lunedì 14 luglio 2008

RICORDI DI UN EMIGRATO SENIGALLIESE D.O.C.


di Dario Petrolati


Laggiù.
Col cuore, coi pensieri, con gli amici.
Quelli rimasti, quanti perduti non so, forse i più.
Ma ci sono amici nuovi, non sono ragazzi come quelli di una volta, che non tornano più, sono persone civili che hanno la nostra età.
Quella che chiamano seconda, terza, eppoi via via.
Ecco quegli amici non so come chiamarli, chè il rapporto è diverso da quello che si aveva da ragazzi quando si scherzava futilmente ed anche senza dirlo ci si sentiva co-padroni del mondo.
Gare di lettura, scoperte sciocche , logiche senza titolo, chè nè i giornali o la radio menzionavano; era un mondo fatto anche dei riassunti della pessima Selezione americana, quella rivistina quasi tascabile, costava poco e voleva civilizzarci ad ogni costo in modo subdolo, farci desiderare l' America e temere la Russia, l' inferno, il peccato, la miseria voluta dalla violenza della mente malata dei cattivi.
Roba, cose e appuntamenti in vie senza asfalto, con poche lampade rossicce che si perdevano tra foglie di stentati alberi, forse piantati per caso, nomi di vie scritti su cartelli provvisori di legno o cosa povera, le lastre di marmo, quei veri spocchiosi, fatti studiare apposta da architetti, sarebbero venuti molto molto più tardi, quando io ormai non c'ero più.
Me ne ero andato, non fuggito, bensì dovuto andare, per trovare lavoro chè non si poteva mangiare in quattro, anche arrangiandosi coi miracoli che faceva mia madre, dividendo il salario di mio padre unica entrata e non sempre certa.
Eppure quella terra, anche con signori, non tutti erano poveri , anzi col turismo ed il piccolo commercio c' era una classe intermedia, una certa borghesia che pareva abitasse tutta per il Corso.
Allora presi il treno una seconda volta ed invece che Milano mi diressi a Napoli. E lì che si sentiva ancora l' humus del popolo vero, fatto di trasgressioni, sesso per strada e le " americane " vendute nei bassi , c' erano banchetti sgangherati ma colmi di pacchetti che sparivano e comparivano al segno convenuto silenzioso di quando arrivava la "finanza", una divisa.
Seggiole grandi e piccole sparse pei bassi, dove manco le bici trovavano posto,e lunghi capelli neri e misteriosi ch' erano anche la ricchezza fascinosa delle ragazze stupende dalla bocca i seni le gambe ,come appena rubate dalla " Pelle" di Malaparte. http://www.italialibri.net/autori/malapartec.html
Gira, guarda, assorbi sempre a bocca aperta, udire la cantata dei giorni dispari e dei giorni pari, incrociando cocchi neri e maestosi coi pennacchi neri che scendevano dal Cimitero Monumentale quasi scivolando, il carro vuoto e tutto pareva carnevale tra una sceneggiata e l'altra, vera, supposta.
E' stato il palcoscenico della vita venduta per niente, mentre sfuggiva pure bellissima, dove sarà ora non so, Marcella Ruffini http://www.sunelweb.net/modules/film/attori.php?id=3931 che coi suoi fianchi mezzo scoperti ballava col disco dietro di Belafonte e dava la certezza di trovarsi ai tropici, senza sapere perchè o per come.
Pure il ricordo della strada polverosa, pochi chilometri a piedi, che porta da Senigallia su alle Grazie sempre dietro mi sono portato, come se fosse un giuramento, un impegno da onorare.
Mirare la piccola buia chiesetta, lassù, dove anche qualche matrimonio di stranieri snob ho visto celebrare.
Non fa effetto triste anche se confina con l' enorme cimitero, separato da mura e cipressi, chè accanto piccolo e pare anche dimenticato c' è quello ebraico.
E quante volte sono stato a leggere cognomi e nomi sulle spezzate lapidi poggiate quasi , a terra.
Ho dedotto quello di Vittorio Calef, dei Morpurgo, Terni e sempre quasi identici ovunque, da Ferrara a Senigallia, pochi cognomi ma con la storia dietro, gente che ha vissuto in mezzo a noi, con la legge religiosa che tutti sempre li legava. Come quando in Sinagoga si chiudevano e pregavano, in quel vicolo vicino alla Piazza del mercato settimanale.
Li ebbi per vicini di casa, per amici, ma ho sempre sentito che avevano da ubbidire ed in silenzio digiunare e pregare , tutto e sempre come se il tempo si fosse fermato a mille e mille anni fa.
Io laggiù dovrò tornare per rivedere cercare e sentire aria delle origini che sempre come l' ombra amica in una giornata troppo assolata mi porto accanto.
Ovunque, forse per quiete, destino, cercato di certo sempre.

domenica 13 luglio 2008

SUONA IL TELEFONO




di Franco Giannini



Sono da pochi minuti passate le 20, e come gran parte delle famiglie si è riuniti intavola per il consueto desinare. Si ascolta e guarda la TV che trasmette la consueta lista di notizie, che faresti a meno di ascoltare ma che devi farlo per non essere tagliato fuori dalle realtà che il mondo ci propina. Ci si discute sopra, ci si arrabbia, ed intanto i fotogrammi si susseguono, i commentatori si alternano, dal sangue delle guerre lontane, in cui noi italiani partecipiamo con strumenti di guerra, ma senza colpo sparare, solo per portare li pace, reimportando, a volte, eroi avvolti in bandiere, e si passa con disinvoltura, alle altre notizie interne.

Il giornalista ha per sfondo Montecitorio, solite facce, soliti sguardi puntati sulla telecamera come suggeriscono i pubblicitari, che conoscono le regole d' immagine, ma non quelle dell' educazione, che una volta consigliava-obbligava di guardare negli occhi la persona con cui si parlava.

Ma l' educazione da un pò di tempo a questa parte è andata a farsi benedire, soprattutto a Montecitorio.

Ho la sensazione che se mandassero in onda tutti i giorni le stesse interviste, nessuno se ne accorgerebbe, stesse facce, stesse domande, stessi commenti : Quelle di questi giorni riguardano i vari LODI (che non è la città), che sembra oltretutto termine abusato ed inesatto almeno per quanto viene riportato da chi di vocaboli s' intende http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4587&ctg_id=93 . Ma sono quei termini che i nostri "parrucconi" rispolverano proprio nella speranza che il popolo comprenda sempre meno. Io sto incominciando ad imbufalirmi non tanto per quello che escogitano per la salvaguardia dei loro fondo schiena, bensì perchè ci vogliono far passare anche per scemi, volendo far crederci che queste leggi, sono state formulate appositamente per tutelare la "privacy" del cittadino. Lo stesso dicasi per le intercettazioni. A me della mia privacy non me ne può fregar di meno, perchè sono una persona pulita e come me altri 59 milioni di Italiani. Fanno eccezione quei pochi che la vogliono, perchè hanno qualche cosa da nascondere: "Male non fare, paura non avere" ci insegnavano i nostri vecchi.

Mentre sono assillato e sto discutendo a tavola in famiglia di questo, ecco che suona il telefono.

Dei componenti famigliari, dopo un immediato giro di sguardi a chiederci di chi va a rispondere ?,mi vedo come capofamiglia a doverlo fare io.

"Sono Claudia (un nome a caso), vorrei parlare con il Sig. Giannini è lei ?". Confermo, dopo di che come un torrente in piena, inizia a sciorinare il perchè della telefonata, per conto di chi la fa, che cosa offre, i vantaggi che avrò. L' interrompo educatamente, dicendole che stiamo perdendo tempo in due, perchè la cosa non mi interessa. "Ma come ? Non le interessa spendere di meno ?" "No gentile signorina non mi interessa spendere di meno, ma soprattutto non sento la necessità di essere preso in giro e ritengo ancora di possedere l' opportunità di esprimere il mio pensiero...o no ?". Un click mi indica che ha riattaccato. Due di queste telefonate in tre giorni

Giorni fa ho ricevuto la solita fattura Enel con l' importo da pagare. Dopo un paio di giorni ,ricevo un' altra busta sempre spedita da un' Enel facente capo ad un altro "Gruppo" che non so meglio spiegare, perchè ho gettato via tutta quella cartaccia, che mi proponeva, dietro la firma di un impegno contrattuale di due anni, di abbandonare il vecchio servizio Enel, condizioni più vantaggiose anche per la fornitura di Gas Metano. Ma come per i telefoni, i carburanti, la luce, il gas, questi importi sono inconfrontabili tra le mille offerte che fanno, tutte diverse da operatore operatore ma poi alla fin fine guardando bene le cifre del risparmio sono sull' ordine dello 0 virgola, seguito da altri due zeri. Il gioco non vale la candela. Inoltre c' è sempre l' imposizione capestro per chi lo sottoscrive.

Poi francamente l' Enel che fa concorrenza all' Enel mi puzza come i rifiuti campani, malgrado la distanza.

Allora mi chiedo perchè quei qualcuno pensano solo al LODO (quello proprio) e non pensa alla mia privacy, questa privacy del rispetto del non disturbare SEMPRE e specialmente nelle ore di pranzo e cena, in modo ossessivo ed a volte anche ineducato. Doveva esserci o no qualcuno che tutelasse i cittadini nella loro privacy. Viene da chiedersi allora, che cosa faccia la persona preposta ("Authority" ? ma quale autorità se non fa o non può far nulla?) o dove sia finito, come occupi le sue giornate di lavoro (quale ??). Ecco del lavoro per Brunetta, potrebbe trovare o un fannullone o qualcuno inutile, che non crea un servizio, ma che con la sua inutilità provoca solo uno dei tanti sprechi per l' Amministrazione Italiana.

A proposito di persone inutili...ma che fine a fatto anche il "Controllore dei Prezzi".

Gli unici controllori che servivano veramente, sono quelli tolti dai BUS, beh, quelli sono stati tolti perchè risultavano una spesa inutile, gli amministratori si lamentano di questo danno...e gli italiani si sono riscoperti "portoghesi".

Ed i nostri Politici, i giornalisti, gli opinionisti (altra casta privilegiata esperti in tuttologia), cosa fanno se non tutti a parlare di Lodo....saranno lodati quando la smetteranno per parlare di questioni economiche che sono le uniche che i cittadini attendono come priorità e che invece loro non "rispolverano" perchè non sanno come risolverle.

I CIGNI DEL PIOVEGO


di Dario Petrolati


Stamattina Maurizio (il giornalaio) è chiuso.
Per turno, la domenica, oggi, la riserva alla sua piccola famiglia.
E' la moglie colombiana, ed ancora con difficoltà si esprime in italiano.
Ossigenata e ben piantata, solleva pacchi di giornali senza sforzo, li passa a Maurizio che li divide con sveltezza e piega a mucchi a seconda delle testate. Son così tanti i prodotti che gli edicolanti debbono esporre, altrimenti se non mettono i mucchietti della Panini, il fornitore per la piazza di Padova non da il Corsera o altra stampa, insomma giochetti luccicanti per bambini sono vincolati a ricettari da cucina e mille altri gadget che coprono allegramente la storica edicola di Piazzale Mazzini.
Maurizio da persona colta, da spazio ai tanti libri scontati, specie la serie nuova o fondi di magazzino, come i Meridiani, che vanno a ruba, ed è vero che quei giorni stabiliti la gente che legge si mette in fila.
Allora stamattina, dopo la Wiennese (bar-pasticceria), ho fatto un passeggiata sino a Ponte Molino, appena qualche metro oltre, poi a sinistra: trovi l' edicola alternativa a Maurizio, incassata sotto l' Arco , tra mura medioevali hanno ricavato una sicura vendita esposizione di stampa. La gestisce un ragazzo col sorriso stampato, visto che non c' è nessuno in giro, sapendomi di laggiù-marchigiano s' intende- mi ha chiesto notizie di Ancona, del Conero, eppoi giù sino ad Ascoli con dovizia di particolari mi ricordava la Piazza ove il Meletti accoglie la bella borghesia della provincia.
E voleva cortesemente sapere e dirmi di quando fece servizio a San Benedetto, era militare, durante le elezioni, in un seggio.
Mi parlava con entusiasmo della mia gente e dei posti che di corsa in pochi giorni aveva scorso come in una zoomata ed anche vagamente mi parlava della "Stanza del figlio " di Moretti del porto giù alla Stazione Marittima, ove fu girata una scena straziante, rumorosa e dolorosa, era l' addio espresso dai due coniugi impossibilitati ormai a vivere assieme, dopo la morte dell' unico figlio.
E ritornammo alla Bora, che parte da Trieste e finisce a S. Benedetto , le palme del lungomare, la cortesia quasi ridicola della gente marchigiana, non servile come appare quassù, ma semplice buona come tra parenti.
Ma io volevo sapere dal ragazzo sorridente, curioso disposto a chiarire per cultura reciproca, del piccolo fiume o rivo che passa lento , stagna quasi, sotto Ponte Molino, sempre trasparente coi cigni che beccano l'acqua e succhiano le lunghe pulitissime erbe che sembran capelli di natura vergine e verde, una dea mitologica che passa sempre da queste parti ed arriva piano piano all' Adriatico dopo tanto camminare tra paesi e campi silenziosi ampi piatti senza colline come giù da noi.
Beh. mi ha detto il ragazzo, il nome completo del fiume è Piovego, ma questo pezzo imbrigliato che poi passa anche per la zona industriale, allargandosi e quasi si ferma, è il Tronco Maestro, l' asse principale del fiume che cinge Padova appena fuori le mura. La protegge , pare e sempre storicamente è provato, allagasse la città nei punti meno protetti: onde Padova città d' acque. Ma i patavini seppur piangenti sempre come nel parlar sfruttarono tutta l' acqua per far girare le ruote dei Mulini per fabbricar farine e macinare pietre sino a renderle polvere per utilizzarle in costruzioni e se uno si gira o guarda in alto vede sto bianco dappertutto, quella pietra dura di colori vari e quella istriana, dalmata rossiccia , tutto adoperato per edificare aggiustare ornare le troppe chiese chè molte sono solo vuote ormai, solo per turisti o trovare ristoro quando fuori c' è troppo caldo ed allora tutti pii ci si chiude nel buio della casa del Signore.
Sempre il ragazzo, mi fece vedere la Torre attaccata quasi sempre lungo le mura ove Galileo speculava il cielo e scopriva e vedeva verità che poi fu costretto a negare per ordine del papa, i mozzi ove sono incollate maldestramente lapidi che irridono ad Ezzelino da Romano, non era credente, antipapa come il nostro Jesino Federico, tutta na fede sto popolo dalla parlata fiacca eppure ha sempre odorato-venerato il luccicar ed il contare soldi.
Dietro ad ogni espressione in lingua pura il ragazzo non pareva certo un discendente del Ruzante, si sentiva dalla sete delle domande e risposte che faceva.
Confrontammo la stupenda Piazza di Ascoli , Piazza del Popolo,rinascimentale che io vissi anche in un carnevale notturno, quando rimasi imbottigliato tra la folla molti anni fa, con l' altra piazza che sempre a mente mi viene per reciproco confronto quella di Vigevano, spezzata a metà, invasa dal Castello di Lodovico il Moro enorme mastodontico e nero come la pelle del condottiero. E forse mi sembra più minacciosa e colma di storia quella della città dello sfortunato affascinante Lucio Mastronardi che mai scorderò.
Entrambi avevamo voglia di scambiarci opinioni e rinfrescare quanto di bello o misterioso ci attornia mentre durante la giornata badiamo ad avvenimenti di nessuna importanza, solo impellenti per tirare avanti, giorni che servono a scrivere sul calendario da muro le scadenze delle bollette sempre più onerose e frequenti.
Va bene così, allora, anche se non mi va per niente.
Che faccio?, pago la Repubblica , ci salutiamo e prima di richiudermi in ufficio, passo di nuovo alla Wiennese, sono un vizioso.

sabato 12 luglio 2008

IL PIACERE DI UNA RINUNCIA




di Dario Petrolati

Ora c' è il terzo anello che mi accompagna.
Dalla piccola radiolina poggiata in equilibrio precario sulla mia scrivania vengon le note terribilmente celestiali Paradiso-Inferno dell' Agnus Dei sorrette ubbidienti in fila dal mago Riccardo Muti. Avendo la finestra aperta entra la nebbia dal sapore notturno, nebbia zuppa come quella lucida bagnata che appare sulle groppe dei cavalli dopo corse-gare al Campo di Siena, che vidi con orrore, quando sbavavano nervosi ed irritati, per le dolorose frustate che anche Aceto senza delicatezza, ma con furore, spargeva generoso sulle groppe dei puledri e la gente gridava, feroce gridava tutta eccitata, come ai tempi antichi dentro le arene sopra i gladiatori.
E chiudo la camicia rosa ch' era sbottonata, tutto il sudare mi si attacca come se fossi il muro del Maldura ove poco fa, scorsi attaccare, simili ai tatzebao bianchi, enormi annunci per i neo-dottori, parole scritte a mano e tette disegnate per le ragazze, che oggi rideranno, grideranno, faranno festa, non sapendo volutamente, che tra poco ci sarà l' ingresso nella gara della vita, a lame lucide per guadagnare, ed anche i saluti e le amicizie che parevano immortali-eterne spariranno nell' interesse dell' agro capitale.
Più tardi, se verrà il sole, pare non abbia voglia oggi, saliranno a piedi scalzi sulle panchine e bagnati dagli schizzi di vino allegro, canteranno i cori di canzonacce, sempre quelle da chissà quando, forse c' era già il Marchesi, od anche prima davanti al Pedrocchi, in dialetto quasi ruzantino, poche parole, e più pesanti l' espressioni saranno, tanto allora si crederanno spiritosi.
Giorni di matricole, spensieratezza breve , qualcuno che si ferma e tira diritto negando assenso all' allegra rapida gioventù.
Questo è un mondo reale che dura poco, permesso ancora, rubato agli ultimi giorni dei sogni, progetti, ambizioni per il futuro che nessuno sa , ma sente il proprio più generoso dell' altro vicino.
E ieri sera, dopo tanto programmare, telefonate a Bassano e fissate l' ore, chiusa la porta a chiave mi sento due mani dietro la schiena ed una voce scordata quasi, che ride piano e grida educata come in preghiera, dicendo: "Ciao".
Non ricordavo più quasi il timbro della giovane voce, eppure sana -amica, di scatto mi giro e vedo Anna.
Nel cortile, ormai è tardi, è a piedi e non indossa ancora le vesti di suora, "fortuna" rapido penso. "Ciao" , ripete e sorride dietro ai leggerissimi occhiali da lettura perenne.
Anna, ma da dove vieni, così improvvisa inaspettata con le calze bianche e sottili ed un vestito spezzato leggerissimo tra l'azzurro ed il grigio, come quando venisti a salutarmi l' ultima volta prima di partire per il Campo Scuola su a Firenze, ove tra colleghe, tutte più grandi e molti bambini passi la tua giovane età, votata agli altri.
Ma non è tempo di malinconia, Anna suorina laica, appena 33 anni ora da Pizzo Calabro, niente lacrime nascoste e questa volta il fiorellino bianco che dimenticai allora quando partisti avrai e subito, ma fresco e bianco come i tuoi pensieri le preghiere doppie e brevi per me che sai non credente, ma tu che bella pure sei tenti di salvarmi ed io ti lascio credere che quasi stai spostando la mia perduta fede verso un limbo che tu conosci.
Quante volte ti sei raccomandata l' acqua nel bicchiere per il fiore dimenticato che nella tua mente avrei dovuto porgerti mentre ci abbracciavamo prima che partissi.
Il fiore, il fiore e l'acqua sempre da più di un anno continui a dirmi e di guardare il Cupolone per te con occhi rispettosi.
Il Cupolone, lo sai ragazza è la Basilica accanto, il Carmine superbo ramato, ove preghiere sveltissime dicevi sempre la mattina, dopo aver studiato, approfondito Camus e Sartre, chè nonostante già laureata portavi coraggiosamente avanti la tua battaglia esistenziale iniziata da bambina mentre tua madre, cattiva, in profonde depressioni e lunghe e pesanti si chiudeva laggiù a Pizzo per ogni tuo traguardo superato sempre con entusiasmo, ragazza di Calabria.
E nell' abbraccio stretto di ieri sera, stretto come si stringe una donna viva e giovane, vergine e timorosa anche di perdersi tra singhiozzi negati per non peccare, ho sentito il seno racchiuso sotto la veste ed il timore reciproco di rompere un giuramento, come se poi abbandonata e turbata già cosa e dove saresti potuta finire.
Le colleghe sotto i portici, ove avevi la tua cameretta, serbano rancore e non capiscono, gelose, provano fastidio per il tuo splendido sorriso ed il continuo rumoroso chiasso che fai quando passi chè ti porti dietro idee e pensieri a loro sconosciuti, estranei, non bigotti.
Allora un giorno è arrivato l' ordine per il tuo trasferimento, non si può sempre sorridere al prossimo, a testa china, penosa avresti dovuto procedere ed allora per umiliarti, punirti lassù in Toscana ti hanno spedito, sperando di renderti più cupa come quando loro passano di corsa attraversando Piazzale Mazzini.
Hai ubbidito e so, attraverso i tuoi scritti che adempi e curi la tua missione con onore ed intelligenza rara.
Che ci siamo detti, dopo l'attimo dell' improvviso incontro, quali parole bene non ricordo.
Io ti ho guardato, rimirato, quasi piangevo per la contentezza e la paura nervosa improvvisa, tu parlavi sempre velocissima.
Di cosa Anna, di cosa, non di preghiere, non di madonne, ecco parlavi chiedendomi sempre e solo di me.
Hai voluto sapere tutto, sul mio lavoro, la mia tristezza, i miei pensieri che già attraverso il blog che quotidianamente leggi e perciò sai che io sono innamorato mentalmente della suorina laica, ma tale argomento non mi rimproveri, sento che mi preghi tacitamente di continuare a volerti bene, ma di nascosto, senza dircelo, amore come proibito, sacrificato, offerto per una fuga che potrebbe avvenire, ma senza data e luoghi.
E' inteso Anna ci vogliamo bene pulitamente, ed anche fisicamente sentiamo il bisogno di perderci, ma forse non è ora oppure è già passato il tempo.
Ecco una espressione ricordo di te, mi mormorasti di non tradirti, di pensarti e desiderarti sempre ovunque, le altre donne, tutti quei nomi sul mio blog ti fanno soffrire confondere non vuoi sentire la gara , temi di non riuscire ad essere femmina anche se senti turbamenti interni continui.
Tutti quei nomi che leggi ti causano mal di testa e non puoi pregare esternare davanti all' altare di sciogliere la promessa che da bambina facesti.
Anna è donna piena gonfia di amore che potrebbe rendere e creare una famiglia serena, avere un amore umano e forse potrebbe essere felice.
Ma come vola il tempo, allora è tardi.
No a Bassano non vuol venire, ha il biglietto ferroviario in tasca, la prenotazione per Pizzo.
E' passata di corsa per vedermi, salutarmi, dirmi, abbracciarci nel cortile come dannati impossibili forse predestinati ad un futuro , breve o lungo,non si sa.
Davanti alla stazione, dove tutti si salutano sbracciandosi, ci siamo lievemente sfiorati la bocca.
Ho avvertito le sue labbra tremare.
Potevo allora andare a Bassano, dopo?.
Il treno subito è partito, sono andato al bar, ho bevuto un caffè, tanto per abitudine eppoi sono andato a casa....
....Ma non ho cenato.

venerdì 11 luglio 2008

BASSANO OPERA FESTIVAL : DEDICATO AGLI AMANTI DEL GENERE


di Dario Petrolati


Erano anni che aspettavo.
E finalmente potrò andare a vedere, sentire, odorare , come se fossi indietro-avanti-chissà dove nel tempo, luoghi naturali quasi lì sulla china della dimenticanza, seppur guardati e studiati molte volte con stati d'animo gonfi di meraviglia e di anni pochi, ancora, meno degli attuali.
Luci d' artista disposte tra colli e cittadine, borghi improvvisi cerchiati da mura medioevali,
figure semibuie che avanzano tra palchi e realtà, tutti interpreti e personaggi apparentemente persi tra uno spettacolo ed un riposo, si fermano parlano tra loro e non sai spesso se assisti a scene ardite, oppure capiti per caso in un vicolo che serve anche da spogliatoio.
Tutto così intelligentemente teso è l'ambiente, a gara con la natura e la storia musicata mentre devi scorrere le paginette del libretto per sapere dove ti trovi, se è un brano dell' Amleto o sei tu l'intruso che non hai capito i confini teneri e misteriosi tra fuga e realtà, allora quasi capisci di essere, col freddo sulle spalle per l'emozione, sul Palcoscenico che attorno gira su Bassano e i cento luoghi del Festival che interessa valli e colline, castelli restaurati ove un faro potente improvviso ti aiuta a scorgere indefinite visioni, merli di mura ove Ezzelino sparse sangue per cacciare suore e preti che sempre oranti si sedevano poi a gozzovigliare ed altro a spese delle popolazioni sempre chine a lavorar la terra o combattere per guadagnarsi la promessa pace eterna.
Eppoi ti accorgi che nel villaggio dal nome strampalato anche si danza, in costume viene rappresentata la leggenda del "lago dei cigni" si piegano elevano al cielo i danzanti nel buio della notte, per poi ricomparire composte figure dai vestiti rossi-gialli-mille colori, mentre pianissimo una musica, apparente quasi, colma la sera da sogno, scolpita nel mondo delle emozioni senza tempo.
Senza sedere cammini, pochi passi, un' altro luogo dal nome pure strano ti offre una pura sinfonia che esce e allaga i vuoti apparenti della vallata, mentre la gente accorsa stupita ammira in silenzio anche la tonda, bianca luna, ghiacciata pare, e non sai se fa parte dell'immensa scenografia, artificiale o è quella vera sempre incollata al cielo, che sempre tutto vede e sa, ma tace.
Senti le voci lontane nella notte che ti par conoscere, voci di casa quasi, e vedi uno schermo bianco che spezza la notte come muro tenero, in cui giganteggia l' immagine in bianco e nero del bellissimo Alain Delon che in francese ci ricorda "Rocco e i suoi fratelli" appena restaurato.
Ma dove siamo capitati, ci chiediamo con stupore sempre crescente, cosa è che vedo sento, dove sono?.
E' solo parte dello spettacolo del Bassanese che dal 3 luglio al 7 settembre la Comunità offre a turisti raffinati abituati anche al Festival di Spoleto.
Ed ogni notte ostelli restaurati ed alberghi lussuosi sempre son pronti per le stanche membra e menti bisognose di riposo breve, però.
E' la Città principale-fulcro, Bassano, un andirivieni di persone ridenti, eleganti, bisognose di sapere oltre ed anche conoscere, che non si finisce mai.
Negozi lucenti ed eleganti sempre aperti, pare Capri nel massimo fulgore, le manca solo il mare, quelle stradine pulitissime eleganti, solo bisogna sapere se si ha desiderio di una grappa tradizionale, dove si trovano i laboratori, sempre in funzione, aperti al pubblico per mostrare come si fa ed invogliare e berne per assaggio un piccolo bicchierino, eppoi passare ad un acquisto in bottiglie caratteristiche, o il miele confezionato in vasi e vasetti da tanti colori, prezzi alti chè bisogna anche aver soldi, comunque è tutto un gran bel vedere e senza dimenticare il Ponte degli Alpini, ove sotto scorre sempre nervosa, di cascatella in cascatella, la Brenta a cui attingono immobili lunghe canne dei pescatori anche senza prendere preda alcuna.
Ma è bello lo stesso, come il profumo del pane che esce dai forni a tutte le ore, con forme enormi, tonde, per tutti i gusti.
E c' è storia che parla ricorda martiri ed eroi della Grande Guerra, ma non si può scordare il mazzetto di asparago bianco, caratteristico del luogo.
Storia, spettacoli raffinati per tutte le esigenze, prodotti del luogo e bella gente, elegante.
Tutte queste cose io già conosco e rivedo sempre volentieri, ma quest' anno sceglierò due giorni da dedicare al Festival, solo al Festival.
Dimenticherò la tavola ed il dormire, non è un sacrificio per me comunque, voglio nutrirmi di stupore, riempirmi di quello che ho visto disegnato in locandine, dimenticare allegria e tristezze, voglio sentirmi preso rapito da voci ed immagini che ho sempre sentito chiamarmi e più forte prendermi per mai dimenticare.

giovedì 10 luglio 2008

NOTTE VENEZIANA

di Dario Petrolati

Chiuso il cancellone scorrevole.
Nessuno, ora, a Padova, è ancora troppo presto per essere normale od anche strano chè oltre alle donnine che lavorano anche di notte per strada, ove scorrazza qualche improvvido o magnaccia, nessuno solo pensieri sparsi illuminati da fioche luci che sino a pochissimo fa si specchiavano in laguna.
Venezia .
Nessuno, forse solo immaginate ombre, niente altro, almeno.
Uscito senza voglia e men che meno entusiasta di andare a casa, ho girato verso Venezia, percorso la Riviera delle Ville Palladiane, passato quasi più appena che a passo sopportabile, come trascinato da un senza perchè o forse pensando solo e sempre a Cinzia chè quest'anno non avrei rivisto, tremando come al solito per l' emozione ed i pensieri, le troppe tante sensazioni trasmessemi senza parlare, solo guardandola, comunicando profondamente sulle letture comuni in lingua dei poeti maledetti o immaginando disquisizioni su Sartre e Camus mentre coi suoi capelli sempre irrorati di fresche gelate docce, copriva parte della fronte e mi ricordava somigliantissima Juliette Greco. Quanti sorrisi nascosti e quella voce sicura arrogante, eppure fascinosa, come le sue fragilissime caviglie e la figura tutta, sempre frettolosa di bianco-bianchissimo vestita, dai pantaloni, di ragazza fermata nel tempo che io non sapevo esistesse, solo immaginata, alla camicia apparentemente slacciata che nulla lasciava intravedere. Corpo magro alla ricerca delle illusioni perdute, di tanti ideali crollati per le ambizioni degli uomini potenti nel pensiero che facilmente affascinavano portando in fossi e dietro frasche menti che volevano imparare, conoscere laiche verità.
E prima di chiudere l' ultima porta della stanza mia in ufficio, dopo la fraterna telefonata con Franco giù a Senigallia, sempre che ho in mente e riempie di nostalgici ricordi languidi, dal sapore di pino e salati del mare, come se fosse mio, ho riacceso, giusto per nulla così d' istinto ,il personal: dieci righe tra le quali parole piene invocanti l' altre Feste dell' Unità che ancora non mi ha visto, è Cinzia che appare, come se avesse sentito il mio pensiero non pronunciato, sospeso da un anno, come sempre, anche per la paura di perdere il mai posseduto approccio spinto sino a prenderci per mano ed affabulare sui viaggi planetari di partito, salti a piedi uniti sulla panchina del Porto giù ad Ancona ove una sera ella desiderò, immaginò recitare solo per me " il piccolo principe".
Ella ha sempre ricevuto le mie espressioni castigate, a mezzo del personal, e passandomi accanto come una minaccia che mi sospendeva il respiro, alzando la mano ed allungando il braccio ancora di corsa mi diceva : "poi debbo dirti".
Alle riunioni di partito, a cerimonie, manifestazioni, sempre ci siamo visti e guardati a lungo , forse parlandoci solo con lo sguardo.
Ora mi dice, con nostalgia, chè non sa nascondere i sentimenti, dobbiamo vederci, anche se non alle " Feste dell' Unità" almeno vederci, parlare della sua famiglia splendida.
Ha due bambini ed uno si chiama Tazio come il personaggio ragazzo di cui si innamora in "morte a Venezia" il vecchio signore eppoi morirne, Tazio anche bellissimo avrà 10 anni o poco più e porta i capelli lunghi come se fosse una bambina.
Quel nome scelto da Cinzia non per caso, ella è docente di lingue quassù a Venezia, vuol dire anche un punto fisso, un ricordo di gente colta, che legge, nome non scelto a caso, nome che non trovi addosso ai bambini di campagna.
Il marito di Cinzia legge sul personal la nostra corrispondenza e sorride, nulla dice o accenna, di professione fa l' attore-regista di strada, nei festival organizzati da enti e istituzioni, è olandese ed ogni volta che m' incontra è cordiale, non accenna mai alle intese tra me e sua moglie.
Che strano, forse ho perso tempo, mi sono distratto, non ho capito che da Cinzia avrei potuto avere in regalo nuovi, mai immaginati pensieri, sfoghi di vita, cercata sempre e mai trovata.
Se stasera non sarò troppo stanco andrò a cercarla, una volta per sempre.
Non si possono lasciare sospese pause di vita troppo a lungo, i sentimenti sono delicati e non si debbono trascurare od ignorare.
Si è giusto che stasera cerchi Cinzia.
Tutto questo ho ricordato ed anche rivisto lì a Venezia stanotte.
Parcheggiata la macchina al Tronchetto, preso il vaporetto per S. Marco, ho quasi rivisto sul bacino il Cristina di Onassis e più in là c'era posto anche per la Vespucci, sempre linda dorata coi ragazzi e le ragazze per la prima volta in divisa. Mancava solo la compagnia lontana di quelli che troppi anni fa trascinavo per vedere e spiegare , erano piccoli e pensavano a correre pei Campielli.
Ma io li ho rivisti a mente e mi è sembrato di desiderare un ritorno indietro nel tempo, come quando correvano dietro ai piccioni di Piazza S. Marco.
Quante volte non saprò e perchè ho fatto da guida a gente amica, una, tante volte, anche a piedi tutti gli scalini del Campanile e sotto la laguna tutta sempre unica.
Ma stanotte mi è sembrata ferma nel tempo come quel giorno quando col Sindacato manifestammo proprio a Piazza S. Marco ed io assieme agli organizzatori salimmo senza permesso sulle terrazze di Palazzo Ducale e legammo striscioni rossi per le rivendicazioni del Petrolchimico.
Poi arrivò la Polizia, chiarimenti, lentamente organizzammo, senza permesso sempre un bel comizio con tanti Compagni, fischietti, bandiere e fazzoletti al collo sempre convinti.
La sera, che strano, non ho mai saputo il motivo, in Regione il Segretario generale della Fiom mi chiamò a parte e dopo essersi sincerato della mia identità, mi regalò, come di nascosto, un CD con la nona di Beethowen.
Ho sentito appena al Florian , dove sono andato a bermi un caffè( alla Wiennese di Padova oltre al prezzo inferiore lo fanno di gran lunga più buono) una canzone napoletana pei turisti suonata stancamente coi soliti violini, ho ripreso a camminare sotto le Procuratie e ho appena scorso qualche manifesto vicino al Correr.
Ho rivisto non distrattamente tanta umanità che ignora o non è toccata minimamente dalle carestie e dai frutti della globalizzazione.
Mi fa sempre effetto vedere i Russi che sono pieni di soldi, agiscono da padroni come gli americani, pagano, litigano, comprano.
Quasi senza accorgermi sono di nuovo al Tronchetto, pago il parcheggio, vista l'ora, piano piano torno a Padova e vado in Ufficio, così mi scrivo una nottata insonne, ma vissuta.
E... una buona giornata a chi cerca di operare nell'interesse comune.

mercoledì 9 luglio 2008

L' UMILTA' ED IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

di Franco Giannini
Parlando oggi con un caro amico che avrebbe voluto partecipare alla manifestazione di Roma, e che all' ultimo momento ha dovuto rinunciarvi per motivi personali, gli chiedevo come sarebbe rimasto se invece fosse stato presente. "Mi sarei vergognato" è stata la risposta. Non so se il Tonino nazionale lo avrà pensato anche lui, nell' infuocata serata romana, e non solo per il caldo. Certo è che non lo dirà mai, in politica queste cose non si ammettono, al massimo ci sarà qualche caotico notiziario stampa con ammissioni non ammesse. Questa volta "Cià'zzecca" non ha preso il centro e l' ha fatta fuori dal vaso. In manifestazioni serie non possono essere assoldati attori che della comicità hanno fatto il loro successo, che della politica e dei politici fanno il loro strumento tecnico per l' amplificazione di risate di consenso. Loro che conoscono bene quanto più faccia ridere se il peto od un rutto nel silenzio di una sala gremita di persone, o la presa in giro di attuali personaggi di spicco.
Gente prezzolata, abituata agli applausi che è sempre indice della popolarità e di conseguenza dei vantaggi economici, e che è troppo oppressa dalla censura delle Radio e TV, che quando possono sbracarsi lo fanno sensa pudore reverenziale nei confronti dei derisi, incuranti dell' età, della carica, di ciò che essi rappresentano anche per chi non la pensa come i presenti dell' indegno spettacolo. Avevo un ammirazione titubante fino ad ieri sera per il Travaglio nazionale, ritenendo i suo faccino da persona pulita, elegante, per bene, ma con le sue esternazioni ha fatto si che ora abbia compreso l' esatto significato del suo nome, ed abbia rinunciato definitivamente a quella che era una "titubante ammirazione". I giullari sono e rimangono giullari di professione, anche si definiscono attori satirici quindi inutile il parlarne, sarebbe come aiutarli a far salire gli indici di ascolto. Unica cosa a loro che interessi.
In una serata, come se non fosse stato sufficiente quello fino a d' ora accaduto all' interno delle sinistre, altre speranze ed illusioni mi sono naufragate. Di un rosso politico mi è rimasto solo un rosso di vergogna, una rabbia di impotenza, un odio verso chi sente ma non vuole ascoltare, una sinistra che non indica più una via politica, bensì il colore della nostra vita, a cui anch' essa concorre non avendo ideali, ma solo placebo, confusione e lotte interne.
Un odio di una persona di sinistra, che mai ha creduto a personaggi "chiacchierati", falsi, intellettualmente preparati per "grazia ricevuta", ma che oggi deve gridare, con la voce rotta da un groppo in gola, che la battuta più elegante l' ha fatta il Premier dalla riunione dei G 8, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano cosa ne pensasse della manifestazione romana.
"di rifiuti, parlo solo di quelli di Napoli".

NUTRIMENTI DELL' ANIMA E DEL CORPO (momenti di vita...)




di Dario Petrolati




Che bella stamattina.
Ovunque sbatte il sole rosa, sulle mura dell' Arco di Ponte Molino, e se mi giro a metà, come per gioco o in film di fantasia, c' è l' ancora deserta stupenda Via Beato Pellegrino lunga-lunghissima, misteriosa, affamata di giochi e grida di ragazzi che più tardi l' affogheranno, l' ombra calda amichevole da una parte con i portici restaurati e dalle luccicanti porte antiche, sempre chiuse, ma dalle quali traspirano preghiere sussurrate che si levano dalle gole delle suore di vari ordini ed età, l' altra parte avanza o arretra secondo l' altezza dei palazzi, la luce non ancora calda di questo sole la cui sagoma so solo ricordare. Non si vede, sta nascosto quasi, dietro a qualche curva degli Euganei o Castello antico ed allora di riflesso questa luce trasparente arriva di corsa lo stesso e si fa vedere e sentire chè oggi deve essere giornata allegra, festosa.
E da Maurizio (l' edicolante NdR) infatti c' è la fila, tra persone anziane che formano un' immagine inscindibile coi luoghi attorno l' edicola ricoperta di giornali e giochini, ragazzi coi pantaloni corti che vanno a piedi o in bici per le varie Facoltà sparse per la Città.
Tutti ci si saluta come se fossimo da tanto conoscenti. Ma tu chi sei e tu che mi guardi col volto leale di ragazza intelligente, quasi senza trucco, coda di cavallo bionda e bici che sembra improvvisata, fatta coi pezzi di vari recuperi, scatti improvvisa dopo la fermata a striscio, presa la Repubblica o il Manifesto, chè sempre ficcanaso o curioso debbo sapere chi saluto, a chi dono il buon giorno, e vedo con speranza che questa bella gioventù è orientata come me , non ho mai visto uno di loro prendere Libero od altra stampa di regime. Buon giorno dico, buon giorno ricevo e via che la vita di questa giornata comincia bene nonostante le notizie stampate od urlate all' americana.
Si sente voglia in giro di reagire come se l' incubo, la cattiva previsione cupa globale fosse stata solo una sciocca minaccia di pessimo gusto. Ci sono i libri, si legge, si studia, si pensa, fuma e sorride al bosco appena aperto del Maldura, dove c' è cultura non alligna inganno, il bello sapere ha preso il sopravvento sul costo pesante della vita, e tutti i nuovi termini usati nella finanza globalizzata sono ridicolmente accantonati come vecchi pezzi di carta bianca senza scritte. Ancora una volta l' intelligenza giovane ha prevalso, il desiderio di conoscere ha sotterrato ambizioni e bugie. Si ode sempre discreto il suono del piano che scivola tra le mani delicate del figlio del console americano, ora può riprendere gli esercizi anche più forte, e fare sogni, sentire emozioni che il bel cortile al numero 16 accoglie , contiene sino a sera. Quante note fuggite con discrezione da quelle finestre hanno allagato l' aria educata di questo misterioso angolo di Padova. E mentre io pel freddo d' inverno, o il caldo soffocante per l' incipiente estate mi son sempre scordato di chiudere i vetri della mia finestra, allora mi accorgo di aver rubato senza dolo ma per bisogno di comunicare, sentire la vita passare tra le dita arrivarmi all' anima (?) e ricordare, pensare, emozionarmi, confondermi piacevolmente tra queste carte che mi circondano.
V' è posto anche pel ricordo sfumato delicato del volto sorridente del vecchietto, conosciuto all' edicola di Maurizio, chè rimasto vedovo, ha i prodotti dell' orticello che gli avanzano. Allora ha preso coraggio e mi ha chiesto se mi piacciono i fiori delle zucchine, quelle che si fanno fritte, ho creduto di capire, ho molto gradito il pensiero. Così da domattina all' edicola di Piazzale Mazzini, oltre al quotidiano troverò in regalo il pensiero dell' uomo anziano, conosciuto appena, io gli regalerò un poco di amicizia semplice, in cambio di prodotti dell' orto vicino alla Basilica del Carmine.
La vita offre sorprese semplici che la rendono anche preziosa.

martedì 8 luglio 2008

VOGLIA DI LAVORARE SALTAMI ADDOSSO


di Franco Giannini


Fatta la legge, trovato l' inganno. Fini, dalla cattedra presidenziale della Camera, bacchetta i suoi scolari indisciplinati, per le numerose assenze, ed il poco impegno in fatto di ore di presenza, e propone un giro di vite. "Ed ora che si fà, come possiamo controbattere ?" avranno pensato i più scavezzacolli. E visto che il bisogno aguzza l' ingegno, non hanno trovato di meglio che proporre il ripristino di sei giornate di festività, che il vecchio Andreotti 30 anni fa aveva soppresso.
Logicamente tutto ciò è stato proposto non certo per favorire se stessi, ma per dare un maggior benessere agli Italiani, insomma un pò come quella pia donna che dopo l' ennesima gravidanza, si scusava dicendo"...non lo fò per piacer mio, ma per dare figli a Dio...".
Ed ecco che dopo 30 anni, a tutto il lavoro fatto da Andreotti, viene dato un colpo di spugna. Chissà se qualcuno si ricorda perchè fu però costretto a ricorrere a questo ?
Ora si solleva il problema della religiosità (come se ad Andreotti fosse a suo tempo sfuggito, lui che non era certo nè ateo nè di sinistra), si perchè le feste abolite erano e sono soprattutto di carattere religioso:
Epifania (già reintegrata come festività), San Giuseppe, l' Ascensione, il Corpus Domini, SS.Pietro e Paolo, patroni di Roma e che come tali rendono la giornata festiva solo (per il momento) nella città eterna. Ma qui che si parla di festività, come del resto quando si parla di aumenti di loro stipendi, gli onorevoli sono abbastanza concordi tra loro, hanno sotterrato le asce di guerra tra partito e partito ed allora si va dai settori parlamentari dell' UDC a quelli della LEGA, dal SVP al PDL e dai VERDI a RIFONDAZIONE C. che avevano proposto anch' essi qualche cosa prima della loro scomparsa dai banchi del Parlamento. Infatti avevano proposto di ripristinare come festività il 20 Settembre, data che ricorda la "Breccia di Porta Pia". Altri "più ferventi patrioti" vogliono ripristinare il 4 novembre, l' unica vittoria italiana, quella di Vittorio Veneto della 1a Guerra Mondiale, che, si, già si "onora" civilmente con sfilate e commemorazioni, ma non con un giorno festivo.
Ora, come dicevo poc' anzi, costoro, chissà se hanno pensato a cosa manderebbe incontro questa loro presa di posizione ? Chissà se si sono chiesti perchè Andreotti, un uomo tutta casa, chiesa e anche di più, malgrado tutti i suoi credi religiosi, abbia dovuto prendere questa decisione ?
Fu costretto, perchè l' Italia era divenuta la repubblica dei "Ponti", e non certo quelli lanciati da una sponda ad un' altra, bensì da una festività ed un' altra. I giorni lavorativi si erano ridotti notevolmente non per le sei giornate di festività, bensì per quello che gli stessi avevano provocato. La produzione andava a ramengo e con essa l' economia del Paese.
Dagli anni '70 non è che le cose economicamente in Italia siano migliorate. L' Economia continua ad andare a 3 cilindri, la produzione arranca, l' ISTAT ogni volta che parla di produzione, specifica se c' è stata un' ora in più o in meno di lavoro, gli stipendi perdono il loro potere di acquisto, l' unico aumento proposto negli stipendi (dei fortunati che possono farli) è quello legato alla de tassazione degli straordinari (un 10% in meno), non si raggiunge la terza settimana e tanto meno la quarta, indebitati con il cappio al collo chi ha sottoscritto un mutuo per la casa, le banche ci mungono, aumentano i disoccupati, aumentano i precari, si riducono i consumi....ed ecco che i nostri rappresentanti, da noi eletti purtroppo, che ci propongono una soluzione "demenziale", aumentare le festività !
Chi non lavora non fa l' amore, cantava Celentano. E passi per non fare l' amore, almeno per i vecchi, ma il non lavorare significa soprattutto il non mangiare che non va inteso solo come nutrimento.

LE FERIE DI UN PENSIONATO (...tra sogni, speranze, illusioni e cruda realtà)




di Dario Petrolati





Avere a mente paesi lontani esotici, oppure quelle strane terre che appaiono solo per televisione, chissà se poi esistono o sono solo trucchi per acquietare la nostra addormentata mente che di poco si accontenta ormai. Esprimere a voce normale il desiderio di poter tornare a Parigi, una settimana, non di più, come l' anno scorso da solo, chè mi sono sentito come in un racconto scritto da Maupassant, una comparsa niente di più, ma lo andare e tornare per i boulevards, les petites rues con le foglie secche e le case con dentro storie di piccola grigia borghesia, tanto descritte , vissute anche come Madame Bovary ed altre, tanti, tantissimi personaggi immaginati, non so, ma che hanno turbato riempito ore di giorni lontani, mentre con cavalletti strampalati i pittori dai nomi pazzeschi-immortali fissavano attimi, chiese, balli, e paesaggi con nudi puliti di donne solo da vedere, amare, impazzire, follie-follie come gridava piangente, presaga della sua fine, Violetta, e c'era Mody, il bel aristocratico livornese con le sue immortali povere muse dai colli lunghi come cigni. Quante avventure ripassate attraverso letture e racconti, quanta sete di bere e bagnarsi appena sotto la lieve educata pioggerellina dei Lungo Senna, troppi ricordi spezzati quasi, iniziati, abbozzati, sospesi per un anno, per sempre( ? ). Parigi in cartolina dentro la testa coi silenzi ovattati di Proust e le urlate sensuali provocazioni della Carmen di Bizet, e le scalinatedi Montre Matre con le ragazze correnti fuggitive che ridevano fotografandosi reciprocamente mentre il sole ancora arrossava angoli che solo lui e pochi altri conoscevano, dietro alberi frondosi enormi che nascondevano laggiù-laggiù , ove immaginavo solo, la Torre che domani o un altro giorno avrei guardato da vicino, da sotto, mescolato ai tanti turisti dagli occhi a mandorla , dalla pelle nera, pulita, brillante dei francesi d'oltremare. Parlano tutti veloce, ridono, comprano perduti felicemente nei larghi spazi della Città che ha ispirato artisti e avventurieri, gente che l' ultima volta che ha visto Parigi ha mestamente sorriso chè tutti hanno capito il segreto della vita solo allora , mentre la stessa se ne andava, via per sempre. Un sogno i piccoli trascurati, pieni di polvere antica, da dopoguerra, teatrini dove Sartre e l' esistenzialismo con relative muse incantavano nel buio nuove rivoluzionarie teorie di vita. Tutto sempre sveglio anche a mezzogiorno l' angolo ove ti aspettava l' antico amore di colore e quasi sentivi davvero ancora la voce di Juliette, mentre guardavi vecchie foto colme di nostalgia coi volti ripassati, ormai storia della grandeur che sempre si adegua ed indica come la vita, e quale, bisogna assorbire .Pensieri buttati, caduti per caso quasi, nostalgia e rimpianti per una età in cui i diritti ed i sogni quasi paiono vietati ormai. La vita corre o scivola lenta, sdrucita, i desideri inconfessati di unpensionato potrebbero a volte apparire esigenze fuori luogo. Allora qualcuno prende un libro e ripassa storie raccontate ed imparate a memoria, aspetta, seduto in un giardino che arrivi l' autunno, che passi l' estate e ritornino gli amici, quelli più fortunati che sono stati sulla Riviera Adriatica o 15 giorni dalle parti di Cortina. Mostra di cartoline e confessioni entusiastiche come da bambini. Il giro a tempo debito tocca a tutti, basta aver pazienza e non essere esigenti, così com'è oggi, questo oggi, bisogna accontentarsi, cercare un pò d' ombra e non immalinconirsi dietro a ricordi che sono ombre sempre troppo lunghe per i nostri brevi corpi. Verrà l'autunno, poi.