sabato 28 febbraio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 5



di Dario Petrolati




Non si comprano libri al Centro Commerciale come se fosse un prodotto messo alla volontà dell'acquirente .
E' brutto vedere pile e pile di libri messi come mattoni fatti solo per essere venduti e dopo due o tre anni al macero o legati in cellophane a due a due a prezzo tagliato.
Un pomeriggio del 1995 ero per caso a bighellonare tra carte giochi libri e simili.
Questo enorme magazzino pieno di luci, commesse e passaggi stretti, offriva di tutto ed io così, senza una guida, un perché, posai lo sguardo sopra un libretto dal formato strano con la copertina gialla confezionato con carta povera.
Costava lire 15.000 da scontare poi alla cassa, era di un autore che solo una volta avevo visto in una piccola TV locale, sapevo qualcosa vagamente della sua vita, tendenze politiche , quasi un fuggiasco.
Comprai così il mio primo libro di Luis Sepulveda e come una collana, mi tirò poi a cercare sempre ogni sua stampa.
Vennero come se fossero favole, scherzi per grandi bugie piacevoli dette ed assorbite con piacere.
La Terra Del Fuoco , lingue volte al cielo e venti dalla forza inimmaginabile, rupi, golfi ,animali adatti per vivere nella natura brusca, ma affascinante, con solo qualche uomo dalla vita sfruttata ma vissuta.
Favole per grandi che sono realtà dette con amore infinito verso la terra infinita, lontana ove serve coraggio per superare prove ed avere l'avvallo di essere uomo.
Come credere al pianto umano dei delfini che chiamano, invocano come bimbi e sentono il passare del tempo, gelosie e sentimenti pari agli umani, avventurieri che volano con aeroplani incompleti vestiti da cowboy, ubriachi di fama e sventure allegre.
Sono 104 paginette che si bevono una più volte come se tutto fosse null' altro che scherzo.
Ora i libri di Sepulveda sono pubblicati da Guanda con eleganza e raffinatezza, si vedono distanti un miglio, quanta sana invidia per questo scrittore che sa raccontare con leggerezza anche la violenza reale o inventata sparsa per i quattro angoli del mondo.
Un raffronto strano inspiegabile mi è capitato spesso di concepire con Gunter Grass, e nulla di più dissimile può accadere, forse dipende dalla mole fisica quasi fossero fratelli, null' altro.
Sepulveda è stato per me l' Omero del ventesimo secolo o meglio quasi Collodi.
Poche volte mi son gustato una lettura come con Patagonia Express.


sabato 21 febbraio 2009

ED ORA... OCCHIO...


di Franco Giannini
Era più che normale che finisse così...infatti non c'è mai un due senza il tre: Prodi, Veltroni, ed ecco che il terzo non poteva essere che lui, Franceschini. Se nutrivamo ancora un piccolo barlume di speranza su di una riscossa del PD guidato da un uomo con gli attributi, ecco che oggi abbiamo, invece, avuto solo una conferma di quello che sarà il prossimo impegno per cui noi tutti, saremo chiamati a combattere. Il salvaguardare in ogni modo ed a ogni costo, quella fossa-soglia dello spettrale 4% che abbiamo votato, pensando, allora, che non dovesse mai ospitare i nostri resti e sotto la quale, però ora, c'è pericolo di sprofondare. Sarà però una soffice ultima dimora, perché foderata di quella "segatura" di cui sono pieni gli "attributi" di coloro che ci hanno traghettato nel percorso di quel cambiamento che ci avevano promesso avrebbe mutato la storia della sinistra. Il mutamento c'è stato, ma non quello che si prevedeva. Verrò sicuramente tacciato di essere pessimista, ma le prime frasi di prammatica, di questo direttivo-convegno-primarie, non si sa bene ormai come chiamare questi incontri, che sono state rilasciate alle agenzie di stampa stanno ad indicare come ci sia una totale mancanza di idee in questo aborto di partito. Tutti hanno scaricato le responsabilità sulle spalle di coloro che ingenuamente o orgogliosamente, non so quale termine sia più indicato, si sono fatti avanti : Parisi e Franceschini. Parisi, il "Brunetta del Centro-Sinistra" forse è sembrato troppo autoritario ed allora è prevalso il buonismo di Franceschini. Una sua frase, nell'intervento post nomina, mi è rimasta impressa e che la dice lunga sulla trasparenza di quello che sarà il suo futuro modo di agire e che riporto con parole mie : Se si dovrà discutere, dovremo riunirci, chiudere la porta della stanza e parlare per risolvere il problema...come a dire che i panni sporchi si lavano all'interno e nella segretezza della famiglia. Che dire poi della dichiarazione di Veltroni "E' l'uomo che serviva.." . C'è da chiedersi allora perché non gli abbia lasciato prima l'incarico, invece di oscurarlo come ha fatto fino ad ieri. Il diplomatico D'Alema non poteva che dire un non dire, una frase del tipo"...Ha indicato valori significativi per tutto il partito" ed ancora con la solita umiltà che gli appartiene"...Gli osservatori esterni?...Osservano, osservano, ma poi non capiscono niente." . Un vero uomo di sinistra che invece ha capito tutto, beato lui! Soprattutto ha compreso bene, come uno Skipper, un capitano di "un vascello", deve abbandonare la nave per primo, togliere il salvagente a chi gli capita vicino e cercare di restare a galla il più possibile in attesa o che la burrasca passi ed i tempi si facciano migliori o alla fine, nella peggiore delle ipotesi (per gli altri) trovare quella "soluzione politica" che da tanto auspica, che lo "autorizzi" a traghettare nell'altra sponda, come già altri hanno fatto prima di lui. Erano in tanti a dare contro al Walter nazionale, tutti avevano la medicina giusta per guarire questo PD ammalato, poi oggi al momento di intervenire e sanare, sono invece spariti tutti : oltre al già menzionato D'Alema, non si sono fatti avanti i Bersani, Rutelli, Bindi, Finocchiaro, Letta,...ed i giovani,... le nuove proposte... forse finite tutte al Festival di San Remo ? O forse l'uomo "Caronte" ha detto no!!
Si signori... si comprende eh !? mi rode... non mi vergogno dirlo,...sono sempre più imbufalito, schifato, deluso.
Mi era rimasta una cosa, la speranza,... siete riusciti a depredarmi anche di quella. Quello di cui non riuscirete mai a spogliarmi è della mia"dignità", ma non per un vostro buonismo, perché per voi inintercettabile, dal momento che comincio a dubitare mai l'abbiate conosciuta e posseduta. Mi si è sempre detto che l'unica arma che ha il cittadino è il voto. Anche questa è una panzanata!! Forse è vero se dall'altra parte ci sono dei personaggi credibili e non marionette (i partiti sono solo sigle!). Oggi in Italia mancano personaggi credibili, mentre quello di cui abbiamo inflazione è di marionette. Ed allora ecco che l'arma mi risulta scarica, non serve più a nulla...preferisco non impugnarla....e vada come vada.... e come usa dire che "muoia Sansone con tutti i filistei!!"

mercoledì 18 febbraio 2009

NON CI RESTA CHE PIANGERE??!!



di Franco Giannini

La festa era appena cominciata...che è già finita. Non era neppure inimmaginabile che si giungesse a questa conclusione e solamente gli sprovveduti e gli ingenui potevano pensare che senza idee chiare, senza programmi dettagliati e senza personaggi di spicco, si potessero amalgamare storie e tradizioni politiche che fino ad ieri (ed anche oggi!) si guardavano in cagnesco, del resto è sempre stato assai difficile far conciliare il diavolo con l' acqua santa. Non è bastato il visino buonista di Walter, bravissima persona ma fotocopia prodiana, solo con qualche anno in meno. Persona educata, gentile ma.... ugualmente "moscia", tentennante, indecisa. Spero, per lui, che almeno da oggi, sul campo delle sue amicizie personali, saprà vagliare chi gli era amico o meglio ancora chi non lo è mai stato. Gli amici famigliari non sono quelli che si fanno chiamare "zio" dai giovani della famiglia per opportunismo. Gli amici non sono neppure quelli che ti mandano avanti dicendo "...vai avanti tu che a me vien da ridere!!!". Ed ecco che la ingenuità, cosa imperdonabile in politica, prima o poi si paga, e il Walter l' ha pagata prima di quel che pensasse. Ancora una volta, le persone di sinistra e non solo, si sono sentite deluse e tradite. Anche perché ci si sente abbandonati proprio in un momento in cui abbiamo più bisogno di lottare per un posto di lavoro e di quello che, retoricamente una volta, si diceva "un pezzo di pane". Lavoro, sicurezza, sanità, giustizia, pensioni, potere d'acquisto, sono questi gli argomenti che interessavano ed interessano le classi meno abbienti e le più numerose di questo gruppo di imbarcati sulla nave Italia, logora e facente acqua da tutte le parti. Si chiedeva concretezza ed abbiamo dovuto ascoltare inutili piagnistei. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, inutile addossare le colpe agli avversari. Chi è assente ha sempre torto e noi eravamo e lo siamo da un bel pezzo. Se si è perduto è perché siamo stati degli incapaci, se qualcuno, invece, ci ha fatto degli sgambetti, bisogna dirlo apertamente. Ma non mi sembra che questo sia il nostro caso...il nostro caso è che si è costruito una casa piena di finestre e porte senza infissi...e quindi piena di correnti, che non potevano far altro che condurre il proprietario ad un inevitabile malanno. Ed ora?? Si ricomincerà la solita trafila delle riunioni dei direttivi, consigli, congressi, primarie...? Sono pronto a scommettere che i "Bruto", i pugnalatori del "buon pio Walter" continueranno a rimanere nascosti, meglio posti di prestigio ma senza responsabilità almeno fino a che non ci sia di nuovo la probabilità accertata di salire sul carro dei vincitori. Farlo ora sarebbe cosa ardua visto che le idee sembrano essere quelle che sono : poche e confuse. Gli unici personaggi con gli attributi che vedo a questo punto emergere un poco, guarda caso, sono due donne: una, la Finocchiaro e l'altra, è la Bindi...meglio ancora se si assumessero, ma per le donne sembra che sia cosa più difficile che per gli uomini l'essere amiche, l'ingrato compito di unificare le loro forze, convivendo in un binomio, per tirare le fila di quest'armata brancaleone allo sbaraglio che brancola sempre più nel buio della disperazione di non avere più una propria identità.

sabato 14 febbraio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 4 -



di Dario Petrolati

D' estate, molti anni or sono, bighellonavo sotto il sole agostano lungo il Corso due Giugno, a Senigallia.
Come per caso o predestinato, all' altezza della Libreria Sapere il signor Rodolfo Colocci mi chiamò.
Non avendo confidenza restai fermo impalato in mezzo alla strada vuota, dopo poco o molto, ora non posso ricordare, il signor Colocci mi tese un libro in regalo, così come si dice buon giorno o arrivederci, con gioia ed emozione.
Era una edizione mai vista con copertina rosa confetto fatta in economia.
Il famoso libraio, mi spiegò che aveva quell' unica edizione, sempre nascosta, chè durante il regime era l' autore ed il libro in particolare, severamente vietato.
L'editore : Bietti, l'autore Jack London, il titolo, Il Tallone di Ferro.
Era un libro dall' aspetto veramente economico fabbricato con carta povera e privo d' aria, si vedeva ad occhio nudo che era stato sempre nascosto, in ombra.
Il signor Colocci mi spiegò che era la storia ed il pensiero politico sociale dello scrittore americano da lui più amato.
E Jack London che io conoscevo per autore di libri d' avventure divenne allora e da quei lontani giorni d' agosto, un qualcosa di intelligente-sofferto, politicamente inimmaginabile, una coscienza ribelle-inquieta che sempre lottò per la liberazione degli sfruttati , la mai raggiunta uguaglianza tra le classi sociali.
Ebbe London una vita avventurosa sempre imprigionata ad ideali socialisti che all' epoca in cui fu scritto Il Tallone di Ferro suscitò clamori per l' arditezza del soggetto e la parte non nascosta per cui protendeva lo scrittore
Pare che Lenin e gli altri artefici della Rivoluzione di Ottobre fossero molto attirati dallo stile ed il così detto contenuto dell'opera.
Trattasi quasi di autobiografia poco romanzata bensì gridata tra folle di minatori logicamente sfruttati ed istintivamente ribelli al despota padrone.
London scrisse tantissimo, sempre finchè visse, e solo 40 anni durò la sua avventura terrena, teneva una media di circa 2.000-duemila parole quotidiane.
In mare, ove visse giorni inquieti, ma sempre volti al pensiero di lotte dure-ferrose per la parità di classi, e lungo gli sguardi di terre lontane tra venti che ricordano anche Melville, pare abbia subito , forse inconsciamente, la malattia che lo disfece così presto.
Ho fatto rilegare Il Tallone di Ferro presso i frati dell' Abazia di Praglia, gli stessi che hanno salvato i tesori di Firenze e Venezia dopo le grandi alluvioni, ora ha una robusta copertina marrone simil pelle con i caratteri dorati, ma dentro è rimasto tutto il libro originale con la buffa quasi copertina della Bietti, qualche scarabocchio a matita per evidenziare passi che m' interessavano.
Credo sia una storia da conservare non tra la narrativa, ma da posare tra libri di storia vissuta, politica, ove deve trovarsi anche, se non erro, Martin Eden, chè Jack London per sempre combattè e perse fisicamente una lunga fuggevole battaglia contro le ingiustizie che agli angoli del mondo governano i destini dell'umanità.

FOTO (tratta dal web): Jack London

lunedì 9 febbraio 2009

LE DOMENICHE DELLA TERZA ETA'



di Dario Petrolati

La domenica è domenica !
Festa, si mangia meglio, carne , pasta, vino.
A seconda dell'età dell' educazione ricevuta e dei costumi, la mattina c' è chi va a messa, chi al bar, all' osteria per giocare a carte.
Chi di mattina aspettando, l'ora di pranzo se la spassa giocando magari a briscola.
Dopo il pomeriggio, i giovani sposi o fidanzati prendono la macchina e vanno.
Restano gli anziani, i vecchi, dopo l' ordine sommario alla cucina, si cambiano, profumano, imborotalcano.
Se ancora esiste la coppia, allora assieme vengono al Parco Iride.
Sanno che per sei mesi l' anno coi dischi si balla dalle 15 sino alle 20.
Sempre per i soci, con 10 euro l' anno, tanto costa la tessera, l' Auser fa ballare, stare assieme le persone della terza età.
Io, all' ingresso, debbo controllare e compilare i moduli per la SIAE, rilascio scontrini colorati individuali, che danno diritto a partecipare alla modesta tombola delle 19 e ad una bevuta di un bicchiere di coca o aranciata, analcolico.
Alle 16 già c' è chiasso allegro, sono contenti di rivedersi, bacetti rapidi per saluti e le tavolate sono già piene.
Si comincia sempre coi lenti, canzonette della bassa di enne anni fa, cantanti ed orchestrine emiliane con nomi che sembrano inventati.
Le donne sono sempre in maggioranza tanto che tante ballano tra loro, e qualcuna garbatamente brontola ed in dialetto mi chiede : "ma gli uomini - gli uomini dove sono ?"
Ogni domenica la solita musica, le innocenti chiacchiere, pettegolezzi che non fanno male.
C' è, e sono molti, chi perde i biglietti per la lotteria e ne vorrebbe un altro, alla fine con pazienza piegati tra i fazzoletti o nella tasca sbagliata si ritrovano.
Sudano quasi subito e qualcuno apre le finestre, altri brontolano che c' è corrente, allora comincia il difficile, chè dare ragione non è proprio facile.
Tutti credono che noi volontari della domenica siamo a disposizione della Parrocchia, altri parlano del Partito, poi c'è chi pensa sia il Comune, ed ogni volta a spiegare che siamo una onlus , l' Auser, e poi ancora scendere nei particolari, sino a che mi accorgo che in fin dei conti alla gente nulla interessa, l'importante che si balli, si faccia festa.
Alla metà degli astanti la musica pare forte chè non riescono a parlare, ad altri pare piano allora si ammucchiano vicino all' impianto da dove facciamo musica.
Non ci sono avvenimenti o fatti che turbano questi pomeriggi, la cosa che sempre mi stupisce è l' innamoramento o meglio gli innamoramenti e la corte come la fanno a quella età, anche ad 80 anni s' innamorano, ingelosiscono e chiamano a testimoniare se c' è qualcuno che pare tradire.
Eh si ! ci sono parecchi che si prendono cotte e si comportano quasi tremando per l' emozione come quando erano giovani.
L'importante è che non manchi qualcuno improvvisamente, succede di rado, magari tra un anno e l'altro.
La terza età non so come chiamarla, comunque è stagione insperata ancora non lunga, giusto che ci siano questi giorni per chi magari non sapeva.
Quando tornano a casa e la gente domanda i nostri amici rispondono sempre: a ballare-ballare!

giovedì 5 febbraio 2009

QUANDO I POLITICI S'INVENTANO TECNICI !!


di Franco Giannini

Se non fosse per il letto, molti dei politici che si occupano delle problematiche sociali, vedendo la foto a lato, direbbero che l'attrezzo raffigurato, altro non è che un nuovo tipo di altalena. Logicamente è una battuta provocatoria. I destinatari, logicamente sono i nostri amministratori, che si propongono e si autoelevano sempre più spesso al ruolo di esperti tecnici tuttologi, con la presunzione di saperne anche di più, convinti inoltre di possedere il beneficio dell'infallibilità. Con il risultato che quando fanno errori , questi vanno a colpire, come nel caso di cui parlo, persone diversamente abili, non autosufficienti, causando un aggravamento di quelle condizioni già penose di per se stesse. Il perchè di questo comportamento? Non lo so! Ma certo è che la frase di Don Lorenzo Milani "Fai strada ai poveri senza farti strada" mi induce a non sottovalutare questo Suo giudizio, che se fosse uscito dalla mia bocca sarebbe stato frainteso come banale riflessione populista. Parto dal "Caso Nazionale di Eluana" per finire in una replica fatta da un Assessore Regionale che ho recentemente letto. Logicamente non entro nel merito del caso Eluana, perchè cadrei anch' io nel medesimo errore di chi si erge a protettore tutelare di quel bene intoccabile che è la vita di ogni essere umano. La Chiesa si schiera a difesa della vita per logici motivi religiosi che sono comprensibilissimi, anche se non condivisibili da chi come il sottoscritto religioso non lo è. I politici, invece, si schierano su due fronti, non certo, per motivi di conoscenza tecnica, bensì solo perchè i loro direttivi così ordinano. Gli esperti (I Medici, Psicologi, Sociologhi ecc.) si dividono, gli uni, aggrappandosi al problema "dell'obiezione di coscienza" ( cattolici) e quindi con le stesse motivazioni religiose e gli altri (laici e studiosi) con problemi strettamente legati alla tecnicità di come gestire quel corpo inanimato, se ancora quella persona senta il mondo che la circonda, se provi sensazioni, emozioni, se soprattutto accusi dolore fisico... Perchè tutti vogliono farci ricordare Eluana di circa 17 anni fa, bella, sorridente, ma non come sia attualmente?...giustamente per tutelare la sua privacy, però io mi chiedo ed immagino come saranno ora le sue sembianze: saranno totalmente cambiate? distorte dalla sofferenza, dai medicamenti, dall'immobilità? Allora perchè farci apparire questo corpo di bella ragazza se non per mascherare quella sofferenza che spesso ci fa bramare la fine? Io da profano, mi chiedo solo se questa è vita. Mi chiedo anche se quella persecuzione di dare e togliere continuamente da parte della Magistratura, l' assenso affinché il "Tutto" finisca, non faccia parte anch'esso di un iter persecutorio, malvagio dettato non certo da Misericordia, o quantomeno Umanità da cui "tutti" dicono di prendere ispirarazione. Mi chiedo se le prese di posizione politiche, non siano dettate dalla sola volontà che esse conoscono, il poter affermare, quasi sportivamente, "abbiamo vinto noi". Mi chiedo perchè visto il tanto parlare, quella cristianità a cui essi si ispirano, non li abbiano indotti a costruire una legge ad hoc, senza tanta pubblicità, sulla base delle esperienze maturate a tutt'oggi, con decorrenza a partire dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Anzi, da quel che si dice, ne hanno cominciato a parlare ma poi hanno chiuso le parole dentro il cassetto del dimenticatoio. Mi chiedo perchè devo sottostare ad una legge che mi impone una vita che non ho chiesto, ad una Legge Divina di cui dubito l'esistenza, ad una legge che mi impone di sopravvivere e mi obbliga a farlo anche in un modo neppure decente. Dico questo, anche se la cosa può sembrare fuori tema, perchè quanto leggo che Assessori Regionali delle Marche, sia quello alla Sanità che ai Servizi Sociali dicono, con la bocca piena di orgoglio "... La Giunta regionale, inoltre, ha...elevato a 50 minuti i livelli assistenziali per ogni persona ....." sta a significare che saranno anche degli ottimi politici, ma assolutamente scarsi nella "tecnica" e a livello di sentimenti. Evidentemente, anche loro, non sono mai entrati a contatto con persone non-autosufficienti, costrette all'immobilità su di un letto, come appunto il caso di Eluana, ma le loro esperienze non vanno oltre i banchi del Parlamento o Parlamentino Regionale. Evidentemente non conoscono i tempi necessari per custodire in modo decente una di queste persone: Pulizia corporale con l'uso di strumenti come da foto, somministrazione di terapie riabilitative, somministrazione della colazione, del pranzo, della cena, ulteriori pulizie nel corso della giornata per evitare le piaghe da decubito, il tutto in quei famosi 50 minuti totali giornalieri, che sono stati , come dicono,"elevati". Da esperienze derivatemi dalla frequentazione di codesti Istituti, alcuni dei quali hanno raggiunto i 100 minuti, grazie non certo ai contributi Nazionali e Regionali, ma alle rette pagate dai familiari degli ospiti ed alle rendite delle Case in cui sono ricoverati, posso affermare senza il dubbio di essere smentito, che già di per se questi 100 non sono assolutamente sufficienti. Mi chiedo allora a conclusione di quanto espresso, se la vergogna ristagni più nella cessazione dell' Accanimento Terapeutico, o sul fatto di non rendere più agevole questo tipo di "vita", meglio sarebbe chiamarla sopravvivenza, ai soggetti che vogliono viverla ed alle loro famiglie. Comunque sia il pubblicizzare la notizia di aver raggiunto il traguardo dei 50 minuti, non è una vittoria, ma è l'annuncio di una Caporetto politica, a livello sensibilità, sia come esponenti politici, che come appartenenti al genere umano, come una Caporetto stanno risultando le prese di posizione del nostro Governo che da "Re Tentenna" non riesce a prendere....qualsiasi esse siano!!

sabato 31 gennaio 2009

SENIGALLIA : ALBERTO ZAVATTI NON UN, MA IL SINDACO


di Franco Giannini

Si era aperto ieri pomeriggio alle 16,45 nell'Auditorium di San Rocco, il Convegno di studi su Alberto Zavatti, per chiudersi alle ore 20 circa. Tre ore e più trascorse con un'attenzione alterna tra il molto e lo scarso interesse. Non certo per l'argomento trattato, ma per l'oratoria di chi era preposto a non abusare di quei minuti programmati e preziosi, la cui scarsità venutasi a creare, sono così ricaduti, sulle spalle degli ultimi, che ultimi poi al fine dell'interesse che hanno suscitato, così non erano. Dico ciò, perchè di 12 persone che hanno preso la parola, ritengo che solo 7 abbiano colto la completa e continua attenzione del numeroso pubblico presente. Gli altri, un pò per la monotonia del porsi, un pò per la tematica scelta, più che l'interesse del pubblico hanno suscitato solo dei semi trattenuti sbadigli, in parte celati graziosamente da mani educate. Del resto, capisco che si può essere altamente preparati in una materia, ma non lo si può essere nell'arte dell'oratoria, perchè questo è un dono gratuito della natura. Nel volantino promozionale del Comune, leggevo che questo Convegno di Studi è stato promosso per ricordare e valorizzare la figura di quello ricordato, erroneamente, come il primo Sindaco di Senigallia. Altri lo hanno preceduto, ma nessuno è ricordato con pari affetto e rimpianto. Ricordare si, valorizzare un pò meno, perchè la figura di Zavatti si è auto-valorizzata da sola, senza le parole dei posteri che possono sempre suonare come di retorica, anche se non lo sono, bensì per la concretezza dei suoi "fatti" che gli anziani del tempo ben ricordano. Poche erano infatti, le persone presenti in sala con un'età inferiore ai 45 anni, tutti gli altri avevano i cappelli grigi, se li avevano. Molti erano coloro che avevano vissuto quel periodo e che erano testimoni ed elettori del tempo, che lo avevano votato e riconfermato non per la sua idee politiche, ma per il contributo che aveva profuso, traslando la città di Senigallia dalle macerie della guerra a quelle altrettanto difficili della ricostruzione. Un uomo, che oltre a sindaco, come lo ha definito l'attuale prima cittadina Luana Angeloni, fu un "comunista anomalo" per quei tempi, perchè non schiavo delle idee di partito. Fu per tutti i senigalliesi il "sindaco della speranza". Fu, come lo ha definito l'ex sindaco Giuseppe Orciari, il "sindaco del popolo". Un uomo che era nato in un'umile famiglia, come ha avuto modo di sottolineare, illustrandoci in modo ampio ed interessante il Prof. Marco Severini docente all' Università di Macerata, le opere e la vita di un figlio del popolo. Brevemente: rimasto orfano di entrambi i genitori in giovanissima età, uccisi dalla terribile "Spagnola", viene affidato a degli zii, trasferito per un breve periodo in Egitto, poi riportato in Italia e consegnato ai nonni per essere in breve tempo rinchiuso in un colleggio-orfanotrofio. Uscito, impara il mestiere da sarto, a soli 30 anni incontra casualmente al Bar Columbia un certo Maderloni, anconetano ed esponente dell'allora PCI che lo invoglia ad entrare nella militanza di partito e da qui comincia la storia politica che tutti i senigalliesi di lui conoscono. Solo, a testimonianza della sua ferrea volontà, il conseguimento del diploma della scuola dell' Avviamento, conseguito dopo aver sostenuto l'esame con l'allora prof. Paci, altro personaggio amato dai vecchi senigalliesi. Era prima di tutto il Sindaco di tutti, mai dimentico che il suo posto era in mezzo al popolo che lo aveva eletto, ed infatti non era difficile trovarlo seduto al bar, in momenti che credeva di ritagliarsi come pausa lavorativa, circondato di cittadini che approffitavano di quelle occasioni meno ufficiali e burocratiche per chiedergli consigli e favori. Mai che si sia tirato indietro. Partiticamente, era un uomo che, malgrado facesse il sarto, era nudo di quel "Culto della Personalità" tanto caro ai politici di allora, ma aggiungerei, anche a quelli di oggi. Un uomo che era nato povero, che morì povero e che giunse a rifiutare una "Poltrona in Parlamento" che avrebbe assicurato una tranquillità economica a lui ed alla sua famiglia. Per questo è da ritenerlo un uomo di vecchio stampo, quello stampo di cui forse ne abbiamo perduto il modello.

venerdì 30 gennaio 2009

CIR33 - MA FORSE HO FRAINTESO ?

di Franco Giannini

Riporto dei brani di un'intervista raccolta da Sandro Galli e rilasciata al RdC del 28 c.m., pagina di Senigallia, dal Presidente del Cir33, Simone Cecchettini, che mi hanno lasciato perplesso e dubbioso su alcuni punti. Il titolo era "ARRIVA UN ISPETTORE" con sottotitolo "dovrà individuare chi sgarra nella raccolta": "...L'ispettore ambientale è ormai una necessità- rispondeva il Cecchettini - non solo per evidenziare eventuali problematiche legate al gestore del servizio; bisogna infatti verificare in città il corretto conferimento. Da parte degli utenti ci sono infatti ancora difficoltà per quanto riguarda il conferimento della plastica. Anzi, è un disastro." ed ancora : "Eravamo partiti con l'obiettivo di istruirne due ma aspettiamo che da parte del Comune vi siano indicazioni ed anche risorse." ed in merito agli abbandoni : " Anche su questo fronte dovrà svolgere il suo compito l'ispettore ambientale, controllando le isole ecologiche dove conferiscono più utenti.". Si conclude l'intervista con una domanda circa la tassa ed il passaggio a tariffa : " Il passaggio da tassa a tariffa è bloccato dalla Finanziaria 2009. Il Comune insieme al Consorzio già da un anno ha pronto un nuovo piano tariffario, che però non può essere introdotto.......Ma credo che siano anche necessari investimenti per estendere entro il 2009 la raccolta porta a porta in tutte le frazioni. Questo per far compiere alla città un salto di qualità. Senigallia è al 57 % di raccolta differenziata ma ancora lontana dall'obiettivo del 65 %.".


Ora devo dire che se condivido con Cecchettini, l'inciviltà di alcuni concittadini, la loro mancanza di volontà di collaborare, devo anche suggerire di farsi un esame di coscienza e chiedersi se si tratti solo di questo, oppure c'è anche un aspetto che ha scarsamente valutato. Io sono solito chiedermi quando uno non mi comprende, non che sia uno sciocco il mio interlocutore, bensì che molto probabilmente non è sufficientemente chiaro il mio esporre, vale a dire.. non riesco a comunicare. Ecco, appunto, siete certi che la vostra comunicazione sia sufficientemente chiara ? Siete certi che le procedure suggerite siano di facile comprensione ? I giovani sono quelli che recepiscono con immediatezza, ma gli anziani ? Che cosa avete suggerito a loro ? Che in caso di indecisione è meglio buttare tutto sul "Grigio"? Più che lo spiegare è un lavarsene le mani, o no?


Parla di Ispettore Ambientale; condivido con lei che sia necessaria una persona in grado di elevare sanzioni ed operi quindi controlli, indicazioni e suggerimenti. Ma dice anche di attendere ancora dal Comune una risposta e un cenno circa le eventuali risorse. Eppoi ancora, una persona mi sembra che sia una goccia nell'oceano. Non solo, ma quando tutto ciò verrà attuato, perchè quando subentra le Amministrazioni i tempi sono quel che sono!! E le necessità giornaliere non possono attendere quei tempi che provocano disaggi, odori fastidiosi e una presentazione della città turistica non eccelsa. Allora perchè non fidarsi, almeno temporaneamente di quei cittadini più sensibili al problema e anzichè fare i sordi, non accettare i loro suggerimenti fatti di foto, telefonate, scritti, non giudicandoli solo contestatori e polemici? Oltre tutto non costano nulla!!!! Altra parola che io, al suo posto mai mi sarei permesso di usare, è quel "disastro" in merito alla raccolta della plastica. Certo che se le indicazioni -risposte su detta raccolta vengono formulate come quelle sul Tetrapak, beh non c'è da meravigliarsi che i rifiuti plastici siano di scarsa qualità. Anche perchè lei mi insegna che le tipologie di plastica, non possono essere riciclate unitamente come un tutt'uno, in quanto ne uscirebbero e ne escono, materiali definiti "Contaminati", vale a dire pressochè inutilizzabili in quanto non amalgamabili tra loro per temperature di fusione e natura delle cellule dei polimeri. La migliore qualità la si otterrebbe dividendo le stesse tipologie seguendo le sigle, ma il discorso diverrebbe lungo e troppo tecnico.

In merito poi alla tassa-tariffa, c'è proprio il timore di parlarne...benedetta quasi allora questa Finanziaria che rimanderà il tutto più in là.... In merito ai dati della raccolta mi sembra che ci sia qualche cosa che mi sfugge...fino a poco tempo fa, si leggeva che Senigallia era un Comune copiato dagli altri per i traguardi raggiunti, era un Comune che faceva scuola, era un esempio da prendere, in poco tempo avevamo raggiunto quel traguardo prefissato, oggi siamo...ancora lontani dall'obiettivo del 65%? . Forse mi sbaglio, ma che il periodo idilliaco con il Comune, non so per quali motivazioni (o le posso solamente intuire!) stia terminando?? Oh, ditemi pure, che ho solo frainteso!! Nell'eventualità me ne scuso!


FOTO di F.G.: Cassonetti spesso sovrapieni nella traversa di Via Perilli

giovedì 29 gennaio 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n. 3

di Dario Petrolati

PROPOSTE PER IL PROSSIMO MILLENNIO

Un giorno, l'anno scorso, forse si parlava di libri letti e piaciuti, Bianca mi riprese quando le dissi che mai avevo letto LEZIONI AMERICANE.
- Allora vuol dire che ti presto il mio, attento a trattarlo bene che non si trova più quell'edizione -.
Infatti dopo averlo letto e assaporato come forse mai mi era accaduto con altra opera ho tentato di trovare la Einaudi, ma anche la mia libraia di fiducia si è arresa ed ho comprato l'edizione economica Oscar Mondadori.
Conoscevo Calvino come scrittore assai sottile sin dalla sua opera : Il Sentiero dei Nidi di Ragno e poi attraverso il suo impegno politico l'ho sempre trattato a parte, come se fosse il più sensibile ed acculturato della scuola Einaudiana.
Le Lezioni sono l'opera postuma di Calvino, si tratta di sei proposte - lezioni che furono scritte nel 1985 per un ciclo di conferenze per la Università di Harvard.
Purtroppo il maledetto ictus lo aspettava all'angolo e dell'opera restano le bozze che già teneva pronte per parlare con gli studenti e coloro che volevano imparare.
Le cinque compiute riguardano:
*La leggerezza in tutte le sue espressioni
*La rapidità
*La esattezza nella sua compiutezza
*La visibilità in ogni sensibile angolo
*La molteplicità nel suo definire
( rimase incompiuta, solo progettata : *la coerenza)
Studiando con calma e serenità la sua completa lezione ci si accorge che tanti suggerimenti anche i meno ovvi, portano a capire che Calvino amava ed era portato per la sintesi sempre ed ovunque.
Un mentalmente matematico e sognatore sempre portato per la fabula non può che incuriosire ed arricchire il lettore, così è con Calvino, quasi sparito ragazzo, innamorato della natura e sempre sollecito ai richiami dei sentimenti ( la sua storia d'amore contestata con Elsa De Giorgi ) , tutto il contesto politico che lo fa soffrire senza piangere chè sa analizzare il 1956 e prendere le opportune decisioni, il pensiero intero e le analisi non fredde bensì quasi compiacenti sulla realtà mista a immaginazione senza moralismi falsi, forse desideri mai appagati.
C'è uno sdoppiamento sottile non malizioso nel suo esprimersi colto comprensibile da chi è più smaliziato, ma anche semplice e narrativo per le anime meno preparate.
Non manca la sorpresa spesso, che quando compare un nome o un fatto storico allora ci fermiamo nella lettura e cerchiamo di sapere magari capire perchè lo Scrittore ligure ha fatto la proposta, se c'è un perchè e quale semmai.
Un divagare mentale sulle possibilità del presente con le sue conquiste tecnologiche, non dimenticare il passato presente sempre pronto con non mentite spoglie a ritornare all'attualità prima che il sogno diventi realtà.
La leggerezza quella religiosa magari vestita da rimembranze dantesche, eppoi subentrano con garbo la rapidità e l'esattezza, quanto è il visibile o supposto tale e la molteplicità, un gioco pesantemente leggero delle occasioni di vita che solo una mente allenata riesce a concepire e riversare agli astanti stupiti.
Lezioni di cultura non superflue, solo affascinanti concepite col sapore dei fiori liguro-cubani, che si sente oltre al letto ed allo scritto di chi è vissuto troppo poco ma ha saputo lasciare di se un ricordo colmo di sorrisi forse mascherati da chissà cosa.
Forse l'ingegno misto alla poesia di ere lontane, forse il desiderio non detto nemmeno sopito fanno di questa opera " strana " , sempre da leggere per sapere veramente chi siamo.

mercoledì 28 gennaio 2009

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO - 7 -

Capitolo 12° ed Ultimo - GLI ANIMALI






Assunta : Abitavamo a Napoli, avevo cinque anni, mamma mi comperò una tartaruga molto grande, gli davamo da mangiare l'insalata. Poi sono stata la padrona di un bengalino del Bengala, è un uccellino dalla coda lunga vola qua e vola là, ma non canta, non sa cantare.


Dina : io avevo capre, cani, polli, bovini; i cavalli servivano per il trasporto quando non c'erano tutte queste macchine. Io, per esempio, quando ho fatto la cresima sono arrivata al duomo di Senigallia con il cavallo e li ce ne erano tanti altri.


Ersilia : c'era il volandino un due posti con due ruote tirato da un cavallo. Io salivo su quello di zia e zio, loro nei loro posti ed io dietro con le gambe al vento e poi via a Candia, in campagna... trotta, trotta cavallino... ricordi di bambina.


Angela : io la chiamavo biga, c'era anche la "cacciatora" con quattro ruote e quattro posti, ce l'avevano i contadini per spostarsi. E voleta sapere una cosa ? Quando ero ragazza spesso mi sentivo male mentre lavoravo nel campo, sentivo delle forti fitte alla schiena e alle spalle e mi dovevo mettere a giagio prima di svenire. Era una malattia grave, potevo morire, ma mi hanno portato con il cavallo ad Ostra Vetere e li mi hanno operato. Benedetto quel cavallo!


Santina : anche noi avevamo dei cavalli, con i miei genitori partivamo spesso per la città. Mi ricordo di una cavalla, ero molto affezionata a lei, era bella, marrone.


Dina : una volta c'erano anche i cani da guardia.


Angela : Stella te li ricordi i cavalli?


Stella : quando sono nata c'era un cavallo che da Roncitelli portava la gente a Senigallia con il break, la biga o il carretto.


Dina : e i cani, i cani? il mio si chiamava Boby, abbaiava per spaventare i ladri, aveva la voce grossa.


Assunta : e i gattini! A me piacciono i gattini. Appena trovavo una gatta, che aveva fatto una cucciolata, prendevo un micio e lo portavo a casa e mamma gridava: <>


Dina : i miei buoi tiravano l'aratro. Loro si che erano utili!


Teresina : noi avevamo oche, anatre, polli, canarini e conigli. Mi affezionavo a tutti loro, che dispiacere quando morivano!


Argentina : io avevo ottanta anatre, sessanta conigli e quindici galline: Ho lavorato tanto tanto, ma sono contenta di ciò che ho fatto. Pensate che quando ero piccola curavo le pecore, mangiavo pane di ghianda e di sorba. Macinavamo la piante e facevamo le focacce in casa... che pane cattivo, duro!! Mica si poteva sempre mangiare pane di grano!


Teresina : ai tempi di guerra mia madre coceva ghianda e fava. Non c'era di meglio! La fava veniva grigliata al forno e poi macinata e stacciata; poi con la farina ricavata si faceva il pane, che portavamo a cucinare ad Offagna. Non avevamo mica il forno!


Faustina : la sapete questa?


Perbacco! Disse il pollice:


che fame ho io stamane!


Rispose l'indice:


e non abbiamo il pane!


Il medio dice:


andiamo a rubare!


E l'anulare:


sarò il suo compare.


Scattò vivace il mignolo:


rubare, hoibò, fratelli


piuttosto che ladruncoli


restiamo poverelli!





C O N C L U S I O N I


In questo affresco di ricordi, io e Silvia ci siamo notevolmente arrichite e spesso, durante i gruppi di condivisione, rimanevamo colpite e affascinate. Colpite, da tutta quella ricchezza di emozioni che ci veniva trasmessa; affascinate da quei brani di vita vera, che con estrema immediatezza e spontaneità ci riportavano da un lato agli anni duri e intensi della guerra e della povertà, dall'altro ci rimandavano alla semplicità e alla ricchezza delle nostre usanze e tradizioni. Proprio per il forte coinvolgimento che ci suscitavano questi racconti, abbiamo scelto di lasciare i dialoghi intatti nella loro spontaneità, con le parole in dialetto, le canzoni e le poesie improvvisate e il linguaggio semplice e naturale della vita narrata per come è stata vissuta. Abbiamo pensato che, in tal modo, chi avrebbe letto questo piccolo libro si sarebbe sentito direttamente partecipe, rimanendo maggiormente affascinato dai racconti narrati. Molto coinvolgente è stato per noi anche il vedere le foto dei nostri protagonisti, che assieme ai loro racconti ci hanno riportato davvero a quei tempi. Per ovvi motivi, non tutti gli anziani hanno potuto partecipare attivamente ai gruppi, però alcuni familiari hanno voluto ugualmente darci una loro fotografia e questo ha reso il nostro libro ancora più prezioso. L' obiettivo che ci eravamo preposte organizzando i gruppi di condivisione, era quello di sollecitare le reazioni fra gli ospiti per migliorare la qualità del benessere nella struttura. Col senno del poi, ci rendiamo conto che in cambio di quel poco che abbiamo saputo dare, i nostri cari protagonisti ci hanno reso davvero tanto: ci hanno lasciato condividere parte della loro vita e ci hanno regalato tante esperienze e tante emozioni che non dimenticheremo facilmente.


Laura Pedrinelli Carrara





R I N G R A Z I A M E N T I





Ci teniamo a ringraziare innanzitutto i protagonisti di questo libro, che sono stati molto simpatici e disponibili e, inoltre, ci hanno arricchito con i loro racconti.


Siamo grate anche a tutte le persone che hanno reso possibile questo progetto: le famiglie che gentilmente ci hanno fornito le fotografie; la presidente della Casa Protetta, Francesca Paci, che ha sostenuto il nostro progetto; la coordinatrice della Casa Protetta, Maria Grazia Sciocco, che ci ha notevolmente aiutato nell'informare i familiari e nel reperire le fotografie; tutti gli operatori e i volontari che ci hanno aiutato durante l'organizzazione e la conduzione dei gruppi; il personale amministrativo che ha dato un notevole apporto tecnico e il padre di Silvia, sig. Giancarlo Bernacchia, che ci ha trasferito le foto sul computer.





Le curatrici:


Silvia Bernacchia:


è Assistente Sociale e Operatrice Inserimenti Lavorativi per la Cooperativa Sociale Pro.ge.i.l. S.c.p.A. di Senigallia. Collabora con la Casa Protetta per Anziani dal 2007 in un progetto di animazione mirato a sollecitare e a mantenere le abilità cognitive residue nell'anziano.


Laura Pedrinelli Carrara:


èPsicologa e psicoterapeuta libero professionista, si occupa di Formazione ed è Psicologa Borsista presso la ASUR ZT4 di Senigallia. Collabora con la Casa Protetta per Anziani dal 2007 in un progetto di animazione mirato a sollecitare e a mantenere le abilità cognitive residue nell'anziano.