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mercoledì 30 agosto 2017

Con 2 Euri al giorno non campi, al più puoi raccontare una bufala e postarla su qualche social...

L'Italia,  infatti è oramai una ex-repubblica democratica fondata su spot,  su promesse pre-elettorali , sul cavalcare malcontento o esaltazioni gratuite, spesso per meri interessi politici, ma sempre più sovente "affondata" su bufale a scapito dei creduloni di turno.


Solo che se leggi la bufala su FB ed ancora non sei rincoglionito del tutto, dopo aver preso visione dal pulpito da cui proviene la predica, ci fai su un sorriso su ed al più li mandi a quel paese.Solitamente purtroppo, questo immenso pubblico viene incuriosito dal titolo posto da un redattore furbastro, poi è la foto che lo accompagna a spingere a proseguire nel sottotitolo, ed allora ecco che ci si clicca su, ma quando si scopre che l'articolo supera le cinque righe, si rinuncia alla lettura, si mette un like o magari un commento credendo di aver capito l'argomento di cui si parla, prendendo pure una posizione e con tre parole si stigmatizza, quello che altri hanno sviluppato in due pagine formato A4. 

Dicevo che fortunatamente non tutti fanno così. Io, per mia natura ficcanaso a prescindere, scendo ancora dopo il sottotitolo per andare a vedere la fonte della notizia, che se proviene da qualche nome strano mi fa mettere sul chi vive, ma che approfondisco con il proseguimento della lettura dell'articolo, se a "lanciarla su mercato" è un giornale con tiratura nazionale. Non ti vuoi fidare di una testata che ha una notevole tiratura? Certamente si !

Vero è però, che mi sento preso e non poco, per il naso, quando la bufala, anziché da giornali virtuali e cartacei di piccola tiratura o da chi vende solo bufale, che solitamente vivono e sopravvivono sul numero dei click che ricevono, mi viene ceduta come vera, dalla testata di prestigio che a pubblicare certe notizie, offende solo l'intelligenza di chi legge.


Il caso da cui prende spunto questa mia riflessione è la storia di moglie e marito (o compagni) che hanno rilasciato un'intervista ad un quotidiano nazionale in cui affermano che loro con 2 euro al giorno (180 all'anno) riescono a vivere. Non ci credo, ma loro giustamente sono liberi di volerlo far credere a chi legge. Quello che non riesco invece a mandar giù è che un giornale come quello che riporta il servizio e chi lo scrive, te lo infiocchetta quasi a sottoscriverne la veridicità. E tu dovresti anche berla!
Ed allora mi vien da ribattere che c'è qualche cosa che evidentemente chi ha scritto l'articolo ha dimenticato o non ha voluto approfondire, a discapito della chiarezza, quale il fatto che  il marito ha uno stipendio a mesi alterni, ma lei in qualità di non udente (non viene spiegato), percepirà o meno una pensione d' invalidità. Non abitando in una città, ma in un paese di appena 10 mila abitanti (Asola) e in campagna con tanto di orto ed alberi da frutta, possono mettere in atto quello che illustrano con una infinità di particolari, ma che un normale abitante di un condominio non se li potrebbe permettere (o se lo potesse, lo potrebbe fare solo in parte). Produrre poi latticini, detersivi, frutta, ecc... e barattarli con altro, se da una parte è riscoprire una vecchio  e sempre valido costume di commercio, da l'altra è da annoverare quale utile di azienda familiare.
Affermano di non pagare o pagano poco le bollette perché non hanno il televisore, non pagano l'elettricità perché hanno sul tetto i pannelli solari, l'acqua immagino berranno quella del ruscello che passa vicino alla loro casa da mulino bianco.  Ma cribbio, che sono esenti anche dalla Tari, dalla Tassa sulla casa, sul terreno? Se la signora scrive libri e dipinge quadri, non mi vorrà far credere che lo faccia con il gesso sul muro o con i colori ricavati dalla terra. Non si acquista nulla, dicono, ma poi sulle ricette alimentari divulgate sul blog compaiono ingredienti quali Farina 0, Farina 00, Olio di Girasole, Fecola di Patate, Lievito, che non posso credere che siano tutti "autoctoni" e quindi qualche cosa acquistate, al che i vostri 2 € si fanno sempre meno credibili. Mi si vorrà perdonare se cado in facile ironia, ma non ce l'ho con voi che mi risultate anche simpatici, perché avete rilasciato la vostra esperienza (forse il blog aveva bisogno di un incentivo?), ma con chi ha raccolto ed elaborato le vostre scelte. 
Scelte che qualora fossero anche vere e un elisir di buona vita per tutti, mi chiedo se poi i 7 miliardi di individui che occupano questo mondo, avrebbero tutti la possibilità di attuazione avendo a loro disposizione gli stessi spazi coltivabili come quello che avete in vostro possesso.
Ahh !!! In città, molti anziani a fine mattinata vanno nei mercati rionali o fuori dei supermercati e per poter non vivere, ma sopravvivere, fanno la stessa opera da certosini che fate voi, recuperando verdura e frutta sfatta, scarti di sedano, patate con getti... ed il bello, o meglio, il brutto, è che non rilasciano alcuna intervista perché a nessuno interessa, anzi, si vergognano per la situazione in cui sono caduti e per la dignità, che credono, che così facendo hanno perduto.
La testata ? qualcuno si chiederà,... ma basta cercare la notizia su internet e si trova tutto, anche il blog.








di Franco Giannini

martedì 8 novembre 2016

Io, pensionato a pane ed acqua, non mi arrendo, i " rivoluzionari " televisivi invece...

... dal budello grasso, devono rispondere, prima di tutti, al loro datore di lavoro dimenticando che così la rivoluzione la si è già persa.

Bellezza@governo.it per me è divenuta una specie di ossessione, un qualche cosa che la rabbia d' impotenza, mi porta a divenire oltre che un cane sciolto, un animale portatore di rabbia. Io evidentemente, come qualcuno mi giudicherà,  sto facendone una specie di caso intessuto di lana caprina. Altri però, col il nascondere la testa sotto la sabbia, non dovrebbero neppure continuare a lamentarsi di questo Governo, considerando che la rena gli ha chiuso tutti i loro pertugi del viso. 
Mi sono permesso di inviare la lettera che allego, senza aver ricevuto alcuna risposta. Rispetto le scelte fatte, perchè evidentemente è cosa di cui non se ne deve più parlare. 
Però non mi sono arreso. Infatti proprio ieri pomeriggio ho fatto partire l'ultima lettera e voglio sperare che la persona interpellata possa rispondermi. Qualsiasi cosa, ma dovrà rispondermi, perchè altrimenti il Suo silenzio, sanzionerebbe che in Italia la "Democrazia" sta franando sotto i colpi di una dittatura silenziosa, lenta, ma, a quanto pare, inarrestabile. E se così fosse, giuro che seppur a disagio, mi adeguerò, al silenzio omertoso di non pochi. Comunque, lascierò passare i tempi tecnici per la risposta, ma sarà mia premura rendere pubblico anche l'esito dell'ultima missiva .
Questo è il mio penultimo tentativo andato a vuoto:
Franco Giannini

"Egr. Dott. Gianluigi Paragone,
voglia scusarmi se mi permetto di disturbarlo per quella che per me sta divenendo una maniacale ricerca di conoscere che fine abbia fatto l'annuncio renziano nel corso della trasmissione di Fazio “che tempo che fa” annunciando soldi già disponibili (150 milioni) ed un indirizzo a cui ci si doveva rivolgere bellezza@governo.it per segnalare quale piccola opera, a discrezione del cittadino (Escluse quindi le Amministrazioni), si riteneva opportuno restaurare.
Dico maniacale, perchè forse sto abusando della pazienza di alcuni non obbligati a farlo, mentre di altri sono convinto abbia diritto ad una risposta. Dico questo perchè ho scritto a Renzi, alla stessa bellezza@governo.it sollecitando una risposta del perchè tutto è bloccato, a Il Fatto Quotidiano (messaggio personale su FB sia a Gomez che Travaglio – hanno messo un articolo mezzo scopiazzato di quanto avevo scritto io, ma poi il silenzio), ai 16 On. rappresentanti le Marche in questa XIV circoscrizione (essendo io nativo di questa Regione).
Ho ricevuto risposta solamente dall' On. Brignone, che ha fatto richiesta di una interrogazione al Ministro Franceschini ed ha portato la cosa anche su La7 con un'intervista a “L'aria che Tira”.
Altra attenzione, seppur in lingua politichese, mi è pervenuta dall'On. Irene Manzi e dall'altro On. PD Piergiorgio Carrescia che ha perfino fatto un'interrogazione scritta (Nel mio blog trovate anche la foto del documento). Di come poi tutto si sia risolto, ovvero se la Casta intoccabile abbia o meno risposto alle interpellanze sie orali che per iscritto. Non so quali siano i tempi richiesti dalla Camera per avere una risposta decente con lo trovare una scusa accettabile e credibile per poi darcela poi da bere, ma di tempo ne è passato. Visto che la mia voce non si sente, spero che la sua, caro Paragone, sia più con una tonalità più acuta, seppur la vedo difficile. Scrivere tutto diverrebbe troppo lungo, però le invio i link di tutta la storia dalle “origini” ad oggi pregandolo di non perdersi (il nome dell'On. non lo posso mettere perchè non ho nè richiesto e quindi ottenuto l'autorizzazione alla pubblicazione) ma ecco che una bevitrice di brodo d'aquile mi ha risposto, dietro mio sollecito, con questi toni :” Gentile signore Giannini,
Ho visionato il video. 
Mi perdonerà se non le ho immediatamente risposto, tendo a leggere tutto è generalmente rispondo anche. 
Il fatto che io non abbia presentato una interrogazione fotocopia non significa che io non abbia a cuore il tema, ma essendoci dei colleghi marchigiani che hanno sollevato il problema io posso anche accodarmi e sostenere le tali.
Buona serata. “
Altra nota, è che non ne ho assolutamene fatto un caso di campanilismo o personale, tanto e vero che quando ho scritto a Renzi ed a bellezza@governo.it ho fatto presente che visto che i 150 milioni (come diceva in trasmissione da Fazio) erano già disponibili, visto il terremoto di Amatrice e dell'area Picena che nel frattempo era avvenuto, ritenevo che fosse opportuno abrogare il tutto e destinare questi soldi per quella gente o per quelle opere d'arte. Ma ce lo devono dire. Almeno credo!!
Se potrà fare da cassa di risonanza (non di certo al mio nome o al mio blog – seguito solo da pochi amici!!-, sono troppo vecchio oramai per lasciare queste cose ad altri malati di esibizionismo ) ma al fatto, ai perchè dei silenzi, a chi ha dato questi ordini e perchè si vuol continuare a prendere per i fondelli i cittadini sputtanando questo professionista della bugia, allora le sarò infinitamente grato e non mi stancherò di ringraziarlo partendo fin da ora.
Suo assiduo ascoltatore
Franco Giannini  "







di Franco Giannini

domenica 23 febbraio 2014

“Fatemelo Dire”, il nuovo lavoro editoriale di Maurizio Liverani

Un compendio di articoli giornalistici che fotografano il 1013 

Il titolo del libro prende spunto dall’omonima rubrica che Maurizio Liverani tiene sull’agenzia giornalistica “Distampa e che nasce da un’idea del suo direttore, il dott. Giacomo Caprioti, non intesa come una richiesta di permesso, bensì, come tiene lui stesso a precisare, un’affermazione di un pieno diritto. L’ordine, la scelta degli articoli, il progetto grafico ed editoriale è invece della solita musa Barbara Soffici, che Liverani ha avuto la fortuna d’incontrare e nelle cui mani si è totalmente e ciecamente affidato. La prefazione di questo saggio, è stata sapientemente lasciata ad un’altra “anima” dominante dell’agenzia “Distampa”, il suo direttore Caprioti, che apre il suo prologo con la messa in luce, qualora ce ne fosse bisogno, delle qualità umane, in primis, di Maurizio. Racconta come fece la sua conoscenza e quella che poi è divenuta una collaborazione che continua ancor oggi. Leggendo queste sue note, mi ha fatto sentire, per una volta nella vita, un uomo fortunato, perchè invece io l’ho incontrato casualmente, facilmente e ho immediatamente beneficiato anche della sua amicizia.
Gli articoli, invece, sono proprio i suoi.
Mentre ad affermare le qualità giornalistiche, letterarie, artistiche, ci sono, oltre alle parole del direttore, come lo stesso ha modo di elencare, i numerosi premi assegnatigli che parlano ulteriormente di e per lui. Un uomo, Liverani, che con il suo garbo, la sua educazione, la sua modestia, la sua ironia, ha saputo descrivere personaggi che hanno fatto epoca e che invece al sottoscritto, il solo parlarne di riflesso, sembra già di raccontare cose irreali e di pura fantascienza.
La copertina di "Fatemelo dire", il libro di Maurizio LiveraniIn questi giorni si fa un gran discutere del libro di Friedman e delle sue eccezionali rivelazioni. Interessante certamente, come altrettanto interessanti, ne sono certo, trovereste però, gli articoli che vi invito a leggere e che Liverani scriveva sui personaggi che hanno occupato la cronaca politica del 2013. L’anno della svolta, un anno con un destino incerto tra la speranza e la sfiducia, un anno dove personaggi quali Letta, Renzi, Berlusconi, Monti, il M5S, Napolitano si sono “contesi” le attenzioni ironiche degli italiani. Quelli stessi che poi, nulla hanno cambiato perché neppure loro sono cambiati, quelli stessi che ci stanno assillando anche in questo “non più prevedibile, rassicurante e roseo” 2014.
Mi troverei in difficoltà nel trovare ulteriori adeguati aggettivi onde non ripetere quelli usati sia da Barbara Soffici con il suo articolo “FATEMELO DIRE ovvero il coraggio della coerenza” nonché con la sua introduzione sulle stesse pagine del libro, che da Giacomo Caprioti nella sua prefazione, quindi preferisco lasciare loro le parole più qualificate per esprimere le qualità contenute nei brani selezionati. Alcuni dei quali, comunque, è possibile leggerli gratuitamente in anteprima, affidandovi alle istruzioni indicate sui link in blu evidenziati.
L’augurio, intanto, è di una buona lettura.

Franco Giannini
Pubblicato Sabato 22 febbraio, 2014 su SenigalliaNotizie.it

sabato 9 novembre 2013

La prima intervista di Maurizio Liverani a Federico Fellini e mai pubblicata…

... almeno fino a pochi giorni or sono, 20° anniversario della morte del grande regista

Una lettura consigliata, soprattutto per i cinefili e veramente da non perdere. Fin dal primo incontro avuto con Maurizio Liverani, in occasione della prima intervista, ho cominciato a seguire, dietro suo suggerimento, l’on-line www.distampa.it. Un’agenzia in cui collabora un’altra penna d’oro che Maurizio definisce la “musa” curatrice dei suoi romanzi: Barbara Soffici.

Dico questo perché senza leggere “distampa.it”, mi sarebbe sfuggita questa golosa occasione d’imbattermi prima e “rubare” poi, questa intervista rimasta per tanto tempo in un cassetto della scrivania.
Ma il fresco e sempre moderno stile di scrittura di Liverani non fa sentire il peso degli anni trascorsi segretamente nel suo archivio. Ed è proprio per questa sua “anziana modernità” di esternare ricordi passati (consiglio di leggere il suo libro “Le fuggevoli nuvole del divismo si dissolvono con Audrey“) che ho sentito il bisogno di farne dono anche ai lettori senigalliesi attraverso le pagine di www.SenigalliaNotizie.it, nonché del mio modesto blog www.lospigolatore.blogspot.com/.
In verità l’etica non mi avrebbe permesso di “rubare” nulla senza prima aver chiesto doverosamente il permesso, come del resto ho fatto, sia a Liverani che al Direttore dell’agenzia, Dott. Giacomo Carioti, proprietario dell’esclusiva, a cui vanno i miei più sentiti ringraziamenti per la sua gentile concessione, trasmessami attraverso Maurizio.
E di questo gliene siamo tutti veramente grati ed obbligati.
Maurizio LiveraniCurioso come sono e non totalmente soddisfatto, ho contattato Maurizio per avere qualche dettaglio in più e così facendo sono venuto a conoscenza di ulteriori piccole curiosità.
Ad esempio, che fu Federico Fellini a chiedere di essere intervistato. Una moda che anche oggi i Vip, artisti e non solo, non hanno più abbandonato. E mi svela come in un giorno in cui Maurizio si disse disponibilissimo ad incontrarlo, Federico lo andò a prendere immediatamente con la sua elegante “Mercedes” nera, che guidava personalmente. Mi racconta come e per quanto tempo girarono per lungo e per largo Roma senza una meta precisa. E come fu che a forza di girovagare, arrivarono ai Colli Romani.
Durante questo percorso senza destinazione, ci fu una specie di “confessione” del maestro del cinema al maestro di penna, ma non proprio un’intervista: gli parlò infatti della sua vita, delle sue ambizioni, della sua passione per il circo, insomma delle sue cose personali. E quello che conferma che non fu un’intervista vera e propria è il fatto che Maurizio, alla mia domanda, se avesse usato per l’occasione un magnetofono o un taccuino, mi risponde precisandomi: “Non ho mai scritto niente su taccuino e non ho mai adoperato il magnetofono…“.
Mi fa notare inoltre, che molte delle cose che Fellini gli disse, furono anche imbastite di tante “bugie”. Cosa che poi lui stesso gli confermò, candidamente, diversi anni dopo e Maurizio mi racconta, come che per questo vizio, Montanelli, non a caso, gli affibbiò il nomignolo di “il caro bugiardo!
L’intervista, se così si può chiamare, durò un intero pomeriggio… Quella ufficiale poi, apparve su “Paese Sera“, riassunta in poche pagine per quello che era relativo al film… mentre questa, rimasta per anni nel cassetto-archivio di Liverani è la sintesi di un retroscena umano. (F.G.)

Questo dunque il racconto:
ESCLUSIVO: LA PRIMA INTERVISTA DI FEDERICO FELLINI SU “LA DOLCE VITA”
Questa che pubblichiamo è la prima conversazione che Federico Fellini ebbe con un giornalista sul progetto della Dolce vita: Maurizio Liverani, allora critico di Paese Sera, raccolse l’intervista durante un viaggio in automobile con il regista. L’intervista non fu mai pubblicata, poiché all’epoca il giornale considerò quei contenuti poco interessanti per i lettori, mentre ancora il film non era realizzato e il suo progetto non suscitava particolare attenzione. Per questo il manoscritto è rimasto fino ad oggi nel cassetto di Liverani. Distampa lo pubblica oggi in esclusiva e lo diffonde all’opinione pubblica.
FATEMELO DIRE – di Maurizio Liverani
L’impegno preso da Fellini, già nel contratto, era di parlare del film soltanto sugli organi di stampa, soprattutto su L’Espresso, dell’editore Angelo Rizzoli che inseguiva la realizzazione di un “fiasco”; cioè voleva investire parte dei suoi guadagni in un’attività che non gli procurasse noie con il fisco. La Dolce vita, propostagli da Peppino Amato, gli sembrò un progetto destinato all’insuccesso che inseguiva.
Federico Fellini aggirò la jattura, prevista dal “cumenda”, pretendendo di essere intervistato da me per un giornale, a quel tempo, fortunato. Federico era visto con sospetto dai cervelli aguzzi della sinistra e da quelli moralisti di Santa Romana Chiesa. Che fare? Chiesi consiglio al “vertice”, la risposta fu secca: non dare retta ai romani, se il film avrà successo parleranno male di te alle tue spalle; se non l’avrà, ti insulteranno a viso aperto. Decisi di correre il rischio. Chiusi in una lussuosa macchina nera, Fellini incominciò: “Secondo me non sei comunista”. Risposta: “Lo sono, lo sono, altrimenti non sarei qui a intervistarti”.
Ecco quanto mi raccontò il regista, girando per Roma sino ai colli romani, sino a Fregene:

FELLINI: Per vivere bene fino in fondo bisogna emigrare, magari soltanto con la fantasia , altrimenti sei un semplice stanziale. Questa è la spina dorsale del film. A Roma il protagonista della Dolce Vita vuole vivere una sua personale via crucis tra svaghi e sesso.
ML: Purtroppo lo so…
FELLINI: Di fronte alla religione cattolica io non ho atteggiamenti particolari. Vi sono stato allevato dentro. Sono relativamente cristiano. La domenica è la giornata che preferisco. C’è un’allegria da circo. Il mio personaggio trasforma il suo soggiorno romano, all’ombra del cupolone, in una personale e volontaria via crucis. Vuole spiegarsi delle sue prerogative di “essere puro”, per perdersi sulla via del peccato. Mistero e dubbio perché resta pur sempre un provinciale in un paesaggio di carnevalesca depravazione. Perde e riconquista la morale; crede sinceramente. Questo conflitto si connota di un misterioso fascino. Roma è una città che con questo gioco, tra il bene e il male, si beffa di tutti. La morale è repressiva solo apparentemente. Per attuare questa apparente repressione tollera il peccato come un’acrobazia. Per conservarsi, il personaggio ha bisogno di compromettersi continuamente con il paganesimo, anche quando si atteggia a bacchettone. La fede, a Roma, oltre che con il paganesimo flirta con il carnale. Il mondo non ci vedrà mai chiaro; è qui il suo fascino, anche in chi, sconfitto, la detesta. Il protagonista si imbatte in questo conformismo da dolce vita; irriguardevole soltanto per i poveri di spirito, comprensiva e incoraggiante in quelli che si credono “star”. Roma è divisa in due: religione abitudinaria e paganesimo, oggetto di consumo anche per il credente. Soltanto la politica, atteggiandosi ad autorevole, offre un ulteriore aspetto grottesco.
Una scena de La Dolce Vita, di Federico FelliniPAUSA E SCAMBIO DI SORRISI

FELLINI: Ti presto le mie idee, nate dalla mia ambizione e dalla mia sconfinata vanità di riminese. Tu parla di me come dell’Innominato, senza fare mai il mio nome. Possiedo idee satiriche che vanno giù giù nell’animo umano, sino a farlo piangere. Ma tu non piangere. Sei un omuncolo dotato di molta tenerezza al punto di intervistarmi.
ML: Ma se tutti dicono che sei pieno di idee sacre?
FELLINI: Prendimi in giro; non voglio testimoniare ma soltanto capirmi. Sono refrattario alle piccole cose. Cerco da provinciale l’assalto incurante dell’avvenire…
ML: Bella frase… Sei afflitto da un languore liberty.
FELLINI: Che cosa vuoi dire?
ML: Che hai nostalgia di qualcosa di indefinito. Vivi come un ladro di ideali.
FELLINI: Ma tu non lo devi scrivere…
ML: Io non lo scriverò perché voglio ripararti dal ridicolo…
FELLINI: Cosa vuoi scrivere?
ML: Scriverò di un prestanome; prestanome di un personaggio che non sa chi sia. Noi ci stiamo ridendo, ma, secondo me, questo sei tu… e, se mi concedi, un po’ anch’io….
FELLINI: Accetto malinconicamente questa eguaglianza. Alle donne io piaccio. E tu sei compreso. Io amo le donne, soprattutto le belle; la bellezza è una prova dell’ingiustizia del mondo. Io ci sento il tanfo, già sentito nelle altre epoche. Il tanfo si procrastina. L’idea che moriremo è più crudele della morte, ma queste cose non le devi scrivere…
ML: Cosa devo scrivere allora….
FELLINI: Che sono un malato, felice di esserlo, perché la malattia mi dà la sensazione di esistere.
ML: Speranza straziante. Non mi vorrai dire che hai nostalgia dell’avvenire.
FELLINI: Lo dice anche il mio portiere.
ML: L’abbiamo tutti.
FELLINI: Ricordi Breton quando dice che l’erotismo è teatro di incitamenti e di perdizioni in cui si recitano le più profonde istanze della vita. Questo avviene anche in una portineria.
ML: Scriverò che nel film di Fellini c’è molto erotismo da portinaia…
FELLINI: Questo è vero. Da queste gocce di conversazione, dovresti trarre il racconto del mio film senza che io ti snoccioli la trama. Come in una partita a scacchi, quando avrai sistemato la scacchiera e la combinazione, dimmelo ed io incomincerò a girare…
LA CONVERSAZIONE CON FELLINI LA RIFERISCO A FLAIANO IL QUALE SOSPETTA CHE IO COVI UNA STRONCATURA IN ANTEPRIMA…
ML: Non ci penso nemmeno. Sono un apprendista; mi metto in marcia per raccontare il fallimento di un provinciale a Roma, in preda, come me, ai demoni del vuoto.
FLAIANO: Se la pensi così non resterai a lungo nella passerella del giornalismo. Qui vengono tutti quelli che si sentono pieni di contenuti, provinciali. Fellini ne ha uno solo, ma importante. Non è giunto all’età del gelo; va alla ricerca dei funerali precedenti. Con tutti i rimasugli crepuscolari mi ha riempito la testa. Tu potresti scrivere il film esentandomi dal farlo. E’ la vecchia regola. Raccontiamo l’uno agli altri i nostri ricordi invecchiati. La dolce vita è quella di un vecchio che si è preso le ferie. Alcuni la chiamano disperazione. Ti do un consiglio: se devi fare proprio un articolo inaugurarlo con questa frase di Goethe: “Nel telaio ronzante del tempo…”, fa effetto.

a cura di Franco Giannini








Questi i commenti dei lettori di SenigalliaNotizie.it :

MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 17:41:23
FLAJANO CONFIDA A M.L. UNA GRANDE VERITA': " I PROVINCIALI SI SENTONO PIENI DI CONTENUTI". ANDARE IN CITTA', IN PREDA AI DEMONI DEL VUOTO , DIVENTA ALTRA COSA. MA E' PROPRIO QUESTO IL BELLO DI ESSERE PROVINCIALI! FELLINI SAPEVA CHE IL NEGARSI DEGLI INESPERTI E' CIO' CHE LI UCCIDE ! IL PARAGONE FELLINI-LIVERANI, MESSO IN NUCE DALL' ACCORTO DOTT. FRANCO GIANNINI, CALZA A PENNELLO:"TU POTRESTPO "
MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 18:01:29
2 "TU POTRESTI SCRIVERE IL FILM ESENTANDOMI DAL FARLO". NELL' INTERVISTA DI M.L. SI TROVA IL LASCITO DI PENSIERI INCOMPARABILI, TIPO: "SONO UN MALATO, FELICE DI ESSERLO, PERCHE' LA MALATTIA MI DA' LA SENSAZIONE DI ESISTERE". E ANCORA: " LA BELLEZZA E' UNA PROVA DELLA INGIUSTIZIA DEL MONDO". POCO IMPORTA CHE MOLTE DELLE COSE CHE FELLINI GLI DISSE, FURONO ANCHE IMBASTITE DI TANTE "BUGIE". L' IMPORTANTE E' CHE FELLINI LE HA DETTE AL PUNTO DI CONFERMARGLIELO, DIVERSI ANNI DOPO. IL CHE SI
MAURIZIO SERIPA
2013-11-10 18:17:39
3 SIGNIFICA CHE LE RICORDAVA. E SE E' VERO CHE SI RICORDA SOLTANTO CIo' CHE SI RITIENE ESSERE IMPORTANTE, NULLA TOGLIE AL VALORE DELL' INTERVISTA, ANZI LO RAFFORZA. NOI LI ABBIAMO VISTI, COME IN UNA PARTITA A SCACCHI, DAVANTI A UNA SCACCHIERA, MEDITARE INSIEME L'ULTIMA ESTREMA MOSSA PER RECUPERARE O PERDERE DEFINITIVAMENTE IL RAPPORTO CON LA REALTA'.

martedì 26 marzo 2013

Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n° 21: Maurizio Liverani

Maurizio Liverani
Adottato da Senigallia, celeberrimo, forse al più un po' schivo... 

Ad accompagnarmi in questo incontro, un altro “mio” volto e nome celebre : Ermanno Tarli, che, amico di Liverani, si è adoperato perché potessi conoscerlo ed apprezzarne le sue qualità di giornalista. Me lo aveva decantato più volte con parole che ritenevo dettate, in verità, più dalla sua immensa affettuosa amicizia, tanto che come un San Tommaso ero andato a documentarmi in rete anche per prepararmi un po’ a questo incontro.

La navigazione non è stata delle più facili, ma alla fine trovare il suo sito e leggere il suo Curriculum Vitae, mi ha procurato come una specie di blocco, facendomi per un momento sorgere il dubbio se declinare l’invito.
Ermanno, non aveva infatti esagerato, quando mi diceva: ”… vedrai che personaggio, un uomo di cultura…”. Effettivamente il solo abito di “giornalista”, scorrendo il suo Palmares, ho notato subito quanto gli andava stretto, molto stretto! Oramai però non potevo far macchina indietro, perché sarei apparso, oltre che persona impreparata, quale poi effettivamente sono, a dialogare con un personaggio di tale calibro, anche quella di imperdonabile individuo ineducato.
Ad accoglierci una gentilissima padrona di casa. Ho appreso poi, anch’ella un’eccellenza del mondo della cultura, più precisamente nel campo artistico dell’immagine ed ancor più dettagliatamente nel linguaggio-immagine : la Sig.ra Chiara Diamantini.
Finalmente dopo i soliti preamboli da persone civili, ho avuto il piacere di conoscere Maurizio Liverani. Già alla prima stretta di mano, mi sono sentito più a mio agio. Non certo per merito mio, ma perché appena ho fatto accenno ad un mio timoroso “Dottor Liverani…”, ho ascoltato la sua sincera e sorridente controfferta: ”ma che dottore e dottore, diamoci del tu…”.
Un onore che invece di sciogliermi dal mio imbarazzo, mi ha raggelato ulteriormente, ma lui non se n’è accorto o quanto meno ha finto, perché da questo momento Liverani si è tramutato, per circa due ore, in un “fiume” in piena.
Diciamo che il nostro colloquio nasce non dall’inizio, bensì dalla fine delle sue esperienze lavorative: la pubblicazione dei suoi libri che è iniziata pochi anni fa, quando ha conosciuto la sua “musa” letteraria nella curatrice delle sue opere, colei che ha scritto le prefazioni : Barbara Soffici. E’ così che parlando di queste sue opere mi fa dono di due volumi che sono sul tavolo di lavoro del salotto: ”Disamore” e “Le fuggevoli nuvole del divismo si dissolvono con Audrey”.
Senza attendere una mia domanda, comincia a raccontare: ”Senza l’incontro con questa Barbara Soffici che sa usare internet in maniera straordinaria, non ci sarebbe stata questa pubblicazione di “Disamore” che era stato pubblicato, ma non distribuito per il fallimento dell’editore. Quindi sono rimasto con casse di questi libri… poi si sa gli editori come sono, tu gli mandi i tuoi scritti e loro neppure ti rispondono. Fino a che un giorno non incontro questa Barbara che mi dice io ho letto una tua cosa bellissima… e così poi lei ha trovato il modo di ristamparlo attraverso internet”.
E continua con il raccontandomi come essendosi occupato per tantissimi anni di cinema, sia come critico che come inviato per “Tempo Illustrato”, “Settimana Incom”, aveva tutta una serie di ritratti di attori che oggi solo lui può conoscere per via dell’età e così dicendo fa l’elenco di quelli che ha conosciuto: Richard Burton, Liz Taylor, Tatì, Fellini… e qui quasi che parlasse dell’inquilino della porta accanto aggiunge: ”la mia amicizia con Fellini, sa, sono stato il primo ad intervistarlo…” Si ferma un attimo e su suggerimento di Ermanno comincia a raccontarmi i retroscena de “I Vitelloni”.
“Lui voleva fare questo film però siccome era un’epoca in cui da una parte si voleva i film realistici che guardassero la società, dall’altra parte c’era il moralismo dei cattolici, quindi c’era una specie di congiura contro questo film che praticamente da alcuni veniva considerato che usciva dai canoni di un realismo socialista e dall’altro dai canoni di un moralismo cattolico, Ed invece è attualissimo anche oggi. Poi un film non è che deve aderire a certe ideologie, devi sostenere qualsiasi cosa purché sia bello. Se è bello puoi anche non condividere. Insomma posso andarlo a vedere, ma non ne voglio sentir parlare. Chaplin, quando io l’ho incontrato (e così dicendo ci mostra la foto di lui tra Chaplin e la moglie Oona O’Neill) l’intervista con lui è stata una cosa inusuale perché mi diceva – se io avessi Cinecittà chissà quanti film potrei fare – e poi parlava sempre di soldi e di donne. Non voleva sapere nient’altro.”
E così parlando di Chaplin collega il discorso ad un fatto recente: “… quando ho sentito quel candidato della Cancelleria Tedesca che ha detto che noi abbiamo due clown (Grillo e Berlusconi), noi non dimentichiamo che l’umanità è stata guidata spesso da dei clown. Hitler, Mussolini, Stalin stesso era un clown, più clown di Napoleone che prende la corona e se la mette in testa da solo, che prende la Gioconda e se la mette nella stanza da letto… Ma perché Grillo ha successo, uno che si presenta e dice “Arrendetevi” ad una classe politica che ha rovinato il Paese, però lo fa da clown, tu gli credi, perché il paradosso diviene credibile. Il nostro è un paese che quando mai è stato mai unito… un Paese che è la patria dei clown, dai preti ai grandi intellettuali. Io ti posso dire dire che tutti quelli che ho conosciuto, facevano ridere in Parlamento, infatti Flaiano mi diceva – a De Gasperi gli puoi dar credito perché è un cattolico, ma non democristiano, perché se uno dice che è democristiano vuol dire che è un imbroglione, invece dice che è cattolico ed allora va bene. Ma a suo modo anche lui era un bugiardo perché faceva parte del Parlamento che approvò la fucilazione di Cesare Battisti…-”
E continua a raccontare senza fermarsi mai passando da fatti di carattere nazionale, per andare magari a ricordi locali sulle famiglie più altolocate di Senigallia dei tempi passati. Rievocando episodi di vita cittadina gli torna alla memoria un altro aneddoto quando: ”Zazzarini e Mussolini erano seduti qui davanti al Centrale. Mussolini era venuto a Senigallia per radunare un po’ di adepti da portare alla Marcia su Roma, se non ché mio zio passa di lì e Zazzarini gli fa – vieni qui che ti voglio presentare Mussolini –, ma no sai voglio andare al mare, non mi interessa – era l’agosto del 22 e nel settembre facevano la Marcia su Roma. Ma poi mio zio fece carriera (ministro delle comunicazioni della Repubblica di Salò e venne fucilato – NdR) e ricordo quando mi portò a Salò per farmi conoscere Mussolini, erano allora gli ultimi giorni, ed andammo. Ricordo che c’era una lunga tavolata e lui stava da una parte con già scolpito in faccia questo presentimento della fine. Ad un certo momento, ricordo, che mio zio mi disse – vieni che ti presento Mussolini – e rivolto a lui tutto un pezzo – Duce ti presento mio nipote Maurizio – ed allora Mussolini gli rispose – bel nome di anarchico! – Perché quella volta i fascisti erano anarchici. Poi quando presi la cittadinanza qui a Senigallia, venne fuori Maurizio Benito Liverani, – e ridendo ci dice – pensa se prevaleva il Benito”.
Mentre stiamo piacevolmente conversando ecco che arriva, ad hoc, la giovane Signora Barbara Soffici che Liverani, non tralascia cortesemente di presentarmi: “Questa signora è quella che ha praticamente scoperto la mia possibilità di esprimermi, una musa e non solo, ma è una specie di editrice, una scopritrice di talenti… oggi siamo arrivati a questo terzo libro che è da prima di Natale che ci stiamo lavorando.”
E sempre parlando si riprende il discorso su Fellini e racconta come dei primi tempi ed i rapporti amichevoli che aveva con Aldo Fabrizi che lo prendeva sempre in giro, a volte trattandolo anche un po’ male. Il primo sempre compassato e pensieroso e l’altro allegro, pacioccone, che borbottando e riprendendolo per il suo aspetto serioso lo costringeva coinvolgendolo in amichevoli quanto abbondanti spaghettate.
Ermanno trovandoci a parlare di Fellini, gli chiede se rispondessero a verità, le dicerie di un Federico un po’ bugiardo e che “prendesse” qualche idea dagli altri. “Beh lui deve tutto a Flaiano – risponde Liverani – anche perchè i famosi Vitelloni, non erano i perdigiorno di Rimini, ma erano i perdigiorno di Pescara, perchè è a Pescara che li chiamano Vitelloni, come pure i paparazzi che sono dei granchietti che al mattino andavano invadendo e disturbavano le passeggiate sul lungomare di Rimini. Io del resto questa storia l’ho spiegata diverse volte, ma la gente continua a pensare che i Vitelloni erano di Rimini… E devo aggiungere anche che contrariamente a quanto si crede, a Rimini non è che vedessero di buon occhio Fellini e questo fino alla sua morte! Non era in sintonia con la mentalità politica del posto e poi per il fatto che collaborava anche con Flaiano che non tralasciava battute ironiche nei confronti dei comunisti.”
E così parlando racconta anche della morte di Flaiano, del suo arrivo all’ospedale immediatamente dopo che era morto e della sua celebre frase in punto di morte che disse alla moglie: “Come sono contento”, frase di cui Maurizio Costanzo invece si appropriò con il dire, pur non essendo vero, di averla raccolta lui, in punto di morte e non la moglie. Un individuo, che da quel che posso intuire, anche per questi comportamenti, Liverani, non è che nutra gran simpatia.
Maurizio Liverani e Chiara Diamantini
Maurizio con la Sig.ra Chiara Diamantini
La discussione cade anche, e così non poteva che essere, sul degrado della nostra politica attuale, sul M5S, su Berlusconi e viste le sue innumerevoli argomentazioni sul personaggio, mi porta ad esclamare: “Ma conosce, ha conosciuto anche lui?”
“Sì lo conosco. E’ una persona generosissima. Pensi che se va a Murano, in una delle vetrerie, gli raccontano questa che non è una storia è verità. Era una annata che non avevano ordinazioni e lui, venutolo a sapere, dal momento che era Presidente del Consiglio, ha pensato che dal momento che doveva fare dei regali ai capi di stato, allora ha ordinato alla ditta in questione, vasi, lampadari ecc. fornendo lavoro a questi operai per un anno. Neppure dirlo se lei va lì c’è un 100% di berlusconiani perchè convinti che lui gli ha salvato la vita. Poi ha indubbiamente ha altri fattori meno positivi e comunque si è circondato da gente che lo ha rovinato. Una delle sue pecche è che non conosce ad esempio il materialismo dei comunisti. Il loro fine giustifica i mezzi.”
Ed è così che continuando a parlare, mi racconta che la sua mamma di era una personalità artistica di Senigallia in quanto affermata cantante lirica, un soprano di nome e di successo che ebbe modo di recitare anche nel nostro allora bellissimo teatro “La Fenice” del tempo. E sottolinea come non abbia mai avuto il coraggio di dirle quale mostruosità fosse stata poi ricostruita sulle rovine del tempo.
Ritornando alla sua vita di giornalista, mi permetto di rammentare la sua medaglia d’oro del giornalismo, sentendomi rispondere con modestia e non certo con la falsa: “Sono quelle cose che si conquistano, più che per merito, con l’età!”. Azzardo allora a chiedergli, come sia riuscito ad entrare nelle redazioni di tantissimi giornali, partendo dai sinistroidi di Paese Sera, per arrivare al Borghese, che era di corrente nettamente contraria. Anche qui mi dice che è solo il frutto di un lavoro maturato in quarant’anni di servizio, quando nei giornali invece basterebbe starcene 15 e l’unica cosa di cui si può vantare è che non si è mai asservito alle redazioni per cui nessuno è stato mai disposto a raccomandarlo e quindi è stato sempre e solo richiesto.
Ed è Ermanno, che lo conosce bene, che con il suo vocione da fuori campo, gli rammenta l’epoca della gavetta di quando dormiva dentro una vasca da bagno e si scambiava tale giaciglio con i colleghi turnisti montanti o smontanti.
Sollecitato nei ricordi mi rivela anche come ai fatti dell’Ungheria, allora era a Paese Sera ed era titolare della terza pagina, ingenuamente manifestò il suo rincrescimento per la cosa, che non piacque a Pajetta che immediatamente gli telefonò per dirgli di occuparsi di cinema e lui libero come si è sempre sentito, prese e se ne andò. Si definisce, in questa occasione, come un povero ingenuo, perchè tutti poi quelli che invece rimasero, i Gad Lerner, i Santoro ed altri hanno fatto la strada che hanno fatto.
Parlando di questo si lambiscono anche ricordi sportivi e si finisce con il parlare di sport, di calcio, di Juve, e chi mi tira fuori? Carosio, il Radiocronista, l’uomo che è passato alla storia per quel famoso “Quasi rete”. E dove si poteva trovare Liverani in quell’occasione, in quel preciso momento, se non alle spalle di Carosio. Ricorda allora che la postazione del radiocronista era dietro le righe che delimitavano il campo. Ma il bello è che non ti dice io ero lì o meglio ancora io conoscevo Tizio o Caio, ma semplicemente ti spiega i fatti che si svolsero e magari vi aggiunge allora un “gli ho detto”, o “ci siamo detti” pronunciati quasi sovrappensiero.
La stessa semplicità che usa quando mi narra di Mario Tedeschi direttore de “Il Borghese”, un giornale anarchico di destra, che lo volle con lui, quando uscì il suo film “Sai cosa faceva Stalin alle donne” presentato al XXX Festival di Venezia-Sezione Informativa. E parlandomi di questa assunzione mi racconta della telefonata, appunto di Tedeschi a cui fa seguito la successiva conoscenza con Almirante e l’assunzione al giornale. Fa presente a Tedeschi che non ritenendosi nè uomo di destra nè di sinistra scriverà sotto il pseudonimo di Ivanovic Koba, che per lungo tempo i lettori credettero che fosse un giornalista iugoslavo che scriveva in italiano.
Ma concatenato a quell’aneddoto fa seguito questo di quando scriveva con un altro pseudonimo, Mauro Lirani, su Paese Sera. Questa la sua riassunta spiegazione. Semplicemente per poter scrivere, dietro invito di Pallavicini, il direttore di “Settimana Incom”, anche su questo giornale oltre che su Paese Sera. E sempre legato al discorso Mauro Lirani, ridendo ricorda come nessuno ne sapeva nulla, ma una volta arrivato a Senigallia, questo risultò come il segreto di Pulcinella, lo sapevano tutti.
Potrei e vorrei dilungarmi ancora narrando tutti gli aneddoti, le storie, le verità ascoltate, però per la sola etica del rispetto che conosco, quella del buon senso, non certo quella del giornalista che non conosco non essendelo, non posso per due motivi: uno l’ironia di Maurizio Liverani, che io invece non possiedo, e l’altra, perchè quello che qui non racconto è contenuto tutto dentro il suo ultimo lavoro.
Anticipo solo il fatto, per invogliarvene alla lettura, di quando sedicenne, iscritto al PCI, partì partigiano e la mamma lo volle mandare in montagna non con la maglietta di lana, ma vestito con un Principe di Galles. O ancora il più esilarante incontro, a Venezia, per una specie di armistizio tra un ufficiale tedesco ed uno inglese, in cui lui faceva da terzo incomodo, mentre i due ufficiali, un colpo di fulmine, incontrandosi mettevano le prime basi alle “unioni di fatto”. Non una storiella, ma la pura verità.
Questi i primi tre libri già in vendita, mentre il quarto a cui facevo appunto riferimento sta per uscire, se non già uscito al momento di andare in pubblicazione. Comunque libri da non perdere per le verità narrate con la chiave ironica che è da sempre appartenuta a Maurizio Liverani.

Franco Giannini
Franco Giannini
Pubblicato Domenica 24 marzo, 2013 su Senigallia Notizie.it 
 
 
Questi i commenti dei lettori di Senigallia Notizie.it :
 
e39
2013-03-24 23:27:21
Complimenti Sig. Franco, conosco personalmente il Dott. Maurizio Liverani ed ho sempre ammirato la sua modestia nonostante i tanti riconoscimenti ottenuti a livello nazionale. La nostra amministrazione comunale mai si è curata di riconoscere le sue svariate eccellenze, forse perché non si è mai riconosciuto nell'appartenenza politica che ci ha sempre governato Senigallia. Spero che quanto prima gli vengano dati i dovuti onori.
giuseppe di mauro
2013-03-25 10:44:24
Caro Maurizio,data l'Amicizia che ci lega,sapevo già un pò tutto,ma se se Tu non sapevi come sei, ora lo sai...a Te Chiara e Barbara un caro e affettuoso saluto e i miei sinceri complimenti al signor Franco Giannini...Beppe