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venerdì 21 giugno 2013

Volti e nomi della Senigallia celebre, ma modesta n°22: Gabriele Tesfa-Guma

Ancora un artista (ballerino, musicista, chitarrista) che ha trovato lavoro non proprio sotto casa!

Sono trascorsi, senza accorgermene, quasi 4 anni da quando nel 2009 iniziai la carrellata di “chiacchiere” con i personaggi celebri, ma modesti della nostra città. Ricordo che la prima con cui parlai fu Luisanna Gresta alla quale, anche oggi, va tutta la mia riconoscenza perché mi ha messo a disposizione quel suo magnifico parco di suoi ex allievi, alcuni dei quali divenuti oggi, celebrità nel loro campo.
Andando a rileggermi il vecchio articolo che riporta il n°1 ed a lei dedicato ho trovato nell’accenno che faceva della lista di alcuni dei suoi allievi, alcuni sparsi per il mondo, proprio quello di GABRIELE GUMA, che qualificava allora, con un involontario e riduttivo: “… danza a Filadelfia…“.
Si, involontario e riduttivo perché nel frattempo le cose sono cambiate e l’operatività artistica di “Gab” si è non solo estesa, ma pure affermata in maniera esponenziale ed internazionale.
In molti, a questo punto si chiederanno chi sia questo Gabriele Guma, ma qualcuno già lo conosce per averlo ascoltato anche via radio, mentre altri lo ricorderanno come amico studente o come frequentatore del vecchio “Nirvana”. Per coloro ai quali poi fossero sfuggite queste occasioni, vengo io a soddisfare le loro eventuali curiosità, con ricordi scritti e foto.
Gabriele Tesfa-Guma con la mamma NinaGabriele Tesfa-Guma, chiamato Gab Guma, è nato in Etiopia, ma è cresciuto a Senigallia. E’ quindi un Senigalliese, come dire… di adozione. Infatti si trasferisce qui alla tenera età di tre anni dove è poi risieduto con sua madre fino all’età di diciannove anni.
Causa dell’abbandono della sua patria nativa, la rivoluzione che aveva devastato l’Etiopia ed aveva portato a questa dolorosa decisione, sia la mamma che tutta la sua sua famiglia, costringendoli a trasferirsi altrove. Dopo una breve residenza in Sud Africa, Gab e sua madre, Nina Simegn, una bellissima signora dal portamento regale, cosa innata nel popolo etiope, arrivarono in Italia per cominciare una nuova vita.
- GAB in Italia
Da bambino, Gab è stato sempre un po’ timido, ma ha sempre avuto un amore verso ogni tipo d’arte. Mi racconta che la sua prima passione fu il disegno, ma successivamente Calliope, la musa della poesia, gli fa volgere il capo verso di lei, perché è quest’arte che attira al momento la sua attenzione. Ma i suoi interessi non si interrompono qui, perché Gab, giovane adolescente, proseguendo nelle sue ricerche artistiche, scopre un suo innato talento ed un profondo interesse per altre muse quali Tersicore della danza, Calliope del canto ed Erato della musica.
Gabriele ricorda come, da giovane, abbia sempre coltivato dei sogni speciali, come un po’ tutti nella nostra gioventù, ma lui mi sottolinea come i suoi sono stati sempre portati avanti con uno spirito un po’ contro corrente. Ricorda con nostalgia i tempi in cui studiava danza con Luisanna Gresta e con Andre De La Roche al Nirvana e come nel giro di pochi anni diventò un “discreto” ballerino jazz e di hip hop in compagnia di altre ballerine di talento tra le quali le sue amiche Valeria Chiarini, Debora Formica e Francesca Gambelli (oggi in arte Francesca Maria, ballerina e cantante di livello internazionale che vive da molti anni a New York e con la quale Gab è rimasto grande amico).
Non può fare a meno di svelarmi che è di questo periodo la sua partecipazione in una produzione del musical “Jesus Christ Superstar” nel ruolo principale di Giuda e ciò successivamente lo portò a far parte del cast di danza di Mirabilandia nonché per varie sfilate di moda.
Gabriele Tesfa-Guma, in arte "Gab" Guma ai tempi del Nirvana di SenigalliaGabriele Tesfa-Guma, in arte "Gab" Guma ai tempi del Nirvana di SenigalliaGabriele Tesfa-Guma giovane ballerino a Senigallia
A questo punto lo interrompo per chiedergli quand’è che la musica fece la sua irruzione nei suoi già tanti interessi. E resto un po’ stupito quando mi rivela che “scopre” la musica a tredici anni, innamorandosi subito della chitarra.
Ed il pensiero va allora al periodo nel quale sotto la guida e l’insegnamento del rinomato batterista jazz ed amico Massimo Manzi nonché dei chitarristi ed insegnanti straordinari quali Andrea Conti e Andrea Celidoni, imparò velocemente, non a strimpellare, ma a suonare discretamente, tanto che nel giro di due anni, ricorda Gab, “formai vari gruppi e cominciai a suonare professionalmente. Allora frequentavo le scuole geometri Corinaldesi ed è lì che incontrai altri musicisti con la mia stessa passione per il rock. Tra loro rammento con piacere Francesco Veroli, un bassista che faceva parte di un gruppo di musica rock originale di San Lorenzo chiamato D.E.N.O.S. (Direzionare Energia Non Ostruibile Semplicemente). Francesco mi invitò a far parte del suo gruppo e insieme iniziammo ad esibirci e in poco tempo mi sembra di sovvenire, che il gruppo diventò molto popolare a livello locale. Pensa Franco, che arrivammo secondi ad una competizione regionale (scusami, mi spiace, ma non ricordo più il nome) di gruppi rock, non solo, ma il nostro gruppo, i D.E.N.O.S. suonarono, in quel bel e fortunato periodo, anche in uno spettacolo televisivo (di cui mi sfugge anche qui il nome) mandato in onda dalla RAI e presentato dalla famosa Rita Pavone. Grazie a questa positiva esperienza televisiva, suonammo poi in varie città italiane“.
Volantino di uno spettacolo con la scuola di danza di Philadelphia "Philadanco"La strada artistica di GAB GUMA possiamo dire che era stata tracciata. Serviva qualche cosa che amplificasse le sue chance. Ed ecco che l’occasione arriva poco prima che Gab si diplomasse sotto forma di opportunità. La possibilità di un trasferimento negli USA dove suo padre viveva. “Questa notizia mi ha cambiato la vita – confessa – era un sogno che si realizzava con la possibilità di poter andare a studiare nel paese nel quale erano nati o quanto meno vivevano sia gli stili musicali che gli artisti a cui facevo allora riferimento“.
- GAB negli USA
Gabriele, come anche ricordo che fece la nostra Francesca Maria Gambelli, appena diplomato dalle scuole superiori, lascia l’Italia e si trasferisce negli States. Comincia a studiare e seguire subito quelle che erano le sue maggiori passioni. Vive prima nella capitale Washington DC, poi va a New York dove studia danza, mentre oggi la sua residenza, ma con lui non si può usare il termine “definitiva”, è la città di Filadelfia (in inglese: Philadelphia).
La prima decisione che presi, ricordo – continua con la sua narrazione – fu quella di concentrarmi per un po’ sulla danza. Anche se bruciai subito le tappe, perché ricevetti quasi subito, delle borse di studio da varie e rinomate scuole di New York quali la David Howard Dance School, la Joffrey School e la Ballet Academy East“.
Infatti GUMA, grazie a questi suoi risultati, diviene un ricercato ballerino professionista. Questo lo porta a lavorare con varie e famose compagnie di New York, tanto da ricevere un importante contratto che lo porta ad esibirsi in Giappone, con un musical dal titolo “Aladdin in New York”, in qualità di ballerino, nel ruolo principale di Aladino, su coreografia del rinomato Takashi Watanabe (Osaka). Ma altre sono le compagnie internazionali che se lo contendono, come la Compagnia Classica Joffrey II e poi la rinomata Compagnia Contemporanea Filadelfiana “Philadanco”, con la quale ha viaggiato per tutto il mondo per vari anni.
Gabriele Tesfa-Guma, in arte "Gab" Guma, durante uno spettacoloGabriele "Gab" Guma, durante uno spettacolo in piazza Roma a SenigalliaGabriele "Gab" Guma, durante uno spettacolo
Evidentemente però – prosegue nel suo racconto - dopo seppure una bellissima carriera nel campo della danza, mi accorgo che questo mondo mi andava un po’ stretto ed ecco allora il ritorno alla mia prima passione: la musica“.
Oggi infatti “GAB” non è solo un musicista molto conosciuto e rispettato nella scena musicale filadelfiana, bensì è anche un quotatissimo insegnante, si è guadagnato una buona reputazione come chitarrista solista, compositore e produttore grazie al successo di vari gruppi indipendenti che ha avuto negli ultimi dieci anni, tra i quali la sua band rock/neo-soul GAB GUMA & Tangible Truth (qui nel live at Sputnik, Brooklyn NY) composta di musicisti tra i migliori di Filadelfia. Ha raggiunto il successo su radio internazionali con la canzone “Saturday”. Altri gruppi, quello hip-hop Tangled Thoughts, molto popolare, a cui si è aggiunto, negli ultimi tre anni l’altro gruppo hip hop/hard rock Grind City (qui nel live @ SilK City -Phila.PA), una banda carismatica dal suono unico ed energico, che ha procurato innumerevoli fans.
Ma Gabriele Tesfa-Guma è un artista, uno a cui piace sperimentare, uno che ha cancellato la parola “sedentarietà”, non solo fisica ma anche mentale, dal dizionario, uno a cui quindi piacciono continuamente i cambiamenti e legati a questi i momenti di crescita e di sviluppo artistico: ed ecco allora prefiggersi un nuovo itinerario artistico, una missione più grossa di tutto quello che aveva fatto fino qui. Ora che è un artista affermato e con esperienza ed una forte identità artistica, si è voluto cimentare nella carriera di solista impegnandosi a registrare i suoi “progetti solisti”, a filmare una serie di video di lezioni di chitarra (è anche un insegnante di chitarra nella rinomata scuola musicale School of Rock) nonché a formare una cover-band del grande Jimi Hendrix, con la quale andrà in turnèe esibendosi in tutta l’America.
Ma troviamo un GAB anche come Session man, ovvero il “turnista”, che – per i digiuni in materia musicale – altro non è, che un musicista assunto per suonare su commissione, in appoggio ad un artista o altro gruppo musicale di cui non fa però parte. Artisti e band affermate, che cercano, logicamente, altrettanti artisti affermati.
Gabriele "Gab" Guma, durante uno spettacolo a SenigalliaDa quando è nato non ha fatto che viaggiare e la vita del turnista non era per lui quindi una cosa nuova ed impossibile.
Seppure durante il lungo periodo di lavoro con “Philadanco” fosse in turnèe per la maggior parte dell’anno, questo non gli proibisce di provare questa nuova esperienza. Ecco che allora, nel 2011 Gab indossati gli abiti di “turnista”, parte al seguito della turnèe internazionale, suonando la chitarra solista, per la leggendaria cantante e rapper Hip hop/soul Ms. Lauryn Hill (Fugees, Sister Act) chiamata anche “L-Boogie” e “La regina dell’Hip Hop” considerata da tutti come una delle migliori del mondo. A fargli compagnia nella turnèe il suo caro e mitico amico, la star bassista Doug Wimbish (Tuckhead, SugarHill Gang, LIVING COLOUR). A dire il vero anche in passato Gab era andato in turnèe, come gruppo spalla, per artisti vincitori dei Grammy come il gruppo rock Living Colour e il gruppo hip hop N.E.R.D..
Gabriele, infatti, è sempre stato musicalmente molto versatile e questa sua prerogativa gli ha offerto l’opportunità di condividere il palco con altri artisti di livello mondiale nei vari generi musicali. Opportunità che non si è mai lasciato scappare. Ed infatti tra questi ricordiamo alcuni di quelli con cui ha lavorato come: Method Man, Nas, Mob Deep, Ciara, Jarule, The Roots, Kindred, Take 6, Wayna, Syleena Johnson, Eric Gales, Silvertide, Marc Rizzo (dei Soulfly), Carol Riddick, Bryant Pugh e Floetry.
- GAB in studio
Dicevamo che è anche un compositore, produttore, direttore, molto prolifico e con uno spassionato amore per la creatività che lo spinge ad imparare, ricercare ed assimilare suoni nuovi e diversi con le prospettive diverse che magari sorgono attraverso gli altri artisti che incontra e con cui lavora. E’ forse anche per questo, che Gab continua a collaborare con artisti di vari stili musicali, nazionalità e culture. Registrare è un’altra passione di Gab. Lo dimostra il fatto che non appena mise piede negli States una delle prime cose che fece fu per l’appunto quelle di registrare brani di chitarra per la cantante jazz etiope Hana Shenkute. Logicamente poi vivendo a Filadelfia, Gab si immerse nella scena musicale, artistica e sociale durante gli anni mitici del movimento Neo-Soul portandolo a lavorare con tanti artisti indipendenti di grande talento più o meno famosi. Inoltre ha registrato per vari artisti come la cantante R&B etiope Waina (nominata per un Grammy), cantanti soul come il legendario Freddie Jackson e la rinomata Carol Riddick,cantante e violinista jazz/soul Owen Fiidla Brown, DJ e poeta Rich Medina e vari produttori conosciuti come Sean Bryant, Tekneek, Bonnie Milner, Danny Bernini e molti altri.
Gabriele "Gab" Guma con il suo gruppoL'articolo su uno spettacolo a SenigalliaGabriele Tesfa-Guma, in arte "Gab" Guma, durante uno spettacolo
- GAB l’insegnante
Mi dice anche: “Ho sempre avuto anche una forte passione per l’insegnamento e per condividere quello che so ed ho imparato. Sono un insegnante “anziano” sia nei campi della danza che in quelli della musica e dopo la carriera di ballerino, ho insegnato balletto e danza jazz nella rinomata accademia di danza classica Rock School for Dance Education, al Kimmel Center, al Mann Center for the Performing Arts e molte altre. Inoltre sono un mentore per tanti studenti di chitarra ed istruttore dell’arte dell’esibizione dal vivo. E questo sia con studenti privati che quando insegno alla famosa scuola di musica School of Rock. Altre scuole includono le scuole superiori Frerie Charter School (Phila.PA), Eastern University Charter School (Phila.PA)“.
E’ anche un uomo al passo con i tempi se si pensa che sfrutta anche l’informatica per offrire i suoi servizi con video attraverso lezioni per studenti di vari livelli, utilizzando Skype.
Gabriele Tesfa-Guma, in arte "Gab" Guma, premiato dopo uno spettacolo- GAB e il suo stile
Sapete come è conosciuto Gab? Come “the guy with the big afro” il ragazzo con un grande afro e anche con l’accento italiano. Però a Cesare quel che è di Cesare! E lo afferma lui stesso: “Si, la mia formazione musicale è iniziata veramente proprio a Senigallia negli anni 90, quando ho studiato sotto la guida di mentori come il conosciutissimo batterista Jazz Massimo Manzi che spese molto tempo suonando per me i dischi di Miles Davis, Charlie Parker e John Coltraine. Come posso non menzionare anche i grandi chitarristi e miei insegnanti quali Andrea Conti e Andrea Celidoni di Senigallia che mi hanno insegnato la teoria, la tecnica essenziale ma anche la disciplina e la versatilità. A tutti va la mia stima e ringraziamento, perché è con loro che debbo condividere i successi che ho fino ad oggi maturato. In America poi ho proseguito negli studi per un po’ di tempo nella chitarra classica con Jad Azkul al’ American University (Washington DC) e successivamente ho continuato a perfezionarmi da autodidatta“.
La stampa di Filadelfia lo ha definito: “Gab’s a guitarist who uses the guitar as his second language” Gab è un chitarrista che usa la musica come un’altra lingua. Da giovane era un ragazzo come gli altri, ascoltava la musica di Vasco Rossi, Ligabue, Pino Daniele e Jovanotti, ma Gab l’ha esplorata maggiormente. Iniziò ad ascoltare anche i Pink Floyd e i Led Zeppelin e gli AC/DC, però quando lui sentì Jimi Hendrix, il mondo della chitarra si aprì per lui. Tra i vari musicisti che hanno ispirato Gab ci sono Jimi Hendrix senz’altro, Steve Vai, Stevie Ray Vaughan, Carlos Santana, Eddie Van Halen, Slash, Tom Morello e anche musicisti jazz come Miles Davis e John Coltraine, compositori classici come J.S. Bach e Nicolò Paganini e artisti di varie culture.
La dedica di Gabriele Tesfa-Guma, in arte "Gab" Guma, ai lettori di SenigalliaNotizie.itCon l’innata passione nel fare concerti, Gab si trova molto a suo agio sul palco ed è conosciuto per la sua energia, fisicità atletica, carisma ed abilità tecniche, suscitando nel pubblico quelle sensazioni e quelle esperienze che poi restano indimenticabili nel tempo. Gab è in una costante evoluzione artistica ed ha un forte desiderio di raccontare la sua storia unica attraverso la musica che lui compone e suona. E’ per questo che lui lavora costantemente per portare la sua musica a nuovi fans di tutto il mondo.
E questo mio scalcinato sunto del suo lungo e piacevole racconto, me lo ha voluto regalare affinché lo trasferissi agli amici senigalliesi conosciuti duranti i suoi circa vent’anni di permanenza in questa città, che ricorda sempre con immenso affetto. Da qui la foto con dedica riservata a tutti i lettori di SenigalliaNotizie.it e quelle di quando “era più giovane”. Si perché un artista come Gab rimane, nella sua arte, sempre un giovane.

Allegati

Per chi volesse poi approfondire ancora la conoscenza ecco quanto mi ha fornito (lui stesso) per Trovare musiche video e lavori di Gab Guma, su Internet: Per musica e video: www.Reverbnation.com/GabGuma www.Reverbnation.com/GrindcityPhilly www.Soundcloud.com/GabGuma *Il sito di Gab è in via di costruzione. Gab sui social networks: www.Facebook.com/GabGuma www.Youtube.com/GabGuma www.Twitter.com/GabGuma (@GabGuma) www.Pinterest.com/GabGuma www.Myspace.com/TangibleTruth ______________________________________________________ CATALOGO VIDEO: * Con Ms. Lauryn Hill: - "Ex Factor" - live in Jamaica @ Shaggy & Friends Jam 2012 (With solo) - Lebron James' New Years Eve Bash 2012 (Miami,FL), Lauryn Hill Live @ the Shalborn Hotel, featuring Nas - Live at the Mohegan Sun "Could you be loved" * Con GrindCity: - GrindCity live @ SilK City -Phila.PA - GrindCity live @ Wimbash>>Hartford 2011- "Grindzilla" - Grindcity on tour with Living Colour, promo video-journal - Documentary A.I.R. (episode 2,part 3), GrindCity recording at Long View Studios * Col suo gruppo Gab Guma & Tangible Truth Live at Sputnik (Brooklyn NY)

Franco Giannini
Già pubblicato Martedì 18 giugno, 2013 su SenigalliaNotizie.it 
Questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it :
 
Gab Guma
2013-06-18 20:48:31
Grazie mille Franco! E anche Francesca Maria, Luisanna Gresta e la mia mamma! Bacioni e abbraccioni a Senigallia!!! Gab

venerdì 15 febbraio 2013

Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n° 20: Ermanno Tarli

...l' "ET" della tavolozza colori, nonchè uno dei componenti del gruppo "Lumache Rumorose"

Siamo seduti al solito tavolo del bar, che mi sono permesso di battezzare “degli Artisti”, divenuto un po’ come il luogo di ritrovo, il confessionale di quanti, per bontà loro, si rendono disponibili a raccontarmi le storie dei successi, le lotte combattute o le fortune che hanno incontrato per arrivare a superare quei traguardi che si erano prefissati.

Faccio partire, anche questa volta, il registratore e, detto il nome del personaggio di turno che ho di fronte: “Ermanno Tarli“, è subito lui a proseguire con “…nato a Senigallia uno, undici, cinquanta…” e a incalzare, con un tono di voce superiore, una nota: “…Autodidatta…” e giù una fragorosa risata! Viso, capelli e barba più che da pittore bohèmienne, da pescatore, da nostromo, da personaggio di Jules Verne.
Un uomo dal viso gioviale ed aperto, che conclusa la risata, riparte in maniera più seria, più professionale, con speditezza e senza necessità alcuna di pungulature: “… Io dipingo da quando avevo dodici anni e c’è un motivo – racconta – perché mio nonno, che si chiamava Tommaso Tarli, era un pittore dei primi del ’900. Ricordo che io andavo sempre nel suo studio a “dilettarmi”. O meglio ancora sarebbe dire, avevo due nonni. Uno era appassionato di motori, l’altro era appassionato… non appassionato, era proprio un pittore importante, un impressionista. E così sono stato praticamente influenzato sia dall’aspetto artistico che da quello motoristico. E questa mostra è nata proprio da un’amalgama di colori e motori, insomma la molla giusta che ha fatto scattare il tutto“.
Attilio Ruggeri, amico e mecenate
Attilio Ruggeri
Allora lo interrompo per chiedere dove sia stata allestita questa mostra.
Ermanno mi dà subito le coordinate: “Si, la mostra è stata allestita da Attilio, un caro amico, che l’ha ospitata nei locali del suo Caffè “La via Granda” sito in via Pisacane al civico 43. Ha aperto i battenti il 17 di Dicembre ripromettendosi di chiuderli per fine febbraio.
La registrazione, ovviamente continua, io però mi permetto di fermarla qui virtualmente, teatralmente, temporaneamente, tutto però per esigenze tecniche onde permettermi di fare un sopralluogo necessario alla mostra. Questo si successivo, ma reale, perché devo confessare con tutta onestà che non conoscevo assolutamente nulla sullo stile e le opere di Ermanno Tarli.
Entrato che sono allora nel bar, mi presento ad Attilio Ruggeri, il proprietario dell’esercizio, nonché “amico e mecenate” di Ermanno. Due personaggi, due amici ed entrambi con profili d’interessi bifronti come quelli del dio Giano: Arte da una parte e Motori dall’altra.
Attilio, appena lo informo del motivo per il quale sono lì, mostra tutta la sua felicità nel vedere l’interessamento verso le opere di Ermanno, ma credo anche per avere la possibilità di potermi sottoporre, con altrettanto orgoglio, le foto dei “bolidi” che hanno ispirato molti dei quadri presentati nei locali e la storia avventurosa-sportiva della loro immutata gioventù a cavalcioni su quelle lucenti “Lumache Rumorose” senza età come i loro centauri “Lumaconi”.
Sul bancone non manca neppure il libro delle dediche, su cui vengo invitato a mettere un pensiero, e poi il grosso tomo di foto di cui parlavo con riportate tante scorrerie, tanti visi – conosciuti e non – che Attilio mi suggerisce di sfogliare prima di cominciare la panoramica sulle opere esposte. Faccio mio il suo consiglio, assolvo entrambi i compiti e poi, immerso nel silenzioso “brontolio immaginato” dei motori, concretamente passo all’”esperienza visiva” dei dipinti.
Quadro, dipinto di Ermanno TarliQuadro, dipinto di Ermanno TarliQuadro, dipinto di Ermanno Tarli
Si dice, o meglio lo dicono gli esperti, che per analizzare un quadro si dovrebbero considerare alcuni argomenti fondamentali: il soggetto, il colore, lo spazio, il tono, la composizione e la tecnica. Ma questo, appunto, lo dicono gli esperti, i critici: io che esperto non lo sono mai stato, mi lascio guidare più semplicemente da quella sensazione a pelle che si riceve al primo immediato impatto con l’opera che ti sta di fronte.
Nei lavori presenti trovo le maschere, i giochi, le marionette, i marinaretti, le donnine, il tutto che nuota sempre nel verde della natura, tra i bianchi che raramente mancano e nelle gioie che le tonalità rosse mettono in evidenza e ti fanno assaporare. Tutte sensazioni che mi riportano a felici tempi dell’infanzia, rievocate da un pennello “evergreen” come appunto quello di Tarli, che nei motori e nei colori ritrova oltre tutto la libertà di dire e dipingere, azzardo dire… ciò che vuole e come lo vuole. Nei suoi tratti si può trovare un accenno di surrealismo, una puntina quanto basta (almeno su qualche opera) di astrattismo, e non manca qualche influenza naifiana, ma tutto riveduto come da manuale del Tarli.
Mi è sembrato di vedere nelle sue tele, anche lo zampino di Botero con i suoi nudi “abbondanti”, ma anche le linee essenziali di edifici fantastici suggeriti dalle torri babeliche di Bruegel. Sensazioni mie però, che durano solo per una frazione di secondo, perché poi ti accorgi che tutto è rielaborato secondo le particolari e personali visioni moderne di Tarli.
Terminato il percorso, mi sono ritrovato, dimenticandomi degli anni e del peso corporeo, come se fossi un eterno ragazzino spensierato che scende dalla giostra della vita di tutti i giorni, circondato da irreali, chiassosi, avventurosi, fantastici amici di viaggio di un’infanzia destinata a non terminare mai, tra una musica carnascialesca ed i scoppiettanti motori delle “vecchie signore”, le tute nere ed il profumo della “miscela” che riconducono l’osservatore a spazi aperti, al vento in faccia, alla sensazione di volare liberi. Ed infatti ritengo che Ermanno sia un pittore, uno scultore, ma principalmente ed in primis, un uomo ed un artista amante della libertà nel senso più ampio del vocabolo, che trasporta questa sua assoluta ed impellente necessità sulle sue tele e sulle sue sculture lillipuziane.
Ma ecco il bello, o meglio l’utilità della tecnologia… basta premere sul tastino virtuale del registratore che avevo interrotto ed ecco che questo ritorna a girare dal punto in cui lo avevamo stoppato, nel momento in cui si parlava delle origini. Al che mi fa: “…origini… in che senso?”. Gli spiego allora: “Nel senso di come “scopre” la sua pittura“. Mi guarda, gira l’accendino tra le mani, con una mal celata astinenza da fumo, percepibile dai suoi gesti nervosi e che iniziano a farsi sentire e spiega: “Quella è una passione… io ci sono nato… prendi il pennello e ti trovi lì a cominciare…“.
A questo punto della conversazione subentra anche Raffaele, presente, ma fino a questo momento chiuso in un quasi religioso quanto estasiato silenzio ad ascoltare le parole del fratello Ermanno: “Io mi ricordo che quando ero piccolo vedevo lui che faceva i quadri nello sgabuzzino di nonna e già faceva delle cose grandiose per l’età – e rivolgendosi al fratello – Ti ricordi quando disegnavi i cavalli?“. Una pausa riflessiva e poi di nuovo Ermanno riprende con un’autodefinizione: “Io sono un pittore ludico, dipingo ad olio soggetti di natura ludica. Tutte riminiscenze di fantasia quelle che illustro, fantasie legate ai ricordi, e tutte con un aspetto ironico“.
Quadro, dipinto di Ermanno TarliQuadro, dipinto di Ermanno TarliQuadro, dipinto di Ermanno Tarli
Chiedo allora quale sia la spiegazione, la motivazione del fatto che abbia prediletto questi soggetti rispetto ad altri: “Non necessariamente i quadri hanno una spiegazione. Ne possono avere magari cento ed io invece ne posso dare una sola, la mia, mentre altri possono vederci più cose, che io non mi sono mai sognato di voler dire… Ma vi siete mai chiesti perché uno compera un quadro? Semplicemente perché uno acquista qualche cosa che gli assomiglia. E’ come se qualcuno comperasse un pezzo di se stesso. Sicuramente è così, perché non può essere diversamente. Ti sei chiesto mai perché tra due oggetti preferisci questo anziché quest’altro? Per un motivo semplicissimo, questo mi assomiglia, nelle forme, nel colore…insomma ci vedo qualche cosa di particolare che mi piace. Hai quella che si chiama attrazione, che ti fa dire che ti piace e magari non sai e non ti rendi conto neppure del perché… perché dentro c’è qualche cosa che ti assomiglia e che te lo fa diventare tuo. La stessa cosa è per un pittore, che dipinge quello che sente e che vede vicino a sé in quel momento, libero di farlo come vuole, senza legami obbligati. Ed allora ritornando al concetto di pittore; noi dobbiamo fare arte per noi stessi per il solo gusto di fare, con lo scopo, anche, di divulgare, perché la gente deve vedere, fare suo quanto vede, promovendo la discussione, l’apprezzamento ed anche, perché no, la critica. E’ così che nasce il concetto di cultura“.
Ho veduto che oltre all’arte della pittura, non disdegna cimentarsi anche in quella della scultura!“: “Diciamo di si – mi risponde -, faccio delle cosette con materiali poveri” e mentre dice questo, inventaria con le mani il contenuto delle tasche, cercando il pacchetto di sigarette, che come dice, per lui “è troppo importante!”. Alla fine le trova, il viso si rischiara rassicurato, mi chiede il permesso di uscire per fare una “tirata” e mi consegna la copia di una recensione sulla mostra “Lumache Rumorose” che gli ha fatto un suo altrettanto celebre amico Maurizio Liverani. Un altro famoso personaggio senigalliese, scrittore, registra, giornalista e critico cinematografico. E mi fa: “Legga, legga, poi mi dice che cosa ne pensa!“.
Il contenuto che vado a leggere è un elogio al mezzo, la moto, che esalta le virtù dell’uomo Ermanno. La sua arte, i suoi motori sono espressioni di gioia di vivere, allegria fanciullesca, ironia adulta, tutto miscelato, amalgamato e trasportato sulle ali della sua libertà che solo la velocità gli garantisce. In questa frase di Liverani, che qui riporto, vedo racchiuso il contenuto di tutta la mostra: “…La moto coincide con il desiderio di uscire da se stessi; la velocità svuota la mente da ogni angustia e ti fa sentire per un attimo immortale. Ermanno Tarli è un artista eclettico ed eccentrico; non si adegua ai canoni prevalenti. E’ un uomo libero, in senso universale. Personaggi della sua qualità umana sono rari…“.
Quadro, dipinto di Ermanno TarliQuadro, dipinto di Ermanno TarliQuadro, dipinto di Ermanno Tarli
Eccolo che ritorna sfregandosi le mani, soddisfatto, trascinandosi dietro l’aroma del tabacco appena aspirato ed un po’ infreddolito: “Avrà letto come sono fissato – mi fa – con le motociclette e da come mi descrive Liverani lo si capisce bene. Eh?? Quello che mi piace è la meraviglia e la pittura è meraviglia. Io prendo una tela bianca e comincio. Senza pensare a quello che devo metterci su! Faccio una riga, una sola riga e da lì costruisco tutto. Ed è come per effetto di una magia che nasce qualche cosa che non avevo assolutamente progettato prima. Tu devi lavorare con i colori, che devono “cantare” tra loro, facendo attenzione che non ce ne sia qualcuno di questi che stoni compromettendo il lavoro del “coro”. Poi ci sono da controllare le masse e devi far attenzione che siano tutte equilibrate e così di passo in passo, quando hai finito ti accorgi di aver tirato fuori anche l’anima! Ed a volte, passato un po’ di tempo, rivedendo l’opera, magari ti ritrovi a dire piacevolmente, dentro di te, ‘ma questo l’ho fatto io?’ non perché sia un capolavoro, ma perché ti aggrada. E il momento è irripetibile e sta anche a significare che cresci; anche se non toglie che ad ogni tela bianca ti ritrovi come la prima volta, anche se poi interviene ad aiutarti l’esperienza che hai maturato con gli anni“.
La chiacchierata non si ferma qui, passa ad altri argomenti interessanti, che porterebbero però fuori tema. Ecco che allora mi fa piacere ed mi è utile per la chiusura di questo racconto, ricordare che quella di Tarli è un’esperienza maturata in cinquant’anni di lavoro artistico: un’esperienza che è possibile ammirare fino alla fine di febbraio da Attilio Ruggeri in Via Pisacane 43, fintanto che non si deciderà di “ammainare” le tele… ma chissà, mai dire mai, visto che non si prosegua ancora per qualche tempo oltre la data prefissata di fine febbraio.

Allegati

Guarda il VIDEO di Ermanno Tarli sulle Lumache Rumorose

Franco Giannini
Pubblicato Giovedì 14 febbraio, 2013 su Senigallia Notizie.it 
Questi i Commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it

Franco Giannini
2013-02-14 09:34:25
Grave dimenticanza la mia : Le foto non sono mie, ma di "un certo" Francesco Buontempi, in arte "Bont", a cui va il mio Grazie!
Dario Petrolati
2013-02-14 09:43:42
bellissimo Franco non commovente ma originale scritto con garbo cervello e cuore Non sapevo nulla di quanto sopra sei stato davvero bravo e sensibile nel dire tutto. Grazie amico mio....:-) dario.
Federica
2013-02-14 10:23:24
Bellissimi i dipinti, densi di avvicendamenti. Nei prossimi giorno vedrò di trovare un attimo per visitare la mostra.