlo.
L'etimologia della parola stessa me la fa apparire, come direbbe qualcuna, un po' "choosy" schizzinoso e forse anche per questo secondo motivo, ancor più repellente : Un uomo (o una donna) solo al comando. E se questo mi risulta antipatico, figuriamoci l'altro termine legato a Monarchia : Suddito.
Non parliamo poi la soddisfazione che si dovrebbe provare nel sentirsi chiamare suddito di S.A.S. (Sua Altezza Serenissima).
Ma ogni popolo ha le sue delizie, la sua libertà di godere del frutto di simili piccoli masochismi, che anche l'Italia provò a suo tempo. Anche se, se n'è sbarazzata, seppur a distanza di anni sembra però soffrire un po' di quella Sindrome di Stoccolma, alla ricerca, seppur non di una corona vera e propria, ma di un "uomo solo al comando". Ma questo è un altro discorso.
Ritornando ai figli e figliastri con particolare riferimento alla Chiesa, devo dire che il soffermarmi a pensare su questa mia affermazione, che ha un valore del tutto provocatorio per dar vita a chi piaccia, di una discussione, è stata la recente visita di Filippo VI° di Spagna e della sua consorte Letizia, in Vaticano, da Papa Francesco. Ancor prima di questa ci aveva pensato quella della visita di Elisabetta d' Inghilterra. E poi, ritornando agli eventi in Vaticano, la proclamazione dei Santi  Giovanni XXIII e  Giovanni Paolo II.
Ben s'intenda, che assolutamente non andrò a scomodare i Sacri Testi quali Bibbia, Vangelo ecc., non né sarei degno né tantomeno capace già solo a sfogliarli, quindi figuriamoci interpretarli. Ma mi sembra, sempre per sentito dire, che tutti noi esseri viventi del mondo, essendo stati creati dal Signore, siamo suoi figli.
E se per un comune padre, tutti i figli sono uguali, o almeno dovrebbe esserlo, figuriamoci quale parità dovrebbe riconoscerci la Chiesa: credenti o non, cristiani o non, ricchi e poveri, bianchi e di colore e quindi incoronati o senza corona. Tutti sullo stesso piano!
Eppure, per un motivo di "Cerimoniale" - nella Madre Chiesa povera, umile, modesta si parla di cerimoniali? Posso capire se si tratta di cerimonie, ma religiose!-. il "Privilegio dell'abito Bianco" viene concesso solo alle regine di monarchie, per di più, cattoliche. Un ulteriore "Privilegio" alle teste coronate. Perchè quelli che hanno sono pochi? Per tutte le altre Signore, in visita, invece, il colore è quello nero: come fossero portatrici di iella ed il loro nome rispondesse per tutte a Cassandra e quindi da accomunare al colore del lutto. Ed il bianco invece la concessione di un premio, perchè magari, casualmente, come la regina spagnola, si chiama Letizia. Ma per che cosa ? Neppure fosse dovuto al rispetto per una immaginata castità, perchè essendo tutte sposate e con tanto di figli al seguito... Ma per cortesia!!
Lo so, Papa Francesco non ne ha colpa. O meglio se l'ha è perché, come si è impegnato a ridurre gli ori partendo proprio dal Suo Crocifisso in argento che porta in petto, al chiudersi a Santa Marta, invece che nelle stanze degli appartamenti Pontifici, all'uso di un'auto modesta, all'invito ai prelati di guardare con un  occhio più attento alla povertà, provi a mettere un veto anche a questi obblighi di colore al vestiario delle sue visitatrici in udienza, Tutte figlie allo stesso piano: per un obbligo di uguaglianza, di democrazia, di rispetto nei confronti delle donne. Ed allora o tutte in bianco, o tutte in nero o meglio ancora se lasciate vestirsi (nel limite concesso dalla decenza, cosa meglio oggi da specificare) affidandosi solo ed esclusivamente al loro buon gusto.




di Franco Giannini