venerdì 12 giugno 2015
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venerdì 30 agosto 2013
Le Fiere, il penultimo atto prima delle parole : Fine dell' Estate
lunedì 26 settembre 2011
Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n°15: Laura Mengucci


di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it ...
con"Pacchiarotta" il biologico è di casa... anche a Pane Nostrum!!
Era il 1985, quando i Righeira cantavano "L’Estate sta finendo, e un anno se ne va, sto diventando grande e sai che non mi va. In spiaggia di ombrelloni non ce ne son più, è il solito rituale...". Ed anche Senigallia non si può discostare dalle altre località balneari, anzi noi siamo all’avanguardia, precorrendo i tempi.
Infatti l’estate turistica vacanziera da noi sembra già terminata il 30 di Agosto, visti i "rompete le righe degli esercenti". Ma grazie all’evento di "Pane Nostrum", qualche tendone di biologico, i due soliti mattatori pluri stellati della gastronomia locale, si è riusciti a chiudere questo gap facendo credere che la "stagione" ancora "dura".
Una tre giorni di pout pourri, un caleidoscopio di pani salati e sciapi, lingue, sapori, profumi, novità, esperienze, ma il tutto con un’ unica condivisione : i prezzi... solo salati! Per carità, non voglio scendere sull’importanza della manifestazione, del successo ottenuto, delle masse "smosse", dell’incremento economico ottenuto.
Il colpo d’occhio avuto è già anticipatore dei risultati più ancora dei dati statistici.
Posso affermare, senza timore di essere smentito, che le cassandre che denunciavano una soppressione della mostra del biologico, hanno, diciamo, un po’ esagerato.Nell’area di piazza Manni, infatti, un po’ distaccata dai forni e quindi penalizzata, chissà forse nel timore che il caldo di questi o qualche contagio OGM avesse ad infettare la bio-genuinità, gli stand del biologico. Stand due in uno, per abbattere i costi, ma nel contempo e maggiormente la riservatezza commerciale.
Con tutta sincerità, del premiato panificio di Piazza del Duca, non è che mi interessasse più di tanto, anche per la ripetitività dell’argomento trattato, ma stavo soprattutto cercando una cara ragazza-amica, che mi aveva invitato, con quell’entusiasmo che fortunatamente ancora riesce a coinvolgere qualche giovane, nel suo stand di prodotti biologici.
Laura, questo è il suo vero nome, è riuscita a concretizzare con l’aiuto anche della socia Cinzia e tanti sacrifici, quello che è sempre stato un suo desiderio: produrre e commercializzare prodotti biologici. Obbiettivo che è riuscita a centrare con la realizzazione di Amaltea snc.
Dopo qualche giro per la piazza finalmente sono riuscito a trovarla e tra i profumi delle marmellate e delle varie confetture, tra i ritagli di tempo tra un cliente ed un altro sono riuscito a farle qualche domanda.
Laura, che cosa farai dopo che "Pane Nostrum" avrà chiuso i battenti?
Devo dire intanto che "Pane Nostrum" è stata una vetrina importante in quanto non avendo potuto fare un’adeguata inaugurazione, come avrei desiderato, visto i costi elevati, in questa fase di start up, abbiamo optato per la partecipazione alla fiera.
E’ nostra intenzione creare sempre qualcosa di nuovo con i frutti della terra che arrivano a seconda della stagione, quindi a breve lavoreremo arance e marroni. Le nostre lavorazioni rispetteranno rigorosamente la stagionalità dei prodotti.
Quando ad esempio terminerà la confettura di fragola aspetteremo il prossimo maggio. Nulla viene prodotto dalla terra spontaneamente per tutto l’anno 12 mesi su 12.
Vogliamo inoltre creare un qualcosa di speciale per la ns città, per Senigallia. Ma per questo la mia bocca è cucita...
E la logistica di tutto questo...?
Amaltea è un progetto tutto made in Senigallia con sede operativa in Via Canaletto 42/b zona art.le Cesanella; il nostro sito web è www.amalteasnc.it
E quali sono o saranno i prodotti trattati?
Al momento la produzione riguarda liquori, confetture e marmellate tutti rigorosamente biologici e con ingredienti provenienti per la maggior parte dalla regione Marche. Pochi selezionati fornitori che conosciamo di persona che scrupolosamente e con passione svolgono il loro duro lavoro.
Impresa a carattere famigliare o allargata ad altro personale?
Siamo due donne a portare avanti il lavoro con il supporto morale di mariti e figli.
Il primo passo, se l’ attività andrà nel verso giusto, è quello di acquistare un’ azienda agricola e dare vita ad un sogno che ho fin da quando ero bambina... Il ritorno alle origini, alla Madre Terra.
Ma che cosa ti ha spinto e che come hai iniziato?
La "Passione" con la P maiuscola, la voglia, da sempre, di fare qualcosa per Madre Terra e mai contro di essa. Di valorizzare il lavoro di chi giorno dopo giorno è a contatto con la natura e per questo penalizzato da illogiche regole di un mercato che non ci appartengono.
Il riappriopriarsi del gusto dei prodotti della natura, riscoprendoli nell’aroma e nella fragranza. Natura vera in gusto vero.
Ho, meglio abbiamo, iniziato per scherzo e proseguito con determinazione unendoci una buona dose di tenacia E’ in questo modo che ha preso forma il nostro progetto e siamo riuscite a diventare il primo liquorificio biologico delle Marche tutto made in Senigallia.
L’affluenza del pubblico, allo stand, mi fa comprendere che sono solo d’ostacolo a chi sta lavorando e che è ora di un saluto ed un sincero augurio di buon e proficuo lavoro, perchè Laura e Cinzia se lo meritano veramente.
Questi i commenti dei lettori di 60019.it
brava laura, complimenti e tanti auguri!!!!!!!!!!
mercoledì 23 settembre 2009
PANE NOSTRUM... O PANE LORO ???









E’ questa la domanda-chiave che potrebbe introdurre l’argomento.
Anche quest’anno infatti si è tenuto Pane Nostrum, classica manifestazione di fine estate dedicata all’arte bianca. Sulla tematica dell’evento assolutamente nulla da dire. Anzi, si potrebbe elogiare pure la scelta del periodo, ottimo per indicare l’arrivo dell’autunno e la riscoperta di prodotti caldi appena fatti, lasciando angurie, meloni e gelati alle spalle.
Come al solito però c’è qualcosa che stona in tutte le iniziative senigalliesi. Si tratta dell’aspetto meramente commerciale che accomuna ogni festa cittadina. Prezzi alle stelle e nulla di accattivante.
Nonostante le segnalazioni, le raccomandazioni, gli inviti, le critiche costruttive sollevate in largo anticipo da cittadini e personaggi noti, pare che anche questa volta siano rimaste del tutto inascoltate.
Esaminiamo comunque al dettaglio l’evento.
Inizia la manifestazione alle ore diciotto di Giovedì 17 Settembre con il taglio del nastro delle autorità. Chi non ha fatto attenzione agli orari si è ritrovato in piazza di mattina credendo che fosse già tutto operativo. In realtà alle ore dodici altro non v’era che un cantiere aperto con operai che attaccavano persino il programma con i chiodi. Sarebbe stato più opportuno iniziare dal mattino magari anche del giorno seguente.
Nell’euforia generale degli amministratori giunti per l’inaugurazione si sono registrate varie dichiarazioni: “Pane Nostrum conclude con onore la nostra stagione turistica" (Angeloni); “Una stagione turistica densa e produttiva, in controtendenza con la crisi che stiamo vivendo (…) Una stagione turistica ben avviata (…) Una manifestazione intelligente che riesce ad unire, non solo metaforicamente, sapori, cultura, arte e tradizioni di questo territorio (…) In un momento di crisi che coinvolge tutti i settori, il turismo è l'unico che ha margini di crescita e Senigallia, con i suoi dati in costante aumento negli ultimi anni ne è la riprova ed è dalla spiaggia di velluto che le Marche devono prendere esempio” (Solazzi – Ass.Reg.Turismo); “Non poteva essere altrimenti, ero certo già dalla prima edizione che con il tempo avrebbe acquistato un successo internazionale" (Guzzonato). Il sindaco di Nicolosi (CT) invece scambia uno pseudo-gemellaggio per la fiera del turismo e tenta di promuovere ampliamente la propria cittadina.
Durante le nostre visite abbiamo notato una ventina di stands di varia natura neppure troppo attinenti. Solo pochissimi infatti erano dedicati direttamente al protagonista. Tre li abbiamo definiti “del nulla”…uno con hostess e stewards di Ostra che reclamizzavano la città, altri due in piazza Manni di cui uno relativo a qualche cosa sul risparmio energetico. Allora sarebbe stato meglio proporre dei punti con macchinari per fare il pane, o per esempio, un museo sulla impastatura con vecchie foto e vecchi strumenti relativi al forno. Ma non finisce qui. C’è stata anche la vaga sensazione che la maggior parte degli stands fossero presenti più per tappare il vuoto e racimolare denari per il suolo pubblico che per il tema stesso.
E questo potremmo definirlo solo l’inizio.
L’attore principale doveva essere il pane concepito come alimento popolare. Il pane nostrum, quello che già oggi si fa fatica a comprare senza tanti "intrugli", quello uso famiglia, con la pezzatura grossa, quello che una volta era un alimento povero che serviva a tamponare i voraci stomaci, è ben distante da quello pubblicizzato che serve invece a solleticare maggiormente quella moda del pane alla Verdone...”famolo strano”, che ci vogliono poi far passare per tradizionale. A questo punto non s’intende neppure questa grande invasione di biscotti, dolcetti o addirittura companatico sotto forma di formaggi, salumi, olio, marmellate e persino miele e vini. Sembra che ogni evento del centro debba per forza trasformarsi sempre in una fiera dell’artigianato.
Ma la nota dolente arriva con la commercializzazione sulla piazza dietro il laboratorio all’aperto. Un bancone lungo una ventina di metri, tanti prodotti da forno di nicchia, belle commesse, quattro casse con i registratori fiscali, ma…nessuna bilancia. Sin da piccoli ci hanno insegnato nei primi anni di scuola che il pane, la frutta, la verdura, la carne possono essere venduti solamente per misurazione del peso dal momento che non si generano tutti uguali. A Pane Nostrum di Senigallia invece si può. Ecco allora una pizza al formaggio “piccola” che costa sette Euro ed una “grande” che ne costa dieci. Ecco panini alle olive del diametro di sei-sette centimetri a settanta centesimi l’uno. Ecco minuscoli maritozzi venduti esclusivamente in coppia a un Euro e cinquanta centesimi. La vendita al pezzo singolo era vietata. Insomma chi ha acquistato qualcosa ed ha voluto vederci chiaro, è stato costretto a fare la prova del nove a casa, con la bilancia della propria cucina. Sperando con ansia di non essere stato derubato. E se i prezzi e le modalità di vendita sono del tutto discutibili, è forse facile anche risalire agli organizzatori di questa trovata a giudicare dai bigliettini accanto ai prodotti con i nomi di quasi tutte le più rinomate panetterie senigalliesi e provinciali. Se la regola è quella di vendere due pasticcini solo in coppia evidentemente qualcuno l’avrà decisa a tavolino per ovvii motivi di convenienza. Naturalmente risulta alquanto strano che la miriade di istituzioni che di solito patrocinano questi eventi non si pongano mai dei dubbi su certe “maniere”.
Assai rare le opportunità gratuite e le degustazioni. Qualche assaggio c’era pure allo stand distaccato di due forni cittadini, ma nulla di che. In tutto il resto della manifestazione…vietato toccare. Per lo meno durante le nostre visite in vari momenti delle giornate non abbiamo incontrato alcuna offerta.
Il successo della manifestazione appare dunque leggermente dubbioso. Da più parti sulla stampa è stata sventolata l’internazionalizzazione della festa e nelle ultimissime ore persino un boom di visitatori (dichiarate oltre quarantamila presenze). Parlare di risonanza internazionale francamente sembra piuttosto azzardato. Non che non ci fossero Francia, Germania e Inghilterra, ma rappresentavano con le loro città proprio quello che potevano fare: un semplice gemellaggio. Strano pure questo record di partecipanti. In vari momenti delle giornate di venerdì e sabato abbiamo potuto intravedere solo poche decine di persone.
Lo stand più affollato era (le foto lo dimostrano) quello dove non si vendeva nulla, si spiegava e si insegnava ai bambini e non solo a farsi il pane da se in modo elementare fatto di teoria, storia ed infine con la pratica. Non abbiamo visitato invece i corsi per adulti.
Un’altra festa cittadina purtroppo lontana dalla popolarità e dall’interesse pubblico che merita senz’altro più attenzione.
Intanto per onor di cronaca le quotazioni del grano calano di parecchio ma pane e pasta aumentano. Nell’euforia delle manifestazioni, si sa, non è una notizia interessante.
-stampa on-line
-indagine sul posto
-interviste varie
Fotografie: eFfeGi


