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sabato 20 ottobre 2012

I colonizzatori del 21° secolo... a ore....!!!!

...e per fortuna che questa è la nostra crema !!

Sono scappati dal loro Paese, come topi che abbandonano la nave quando l' istinto suggerisce loro che c'è pericolo che la nave affondi.
Ricordate gli eroi della Spigolatrice di Sapri. Eran trecento, eran giovani e forti. Chiederete, invece questi chi sono? Sono coloro che dopo un secolo tentano di "ri-colonizzare", ma questa volta con uno spirito carico di umanità e senza bramosie di interessi (termini usati sarcasticamente), quei paesi che una volta si chiamavano sotto sviluppati ed oggi ribattezzati dal vocabolario della politica internazionale, per dargli maggiore enfasi, Paesi Emergenti. Questo almeno è quanto cercano di far credere agli  indigeni, i quali se la bevono pure ...! Da parte italiana, queste anime pie, sono oltre 400,  non sono proprio  giovani ed a quanto pare,  neppure forti "moralmente" parlando, ma solo degli egoisti incoscienti, dotati di stomaci foderati con tanto di  irsuto pelo. Quello proprio che ci vuole per queste "sporche" invasioni di carattere umanitario.
Si sono spogliati della loro appartenenza alla nostra italianità, non tutti, ma la maggior parte, imbastardendosi con quegli imprenditori "scalcagnati" locali, dando origine a quelle Joint Ventures fondendo le nostre eccellenze tecniche con le loro leggi permissive, che tanto piacciono loro, chiudendo entrambi gli occhi quando, queste sfociavano e sfociano nel degrado e nello sfruttamento umano ed infantile.
A fare da apripista, nei lontani anni '50 e '60, ad esempio in INDIA non potevano essere che loro, la crema dell'industria italica, vale a dire la solita Fiat, la Piaggio, a cui sono poi seguite senza osservare un ordine cronologico, la Magneti Marelli, la Brembo, Graziano Oerlikon, Valvitalia, Fontana Fasteners e Officine Meccaniche Piemontesi, Dayco, Apicom, Perfetti Van Melle, Lavazza, Ferrero, Bauli, Tecnimont, Italcementi, Impregilo, Todini, Ferrovie, Astaldi, Autostrade, Artsana, Interpump Group SpA, Luxottica, Merloni Termosanitari, Pirelli, De Longhi, Danieli, Bisazza, Saipem/Snamprogetti, il Gruppo Generali, Benetton, Zegna,  Armani, Tod's, Cavalli, Versace, Natuzzi, Veneta Cucine ed Artemide, gruppo Finmeccanica, Fincantieri, Avio ed Elettronica, Beretta. E potevano mancare le banche ?? Ecco che allora troviamo UBI Banca, Unicredit-Banca di Roma, Intesa-San Paolo, Monte Paschi di Siena, Banco Popolare di Verona e Novara, Banca Popolare di Vicenza, BNL-BNP Paribas. Non sono tutte logicamente, ma sono le più importanti italiane, quelle che hanno ricevuto tanto dall'Italia e dagli italiani, sia come aiuti economici da uno Stato forse troppo "amico", sia come braccia e teste di un popolo forse troppo "bue". Ed alle prime avvisaglie di venti di burrasca, invece di restituire, se non tutti, almeno qualcuno dei benefici ricevuti, inscenando il caratteristico pianto del coccodrillo, hanno abbandonato il paesello natio, lasciando quelle braccia a sorreggere le teste appensantite dai problemi economici famigliari di cui entrambe sopra parlavo.

E' proprio vero, che negli affari la riconoscenza vale meno di zero. Come è vero che questa gentaglia, non soddisfatta di aver, come sanguisughe, succhiato quanto c'era da succhiare, economicamente parlando e dopo aver inquinato quanto più non potevano fare nel Bel Paese, hanno fatto la valigia e sono emigrati con l'intento di fare altrettanto, ed anche di più, in terra straniera. Consapevoli dell'aiuto su cui potevano contare offerto dai  boss politici corrotti di questi paesi che li avrebbero supportati, servendogli su di un piatto dorato le loro leggi, che definirle permissive, sarebbe solo un eufemismo.
Sono divenuti così i nuovi colonizzatori del 21° secolo a tempo determinato, visto che sanno che la partita si giocherà tutta sulla velocità ed il vincitore finale sarà colui che oltre più lesto sarà anche il maggiore lestofante; arrafferà tutto quello che c'è da arraffare, ritirandosi dal gioco ed emigrando in altri lidi da "colonizzare" non appena avrà centrato il suo obiettivo. Si perchè anche questi popoli, appunto definiti emergenti, stanno uscendo dalla loro immersione prolungata per prendere respiro. Qualche tecnologia serve anche a loro. I gattini stanno aprendo gli occhi, stanno estraendo le unghie e stanno cercando di graffiare...questione di tempo. Il tempo che da gattini si trasformino in tigri!
Ricordo che cinquant'anni fa, sul sussidiario elementare, apprendevo nelle pagine della geografia economica dell'India, chi erano i paria, che le ceneri dei morti che bruciavano sulle pire, venivano gettate sulle acque del Gange. Leggevo che il fiume era inquinato per via degli escrementi delle mucche sacre, delle persone che in esso religiosamente si bagnavano per la purificazione religiosa, per le ceneri dei defunti ivi gettate, per i corpi in putrefazione non completamente bruciati. Ma le cause dell'inquinamento finivano lì. E si diceva anche che l'acqua, come quella di Lourdes, per motivi religiosi, fosse esente da batteri.  Oggi invece è tutto cambiato. In peggio logicamente. I paria continuano ad essere paria, solo che il loro numero è aumentato proporzionalmente all'incremento demografico e forse anche di più, non guardando la "Televisione" . Le acque limacciose del Gange continuano ad essere inquinate in maniera esponenziale non solo per il maggior numero di indiani che le utilizzano come cloaca a cielo aperto, ma per l'uso di "discarica ecologica" che l'uomo bianco, con le sue tecnologie, ha portato loro e che gli indiani, facendo per l'appunto gli indiani, con le loro leggi permissive, accettano di buon grado. E mentre il loro PIL aumenta, mentre si continua a dire che l'acqua del fiume sacro è misteriosamente miracolosa e potabile, le morti per cancro, anche queste "misteriosamente", raddoppiano. Il Gange continua ad essere nell'ignoranza, il fiume sacro, le cui acque sono esenti da contaminazioni come quelle di Lourdes,  ma in effetti le sostanze nocive, gettate nel fiume dalle industrie            
come arsenico, fluoruro, cloruro ed altri materiali pesanti non trattati ed altamente cancerogeni, aumentando in modo esponenziale le morti per tumore.
Non parliamo poi di tutela del lavoro, di cui non conoscono (perché non vogliono conoscerlo!!) neppure il significato. Evitiamo di parlare dell'impiego di mano d'opera minorile di cui tutti, noi occidentali, sappiamo l'uso che ne viene fatto, ma facciamo i "finti tonti" acquistando questi prodotti, solo perchè "griffati".
E mentre in Italia, a Milano, si fanno sceneggiate compiacenti per abolire la scolorizzazione dei Jeans con l'uso della sabbiatura nociva e vietata, nei paesi "emergenti" come Cina, India, Pakistan e Nord Africa, la gente non manifesta, continua a praticarla e senza sapere il perché, muore.
Nella terra dei Mandarini, che non è né la Sicilia né la Calabria, ma la Cina, sono invece attraccate oltre 1000 imprese, in cerca di quelle tre scimmiette (non vedo, non parlo, non sento) tanto incentivanti quel business che permette di poter fare lauti guadagni in tempi brevi, proprio grazie a  quelle carenze di leggi vigenti in materia di lavoro, di sindacati, di diritti civili o quanto altro "possa nuocere" alla "sana" produzione, al "giusto" profitto. Profitto ricavato non dal sudore del lavoro di questi poveri diavoli, ma dal loro stesso sangue, parola che non viene certo usata in modo retorico, bensì reale. 
Non sto logicamente ad elencare tutti i benemeriti dello sviluppo di questi paesi, anche perchè  quasi sicuramente cadrei in noiose ripetizioni.
Posso solo dire che dove, l'uomo bianco (con l'anima nera) ha portato quello che lui chiama "progresso", ha portato con il lavoro, soprattutto inquinamento, sfruttamento ed anche l'estinzione di intere popolazioni indigene. Come sta avvenendo in Brasile, altro paese emergente, dove, con la deforestazione,  si  sta causando l'estinsione della tribù Awà.
Un progresso che ci ha riportato, per tantissimi aspetti, indietro negli anni, quando l'uomo bianco, lottava contro i pellerossa in America per "civilizzarli", in Sud Africa per donare loro il benessere, e che dire degli aborigeni australiani...? 
Un Progresso fatto prigioniero dall'Egoismo e dall'ingordigia di pochi a discapito di tutti gli altri.
Se non mi fossi riuscito a spiegare, questa frase che ho trovato in rete, sintetizza in maniera superba il concetto. Credo che provenga dalla saggezza possa di un detto indiano (pellerossa) :" Uomini bianchi, quando avrete abbattuto l' ultimo albero, avrete ucciso l' ultimo animale ed avrete inquinato l' ultima sorgente, vi accorgerete che non potrete né mangiare né dissetarvi con  il vostro denaro!"

Franco Giannini

sabato 15 settembre 2012

Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n°19: Margherita Angeletti

...quale medicina migliore per l'animo altrui, che il saper ascoltare in silenzio e successivamente regalare una parola di conforto ?

Nel DNA delle piccole-grandi donne c’è qualche fattore genetico che evidentemente le lega e le porta a librarsi un palmo sopra a tutti gli altri. Madre Teresa di Calcutta, Rita Levi-Montalcini, Aung San Suu Kyi, Marie Curie, Grazia Deledda, e per giungere ad una nostra corregionale Maria Montessori, scriccioli di donne, tutte cuore e cervello.

Se mi permettessi di paragonare la nostra dr.ssa a queste donne, certamente non le farei un favore, al massimo un sopito augurio. Però, il suo modo di porsi, il suo pensiero, la passione che mette in quello che fa, la disponibilità, il senso di votarsi al prossimo, mi hanno portato a relazionarla con i personaggi su elencati, seppur con un obiettivo distacco.

So anche che alla dr.ssa Margherita non piacciono i “riflettori” a cui ha fatto fare cortocircuito. Ma io mi sono permesso l’ardire di rimetterli in funzione per sole 24 ore. Giusto il tempo di una veloce pubblicazione di questo scritto.
Ho promesso e mi sono ripromesso di non parlare con lei, neppure di politica, cittadina, regionale o nazionale. Quello che più interessa ad entrambi, in questo colloquio, sono gli esseri umani. Quelli con meno vantaggi, economicamente, ben s’intenda!
Un consiglio. Si guardi bene che il pezzo che ho scritto è lungo. Non è un articolo, non è un reportage, non è uno scoop, è semplicemente un racconto che però alla fine può regalare fiducia, non per come è scritto, ma per i contenuti in esso raccolti e raccontati.
Quella fiducia che a volte si perde per carenza di conoscenza, quasi con il timore ancestrale per tutto ciò che si ignora. Una lettura che consiglio da farsi, quindi, armati di pazienza, o altrimenti, sarebbe più opportuno sospendere qui, fin d’ora.
Era da tempo che facevo la “corte” a Margherita (mi ha concesso, anzi preteso, onore tutto mio, di darle del “tu”) e metabolizzavo l’idea di strapparle un’intervista. L’interesse era maturato da tempo “origliando” tra i suoi scritti e le sue foto rubati nelle sue pagine di Facebook nonché ascoltando i suoi interventi di carattere sociale sollevati in Consiglio nel suo ruolo anche di Consigliere Comunale.
Da questo avevo compreso che mi trovavo di fronte ad una specie di dottor Jekyll e mister Hyde, per via, ben s’intenda, delle sue due personalità: la dr.ssa Angeletti e la dr.ssa Margherita.
La prima dispensatrice di diagnosi e farmaci, come del resto è ovvio fra chi normalmente pratica questa professione.
La seconda, la dr.ssa Margherita, una specie di confessore, che invece silenziosamente ascolta, si immedesima, poi quasi in “punta dei piedi”, non stacca il foglietto del ricettario, ma con un sorriso, dispensa il consiglio sul da farsi. Accade anche che si carichi a volte, sulle sue esili spalle, problemi ancor più grandi di lei, portandoseli a casa per cercare, in tranquillità, di risolverli. Quali un posto di lavoro da trovare, una cura particolare da concordare con uno specialista magari suo amico, a cui inviare una lettera di presentazione e raccomandazione, una questione di usanze tra due etnie diverse che si sono incontrate e scontrate, da risolvere, magari, proprio tra le sue mura domestiche, come del resto già avvenuto.
Solo con me si è “scontrata” appena l’ho contattata telefonicamente dopo averle inviato un breve messaggio personale: “Ok… diamoci allora del “Tu”, però se vuoi rimanere mio amico non devi più usare nei confronti dei miei amici il termine ‘Diseredati’…“. Che poi, francamente, non era neppure un mio termine, ma un riportare il modo di dire usato da altri e dal sottoscritto preso solamente in prestito.
Ma non sono stato il solo, come poi nel corso del nostro colloquio ho avuto modo di appurare. Anche con alcuni suoi pazienti, da lei definiti “indigeni” locali perché brontolavano in quanto nell’ambulatorio c’erano troppi visi stranieri: “In certe occasioni bisogna farsi sentire, alzandolo, il tono di voce…” mi dice sorridendo.
Mentre si parla del più e del meno, mi chiede scusa per un attimo di interruzione di cui ha bisogno, in quanto deve inviare un sms: “altrimenti – mi dice – mi dimentico“. Quando ha fatto, mi guarda e con un viso soddisfatto e felice mi dice: “Sai a chi ho mandato l’sms? Ad un mio rifugiato che è andato a Verona per incontrare una persona e che questa mattina, come usa fare del resto anche spesso, mi ha inviato un suo messaggino con l’augurio di buona giornata… ma sono in tanti a farmi di queste piccole gradite attenzioni… sono veramente tutti gentili e carini“.
E mentre pian piano si spoglia dell’impaccio iniziale della conversazione viene raccontandomi di alcuni episodi di vita amicale tra lei ed i suoi migranti. Ed allora mi racconta, con viso disteso quasi che rivivesse i momenti, di alcuni flash delle sue giornate: “… quando sono a cena dagli amici tunisini e mangiamo tutti insieme, come vuole la tradizione, il “cuscus” nello stesso piatto, come quando la “vu cumprà?” senegalese Amina, viene nel mio studio portandomi in dono i suoi vestiti più belli, come quando Gharbi e Zaineb, una coppia di tunisini, vengono a casa mia, portandomi in dono il pane fatto da loro in casa, come quando l’amica turca, seguendo un suo rito, mi prepara il caffè e poi mi legge i fondi – poi scoppiando a ridere mi racconta come – alla festa locale del PD, sono rimasta con l’auto “chiusa” da alcune moto nel parcheggio che mi impedivano di uscire. Alcuni posteggiatori, tutti ragazzi di colore, avendomi riconosciuta, hanno spostato sollevando di peso la moto per farmi uscire. Vedi Franco, questa è la mia vita ed è proprio il genere di vita che sognavo da bambina“.
Si guardi bene che questa che parla non è la dr.ssa Angeletti, ma la dr.ssa Margherita… o forse solo Margherita, figlia di un ferroviere con l’hobby della pesca!
D – «Dunque Margherita, per metterti a tuo agio e tranquillizzarti, intanto ti dico che il nostro sarà un semplice colloquio, non un’intervista. Quelle le lasciamo fare ai giornalisti professionisti. Mi devi vedere, quindi, solo come un amico a cui racconti le tue esperienze lavorative e quello che esse ti hanno regalato, i tuoi viaggi, la tua vita, quello che credi comunque utile a fare sia la tua conoscenza che quella dei tuoi migranti».
R – «Mi chiedi di parlarti di me. Lo sai che mi sento un po’ in imbarazzo a parlarti della mia sfera privata o della mia sfera pubblica, della mia vita di medico o della mia vita di consigliere comunale? Per ovvi motivi la mia sfera privata è top secret, gli avvenimenti del consiglio comunale sono quotidianamente pubblicati da tutta la stampa locale. Resta la mia vita di medico, anche se il medico, il consigliere comunale e la Margherita nel suo tempo libero sono un’unica persona.
Esercito la professione di medico da quasi trent’anni e sono innamorata di questo lavoro. Mi ritengo fortunata perché io sin da bambina volevo fare il medico e dirò di più, volevo fare proprio il medico di famiglia. Tutto, vedi, si èsvolto come da copione. Poi il destino, diciamo così, mi ha portato ad avere tra i miei pazienti numerosi migranti di varie etnie: africani, asiatici, americani ed est europei».
D – «Allora diciamo: un’unica persona ma con varie sfaccettature. Ecco che comunque già sei entrata nell’argomento a cui più tenevo. Migranti, migrazioni, esperienze loro e tue. Nel corso di quest’ultimo ventennio (meglio datarlo per non incorrere in errori, diciamo allora 1990-2010) hai notato qualche cambiamento evolutivo, relativamente al loro flusso?»
R – «Negli anni ’90 la percentuale a Senigallia era molto più bassa. I miei primi pazienti stranieri erano tunisini e marocchini. Ricordo che tra di loro c’era anche una famiglia di integralisti islamici fuggiti per motivi politici dalla Tunisia. Io sono molto curiosa, mi piace conoscere persone con abitudini di vita differenti dalle mie e così cerco di capire ascoltando e non giudicando. Poi, nel tempo, sono arrivati i senegalesi, i pakistani, i bengalesi, i peruviani, i colombiani, i boliviani ed anche qualche paziente dalla Repubblica Dominicana. Ma poi ancora le badanti polacche, rumene, ucraine e albanesi. Nel 2007, per puro caso, in seguito alla rinuncia di un collega, sono stati affidati alle mie cure dei profughi afgani e nigeriani ospitati da una struttura alberghiera di Marzocca, in attesa di asilo politico. Più tardi ancora sono arrivati dei somali e da più di un anno il Comune e l’Asur mi hanno affidato l’incarico di curare una cinquantina di profughi approdati a Lampedusa dalla Libia, provenienti da varie nazionalità dell’Africa e dell’Asia».
D – «Immagino che questo comporti non solo il “dica 33″, “tossisca”, “un’aspirina e passa tutto”».
R – «Quotidianamente sono a contatto non solo con le loro patologie ma anche con i loro stati d’animo. Non è facile trovarsi all’improvviso in un paese con clima, alimentazione, impostazioni di vita completamente diverse. Sono dei ragazzi, alcuni di loro da poco maggiorenni, che lavoravano in Libia, fuggiti dalla guerra, con la morte negli occhi. Alcuni di loro mi hanno solo accennato, perché ancora non riescono a raccontare, cose viste e subite. Passano le loro giornate andando a scuola. C’è chi va a scuola di italiano, chi va a scuola serale, molti hanno brillantemente superato l’esame di terza media italiana ed aspettano una risposta positiva dalla Commissione di Caserta che esamina la possibilità di un asilo politico. Tutti aspettando un lavoro, che, ahimè!!, per tutti è sempre più difficile da trovare».
D – «Permettimi una curiosità. Per una visita medica, sei tu ad andare da loro o viceversa ?»
R – «Dipende dalla gravità del caso, ma comunque vengono spesso nel mio ambulatorio. Vero è che i pazienti italiani, seppure dopo alcune difficoltà, hanno iniziato ad accettarli. Del resto sono molto educati ed hanno un grande rispetto nei confronti degli anziani».
D – «Altra curiosità di carattere medico: quali sono le maggiori e più frequenti patologie che incontri? Faccio la domanda non per una curiosità, come dire, morbosa, ma proprio per dare un taglio all’ignoranza delle voci che circolano e che si dicono timorose che i migranti “portino” malattie infettive!»
R – «Dici bene… ignoranza e non aggiungo altro! I malanni più frequenti di cui si lamentano, sono dolori diffusi alle articolazioni, alle ossa ed ai muscoli dovuti al clima umido a cui spesso non sono abituati. Spesso presentano coliti e gastriti, mal di testa, insonnia, ansia e depressione. Malattie legate allo stato di preoccupazione permanente in cui vivono».
D – «Ed immagino che è qui che la dr.ssa Angeletti si toglie il camice bianco ed indossa i panni della dr.ssa Margherita, quando non addirittura, magari con le donne, si spoglia anche di quel “dr.ssa” per offrire solo l’amicizia di Margherita. Giusto?»
R – «Non è così facile, ma dico che si, a volte a loro basta un sorriso. La terapia migliore è ascoltare senza chiedere, sono dei ragazzi e ragazze lontani dai loro affetti e dal loro ambiente. Mi hanno insegnato e mi insegnano tante cose. Mi allargano la mente; con loro sto conoscendo un po’ l’Africa e le sue diverse etnie.
Viviamo tutti un periodo non facile, la disoccupazione sta toccando livelli record. E se per noi è difficile, dobbiamo pensare che per questi ragazzi lo è ancor maggiormente. Il perché dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti …dico dovrebbe! Spero che tutti non lo affermino solamente con un cenno del capo, ma lo comprendano con il cuore. Essere qui soli, catapultati in una realtà diversa ed in un ambiente spesso ostile. Siamo portati a giudicare male e a temere ciò che non conosciamo, siamo spesso troppo ancorati alle nostre tradizioni, alle nostre abitudini. E’ un peccato perché in questa maniera ci precludiamo aperture a nuovi orizzonti e a nuove conoscenze. Mi parlavi dei miei rapporti con le donne! Ehh si!! Un traguardo raggiunto grazie alla mia professione. Un gran bel rapporto, quello che ho instaurato con le donne migranti».
D – «Raccontaci per cortesia, perché sono anche queste curiosità che aiutano a conoscere e a far crescere anche noi al di fuori di queste realtà, le differenze tra un’etnia e l’altra, sempre che ne esistano».
R – «Solo semplici esempi. Le pakistane e le bengalesi avvolte nei loro manti colorati, di solito, hanno più difficoltà nell’apprendere la lingua italiana. Sembrano meno integrate rispetto alle donne africane. Molte di loro non riescono ad avere figli e ciò costituisce un grave problema, anche sottoponendosi a cure ormonali e a fecondazione assistita. Mi piace paragonare ciò alla scarsa fertilità di tutti gli animali in cattività. In un paese così diverso dal loro, senza affetti familiari, senza amiche, passano le loro giornate spesso sole in casa, nell’attesa del ritorno dal lavoro del marito. Le donne Sudamericane sono simili a noi in tutto, sanno però essere più allegre e spensierate».
D – «E da qui a divenire amica, almeno per te, per il tuo modo di pensare e di avvicinare queste famiglie, il passo immagino sia stato breve. Oppure mi sbaglio, perché hai dovuto guadagnarti la loro fiducia?»
R – «Di alcuni migranti, tunisini e marocchini che ho conosciuto negli anni ’90, si, sono diventata amica pian piano, ma neanche dopo tanto tempo, infatti due anni fa ho avuto anche l’onore di essere ospite di una famiglia di Casablanca in Marocco. Ho vissuto qui con loro per una settimana durante il periodo del Ramadan cercando di seguire il loro ritmo di vita.
Che dirti di più se non che ho imparato tanto, mi hanno dato tanto. E voglio proprio concludere questa mia intervista con una frase che ho appreso in questa circostanza in questa casa Marocchina e che dice tutto: ‘Con La prima tazza di te che bevi in questa casa sei il benvenuto, con la seconda tazza sei un amico, con la terza tazza sei considerato uno di famiglia’».
Io vorrei ancora continuare, ma comprendo che altri impegni incombono e devo terminare anch’io. Lo faccio però, scusandomi perché avevo cominciato con il formulare una promessa che poi ho finito con il non mantenere. E solo alla fine me ne sono reso conto. Avevo promesso infatti che non avrei parlato di politica, ed invece… Non considerando che se non è politica questa, la politica allora non esiste!
A questo punto spero solo di aver suscitato almeno un minimo di interesse e qualora non fossi neppure riuscito in questo intento, la colpa è da imputare tutta al sottoscritto che, malgrado la buona volontà, non è riuscito, purtroppo a smuovere le coscienze di cuori evidentemente granitici.

Franco Giannini
Già pubblicato Venerdì 14 settembre, 2012 alle 2:06 su Senigallia Notizie.it
Questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it :
 
Valeria Valenti
2012-09-14 09:25:53
Conosco Margherita professionalmente parlando: è stata una cliente del mio studio artistico. Quanto fosse speciale l'avevo intuito. Ora ne sono certa. E anche orgogliosa. E anche felice che un pezzo di me sia tutti i giorni sotto i suoi magici occhi. Viva Margherita sempre. Grazie
Un lago di Lacrime
2012-09-14 12:16:43
La consiglera Angeletti nel 2010 ha dichiarato 82.423 euro. Alla faccia !!!! Ha trasformato il solito buonismo catto-comunista in un (...omissis...). La vorrei vedere in mezzo ai lebbrosi di Calcutta senza prendere un soldo invece di farsi stipendiare dai contribuenti italiani. Vai (...omissis...) con i guanti bianchi !!!!!!
Franco Giannini
2012-09-14 19:38:23
Non so quanto abbia dichiarato e quanto dichiarerà di reddito la Dr.ssa, non facendo parte, io, nè delle Fiamme Gialle e neppure del personale Equitalia. Non sono qui neppure a farle l'avvocato d'ufficio, perchè non ne ha necessità, sapendosi difendere da sola e poi non sarei neppure in grado di farlo. Comunque da quello che denota il suo livore, mi fa pensare che può essere dettato o da suoi problemi personali o causato da sua immensa invidia (logicamente per il vil denaro, del sociale non gliene frega nulla!!). Ma lascio sempre la libertà di espressione e di contestazione a chi legge quello che scrivo, considerando che siamo un paese libero e democratico. Quello che invece contesto, egr. Lago di Lacrime, sono i suoi insulti gratuiti e come dire il suo modo di trincerarsi un pò codardamente dietro un anonimato. Potrei risponderle o rispondergli, con un egual linguaggio (proveniendo orgogliosamente da quell'estrazione popolana maestra di vita in certi frangenti!), ma non sarebbe giusto per me, perchè dovrei rinchiudermi in un ascensore e scendere ai suoi stessi livelli. Comunque un consiglio. Prima di sparare inesatezze circa il mandare o andare a "Calcutta" a spese, come dice lei, della collettività, si informi meglio sui comportamenti verso il sociale usati dalla Dr.ssa, perchè a quello che mi risulta non è così come lei le descrive! E qui chiudo!!
Paul Manoni
2012-09-14 22:42:10
Con tutto che poi, alla fine, quanto dichiari di reddito la Dr.ssa Angeletti, a me francamente non può fregare di meno, se poi svolge il servizio che svolge per la collettività, e su quei soldi ci paga le tasse. Margherita è una brava persona. Onesta. Altruista, e smaccatamente interessata ai diritti delle persone. Persone come lei, ce ne vorrebbero a tonnellate in questo paese.

martedì 14 agosto 2012

Belle le fiabe senigalliesi: peccato si basino solo sulla fantasia

I bimbi poi crescono, divengono grandicelli e fanno domande "impertinenti"

Il cartello del Bosco di Topolino a Senigallia Chi mi manda le foto e la segnalazione è certamente uno che alle favole non crede più e non ha neppure più la pazienza per continuare ad ascoltarle. Qualcuno lo definirà un acuto osservatore, altri, magari più politicizzati e vicini all’Amministrazione, il consueto ed immancabile rompiballe. Questa è un sunto della fiaba che quattro anni fa venne narrata, piacque, cadde nel dimenticatoio ed oggi l’anonimo però rispolvera.

Era proprio di questi tempi o giù di lì, comunque nella lontana estate del 2008, quando sotto l’euforia del Caterraduno, l’amministratore di turno enfatizzava, proprio attraverso un comunicato stampa del Comune, la nascita del “Bosco di Topolino“.
L’ENI e la Walt Disney avevano scelto la nostra città come sede di un’iniziativa di carattere ambientale. L’assessore all’ambiente di allora aveva, come si usa fare in questi casi, speso parole quali “vetrina mediatica nazionale”, aveva incensato il Caterraduno che aveva permesso di valorizzare tali azioni promuovendo la qualità ambientale accreditando così Senigallia a fregiarsi del titolo di “città virtuosa” in questo specifico campo. Teneva a sottilineare anche come l’area scelta della Cesanella sarebbe divenuta un polmone verde (se non vado errato con la piantumazione di 800 alberelli) come prevedeva il piano regolatore, evitandole di avviarsi verso la pericolosa china di un degrado ed abbandono, verso cui sembrava invece lanciata.
Concludeva con un: “Grazie alla collaborazione di Eni e Walt Disney, siamo invece riusciti a pulirla e sistemarla, fino a piantare le essenze arboree che ci sono state donate. Ora sarà davvero un bel polmone di verde“.
Un elogio, come sembrava che fosse a quel tempo, al rispetto nei confronti della natura, della qualità dell’aria, dell’ambiente in generale. Insomma se volevi respirare una boccata di ossigeno a pieni polmoni, dovevi recarti nel Bosco di Topolino, alla Cesanella.
Il Bosco di Topolino a SenigalliaLe 50 foto – si 50 foto, non c’è errore di battitura – che ho rivevuto via mail ed in maniera anonima, rammentano come dalla fantasia della fiaba, si passi alla realtà dei giorni nostri. Le parole volano nel dimenticatoio, i fatti sono ben altra cosa e ne svelano a volte inesatezze, altre facilonerie, ed altre ancora delle “fanfaronate” che magari al momento che venivano pronunciate erano del tutto involontarie, anche perchè convinti della bontà dell’iniziativa di allora.
Fatto è che se era troppo ottimistico allora denominarlo “Bosco“, dopo 4 anni lo è ancor di più. Neppure “Parco” sarebbe la dicitura esatta, considerando le erbacce che vi attecchiscono indisturbate, tra cartacce, pezzi di plastica, bottiglie vuote.
Un grazie per l’estirpazione almeno di certe erbe, forse lo si deve, a quelle donne e quegli uomini, ormai avanti con gli anni, che spesso si osserva piegati in due a raccogliere le erbe mangerecce, commestibili, di campo, buone da abbinare alle piadine: cicoria, dente di leone, ortica, finocchio selvatico. Forse l’unico lato positivo del momento!
Dove sta allora il problema?? In quell’iniziale enfasi che non teneva conto che tutte le cose, per un corretto funzionamento debbono avere una corretta e programmata manutenzione. E qui la manutenzione lascia a desiderare (volevo scrivere “non esiste”, ma non voglio mettere la lama nella piaga).
C’è l’incuria, l’abbandono, ed inevitabilmente il degrado.
Ecco che allora, più che un bosco o un parco, sta ritornando alle sue origini: un semplice lotto di terra abbandonato a se stesso, sporco ed inutile, dove anche gli alberi piantumati stentano a crescere e che dopo 4 anni sabbatici, si ritrova a percorrere quella pericolosa china di cui paventava timore l’Assessore, prima che divenisse, sulla parola, “Bosco di Topolino”.
Non quindi il Bosco di Topolino, forse il titolo più appropriato potrebbe essere quello del Bosco del Lupo di Cappucetto Rosso, degno di cattivi incontri. Ma forse neppure quello sarebbe il nome giusto, perchè anche la fiaba di Cappuccetto Rosso è ambientata in un luogo pulito, verde, ecologicamente sano, che infonde serenità e fiducia.
Quello sponsorizzato dall’ENI e dalla Walt Disney alla Cesanella, come si può ben vedere dalle foto, è tutt’altra cosa. C’è da sperare solo che costoro, sia l’uno che l’altra, non abbiano a vedere che fine ha fatto, sta facendo, la loro iniziativa.
Io provvederei ad un sobrio restyling prima che Moody’s lo venga a sapere e magari ce lo declassi da Bosco di Topolino a quello, visti i rifiuti, a Bosco della Pantegana.

Allegati



Franco Giannini
Già pubblicato Lunedì 13 agosto, 2012  su Senigallia Notizie.it 

Questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it   :

           
Anita
2012-08-13 09:56:27
Uno dei tanti difetti del pensiero qualunquista è quello di non avere il senso delle proporzioni: un bosco, o un parco che sia, ci mette decenni a diventare tale, le cartacce, le lattine, le immondizie varie in mezza giornata si raccolgono.
Walter
2012-08-13 11:26:53
Basta è ora di finirla ogni volta con questa parola "QUALUNQUISTA", in Italia ormai ogni qualvolta viene dimostrato con atti concreti e non di parte che c'è qualcosa che non va si ricasca sempre nel difendere qualcuno e accusare chi avverte di un qualcosa che non funziona additandolo con quella parola. Non sarebbe più facile dire è vero non siamo stati all'altezza grazie per l'avviso e provvederemo immediatamente a risolvere l'inadeguatezza, però purtroppo capisco che sto sbagliando anch'io perchè siamo figli non di una città, ma di un intero stato che va avanti non criticando mai l'operato di un amico, di un parente, e ci piace stare per la maggioranza invece con la testa sotto la sabbia sperando che il domani e il nostro futuro siano migliori mentre finiremo sempre più a prenderla nel di dietro. Per quanto riguarda il bosco rimaniamo fiduciosi che qualcuno si attivi e diamogliene modo se non fosse così potremmo sempre proporre al comune di passarlo da "parco" ad "agriturismo bed&breakfast".
laura
2012-08-13 12:52:55
propongo di bandire la parola "qualunquista", perchè ormai ha l'uso del "cioè" di qualche anno fa, ovvero la rilevanza intellettuale di una pernacchia. se critichi sei qualunquista oppure sei demagogico, non ha importanza se la critica ha un senso, è sempre meglio non pensare... gli alberi signora crescono in decenni, ma vanno prima piantati, a meno che non facciamo una sorta di "colletta" e andiamo a sputare su quel campo i semi della frutta che mangiamo. si potrebbe fare, no? cittadinanza fattiva! ;-)
Anita
2012-08-13 13:45:17
Se non vi piace la parola "qualunquismo" chiamiamolo pressapochismo, superficialità, ignoranza presuntuosa, fate voi. Segnalare, criticare si può, anzi si deve, ma cosa c'entrano tutti i discorsi che fa Giannini col fatto che c'è bisogno di una ripulita dalla mondezza in quella zona? Gli alberi, come si vede anche dalle foto, ci sono e stanno crescendo, un bosco non diventa tale in 4 anni. Che dire poi de "le erbacce che vi attecchiscono indisturbate"? Forse i sottoboschi che piacciono al nostro giornalista tuttologo sono in moquette o in cotto fiorentino.
Claudia
2012-08-13 14:22:04
Appunto signora Anita, in " mezza giornata" non in "qualche mese" ... Lei porterebbe un suo figlio a giocare in quel bosco ?
Walter
2012-08-13 18:41:32
Mi scusi signora Anita ma lei sostituisce la parola tanto contestata e allo stesso tempo ne utilizza un'altra "pressapochismo", additando un pò tutti quelli che le hanno risposto come SUPERFICIALI-IGNORANTI PRESUNTUOSI. Lei dirà anche di no ma sembra che siano state fornite foto abbastanza inequivocabili e che nel commento ci sia solo un forte interesse che qualcuno intervenga e faccia qualcosa, anche perchè mi sembra che se l'ENI o la DISNEY venisse a conoscenza di come viene mantenuto questo piccolo bosco di Topolino non sarebbero molto contenti. E poi sig.ra da come lei commenta sembra che sia un vanto che gli alberi crescano e la mondezza gli giri intorno, comunque caro Giannini gli è l'ho detto più di una volta in sede privata e anche a lei signor Massi fiato parole righe buttate a qualcuno basta solo che non si tocchi il loro colore d'appartenenza e va tutto bene. Sono più per il caro " Ve c'hanno mai mandato a quel paese...." eh lo so sempre maleducato come sempre!!!
Federico
2012-08-13 20:16:02
Per mantenere tutto ordinato e preciso ci vorrebbero molti più dipendenti pubblici, però poi di sicuro verrebbero fuori le lamentele: "Ammazza quanti so sti dipendenti pubblici e quanto ce costano!!". Per quanto riguarda la mondezza che è stata abbandonata in quel "bosco", come tutta quela che c'è sparsa in giro per la città, la colpa è solo ed esclusivamente del cittadino maleducato e incivile che invece di buttarla in un cestino preferisce gettarla dove capita. Non accusiamo sempre e comunque la cosa pubblica di negligenza.
Claudia
2012-08-13 20:34:27
Torno a non capire tutte queste parole della signora anita, perche' dire che gli alberi crescono ugualmente ? in montaga se ti trovano a sporcare boschi , prati ecc ecc vieni multato e non capisco perche' non deve essere segnalata una imperfezione. Io voglio immaginare che molti bambini si rechino in quel parco per giocare, ma con tutte quelle erbacce nessun genitore si avvicinira' mai. Non che al parco della pace se ci fossero le stesse erbacce lei farebbe
Claudia
2012-08-13 20:37:49
Le capriole ... Per dire che a Senigallia tutto va pene ci pensa gia' la massa e i partiti di maggioranza, qualcuno che fa notare, con garbo, ci vuole altrimenti non si risolverebbero mai i piccoli problemi di uns comunita'.
Claudia
2012-08-13 20:41:15
Per il dig. Federico, se le buttano la mondezza vicino casa e nessuno passa a raccoglierla lei con chi se la prende dopo aver maledetto i maleducati ?
Claudia
2012-08-13 20:44:23
Poi inutile fare proclami fa assessore se poi si abbandona tutto all'incuria, basterebbe una volta al mese tagliare l'erba e uns volta alla settimana passare a vedere se e' pulito, come fanno con il parco della pace.

sabato 28 luglio 2012

Le famiglie con disabili si costituiscono in un comitato spontaneo

Un'esigenza, questa, derivante dalla necessità di avere un soggetto dialogante con l'Amministrazione

Assemblea delle famiglie con disabili per l'assistenza domiciliare Qui, nel loro comunicato, letto dalla Sig.ra Donninelli, mamma di Gabriele, uno dei ragazzi disabili, anche lui presente in sala, è spiegato in modo chiaro e dettagliato quali sono stati e continuano ad esserlo i motivi che li hanno spinti a prendere questa iniziativa.

Un problema “esploso” nell’arco di una decina di giorni, senza preavviso, che ha gettato queste famiglie in un quasi panico, seppure sono abituate a vivere con problematiche improvvise. Hanno dovuto repentinamente o mettere le mani in tasca, chi ne aveva la possibilità, o cambiare il piano ferie, o persino ridurre le ore lavorative.
E non si sentono assolutamente rassicurati dalla promessa che a settembre il tutto rientrerà nella normalità. Velocemente è stata presa la decisione della riduzione delle ore, altrettanto velocemente i famigliari chiedono che tutto venga ripristinato a partire dai primi di agosto. Non la si deve intendere come una minaccia, bensì come una convinta promessa, però se immediatamente non si vedrà la luce in questo tunnel, le famiglie si vedranno costrette a prendere altre iniziative eclatanti. Si, perchè per tutto c’è un limite!
Essere avvisati, anzichè dagli organi amministrativi, da un educatore che si è assunto (o lo hanno incaricato-costretto?) la responsabilità di questa informazione, già la dice lunga sulla carenza comportamentale nel fornire l’ufficialità (che non c’è stata!), ma la gravità maggiore e più importante, oserei dire la primaria in questi casi, è la sensibilità impiegata.
Tantissimi erano i famigliari presenti nella sala con i loro figli, ma sono convinto che avrebbero potuti essere ancor di più, se non fossero stati costretti a restare in casa per ovvi motivi, perchè privi di quel supporto per cui si stanno lamentando e che per qualcuno di loro non si è solo ridotto, bensì è venuto a cessare totalmente.
La motivazione delle ore a zero sembra sia dovuta al fatto che il disabile preso in questione è “maggiorenne”, anche se altre voci si sono subito aggiunte replicando con un “non è vero, perchè al mio è accaduta la stessa cosa pur essendo minorenne!
Ho parlato di mancanza di sensibilità, ma ritengo con assoluta sincerità ed onestà, che debba trattarsi non certo dovuta a malanimo o quanto altro, bensì solo ad una ignoranza (nel senso stretto del termine di ignorare) alcune sfaccettature di quelle problematiche che si possono pensare di comprendere, ma che solo chi le vive quotidianamente ne conosce perfettamente ogni minima piega e sfumatura.
Servizi sociali, asur, medici, sono tutti informati, preparati, professionali e vicini quanto si vuole, ma poi terminato il loro lavoro ritornano alla personale quotidianità, come del resto è giusto anche che sia, ma è da quel momento che le famiglie con i disabili devono affrontare, continuare a risolvere da sole tutte le situazioni che si presentano nella loro gravità e solitudine delle pareti domestiche.
Ed è qui, in questo momento che il “pensare di comprendere“, non è più sufficiente e diviene lacunoso. Noi da fuori crediamo di poterle afferrare nella loro drammaticità, ma solo chi le vive sulla propria pelle può capirlo. Infatti nel corso della conferenza stampa qualcuno diceva che una famiglia con un disabile al suo interno, prima o poi è destinata, con il passare del tempo, a divenire una famiglia anch’essa disabile.
Ad aiutarci a comprendere certi problemi il Sig. Alberto Marinetti, ex giornalista, settantenne, che con una signorile pacatezza ci ha illustrato brevemente come si svolge la sua giornata di padre di un figlio disabile e con il sostegno ridotto a 6 ore: “…prima erano 18 h, poi sono scese a 15, poi ancora a 12 ed ora a 6… alla notte devo dormire con Gianmarco perchè da solo non riesce a girarsi, poi c’è il cado, il sudore, quindi il mio di riposo è condizionato alle sue esigenze e quando si fa giorno inizio la giornata già stressato per come ho trascorsola notte. Poi ci alziamo, facciamo colazione, poi passeggiata, a fare la spesa e verso le 11 ci attende la piscina…mi vedete voi a 70 anni in piscina, lo tiro su, lo metto giù, questo in continuazione? Poi pranzo, riposo pomeridiano e di nuovo passeggio verso le 17, perchè uscire in estate è obbligatorio … c’è un dettaglio però interessante che i nostri rappresentanti politici dovrebbero sapere. I nostri figli, come Maddalena, Linda ed altri di cui non conosco i nomi, almeno tutti quelli con particolari gravità, avrebbero diritto di fare un esposto per omissione di pubblico servizio… poi giunge di nuovo la sera, che ci trova stanchi ed affaticati per cui si torna finalmente a riposare, almeno lui, perchè per me, ad attendermi c’è di nuovo un accumulo di stress…“.
Per la Sig.ra Paola Marcellini, invece il Comune non ha idea di che cosa significhi dare assistenza tutti i giorni per 24 ore ad un disabile, altrimenti non si sarebbe mai sognato di chiedere se in famiglia ci sono altri familiari disposti a dare anche loro questa assistenza.
Infatti c’è da dire che quello che non va giù a questi familiari è stato anche il contattare, da parte dei servizi sociali, le famiglie singolarmente, chiedendo se erano disposte a compartecipare alle spese, quali erano i loro redditi, se avevano zii o nonni che potessero aiutarli.
E questo contattare le famiglie separatamente è stato visto come un “taglio alla trasparenza!“. A me ha fatto ricordare, e l’ho anche detto ad alta voce, certi comportamenti mi hanno riportato ai tempi delle “battaglie” sulla complanare e la successiva capitolazione da parte di qualcuno che si lasciò convincere. Affrontarne uno alla volta alla moda degli Orazi e Curiazi.
Non è piaciuta neppure l’uscita da parte degli amministratori che si sono detti, come riportato dai presenti, non più disponibili al ruolo di Bancomat nei confronti di un’ASUR su cui sembra stiano riversando tutte le colpe.
Altra domanda che si pongono questi genitori è il perchè i finanziamenti per certi eventi non solo si sono trovati, ma sono stati incentivati per il corrente anno ed anche per il futuro 2013.
Nel loro caso, dice l’Amministrazione, non ci sono stati tagli, ma la riduzione delle ore sono dovute al fatto che nel 2012 si sono verificati 13 nuovi casi aventi anch’essi diritto all’assistenza. Da 126 del 2011 si è passati agli attuali 139, un 10% in più che ha causato una riduzione di orario del 50% in meno. Qui veramente la matematica sembra diventi un’opinione.
Se già ci sono di questi problemi oggi, domani nel 2013, le ore saranno ancora ridotte? Si perchè il numero delle persone aventi diritto – non nascondiamoci dietro un dito, ma guardiamo le cose in modo reale, anche se l’augurio è quello di sbagliare totalmente la previsione – è destinato a crescere.
Del resto la situazione economica che si affaccia all’orizzonte è cosparsa di nubi temporalesche che non promettono nulla di buono. C’è da chiedersi allora che cosa farà la nostra Amministrazione?
Il primo intervento è quello di mettere sul tavolo, in modo concreto, il termine Priorità. C’è da chiedersi allora sono prioritari i balli (che pure fanno muovere l’economia in un settore turistico come il nostro), o la sopravvivenza di certi servizi che forniscono anch’essi sopravvivenza nel vero senso della parola (continuando anch’essi a dare lavoro a chi opera in quest’ambito).
Si, perchè oltre alle famiglie, a fare le spese di questa ulteriore stretta di cinghia, sono stati coinvolti anche educatori, assistenti e quanti altri operanti nel settore (una cinquantina in cassa integrazione).
Comunque a tutti questi giovani (sono tutti giovanissimi) laureati, mal pagati, professionalmente molto preparati, le persone in sala, hanno voluto con un semplice e caloroso applauso ringraziarli tutti per come si dedicano con devozione a questo lavoro.
Vorrei poter trasferire qui anche gli sfoghi di questi giovani, che ho ascoltato per più di un’ora terminata la conferenza stampa, ma andrei fuori tema.
Anche se credo che la loro voce, anche se in forma anonima dovrebbe andare amplificata ed ascoltata, sempre che ci sia chi voglia ascoltare.
Come pure altro grido di allarme lanciato da parte dei genitori sull’attuale stato del PEI (Piano Educativo Individuale) che minaccia di scomparire anche qui per riduzione del personale in servizio.
Il primo atto si è appena concluso, ora si attendono gli sviluppi. Se ci sarà convocazione da parte dell’Amministrazione, si voglia tener conto di far cadere la scelta su di una location atta a contenere sia i numerosi presenti, che sono certo interverranno, sia le carrozzine che li accompagneranno.

Franco Giannini
Già pubblicato su Senigallia Notizie.it
 
Giusè
2012-07-25 22:37:08
Ma l'amministrazione che dice?
Papà di un bimbo disabile
2012-07-26 14:16:26
Intanto un grande plauso va dato a queste famiglie che hanno avuto la forza e il coraggio di riunirsi in così poco tempo per un loro sacrosanto diritto. Purtroppo la questione delle ore assistenziali ai disabili è un problema che non riguarda solo il comune di Senigallia, ma anche altri comuni limitrofi e credo anche a livello nazionale. La crisi stà avendo effetti sempre più devastanti specialmente in famiglie già messe a dura prova con figli o comunque persone del nucleo famigliare portatori di disabilità. Credo che le amministrazioni comunali in genere, dovrebbero rendersi conto che le famiglie hanno bisogno del massimo aiuto di tutti in quanto probabilmente non capiscono lo stress che l'assistenza 24 ore al giorno porta in ogni singolo genitore che molto spesso deve anche lavorare per riuscire a pagare le varie spese quotidiane sia per il disabile, sia per mutui, bollette ecc. ecc. Ricordo anche che oltre al suddetto problema delle ore assistenziali, spesso e volentieri subentrano altri problemi, tipo le trafile per gli ausili, la mancanza di conoscenza della malattia con conseguente spostamento continuo della famiglia, le ore di assistenza a scuola ecc. ecc. In conclusione il mio desiderio sarebbe quello di vedere molte più famiglie riunirsi come in questo caso per far sentire la propria voce alle istituzioni che devono iniziare a rendersi conto che non si ha a che fare con dei numeri, ma con degli esseri umani che spesso e volentieri insegnano a noi cosa significa avere dignità.
cadillac
2012-07-26 15:50:27
l'appuntamento per il prossimo incontro è già stato fissato, potete prendere contatti con la coordinatrice.
questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it :

domenica 25 marzo 2012

Gaffes, minestre riscaldate e “pourparler” al Consiglio Comunale del 21 marzo


...in compenso, sembra che i tempi si abbrevino ed infatti prima di mezzanotte tutto era finito


La campanella agitata da Monachesi dà il via alla “manifestazione” alle 16,50 con il consueto appello e, constatata l’esistenza del fatidico numero legale, il via alle “danze”. Non essendoci interrogazioni scritte che avrebbero avuto la precedenza, si passa a quelle orali.

I primi della lista iscritti a parlare, sono i Consiglieri che sono rimasti fuori nel precedente Consiglio a cui spetta di diritto la precedenza. Gregorini sarebbe il primo, ma vista che la sua interrogazione era rivolta a Campanile, assente per ragioni di lavoro, la cede al secondo in lista, Perini, ma che a sua volta e per lo stesso motivo la passa al prossimo della lista.
Sardella quindi prende la parola chiedendo lumi sul contenzioso sorto con la ditta Pieralisi in merito alla costruzione del complesso sul lungomare denominato “Villa Pieralisi”. Contenzioso che come riportato dalla stampa, dovrà essere esaminato dal TAR e dal Tri.
A fornire le informazioni richieste è il Sindaco che fa presente come ci siano degli atti pubblici che indicano il ricorso al TAR della ditta Pieralisi per abusi che questa Amministrazione ritiene siano stati commessi nel realizzare l’opera. Delle anomalie nel destinare aree private ad uso pubblico. Una pratica complessa, per cui si impegna ad inviare a Sardella tutta la pratica.
Sardella dice di attendere allora tutta la documentazione e possibilmente in PDF.

Monachesi fa presente che Campanile non potrà intervenire ed allora chiede a Perini se vuole prenotarsi per il prossimo Consiglio o preferisca indirizzare la sua interpellanza a qualcun altro della Giunta. Perini opta per questa seconda soluzione ed espone il suo problema. Mettere le paline con i nomi dei Palazzi storici cittadini, nelle loro vicinanze e rendere leggibile quella di Palazzo Mastai, oramai scolorita. Suggerisce anche di mettere sia all’entrata che all’uscita della città, una targa che ricordi che Senigallia è la città natale di Papa Pio IX.
Rispondono la Curzi prima e Schiavoni poi, confermando ed assicurando che si sta lavorando in tal senso ed in merito al suggerimento l’assessore alla cultura si impegna a parlarne anche con Campanile per valutarne la possibilità d’attuazione e poi far conoscere le loro decisioni.

Cicconi Massi invece chiede al Sindaco di chiarire cosa sta accadendo al Centro relativamente alla ventilata pedonalizzazione di Piazza Garibaldi. C’è infatti una condivisibile preoccupazione degli operatori economici del Centro storico alla notizia di indagini geologiche che preannunciano quello che potrebbe essere un futuro della destinazione di Piazza Garibaldi non più destinata alla sosta delle auto. Alla luce di questi motivi, chiede che venga fatta chiarezza e comunque oggetto di un percorso partecipativo con i soggetti ed operatori del Centro Storico prima ancora di prendere una decisione definitiva.
Risponde il Sindaco che ringrazia Cicconi Massi proprio “…per aver posto il tema nell’Assise adeguata e permette di dare qualche notifica “vera” – e sottolinea con un tono di voce più alto quel “vera” -, perché quello che si sta dibattendo è il “nulla”. A volte ci sono – prosegue -“… semplificazioni, banalizzazioni che qualche volta purtroppo… vengono raccolte dalla stampa e non so se per alimentare un dibattito come lei dice necessario…“. Ed ancora “…parliamo di Piazza Saffi? …dei lavori di riqualificazione che ci sono ?… oramai il problema è superato…Parliamo, come ho visto in questi giorni sulla stampa, di Piazza Simoncelli? …non penso … il dibattito su Piazza Simoncelli è chiuso… valutare la ricollocazione del mercato per avere più disponibilità di sosta in centro…oppure parliamo dell’intervento di riqualificazione dei cosiddetti Orti del Vescovo…3 milioni e mezzo di € di finanziamento… e che porterà in quello spazio…48 famiglie a vivere dentro il Centro storico…nell’idea di ripopolamento…della nostra Città…Parliamo anche di riqualificazione di Piazza Garibaldi?…e per una serie di attività di questi giorni, per indagini georadar … sono valutazioni riconducibili alla fantasia di chi scrive…perché non è vero che ci sarà l’estensione della zona pedonale fino a via Cavallotti… Non è “Vero”, non è “Vero”…” Mangialardi spiega anche come in futuro ci sarà una modifica, una riqualificazione, di fronte al sagrato del Duomo, utilizzando parte dei fondi di quei 3 milioni e mezzo (previsti per riqualificare la piazza), che seppur faranno perdere circa 30 posti auto, questi verranno recuperati ridisegnando gli stalli esistenti aumentandone il numero. Di più però non si potrà fare perché ghigliottinati sempre dal Patto di Stabilità.
Per Cicconi Massi comunque quei 2130 parcheggi esistenti in un diametro di 786 metri del centro città, sono insufficienti e si dice parte attiva perché in commissione di ciò si parli.

E’ la volta di Mancini che rivolge la sua interpellanza a Ceresoni, per conoscere le motivazioni dovute al fermo-lavori del cantiere “ex Politeama Rossini” e per sapere quale fine abbiano fatto quei 800 mila € degli oneri di urbanizzazione che erano stati destinati alla costruzione di un parcheggio in struttura.
Le informazioni vengono fornite da Ceresoni. La società ha attualmente fermato temporaneamente l’attività per una serie di valutazioni che sono interne all’analisi che la società stessa sta facendo. Cosa che però non significa che i lavori non finiranno mai perché la validità per costruire in quest’area ha una validità di tre anni e quanto prima, quindi, si auspica che possano riprendere i lavori. Per quanto riguarda gli oneri, invece, essi sono già stati incassati dall’Ente Comunale con l’intenzione di costituire come un salvadanaio vincolato alla realizzazione di opere di parcheggio destinate al servizio del Centro Storico.
Mancini prende atto con piacere che quell’introito è stato incassato, anche se resta perplesso sulla sospensione dei lavori che denotano la poca appetibilità attuale della destinazione finale d’uso (ipermercato e negozi) a cui sarà destinato l’intero complesso.

Rebecchini avrebbe voluto rivolgere le sue parole a Volpini, ma essendo assente le rivolge allora al Sindaco. Il suo tema riguarda un fatto di cronaca. Un incidente avvenuto ad un ragazzo di colore che, nello scappare da un controllo che la polizia stava effettuando alla “Pesa Pubblica”, ha terminato la sua corsa contro un’auto, il cui conducente, purtroppo non ha potuto far nulla per non investirlo. “Quello che mi ha preoccupato, rattristato, indignato è stato il leggere sui giornali on-line frasi mostruose come ‘chi paga l’eliambulanza?’ o ‘il giovane se l’è cercata lui perché è scappato’ ed altre frasi che non voglio ripetere, mentre questo ragazzo lottava contro la vita e la morte all’Ospedale in Ancona…mi spiace che a questi pensieri ci sia stato anche un Consigliere di maggioranza, il Consigliere Fiore che in prima battuta scriveva – la vera vittima è il proprietario del furgone- ed a questa dichiarazione un’altra seguiva di frasi indicibili, irripetibili…credo che il Sindaco sarebbe dovuto intervenire e richiamare il suo Consigliere…un ringraziamento lo voglio invece dare all’assessore Volpini che ha detto una frase molto bella…
Alla chiusura degli interventi Fiore chiederà la parola, per motivi personali, volendo precisare che nell’intervento di Rebecchini sono state usate nei suoi riguardi parole come incivile e becero, termini che crede non gli siano imputabili in merito al contenuto riportato sulle pagine di Facebook.

Girolametti, apre invece il suo intervento associandosi a Rebecchini nel ringraziamento nei confronti di Volpini. Poi espone il suo tema che riguarda perdite di liquami sul fosso Molignano, nel periodo estivo, che si riversano poi sulla spiaggia, emanando cattivi odori. Questo malgrado ci sia una pompa che dovrebbe evitare ciò. Evidentemente ci sono delle perdite da rintracciare ponendoci un rimedio.
A rispondergli è Memè, che fa presente come effettivamente ci sia una pompa di sollevamento, onde evitare l’arrivo dei liquami in spiaggia e come in estate vengano versate quantità di cloro per porre rimedio ai cattivi odori. Il tratto è sempre monitorato ed anche quest’anno avverrà la stessa cosa con più attenzione e maggiori quantità di cloro.

Paradisi si rivolge al Sindaco circa l’atto esasperato di un cittadino che ha tentato di darsi fuoco nell’ufficio del Sindaco. Facendo presente che, almeno da quello che gli è stato riportato, questo cittadino abbia bussato ben 5 volte a questa porta, trovandola sempre chiusa. “La porta del primo cittadino deve essere aperta a tutti i cittadini, sempre, la porta deve rimanere aperta, il Sindaco deve essere lì ad ascoltare tutti i cittadini….immediatamente deve dare le risposte…non si può arrivare a simili gesti per farsi ascoltare…Capisco allora la polemica di questi giorni della Città Futura…quando diceva, attaccando il segretario del PD, dicendo scrive lettere aperte chi non riesce a farsi ascoltare in altro modo, allora c’è una verità, è difficile farsi ascoltare da questa Giunta…
Il Sindaco replica dicendo che fa “difficoltà a rispondergli né con ironia, né autocelebrandomi… ogni volta andiamo a rimarcare e strumentalizzare ogni occasione, anche una tragedia umana e personale…me ne dispiace molto però ho incontrato quella persona che è venuta 5 volte la settimana scorsa, 5 volte…, il Sindaco è disponibile dalle 6 della mattina tutti i giorni fino a notte inoltrata, tutti i giorni…vorrei dare molto di più…chi le ha riportato, come dice lei, le ha riportato una cosa non vera, ma non mi interessa, guardi, può dire quello che vuole e raccontare quello che vuole, a me interessa quello che ha lasciato dietro di me un gesto, un episodio, che poteva diventare una tragedia e non c’è nessun atto eroico e rimane il fatto che la famiglia è in grande difficoltà ed una Società che spinge a gesti clamorosi...”
Nella replica Paradisi fa presente come: “Si, non sono pienamente soddisfatto dalla risposta del Sindaco. Da parte mia ovviamente non vi era nessun tipo ed intenzione di attacco frontale ed ho detto senza ironia, senza provocazione è ovvio, del gesto del Sindaco quindi non vi è assolutamente a priori nessuna intenzione dovuta ad attaccare pubblicamente il Sindaco. Devo però dire che se lei dice che l’ha incontrato 5 volte in settimana, verificheremo se così stanno le cose. Resta però il fatto che un se un lavoratore, parliamo di un lavoratore, ben inserito anche nel tessuto della città, arriva ad un gesto di questo genere, così disperato, significa sig. Sindaco che i Servizi Sociali non hanno funzionato, non nascondiamoci dietro un dito. Significa che qualcosa nella struttura comunale non ha funzionato…

[Mi perdoni la sincerità, Avv. Paradisi, me lo permetta e mi scusi qualora non lo ritenesse esatto; non voglio entrare assolutamente in polemica con lei, anche perché sicuramente ne uscirei con le ossa rotte. Ma voglio esprimerle solo la sensazione di uno al di fuori del dibattito, che però era presente in aula. La sua sensazione provata a pelle. Allora le dico subito che credo alle sue parole quando dice che non c'era alcuna intenzione di provocare il Sindaco, ma altrettanto vorrei che lei credesse a me, se le dico che avrei evitato di parlare dell' "atto di eroismo", perché così facendo, ha fatto sorgere in chi ascoltava, proprio il dubbio di una strumentalizzazione del fatto di cronaca, anche piccola, anche usata per introdurre il discorso sui Servizi Sociali, ma sempre una specie di un fine che giustifica il mezzo. Io, insomma, lo avrei evitato.]

Cameruccio, invece, rivolge la sua domanda alla Paci. Il suo è il chiedere di riportare la rateizzazione della TARSU come in origine, vale a dire 4 rate anziché le 2 attuali.
La Paci molto sbrigativamente e convinta nella bontà della sua scelta, con un piglio oggi molto di moda alla Monti o alla Forleo, conferma le 2 rate, forte, si fa per dire, del fatto che con tale mossa, da non sottovalutare, ha permesso di recuperare alle casse comunali una somma molto vicina ai 200 mila €.
Pronto a ribattere Cameruccio: “Chiaramente, non sono soddisfatto della risposta… una risposta che non è vicina alle esigenze della gente…

[Questa è una mia personale osservazione, gentile Cameruccio, che non c'è più sordo di chi non vuol sentire. Lei comunque ci ha provato. Ma deve sapere che neppure il più sofisticato Amplifon può migliorare quegli aspetti uditivi della sensibilità umana che per una politica, per di più economica, a volte travolge, muta, negativamente tramutandoli in poca sensibilità uditiva. Ma quello più grave è il poi restare convinti, senza ombre di dubbio, come l'attuale politica del governo dei tecnici insegna, che è giusto il loro modus operandi.]

E qui c’è il ritorno di Marcantoni che, evidentemente solleticato dall’aria primaverile, torna a sedersi sui banchi del Consiglio Comunale, ma per riequilibrare la formula dei vasi comunicanti, la presenza più attesa, dopo i comunicati fatti di SI, NO, FORSE, era quella di Marcellini. Attesa però, caduta nel vuoto, facendocosì proseguire quell’alone di mistero che circonda il giallo politico della settimana. Ecco allora che Marcantoni ritorna invece sull’argomento trattato da Cicconi Massi sulle notizie che hanno preoccupato la città sul problema di una ulteriore pedonalizzazione di Piazza Garibaldi. Affermando che se tutto quanto è stato detto non corrisponde alla verità e sono prive di fondamento, evidentemente c’è stata una mancanza di comunicazione tra Amministrazione e la cittadinanza, comunque con le forze economiche interessate alla problematica. Coglie l’occasione inoltre, per sollevare un altro problema: “… questo Consiglio Comunale da almeno un anno e mezzo a questa parte è costruito su OdG, mozioni e piccoli argomenti di carattere urbanistico che sono obbligatori per un passaggio in Consiglio Comunale. Se invece in questo Consiglio Comunale si svolgesse quello che probabilmente è il suo ruolo di discutere e chiarire i temi o parte dei temi — e qui c’è la campanella di Monachesi che sospende l’intervento di Marcantoni per uno dei primi richiami della serata visto il comportamento “discolo” ed irriguardoso nei confronti di chi sta facendo un intervento…ed ascoltando: ed io posso confermare la verità della cosa! — e dicevo che se si recuperasse questo ruolo, quello di proposte e di discussione, credo che questo comportamento non ci sarebbe perché il Consiglio Comunale è pubblico ed è un mezzo di comunicazione che in qualche modo arriva alla gente…“. Parla dei problemi economici che attanagliano Senigallia, della mancanza occupazionale, della riduzione di fatturati negli operatori del Centro storico che sfiorano anche il 30%, e la sede istituzionale per parlare di questo è il Consiglio Comunale. Allora spiega che sarebbe disposto a partecipare più a queste discussioni, che non a parlare dell’art. 18, perché sono questi gli argomenti più attinenti all’interesse della città.
A rispondere è il Sindaco, che dice di non aver compreso bene la domanda e dopo aver avuto una precisazione da parte di Marcantoni fuori microfono, di quelli che sono gli argomenti che dovrebbero andare trattati in Consiglio, gli replica che concorda con lui, ma che non è compito del Sindaco proporre i temi, consiglia di conseguenza un “lavorateci sopra“.

Si passa poi all’OdG sulle osservazioni e controdeduzioni per l’adozione definitiva della Variante al PRG di coordinamento degli standard edilizi con quanto deciso. Da evidenziare solo un battibecco tra Paradisi e l’arch. Serenelli ed un sub emendamento proposto da Rebecchini e Mancini, per porre una temporaneità di 10 anni nella vendita, nel caso di sdoppiamento di un’unità abitativa, per tutelare tale azione da eventuali speculazioni. Emendamento che però viene respinto.

E qui termina quello che è, a mio giudizio, il “cuore” del Consiglio Comunale.

La seduta si interrompe quando sono le 20,21 con la promessa di essere ripresa alle 21,15 cosa che avviene regolarmente alle 21,35

C’è rimasta ancora carne da passare sul fuoco, ma i più sembrano divenuti vegetariani, ed infatti Fiore chiede subito la parola per una richiesta di un minuto di raccoglimento in memoria di Graziella Massi, concesso da Monachesi, dopo una sua evitabile (anche se giusta, penso) precisazione, che sarebbe stata preferibile però fare poi successivamente con Fiore, in separata sede e distante dai microfoni, vista la delicatezza dell’argomento.

Al 4° punto c’era la discussione sul patto di stabilità, che ha visto discuterne solo i proponenti e qualche fedelissimo della maggioranza. Mancini ci prova a presentare un emendamento, ma gli viene regolarmente bocciato.

Al 5° punto l’OdG prevedeva la creazione del Registro comunale delle Unioni civili, che il relatore Monachesi, preferisce rinviare direttamente in Commissione, vista la delicatezza e l’importanza del tema.

Al punto 6° l’OdG prevedeva la ripresentazione (detto in senso buono, una specie di minestra riscaldata) sulla creazione di un Osservatorio sulla Sanità, in quanto la 4 Commissione non è sufficiente al bisogno. Ma anche a questo punto, malgrado l’importanza e l’incertezza che regna sulla Sanità locale, tra il disinteresse, il brusio degno del Foro Annonario dei tempi che furono, da parte di molti dei presenti, tanto da far esclamare a Mancini per ben due volte, una battuta rivolta ai suoi colleghi d’aula “…Scusate se vi do fastidio mentre intervengo…“. Esclusi quindi i proponenti ed un addetto ai lavori, quale Girolametti, che poi ha preso anche la parola. Il tutto si è chiuso nel completo disinteresse.
Mentre molto accalorato, sentito, appassionato è stato invece l’intervento di Battisti: “Basta la 4° Commissione,… ma è la stessa cosa che ci avevate detto l’altra volta,… ma così poi non è stato… area vasta significa problemi più vasti e dalla nostra richiesta appunto di un anno, un anno e mezzo fa le cose sulla Commissione salute sono peggiorate. Consiglieri tutti, tutti i consiglieri, la responsabilità è di tutti quanti è non conoscere abbastanza, tranne i medici che operano tutti i giorni nel territorio, in questo tema siamo arrivati al limite, noi non vogliamo scavalcare alcun organismo ufficiale. Caro Presidente Sardella, anche leggendo la mozione abbiamo anche scambiato alcune battute su questa richiesta, lei ha operato da Presidente sempre in maniera super partes e gliel’ho riconosciuto anche ufficialmente, ma il problema della Sanità non riguarda Sardella o Battisti o Girolametti, ma tutti gli abitanti di Senigallia e dei paesi vicini. Riguarda 60/70 mila persone e la 4° Commissione si occupa di troppi temi per affrontare con la giusta dovizia di particolari un argomento così scottante ed attuale…la commissione da che ci avete bocciato la proposta si è riunita una decina di volte che sono state assolutamente insufficienti…in Commissione si è parlato mai di area vasta?…qualcuno ci ha spiegato cosa succederà ora?… il Piano Socio Sanitario lo conosciamo?…che cosa succederà al nostro nosocomio? Che fine faremo?…i primari, mancano a radiologia e medicina, otorino ha uno specialista ma non un primario, prima ce lo avevamo, il fisiatra fra poco andrà in pensione, sarà sostituito? L’urologo, per andare da un urologo dobbiamo andare a Jesi, a Senigallia non c’è più, ne abbiamo parlato di questo? I servizi di trasporto socio sanitario ne abbiamo parlato ? di PEI…? del DEA ?….sono state mandate le lettere al Consiglio Regionale…SI, NO…che cosa hanno risposto? Noi non sappiamo assolutamente niente!…la Guardia medica rimane sempre lì… le liste di attesa…dodici mesi, ieri mi sono informato, per un Ecodoppler…a pagamento il giorno dopo, naturalmente…. ne sappiamo qualche cosa…Noi dovremmo saperne qualche cosa ed informare la città… I Consiglieri Comunali dovrebbero essere le sentinelle della città … e non possono leggere le cose dai giornali quando sono successe…noi invece leggiamo le cose sui giornali…“. In fase di votazione ancora una volta l’OdG viene respinto.

Al punto 7° dell’OdG che riguardava l’esenzione totale dall’IMU dei fabbricati a servizio dell’attività agricola, vede intenti a parlarne solo Magi Galluzzi, Pergolesi e Brocchini. Documento che viene approvato tra la noia ed il disinteresse dei pochi rimasti nel mentre chiudono le loro cartelle ed indossano i loro soprabiti.

Monachesi augura la Buona Notte che sono le 23,45…e l’ultimo che esce, mi raccomando, spenga le luci!


Franco Giannini
Già pubblicato su Senigallia Notizie.it

Questi i Commenti dei Lettori di Senigallia Notizie :
Paul Manoni
2012-03-24 10:49:42
"Monachesi fa presente che Campanile non potrà intervenire" Vero che certe questioni di Perini, francamente se ne potrebbe pure fare a meno. Soprattutto la storiella di Senigallia città natale di tiziocaio! Ma se Campanile non poteva essere presente in Consiglio comunale, un motivo valido ci sarà pure, no!? Ed il motivo per cui era assente, e' che in quel momento, anzichè in aula a fare il suo dovere, era a Napoli a seguire (ci sono le sue foto su Facebook) la sua sacrosanta semifinale di Coppa ItaGlia. Eccaccavolo! Le priorità sono priorità. Volete mettere una partita di calcio con un Consiglio comunale!?!?
Marcello Liverani
Marcello Liverani
2012-03-24 17:52:39
Purtroppo questa è la politica di oggi e questi sono i personaggi che si mascherano da finti politicanti. E il bello è che trovano anche i voti per andare a fare quello che non sanno fare. Abbiamo sparato a zero sulla prima repubblica, l'abbiamo bistrattata e cancellata, ma almeno c'erano politici veri e anche bravi. Oggi invece c'è di tutto, ma proprio di tutto, incominciando dal Parlamento nazionale, tra Camera e Senato...il 99% degli occupanti degli scranni è "materiale" di scarto, e tutto questo si rispecchia poi anche in ambito locale. Questa è l'Italia signori e signore!