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domenica 6 luglio 2014

Senigallia: vittima ed omicidia-suicida entrambi innocenti. Il reo è da cercare altrove ?


... chi lo ha scritto non sapeva che il verbo usato, a lungo andare, sarebbe risultato improprio. Più attuale forse :"La Libertà sarebbe stata Terapeutica..." se...

In una località come Senigallia, ritieni che fatti come quello accaduto, non possano mai avvenire. Ti dici, Senigallia è una piccola cittadina di provincia, ha iniziato a vivere il suo periodo estivo, turistico, festaiolo e magari sei anche pronto a leggere di liti ristrette ai locali dei suoi lungomari per problemi di musica elevata, per qualche bicchiere in più, per una precedenza nell'occupare un parcheggio. Ma salire alla ribalta della cronaca nera per un fatto di sangue, non lo penseresti mai. Ed invece questo avviene quando, dove e come meno te lo aspetti e nel modo più tragico, perché anche incomprensibile.  
Beh, incomprensibile è forse "avventurarsi" troppo nell'uso del buonismo. Spesso i sentori di un qualche cosa si presentono, si captano e magari ci si nasconde dietro il fatto che forse "certi atteggiamenti sono dettati da fattori caratteriali, che in fin dei conti, nel tempo, salvo qualche strepitio, qualche intervento delle Forze dell'Ordine, ma solo per tranquillizzare gli animi, non è avvenuto mai nulla. Poi se ne occupano anche i Servizi Sociali... e qui purtroppo uno su mille, però, NON ce la fa!
C'è da immaginarselo ormai, la Legge liquiderà anche questo omicidio, seguito immediatamente dal suicidio, come causato da futili motivi. E così Pilato, si sarà lavato le mani.
Una brava persona, Abele, è deceduta sotto la lama di un coltello piantato sul suo petto, senza neppure conoscere i motivi che hanno spinto a tanto la mano dell'amico dirimpettaio Caino.
Caino, quel tragico gesto, quelle urla della vittima e dei presenti, evidentemente lo hanno riportato per un attimo nella lucidità mentale, che in una frazione di secondo gli ha permesso di giudicare, comprendere la crudezza del reato appena commesso e perdendo nuovamente la ragione si autocondannava ad una pena che non gli avrebbe dato scampo: la morte attraverso un cappio al collo.
Quindi la vittima, in quanto vittima è innocente, l'assassino colto da raptus e quindi incapace al momento di intendere e volere si potrebbe considerare "innocente" (seppur virgolettato)  considerando la pena che si è auto inferta e che andrebbe a confermare, almeno in quel momento, un'eventuale mancanza di senno.
Quindi si potrebbe considerare come un caso chiuso. Ma invece no. E' uno di quei fatti che proprio perché avvengono in una piccola cittadina dove tutti si conoscono, la cosa ti fa riflettere e ti lascia ancora più amaro in bocca di quanto magari identici fatti, li ascolti e li vedi in TV. Magari in città grandi e lontane, dove si pensa che questi eventi delittuosi avvengano con  più probabilità, non li giustifichi, per carità, però non gli dai realmente il peso e l'attenzione che meriterebbero. 
Ad esempio mi viene a mente quella carneficina eseguita senza motivo, con un piccone, contro 5 persone inermi, commessa dal ghanese  Kabobo. Subito si parlo' di emarginazione, del colore della pelle, di orrore per la perdita di 5 vite innocenti e di pazzia. Ecco appunto, di pazzia. Ma nel caso di Kabobo si parlo' di "pazzia" come della solita mossa dei difensori per evitargli la pena dell'ergastolo. Ed allora si pensò, che la parola pazzia fosse usata solo a questo scopo. Come se ammazzare in quel modo 5 persone fosse la cosa più normale di questo mondo!
Ma quello che è avvenuto a Senigallia mi ha, colpito maggiormente, proprio perché avvenuto in una sonnacchiosa cittadina, improvvisamente, all'ora di cena con la famiglia riunita e perché magari se non si conoscevano direttamente i personaggi coinvolti, magari conoscevi qualche amico di costoro che ti racconta che si c'era stata qualche parola, come spesso avviene tra vicinati, ma il problema era un altro. si racconta che l'omicida aveva qualche problema caratteriale, si parla disturbi, di isolamento, di emarginazione e... della presenza dei Servizi Sociali che si occupavano di lui.  
Diceva Franco Basaglia :" Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c'è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione."
La costrizione, i manicomi,  sono spariti, ma al loro posto per combattere la malattia mentale,il disagio psicologico sono stati messi a combattere una battaglia persa in partenza, per la carenza di mezzi e personale, armati solo di buona volontà e senso umano, questi Servizi Socio sanitari che dovrebbero dipendere dalle ASL o dalle Aziende Ospedaliere. 
Ma questa legge 180  del 13 Maggio 1978 , sebbene valida sul piano pratico e della dignità  umana, non ha tenuto conto di alcune importanti questioni sul piano pratico: 
"I pazienti venivano dimessi e in tempi successivi non più ricoverati in assenza pressoché totale di strutture territoriali.
Le famiglie, inadeguate o meno, sono state costrette a sobbarcarsi l'intera assistenza sanitaria e ancor oggi lo fanno (sono trascorsi oltre 26 anni...).
I pazienti più violenti o aggressivi sono stati equiparati a quelli più tranquilli e in assenza di cure, abbiamo assistito a una cronicizzazione della popolazione dei malati, in diversi casi a peggioramenti. I familiari, costretti a convivere con una persona spesso delirante e non in sé, hanno subìto anche gravi conseguenze per questo fatto.
I familiari sono stati incolpati d'essere la causa e colpa della malattia mentale; disturbi importanti non sono stati diagnosticati né curati per come dovevano esserlo.
Non ascolto delle famiglie: i Centri non rispondevano (e ancor oggi lo fanno) alle istanze dei familiari - il familiare stesso è considerato alla stregua del paziente, non affidabile ed emotivo; il suo giudizio non conta, nonostante esso sia in prima linea."
Ed ora che cosa si farà. Semplicemente nulla! Come del resto sempre in questi casi. Il numero di visite sui giornali On-Line, hanno toccato quelle punte di interesse che si riscontrano solo in questi casi. Nei bar i giornali cartacei sono ben stesi sui tavoli e vi si getta uno sguardo mentre si addenta il corneto appena inzuppato nel cappuccino ed il barista nel contempo ti chiede se lo conoscevi e ti fornisce i particolari dettagliati che il cugino di un amico del cugino del custode del condominio in cui abita, gli ha fornito. All'Amministrazioni, in casi simili, il compito di far osservare un minuto di silenzio nelle cerimonie pubbliche, intanto la Giustizia seguirà "il suo corso" come è giusto che sia, i famigliari tra due giorni resteranno soli con il loro dolore, come continueranno a restare sole le persone con questa tipologia di malattia, come resteranno soli tutti coloro che nelle loro attività quotidiane avranno la sfortuna di trovarsi impreparati, di fronte a queste situazioni, come continueranno a trovarsi soli coloro che li devono "seguire" nei loro percorsi "curativi" e che quale arma hanno il TSO, con la speranza che arrivino sempre in tempo per attuarlo e chiudere la falla prima che sia troppo tardi, come forse nel caso menzionato.
La libertà, forse sarebbe stata più terapeutica SE questi malati avessero più cure ed attenzioni. I pianti dei coccodrilli sanitari amministrativi in questi casi, sono più condannabili degli stessi reati che vengono commessi.





di Franco Giannini

lunedì 13 maggio 2013

Senigallia, il Servizio Prelievi di Sangue a domicilio, forse, a rischio?

Il punto di domanda è d'obbligo!

Questa infatti vuole essere solo un’informazione che alcuni degli operatori addetti al servizio prelievi intendono dare, attraverso la mia voce e la “mia faccia”, agli utenti ed all’intera cittadinanza. Notizia, che non vuole essere assolutamente di carattere allarmistico, ma semplicemente esplicativa.

Alla scadenza annuale del progetto, in cui rientra detto servizio, doveva esserci un rinnovo, che non è stato però firmato da chi di dovere. Gli operatori allora si sono premurati di sollecitare, verbalmente ed informalmente, il loro dirigente di riferimento, affinché sollecitasse tale firma e li tenesse magari informati delle decisioni prese in “alto loco”. Poi, visto il silenzio, si sono mossi, questa volta in via ufficiale e per iscritto, con una lettera inviata alla fine di marzo primi di Aprile, chiedendo all’Amministrazione senigalliese dell’ASUR, che cosa intendessero fare di questo servizio prelievi, come intendevano pagarli, se intendevano rinnovare il contratto. Specificando che il limite per continuare tale servizio, non intervenendo nuovi fattori, sarebbe sta la fine di Aprile.
Dal primo di Maggio, quindi, il servizio sarebbe stato sospeso. Questo anche perché non lo si può interrompere dall’oggi al domani in quanto si sarebbe caduti nel reato di interruzione di pubblico servizio. Avviso però, che con la lettera è stato regolarmente dato, anche se poi si è continuato per la buona fede degli operatori e perché le richieste che pervengono ogni giorno sono tantissime. Alla sera però, ore 19 di venerdì 10 maggio, tutto tace e non era giunta ancora alcuna risposta.
Ora l’atteggiamento rasenta quello dell’approfittarsi della buona fede degli operatori, per cui si è giunti alla decisione ultima ed irrevocabile che nulla avvenendo, l’ultimo giorno delle prestazioni del servizio prelievi è fissata inderogabilmente per il 31 maggio 2013.
A questo punto quindi, non si chiede più neppure una risposta da chi di dovere, che forse non ha tempo per leggere, ancor meno per sentire e figuriamoci quindi per ascoltare.
Ma gli operatori intendono rivolgersi invece ai fruitori di tale servizio, perché qualora sorgessero dei problemi, dei rifiuti, dei ritardi, potranno essere in grado di trarre le proprie conclusioni senza infierire sulle decisioni dei tecnici del servizio prelievi che non ne fanno, si guardi bene, una questione di indennità, ma di assenza e di silenzi ingiustificati da parte della dirigenza.
Il servizio che inizialmente copriva la settimana dal lunedì al sabato, è stato ridotto a 4 soli giorni settimanali. L’indennità relativa a questo servizio di prelievo a domicilio, da Gennaio di quest’anno non viene più corrisposta. Il CUP fino ad oggi ha continuato a fissare appuntamenti anche per il mese di Giugno. Ma perdurando i silenzi, senza il rinnovo del progetto, questo personale, sempre ligio ai suoi compiti, si vedrà costretto a rinunciare a questo incarico, pur comprendendo e scusandosi fin d’ora per i disagi, con quelle le fasce più deboli sia fisicamente che socialmente che ancora una volta saranno loro a rimetterci.
E questo perché? Semplicemente per un motivo di “sufficienza” da parte della dirigenza nel non voler parlare con i propri subalterni, il non voler spiegar le decisioni prese e magari discuterne per trovare una via d’uscita che accontenti Asur, addetti ed utenti del servizio.
Continuando così le cose, immagino ironicamente, che i posti del parcheggio riservato alle auto Asur di Campo Boario, non saranno più sufficienti a contenere tutti i veicoli in sosta, dal momento che questo personale si rifiuterà categoricamente di proseguire il servizio a queste condizioni.
Si pensi solo che i prelievi a domicilio qui a Senigallia sono stati ideati e concretizzati, la data è solo approssimativa, da tanto tempo (circa 1996 o 97 ?). Un servizio d’eccellenza, perchè arriva, ogni giorno programmato, in tutto il territorio fino ad Arcevia servendo così tutte quelle persone, quali i non deambulanti, quelli che vivono da soli, che per motivi fisici e sociali non hanno la possibilità di recarsi nei luoghi destinati ai prelievi. Fino ad oggi era sempre andato tutto bene, ci sono stati sempre ottimi rapporti con i dirigenti, ma adesso, ultimamente da quando l’Asur è stata commissariata, non c’è stato più un referente a cui far capo ed infatti ai primi dell’anno non c’è stato il solito rinnovo di questo progetto, come si suol dire “di punto in bianco”, senza alcuna motivazione ufficiale, senza conoscere i perché di tali decisioni e la causa della sospensione dell’indennità.
Colgo l’occasione al volo, di questo caso, per parlare anche di un altro problema di soppressione. Quello, sempre se è vero, del servizio di dialisi destinato ai turisti nel periodo estivo. La motivazione, sarebbe (il condizionale in questi casi è sempre d’obbligo, quando a parlare è la voce del popolo e non quella ufficiale, perché con la bocca cucita) quella che il macchinario è obsoleto ed il sovraccarico di lavoro potrebbe causarne qualche inconveniente di natura tecnica, con il blocco totale del servizio stesso. Sarebbero disponibili per i turisti, i centri di Falconara e Fano. E prendere la macchina dopo 4 ore e più di dialisi non è che sia piacevole se si tiene conto che va ripetuta a giorni alterni. Ed infatti si parla già di qualche rinuncia, come quella di una signora di Milano o di un’altra signora, nostra concittadina, residente a Bergamo, anche se ha la casa a Montignano… ma si sa che le voci di popolo non fanno testo!
Quando mi sono permesso poi di far presente, ai miei interlocutori che la situazione economica è quella che è per tutti, mi son sentito apostrofare che sempre qui a Senigallia stanno facendo un concorso per medico legale, quando di già di costoro ce ne sono uno o due. A che servirebbe quindi un altro medico? E se non ci sono soldi per il servizio prelievi, non dovrebbe essercene neppure per questi bandi!
A questo punto, e non sono loro che lo chiedono, ma io che me lo auspico nell’interesse generale, sarebbe giusto che l’altra campana, quella dei voluti assenti, mandasse i propri rintocchi, sempre che legga, senta (ma parlo di campana ed ho i miei dubbi!) e soprattutto ascolti.
Franco Giannini
Già pubblicato Sabato 11 maggio, 2013 su Senigallia Notizie.it 
 
Questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it :

simona
2013-05-11 14:33:36
Talvolta il problema non è solo mancanza di soldi, ma mancanza di volontá dei dirigenti! forse xchè loro non hanno parenti con problemi di salute. O se li hanno, hanno abbastanza soldi da risolvere i problemi in altra maniera.
Laura
2013-05-11 17:16:53
Come sempre quello che poteva essere un'eccellenza per la nostra citta',viene annullato da una amministrazione cieca e sorda ai bisogni dei cittadini, ma sempre attenta ai propri interessi!
Adrian Mytay
2013-05-11 19:28:27
ma quando tagliate l unica cosa inutile ?...cioè il consiglio comunale che non serve a niente e i dirigenti e tecnici ben stipendiati ?....
m t
2013-05-11 22:09:51
purtroppo invece di far polemica bisogna capire che soldi non ce ne sono, occorre istituire un sistema basato sul volontariato, è l'unica possibilità. p.s. eliminiamo questa gente che per anni ci è costata soldi a spasso con auto dell'Asur a prendersi il caffe o a muoversi a rallentatore che tanto "paga pacchiani"
Maurizio MMG
2013-05-12 00:25:12
Qualunque sia il motivo che porta a questa decisione, deve trovarsi la soluzione per non far sospendere questo servizio essenziale. Se in Italia si trovano i soldi per restituire l'IMU, non credo non possano trovarsi quelli per prelevare il sangue di chi non è in grado di poterlo fare. Come ha giustamente osservato già qualcuno bisogna fare una scala di priorità e decidere se questa è una di quelle importanti. Io credo veramente di sì, tanto più che chi scrive è un medico di famiglia che per svolgere il suo lavoro decentemente, specie per curare le grandi cronicità del momento, non può non contare su alcuni esami, pena il rischio di attivare altri servizi ben più costosi
gio
2013-05-12 11:03:18
Se ben comprendo il problema non è del servizio ma la sospensione della indennità agli operatori che andavano a domicilio del cittadino a fare il prelievo? per capire percepiscono una indennità di trasferta perché vanno al lavoro fuori sede? Oppure hanno diritto al rimborso delle spese sostenute in quanto vengono mandati in missione ? Oppure la indennità di cui si parla è legata al rischio del prelievo effettuato al di fuori della propria struttura ?
fabrizio volpini MMG
2013-05-12 12:20:32
Mi associo a quanti sostengono l'essenzialità di questo servizio,soprattutto per chi non è in grado di muoversi e/o non ha adeguata rete familiare in grado di assisterlo. Non conosco i dati precisi inerenti il servizio,penso,anche in base all'esperienza personale di medico di famiglia,che molti di questi prelievi si riferiscono al controllo dell'INR(un indicatore della funzione della coagulazione del sangue) esame che deve essere ripetuto spesso,in quei pazienti che per diverse patologie(cuore,vene etc..) eseguono terapia con dicumaroli(coumadin..) per abbassare il rischio della formazione di trombi. In tutti i Paesi Europei,tranne che in Italia, è rimborsabile un nuovo farmaco che ha la stessa funzione del coumadin ,ma che per un meccanismo d'azione diverso non necessita di eseguire questi ripetuti esami del sangue. Il motivo della non rimborsabilità del farmaco è legato ad una questioni di costi,infatti tale farmaco ha un prezzo decisamente superiore al vecchio coumadin, se però si tiene conto della prestazione nel suo complesso, fatta di ripetuti prelievi di controllo, del costo dell'operatore,della benzina,del reagente etc,etc,credo che alla fine i costi potrebbero essere uguali o inferiori, ma con una importante riduzione del disagio dei pazienti, ed anche del rischio di complicazioni emorragiche. I pazienti e i medici con loro aspettano da mesi il riconoscimento di un diritto fondamentale come quello di essere curati con i farmaci migliori e più sicuri,come sono questi nuovi anticoagulanti. Anche agire in questa direzione potrebbe ridurre sensibilmente la domanda dei prelievi a domicilio, a tutto vantaggio dei pazienti e anche,forse, delle casse dello Stato.
Adrian Mytay
2013-05-12 12:53:18
se soldi non ce ne sono si può trasgredire al patto di stabilità invece di fare solo chiacchiere e chiacchiere ...a questo punto si mette un commercialista e basta non servono dirigenti , partiti , e funzionari che magnano dalla mattina alla sera sulle nostre spalle
Franco Giannini
2013-05-12 15:03:12
Intanto un primo "Grazie!" all'Assessore Fabrizio Volpini per aver detto la sua. Un secondo, in qualità di medico di famiglia (e quindi credibile addetto ai lavori) per aver illustrato le nuove tecniche scientifiche (e quindi, eventualmente, soluzioni sostitutive su cui magari discutere). Un terzo, quando con questa sua affermazione :"I pazienti e i medici con loro aspettano da mesi il riconoscimento di un diritto fondamentale come quello di essere curati con i farmaci migliori e più sicuri,come sono questi nuovi anticoagulanti.", conferma che quello che disturba oltremodo i cittadini (e non solo!!) è quella barriera di silenzio dietro cui si nascondono, sempre, le Istituzioni di qualsiasi tipo di appartenenza esse facciano parte.
Laura
2013-05-12 16:36:33
Mi fa piacere leggere che ci sono MMG che hanno capito la gavita'della situazione,ma coc rammarico devo anche notare che altri vivono di fantascienza!

sabato 28 luglio 2012

Le famiglie con disabili si costituiscono in un comitato spontaneo

Un'esigenza, questa, derivante dalla necessità di avere un soggetto dialogante con l'Amministrazione

Assemblea delle famiglie con disabili per l'assistenza domiciliare Qui, nel loro comunicato, letto dalla Sig.ra Donninelli, mamma di Gabriele, uno dei ragazzi disabili, anche lui presente in sala, è spiegato in modo chiaro e dettagliato quali sono stati e continuano ad esserlo i motivi che li hanno spinti a prendere questa iniziativa.

Un problema “esploso” nell’arco di una decina di giorni, senza preavviso, che ha gettato queste famiglie in un quasi panico, seppure sono abituate a vivere con problematiche improvvise. Hanno dovuto repentinamente o mettere le mani in tasca, chi ne aveva la possibilità, o cambiare il piano ferie, o persino ridurre le ore lavorative.
E non si sentono assolutamente rassicurati dalla promessa che a settembre il tutto rientrerà nella normalità. Velocemente è stata presa la decisione della riduzione delle ore, altrettanto velocemente i famigliari chiedono che tutto venga ripristinato a partire dai primi di agosto. Non la si deve intendere come una minaccia, bensì come una convinta promessa, però se immediatamente non si vedrà la luce in questo tunnel, le famiglie si vedranno costrette a prendere altre iniziative eclatanti. Si, perchè per tutto c’è un limite!
Essere avvisati, anzichè dagli organi amministrativi, da un educatore che si è assunto (o lo hanno incaricato-costretto?) la responsabilità di questa informazione, già la dice lunga sulla carenza comportamentale nel fornire l’ufficialità (che non c’è stata!), ma la gravità maggiore e più importante, oserei dire la primaria in questi casi, è la sensibilità impiegata.
Tantissimi erano i famigliari presenti nella sala con i loro figli, ma sono convinto che avrebbero potuti essere ancor di più, se non fossero stati costretti a restare in casa per ovvi motivi, perchè privi di quel supporto per cui si stanno lamentando e che per qualcuno di loro non si è solo ridotto, bensì è venuto a cessare totalmente.
La motivazione delle ore a zero sembra sia dovuta al fatto che il disabile preso in questione è “maggiorenne”, anche se altre voci si sono subito aggiunte replicando con un “non è vero, perchè al mio è accaduta la stessa cosa pur essendo minorenne!”
Ho parlato di mancanza di sensibilità, ma ritengo con assoluta sincerità ed onestà, che debba trattarsi non certo dovuta a malanimo o quanto altro, bensì solo ad una ignoranza (nel senso stretto del termine di ignorare) alcune sfaccettature di quelle problematiche che si possono pensare di comprendere, ma che solo chi le vive quotidianamente ne conosce perfettamente ogni minima piega e sfumatura.
Servizi sociali, asur, medici, sono tutti informati, preparati, professionali e vicini quanto si vuole, ma poi terminato il loro lavoro ritornano alla personale quotidianità, come del resto è giusto anche che sia, ma è da quel momento che le famiglie con i disabili devono affrontare, continuare a risolvere da sole tutte le situazioni che si presentano nella loro gravità e solitudine delle pareti domestiche.
Ed è qui, in questo momento che il “pensare di comprendere“, non è più sufficiente e diviene lacunoso. Noi da fuori crediamo di poterle afferrare nella loro drammaticità, ma solo chi le vive sulla propria pelle può capirlo. Infatti nel corso della conferenza stampa qualcuno diceva che una famiglia con un disabile al suo interno, prima o poi è destinata, con il passare del tempo, a divenire una famiglia anch’essa disabile.
Ad aiutarci a comprendere certi problemi il Sig. Alberto Marinetti, ex giornalista, settantenne, che con una signorile pacatezza ci ha illustrato brevemente come si svolge la sua giornata di padre di un figlio disabile e con il sostegno ridotto a 6 ore: “…prima erano 18 h, poi sono scese a 15, poi ancora a 12 ed ora a 6… alla notte devo dormire con Gianmarco perchè da solo non riesce a girarsi, poi c’è il cado, il sudore, quindi il mio di riposo è condizionato alle sue esigenze e quando si fa giorno inizio la giornata già stressato per come ho trascorsola notte. Poi ci alziamo, facciamo colazione, poi passeggiata, a fare la spesa e verso le 11 ci attende la piscina…mi vedete voi a 70 anni in piscina, lo tiro su, lo metto giù, questo in continuazione? Poi pranzo, riposo pomeridiano e di nuovo passeggio verso le 17, perchè uscire in estate è obbligatorio … c’è un dettaglio però interessante che i nostri rappresentanti politici dovrebbero sapere. I nostri figli, come Maddalena, Linda ed altri di cui non conosco i nomi, almeno tutti quelli con particolari gravità, avrebbero diritto di fare un esposto per omissione di pubblico servizio… poi giunge di nuovo la sera, che ci trova stanchi ed affaticati per cui si torna finalmente a riposare, almeno lui, perchè per me, ad attendermi c’è di nuovo un accumulo di stress…“.
Per la Sig.ra Paola Marcellini, invece il Comune non ha idea di che cosa significhi dare assistenza tutti i giorni per 24 ore ad un disabile, altrimenti non si sarebbe mai sognato di chiedere se in famiglia ci sono altri familiari disposti a dare anche loro questa assistenza.
Infatti c’è da dire che quello che non va giù a questi familiari è stato anche il contattare, da parte dei servizi sociali, le famiglie singolarmente, chiedendo se erano disposte a compartecipare alle spese, quali erano i loro redditi, se avevano zii o nonni che potessero aiutarli.
E questo contattare le famiglie separatamente è stato visto come un “taglio alla trasparenza!“. A me ha fatto ricordare, e l’ho anche detto ad alta voce, certi comportamenti mi hanno riportato ai tempi delle “battaglie” sulla complanare e la successiva capitolazione da parte di qualcuno che si lasciò convincere. Affrontarne uno alla volta alla moda degli Orazi e Curiazi.
Non è piaciuta neppure l’uscita da parte degli amministratori che si sono detti, come riportato dai presenti, non più disponibili al ruolo di Bancomat nei confronti di un’ASUR su cui sembra stiano riversando tutte le colpe.
Altra domanda che si pongono questi genitori è il perchè i finanziamenti per certi eventi non solo si sono trovati, ma sono stati incentivati per il corrente anno ed anche per il futuro 2013.
Nel loro caso, dice l’Amministrazione, non ci sono stati tagli, ma la riduzione delle ore sono dovute al fatto che nel 2012 si sono verificati 13 nuovi casi aventi anch’essi diritto all’assistenza. Da 126 del 2011 si è passati agli attuali 139, un 10% in più che ha causato una riduzione di orario del 50% in meno. Qui veramente la matematica sembra diventi un’opinione.
Se già ci sono di questi problemi oggi, domani nel 2013, le ore saranno ancora ridotte? Si perchè il numero delle persone aventi diritto – non nascondiamoci dietro un dito, ma guardiamo le cose in modo reale, anche se l’augurio è quello di sbagliare totalmente la previsione – è destinato a crescere.
Del resto la situazione economica che si affaccia all’orizzonte è cosparsa di nubi temporalesche che non promettono nulla di buono. C’è da chiedersi allora che cosa farà la nostra Amministrazione?
Il primo intervento è quello di mettere sul tavolo, in modo concreto, il termine Priorità. C’è da chiedersi allora sono prioritari i balli (che pure fanno muovere l’economia in un settore turistico come il nostro), o la sopravvivenza di certi servizi che forniscono anch’essi sopravvivenza nel vero senso della parola (continuando anch’essi a dare lavoro a chi opera in quest’ambito).
Si, perchè oltre alle famiglie, a fare le spese di questa ulteriore stretta di cinghia, sono stati coinvolti anche educatori, assistenti e quanti altri operanti nel settore (una cinquantina in cassa integrazione).
Comunque a tutti questi giovani (sono tutti giovanissimi) laureati, mal pagati, professionalmente molto preparati, le persone in sala, hanno voluto con un semplice e caloroso applauso ringraziarli tutti per come si dedicano con devozione a questo lavoro.
Vorrei poter trasferire qui anche gli sfoghi di questi giovani, che ho ascoltato per più di un’ora terminata la conferenza stampa, ma andrei fuori tema.
Anche se credo che la loro voce, anche se in forma anonima dovrebbe andare amplificata ed ascoltata, sempre che ci sia chi voglia ascoltare.
Come pure altro grido di allarme lanciato da parte dei genitori sull’attuale stato del PEI (Piano Educativo Individuale) che minaccia di scomparire anche qui per riduzione del personale in servizio.
Il primo atto si è appena concluso, ora si attendono gli sviluppi. Se ci sarà convocazione da parte dell’Amministrazione, si voglia tener conto di far cadere la scelta su di una location atta a contenere sia i numerosi presenti, che sono certo interverranno, sia le carrozzine che li accompagneranno.

Franco Giannini
Già pubblicato su Senigallia Notizie.it
 
Giusè
2012-07-25 22:37:08
Ma l'amministrazione che dice?
Papà di un bimbo disabile
2012-07-26 14:16:26
Intanto un grande plauso va dato a queste famiglie che hanno avuto la forza e il coraggio di riunirsi in così poco tempo per un loro sacrosanto diritto. Purtroppo la questione delle ore assistenziali ai disabili è un problema che non riguarda solo il comune di Senigallia, ma anche altri comuni limitrofi e credo anche a livello nazionale. La crisi stà avendo effetti sempre più devastanti specialmente in famiglie già messe a dura prova con figli o comunque persone del nucleo famigliare portatori di disabilità. Credo che le amministrazioni comunali in genere, dovrebbero rendersi conto che le famiglie hanno bisogno del massimo aiuto di tutti in quanto probabilmente non capiscono lo stress che l'assistenza 24 ore al giorno porta in ogni singolo genitore che molto spesso deve anche lavorare per riuscire a pagare le varie spese quotidiane sia per il disabile, sia per mutui, bollette ecc. ecc. Ricordo anche che oltre al suddetto problema delle ore assistenziali, spesso e volentieri subentrano altri problemi, tipo le trafile per gli ausili, la mancanza di conoscenza della malattia con conseguente spostamento continuo della famiglia, le ore di assistenza a scuola ecc. ecc. In conclusione il mio desiderio sarebbe quello di vedere molte più famiglie riunirsi come in questo caso per far sentire la propria voce alle istituzioni che devono iniziare a rendersi conto che non si ha a che fare con dei numeri, ma con degli esseri umani che spesso e volentieri insegnano a noi cosa significa avere dignità.
cadillac
2012-07-26 15:50:27
l'appuntamento per il prossimo incontro è già stato fissato, potete prendere contatti con la coordinatrice.
questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it :