lunedì 16 marzo 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 6 -

di Dario Petrolati



Dopo tante ricerche prove ripensamenti.
Ho ritrovato Il Sipario Ducale che Volponi scrisse ,dedicando a Guido Piovene,nel lontano 75.
Libro trascurato forse dallo stesso autore, eppure dalla prima lettura che feci nella bella edizione Einaudi ricordo di aver subito provato un senso di paura e fastidio mentale, la ragione forse solo pel periodo trattato.
Geograficamente appare ancora quel tempo oscuro violento fatto di cortei bombe servizi segreti tradimenti e morti oscuri innocenti mescolati tutti col sapore di zolfo e odore di carne bruciata o sparita.
Quanti, il numero esatto mai si saprà.
Ci sono paesi e città sfiorate grigie fatte di piccole donne che in case vecchie preparano piatti di minestra calda, semplice, nella paura della eterna fuga dopo la strage le morti negate a uomini con nomi falsi forse complici ed autori della caduta "Vecchia Repubblica" costata ed ora negata.
Volponi, pare quasi non suo questo pensare ed agire, ci porta attraverso nomi di grandi città e passa per Fossombrone, Pesaro e piccoli luoghi che quasi per civetteria ci espone chè lui conosce essendo rimasto nell' anima marchigiano e di Urbino sempre fissa nella mente come se fosse madre nutriente.
Gli studenti che corrono su e giù per antiche vie e risa e grida e pizza ed una bevuta allegra in compagnia.
Riprende il viaggio la macchina grigia fatta anche di giudici e testimoni per andare arrivare in Catanzaro.
Città dolente in quegli anni che ogni volta ci appare un volto e tante sbarre in ferro per racchiudere assassini-filosofi del terrorismo, pentiti per ottenere sconti di pena.
Mai che si fermi la vettura a fare benzina è sempre in corsa come lepre fuggitiva che sente l' ombra del cacciatore toglierle la vita.
Appare anche - sempre in TV con servizi speciali smentite e giuramenti quella Catanzaro che pare fatta solo per l'esilio e dura la lotta subdola da nord a sud complici divise che avrebbero dovuto proteggere garantire.
E se fermo lo sguardo in copertina vedo due porte ed un locale squallido, una sedia vuota uno spicchio di tavolo rotondo, nulla chè il dramma o la commedia sia finita o stia per iniziare questo non si sa, è il sipario ove la storia dell' Italia minima ha svolto giorni dell'ira lasciando vincitori e vinti in pausa di riflessione dopo tanto rumore e sangue.
Non so perchè Volponi abbia pensato a Piovene nella dedica, forse ha voluto mostrare all' autore di Viaggio in Italia le spalle - il retro di quanto lo stesso paese può gettare ma che tiene nascosto per falso pudore o vigliaccheria.
Ecco forse la chiave di lettura potrebbe trovarsi anche quì: le due Italie.
Stessi luoghi morbidi paesaggi per l'autore vicentino che il marchigiano Volponi scopre in altri giorni come terra ove tremende vendette si sono succedute.
Rimane dentro lo stomaco la memoria delle grida dei pianti sconsolati allora spiace che l' anime di coloro che sono spariti nella follia feroce non abbiamo mai più avuto giustizia.
E Catanzaro ha concluso il suo compito lasciando oblio ormai che tutto avvolge.
Qualche lapide sparuta date gente frettolosa.
A Bologna come Milano una volta all'anno ci sono cerimonie bandiere ed un palco ove ancora si grida giustizia.
Fu quello un periodo che sconvolse l' intero globo, a scadenze in tante nazioni ci furono capovolgimenti totali e sanguinosi,
Grecia dei colonnelli, Argentina e Messico ed altri , tanti,furono i luoghi ove parve un impazzimento generale.
Leggere il Sipario Ducale riporta alla memoria avvenimenti che volevamo scordati.

giovedì 12 marzo 2009

A DOMANDA...IL SINDACO RISPONDE !!!

A PROPOSITO DI COMUNICAZIONE TRA I LUNGOMARI :

LA DOMANDA

Gent.mo Sig. Sindaco, immeritatamente,sembra che qualcuno per il semplice fatto che io abbia un Blog su cui scrivere (lospigolatore), di seguire con interesse i problemi cittadini e di essere, inoltre solito passeggiare nella zona del porto e non solo, mi ferma o mi scrive e-mail per avere informazioni, sui diversi problemi della città. Non sempre però sono informato e quindi la risposta il più delle volte è "Non lo so!". Ora sarà il fatto che fra meno di un mese sarà primavera ed inizieranno i lavori preparatori per la stagione estiva, la domanda che mi pongono più di frequente ed in modo assillante è:" T' ch'sei infurmat... m'c'andè che riapriran' stu benedet' culegament' tra i do' l'ngomar'?". Io non sapendolo e non volendo ancora proferire un ulteriore "non lo so", (per non perdere quella pubblicità che sembra mi sia involontariamente creato), sono costretto a girare la domanda a Lei, perchè poi mi insegna che le risposte devono essere sempre Veritiere, perchè Verificabili, ed in caso di inesatezze, apportatrici di inesorabili critiche. Quindi, sono gentilmente a chiederLe la Sua collaborazione, fornendomi, se possibile, quella data che tutti mi chiedono e che io non sono in grado di soddisfare con una sicura risposta. Certamente non pretendo il giorno esatto dell'inaugurazione, sarei troppo pretenzioso, ma solo una data indicativa quale quella del mese...Mi aiuti,... la prego, a farmi assolvere, in modo degno, questo compito ufficiosamente assegnatomi di "pubblico servizio". Ringraziandola anticipatamente e scusandomi per il tempo che Le faccio perdere, voglia gradire i miei più distinti saluti.
Franco Giannini.
LA RISPOSTA

Gentile signor Giannini, vorrei innanzitutto ringraziare lei e tutti gli altri blogger senigalliesi che, ognuno con la propria capacità di critica, fate ogni giorno un prezioso lavoro di informazione, di inchiesta, di approfondimento dei temi che interessano tutta la collettività. Le assicuro che per l'Amministrazione questo rappresenta, oltre che un servizio per tutta la città, anche uno stimolo ad operare per soddisfare quanto più possibile le diverse esigenze del territorio. Sono felice quindi di aver saputo di una numerosa partecipazione dei blogger senigalliesi, tra cui anche lei, al progetto Senigallia 2.0, che ha tra i diversi obiettivi anche quello di mettere in relazione le diverse esperienze presenti nella rete. Per quanto riguarda la sua richiesta, come lei saprà bene il Comune ha acquisito la proprietà del complesso ex SEP (Servizio Escavazione Porti), arrivando finalmente ad una felice conclusione di una lunga ed articolata controversia. Questa acquisizione al patrimonio comunale è stata infatti di strategica importanza in vista della futura organizzazione della viabilità del porto, e quindi anche del collegamento tra i due lungomari. Il programma dei lavori, che si concluderanno entro la fine della primavera, prevede ora la demolizione del complesso ex SEP, per liberare completamente la darsena "Nino Bixio" e consentire quindi un agevole accesso alla passerella che collega i due moli, che rimarrà aperta e transitabile 24 h su 24. Non appena sarà definita in maniera più precisa la tempistica dei lavori, sarà mia cura fare avere a lei e a tutti quanti operano nel mondo dell'informazione gli aggiornamenti sull'argomento. La ringrazio di nuovo dell'interesse, della correttezza e della cortesia. Cordiali saluti.
Il Sindaco Luana Angeloni

sabato 7 marzo 2009

FESTA DELLA DONNA!..EMARGINAZIONE DELL'UOMO?

di Franco Giannini

8 MARZO - FESTA DELLA DONNA.

Ad ogni anno che passa, mi chiedo se questa data sia da ricordarsi più che come una giornata di Festa, o come solamente quella di una semplice, ma importante ricorrenza. Una giornata colma di parole retoriche o un' altra delle tante inventate dal consumismo? Una reale emancipazione della donna o più un principio di emarginazione dell'uomo? Mi viene da pensare e da dire con tutta sincerità, consapevole del rischio che corro, di non essere "carino", che la parola intelligenza ha una desinenza che la fa risultare, si, come termine al femminile, ma è invece, secondo me, come gli angeli...senza sesso. Essa è trapiantata sia sugli uomini che sulle donne. E' questa intelligenza, che permette la corretta, civile, educata, rispettosa convivenza di ambo i sessi, senza che vi sia, a ricordarcelo, alcuna festa. La mimosa, la cena femminile di gruppo, il gustarsi uno spogliarello maschile di palestrati romani, il sentirsi riverite dai propri uomini o lasciate libere per una serata, non credo sia una vittoria del femminismo, dell'emancipazione femminile, del raggiungimento della parità, bensì più una presa in giro, che le stesse donne vogliono sentirsi regalare, autoconvincendosi di aver raggiunto chissà quale traguardo. Ma invece mi sembra siano solo 24 ore di libera uscita e libero pensiero. La vera festa la donna se la guadagna giornalmente con il rispetto dovuto a questo "sesso debole",.. da quello ritenuto, poi chissà da chi, dal "sesso forte" . Ma quando mai... esso dovrebbe esserle concesso minuto per minuto, oggi ancor più di ieri. La casalinga, che con pochi spicci deve far quadrare il bilancio familiare sempre più stentato, la lavoratrice e nel contempo casalinga, madre e moglie, che come riposo dopo le otto ore di lavoro, deve sobbarcarsi anche i lavori domestici, sono sicuramente quelle che non la festeggeranno mai, anzi, forse la trascorreranno senza neppure farci caso. Ed è a loro che rivolgo non gli auguri retorici della giornata, ma un rispettoso pensiero ed un sentito grazie per tutte le loro conquiste giornaliere . Alle altre, e spero non siano tutte, a quelle che festeggeranno come meglio credono e meglio potranno, invece, le più impegnate o quantomeno quelle che credono di esserlo, un semplice suggerimento: che almeno, prima dell'antipasto, ricordino le 148 donne della Triangle di New York, o dell' Olympe de Gouges, o di Mary Wollstonecraft, oppure della nostra Sibilla Aleramo....sempre che sappiano chi sono.

Sicuramente più gentile di me è ENRICO DIGNANI che mi ha inviato due cadeaux da regalare a tutte le donne conosciute e non, il primo tratto dal sito di Incauta

F E M M I N E
Le donne del sud hanno i capelli forti e duri come il fil di ferro, corde intonate di mandolini. La carne impastata di calce e pane e dentro una lampadina a incandescenza, che puoi vedere tutto in trasparenza. Le mani d' amianto, piangono di più, di più sorridono. Nel guardarti ci mettono intenzione, non lo fanno così, tanto per fare, e nemmeno al loro sguardo puoi restare indifferente.
Abracadabra, sughi per pranzi da illimitate persone, asciugamani per gli ospiti sempre pronti e profumati ai piedi del letto, sudano essenza di zagara e salsedine. Si fanno discorsi muti di gesti da un balcone all'altro. Tornite e salde, come i marmi dei loro comò, per loro nulla è un caso, srotolano la matassa del destino e arrivano al capo, sorridono raccogliendo in cesti di paglia intrecciati gli effetti derivati dalle cause seminate. Non c' è bisogno di vedere, di ascoltare. Intuiscono obliquamente un tradimento annusando l'aria, presaghe di dispiaceri al solo appassire di un fiore accarezzano barbe in contropelo e stirano camicie come a dare carezze. I loro bucati candidi sono manifesti senza scritte d' amore e devozione. Saliva a curare le ferite, albumi sulle scottature e occhi d'olio per scacciare l'invidia, giornate di ventisei ore. Le labbra sono termometri e distributori di baci profondi. Spettinate e allegre cantano vecchie canzoni e recitano proverbi in dialetto, santi e madonne come parenti a cui chiedono, promettono o che rimproverano con gli occhi verso il cielo prossimo non troppo lontano. Allevano ed educano solo con lo sguardo che sbriciola e promesse di mazzate che però non arrivano mai. Per loro il bagno dopo pranzo fa sempre morire, e le gambe delle bugie son sempre corte. Alleviano con la loro esistenza presente, preparano gli ingredienti per la vita scegliendoli tra i più freschi. Quando si assentano lasciano piccoli gesti d' amore nel freezer. Quando vanno via per sempre le loro piante continuano a fiorire.
E dopo queste parole, il secondo dono: un dolce virtuale... un dessert caramelloso sicuramente da provare, dal sapore del tutto particolare che ricorda la pampa, il tango, tutta la sensualità di questa terra:
DULCE DE LECHE
E' una tipica preparazione dolce argentina, anche se sulle origini ci sono delle controversie (alcuni sostengono sia peruviano). La si potrebbe definire "marmellata di latte". E' una crema vellutata al gusto di mou, da spalmare sul pane o da usare come farcitura. Tempo di preparazione e cottura: 50 min.
Ingredienti:
1/2 litro latte intero150 g zucchero di canna (*)1/2 bacca di vaniglia (o altro aroma: rum, cannella,...)1 pizzico di bicarbonato(*) in Argentina si usa uno zucchero di canna grezzo (la persona che mi ha dato la ricetta lo ha chiamato "azucar rubio") difficile da trovare dalle nostre parti. In sostituzione usare zucchero di canna o zucchero semolato o metà e metà.
Preparazione :
In una casseruola, riscaldare il latte, aggiungere lo zucchero, il bicarbonato e i semini della bacca
di vaniglia. Rimettere sul fuoco e portare ad ebollizione. Quindi abbassare la fiamma e far bollire dolcemente per 45-50 minuti, mescolando.Quando la crema comincerà a velare il cucchiaio e mescolando si comincerà a vedere il fondo della casseruola, allora è pronto. Raffreddare, eventualmente immergendo la casseruola in acqua fredda, mescolando e conservare in frigo in un barattolo ben chiuso.

Con la macchina del pane:

Intiepidire il latte. Versare tutti gli altri ingredienti e mescolare bene.Versare nel cestello della MdP e avviare il programma "Marmellata". Far raffreddare e conservare in frigo.

lunedì 2 marzo 2009

LE NOSTRE LACRIME ? FANNO SORRIDERE...A MOLTI


Su gentile segnalazione e suggerimento della sempre attenta mia amica, prof.ssa Mariangela Paradisi, sono andato a leggermi l'articolo che copio ed incollo, da la Repubblica.it, datato 1 marzo, firmato da ILVO DIAMANTI . Credevo che gli sfiduciati, i delusi, gli indecisi, gli arrabbiati di quella roba che ancora si ostinano a chiamare partito di centro-sinistra, fossero solo un manipolo di soliti populisti, sempre pronti urlare contro tutto e tutti, invece mi scopro che faccio parte di un esercito....ma allora chi è che sbaglia, dove si sbaglia, perché si sbaglia, perché non si fa nulla per non ricadere negli stessi errori che da troppo tempo si fanno? - F.G.




di ILVO DIAMANTI
Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno. L'IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell'insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito. Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008? Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L'IdV ne ha recuperato qualcuno. Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8? Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno. Certamente, non si tratta di una novità. L'incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D'altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze. Come dimenticare, d'altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001? Amministrative, europee, regionali. Fino al 2006: tutte. Forza Italia, in particolare. Nei mesi seguenti alle regionali del 2005 i sondaggi la stimavano sotto il 20%. Dieci punti in meno rispetto al 2001. Come il Pd oggi. Ridotto al rango del Pds nel 1994. Sappiamo tutti cosa sia successo in seguito. Parte degli elettori di FI sono rientrati a casa, trascinati dal loro leader. Mobilitati dal richiamo anticomunista. Dalla paura del ritorno di Prodi, Visco e D'Alema.
Se ne potrebbe desumere che qualcosa del genere possa avvenire, in futuro, anche nella base elettorale del Pd. Ma ne dubitiamo. Non solo perché un richiamo simmetrico, in nome dell'antiberlusconismo, oggi è già largamente espresso - urlato - da altri attori politici. Primo fra tutti: Di Pietro. Non solo perché le elezioni europee - come abbiamo detto - non sono percepite come una sfida decisiva. Visto che sono, appunto, europee. Ma perché la defezione dichiarata nei confronti del Pd ha un significato diverso da quella che colpiva il centrodestra negli anni del precedente governo Berlusconi. Allora, gli astenuti reali (rilevati alle elezioni) e potenziali (stimati dai sondaggi), tra gli elettori di FI, erano semplicemente "delusi". Insoddisfatti dell'andamento dell'economia e dell'azione del governo. Il quale aveva alimentato troppe promesse in campagna elettorale. Difficili da mantenere anche in tempi di crescita globale. Mentre, dopo l'11 settembre del 2001, quindi subito dopo l'insediamento, era esplosa una crisi epocale, destinata in seguito ad aggravarsi. Si trattava, perlopiù, di elettori senza passione. Moderati oppure estranei alla politica. Non antipolitici. Semplicemente impolitici. Non era impossibile risvegliarli. Spingerli ad uscire di nuovo allo scoperto. Il caso degli elettori del Pd è molto diverso, come si ricava da alcuni sondaggi recenti di Demos. Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative. La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio - neppure indignazione - per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro. Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione. Questa raffigurazione, un po' caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta "radicale"). Scomparsi anch'essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D'Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.
(1 marzo 2009) "

sabato 28 febbraio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 5



di Dario Petrolati




Non si comprano libri al Centro Commerciale come se fosse un prodotto messo alla volontà dell'acquirente .
E' brutto vedere pile e pile di libri messi come mattoni fatti solo per essere venduti e dopo due o tre anni al macero o legati in cellophane a due a due a prezzo tagliato.
Un pomeriggio del 1995 ero per caso a bighellonare tra carte giochi libri e simili.
Questo enorme magazzino pieno di luci, commesse e passaggi stretti, offriva di tutto ed io così, senza una guida, un perché, posai lo sguardo sopra un libretto dal formato strano con la copertina gialla confezionato con carta povera.
Costava lire 15.000 da scontare poi alla cassa, era di un autore che solo una volta avevo visto in una piccola TV locale, sapevo qualcosa vagamente della sua vita, tendenze politiche , quasi un fuggiasco.
Comprai così il mio primo libro di Luis Sepulveda e come una collana, mi tirò poi a cercare sempre ogni sua stampa.
Vennero come se fossero favole, scherzi per grandi bugie piacevoli dette ed assorbite con piacere.
La Terra Del Fuoco , lingue volte al cielo e venti dalla forza inimmaginabile, rupi, golfi ,animali adatti per vivere nella natura brusca, ma affascinante, con solo qualche uomo dalla vita sfruttata ma vissuta.
Favole per grandi che sono realtà dette con amore infinito verso la terra infinita, lontana ove serve coraggio per superare prove ed avere l'avvallo di essere uomo.
Come credere al pianto umano dei delfini che chiamano, invocano come bimbi e sentono il passare del tempo, gelosie e sentimenti pari agli umani, avventurieri che volano con aeroplani incompleti vestiti da cowboy, ubriachi di fama e sventure allegre.
Sono 104 paginette che si bevono una più volte come se tutto fosse null' altro che scherzo.
Ora i libri di Sepulveda sono pubblicati da Guanda con eleganza e raffinatezza, si vedono distanti un miglio, quanta sana invidia per questo scrittore che sa raccontare con leggerezza anche la violenza reale o inventata sparsa per i quattro angoli del mondo.
Un raffronto strano inspiegabile mi è capitato spesso di concepire con Gunter Grass, e nulla di più dissimile può accadere, forse dipende dalla mole fisica quasi fossero fratelli, null' altro.
Sepulveda è stato per me l' Omero del ventesimo secolo o meglio quasi Collodi.
Poche volte mi son gustato una lettura come con Patagonia Express.


sabato 21 febbraio 2009

ED ORA... OCCHIO...


di Franco Giannini
Era più che normale che finisse così...infatti non c'è mai un due senza il tre: Prodi, Veltroni, ed ecco che il terzo non poteva essere che lui, Franceschini. Se nutrivamo ancora un piccolo barlume di speranza su di una riscossa del PD guidato da un uomo con gli attributi, ecco che oggi abbiamo, invece, avuto solo una conferma di quello che sarà il prossimo impegno per cui noi tutti, saremo chiamati a combattere. Il salvaguardare in ogni modo ed a ogni costo, quella fossa-soglia dello spettrale 4% che abbiamo votato, pensando, allora, che non dovesse mai ospitare i nostri resti e sotto la quale, però ora, c'è pericolo di sprofondare. Sarà però una soffice ultima dimora, perché foderata di quella "segatura" di cui sono pieni gli "attributi" di coloro che ci hanno traghettato nel percorso di quel cambiamento che ci avevano promesso avrebbe mutato la storia della sinistra. Il mutamento c'è stato, ma non quello che si prevedeva. Verrò sicuramente tacciato di essere pessimista, ma le prime frasi di prammatica, di questo direttivo-convegno-primarie, non si sa bene ormai come chiamare questi incontri, che sono state rilasciate alle agenzie di stampa stanno ad indicare come ci sia una totale mancanza di idee in questo aborto di partito. Tutti hanno scaricato le responsabilità sulle spalle di coloro che ingenuamente o orgogliosamente, non so quale termine sia più indicato, si sono fatti avanti : Parisi e Franceschini. Parisi, il "Brunetta del Centro-Sinistra" forse è sembrato troppo autoritario ed allora è prevalso il buonismo di Franceschini. Una sua frase, nell'intervento post nomina, mi è rimasta impressa e che la dice lunga sulla trasparenza di quello che sarà il suo futuro modo di agire e che riporto con parole mie : Se si dovrà discutere, dovremo riunirci, chiudere la porta della stanza e parlare per risolvere il problema...come a dire che i panni sporchi si lavano all'interno e nella segretezza della famiglia. Che dire poi della dichiarazione di Veltroni "E' l'uomo che serviva.." . C'è da chiedersi allora perché non gli abbia lasciato prima l'incarico, invece di oscurarlo come ha fatto fino ad ieri. Il diplomatico D'Alema non poteva che dire un non dire, una frase del tipo"...Ha indicato valori significativi per tutto il partito" ed ancora con la solita umiltà che gli appartiene"...Gli osservatori esterni?...Osservano, osservano, ma poi non capiscono niente." . Un vero uomo di sinistra che invece ha capito tutto, beato lui! Soprattutto ha compreso bene, come uno Skipper, un capitano di "un vascello", deve abbandonare la nave per primo, togliere il salvagente a chi gli capita vicino e cercare di restare a galla il più possibile in attesa o che la burrasca passi ed i tempi si facciano migliori o alla fine, nella peggiore delle ipotesi (per gli altri) trovare quella "soluzione politica" che da tanto auspica, che lo "autorizzi" a traghettare nell'altra sponda, come già altri hanno fatto prima di lui. Erano in tanti a dare contro al Walter nazionale, tutti avevano la medicina giusta per guarire questo PD ammalato, poi oggi al momento di intervenire e sanare, sono invece spariti tutti : oltre al già menzionato D'Alema, non si sono fatti avanti i Bersani, Rutelli, Bindi, Finocchiaro, Letta,...ed i giovani,... le nuove proposte... forse finite tutte al Festival di San Remo ? O forse l'uomo "Caronte" ha detto no!!
Si signori... si comprende eh !? mi rode... non mi vergogno dirlo,...sono sempre più imbufalito, schifato, deluso.
Mi era rimasta una cosa, la speranza,... siete riusciti a depredarmi anche di quella. Quello di cui non riuscirete mai a spogliarmi è della mia"dignità", ma non per un vostro buonismo, perché per voi inintercettabile, dal momento che comincio a dubitare mai l'abbiate conosciuta e posseduta. Mi si è sempre detto che l'unica arma che ha il cittadino è il voto. Anche questa è una panzanata!! Forse è vero se dall'altra parte ci sono dei personaggi credibili e non marionette (i partiti sono solo sigle!). Oggi in Italia mancano personaggi credibili, mentre quello di cui abbiamo inflazione è di marionette. Ed allora ecco che l'arma mi risulta scarica, non serve più a nulla...preferisco non impugnarla....e vada come vada.... e come usa dire che "muoia Sansone con tutti i filistei!!"

mercoledì 18 febbraio 2009

NON CI RESTA CHE PIANGERE??!!



di Franco Giannini

La festa era appena cominciata...che è già finita. Non era neppure inimmaginabile che si giungesse a questa conclusione e solamente gli sprovveduti e gli ingenui potevano pensare che senza idee chiare, senza programmi dettagliati e senza personaggi di spicco, si potessero amalgamare storie e tradizioni politiche che fino ad ieri (ed anche oggi!) si guardavano in cagnesco, del resto è sempre stato assai difficile far conciliare il diavolo con l' acqua santa. Non è bastato il visino buonista di Walter, bravissima persona ma fotocopia prodiana, solo con qualche anno in meno. Persona educata, gentile ma.... ugualmente "moscia", tentennante, indecisa. Spero, per lui, che almeno da oggi, sul campo delle sue amicizie personali, saprà vagliare chi gli era amico o meglio ancora chi non lo è mai stato. Gli amici famigliari non sono quelli che si fanno chiamare "zio" dai giovani della famiglia per opportunismo. Gli amici non sono neppure quelli che ti mandano avanti dicendo "...vai avanti tu che a me vien da ridere!!!". Ed ecco che la ingenuità, cosa imperdonabile in politica, prima o poi si paga, e il Walter l' ha pagata prima di quel che pensasse. Ancora una volta, le persone di sinistra e non solo, si sono sentite deluse e tradite. Anche perché ci si sente abbandonati proprio in un momento in cui abbiamo più bisogno di lottare per un posto di lavoro e di quello che, retoricamente una volta, si diceva "un pezzo di pane". Lavoro, sicurezza, sanità, giustizia, pensioni, potere d'acquisto, sono questi gli argomenti che interessavano ed interessano le classi meno abbienti e le più numerose di questo gruppo di imbarcati sulla nave Italia, logora e facente acqua da tutte le parti. Si chiedeva concretezza ed abbiamo dovuto ascoltare inutili piagnistei. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, inutile addossare le colpe agli avversari. Chi è assente ha sempre torto e noi eravamo e lo siamo da un bel pezzo. Se si è perduto è perché siamo stati degli incapaci, se qualcuno, invece, ci ha fatto degli sgambetti, bisogna dirlo apertamente. Ma non mi sembra che questo sia il nostro caso...il nostro caso è che si è costruito una casa piena di finestre e porte senza infissi...e quindi piena di correnti, che non potevano far altro che condurre il proprietario ad un inevitabile malanno. Ed ora?? Si ricomincerà la solita trafila delle riunioni dei direttivi, consigli, congressi, primarie...? Sono pronto a scommettere che i "Bruto", i pugnalatori del "buon pio Walter" continueranno a rimanere nascosti, meglio posti di prestigio ma senza responsabilità almeno fino a che non ci sia di nuovo la probabilità accertata di salire sul carro dei vincitori. Farlo ora sarebbe cosa ardua visto che le idee sembrano essere quelle che sono : poche e confuse. Gli unici personaggi con gli attributi che vedo a questo punto emergere un poco, guarda caso, sono due donne: una, la Finocchiaro e l'altra, è la Bindi...meglio ancora se si assumessero, ma per le donne sembra che sia cosa più difficile che per gli uomini l'essere amiche, l'ingrato compito di unificare le loro forze, convivendo in un binomio, per tirare le fila di quest'armata brancaleone allo sbaraglio che brancola sempre più nel buio della disperazione di non avere più una propria identità.

sabato 14 febbraio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 4 -



di Dario Petrolati

D' estate, molti anni or sono, bighellonavo sotto il sole agostano lungo il Corso due Giugno, a Senigallia.
Come per caso o predestinato, all' altezza della Libreria Sapere il signor Rodolfo Colocci mi chiamò.
Non avendo confidenza restai fermo impalato in mezzo alla strada vuota, dopo poco o molto, ora non posso ricordare, il signor Colocci mi tese un libro in regalo, così come si dice buon giorno o arrivederci, con gioia ed emozione.
Era una edizione mai vista con copertina rosa confetto fatta in economia.
Il famoso libraio, mi spiegò che aveva quell' unica edizione, sempre nascosta, chè durante il regime era l' autore ed il libro in particolare, severamente vietato.
L'editore : Bietti, l'autore Jack London, il titolo, Il Tallone di Ferro.
Era un libro dall' aspetto veramente economico fabbricato con carta povera e privo d' aria, si vedeva ad occhio nudo che era stato sempre nascosto, in ombra.
Il signor Colocci mi spiegò che era la storia ed il pensiero politico sociale dello scrittore americano da lui più amato.
E Jack London che io conoscevo per autore di libri d' avventure divenne allora e da quei lontani giorni d' agosto, un qualcosa di intelligente-sofferto, politicamente inimmaginabile, una coscienza ribelle-inquieta che sempre lottò per la liberazione degli sfruttati , la mai raggiunta uguaglianza tra le classi sociali.
Ebbe London una vita avventurosa sempre imprigionata ad ideali socialisti che all' epoca in cui fu scritto Il Tallone di Ferro suscitò clamori per l' arditezza del soggetto e la parte non nascosta per cui protendeva lo scrittore
Pare che Lenin e gli altri artefici della Rivoluzione di Ottobre fossero molto attirati dallo stile ed il così detto contenuto dell'opera.
Trattasi quasi di autobiografia poco romanzata bensì gridata tra folle di minatori logicamente sfruttati ed istintivamente ribelli al despota padrone.
London scrisse tantissimo, sempre finchè visse, e solo 40 anni durò la sua avventura terrena, teneva una media di circa 2.000-duemila parole quotidiane.
In mare, ove visse giorni inquieti, ma sempre volti al pensiero di lotte dure-ferrose per la parità di classi, e lungo gli sguardi di terre lontane tra venti che ricordano anche Melville, pare abbia subito , forse inconsciamente, la malattia che lo disfece così presto.
Ho fatto rilegare Il Tallone di Ferro presso i frati dell' Abazia di Praglia, gli stessi che hanno salvato i tesori di Firenze e Venezia dopo le grandi alluvioni, ora ha una robusta copertina marrone simil pelle con i caratteri dorati, ma dentro è rimasto tutto il libro originale con la buffa quasi copertina della Bietti, qualche scarabocchio a matita per evidenziare passi che m' interessavano.
Credo sia una storia da conservare non tra la narrativa, ma da posare tra libri di storia vissuta, politica, ove deve trovarsi anche, se non erro, Martin Eden, chè Jack London per sempre combattè e perse fisicamente una lunga fuggevole battaglia contro le ingiustizie che agli angoli del mondo governano i destini dell'umanità.

FOTO (tratta dal web): Jack London

lunedì 9 febbraio 2009

LE DOMENICHE DELLA TERZA ETA'



di Dario Petrolati

La domenica è domenica !
Festa, si mangia meglio, carne , pasta, vino.
A seconda dell'età dell' educazione ricevuta e dei costumi, la mattina c' è chi va a messa, chi al bar, all' osteria per giocare a carte.
Chi di mattina aspettando, l'ora di pranzo se la spassa giocando magari a briscola.
Dopo il pomeriggio, i giovani sposi o fidanzati prendono la macchina e vanno.
Restano gli anziani, i vecchi, dopo l' ordine sommario alla cucina, si cambiano, profumano, imborotalcano.
Se ancora esiste la coppia, allora assieme vengono al Parco Iride.
Sanno che per sei mesi l' anno coi dischi si balla dalle 15 sino alle 20.
Sempre per i soci, con 10 euro l' anno, tanto costa la tessera, l' Auser fa ballare, stare assieme le persone della terza età.
Io, all' ingresso, debbo controllare e compilare i moduli per la SIAE, rilascio scontrini colorati individuali, che danno diritto a partecipare alla modesta tombola delle 19 e ad una bevuta di un bicchiere di coca o aranciata, analcolico.
Alle 16 già c' è chiasso allegro, sono contenti di rivedersi, bacetti rapidi per saluti e le tavolate sono già piene.
Si comincia sempre coi lenti, canzonette della bassa di enne anni fa, cantanti ed orchestrine emiliane con nomi che sembrano inventati.
Le donne sono sempre in maggioranza tanto che tante ballano tra loro, e qualcuna garbatamente brontola ed in dialetto mi chiede : "ma gli uomini - gli uomini dove sono ?"
Ogni domenica la solita musica, le innocenti chiacchiere, pettegolezzi che non fanno male.
C' è, e sono molti, chi perde i biglietti per la lotteria e ne vorrebbe un altro, alla fine con pazienza piegati tra i fazzoletti o nella tasca sbagliata si ritrovano.
Sudano quasi subito e qualcuno apre le finestre, altri brontolano che c' è corrente, allora comincia il difficile, chè dare ragione non è proprio facile.
Tutti credono che noi volontari della domenica siamo a disposizione della Parrocchia, altri parlano del Partito, poi c'è chi pensa sia il Comune, ed ogni volta a spiegare che siamo una onlus , l' Auser, e poi ancora scendere nei particolari, sino a che mi accorgo che in fin dei conti alla gente nulla interessa, l'importante che si balli, si faccia festa.
Alla metà degli astanti la musica pare forte chè non riescono a parlare, ad altri pare piano allora si ammucchiano vicino all' impianto da dove facciamo musica.
Non ci sono avvenimenti o fatti che turbano questi pomeriggi, la cosa che sempre mi stupisce è l' innamoramento o meglio gli innamoramenti e la corte come la fanno a quella età, anche ad 80 anni s' innamorano, ingelosiscono e chiamano a testimoniare se c' è qualcuno che pare tradire.
Eh si ! ci sono parecchi che si prendono cotte e si comportano quasi tremando per l' emozione come quando erano giovani.
L'importante è che non manchi qualcuno improvvisamente, succede di rado, magari tra un anno e l'altro.
La terza età non so come chiamarla, comunque è stagione insperata ancora non lunga, giusto che ci siano questi giorni per chi magari non sapeva.
Quando tornano a casa e la gente domanda i nostri amici rispondono sempre: a ballare-ballare!

giovedì 5 febbraio 2009

QUANDO I POLITICI S'INVENTANO TECNICI !!


di Franco Giannini

Se non fosse per il letto, molti dei politici che si occupano delle problematiche sociali, vedendo la foto a lato, direbbero che l'attrezzo raffigurato, altro non è che un nuovo tipo di altalena. Logicamente è una battuta provocatoria. I destinatari, logicamente sono i nostri amministratori, che si propongono e si autoelevano sempre più spesso al ruolo di esperti tecnici tuttologi, con la presunzione di saperne anche di più, convinti inoltre di possedere il beneficio dell'infallibilità. Con il risultato che quando fanno errori , questi vanno a colpire, come nel caso di cui parlo, persone diversamente abili, non autosufficienti, causando un aggravamento di quelle condizioni già penose di per se stesse. Il perchè di questo comportamento? Non lo so! Ma certo è che la frase di Don Lorenzo Milani "Fai strada ai poveri senza farti strada" mi induce a non sottovalutare questo Suo giudizio, che se fosse uscito dalla mia bocca sarebbe stato frainteso come banale riflessione populista. Parto dal "Caso Nazionale di Eluana" per finire in una replica fatta da un Assessore Regionale che ho recentemente letto. Logicamente non entro nel merito del caso Eluana, perchè cadrei anch' io nel medesimo errore di chi si erge a protettore tutelare di quel bene intoccabile che è la vita di ogni essere umano. La Chiesa si schiera a difesa della vita per logici motivi religiosi che sono comprensibilissimi, anche se non condivisibili da chi come il sottoscritto religioso non lo è. I politici, invece, si schierano su due fronti, non certo, per motivi di conoscenza tecnica, bensì solo perchè i loro direttivi così ordinano. Gli esperti (I Medici, Psicologi, Sociologhi ecc.) si dividono, gli uni, aggrappandosi al problema "dell'obiezione di coscienza" ( cattolici) e quindi con le stesse motivazioni religiose e gli altri (laici e studiosi) con problemi strettamente legati alla tecnicità di come gestire quel corpo inanimato, se ancora quella persona senta il mondo che la circonda, se provi sensazioni, emozioni, se soprattutto accusi dolore fisico... Perchè tutti vogliono farci ricordare Eluana di circa 17 anni fa, bella, sorridente, ma non come sia attualmente?...giustamente per tutelare la sua privacy, però io mi chiedo ed immagino come saranno ora le sue sembianze: saranno totalmente cambiate? distorte dalla sofferenza, dai medicamenti, dall'immobilità? Allora perchè farci apparire questo corpo di bella ragazza se non per mascherare quella sofferenza che spesso ci fa bramare la fine? Io da profano, mi chiedo solo se questa è vita. Mi chiedo anche se quella persecuzione di dare e togliere continuamente da parte della Magistratura, l' assenso affinché il "Tutto" finisca, non faccia parte anch'esso di un iter persecutorio, malvagio dettato non certo da Misericordia, o quantomeno Umanità da cui "tutti" dicono di prendere ispirarazione. Mi chiedo se le prese di posizione politiche, non siano dettate dalla sola volontà che esse conoscono, il poter affermare, quasi sportivamente, "abbiamo vinto noi". Mi chiedo perchè visto il tanto parlare, quella cristianità a cui essi si ispirano, non li abbiano indotti a costruire una legge ad hoc, senza tanta pubblicità, sulla base delle esperienze maturate a tutt'oggi, con decorrenza a partire dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Anzi, da quel che si dice, ne hanno cominciato a parlare ma poi hanno chiuso le parole dentro il cassetto del dimenticatoio. Mi chiedo perchè devo sottostare ad una legge che mi impone una vita che non ho chiesto, ad una Legge Divina di cui dubito l'esistenza, ad una legge che mi impone di sopravvivere e mi obbliga a farlo anche in un modo neppure decente. Dico questo, anche se la cosa può sembrare fuori tema, perchè quanto leggo che Assessori Regionali delle Marche, sia quello alla Sanità che ai Servizi Sociali dicono, con la bocca piena di orgoglio "... La Giunta regionale, inoltre, ha...elevato a 50 minuti i livelli assistenziali per ogni persona ....." sta a significare che saranno anche degli ottimi politici, ma assolutamente scarsi nella "tecnica" e a livello di sentimenti. Evidentemente, anche loro, non sono mai entrati a contatto con persone non-autosufficienti, costrette all'immobilità su di un letto, come appunto il caso di Eluana, ma le loro esperienze non vanno oltre i banchi del Parlamento o Parlamentino Regionale. Evidentemente non conoscono i tempi necessari per custodire in modo decente una di queste persone: Pulizia corporale con l'uso di strumenti come da foto, somministrazione di terapie riabilitative, somministrazione della colazione, del pranzo, della cena, ulteriori pulizie nel corso della giornata per evitare le piaghe da decubito, il tutto in quei famosi 50 minuti totali giornalieri, che sono stati , come dicono,"elevati". Da esperienze derivatemi dalla frequentazione di codesti Istituti, alcuni dei quali hanno raggiunto i 100 minuti, grazie non certo ai contributi Nazionali e Regionali, ma alle rette pagate dai familiari degli ospiti ed alle rendite delle Case in cui sono ricoverati, posso affermare senza il dubbio di essere smentito, che già di per se questi 100 non sono assolutamente sufficienti. Mi chiedo allora a conclusione di quanto espresso, se la vergogna ristagni più nella cessazione dell' Accanimento Terapeutico, o sul fatto di non rendere più agevole questo tipo di "vita", meglio sarebbe chiamarla sopravvivenza, ai soggetti che vogliono viverla ed alle loro famiglie. Comunque sia il pubblicizzare la notizia di aver raggiunto il traguardo dei 50 minuti, non è una vittoria, ma è l'annuncio di una Caporetto politica, a livello sensibilità, sia come esponenti politici, che come appartenenti al genere umano, come una Caporetto stanno risultando le prese di posizione del nostro Governo che da "Re Tentenna" non riesce a prendere....qualsiasi esse siano!!