sabato 4 giugno 2011

Un consiglio grande, ma solo di nome

di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

... e ci son venuti da Ancona! Per fortuna che nessuno, visti i "segreti rivelati", ce li ha (ri)mandati

La prima cosa che mi sono chiesto, non appena entrato in aula, è stato il perchè non si fossero disposte un maggior numero di sedie. Cosa che mi sarei atteso, considerando l’importanza dell’argomento che si sarebbe andato a trattare e che di conseguenza avrebbe richiamato un discreto numero di cittadini ad assistere.
Evidentemente mi sbagliavo.

Ad assistere i sindaci dei vari comuni con qualche loro accompagnatore, qualche personaggio dei sindacati, qualche altro delle opere assistenziali, l’immancabile gotha della politica nostrana per le foto di rito che attestassero "Io c’ero", ed in fatto di cittadinanza... rien... eppure il tempo era disturbato.
Voglio sperare allora che tutti abbiano seguito le vicende alla radio, anche se dubbioso che tutti siano giunti ad ascoltare i ringraziamenti ed i saluti finali del Presidente Monachesi. Ma credo che da domani, autorizzati a criticare nelle varie sale di attesa della "sofferenza", non dovrebbero essere in tanti!

Alle 9,45 il via alla grande kermesse. Monachesi concede la parola al Sindaco Maurizio Mangialardi, all’Assessore Regionale alla Sanità Almerino Mezzolani ed al Direttore di Zona ASUR ZT4 Franco Pesaresi.
Alla fine dei tre interventi, mi ritrovo con le pagine del blocco completamente in bianco. Le cose dette e le più scontate, sono quelle ufficiali, di Mangialardi in merito a ringraziamenti e saluti. Gli altri due, qualcuno potrebbe definirli "aria fritta". Io, più benevolmente, le definisco prologhi utili solo come ruba tempi.

E mentre nei banchi della maggioranza hanno preso posto tutti i Consiglieri, in eleganti abiti da cerimonia, in quelli dell’opposizione ci sono evidenti assenze.

Ad ogni intervento viene concesso un tempo massimo di 3 minuti.
Il primo prenotato ad intervenire è il Dott. Umberto Solazzi del Tribunale del malato che entra subito nel merito della questione chiedendo a brutto muso: "Siamo a chiedere in modo formale e sostanziale che cosa ci togliete e che cosa confermate", ed elenca una serie di servizi e problematiche quali: liste di attesa, colonscopia, autosufficienze, personale, Pronto Soccorso. Tenendo a precisare ai presenti che sono risposte dovute perchè i primi azionisti di questa Sanità siamo proprio noi utenti; non perdendo di vista neppure che quando si parla di razionalizzare significa che si intende aumentare la qualità e non il taglio di servizi.
I tre minuti a disposizione sono stati abbondantissimamente superati cosa che procurerà da ora in poi un precedente a cui il povero Presidente Monachesi dovrà adattarsi.

Il secondo a prendere la parola è il sindacalista Cisl Maurizio Andreolini, a cui preme sapere quali siano i "confini" che delimitano quella che si continua a definire come Area Vasta. Punta il dito sulle liste di attesa ed i servizi ad esse collegati, che viste le lungaggini (una risonanza al 2012) i cittadini sono costretti a chiedere a chiedere al "Privato" che riduce (quando non annulla del tutto) questi tempi.

Per Rossetti, Coordinatore RSU Zona Territoriale 4, il problema sembra essere quello del modello direttivo che dovrebbe essere rivisto anche a livello del numero personale. Si chiede anche come si possa migliorare la qualità riducendo il numero di addetti.

Consiglio grande a Senigallia sulla sanità pubblica: la maggioranza sui banchiIl Sindaco di Arcevia Andrea Bomprezzi si fa portavoce di un documento sottoscritto all’unanimità dal Consiglio Comunale con il quale si chiede, forti di convivere con la popolazione più anziana della comunità: il mantenimento della Casa della Salute senza che questa struttura venga depotenziata; la conferma e la medicalizzazione della postazione del 118; il ripensamento sui percorsi stradali tenendo conto che il turismo non è solo a Senigallia.

Nella lista di attesa, predisposto a parlare troviamo Massimo Olivetti, Sindaco di Ostra. Che chiede e si chiede a che cosa andranno incontro i cittadini di Ostra. E rivolgendosi a Pesaresi gli chiede: "... Vivremo più a lungo, ma come?". Si dice anche che c’è la volontà di fare un passo indietro, purchè tutti i cittadini abbiano una pari dignità. Non bisogna discriminare zona con zona e cittadino con cittadino. Eppoi, un ripensamento va fatto sulle automediche...

Il Sindaco di Ostra Vetere, Massimo Bello, inizia il suo intervento con un deluso: "Mi attendevo qualche cosa di più! Un Consiglio Grande per non capire poi quello che si farà! Mezzolani vogliamo capire quello che verrà – ed ancora - ... quando viene qui ci viene con molta serenità cosa che non fa da qualche altrea parte... Perchè c’è questa disparità di trattamento?". E prosegue precisando perchè a domande ben definite di altri Amministratori come quelli di Pesaro, vengono date altrettante precise risposte dalla Regione: chiede il perchè nella nostra zona non si usi allora lo stesso metro.

A prendere la parola a questo punto è il Vice Presidente del Consiglio Regionale Giacomo Bugaro. Prende la rincorsa e comincia con il fare la storia della nascita delle ASUR dal ventre delle ASL, tralasciando e lo ringrazio per questo, del periodo di quando c’era l’INAM... ma forse perchè, vista l’età, ancora portava i pantaloncini corti. Intanto i 3 minuti concessi passano subito. Risultato finale per dire che lui la creazione così fatta la contesta e che ad aggravare la cosa oggi ci sono queste 5 Aree Vaste. Un cambiare tutto per non cambiare nulla. Denuncia anche come l’utile derivante dalla vendita dell’Umberto I° non è stato utilizzato per opere di carattere sanitario, ma è stato inserito in Bilancio.
Assolve Pesaresi, perchè non è da lui che deve venire chiarezza, ma da decisioni Regionali, perchè poi alla fine il pesce puzza sempre dalla testa.

Quando viene invitato a parlare Lorenzo Magi Galluzzi in qualità di Capo gruppo del PD, essendo teminati gli interventi degli esterni al normale Consiglio Comunale, ho compreso come il Consiglio Grande, ancor prima che terminasse, non fosse servito a granchè.

Magi Galluzzi punta tutto sul fatto che a Senigallia durante la stagione estiva le utenze triplicano e che quindi necessitiamo di un occhio di riguardo.
Roberto Paradisi ironicamente fa presente che: "... Mezzolani è venuto qua per ascoltare e noi siamo qui per ascoltare Mezzolani e quindi rimarremo con il saperne quanto prima...". Fa presente come si sarebbe dovuta creare un’alleanza tra tutti i sindaci, magari anche capeggiata da Mangialardi, ma invece questa si è rotta ancor prima di nascere. Un suggerimento finale, a non togliere i presidi medici di Ostra ed Ostra Vetere, che potrebbe creare azioni simili a quelle che a suo tempo prese Rubinacci.

L’introduzione di Luigi Rebecchini è questa: "Provo amarezza ed indignazione". Perchè a suo tempo venne tacciato di procurare allarmismi strumentali per il solo fatto di aver osato denunciare le realtà critiche che non si erano inventati i consiglieri senigalliesi di opposizione, ma che avevano descritto gli stessi operatori dell’Ospedale. Si chiede perche la determina 240 sia rimasta nascosta ai sindaci e nessuno abbia parlato loro dei tagli.

Interviene a questo punto Paolo Battisti con: "Non può essere accettabile la pesante riduzione della rete di emergenza e assistenza sul territorio... ad Arcevia l’ambulanza avrà a bordo solo infermieri (invece del dottore) e dovrà occuparsi forse anche di Sassoferrato.
Ad Ostra viene soppressa la guardia medica in ossequio alla previsione di una sede ogni 20.000 abitanti. Per l’Ospedale, l’ipotesi di accorpamento dei reparti resta indeterminata e priva di qualsiasi progetto di qualità, mentre nei prossimi mesi estivi… verranno sperimentate forme di accorpamento più lunghe rispetto gli anni scorsi, per evitare di sostituire il personale in ferie. E chissà che non si rimanga così per sempre....
".

Tocca poi a Mario Fiore far sentire il pensiero del suo gruppo: "Auspichiamo… che da questo Consiglio allargato scaturiscano proposte costruttive nella speranza che alla fine di questa giornata si arrivi a dei punti fermi senza dover assistere da qui a qualche tempo a fughe in avanti che non servono a nessuno, né alla città e tantomeno al malato... non sono qui a sostenere l’assenza totale di criticità, sarei un visionario distaccato dalla realtà… le attese nella diagnostica e la carenza del personale delle quali tutti noi siamo consapevoli. Queste però sono questioni annose e di difficile soluzione, la coperta è corta e se mancano i mezzi economici i miracoli non si possono fare.
Siamo in questa sede a chiedere ai vertici della Regione di sostenerci con forza mantenere e se possibile potenziare la nostra struttura ospedaliera...
"

Consiglio grande a Senigallia sulla sanità pubblica: l’opposizione in aulaCon Alessandro Cicconi Massi si chiudono gli interventi dei Consiglieri Capigruppo: "Ringrazio Partecipazione e Rifondazione per aver dato modo di fare questo Consiglio Grande... Non vorrei che fosse una passerella politica... Non vorrei che gli esponenti regionali sollevino degli alibi: il nostro è un territorio che ha già pagato. Vogliamo la consistenza del nostro Ospedale e risposte chiare e precise e che queste siano le risposte date dal Direttore e dall’Assessore … Vogliamo risposte certe sul laboratorio di analisi, su quelli che saranno i tempi di attesa, sulle riduzioni del personale...non ci bastano più le rassicurazioni che ad oggi non hanno portato alcun miglioramento... Campanilismo, si un sano campanilismo...".

Giunto in ritardo, a prendere la parola è l’On. Carlo Ciccioli che si chiede che cosa ci sia dietro l’angolo. Intanto un provvedimento governativo di questi giorni che vedrà discutere in Parlamento come modificare l’organizzazione dell’Azienda Sanità, come cambiare le modalità dei concorsi. Da tener presente che non solo da noi per ogni 5 che lasciano il posto di lavoro per sopraggiunti limiti di età, solo 1 viene rimpiazzato. Anche negli USA si parla di 800 mila dipendenti statali che verranno tagliati, forse qualcuno in meno, ma ciò sta ad indicare che anche altri paesi non stanno meglio che da noi. Se un terzo delle regioni italiane sono state commissionate e le Marche no, non significa che i servizi vengano ridotti, da come sembra che risulti. Se il personale fa dei turni impossibili i disservizi devono andare ugualmente recuperati, non si trovano specialisti e così le liste di attesa si allungano e non vengono soddisfatte.
Per Ciccioli la stretta finanziaria obbliga a delle ristrettezze ma ai servizi non si può rinunciare.

A prendere la parola un altro ritardatario, il Presidente della Commissione Regionale Sanità, Francesco Comi che denuncia come il modello di Welfare locale possa incrinarsi, possa allentarsi. C’è il timore che il sistema della Sanità Pubblica ceda il passo all’iniziativa di altri operatori (insomma quella Privata).
A questo punto, in una mano ho la penna, nell’altra il blocco notes e mai come ora, ho provato la necessità di una terza mano necessaria per fare gli scongiuri. Il suo intervento lo fa in piedi, ma solo un occhio particolarmente attento lo percepisce: abito scuro, moro, calmissimo nel parlare, sembra una novella Cassandra, inviataci dal Governatore per spaventarci su quanto ci potrà cadere tra capo e collo a partire... da ieri.
Si sofferma nel ricordarci che avevamo 100 milioni di deficit e oggi siamo una regione con un bilancio sano, ed è da questo punto che dobbiamo partire. Il tema è come tenere questo dibattito nei binari più produttivi e per garantire i servizi adeguati. L’Area Vasta deve, per Comi, servire a risolvere questi problemi. Il piano ancora non è stato approvato e lo si deve concertare con i sindacati. Comi si dice anche non concorde sulla creazione di una Sesta Area Vasta, perchè la conformazione delle nostre vallate è orizzontale e non longitudinale rispetto all’Appennino.
Poi rivolgendosi a Ciccioli gli dice che non è che serva o quantomeno sia sufficiente regolare l’assunzione dei primari, quando ci sono 30 mila richieste di aiuto ai servizi sociali e di già si sa che non se ne potranno accontentare più di 8 mila.

Franco PesaresiComunque sia per l’Ospedale di Senigallia, non ci sono rischi. L’unico ad avere il coraggio di dare delle risposte, condivisibili o meno, ma sempre delle risposte, non è certo un politico, bensì un tecnico: il Direttore Pesaresi. Quasi a domanda risponde, senza troppi lustrini inutili, ma un tono caloroso, appassionato di chi crede in quel che dice, asserisce che ci saranno 50 nuove assunzioni, gli investimenti ammonteranno a 3,6 milioni di € che serviranno all’ammodernamento delle sale parto, delle tecnologie per la cardiologia, le sale operatorie, per una TAC da adibire solo per il Pronto Soccorso, all’ammodernamento degli spazi richiesti per la Guardia medica, per il CUP, per il laboratorio analisi, per la farmacia ospedaliera. Ci sarà inoltre una formazione del personale del Triage del Pronto Soccorso in modo di abbreviare anche qui i tempi di attesa e creando un trattamento atto ad evitare di dover emigrare all’Ospedale di Torrette i colpiti da ictus.

Dopo il caloroso intervento di Pesaresi, è duro da ascoltare quello di Almerino Mezzolani e non certo per i contenuti. Quelli non ci sono! Cerca di salvare la sua figura dagli attacchi di chi lo ha tacciato di campanilismo per Pesaro, dicendosi che per lui Pergola è come Osimo.
Risponde a Bugaro replicando che se le risorse ricavate dall’Umberto I° sono state messe a bilancio, questo ha anche fatto si che però oggi siamo in pareggio (ed aggiungo io che se continueremo di questo passo, dando poco o quasi nulla, il prossimo anno andremo anche in attivo! Ma da chiedersi è saranno bravi o …?)
Poi una stoccata anche per Cicconi Massi sul fatto del "campanilismo". Non lo condivide perchè dietro questo, al pensare a se stessi porta a qualche cosa che potrebbe farci affogare irrimediabilmente. Le Marche hanno bisogno di altri 6/7 ospedali, hanno bisogno di una serie di investimenti, però si chiede un senso di responsabilità a tutti gli amministratori.

A chiudere la seduta è il Sindaco Mangialardi, che con un crescendo rossiniano, rivolgendosi al Presidente Monachesi, al Consigliere Sardella in qualità di Presidente della Commissione comunale sulla sanità, invitandoli a mettere agli atti, quanto affermato in sede durante il Consiglio Grande dichiara: "Si parlava che l’Ospedale potesse chiudere, che i conti fossero in rosso... Questo territorio non ha pagato, questo territorio è stato organizzato... Abbiamo avuto la capacità di guardare avanti..."

La mia impressione, per quel che può valere, è che come cittadini non ne sapiamo più di quel che già ne sapevamo e non riesco quindi a comprendere neppure tanto entusiasmo da parte di qualcuno.

Questi i commenti dei lettori di 60019.it
Il mio invece, un consiglio...piccolo
Scritto da Franco Giannini il 31/05/2011 ore 14:39
Io credo di aver assistito, venerdì sera, al Gabbiano, i veri problemi della Sanità. http://www.60019.it/index.mv?senigallia=%26quot%3BCammina+con+Stefy%26quot%3B%2C+una+delle+tante+storie+finite+bene...&fname=60019rubriche_leggi&num_rubr=6&num_art=1306831585 I vari "oratori" che si sono succeduti l'indomani al Consiglio Grande sui banchi riservati alla Giunta, avrebbero da che riflettere ... e neppure poco!! Le parole sono come l'acqua bollente, evapora e ricadrà non si sa dove e quando, quindi anche sulle nostre teste.

Scritto dall' I.P. 79.43.65.221 il 31/05/2011 ore 15:50
bell'articolo ! io sabato ero presente come cittadina e mi stava per partire l'embolo vedendo quelle facce e sentendo quegli orrori tra Comi, Mezzolani , pesaresi, ecc..... bellissimo il documento proposto da movimento e partecipazione ..... indignata della maggioranza , mi sembrano un gruppo di burattini .... per non parlare della "mafia" che c'è nel settore ospedaliero, dal locale al regionale .... dispiaciuta per la non presenza dei senigalliesi , tutti bravi solo a lamentarsi e non ad agire ma presto ... se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto ....... spero che si riesca a farlo presto! Cittadini senigalliesi ! svegliatevi !!! siamo governati da un branco di burattini con Mangiafuoco che li comanda !



angiafuoco che li comanda !

venerdì 3 giugno 2011

"Cammina con Stefy", una delle tante storie finite bene...

di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

La vicenda di Stefania Vanini "introduzione" per una di uguale drammaticità: quella di Christian Cialona

Venerdì 27 maggio la sala del Cinema Gabbiano era abbastanza affollata, considerando il tipo di evento che si sarebbe andato a presentare. Pubblico composto in maggior parte, da persone, definiamole così, non più giovanissime. Ma evidentemente con l’animo maggiormente preparato e predisposto ad ascoltare e recepire problemi di alcuni fisicamente meno fortunati di noi.

Anfitrioni della serata, Luca Pagliari, giornalista e concittadino, nonchè il Presidente del Lions Club di Senigallia, il Sig. Loris Cucchi.
Comprensibilmente, Luca, la prende un pò alla larga, affermando che una storia non fa spettacolo, è solo una storia. Che la comunicazione vive per obiettivi e che quello che conta alla fine è il così detto indice di ascolto: lo share. Uno share che tende ad appiattire il mondo della comunicazione qualitativamente parlando.
Oggi fa più notizia una vicenda di Corona, che un omicidio come quello del Sindaco Angelo Vassallo, che dovrebbe farci riflettere e domandarci come e perchè invece, non scopriamo maggiormente quegli eroi che lavorano, in silenzio, per la legalità.

Le "storie" acquistano interesse si per i loro contenuti ma anche, a volte, dal come e da chi ci vengono raccontate.
E’ la "storia" di Stefania Vanini di Baceno (Domodossola) anno di nascita 1970. Non è per un caso che ci viene presentata da Pagliari con delicatezza, pudore, ma senza pietismo, perchè sa che così facendo, riuscirà a soffermare su questo racconto 90 minuti di assoluta e partecipata attenzione. Ci racconta dei primi anni d’infanzia di Stefy, della scoperta dei primi problemi fisici che vanno di anno in anno peggiorando, del trasferimento dal suo Baceno, incastonato a 700 metri sulle sue montagne, per scendere in città dove i suoi genitori ritenevano di trovare medici più preparati. Ed il tutto viene intercalato da diapositive e filmati di una natura incontaminata, ma che ai fini comunicativi, da quel senso di leggerezza, allegria e caparbietà, che i montanari e la nostra l’eroina, hanno nel loro DNA.
Poi i vari passaggi che la portano dal sostegno sotto braccio nel corso della deambulazione, alle stampelle ed infine a quella sulla sedia a rotelle. Sedia che logicamente, anche se ha sempre mal digerito, non le ha però impedito di girare il mondo.

La malattia che i medici le avevano diagnosticato era "atassia" ovvero perdita del coordinamento dei muscoli e da qui la difficoltà di deambulazione.
Sapientemente, Luca, sa inserire nei momenti opportuni tra le pieghe del racconto, personaggi che hanno fatto parte della vita di Stefy. Flash allegri quali ad esempio, la sua capretta Pepe che incorna il fondo schiena di chiunque gli giri le spalle o il suo cane fedele. Ma anche ricordi che, se da un lato sono curiosi, dall’altro fanno riflettere sul problema dell’handicap, come quello del rifiuto ricevuto all’ingresso di una pizzeria, perchè il suo incedere sulle gambe era insicuro ed aveva fatto ritenere al titolare che fosse ubriaca. Cosa che una volta chiarita, lo stesso titolare aveva riparato con il dire che lui agli handicappati la pizza la dava gratis.

Poi si giunge alla connessione di Baceno ad Internet. Un avvenimento insignificante per alcuni, ma che sarà di basilare importanza per la nostra eroina, perchè le permetterà di fondere la tecnologia con tutta quella sua determinazione nel non rinunciare all’idea di rimanere per tutta la vita su quella sedia a rotelle. Non dandosi per vinta col piangere sui suoi dolori, ma iniziando un periodo di ricerca tecnologica. Anche se il tempo passa, il sorriso rimane sempre vivo sul suo viso, mai intaccato dalla rassegnazione.

Ed ecco che un bel giorno, navigando su internet appunto, aggiunge nelle sue ricerche o meglio antepone alla parola "Atassia" quella che sarà poi fondamentale alla sua diagnosi la parola "Sospetta". Scopre così che se questa fosse la sua reale malattia, "Sospetta Atassia", il suo problema avrebbe potuto essere superato con la semplice assunzione di una pasticca.
E qui c’è una specie di comunicazione di servizio per i navigatori della rete: un suo invito a non assumere mai e poi mai, medicinali di cui si fa menzione, se non dopo averne parlato con un medico e solo dopo aver ricevuto la sua autorizzazione. Assumere medicine fai da te è assolutamente sconsigliabile e può solo aggravare la situazione. Importante è il colloquio tra medico e paziente attraverso lo scambio di informazioni.

Stefania Vanini a SenigalliaLa sua storia continua con la richiesta, come suggerito su internet, dell’esame del DNA, che la porta però ad una attesa di altri due anni e poi il ricovero in ospedale, perchè solamente in struttura sanitaria i medici si prendono l’impegno a testare la somministrazione del farmaco, voluta dalla Stefy con caparbietà.
Dopo poche ore dalla somministrazione della prima pasticca di "Madopar" (un farmaco usato dai malati di Parkinson) ecco il miracolo di poter camminare sulle sue gambe, anche se ancora traballanti, lasciando definitivamente, dopo 32 anni, si trentadue, non è un errore di battuta, la sua sedia a rotelle.

Come ha modo di sottolineare a fine racconto Luca, Stefania ha sempre provato un gran fastidio a parlare di lei, avere l’attenzione dei media. E se alla fine ha accettato tutto questo, lo ha fatto affinchè le sue esperienze fossero messe a disposizione e giungessero utili ad altri nelle sue stesse condizioni. Impegno, il suo, che ha dato i suoi frutti.
Attraverso le sue esperienze e suggerimenti infatti, hanno tratto beneficio una bambina di Roma ed una signora di Verbania. Tantissimi sono coloro che le telefonano per avere suoi suggerimenti. Ecco quindi il perchè di queste sue presenze alle rappresentazioni giornalistiche-teatrali, malgrado la sua riservatezza le consiglierebbe di non apparire.

E questa di Stefania è una storia reale che si è conclusa bene, come del resto si vorrebbe che si concludessero sempre tutte le storie, quasi che fossero delle fiabe.

Ma a volte, ed anche spesso, la realtà della vita di tutti i giorni non si conclude in modo positivo, e quelle che si vorrebbero fossero fiabe per l’inevitabile positiva conclusione, invece si scoprono che sono delle tragiche realtà. Realtà che vanno affrontate con coraggio, senza abbattersi, lontani da pietismi che vanno rigettati sempre al mittente.

E la nuova storia, introdotta da Luca, riguarda il piccolo Christian, o meglio l’intera famiglia di Christian. Sei anni, nato a Senigallia e residente con mamma e papà a Montemarciano. Pagliari li invita a salire sul palco tutti e tre. Per loro non c’è il fondale con le montagne, come pure non c’è né il mare né la nostra immancabile Rotonda.
Christian, mamma Emily e papà Sergio, con la loro immensa dignità ed il loro grande coraggio occupano tutto quel palco rendendo quasi piccolo lo spazio a disposizione.
"Rubano" quasi (e la cosa non è che sia poi così facile) la parola al bravo Luca, che si adegua al ruolo di spettatore, quando Sergio prende a spiegare la sua o meglio la loro storia.
Christian è un bambino disabile, affetto da una malattia rara da un nome per noi difficile da scrivere e ancor più pronunciare: Malattia di Pelizaeus-Merzbacher e per la serie, le sfortune non vengono mai da sole, anche una delle forme più rare.
Dopo pochi mesi di vita, le sensibilissime, naturali, onde magnetiche che legano sempre la mamma al proprio figlio fanno percepire ad Emily, la strana sensazione che in Christian ci siano strani sintomi che la preoccupano e la mettono in agitazione.
Una mamma ed un papà che fanno in questi casi, se non portare il piccolo dal loro pediatra di fiducia? Pediatra che però li rassicura: i sintomi riscontrati rientrano nella normalità per i bambini di quell’età.

"Fortuna" vuole, che la famiglia cambi residenza e, di conseguenza, anche il pediatra di fiducia. I problemi che perdurano portano il piccolo dal nuovo pediatra che appena lo visita nota delle irregolarità e prescrive una serie di accertamenti. E da quel momento, comincia quello che viene definito da Sergio il nostro "Lungo Calvario".
I ricoveri nei vari ospedali regionali e nazionali, esami, risonanze fecero si che si diagnosticasse la sospetta Paralisi Cerebrale Infantile: la terapia? semplicemente il consiglio di fare fisioterapia. Ed a questo per due anni si sono attenuti, ma, come Stefania, non si sono chiusi in loro piangendo sulla loro disgrazia, non si sono mai dichiarati domi e non hanno accettato, mai, i giudizi definitivi della nostra classe medica.

Decidono allora di portare Christian in California a San Diego dove hanno modo di incontrare la D.ssa Viola Frymann (che Emily e Sergio battezzano affettuosamente con l’appellativo di "nonnina" vista l’età) che è una seguace della medicina osteopatica che sembra procurare dei miglioramenti.

Si ritorna quindi in Italia e si continua a seguire queste cure dagli osteopati nazionali; ma questi genitori vogliono di più per il loro Christian. Avendo quindi dei parenti in Canada decidono di andare a Toronto dove c’è una clinica all’avanguardia il "Sick Children".
Ed è qui che si scopre, grazie all’esame del DNA, che il piccolo non è affetto da Paralisi Celebrale, bensì dalla forma di leucodistrofia sopra accennata, una malattia degenerativa ovvero destinata ad aggravarsi con il tempo.

Sergio, Emily e Christian CialonaDal momento del referto definitivo, tante cose sono venute a mutare nella vita di questa famiglia, ma sia Sergio che Emily le raccontano con il viso sorridente di chi è in pace con la propria coscienza e di chi vive questo disagio (non più disgrazia) con quell’ottimismo, quel coraggio e quella dignità che forse solo la loro giovane età gli permette di possedere.
Sergio ha perduto da diversi anni il lavoro, quando dovette andare in Canada. Emily invece ha voluto battere il record da Guinness dei primati in materia di mala sorte famigliare. Infatti anche a lei viene riscontrata la stessa malattia di Christian. Considerando che trattasi di già di malattia rara e come tale le casistiche si contano in una mano in Italia e nel loro caso hanno colpito nella stessa famiglia due di loro; considerando che solitamente la donna è solo colpita come portatore sano; considerando che solitamente, ad essere colpiti sono soggetti maschili, non rimane che dire che la fortuna è cieca, ma la "sfiga" è dotata di una mira infallibile.

Descrivere i loro volti mentre raccontano tutto questo, è impossibile, visto la pacatezza dei toni, le loro espressioni sorridenti, quasi che raccontassero amene curiosità accadute ad altri, senza però mai tralasciare la continua attenzione che rivolgono a Christian impegnato, anche lui, nel voler parlare al microfono ed a sorridere felice quando gli riesce. Emily, ha già raggiunto un’invalidità dell’80%, ma è una giovane di bellissimo aspetto, con un fisico invidiabile, che fa la sua figura su quel palco. Ancor più quando prende il microfono per ringraziare il suo datore di lavoro che le ha permesso di trasferire quello che era il suo incarico, a suo marito.
E quando Luca gli pone la domanda su che cosa provi il mattino quando si sveglia, la sua naturale risposta mi porta ad avere la pelle d’oca: "Vedere il sorriso di Christian è per me un miracolo. Ogni mattina alzarsi, andare nella sua cameretta e vedere che respira è una vittoria. Che devo dire su di me, se non che devo combattere per me, per mio figlio e per la mia famiglia. Il non fare nulla sarebbe come dichiararmi vinta".

Una frecciata indirizzata ai "senza volto", alla fine, però Emily la vuol mandare egualmente specificando perchè anche la sua famiglia, come Stefania è lì: "Siamo qui per sensibilizzare l’Opinione pubblica. Per la Ricerca, noi delle malattie rare, siamo il Nulla. Questo perchè da noi, non c’è ricerca. Noi rispetto a quanto ho visto negli altri paesi siamo in notevole ritardo. Vogliate scusarmi per la mia nota polemica".

Cara Emily e caro Sergio, la vostra non è polemica è semplicemente un’analisi dei nostri comportamenti, come aveva cominciato a dire Luca, quando parlava dell’indice di ascolto.

Oggi viviamo in questo tipo di mondo fatto di "belle storie", perchè portate avanti con infinita dignità e silenzioso sacrificio da "belle persone". Magari mentre il nostro vicino spende e spande quattrini in beni voluttuari, inconsistenti, inutili quando non... peccaminosi o anche illegali.

Ma è vero che così dicendo, sembrerebbe che l’insegnamento impartitoci nel corso della serata, a me non sia assolutamente servito.
Invece assolutamente no! Mi è servito eccome, perchè sono riuscito a vedere che tra le innumerevoli mosche nere, fortunatamente ce ne sono alcune eccezionalmente di colore bianco. E nei casi trattati nel corso della serata, il Lions Club di Senigallia, nella persona del Sig. Loris Cucchi ne è il debito esempio. Grazie!

giovedì 2 giugno 2011

2 GIUGNO: LA TRINITA' IN UNA FESTA















































di Franco Giannini

Oggi con la Caduta della monarchia si ritorna a festeggiare quella della Repubblica

Era da tanto che collezionavo queste foto e finalmente posso metterci una didascalia...Da sinistra a destra e dall'alto al basso mi viene da dire:
Non gli è stato sufficiente vestire i panni altrui,
come neppure fare gli scongiuri.
Dopo l'abbraccio frettoloso tra Giuda,
scintille, che producono un divorzio all'italiana.
Ora lui è preoccupato,
lo schiaffo che ha preso gli ha fatto male.
Ora per Antò...fa caldo...
Mentre invece per gli Italiani, guardando 'sta faccia...
è "Allegria"
e tanta speranza...ma che l'esempio sia da monito.

Se oggi però il "Sire" piange...ohhh ragassi...schersiamo mica!! Noi non abbiamo da ridere !! Io m'arcord ancora lo sganassone preso con il buon Prodi ...

Intanto però oggi, 2 GIUGNO è la Festa degli Italiani, la Festa della Repubblica, la Festa dei 150 dell'Unità d'Italia ed un pò, come una Festa della (Ri)Liberazione.
E guardate le bandiere come svolazzano...il vento sembra cambiato!

sabato 28 maggio 2011

Al Gabbiano di Senigallia lo spettacolo targato Lions Club


di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

… a presentare "Cammina con Stefy" un nome del giornalismo nostrano: Luca Pagliari

E’ la prima conferenza stampa a cui partecipo e per la quale, a seguire, mi trovo imbarazzato nello scrivere e nel rivelare l’argomento trattato. Non si tratta di riservatezza, non si tratta neppure di voler fare il misterioso. Lo ritengo un atto dovuto e reso necessario, per accrescere e mantenere nella maniera più accentuata quell’interesse creato a volte quasi da “morbosa” curiosità. Rivelare le storie ed i personaggi che calcheranno la scena, potrebbe voler dire scindere in due, a priori, il pubblico.

Posso solo confessare ai lettori e voglio sperare anche spettatori, che a fare gli onori di casa, sarà il concittadino e giornalista, scrittore nonché comunicatore, Luca Pagliari. Sponsor dello spettacolo il Lions Club di Senigallia.

Presentazione dello spettacolo "Cammina con Stefy"E di già solamente nominare queste due colonne, sarebbe più che sufficiente a garantire la bontà del contenuto della scatola giornalistico-spettacolare, che porterà come titolo della serata “Cammina con Stefy”. Posso solo rivelare che il cammino sarà fatto con un passo… a due.

L’appuntamento è fissato per venerdì 27 maggio alle ore 21,00 al teatro Gabbiano.

Da parte mia la semplice promessa, che dopo lo spettacolo, sulle pagine di questo giornale on-line, riprenderò l’argomento o meglio, gli argomenti, approfondendo quanto ho volutamente, qui, lasciato in sospeso.

domenica 22 maggio 2011

Senigallia, "casa protetta un anno dopo"


di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

Riemergono i problemi irrisolti: fisioterapia, carenza di personale, assenza del Presidente…


Anche oggi (giovedì 19 maggio, Ndr), come quasi un anno fa, i Consiglieri Comunali Fabrizio Marcantoni, Roberto Paradisi e Tiziano Pazzani, dietro sollecitazione di una lettera di lamentele presentata loro nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale da parte della rappresentante dei familiari degli Ospiti, hanno voluto sincerarsi delle reali condizioni dell’ex Irab. E per vederci più chiaro, hanno suonato nuovamente al cancello della struttura di Via Cellini.

Hanno così potuto parlare sia con il personale in servizio che con alcuni familiari degli Ospiti al momento presenti. Da quello che i Consiglieri hanno potuto appurare e che è poi emerso nel corso della seguente conferenza stampa tenuta nel giardino, sono tornati i vecchi problemi della mancanza del servizio di fisioterapia, dell’esiguo numero del personale OSS (Operatore socio sanitario) e dell’assenza del presidente - Dr. Michelangelo Guzzonato - in struttura.

Roberto Paradisi e Fabrizio Marcantoni con alcuni familiari degli ospitiCome ha tenuto a sottolineare il Consigliere Paradisi, il personale è presente e fa quello che può, con diligenza e senso del dovere, quindi va a loro la massima stima, ma ancora non riesce a fare, purtroppo, quei miracoli che si vorrebbero, con un numero di addetti così risicato.
In alcuni turni 2 operatori suddivisi su tre piani, quando poi non vengono impiegati in lavanderia, posta nel sotterraneo. Si comprende bene che non possono dare quell’assistenza o controllo che gli anziani dovrebbero invece avere.

Il problema della carenza del servizio di fisioterapia poi, non è che sia migliorato, tutto è rimasto com’era. Ed allora Paradisi è a richiedere che Guzzonato intervenga nei soli due modi possibili: o aumentando il numero di fisioterapisti o rimborsando agli Ospiti, il quantum relativo, per quel servizio che non viene erogato.

Punta anche il dito sul mancato rinnovo del Comitato di rappresentanza dei Familiari degli ospiti, che da sei mesi, con l’uscita di uno dei componenti, doveva essere rinnovato. Ancora Paradisi si chiede: Guzzonato non lo ha ancora rinnovato perchè tale Comitato è forse un pò "scomodo" per l’ex IRAB?

Roberto Paradisi con alcuni familiari degli ospitiRicorda anche come, ai tempi della precedente presidenza Paci, la presenza di costei non è che fosse sempre continua, ma come affermato dalle stesse maestranze, qualche volta si faceva vedere. Oggi con l’era Guzzonato, sono diverse le voci degli stessi operatori che "vivono" nella casa, che lo indicano come "sconosciuto ed assente". Paradisi tende a sottolineare come Guzzonato dovrebbe tener presente che: "… il suo compito non è solo quello di gestire il patrimonio della Casa Protetta, ma anche quello di curare ed accudire i "Nonni dei senigagliesi". Questo se lo ricordi Guzzonato, se non è in grado di farlo faccia le valigie e ritorni a casa…".

Alla fine della conferenza è stato confermato, dai tre consiglieri comunali presenti, che al prossimo Consiglio Comunale presenteranno un’interrogazione in merito a quanto emerso e riscontrato.

sabato 21 maggio 2011

Frazione Sant'Angelo e città di Napoli gemellate nella tristezza "rifiuti"

di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

Che si debba attendere anche qui a Senigallia lo "spaventa passero" delle elezioni?


Due semplici foto, che la dicono molto più di tante righe. Tanta ineducazione ed inciviltà da una parte, per altrettanta disorganizzazione dall’altra. Mi immagino che l’Assessore alle frazioni, sempre che legga questo articolo, mi dirà che è competenza del CIR33, questo scaricherà a sua volta sull’ignoranza e l’inciviltà della gente.

Gli anonimi incivili anche se non diranno nulla, per ovvi motivi, si trincereranno in cuor loro dietro scuse puerili e patetiche quali, averli depositati lì, perchè i tempi del ritiro dei rifiuti ingombranti sono lunghi, perchè hanno telefonato trovando sempre occupato oppure suonava senza che nessuno rispondesse.

Scuse stupide, condivido, come stupidi (e costoro non si devono sentire offesi, perchè il termine loro imputabile dovrebbe essere ben altro) sono coloro che in tal modo agiscono ed in tale maniera sono poi soliti auto-assolversi.
Ma si sa anche che chi si scusa, si accusa.
E questo però vale per tutti!

Anche l’ubriacarsi o il drogarsi è cosa da non "consigliare", ma non per questo, se ci si imbatte in una persona sdraiata in terra in coma etilico o in overdose, la si lascia lì, si fa finta di nulla. E l’ambulanza interviene, in tempi assai ristretti!
Allora c’è da chiedersi, nel caso rifiuti… "Qui gli organi preposti al ritiro, dove sono e quando intervengono?".

Un abitante della frazione, lo stesso che mi ha inviato le foto, tra l’altro, così mi scrive (importante è osservare anche la data e l’ora dell’invio… per vedere i tempi degli sviluppi):

"Martedì 17 maggio 2011, 19:56
Discarica abusiva in via del Giardino… A pochi passi dalla chiesa di Sant’Angelo, lungo la via del Giardino, è possibile ammirare, oltre al panorama, da sempre fiore all’occhiello della zona, anche un folcloristico cumulo di schifezze, abbandonate da settimane da qualche cittadino (sicuramente più di uno, vista la mole dei rifiuti)…
Questa bella discarica è nata proprio in vicinanza di alcuni contenitori ufficiali per la raccolta dei rifiuti… è possibile che gli operatori in tutto questo tempo non abbiano rimosso questo spettacolo pietoso o non l’abbiano segnalato a chi di competenza?
p.s. questa sera ancora il cumulo c’era
"

Cari Amministratori, non vi suona un pò umiliante, che un cittadino ricorra ad un altro cittadino, quale io sono, per far ascoltare le proprie lamentele, non sentendosi da voi tutelato? Almeno come vorrebbe e (ritengo io) dovrebbe?
E’ così che viene tutelato il panorama di Sant’Angelo, una delle tante eccellenze di Senigallia?

Gli "Ispettori ecologici" sono usi andare anche nelle frazioni (almeno da quel che sembra, no) o sono legati da qualche motivazione particolare che li obbliga alla cura del solo centro storico (che, anche qui dai risultati che sono sotto gli occhi di tutti, sembrano assenti)?

Vero, ed anche giusto, che sia aumentato l’importo delle multe per i trasgressori, ma è anche vero che è ora di cominciare ad applicarle queste nuove disposizioni, rendendo pubblico, inoltre, il nome dell’incivile pescato in difetto. Questo, almeno, per le prime volte.
Ma qualche provvedimento lo si dovrebbe pure mettere in atto a chi, malgrado la buona vista, fa finta di non vedere, commettendo ugualmente il reato di inciviltà.
Non credete

Questi i commenti dei lettori di 60019 :

PEGGIO DI NAPOLI
Scritto da Gaspa il 18/05/2011 ore 17:25
In effetti la situazione di Sant'Angelo è veramente drammatica. Sembra che i santangiolesi si stiano trasferendo in massa a Chiaiano, vista l'orrenda situazione della frazione senigalliese!
Inciviltà non punibile?
Scritto da mariangela il 18/05/2011 ore 17:50
Uno di questi incivili aveva lanciato il suo sacchetto di immondizia nel bel mezzo del mio passo di casa. Vincendo lo schifo, dopo aver indossato i guanti, l'ho aperto. Dentro c'era un foglio strappato col suo indirizzo. Ho telefonato ai vigili segnalando la cosa. Hanno fatto la multa all'incivile? No. Mi hanno risposto che se non lo colgono sul fatto nulla possono fare... E allora, di cosa stiamo parlando? Se io vedo qualcuno scaricare di tutto e di più (un'altra "discarica" è poco dopo casa mia), prendo la targa dell'auto e poi i vigili mi rispondono "ciccia", come possiamo difenderci? Grazie per la segnalazione, Franco! P.S. Se vuoi sapere com'è andata a finire col sacchetto scaricato davanti a casa mia posso dirti che sono andata personalmente a casa dell'incivile e gliel'ho riportato dicendo: "questo è suo...". Vabbé, magra consolazione, ma meglio di niente... :-)
schifezze di senigallia
Scritto da maria giombetti il 18/05/2011 ore 20:45
ciao io sono maria e,al momento sono in germania x lavoro.io abito in strada del giardino proprio la di fronte.pensavo che il problema fosse stato risolto visto che x farci (contenti)hanno montato la telecamera ma forse si sono dimenticati di accenderla.è una schifezza.
Due Senigallie
Scritto da Attilio Casagrande il 19/05/2011 ore 06:33
Aggiungo che la situazione nelle strade adiacenti a Scapezzano , Via fontenuovo in cui da mesi non passa nessuno dela raccolta rifiuti nè ispettori anche per una frana che restringe la careggiata e Via Grazie sono in una condizione "napoletana" analoga a quella di Sant' Angelo. Ci sono due due Senigallie quella carina e pulita del centro e del mare , ma basta fare poche centinaia di metri e salire verso le nostre belle colline e si presenta un panorama di tipo "napoletano" impedendo anche a chi vuole fare una raccolta differenziata di poterlo fare in quanto quelle poche isole ecologiche che ci sono sono impraticabili perchè sempre straboccanti di rifuti. Anche diversi senigalliesi che usuffruiscono del servizio porta a porta vengono a gettare i rifiuti in periferia e sotto le nostre case, naturalmente sorveglianza zero, in mancanza di video sorveglianza o di accesso personalizzato con bage ai cassonetti è assurdo pensare ad una qualche funzione di questi fantomatici "ispettori"...ma in queste due senigalliwe tutti paghiamo la tassa sui rifiuti..

Scritto da stancoinvacanzaasenigallia il 20/05/2011 ore 22:47
Porti pazienza, sa...ma se lei è l'Attilio Casagrande che penso io mi viene allora spontaneo chiedere perchè non tratta quello che sostiene con i colleghi del suo partito in maggioranza, in Consiglio o addirittura alle riunioni...come tante altre questioni sulla Sanità...per esempio sul Pronto Soccorso del quale ne è anche direttore. Poi per quanto mi riguarda le due Senigallie che vedo io sono le seguenti: quella che parla e quella che si nasconde
qualcosa si muove?
Scritto da Maurizio il 21/05/2011 ore 10:59
riporto dal link sotto citato: http://www.cir33.it/estensioni_giugno_2011.php il CIR33 e il Comune di Senigallia hanno pianificato, per il mese di giugno, l'avvio della raccolta differenziata dei rifiuti “PORTA A PORTA” anche per gli abitanti di Strada del Giardino, Strada delle Grazie e Strada del Rosciolo. Il nuovo sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti prevede la scomparsa dei cassonetti stradali e il ritiro casa per casa dei materiali di scarto differenziati per tipologia (carta e cartone, plastica e metalli, organico, vetro, secco residuo).

giovedì 19 maggio 2011

Una notte d'arte trascorsa tra l'offerta pubblica e quella privata


di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it
Se si fosse trattato di una partita di calcio, da critico(ne), l'avrei descritta così…


La mia non è di certo una critica artistica e di conseguenza chi cercherà tra queste mie righe una recensione sulle opere esposte in questa sei ore notturne d’arte, può perdere solo del tempo.
Quando partecipo come semplice cittadino-cronista ad una qualsiasi manifestazione, seppur ciò non sempre riesce facile come vorrei, cerco però quantomeno di partire di casa nudo del preconcetto, sia di incontrare con certezza la positività, come pure la negatività.

La Notte dei Musei, mi aveva stuzzicato la curiosità, già fin dallo scorso anno. Però la precedente edizione, climaticamente inadatta, mi aveva fatto desistere dal partecipare, preferendo le comode ciabatte casalinghe alle galosce che sarebbero servite per seguire l’evento.

Anche quest’anno si è partiti con il tanto parlare e con il soffermarsi che si trattava di una somma di sinergie tra pubblico e privato. Si descriveva tutto "l’arrosto" che si era messo in forno, e gli imprenditori che si erano assunti a mettere risorse e faccia su quanto andavano a proporre. E dal momento che il tanto parlare fa pensare che forse si potrebbe trattare di pubblicità, sono partito da casa con il blocco notes in una tasca e nell’altra, lo dico con la massima sincerità, almeno una punta di preconcetto.

La prima visita era doverosamente nella Sala del Trono del Palazzo del Duca, ritenendo che dal momento che la prima mostra si apriva là, avrei assistito a quel taglio del nastro, che invece non c’è stato e che per questo mi ha fatto subire moralmente (ma ricredere) il primo gol della serata. Presenti il Sindaco Mangialardi, il suo vice Memè, l’Assessore Schiavoni, il prof. Bugatti.
Il Sindaco non si è tirato indietro nel sottolineare come le nostre "Eccellenze Artistiche" cittadine siano state messe a disposizione sia delle strutture pubbliche che private. Schiavoni invece, relativamente al tema trattato nella mostra della foto stenopeica, ha voluto evidenziare come l’Arte semplice sia sempre quella più bella, come appunto lo è questa branca della fotografia, radice poi di tutte le tecnologie a seguire.
Sala affollata da numeroso pubblico, che visto l’argomento trattato, era armata in buona parte di macchine fotografiche, di cui ognuno faceva gran sfoggio. Numerose anche le signore armate di obiettivi e certamente con occhi più sensibili delle loro macchine. Il numero delle presenze segnava il secondo punto a favore della manifestazione: un secco 0 a 2.

La seconda tappa, almeno per me, era prevista per l’altra mostra organizzata a Palazzetto Baviera. Parola un pò grossa se si considera una sola stanza, un pò "freddina" relativamente ad arredi, ubicazione ed illuminazione: 1 a 2. Anche qua il Sindaco e i suoi due Assessori hanno visitato la mostra.

Ma li ho trovati poi anche alla Galleria Gherardi 30 dove erano esposte alcune opere dell’artista Mario Giacomelli. E qui il tocco personale che l’iniziativa privata, spesso anche se non sempre, sa dare. Una graziosa ragazza ad accogliere il visitatore; luce, tanta; pulizia, tanta; luminosità, tanta. Totale della somma, tanto piacere di soffermarsi ad ammirare e discutere magari invogliati all’acquisto. Il Pubblico della Sala del Trono però sembra essere svanito...Mi prometto di ripassare.
Risultato alla fine di questo primo tempo: 1 a 3 a mio sfavore.

Dopo cena, mi rimetto in cammino e la prossima tappa è il clou dell’arte: la Pinacoteca Diocesana. Immaginavo che fosse quella con il maggior numero di visitatori, ed invece... Il portone della Curia è, detto con un’ eufemia, poco illuminato. Un piccolo manifesto indica timidamente che anche la Pinacoteca partecipa alla "notte dei musei". Timidamente anche io, entro e fortunatamente incontro un sacerdote che esce dal cortile e che chiudendo a chiave la vetrata, mi indica di salire le scale. Giunto alla Pinacoteca, la prima cosa che faccio è quella di informarmi sul numero dei visitatori. La ragazza alla reception mi dice che dall’apertura a quel momento (sono le 21,45) i visitatori sono stati una decina. Considerando che io ne sono uno ed altri tre che mi precedono, fanno parte di un gruppo con l’accompagnatrice che illustra loro i "pezzi pregiati", comprendo che l’affluenza non è quella che mi sarei atteso. E per gli altri 30 minuti che mi trattengo in quelle stanze, posso constatare che solo altre due persone, mi hanno seguito: 2 a 3 non per il motivo dell’affluenza, ma per quello dell’illuminazione.

Uscito dalla Pinacoteca, mi incammino per andare verso l’Area Archeologica della Fenice. Spero che anche qui sia passato qualche Amministratore e mi auguro che possa confermare quello che sto per dire. Una volta che ho preso la stradina in discesa che porta all’Area, visto il buio pesto che regnava, credendo che fosse chiusa, sono ritornato sui miei passi e non convinto, mi sembrava una cosa impossibile, ho fatto il giro delle transenne che delimitano l’area dei lavori in corso per la sistemazione dei giardini, fino a giungere, dalla parte della strada, all’altezza della porta d’ingresso degli scavi. Filtrava una debole luce dall’interno e solo il fatto di intravedere due ombre di persone che stavano uscendo, mi ha dato la certezza che l’Area era aperta.
Liberi di crederci o meno, ma non sono stato il solo ad avere questo problema, perchè poi uscendo, mi sono imbattuto in una coppia di ragazzi uno dei quali con il telefonino stava dicendo: "No, no, venite, sta uscendo una persona, è aperto...".
Sarei felice se qualcuno avvallasse la mia stessa sensazione. L’Area Archeologica certamente, malgrado l’imboscamento del luogo, mi è risultato quello più visitato e qualitativamente ben curato a livello di cultura dell’accompagnamento dei visitatori: 3 a 3... ma forse qui c’era un rigore che non mi è stato assegnato. Quando sono entrato, quello che più mi ha colpito, è che c’erano una quindicina di persone tra cui due famiglie che avevano affidato i loro 6 bambini alla accompagnatrice-cicerone, che poi parlando ho saputo rispondere al nome di Laura, e con la quale avevano stretto un rapporto interessato ed amichevole, che finito il giro erano dispiaciuti a doversene andare.
Oltre alle persone da me incontrate durante la mia permanenza, ho potuto vedere che altre avevano firmato il registro e che non tutte, come ho fatto anche io, preferivano rinunciare a questo atto: 3 a 4 ed a segnare certamente non sono i reperti archeologici, ma è Laura per come li illustra.

Ultima tappa è stata quella del Musinf, un pò più illuminato nella sua scalinata, ma l’ingresso è anche qui in penombra. Anche qui il pubblico non creava ressa … "città della fotografia" si, ma il troppo a volte... penalizza.

Prima di ritornare a casa, faccio di nuovo la strada inversa per l’ultima occhiata alla galleria Arearte. I visitatori si contano facilmente sulle dita di una sola mano, ma le luci dall’interno, attraverso le vetrine, se solo ci fossero le persone interessate, servirebbero a bloccarle ed attrarle al loro interno.
Palazzetto Baviera, con quella cancellata e con il buio del giardino e quella frazione di luce che proviene dalla stanza, ricorda molto i "lumini" in un camposanto...

Ero prevenuto... ma mi sono dovuto ricredere sia sulla bontà dell’iniziativa, sia sull’interessamento dell’Amministrazione, che come dicevo l’ha seguita con interesse, in ogni sua fase per tutta la durata.
Non posso esprimermi, in quanto assente, sulla bontà dello spettacolo presentato al Museo della Mezzadria dai ragazzi del Liceo Classico Perticari con la rappresentazione della tragedia greca "Le baccanti", come pure quello offerto dagli Artisti Fluxus a Palazzo del Duca.

Nel complesso la manifestazione è sicuramente riuscita. Il pubblico è mancato, ma ora i senigalliesi non potranno dire che a Senigallia non si fa cultura, gli assenti hanno sempre torto! Però l’organizzazione del Privato, ha di gran lunga distanziato quella del Pubblico.

La mia non vuole essere una critica, bensì un suggerimento per il prossimo anno. La pubblicità è l’anima del commercio, dove commercio per l’Amministrazione sta come "scaturire interesse per quel che essa costruisce". La cultura è di già di per se stessa difficile da far digerire, ma se poi si spendono energie, senza pubblicizzarle e renderle evidenti...allora il lavoro fatto va a farsi benedire.

Il prossimo anno, forse, meno brochure, meno volantini, meno manifesti, ma una freccia in più che indichi ed una lampadina che attragga ed illumini, perchè lì, in quel giorno ed in quell’ora c’è quel dato evento.

lunedì 16 maggio 2011

Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n°13: Carlo Ponzio

di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

"Tuttologo dell'ambiente" più conosciuto forse all'estero che nella sua stessa città, eppure…

Cominciavo con il temere di vivere una manzoniana vicissitudine del tipo "questa intervista non s’ha da fare" per i continui rinvii a cui siamo stati costretti a ricorrere sia io che Carlo. Il nostro primo contatto mail, risale nientemeno che al 26 Ottobre del 2010. Attesa tanto lunga che nel frattempo ci ha permesso di passare dal formale "lei" all’amichevole "tu". E solamente pochi giorni fa, finalmente, il rendez-vous al parco della Pace, in un scenario che involontariamente avevo scelto, ma in tono con gli argomenti che avremmo trattato.

Dicevo, che non riuscivamo ad incontrarci per gli impegni che avevamo, ma meglio sarebbe il dire, che aveva, dal momento che i miei sono stati causati, per una volta, da motivi di salute. I suoi invece, mi avevano cominciato ad insospettire… mi diceva che era sempre in partenza per l’estero… ero però il solito maligno!
Da fine ottobre ha "visitato" l’India, la Palestina, la Siria, la Serbia e "girovagato" per l’Italia.

Qualcuno dei lettori, però, a questo punto si chiederà: "ma chi è sto Carlo Ponzio?"

A Senigallia è un semplice ed anonimo laureato in Scienze Agrarie e Dottore Agronomo. Forse non tutti sanno, come del resto il sottoscritto, chi sia esattamente un agronomo e quali siano le sue specifiche mansioni ecco allora qualche nota esplicativa.
Dal termine si comprende che esso è legato all’ambiente, alla terra.
Ed invece andando a documentarmi sono venuto a conoscenza che l’agronomo è come una specie, detto in modo molto grossolano e riduttivo, di "tuttologo dell’Ambiente".
Sì perchè accentra su di sè competenze tecniche per guidare gli interventi dell’uomo sui fattori che determinano qualità e quantità della produzione agricola e zootecnica, ma in una forma tutta particolare, quasi un ingegnere sui generis, o meglio, una specie di economista, ma no, certamente un biologo, un chimico.
Insomma una persona conscia di operare in un elemento estremamente versatile ed imprevedibile come la terra, la natura, ma anche nell’ambito urbano.

In un’azienda agricola in Kurdistan, IraqE la molteplicità di questi suoi "ruoli" fa sì che una buona professionalità gli imponga di interessarsi di materie che vanno dall’agronomia alle industrie agro-alimentari; dalla difesa del territorio e dell’ambiente agli allevamenti; dalla progettazione, programmazione e pianificazione territoriale all’estimo e da questo a tutta una serie di consulenze.

E mi chiedo se di ciò non abbia bisogno Senigallia… e pensare che noi ci "serviamo" a Bologna, quando di simili luminari ne abbiamo a casa a km zero. Questo veramente a km zero! Mi si permetta di assolvere schiettamente, anche in questo caso, al ruolo di Brontolone.
E… visto mai che a qualcuno possa interessare, metto qui (dietro sua autorizzazione!) anche il suo indirizzo di posta Carlo Ponzio, agro_studio@libero.it.

Ritornando a Carlo, egli nasce a Roma, ma da buon cittadino del mondo si laurea in Scienze agrarie a Firenze, nel ’96 consegue un master in agricoltura ecologica in Olanda a Wageningen, poi un dottorato di ricerca iniziato nel 2006 e terminato nel 2011 all’Università Politecnica delle Marche ad Ancona. La mamma di Senigallia ed il babbo di origine siciliana, vissuto nel periodo degli studi in Maremma e ritornato a Senigallia nel ’96.
Qui partecipa ad una selezione per un posto di lavoro in un’associazione regionale di produttori biologici (AMAB), e l’ottiene. Per tre anni e mezzo, coordina le attività di numerosi agricoltori che hanno scelto l’agricoltura biologica come metodo agricolo a ridotto impatto ambientale, ed ivi esercita la sua professione. Convive con Monica, la sua compagna, anche lei di Senigallia, che tre anni e mezzo fa gli ha regalato lo splendido Giulio.

Con i contadini in Kurdistan, IraqA questo punto la domanda mi sorge spontanea: "Mi spieghi Carlo come ti è venuto in mente di scegliere la Facoltà di Agraria, rispetto a che so… una più attinente ai giorni nostri… fisica, o qualcuna di queste ingegnerie proiettate verso il futuro. Ho l’impressione che l’Agraria richiami più il passato che un futuro…".
Mi fissa e dall’altra parte del tavolo, semidisteso sulla panchina di legno, rilassato, tranquillo, con la gamba allungata, dopo un attimo di riflessione esordisce con un: "Devo sinceramente dirti che ero attratto verso Biologia, ma quello che maggiormente mi interessava non era tanto lo studio di queste scienze, lo studio delle cellule o altro, quanto l’applicazione concreta e diretta di questi studi sull’ambiente. Da qui la mia scelta della Facoltà di Agraria".

"Dicono che le distanze sono quelle che solitamente rendono difficili i contatti. Con te, malgrado abitassimo a km zero, non è stato così, perchè eri e sei "perennemente" all’estero. Quali sono i Paesi che hai visitato fin qui per i tuoi impegni di lavoro?"
"Permettimi di fare un attimo mente locale… allora vediamo: partendo dalla zona asiatica… sono stato in Bangladesh, India, Iraq, Libano, Siria, Palestina. In Africa invece ho potuto ammirare paesi come la Tunisia, l’Egitto, l’Eritrea, la Somalia, l’Uganda, il Mozambico e lo Swaziland. Poi in Europa sono stato in Serbia e Croazia e nell’America del sud sono stato in Argentina".

Allora sorridendo gli chiedo: "Scusa la mia profonda ignoranza, mi hai detto che sei stato in Swaziland… intanto dimmi come si scrive … ma dove si trova di preciso? Con tutta sincerità, non l’ho mai sentito nominare".
Guardandomi, anche lui sorride e di rimando: "Ma non sai neppure che cosa ti sei perduto! E’ un piccolissimo paese incastonato tra i monti che dividono il confine tra il Mozambico ed il Sudafrica. Un Paese povero, scarsamente abitato, ma pieno di verde e di parchi… veramente bello".

Con i contadini in Syria per il tè"Scusami per la domanda un po’ personale… ma la tua compagna, con quale occhio vede il tuo lavoro, con i continui viaggi che esso comporta e neppure sempre in paesi del tutto tranquilli… Comprendo che sia costretta a conviverci, ma non le è di peso?".
"Nei miei primi viaggi veniva con me, poi sono venuti anche i suoi impegni di lavoro, così ha dovuto rinunciare, ora poi anche con l’arrivo di Giulio, la cosa si è fatta quasi impossibile, finchè lui non crescerà ancora un pò. Devo dire però che anch’io ho ridimensionato i tempi di permanenza ed attualmente le missioni sono più brevi e non durano mai più di poche settimane, magari vengono ripetute, quello sì".

"Tu vai in questi paesi, per conto di chi, come privato professionista o come consulente di qualche ente, associazione o che so io?".
"Sia in Italia che all’estero, io lavoro come un libero professionista che offre le sue consulenze a chiunque gliele chieda. Collaboro ad esempio con l’Università Politecnica delle Marche ad Ancona, e con uno studio di Ingegneria di Padova che opera in costruzioni di opere di irrigazione in medio-oriente; ho contribuito a scrivere un progetto rurale in Egitto con la società di sviluppo della Regione Marche, SVIM, tutt’ora in attesa di finanziamento. Dal 2006 sono consulente delle Nazioni Unite, per la FAO. Ho tuttavia lavorato anche per diverse organizzazioni non governative italiane ed europee.
Il mio lavoro consiste maggiormente in consulenze, ma anche come supervisore di progetti in corso, per relazionare i miei clienti sui progressi raggiunti o per segnalarne i ritardi o le anomalie riscontrate. In Siria, attraverso un programma di sviluppo istituzionale sto diffondendo le modalità per l’incremento dell’agricoltura biologica formando divulgatori agricoli ed istruendo i dirigenti che poi costruiranno le future politiche agricole del loro Ministero. In Palestina, invece ho il compito di valutare il sistema di qualità agroalimentare di prodotti quali olio d’oliva, mandorle, datteri della Valle del Giordano e cuscus, nell’ambito di programmi di commercio equo e solidale
".

Con i contadini in SyriaQuesta sua ultima descrizione mi porta ad una riflessione che faccio ad alta voce: "il fatto che tu mi parli di ’sistema qualità’ in questi Paesi, dove ancora l’asino è il più diffuso mezzo di trasporto… con tutta sincerità, mi dà un pò da pensare".
E lui di rimando: "Ohi Franco… ma guarda che sono sì piccoli agricoltori, imprese a carattere familiare che utilizzano gli asini per il trasporto, ma nelle loro città ci sono laboratori ed università accreditate in grado di compiere un lavoro egregio. Il difficile sta nel far entrare nella loro mentalità le elevate esigenze di igiene alimentare di noi europei: standard di qualità che sono da noi ormai legge da molti anni. Ti assicuro che è un’autentica soddisfazione vedere un gruppo di un centinaio di piccoli agricoltori, magari analfabeti, che in pochi anni fanno grandi progressi, impegnandosi tanto! Il mio lavoro diventa quindi più semplice e non impossibile".

Lui non lo dice, ma emerge dal tono delle sue risposte: dimmi la verità, tra Paesi sottosviluppati e noi, ’civilizzatori’, quelli a portare ’la sveglia al collo’ siamo proprio noi? Loro se la sono tolta e noi ce la siamo messa? Loro puntano al biologico, la coltura del futuro, noi abbiamo abbandonato le campagne per abbracciare l’industria e non siamo stati capaci di mantenere in piedi neppure quella. Mah…

Corso di agricoltura in KurdistanPermettimi un’ultima domanda, alla "portoghese": "Che cosa suggeriresti per veder crescere "l’orticello di casa nostra" a Senigallia? Una medicina in due righe, che aiuti a dare in parte una boccata di ossigeno all’economia, da affiancare a quel pò di turismo che ancora ci resta, sfruttando le terre un giorno abbandonate con il miraggio di diventare tutti ricchi, industriali e senza calli nelle mani".
Sembra che qualcuno quasi gli abbia suggerito che gli avrei posto questa domanda, perchè senza pensarci su due volte mi risponde: "La provincia di Ascoli Piceno ha avviato un progetto a cui avevo anch’io partecipato nella sua fase iniziale: si tratta di Filiera-Corta-Picena. Anche Senigallia potrebbe sviluppare un progetto analogo che organizzi con efficienza una filiera locale corta, sostenendo i Gruppi di Acquisto (GAS) esistenti e aiutando a crearne di nuovi. Una vera operazione di rieducazione al consumo alimentare, che potrebbe entrare anche nelle scuole della nostra città; alimenti freschi, biologici, a prezzo di costo, prodotti a pochi chilometri dalle nostre case. Certo, anche i consumatori dovrebbero rivedere le loro esigenze ’istantanee’ ed armonizzare le loro richieste con i tempi e le esigenze dei contadini. In tal modo sarebbe favorita una sana nutrizione biologica, una nascita reale di una mentalità ecologista, un risveglio di un settore economico sopito. Ma del resto, non scopro nulla, le Marche già sono tra le prime regioni a vantare il maggior territorio nazionale per produzione biologica e Senigallia ha già delle realtà in tal senso, che però per crescere devono essere ulteriormente aiutate".

sabato 14 maggio 2011

Le poesie di ENRICO DIGNANI

VENERDI' 20 MAGGIO ore 22,00

un connubio di musica e poesia al GRATIS CLUB di Senigallia. Nella speranza che il nostro Enrico, però, non si monti la testa e rimanga sempre il poeta che è.

domenica 8 maggio 2011

I GIOVANI DI IERI RACCONTANO - Capitolo 1° - 3° puntata


"MACHI' NON PIOVE, CHI' NON VENTA!"

Raccontandosi

AURORA

Da bambina avevo poche amiche, me ne ricordo una che si chiamava Maria e aveva un giorno meno di me, poi s'è sposata. Andavamo a zappà il grano e a scarpì l'erba, altro che diverticce ! Non c'erano tanti bambini che giocavano, si lavorava, io andavo la mattina a badà alle pecore, la sera mia sorella e io andavo sulla chiesa che c'era il rosario, avevo 7 o 8 anni, anche se ero piccola se lavorava. Facevamo anche il formaggio, le forme da un chilo, mamma era svelta, sia col latte di pecora che di mucca. C'era 'na mucca che se faceva il fiolo c'aveva le pocce fino a terra, allora papà le mungeva alla mattina e ci preparava la colazione col pane abbrustolito sul fuoico. Ce n'era troppo però, allora papà ha detto a mamma de facce anche il formaggio, la mamma lo faceva talmente liscio che non ce se credeva.
Io sono di Serra Sant'Abbondio in provincia di Pesaro, ne ha parlato pure Dante Alighieri. Una volta c'è venuto, passeggiava con una mantella nera sulle spalle e un cappello, i ragazzi del paese, che stavano badando alle pecore, l'han preso per uno zingaro e l'han preso a sassate ! E lui ha scritto:
"Valle che fai notte avanti sera Con gente da basto e da galera."
Fa notte prima di sera perchè è in mezzo a due monti, per cui il sole va via prima e la gente è da basto cioè bastone perchè lassù 'na volta c'era i montanari che facevano la legna e, per trasportarla, la mettevano sull'asino, un pò da una parte, un pò de là.
Da ragazza andavo a ballare a Frontone, c'era uno che suonava l'organetto, quella volta se diceva così. C'andavo con mamma e li m'ha imparato a ballà e quando eravamao più grandi ce portava dappertutto, bastava un pò di musica e si ballava.
Io so stata vedova di guerra, la mia prima figlia aveva sette o otto mesi quando è successo e tutti mi dicevano che dovevo risposarmi perchè poi, quando lei sarebbe cresciuta, io sarei rimasta da sola, ma a me non me ne fregava. Il primo marito è morto in guerra, un amico suo quando scriveva alla fidanzata metteva sempre un saluto o due parole per me da parte sua. Quella volta non me diceva niente, io non capivo e le chiedevo che c'è. Alla fine me l'ha detto che era morto. Per tre anni ho portato sempre il lutto, vestita di nero e col fazzoletto legato sotto il mento. Una volta mi han detto che tutto quel nero portava scarogna, ma mi avevavno costretto a metterlo, io dicevo che il lutto va tenuto dentro. Dopo ho conosciuto il secondo marito, era un gagarino, era sempre in mezzo alle donne e portava il cappello.
L'ho conosciuto una volta che so andata al mare. Lui faceva un pò il galletto in motorino e andava forte, me portava in giro, ma quella volta c'era le buche nelle strade e 'na volta so cascata e me so rotta tutta ! L'ho conosciuto al mare, ma non c'ero andata per lui, c'ero andata così, lui ha lasciato la fidanzata per me, io avevo un difetto, ero magra e avevo gli occhi all'infuori, me chiamavano occhialona !
Mia mamma mi ha insegnato che bisogna lavorà, la mattina ce diceva:"Alzateve che già i Pedaletti è pe i campi!", erano tre fratelli figli dei vicini di casa, e ai Pedaletti la mamma ie diceva:"I Caimai stan a lavorà e a cantà", i Caimai eravamo noi. Sai perchè ce chiamavano così ? Una volta Serra Sant'Abbondio e Frontone erano insieme, solo dopo han fatto i comuni separati e per decidere se San Secondo doveva far parte di Cagli o di Pergola han preso due vitelli, li han messi col tragino davanti a un incrocio e se andavano a destra era Cagli, a sinistra Pergola. Passati davanti a una casa co 'sti vitelli, una signora urlava "cai mai" che in dialetto significa Cagli mai. Quello è il posto dove poi ho vissuto io, allora a noi ce chiamavano i Caimai! E' 'na storia di casa mia!
Babbo era più vecchi di mamma, me lo ricordo poco, è morto presto, mi ricordo solo che quando è morto e c'è stato il funerale, c'era la neve e io camminavo ad occhi chiusi per il sole, mi ricordo solo questo.
I giovani d'oggi han più libertà, penso che i valori li avran pure, ma li omi soprattutto van troppo in giro, ma, se volen, se sta insieme lo stesso.

BIANCA

Da piccolina non c'era un cavolo, giochi non mancavano, ma non come adesso, meno giochi, meno tutto. Da mangiare non è mancato mai, a 9 o 10 anni si andava a ballare perchè sennò non c'era niente. Una volta, raccoglievamo il granturco e facevamo tutte le strisce e la gente veniva a pulirlo, le persone stavano attente a far presto che volevano andare a ballare. C'era il mese di Maria, allora si andava in chiesa e poi si stava con gli altri ragazzi e ragazze, mica si faceva niente di male, solo che ti divertivi con quelle cose quelle.
Una volta mia madre ha detto a mia sorella che, invece di venire dove pulivano le pannocchie a portarci da mangiare, la cena, dovevamo andare a casa a mangiare e noi le abbiamo detto che non avevamo fame altrimenti non potevamo andare a ballare.
A scuola c'era un maestro bravo, ma ho fatto fino alla terza elementare perchè poi c'era da lavorà.
Mia madre era brava, sapeva fare tutto, mi ha insegnato tutto, anche a fare il pane. Mia sorella invece era una dormiona e così lei chiamava sempre ma me, perchè il pane, dopo che era lievitato tutta la notte, lo faceva presto, fuori ancora era scuro. Mio padre è morto presto, mi ricordo si e no, io ero piccola.
Oggi è tutta un'altra vita, per un conto è meglio adesso, per un conto no. Una volta si facevano le cose quelle, ora si droganoi, è un macello. Quella volta si lavorava e basta, ammucchiavamo il grano poi c'era chi lo legava, capace che era mezzanotte e ancora eravamo tutti qui per il campo, poi dopo tornavamo a casa e giocavamo, mamma bronbtolava perchè facevamo tardi e dovevamo alzarci presto.
Nel mese di Maria, finita la messa, rimanevamo a giocare con gli altri amici e quando tornavo a casa con mia sorella, mamma ci brontolava e ci diceva:"tutto questo tempo?" e noi rispondevamo:"si perchè il prete è arrivato tardi!" perchè se dicevamo la verità non ci avrebbe più mandate. In qualche modo bisognava che l'aggiustavi, mica è come adè che non tornano neanche a casa!
Mio marito l'ho conosciuto quando si stava tra ragazzi e non è che tutti vanno bene, ne scegli uno, quello che ti piace di più. Tutto il divertimento è stato 'ste cose queste.
Mia sorella, e semo gemelle, non aiutava mai, dormiva come un ciocco, una volta c'è stato il terremoto, il tetto tremava e lei è uscita tutta nuda da quanto è fuggita veloce, quella volta s'è svegliata eccome!
Il rapporto con mia sorella era bellissimo perchè eravamo sempre tutte e due d'accordo perchè, una sola, mamma non ci mandava. Lei è morta di malattia poco prima che mi sposassi, allora ho aspettato e mi sono sposata dopo due anni, sempre sa quel eh!
Dopo sposata ho fatto due figli, ma abitavo vicino al fiume e avevo paura che, quando andavo a lavorare, si potessero fare del male. Così ho chiesto al maestro che faceva scuola a quello più grande, faceva la prima elementare, se poteva tenere anche il piccolo, lui ha detto di si e gli ha messo un banchetto anche per lui. Poi loro tornavano a c asa con due ragazzini che stavano proprio vicino a casa mia, gli facevo trovare da mangiare e loro mangiavano da soli, bravi bravi
Dopo ho imparato che andavano a giocare al fiume, era otto metri profondo e grande e ho avuto paura che s'affogassero.
Così gli ho detto che dovevano andare dalla nonna. Una volta ho sentito che due bambini erano stati presi nel fiume e stavano annegando, ho avuto tanta paura, ma per fortuna non erano i miei figli. Dopo mio marito ha iniziato a star male e non c'è stato niente da fare.

BRUNA

Io c'ho 90 anni. Da bambina giocavo all'altalena, oh tanto! E più andavo in alto più mi piaceva, ce n'avevo una anche in casa più piccolina perchè papà mi toglieva tutti i desideri. Giocavo con molte compagne, ma a mio fratello non piacevano due mie amiche e se ci giocavo si arrabbiava.
Avevo 6 anni e andavo a scuola alle Comunali, lì ho tanti bei ricordi a parte la maeswtra che era cattiva, ma spesso ero io che la facevo sporca, mi aggrappavo alla striscia di legno dietro alle sedie e mi ci incastravo! La maestra per scastrarmi mi ha dato due scapezzotti! Era brava per carità, ma era cattiva come il diavolo e aveva due figli brutti come il diavolo!
Ero tanto legata a mio fratello e lui a me, anche stamattina mi ha portata a fare le analisi, è sposato e ha due figli.
Volevo più bene a mamma che a papà, lui fumava il sigaro e quando entravo era una puzza! Ma era bravo. Mamma ce l'ho qui (indica il cuore), faceva la maglierista e io così a 10 anni facevo la sarta, ho lavorato un bel pò mi svegliavo alle quattro della mattina. Ho guadagnato sì, ma ho lavorato tanto.
Non ho mai avuto un marito, ma tante dichiarazioni (sorride) ! A porta Fano ad ogni angolo c'era un ragazzo per me, ma mio fratello non voleva, voleva che prima andassero da lui, era geloso! Però di nascosto avoja se le avevo le storie, uno era un soldato. C'era la guerra, avevano bombardato Scapezzano, è venuti giù tutti i soldati. Io coi bombardamenti so andata via di casa e so andata a casa di gente che aveva una gran bella casa con un grande prato. Il figlio dei padroni di casa era questo soldato, aveva il padre severo e non voleva nemmeno spostà il fiasco del vino, glielo dovevamo fa noi. A me piaceva questo ragazzo, a lui piacevo io. Gli ho voluto bene, ma la guerra è andata avanti, poi si è ammalato ed è morto. E' stato un gran dolore per me e da allora nella testa ho avuto solo lui e nel cuore non c'è stato più amore. Lui è stato il più grande amore, era bello un bel pò! Ecco cos'è stato l'amore per me.
Di ricordi belli ne ho tanti ... mi ricordo un Primo Maggio, eravamo quattro donne e quattro uomini, qui vicino, a Fano o Pesaro non lo so, non mi ricordo bene. Ad un certo punto mi è uscito l'elastico delle calze, che poi faceva anche male, e io sai che ho fatto? Ho tirato su tutta la sottana (ride)! Oh poi quella volta avevo anche delle belle gambe, mica come adè che enne un casino!