martedì 27 gennaio 2009

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO - 5 -

Capitolo 8° - IL FIDANZAMENTO E LA DOTE



Argentina : io mi sono fidanzata a quindici anni, otto anni si è fatto l'amore e sessanta anni siamo stati sposati. Mio padre non ci credeva all'inizio.


Angela : io mi sono sposata presto, del resto una volta che eri fidanzata, eri fidanzata! Dovevo guardare mia madre e lavorare tanto. Per fortuna mio marito mi ha sempre aiutato.


Ersilia : mi sono fidanzata presto perchè mio marito non voleva il "moccolo", quel piccoletto di mio fratello attorno. Di pretendenti ne ho avuti tanti...avevo un seno!! Ma ormai ero una donna occupata.


Umberto : quando ho preso la patente ho fatto la Giardinetta, tutta in legno, era una FIAT. Ci sono andato una sera, avevo appuntamento con una ragazza. Io ero convinto che era una cosa facile, invece, quando mi ha visto, ha chiamato il padre. Il padre ha urlato dalla finestra : e io sono andato via.


Aldesina : una volta una donna ha messo bocca : Quella volta, solo le donne portavano la dote.


Faustina : per potè fare la dote, perchè soldi non ce n'erano, andavo a lavorare. Una volta, con mia madre, avevamo arcolto cinque/sei quintali di spiga! Dopo c'era nonna, lia c'aveva più soldi e a volte ci comprava la stoffa.


Aldesina : mia zia non è mai andata a casa del marito prima di sposarsi perchè non usava, era come una vergogna. Quella volta era una cosa un pò lentarella, non era come adesso.


Ersilia : io lavoravo in fabbrica, prendevo lo stipendio ogni quindici giorni, con quello che guadagnavo compravo dei pezzi per il corredo. Con della tela comprata da mamma facevo delle lenzuola per il mio matrimonio.


Umberto : l'uomo portava la forza lavoro, l'eleganza e se divertiva !


Aldesina : mia zia ha sposato nel 1936; c'aveva il biroccio per portà il corredo, perchè portava pure il materasso e c'aveva pure il campanello, perchè quando passava lo suonava e tutti si affacciavano.


Ersilia : quando il mio ragazzo ha chiesto la mia mano, io ero lì, ma mio padre ha detto subito di no. Ancora ho la carta scritta del corredo mio, con le firme dei testimoni. Io ho ancora una coperta di peluche colorata, con i fiori, la frangia e un'altra coperta di seta nella scatola nell'armadio.


Faustina : una volta i ragazzi erano più educati di adesso, non facevano tante schifezze. Il mondo è cambiato un bel pò!






Capitolo 9° - I VESTITI E L'ARTE DELL'ARRANGIARSI





Angela : mia sorella faceva la sarta e andava dalla sarta ad imparare; dopo è andata a Chiaravalle a scuola di taglio. A me lasciava le cose da fare, perchè l'aiutavo, le facevo i sovrappunti, gli orli. Dopo ho imparato anche io a fare la sarta, ma la scuola di taglio non l'ho potuta fare. Così mia sorella tagliava i vestiti e io li cucivo, prima l'ho fatto per me e mio marito e dopo anche per gli altri.


Irene : c'era il sartor, che ci andavano le ragazze a imparare il mestier.


Dina : si comprava la stoffa.


Irene : si bagnava, si stirava e si portava dalla sarta. Ci si andava per tutte le occasioni: le cresime, le comunioni, i sposalizi.


Dina : invece, per tutti i giorni, si metteva la vestina.


Luciana : io mi arrangiavo dappermè, ma li facevo per me sola.


Arnalda : anche io per me mi sono arrangiata sempre. Tagliavo dalla sarta e poi li cucivo.


Teresina : anche io li facevo tagliare dalla sarta e poi li cucivo. Il vestito del fratello più grande si portava per tutti i giorni, mentre se c'era una festa si faceva fare dalla sarta.


Ersilia : Mamma mi ha mandato dalle suore a sapere come dovevi tenere in mano l' ago: c'avevi il lavorino, la sedia piccola per appoggiare i piedi. A me però non piaceva.


Ornella : io facevo la sarta e lavoravo per me e per tutti gli altri. Lavoravo anche con l' uncinetto. Quando si è fidanzato mio figlio, io per regalo a mia nuora gli ho fatto una blusa celeste con l'uncinetto. Mia nuora l'ha messa e c'è andata a passeggio con mio figlio per il lungomare; una signora, che sapeva come lavoravo bene, l'ha vista ed è andata da lei a chiederle:


Francesco : io facevo i vestiti da uomo e da donna.


Ornella : con gli avanzi della lana dei vestiti ci facevo lo scialle, le coperte e qualche scialpetta.


Dina : è vero, capitava calca volta!


Irene : io facevo i calzetti a mano coi ferri.


Ersilia : anche io facevo i calzettoni.


Zelinda : io non li facevo i vestiti, compravo la stoffa e andavo dalla sarta. Anche io mettevo i vestiti di mia sorella, però erano molto belli, molto morbidi.


Stella : anche io andavo dalla sarta, compravo la stoffa da Colombaroni.


Ersilia : le maniche erano abolite, per sapè montà una manica ce vole tempo e denaro!


Faustina : so una filastrocca!!


La bella donna che ha perso la rocca


è tutta lunedì che la va cercando


al martedì la trova tutta rotta


mercoledì la va raccomodando


al giovedì le pettina la stoppa


al venerdì la viene inconocchiando


al sabato sal fuso si trastulla


la domenica, che è festa, non fa nulla.





....continua....

lunedì 26 gennaio 2009

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO -4-

capitolo 6° - BALLI E TEMPO LIBERO



Umberto : si ballava al "Dopo lavoro"; si suonava e si portava anche la chitarra.


Ersilia : si andava con il fidanzato: o il fidanzato o niente!


Arnalda : io ero principiante, non ero ballerina. Ballavo con tutti, me pijava tutti!


Umberto : c'era un gruppetto di amici che ci si andava a divertì!


Arnalda : io m'arranciavo


Umberto : io ballavo con tutti; bè un ballo sa la fidanzata se pò fa. E dipendeva dall'umore della fidanzata se ballavo con le altre.


Brenno : io andavo con gli amici miei, a volte con mia moglie; come capitava.


Assunta : io stavo sempre in casa con mio padre. La sera si guardava la televisione e poi si mangiava la zuppa. Mio padre non mi faceva andare a ballare.


Dina: io ci andavo a ballare, prima non mi ci mandavano, dopo non ballava mio marito.


Stella : io andavo a ballare tutte le domeniche.


Umberto : c'ero pure io! Io, mia moglie e la bambina. Mia figlia è una ballerina nata!


Ersilia : prima di sposarmi andavo a ballare, ma non lo dicevo a casa.


Stella : il mio fidanzato ballava tanto!


Ersilia : mi ricordo che andavo alla festa dell'Uva a Castelfidardo.


Umberto : c'era anche a Cupramontana. A volte l'ho organizzata io.


Stella : a Roncitelli c'era la festa del paese che organizzava il prete per S. Liberata.


Arnalda : anche io andavo alla festa del mio paese e cucinavo e dopo mangiavo lì; facevo il sugo per la pastasciutta.


Teresina : a Offagna facevano una grande festa, ma quando ero piccola i miei non mi ci mandavano. Da grande sono andata anche a Montesicuro.


Umberto : io andavo a giocare a biliardo e alle bocce. Sono arrivato quindicesimo ai campionati italiani di biliardo aterni, eravamo trecentocinquanta. Le donne fori dalla nostra zona giocavano alle bocce, ma no qui da noi.


Ersilia : c'era pure il gioco della ruzzola; si usava la forma del formaggio secco e la lanciavano.


Umberto : pensa che da Montecarotto c'è una discesa e ancora ci fanno le gare.


Quinto : io andavo a ballare a Villa Sorriso. C'era la musica e si ballava anche il tango.


Ersilia : ho imparato a ballare in cantina, dove mio nonno aveva la barca a remi. Prendevo la scopa e provavo a ballare con quella. Ma devo dire una cosaccia: Ho ballato con un giovane che sembrava serio e che invece ce provava, così non ci ho ballato più.


Stella : ho imparato a ballare mettendomi da una parte della sala e guardando gli altri.


Ornella : io andavo da Fagiulin, dov'è l' Italcementi. Non ballavo perchè mio padre non voleva, però ci andavo e guardavo ballare. Sono stata sempre l' Ornella, ho messo sempre la gonna e non i pantaloni e la gente mi guardava quanto ero precisa.


Arnalda : io andavo a giocare a carte, giocavo a briscola.


Quinto : a briscola?! Io giocavo a Poker a Villa Sorriso. Eravamo solo omini!


Umberto : anche io giocavo a carte, sempre al "Dopo lavoro", a Briscola, a Ramino e a Tresette. Se giocava qualche soldarello.


Ersilia : al cinema sono andata poche volte, mi ricordo che ci ho visto Ben Hur. Era il cinema Vittorio Emanuele al Corso Garibaldi, davanti alla Banca d'Italia.


Umberto : io ero sempre in prima fila con l' amico mio. Il biglietto costava 250 lire.


Ersilia : no, il biglietto costava 50 centesimi a testa!


Umberto : Il film lo potevi vedere anche due volte.


Dina : io andavo calca volta, quando c'era qualcosa di particolare. Ci andavo la domenica, quando c'era qualcosa di importante: "Via col Vento". I film li vedevo anche in parocchia, quelli sulla vita dei santi.


Teresina : io ci andavo a piedi, perchè la macchina non c'era. "Via col vento" l'ho visto con mia sorella più grande.


Brenno : io andavo sempre al cinema quando ero ragazzo. Ci andavo con gli amici miei, a piedi perchè era vicino.


Ersilia : dopo il lavoro andavamo tutti in una casa a vedere la televisione per sentire le notizie della città. Poi mio marito un giorno ha portato a casa un pacco....e non era un televisore?! Invece di comprare due cose da mangiare...gli uomini!


Zelinda : mio padre aveva la radio, ascoltava il "Carosello".


Angela : il mio primo televisore me lo ha portato il fidanzato di mia figlia. Era vecchio, aggiustato più volte, ma funzionava. Dopo tanto tempo abbiamo comprato un nuovo televisore, ma il primo ancora andava. I fidanzato di mia figlia era davvero bravo mi chiamava mammina... purtroppo è morto giovane.


Umberto : vicino a casa mia c'erano un gruppo di zitelle che ascoltavano sempre la radio, io e i miei amici andavamo da loro per ballare




Capitolo 7° - IL TERREMOTO


Ersilia : un anno, in Ancona, ha fatto sempre il terremoto e a piazza Roma c'era il bollettino di quanto aveva durato e quanto forte era stato. A casa mia c'era la macchinetta del caffè sopra al gas che ballava tutta.


Irene : io e mia cugina ci stavamo preparando per andare a scuola, quando ho sentito mia madre urlare...ci diceva di uscire di casa. Era il terremoto!! Ci siamo ritrovate in piazza, c'erano tante persone, tanti feriti, molta confusione e case crollate. Abbiamo visto passare il Duce in aereo, per controllare i danni subiti.


Angela : mi ricordo, è vero, era una mattina. Ho abbracciato forte mia sorella.


Umberto : mia mamma mi stava accompagnando a scuola, è crollato un cornicione, l'ha presa in un braccio.


Assunta : ricordo la pentola che faceva rumore, noi abitavamo nella casa fatta col tufo, mia madre ha subito detto che c'era il terremoto e mi ha detto :<>


Ersilia : in Ancona, in piazza Cavour, avevano montato le tende della Croce Rossa per chi aveva la casa lesionata.

Teresina : mia suocera era rimasta sola, lei era anziana e malata di cuore. Io ho visto i travi del tetto che si muovevano tutti. La mattina dopo hanno portato via tre cariolate di roba che era caduta. Io abitavo ad Offagna, come sono arrivati gli aiuti, hanno subito portato in ospedale mia suocera.

Ersilia : noi lo abbiamo sentito che eravamo in macchina.

Santina : noi eravamo nei campi, abbiamo sentito il terremoto perchè tremava la terra, così ci siamo abbracciati.

Teresina : anche le bestie sentivano il terremoto.

Argentina : io ero andata a trovare mia madre.

Ersilia : il rumore del ferro dentro i travi fischiava. Era una musica. Io abitavo al quarto piano; dovevi sentì le porte che si aprivano, sbattevano! Giravo per casa per prendere i vestiti e non li trovavo, dalla paura non li vedevo.

Angela : io e mia sorella eravamo insieme, ci siamo voltate, il tetto della casa faceva come le onde del mare. Io stavo alla Gabriella, ma poi l'ho risentito quando stavo a Montignano. Mio marito ha legato nel pagliaio tutte le barbabietole e siamo andati a dormì lì. Un vicino ci ha chiesto perchè avevamo tirato fuori le barbabietole e noi gli abbiamo risposto:<> Avevo paura delle bosce, ce ne erano tante. Il vicino di casa allora ci ha fatto dormire a casa sua.

Santina : casa mia era crollata, s'era rotta tutta la roba dentro : tutti i piatti.

Ersilia : dopo la prima grande scossa, per un anno sono continuate quelle di assestamento. Tre quartieri nuovi sono dovuti essere ricostruiti ad Ancona.

Angela : mi fa sentire bene confrontarmi con voi.


....continua....

domenica 25 gennaio 2009

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO -3-

Capitolo 4° - LA CAMPAGNA E IL LAVORO


Zelinda :

Vedo il sole,

tanti alberi,

gente che passeggia.

I ricordi d'infanzia

tornano prepotenti

e allora

mi avvilisco un pò

poi, però, ritorno felice.

Irene : Mi ricordo che si andava sul campo a vangare, si lavorava nelle vigne, si andava a potare gli alberi. Io andavo solo a miete o a spigà. Dopo, col grano, ci si faceva le covate, si batteva e si metteva sul biroccio. Poi si portava in magazzino e tutti i contadini si aiutavano tra loro per ardunà tutto il proprio raccolto.

Io sono andata a mietere, a spigare, a raccogliere l'oliva; i contadini ti chiamavano perchè si doveva fare presto, perchè il grano cresceva ancora se non veniva tagliato.

Si lavorava anche a giornata dai contadini più piccoli, bastava solo un giorno perchè avevano meno terreno.

Dopo, la sera, si andava a casa del contadino, si mangiava la lonza, il pecorino, si cantava e poi si andava a dormire. Da mangiare in campagna era buono, perchè c'erano l'olio, i polli, il lardo, non mancava niente!

Zelinda : mio babbo era un ex contadino, lavorava sempre la terra. Mio padre ancora prima di morire era trentanni che non faceva più il contadino.

Lidia : mio padre lavorava all'Italcementi.

Umberto : io mio padre l'ho conosciuto quando avevo sette anni perchè lui era un nostromo, la barca è andata a fondo e mia madre è rimasta vedova con un figlio dentro la pancia.

Assunta : mio padre vendeva il vino.

Irene : si dava da fare!

Assunta : andava in Puglia a prendere il vino, andava a prendere il grano. Mio padre vendeva il vino perchè aveva il negozio.

Umberto : ci fai imbriagare tutti sta storia del vino !!

Dina : in campagna ci si svegliava alle quattro della mattina, quando cantava il gallo; c'era le bestie, le donne cucinavano per tutti, si lavorava tutti insieme.

Teresina : anche noi ci svegliavamo col gallo, poi le donne facevano le faccende di casa e gli uomini pensavano al bestiame.

Angela : io lavoravo in campagna e a casa. C'era la sorella di mio papà che andava sempre in piazza perchè c'era il mercato e prendeva la frutta. Abitavamo tutti nella stessa casa.

Dina : in una casa si abitava anche in quindici - venti persone: cugini, zii, tutti.

Santina : noi eravamo dieci figli e lavoravamo tutti con mamma e papà. Mamma faceva i lavori in casa e noi lavoravamo in campagna.

Umberto : io andavo al bar ! (Ironico)

Dina : un'ora sola al bar?

Ersilia : ah, lui sempre!

Umberto : da me i figli stavano con la madre, io lavoravo e andavo al bar!

Ersilia : ci si alzava e "trotta, trotta" si arrivava in fabbrica per la terza sirena, quindi bisognava iniziare a lavorare e produrre. Si faceva dieci, dodici, otto ore...dipendeva.

Arnalda : anche da me c'era la sirena per iniziare a lavorare.

Lea : io non avevo la sirena, facevo l'impiegata e iniziavo alle nove.

Dina : anche dopo sposata ho continuato a lavorare, però, quando avevo i bambini continuavo a lavorare ma meno di prima.

Teresina : invece io, quando mi sono nati i figli, ho continuato a lavorare nel campo: il lavoro era aumentato.

Brenno : io aiutavo mia moglie portandole la legna.

Teresina : mi ricordo che preparavo da mangiare e lo portavo nel campo a mio padre e agli zii.

Rina : io lavoravo nei campi e facevo i vestiti per me.

Lea : una volta mettevano una tovaglia bianca fuori dalla finestra e voleva dire che era ora di pranzo e gli uomini tornavano a casa. Quando il campo era lontano da casa non si riusciva a chiamarli e allora si metteva la tovaglia come segnale.

Teresa : anche il cane qundo era ora di pranzo si faceva sentire!

Angela : noi lavoravamo anche dopo che il sole era sceso, anche dopo cena. Illuminavamo con i lumini ad olio messi sulla finestra e così potevamo preparare il cibo per gli animali.

Teresina : anche a gasolio c'era la luce, che costava meno del petrolio.

Dina : quella volta c'era la "Centilena"

Umberto : la "Centilena" era una lampada, tipo una moka del caffè, sotto ci si metteva il carburo e faceva la luce.

Ersilia : bisognava stare attenti perchè poteva anche esplodere, perchè sotto c'era il carburo; si accendeva la fiamma e faceva la luce. Chi aveva freddo si metteva nella stalla, che c'erano le bestie che respiravano e riscaldavano; le donne sferuzzavano e si stava più caldi.

Teresina : i miei vicinati andavano a dormire dentro la stalla, perchè dentro casa non riuscivano a dormire dal freddo e li invece stavano caldi.


Capitolo 5° - LA SCUOLA

Luciana: sono stata sempre in colleggio; facevo l'inserviente, facevo un pò di tutto. C'erano le moniche che erano "triste", ci trattavano male se non facevi quello che chiedevano loro, ti sgridavano. Sono uscita dal colleggio quando avevo diciasette anni.

Ersilia : io insegnavo ai bambini delle scuole elementari. Quando si impappinavano nei compiti venivano da me le madri e io gli dicevo di studiare i verbi e la matematica. I ragazzi pretendevano di fare i compiti senza studiare i verbi e le regole della matematica, invece se non studi non le sai le cose. Io invece sono diventata vecchia e ancora so il presente, il gerundio, il passato prossimo perchè ho studiato.

Faustina : ho fatto la terza elementare e poi me so messa a fatigà. Quando andavo a scuola sotto le scale era buco, così avevo paura e la mestra ogni volta mi accompagnava.

Angela : mio padre era contrario al fascismo, così non ci ha fatto le divise del fascio per scuola, ma dei grembiuli. Mi hanno fatto fare tre volte la terza per questo, mi picchiavano le mani con il righino. Poi mi hanno dato la pagella e mi hanno promosso, mia sorella mi aveva fatto una divisa con un vecchio vestito di zia. Finalmente ho detto alla maestra cosa pensavo di lei e non erano belle cose!

Irene : ci picchiavano con il righino nelle mani, i palmi diventavano rossi e gonfi.

Luciana : (fa segno con la mano) cinque anni sono andata a scuola e la maestra era...diciamo così e così.

Umberto : noi dovevamo mettere la divisa scolastica solo il sabato. Era il sabato fascista!! I maschi erano chiamati balilla o marinaretti, le femmine piccole italiane.

Diana : una volta c'erano i fratelli più grandi che insegnavano ai piccoli. Purtroppo c'erano le pecore, gli animaletti da guardare, oltre alla scuola.

Umberto : mi ricordo che facevo la terza media e con un amico, che aveva il padre infermiere, ci diciamo :<> e quando è stato mezzogiorno siamo tornati a casa. Al giorno dopo arriviamo a scuola tutti infasciati e ci hanno chiesto:<> e gli abbiamo detto che eravamo andati sotto una macchina. La scuola ha chiamato i nostri genitori: a me è andata bene, ma al mio amico meno!

Vito : anche io una volta ho saltato la scuola.

Gabriele : io giocavo con le palline. Toccava gice!

Ersilia : io andavo a scuola con una bambina che viveva vicino a casa mia: chiacchieravamo tanto, come due pettegoline! La maestra un giorno ci ha detto che ci avrebbe bocciato, ma io in quel periodo leggevo molto, ero brava, preparata. Dopo il mio esame la maestra ha detto. eravamo quaranta in classe che soddisfazione! Sono diventata tutta rossa!

Francesco : io ho fatto la scuola da sarto, andavo da un sarto ad imparare.

Arnalda : io invece ho fatto fino alla terza elementare e poi non ce sono gita più. Lavoravo, guadagnavo qualche soldarello.

Teresina : io ci sono andata fino alla quarta elementare e lavoravo anche. C'era il problema dei vestiti, così mamma cuciva la tela e usavamo i vestiti dei fratelli più grandi.

Lidia : io ho fatto fino alla quinta, la scuola mi piaceva, avevo scuola due volte al giorno. Nel periodo fascista ci si andava la mattina e la sera.

Zelinda : io ho studiato sempre perchè mi piaceva leggere i libri.

Arnalda : signorina è mancina? (si riferisce al facilitatore che sta trascrivendo) Una volta ai mancini gli si menava nelle mani! Se fosse stata mia figlia....

Ersilia : anche mio fratello era mancino, hanno provato a farlo diventare destro ma scriveva meglio con la sinistra. Un giorno un dottore ha spiegato ai miei genitori che non era un problema, così lo hanno lasciato stare.

...continua...

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO -2-

Capitolo 2° - L' ACQUA



Ersilia : quando ero piccola, mia mamma non ci poteva accompagnare per andare a fare il bagno al mare. Così, un giorno, io e la mia amica, che eravamo a casa di mia zia, abbiamo saltato dalla finestra per andare al mare senza farci accorgere.

E' stata una cosa tremenda. Siamo atterrate sulla strada sterrata e in quel momento arrivava la locomotiva da Ancona; sentivamo i due fischi che faceva! Abbagliate dal sole ci buttiamo giù dal massicciato: andava come andava! In quel momento arrivò il treno. Mia zia si affacciò da una finestra guardandoci con le mani fra i capelli. Mi sono salvata, non si sa perchè, ma da quella finestra del primo piano io e la mia amica non siamo più scese. Io volevo attraversare la ferrovia come al solito, per andare al mare, invece è arrivata la locomotiva!

Mia zia subito accorse e poi mi disse: " tua madre m'ha dato te sana e io ti riportavo giù in una crinella!" (una cestina).

Michelina : io non potevo andare al mare perchè avevo la pelle delicata e mi facevano subito le vesciche.

Vincenzina : un giorno, quando ero bambina, mentre passeggiavo per il lungomare con una suora e con gli altri bambini, sono scesi da un aeroplano tanti tubetti di dentifricio gratuiti. Era il 1949 e la suora mi disse: "Raccogli Vincenzina, raccogli!"

Ersilia : mio papà, per sfamare la famiglia, andava a pesca. Buttava giù un quadretto di rete e portava a casa il pesce da mangiare per la famiglia. Poi è stato fermato quando è iniziata la guerra.

Michelina : avrò avuto 15 anni e più, quando andavo al mare mi facevo il bagno e poi mi mettevo al sole. Un giorno mi sono scottata tutta la schiena. Allora si faceva un battuto con l'uovo e così me lo hanno messo sulle spalle. E' stato peggio! Dopo mi veniva via tutta la pelle della schiena!

Aldesina : io abitavo a Colleverde e una signora mi aveva insegnato un posto dove si poteva andare al mare senza spendere soldi, ma c'era tutto catrame! Non mi ricordo se ci andavamo con l'autobus o a piedi; una volta si camminava tanto!

Ersilia : io avevo un capanno al mare, l'aveva costruito mio suocero con mio marito, perchè mi stancavo a portare l'attrezzatura dietro quando andavo con mio figlio al Passetto. Prendevo la "Corsetta" vicino al teatro delle Muse (n.d.r.: stazione di Ancona M.ma), era il treno dei bagnanti. Quando ci salivo con i due figli mi mettevo subito a lavorare con i ferri, sferrruzzavo, non perdevo tempo!

Michelina : in più una volta non si cambiavano neanche tanti vestiti, si lavava e si metteva sempre la stessa vesta!

Umberto : io mi ricordo il campanello quando arrivava un ambulante : <> due lire>

Ersilia : i soldi per il tranv non c'erano mai. Da Ancona c'erano le rotaie fino a Falconara, io però risparmiavo se prendevo la "Corsetta". Si chiamava Corsetta perchè il tragitto non era tanto, le panche erano lucide...

Umberto : la Corsetta la prendevi al volo, non te ricordi che dietro c'erano tutti i fioli ?

Ersilia : Certo, nei respingenti, e non pagavano niente. Io portavo il portapranzo e anche il forneletto quando andavo al mare.

Umberto : c'era un posto sotto la statua del Papa (piazza Plebiscito) dove si andava a prendere il pappon, il pranzo. Te, ti presentavi in fila, col piatto nelle mani e ti davano da mangiare.

Aldesina : la fame è brutta!...Mi ricordo che c'era un capanno al mare dove stavano i tedeschi e c'era un vecchio tedesco che al sole si levava i pidocchi.

Stella : Io quando c'erano i tedeschi mi sono nascosta.

Zelinda : Io ho visto buttare le bombe vicino casa e mi ricordo che mi nascondevo. Ho tanti ricordi tristi, però mi ricordo anche che mia madre mi portava al mare e quei momenti erano felici.


Capitolo 3° - IL FUOCO


Ersilia : la contadina, che ci ospitava per far bollire il calderone, accendeva delle matasse perchè la legna scarseggiava. Io andavo a raccoglierla e prendevo anche le ghiande per dar da mangiare ai maiali.

Faustina : un pò di legna per il camino si poteva comprare.

Ersilia : mi ricordo dei camion pieni di legno tagliato, ma erano difficili da trovare.

Michelina : io non avevo il cammino, mi ricordo del metano.... Facevo come le ostetriche, il dottore mi aveva autorizzato, diceva di chiedere a me per essere assistiti. Un giorno mi hanno chiamato, una donna ha partorito due gemelle, urlavano al marito "tua moglie ha figliato, tua moglie ha figliato" lui non sapeva di aspettare due figlie. Poi lei ha avuto un infezione.

Ersilia : dove facevi bollire l' acqua?

Michelina : dietro al letto avevano un asino per forza c'era l'infezione, non bastava far bollire l'acqua sul fuoco per tenere puliti gli asciugamani.

Andavo a farle le punture, le facevo a tutti quelli che avevano bisogno.

Faustina : ora le fanno a noi. Io ho lavorato con mio padre nella terra, come ricamatrice e con mio marito. Abbiamo avuto anche un negozio, vendevamo di tutto: vetro, sapone.

Il sapone lo facevamo noi con il lardo, le cotiche, il grasso e la soda caustica. L'acqua bisognava andarla a prendere nei pozzi, non c'era in casa come non c'era il bagno; il tutto si faceva bollire nel fuoco, poi quando si freddava diventava duro e si tagliava.

Michelina : anche io ho avuto un negozio.

Ersilia : noi a casa non avevamo neanche la luce elettrica, usavamo le candele.

Luciana : anche noi per vedere, la sera accendevamo le candele.

Ersilia (a Luciana): ti ricordi quando si usava la luce a petrolio? ci svegliavamo la mattina con il muso tutto nero! Per cucinare usavamo il caminetto, con i teli facevamo lievitare il pane. La carne era scarsa, noi eravamo fortunati, un'amica macellaia ciregalava un pò di grasso per cucinare.

Arlalda : ora si compra tutto.

Faustina : in casa avevamo un piccolo forno, ci si cucinava molto: crescia, polenta, granturco...venivano anche i vicini.

Arnalda : mamma la polenta la faceva bene, con i resti faceva le cresciole fritte, erano buonissime. Anche la pasta fatta in casa era deliziosa. Da mangiare era buono.

Michelina : da noi la polenta avanzata si arrostiva nella brace.

Irene : piego ancora i tovaglioli per la tavola, come ho sempre fatto a casa. Ho imparato tanto da mia madre, la guardavo e imparavo: a cucinare, a pulire, a rassettare, a fare il pane; preparavamo il cibo e poi lo portavamo al forno per cuocere. Non avevamo il gas come oggi.

Umberto : partivamo con la tavola in spalla e le pagnotte sopra. Ci si arrangiava!

Ersilia : un'altra cosa che mancava erano i riscaldamenti. In cucina si accendeva la stufa che intiepidiva l'ambiente.

Arnalda : Se era freddo ci scaldavamo con il caminetto o la stufa e nelle stanze dove non c'era il fuoco niente caldo.

Luciana : Anche da noi c'era il caminetto e se non eri vicino avevi freddo.

Arnalda : chi si lamenta oggi non ha vissuto ieri.


...continua...


venerdì 23 gennaio 2009

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO -1-


di Franco Giannini

Spero che il mio amico Dario, quando aprirà la pagina di questo blog, non se ne avrà a male, pensando che mi sono voluto appropriare di quel posto che gli appartiene, sul suo Sofà delle Muse. Non me lo permetterei mai, ma oggi sono a chiedergli di farsi un pochino più in la, per dare spazio ad un qualche cosa di originale, non di certo simile ai libri che egli quindicinalmente ci presenta, senza alcuna pretesa di lanciare messaggi istruttivi, letterari o quanto altro, ma spaccati di vita raccolti in poche parole. Le sollecitatrici, nonchè raccoglitrici di queste memorie, sono state due brillanti ragazze: Silvia Bernacchia (Assistente Sociale e Inserimenti Lavorativi) e Laura Pedrinelli Carrara (Psicologa e Psicoterapeuta). La presentazione del Libro è avvenuta nella sala da pranzo della Casa Protetta per Anziani di Via Cellini, ieri sera 23 c.m. con un parterre molto ristretto, composto da pochi intimi: Ospiti con alcuni famigliari, il personale della Casa, Volontari, ed infine ma non ultimo come importanza, il Consiglio di Amministrazione guidato dalla Presidente Dott.ssa Francesca Paci.
E' a Lei che mi sono rivolto per chiedere l' autorizzazione a pubblicare le pagine che sotto riporterò giornalmente, capitolo per capitolo. L' autorizzazione alla pubblicazione mi è pervenuta attraverso la spiritosa battuta "...Giannini, faccia pure...non c'è copyright !". Invece più lo leggo e più penso che sarebbe stata una bella idea....battuta anche la mia, s'intende. Ciò non toglie, però, che ieri sera, facendo leggere agli stessi narratori, qualche brano seguito da canzoni eseguite sempre dagli Ospiti, rievocate dagli stessi ricordi, se ne è ricavato uno spettacolino piacevole che mi ha fatto trascorrere un pomeriggio. Ora ricopiando e pubblicando queste pagine mi sento però in colpa con loro...con questi scrittori-verbali, in quanto mi sembra, di essere un novello editore che sta sfruttando il genio di un autore sconosciuto.
Buona lettura.
DEDICA : Alle persone che abbiamo amato, che tuttora amiamo, ai ricordi.....ad oggi, alla magnifica complicata semplicità della vita.
INTRODUZIONE.
I racconti che leggerete scaturiscono da gruppi di condivisione fra anziani della Casa Protetta di Senigallia; gruppi inseriti nel programma di animazione dell'anno 2008, finalizzato alla stimolazione e al mantenimento delle capacità psichiche, sociali, relazionali, cognitive degli anziani. Dopo l'esperienza dell'anno precedente e la conoscenza del contesto e dei protagonisti, abbiamo deciso di iniziare questo viaggio con grande entusiasmo, consapevolezza e coscienza delle potenzialità del "condividere", ma anche degli eventuali ostacoli riscontrabili.
Il risultato è stato sorprendente: la scoperta di un'inattesa e intensa profondità.
Il vissuto degli anziani, il modo di raccontarsi e di relazionarsi fra loro ci hanno permesso di rivivere insieme momenti importanti e di stringere rapporti fondamentali.
L'istituzionalizzazione può rendere estranei al contesto e a se stessi, un'adeguata stimolazione può ostacolare questo fenomeno. Riconoscere l'ambiente come proprio, considerarsi parte di un gruppo evita l'estraniamento dovuto alla non conoscenza dell'altro di fronte a noi.
Creare legami è stato quindi l'obiettivo primario di questa avventura, "per sentirsi a casa" anche se in una diversa da quella in cui si è sempre vissuti.
Ci siamo poste come tramite fra le persone e le abbiamo viste incontrarsi, conoscersi, riconoscersi.
Credevamo di doverli spingere ad aprirsi....li abbiamo dovuti contenere!!
La speranza è quella di poter continuare questo lavoro per lasciare delle impronte, che siano da guida al colloquio anche nei momenti di assenza della nostra figura di facilitatori.
Riguardo all'impostazione del libro abbiamo deciso di svilupparlo per temi, allo stesso modo in cui abbiamo raccolto le testimonianze.
Abbiamo omesso i nostri interventi per cercare di riprodurre l'intensa atmosfera creata negli incontri e dare spazio solo agli anziani.
Silvia Bernacchia
Capitolo 1° I NOSTRI PROTAGONISTI
Santina : da giovane facevo la contadina; vivevo con i miei otto fratelli e una sorella, quando mi sono sposata sono andata ad abitare poco distante. Quando c'era da battere il grano era molto faticoso; c'erano contadini che venivano ad aiutarci e noi poi andavamo ad aiutare loro. La sera ci fermavamo a mangiare tutti insieme e mamma cucinava per tutti.
Stella : io facevo la ricamatrice e il ricamo più bello è stato un lenzuolo, che mi sono fatta per la dote.
Arnalda : io lavoravo nella filanda, preparavo la seta e avevo dodici matasse.
Stella : anche io ho lavorato al telaio.
Ersilia : il telaio era un pezzo di legno che incassava con un altro legno alto e teneva tirata la tela.
Brenno : io facevo il saldatore e il tornitore; era un lavoro bello, mi piaceva.
Vito : io facevo l'elettricista, facevo gli impianti...gli ho fatti anche in casa mia.
Umberto : io facevo il rappresentante di confezioni, andavo in giro per i grossisti. Siccome facevo il rappresentante in proprio, a volte ci andavo e a volte no. Mia moglie, invece, faceva la ricamatrice della Singer.
Rina : io facevo la contadina.
Gina : io lavoravo come donna di servizio, pulivo le case.
Dina : io facevo la contadina al Vallon. Lavoravo con mamma, con mio fratello, con tutti. Mi svegliavo alle 6,00/7,00 e lavoravo fino alla sera alle 8,00/9,00.
Ersilia : e la sera, quando si cenava, si recitava il rosario.
Lea : io facevo la contabile in una ditta di materiali elettrici.
Adriana : io ricamavo, a volte eravamo in tre o quattro donne se il telaio era grande.
Ornella : io facevo la sarta. Compravo i figurini, i giornali, quella volta il telefono non c'era. Loro venivano a casa mia e sceglievano il vestito e a seconda di come volevano la vesta compravano la stoffa.
Quinto : io avevo tre alberghi che portavo avanti assieme alla mia famiglia.
Gabriele : io facevo il contadino, lavoravo anch'io con la famiglia.
Aldesina : quando stavo io contadina, c'era il Conte Giulio, che quella volta essere Conte voleva dire essere una persona per bene. Io stavo a San Rocchetto, eravamo tutti contadini del Conte. Ora i figli sono diventati persone normali, una volta essere Conte era di più.
Irene : Prima di sposarmi, dai quattordici ai venti anni, sono andata a lavorare alla fornace, poi sono andata a fare la rete al porto e ho lavorato al legnificio. Al lavoro ci si andava in bicicletta tutti insieme. Dopo sposata facevo la rete a casa per i pescatori. C'era uno che andava a Porto S. Giorgio a prendere le ordinazioni e noi fabbricavamo le reti.
Umberto : quando lavoravo avevo tanto da fare, ma non vedevo l'ora di tornare a casa per vedere i miei figli.
Francesco : io facevo il sarto e mia moglie lavorava con me.
Teresina : io ho avuto due figli e due gemelli; il mio latte non mi bastava, così avevo sul comodino l'altro latte.
Ersilia : ho avuto due figli. Tutti cercavamo di risparmiare perchè c'era la miseria.
Quinto : io giocavo con mio figlio.
Stella : io ho avuto tre maschi e una femmina.
Ersilia : la femmina è nata nel '40, ancora non era scoppiata la guerra. Poi sono passati quattro anni ed è nato il maschio.
Ersilia e Umberto : intonano una canzona popolare del loro quartiere ad Ancona.
"Semo del Porto
e no' ce n'arfacemo.
I portolotti sono robusti e belli.
Semo del Porto
semo e non semo,
ce da cavacce tanto
de cappello.
Alla domenica mattina
tutte infioccate sa gli orecchini d'ori,
i giovanotti passa
e fa l'occhietto
e ride, ride
ride fra de lori.
Cosa c'è
cosa c'è
avvicinavve un pò
un poghetto
se non ve gusta
tza, tza
mosco giù quel deto"
Ersilia : erano canzoni di fioli, poi nasceva 'na scazzotata: nasi rotti, sangue un casino! Si cantava per dire che uno era padrone del rione.
...Il seguito domani...

mercoledì 21 gennaio 2009

YES WE CAN...ORA NON CI RESTA CHE SPERARE!!



di Franco Giannini

Mamma mia che settimana!!! Siamo passati dall' inaugurazione pre-elettorale di un tappeto di erba sintetica dell'ante campo sportivo di Marzocca, al giuramento del Presidente degli USA. Intervallati da una serie di eventi che ci hanno coinvolto, quanto meno emozionalmente, in pari misura: vedi tra i tanti il caso eclatante del Kakà calcistico, terminato poi come tutti sanno, in una bolla di sapone o peggio ancora in mare di ... per le casse di tutti coloro che si auspicavano ( però solo dopo) che il fattore umano prevalesse su quello economico. Mi ricorda tanto la storiella della volpe e l' uva!! o quello, ancor più emotivo, del cieco entrato nella Casa del Grande Fratello. Io, simile ad un ladro, ho partecipato alla cerimonia, non quella dell'erba sintetica, ma quella del giuramento, incollato su Rai Tre, in qualità di semplice "comparsa", con il volume basso, quasi come se ascoltassi la Radio Londra degli anni di guerra, timoroso di andare contro corrente ai suggerimenti del nostro Lui, impartitici con il solito suo sorriso d'ordinanza che non conosce confini.
Non ho avuto modo di ascoltare i Suoi "proclami", ma immagino che se oggi ci saranno, in quel che differiranno da quelli ufficiali, sarà solo sul numero del pubblico presente: 2 milioni di presenze il dato ufficiale americano, 20 mila appena per quello azzurro. Per il resto sicuramente concorderà in tutto, anzi il discorso, mi sia consentito almeno immaginarmelo, glielo aveva suggerito a brevi linee, in parte proprio Lui, telefonicamente, l' indomani dell'esito delle elezioni americane. Comunque tutt' altra cosa sarà il suo insediamento al Quirinale!! Ho ascoltato il discorso di Obama e nella simultanea, un pò per la traduzione, un pò perchè distratto dalle immagini, avevo perso alcuni passi e la prima sensazione che ne avevo ricevuto era stata quella che si fossero spese tante parole di retorica. Oggi, però leggendolo con calma e ritornando su alcuni punti, mi sono totalmente ricreduto ed mi sono augurato, in cuor mio, che i nostri politici possano accogliere anche essi, certi suggerimenti. Questi mi sono sembrati i migliori passi del discorso di Obama alla Nazione e non solo: "...Che siamo nel mezzo della crisi ora è ben compreso. La nostra nazione è in guerra, contro una rete di vasta portata di violenza e odio. La nostra economia è duramente indebolita, in conseguenza dell'avidità e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel compiere scelte dure e preparare la nazione a una nuova era. Case sono andate perdute; posti di lavoro tagliati, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole trascurano troppi; e ogni giorno aggiunge un'ulteriore prova del fatto che i modi in cui usiamo l'energia rafforzano i nostri avversari e minacciano il nostro pianeta." "...Dovunque guardare, c'è lavoro da fare. Lo stato dell'economia chiama all'azione, consistente e rapida, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori, ma per costruire una nuova base per la crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano il nostro commercio e ci tengono legati. Rimetteremo la scienza al suo giusto posto, e useremo le meraviglie della tecnologia per aumentare la qualità della sanità e ridurre i suoi costi. Incanaleremo il sole e il vento e il suolo per alimentare le nostre auto e far funzionare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per rispondere alle richieste di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo lo faremo." "....Quello che i cinici non riescono a capire e che il terreno gli è scivolato via: che gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato così a lungo non funzionano più. La domanda che poniamo oggi non è se il nostro governo è troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavoro e uno stipendio decente, cure su cui possono fare affidamento, una pensione dignitosa. Dove la risposta è sì, significa che andiamo avanti. Dove la risposta è no, i programmi finiranno. E quelli di noi che gestiscono i dollari del pubblico devono essere ritenuti responsabili - di spendere saggiamente, di riformare le cattive abitudini, e di condurre le nostre attività alla luce del sole - perché solo allora possiamo ripristinare la fiducia vitale tra un popolo e il suo governo." "...Ricordate che le generazioni precedenti hanno sconfitto fascismo e comunismo non solo con missili e carri armati, ma con solide alleanze e con convinzioni durevoli. Avevano capito che il nostro potere da solo non ci protegge, non ci dà il titolo di fare quello che ci piace. Al contrario, sapevano il nostro potere cresce attraverso il suo uso prudente; la nostra sicurezza promana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dal misto di umiltà e moderazione." "...Siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e indù, e non credenti. Siamo modellati da ogni lingua e cultura, portati da ogni angolo della Terra; e siccome abbiamo provato l'intruglio amaro della guerra civile e delle segregazione, e siamo emersi da quel capitolo buio più forti e più uniti, non possiamo non credere che i vecchi odi un giorno passeranno; che le linee della tribù presto si dissolveranno presto; che mentre il mondo diventa più piccolo, la nostra comune umanità si rivelerà a se stessa; e che l'America deve giocare il suo ruolo inaugurando una nuova era di pace." "...Alla gente delle nazioni povere: ci impegniamo a lavorare al vostro fianco per far prosperare le vostre fattorie e permettere che le acque scorrano pulite; per nutrire i corpi affamati e le menti che hanno fame. E a quelle nazioni come la nostra che godono di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo sopportare più l'indifferenza verso chi soffre al di fuori dei nostri confini; né possiamo consumare le risorse del mondo senza riguardo per gli effetti. Perché il mondo deve cambiare, e noi dobbiamo cambiare con esso." "...Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo: perché gli uomini e le donne e i bambini di ogni razza e di ogni fede possono festeggiare insieme in questa magnifica spianata , e perché un uomo il cui padre meno di sessant'anni fa non sarebbe stato servito in un ristorante ora può stare di fronte a voi per pronunciare un giuramento quasi sacro." Ora, memori della fine che ha fatto il nostrano weltroniano "Yes we can", non ci resta che augurarci che quello americano sia più veritiero e realizzabile. Ma solo il tempo ce ne potrà dare conferma. Intanto, noi, a conferma che ognuno ha ciò che si merita, da oggi, in Italia, sappiamo, grazie ad una lezione di economia comprensibile a tutti, impartitaci dal nostro Lui, che: il nostro calo del PIL non pregiudica nulla!! E se lo dice un Interprete Principale, le comparse dovrebbero solo prenderne nota! Yes (???) we can (???)

giovedì 15 gennaio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 2


di Dario Petrolati

Leggere poesie di questi tempi , con l' aria che tira fa uno strano effetto.Tutto è così concreto e misurato su valori, non solo venali, sentire una voce che parla di versi, poeti, lascia veramente pensare che c' è qualcosa in giro che non abbiamo notato oppure abbiamo capito in modo sbagliato. Ma perchè, mi dico, perchè succede questo? Va di moda e con stile imperioso, direi abbastanza tronfio anche maleducato, parlare se di parlare si tratta e non di urlare, disquisire di politica, almeno quella che chiamiamo politica e tale dubito sia. Siamo diventati arroganti ed insicuri così sfoghiamo i nostri bisogni mentali sollevando pseudo problemi e dando soluzioni poco logiche. Sentire musica di quella che raggiunge l' anima e turba i nostri pensieri, con un libro da leggere o appena letto, di certo non è fatto abituale. Si legge pratico con formule per aver ragione demolire chi pensa in modo contrario al nostro. E' purtroppo raro vedere in silenzio ragazzi anche soli e non sentirsi tali, davanti ad una vetrina, osservare e cercare di leggere titoli di libri esposti, fantasticare ed anche più, attorno al modo di esporre posare libri e libretti con copertine delicate, restare sospesi, pensare. Non certo è da pensare alla ricerca affannosa dell' Antologia Palatina con testo a fianco magari in S. Biagio dei Librai, a Napoli, portarsi dietro i grossi tomi e poi fermarsi aprire e leggere e riprendere la strada con la testa tra le nuvole, no sarebbe troppo chè allora l' amore per la poesia diventa tale da possederci in tutto, ma ci son versi e poeti e libri da tasca come se fossero messalini. Assieme alle famose Liriche Cinesi, sempre in tale formato e condotta e affascinante traduzione esiste quel poeta americano che io ebbi la fortuna di conoscere quando ancora andavo a scuola a Senigallia, Edgar Lee Masters, essendo in punizione passai diverso tempo nell' aula della biblioteca scolastica leggendo su suggerimento del Preside l' Antologia di Spoon River. Ricordo la cautela e con quanto riguardo silenzioso il mio docente mi avviò alla scoperta di quel mondo descritto dal Poeta americano, osò e compresi subito l' esagerato paragone, parlarmi di Lee Masters come se fosse il Dante per la lingua americana. Voleva spiegarmi l' importanza e la novità dello scrivere ed il fragore suscitato quando l'opera fu pubblicata e fatta conoscere. Episodi e morale dietro ogni storia raccontata e resa accessibile anche a chi è povero di letture, tanto che tra ragazzi si faceva a gara nel ricordare le piccole grandi storie dei fatti accaduti e ricordati nella contea descritta attraverso lapidi che portano incisi oltre a nomi strazianti, umilianti, teneri segreti delle anime che vissero e soffrirono senza aver raggiunto la pace o giustizia. Avevamo meno di venti anni quella volta e d' allora le Storie di Spoon River anche attraverso la musica di De Andrè, ora, hanno invaso garbatamente anche ed oltre i banchi di scuola. Ecco allora l'invito, per quei pochi che ancora non conoscono, a leggere questa raccolta di versi che è conosciuta col nome : Antologia di Spoon River .


Per saperne di più su: Antologia Palatina

su: De Andrè ed ancora qui

In ricordo del 10° anniversario della scomparsa di Fabrizio De Andrè, Qui i video e le musiche di molte delle sue canzoni.

venerdì 9 gennaio 2009

Cir33 : La Differenziata nasce come Necessità o come Fonte di reddito ??


di Franco Giannini
Sono stato accusato, alla vigilia della Raccolta Differenziata, come individuo insensibile ai problemi ecologici che con questa avremmo risolto.
Non lo ero prima e non lo sono neppure oggi. Solo che oggi mi dichiaro vinto, sconfitto dalla “non curanza”, sfiduciato, si, ma non per l’ avvio della differenziata, ma per come la si sta facendo.
Se si parla con gli addetti ai lavori, ti dicono subito, per tacitarti, che tutto è migliorabile, però…c’è sempre un però che blocca e fa battere il passo sul posto. E non si vuol comprendere che lo stare immobili oggi, con un progresso sempre più incalzante, significa quasi retrocedere.
Ed allora, quando leggo che altri studiano e trovano soluzioni che potremmo far nostre con estrema facilità, semplicemente copiando, noi invece siamo ostacolati da quel “si però” vengo colto da quella rabbia dell’ impotenza del non poter fare, che cerco di sedare, rifugiandomi nell’ unico modo che mi è rimasto, quello di scrivere sul mio blog cose che so già a priori, resteranno lette solo da pochi amici–famigliari-lettori. Quindi un solo semplice sfogo,… poca cosa?? Forse!!
Mi era capitato tempo fa, lamentandomi per come erano gestiti i rifiuti nell’ area del Cimitero delle Grazie. Mi era stato risposto, che avevano veduto le "mie belle foto" sul blog ( erano solo rubate dal web!!) mi invitavano ad un concorso di fotografia che aveva promosso lo stesso Cir33, ma circa le mie osservazioni per migliorare il servizio nulla potevano.
Oggi, invece, devo rendergli un grazie, perchè hanno apportato quelle migliorie che avevo auspicato, trasferendo i contenitori all’ interno dell’ area cimiteriale. (scoprendo che allora si potevano fare…!!!)
Ora un nuovo mio disappunto, ben più grave, nasce da questo.
Avevo visto una pubblicità a tutta pagina campeggiare per alcuni giorni su diversi quotidiani nazionali promossa dalla Tetrapak, inoltre c’era stato un Consiglio Comunale a Senigallia in cui si era parlato e discusso di Differenziata che non mi aveva del tutto convinto, cose che mi avevano portato a sfogarmi sul mio Blog.
Tutto si era concluso lì, pensavo che nessuno lo avrebbe né letto, né tanto meno commentato. Ed invece a distanza di tempo, un amico-lettore mi ha fatto presente che anche lui aveva contestato il fatto che a Senigallia, non vengono riciclati i contenitori Tetrapak, cosa che avviene invece nel comune di Ripe, in cui opera sempre il Cir33 che si avvale per il riciclaggio della carta dello stesso consorzio nazionale Comieco.
C’era da chiedersi il perché allora di questa diversità di pensiero tra due comuni limitrofi.
La risposta credo di averla interpretata (ma forse in modo errato??) leggendo ciò che scriveva il Cir33 sul suo Forum a mo' di chiarimento ad un quesito posto da due cittadini, che mi ha lasciato ad onor del vero, a dir poco, molto perplesso.
Infatti, il Cir33 asseriva, in quella nota, che il materiale dei contenitori Tetrapak è riciclabile, ma il suo recupero renderebbe si, il quantitativo di carta riciclata maggiore, ma andrebbe a diminuirne la “qualità” e quindi è preferibile considerarlo Non-Riciclabile e da buttare nel contenitore grigio.
Da qui non un chiarimento quindi, ma un ulteriore sorgere di dubbi: innanzi tutto, se non ricordo male, la Differenziata nasceva da una necessità primaria di ridurre la quantità di rifiuti da mandare in discarica, ed invece dalla risposta sul Forum, mi sembra di comprendere che il problema sia un altro che non la quantità!
Inoltre mi chiedo e credo che lo saremmo in diversi, perché allora Ripe lo fa e noi no e lo fanno anche altri comuni come Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna. Chi è che sbaglia, perché qualcuno che sbaglia c’è, o a livello di sensibilità verso l’ ambiente o verso una cattiva gestione amministrativa non tenendo conto di quella famosa “diminuzione della qualità”.
Il 31 Dicembre del 2008, è venuta a cessare anche l’ attività di raccolta della discarica di Castel Colonna, come da decisione improrogabile della Provincia di Ancona. Questo secondo logica, qualsiasi soluzione si sia trovata che tamponi questa chiusura, dovrebbe ampliare il problema delle “Diminuzioni delle Quantità”, rispetto a quelle della “Qualità della Carta”.
Mi rifiuto di voler pensare, che un problema di tanti, possa essere risolto, visto che la Differenziata è ormai partita, solamente salvaguardando un beneficio economico riservato a pochi.
Non sapendo più cosa pensare, ritengo sarebbe utile, a questo punto, delle note più approfondite del Cir33, ma senza tanti fronzoli tecnici, visto che si parla d’immondizia, che mi-ci illumini e soprattutto mi-ci convinca, dopodiché sarà l’amico- cittadino-lettore a farsi una idea personale, basandosi sulla bontà, chiarezza e sincerità delle risposte.

martedì 6 gennaio 2009

LE VITTIME INNOCENTI DI GAZA



di Franco Giannini

Ho l' impressione che stia avvenendo a Gaza, quello che spesso avviene nelle nostre famiglie, quando da diversi anni non ci si guarda o non ci si parla. Dopo un pò ci si dimentica del perchè di tale freddezza, ma non si è disposti a mettere una pietra sopra, e ritrovarsi attorno ad un tavolo per chiarire il perchè ciò sia accaduto, magari neppure direttamente a noi, ma a chi ci ha preceduto e che nel frattempo neppure fa più parte di questa terra.
In una terra, che per i credenti delle tre religioni, Ebrea, Musulmana e Cristiana, dovrebbe essere sacra, la guerra invece è di casa. Una guerra spietata ancor più delle altre guerre (del resto non esiste una bella e giusta guerra), perchè fatta di attentati, di risposte agli attentati, da cui si salvano solo coloro che spingono il famigerato e vigliacco "bottone-grilletto".
Chi paga queste gesta, che da una parte vengono considerate eroiche e dall' altra una semplice vigliaccheria faziosa, sono sempre i soliti innocenti, che appunto proprio perchè innocenti, sono ignari di quel brusco e rapido passaggio dalla vita alla morte, senza che mai ne conosceranno il perchè o a chi avrà servito tale loro involontario sacrificio.
Già di per se è difficile dover giudicare, ancor più è quello di schierarsi da una parte o dall'altra dei contendenti, e maggiormente lo diventa se si è distanti dal luogo del conflitto.
Ritengo che l'unica cosa buona da farsi, in questi casi, sia sempre quella di dividere da prima i duellanti e poi in separata sede, farli ragionare a mente fredda: ed è proprio quello che invece non si sta volutamente facendo !
E' un conflitto questo, che riguarda un numero limitato di persone, che non riguarda aspetti economici di primaria importanza, è solo un conflitto che nasce da motivi territoriali di confine...che ce ne può fregare a noi, paesi sviluppati: a quanto pare avanzati nella tecnica ed ancor più in quel sentimento egoistico di chi sta bene economicamente o illusoriamente lo crede. Da noi si è pensato solo a quelle "feste" che la cristianità ha sempre raccomandato, nel segno di "feste del bene, della fratellanza, del perdono, della famiglia" e che invece sono servite solamente all' ecclesiale" vituperato" ma istituzionalmente pubblicizzato nonché raccomandato consumismo ed ora ai "saldi" dei suoi avanzi.
L' ONU, la EU, la NATO, sono solo ed unicamente sigle dietro cui giocano a fare i benefattori dell' umanità, plebaglia priva di sentimenti umanitari, il cui primo impegno è stato quello della loro vendita dell' anima al diavolo.
Gentaglia che invece di prender provvedimenti affinché cessino morti assurde immediatamente, ripeto immediatamente, con l' invio di caschi blu o di qualsiasi colore vogliono, ristabiliscono la pace nell'arco di 24 ore. Ciò è possibile, perchè sia il territorio che la popolazione è racchiusa in un fazzoletto.
Se questo non lo si fa o non lo si è fatto, è solo perchè dei politici imbecilli, continuano a schierarsi a pro o contro questo o quello a seconda del loro colore politico.
Nello sport del pugilato, una delle regole è la fine dell' incontro per manifesta inferiorità dell' avversario. Io credo che in questa guerra si sia raggiunta questa manifesta inferiorità di 5 a 500 o giù di li, di cui un centinaio sono bambini....vogliamo parlare ancora di guerra o meglio ancora di gusto di un' orrenda vendetta????
La Foto è tratta dal web.

giovedì 1 gennaio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 1




di Dario Petrolati


Bompiani Valentino, quando ancora editava in Via 4 novembre a Roma, nel 1939 dette la possibilità di conoscere, forse, il capolavoro di Steinbech: FURORE. (hanno detto di Furore)(Recensione e riassunto)
Storia realista e quasi stranamente originata da un americano, chè parrebbe assai più consona allo spirito, che poi sarebbe venuto, del neorealismo italiano.
Storia, avventura povera del sottoproletariato di ciò che rimase dopo la grande mitica depressione.
Lo scrittore ebbe una vita volutamente errabonda anche se non misera, solo che istintivamente , si direbbe oggi, si sentiva di sinistra e tale sensibilità lo portò a descrivere il pensiero, le reazioni-azioni delle minoranze, dei poveri che sempre però avevano la schiena eretta.
Furore, come altre opere ispirò Hollywood, che ne trasse un film interpretato dall'allora giovane Henry Fonda con la forte regia di Ford.
Fu un film che poco colpì il pubblico italiano ed anche a livello mondiale la storia di gente che veste stracci e fatica ad arrivare a trovare il cibo sino a sera non entusiasmò, perchè troppo avanti per i tempi e nel tempo, queste situazioni invece previlegiarono il neorealismo italiano che successivamente avrebbe fatto scuola nel mondo.
Le lunghe marce sui carretti percorrendo strade sconnesse, i dialoghi-colloqui, l'uso di oggetti dall'aspetto umile, (vedi quante padelle tegami e scarpe fuori forma ebbero la parte prima) senza troppo disquisire diventano parte integrante della storia senza avventura.
Sono povera gente che teme la miseria, erano famiglie agiate che ora esprimono odio e terrore verso chi ha nulla e non può dare alcunché.
Uomini e cieli senza colori, tutto si svolge tra gli avanzi di una società che era stata ricca e non sapeva-poteva concepire la miseria.
Esplodono sommesse ire ed infide vicinanze, pare quasi un attuale parallelo con la presente globalizzazione, quando non ci sono certezze, ma solo paura. Allora l'uomo esplode in un furore lungo e largo come guerra senza ideali.
Per la narrativa lo scrittore nel 1962 ricevette il Nobel. Seppure non abbia condotto una vita avventurosa, vedi Hemingway, Steinbeck visse solo 66 anni, la morale ed il suo stile ne fanno un testimone dello scrivere onesto, corretto, leale.
Foto: tratte dal web, di un giovane Steinbeck e della locandina del Film dell'omomino libro.