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lunedì 19 agosto 2013

"Lassù sulle Montagne con il Principe di Galles" il quarto libro di Maurizio Liverani.

che riporta come sottotitolo... "ovvero come farsi tanti nemici"

Non saprei come definire questo quarto lavoro di Maurizio Liverani. Romanzo? Racconto? Diario storico? Analisi politica? vizi, pregi e difetti di alcuni personaggi degli anni passati? Credo di non sbagliare se definisco questo libro un raccoglitore di un po' di tutto quanto elencato, che ben shakerato ci offre un fresco cocktail di quanto accaduto dagli anni del fascismo ai giorni nostri.
Un lasso di tempo che va dalla sua vita adolescenziale, trascorsa a Venezia, sul velluto, anche se non proprio identica, un po' simile a come i personaggi di"vestivamo alla marinara", a quelli più drammatici di giovane partigiano un po' figlio di mammà, vestito appunto, con un impeccabile "Principe di Galles". Poi la caduta del Fascismo, il riconoscimento del cadavere di suo zio a Piazzale Loreto, le sue peregrinazioni nei vari quotidiani della Capitale, la sua vita di critico cinematografico, le conoscenze importanti e perchè no, gli amori e il definitivo disinteresse per il mondo della Politica. Abbandono racchiuso in questa sua frase: "Dopo queste mie esperienze sono arrivato alla conclusione che per mantenersi una certa libertà di spirito devi scegliere di essere messo al bando dalle due parti." E le due parti sono la Destra e la Sinistra. I motivi identici per entrambe. Se non sei con me è perchè sei contro di me. Ecco il perchè del sottotitolo e del perchè ha scelto una frase di Paul Valéry per iniziare il suo lavoro :"I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo: il fuoco,l'umidità, il tempo e il contenuto.". Ed è appunto i contenuti dei suoi scritti e delle sue idee, che davano fastidio alle forze politiche del paese ed a loro capibastone. Non certo a quelli intelligenti, che lo hanno accolto nelle loro redazioni pur sapendo che...
E' un libro che si legge tutto di un fiato, pieno di aforismi, detti, concetti, pensieri, che richiedono a volte al lettore, di  posizionare il dito indice tra le pagine e ritornare indietro di qualche passo, fermandosi poi a riflettere.
Ma con questo non è che sia un libro dal contenuto pesante, per gli addetti ai lavori. 
Momo, questo il nome autobiografico scelto dall'autore - come del resto lo chiamavano in famiglia - ci descrive personaggi cinematografici del calibro di Federico Fellini, Luchino Visconti, di Roberto Rosellini, Sergio Leone, Ennio Flaiano, Richard Burton, Pasolini - solo per nominarne qualcuno - e di Politici, come Togliatti, Andreotti, la ministra della cultura russa Ekaterina ed i vari editori e direttori di giornali con cui ha lavorato, collaborato e si è pure scontrato. 
Liverani mentre mi scrive la dedica
Non semplice conoscenze, ma amicizie legate al lavoro e che sono durate anni. Non mancano neppure i suoi amori di giovane indipendente e giramondo. Non macano i ricordi di Senigallia, una città che l'ospitava ogni qual volta decideva di staccare la spina dalla vita dell'Urbe.
Un uomo, il cui padre era anarchico, il fratello appartenente alla X-Mas, lo zio ministro della Repubblica di Salò e poi fucilato con Mussolini e lui inizialmente comunista per dissenso e poi convinto, fino a che... Ma uno spirito libero, resta libero solo per breve tempo. Intervengono fatti, nella politica, che ti obbligano o a prostituirti o ad optare a delle rinunce. 
E lui, come si definiva anche Pasolini, ha scelto di classificarsi come un "Ateo Politico". 
Come si dice:" Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna" e dietro al grande Maurizio Liverani non potevano essercene allore, almeno due. Se questo libro è nato ed è giunto alle stampe lo si deve appunto a due animi femminili : una è Barbara Soffici, valente giornalista, poetessa e che seppur desiderosa di restare dietro le quinte, io ho profanato questo suo desiderio, ritenendo cosa giusta riconoscere e dare a Cesare quel che è di Cesare facendo conoscere colei che ne ha curato la prefazione, il progetto grafico e i contatti con l'Editore. L'altra, la signora Chiara Diamantini, uno scricciolo di donna, piccola, con un temperamento dolce ma risoluto che con infinita pazienza si è sobbarcata il grave compito di stare vicino ad un personaggio così importante, ma anche lui da sorreggere nei momenti particolari di stanchezza e di voglia di rinuncia, ricordando i momenti trattati, che malgrado uno tenti di cancellarli dalla mente, alla fine diviene compito ingrato, difficile e pesante.
Come? ne volete sapere di più? E mica vi posso raccontare tutto il libro! Del resto è in vendita ed anche ad un prezzo modesto.

Maurizio Liverani - Lassù Sulle Montagne Con Il Principe Di Galles. Ovvero come farsi tanti nemici-
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=996600
http://www.distampa.it/news.asp?id=2298

Franco Giannini
Franco Giannini 
Questi i commenti dei lettori di SenigalliaNotizie.it :

e39
2013-08-20 22:52:14
COMPLIMENTI DOTT. LIVERANI, IL SEGUITO LO SAPRO' SENZ'ALTRO ANDANDO IN LIBRERIA AD ACQUISTARE QUESTA SUA ULTIMA OPERA.
giuseppe di mauro
2013-08-21 07:55:37
caro Maurizio,i tuoi libri,e tuoi films li conosco tutti e sai quanto li apprezzi e sopratutto quanto apprezzi la tua conversazione sempre così nuova,così diversa e imprevedibile..ogni volta sei una sorpresa...auguri bellissimi e a presto, Beppe

giovedì 1 gennaio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 1




di Dario Petrolati


Bompiani Valentino, quando ancora editava in Via 4 novembre a Roma, nel 1939 dette la possibilità di conoscere, forse, il capolavoro di Steinbech: FURORE. (hanno detto di Furore)(Recensione e riassunto)
Storia realista e quasi stranamente originata da un americano, chè parrebbe assai più consona allo spirito, che poi sarebbe venuto, del neorealismo italiano.
Storia, avventura povera del sottoproletariato di ciò che rimase dopo la grande mitica depressione.
Lo scrittore ebbe una vita volutamente errabonda anche se non misera, solo che istintivamente , si direbbe oggi, si sentiva di sinistra e tale sensibilità lo portò a descrivere il pensiero, le reazioni-azioni delle minoranze, dei poveri che sempre però avevano la schiena eretta.
Furore, come altre opere ispirò Hollywood, che ne trasse un film interpretato dall'allora giovane Henry Fonda con la forte regia di Ford.
Fu un film che poco colpì il pubblico italiano ed anche a livello mondiale la storia di gente che veste stracci e fatica ad arrivare a trovare il cibo sino a sera non entusiasmò, perchè troppo avanti per i tempi e nel tempo, queste situazioni invece previlegiarono il neorealismo italiano che successivamente avrebbe fatto scuola nel mondo.
Le lunghe marce sui carretti percorrendo strade sconnesse, i dialoghi-colloqui, l'uso di oggetti dall'aspetto umile, (vedi quante padelle tegami e scarpe fuori forma ebbero la parte prima) senza troppo disquisire diventano parte integrante della storia senza avventura.
Sono povera gente che teme la miseria, erano famiglie agiate che ora esprimono odio e terrore verso chi ha nulla e non può dare alcunché.
Uomini e cieli senza colori, tutto si svolge tra gli avanzi di una società che era stata ricca e non sapeva-poteva concepire la miseria.
Esplodono sommesse ire ed infide vicinanze, pare quasi un attuale parallelo con la presente globalizzazione, quando non ci sono certezze, ma solo paura. Allora l'uomo esplode in un furore lungo e largo come guerra senza ideali.
Per la narrativa lo scrittore nel 1962 ricevette il Nobel. Seppure non abbia condotto una vita avventurosa, vedi Hemingway, Steinbeck visse solo 66 anni, la morale ed il suo stile ne fanno un testimone dello scrivere onesto, corretto, leale.
Foto: tratte dal web, di un giovane Steinbeck e della locandina del Film dell'omomino libro.