mercoledì 14 ottobre 2009

IL CAFFE’ CORRETTO E’ SERVITO….!!


Certezze, dubbi, meriti, demeriti o…cos’altro?

di Franco Giannini
Già pubblicato su 60019.it del 13.10.2009



A volte basta un semplice input per farti rimuginare pensieri che poi vanno e vengono nella mente per giorni e giorni. Solo il fatto di leggere che a Senigallia, si apre o si dovrebbe aprire un caffè con la prerogativa di chiamarsi “Letterario” solo perché l’intenzione è quella di mescere “Cultura” oltre che servire caffè, mi ha dato da riflettere non poco. Infatti il locale dovrebbe essere alla moda (il che di già offre delle riflessioni), non vi si berrà il solito caffè o le solite bevande, non vi si degusterà solo pasticcini accompagnati da tè esotici, non ci saranno solo sfiziosità gastronomiche, ma in principal modo in questo suggestivo ambiente, almeno così io deduco e mi raffiguro, dovrebbero venire a rifocillarsi tutti gli “assetati ed affamati” di cultura. E sono quasi certo, a Senigallia sarà un’ iniziativa che farà successo. Che allora se ne sentisse il bisogno ? Non saprei dirlo, ma so quasi per certo che, almeno nei primi giorni, sarà sempre affollato. Solo che se da una parte ho quasi questa certezza assoluta (ed è cosa strana per me, persona sempre piena di dubbi), dall’altra mi sorge il dilemma: ma da chi sarà composta questa “clientela”: più da modaioli che da intellettuali, predominerà più l’apparire o più l’essere ?
E codesta riflessione, me ne fa nascere un’altra. “Letterario” è come dire cultura, cultura è come dire interesse, interesse come dire partecipazione. Ed uno dei termometri della partecipazione fanno parte anche le letture delle testate giornalistiche, televisive ed ancor più quelle on-line. Si perché quest’ultime hanno inventato i famosi “commenti”. Ma è anche vero che al discreto numero di lettori di questi giornali on-line non risponde mai un altrettanto congruo numero di commentatori. E questi quando appaiono, sono sempre firmatari con gli stessi nomi, cognomi, nick-name di cui poi tutti i navigatori hanno scoperto le reali paternità. Si leggono a volte anche infinite partite di batti e ribatti tra due o tre commentatori, ma il loro numero, malgrado la quantità dei commenti, è sempre irrisorio. Mi viene da chiedere allora, se tutta questa sete di cultura, di bisogno di conoscere, di sapere, di partecipare, sia dettato da un bisogno interiore reale o invece generato da una sola morbosa modaiola curiosità, una sfacciata necessità di scovare un gossip magari inaspettato anche all’interno di impensabili argomentazioni. Dico questo, perché allora mi spiegherei le innumerevoli letture al verificarsi di eventi luttuosi, o di cronache delittuose cittadine, che salgono notevolmente e che se vengono affiancate da commenti, essi risultano sempre lapidari, brevi e privi di contenuto. Alle letture di argomenti politici, rispondono poi quei pochissimi preparati in materia a cui si frappongono battute che a volte nulla hanno a che fare né con essa e neppure con altro, semplicemente senza senso. Tutte le altre argomentazioni sembrano ridestare noia, sia come letture e figuriamoci come commenti. Ma allora vien da chiedersi perché c’è interesse a leggere e poco a scrivere. Per incapacità nello scrivere ? Per questioni di tempo ? Per tenersi fuori dalla mischia timorosi di sbilanciarsi ? Per mancanza di cultura ? Eppure in quell’evento mediatico odierno che è Facebook, sembra che la moda di commentare abbia invece preso piede. Tutti sembrano che nel corso della giornata non facciano altro che pubblicare link, sottoscrivendoli con telegrafici messaggi. Sembra che il boom di questa moda non faccia più dormire sonni tranquilli al Brunetta e non solo a lui. Qualcuno mi suggerirà, che ci sono anche degli articoli interessanti, utili, ben fatti. Concordo con costoro, ma sono casi molto sporadici che più salgono con il loro contenuto, meno commenti hanno. I commenti su Facebook, se posso dirlo, con i loro contenuti, sono il più delle volte, non voglio dire demenziali, ma molto limitati nella loro telegraficità e forse rappresentano la difficoltà dell’italiano medio nell’esprimersi, in principal modo tra i giovani. Con questo non voglio dire che il commentare debba essere un’arte, che il commentatore debba avere una conoscenza grammaticale da Accademia della Crusca. Tanto più non lo posso pretendere io orfano di entrambe le qualifiche, ma dimostrazione che se lo faccio io lo possono fare tutti. Ma quantomeno un minimo di capacità che vada oltre al solito TVB. Ecco allora che ritornando ai commenti sui giornali on-line, credo siano carenti di questo “interesse” perché, primo, i lettori, hanno il timore a scrivere. Timore inteso come sinonimo di “sporcare” il foglio di carta, quel timore che ha il disegnatore nel porre il primo tratto sulla pagina bianca. Secondo, perché la Rete è un mondo sconosciuto ai non più giovanissimi o se appena conosciuto, si hanno remore di sbagliare, di non saper fare, di fare cattive “figure”. Terzo, i giovani hanno scarso interesse a ciò che viene riportato su detti giornali, salvo coloro che in Rete navigano abitualmente, possiedono dei blog, e che sono poi alla fine quelli che commentano.
Ed ecco che qui quel cerchio che avevo aperto inizialmente si chiude. I più leggono, almeno io così suppongo, perché pruriginosi dello scoop, qualunque esso sia, discreto il numero di quelli della toccata e fuga sul solo titolo per esigenze di tempo, Buono anche quello di chi legge attentamente, ma si sente impreparato per diverse ragioni ad intervenire, pochi infine i reali lettori partecipanti. Mi vien allora, quasi da risvegliarmi da un sogno, e di vedere quel caffè letterario come una stanzetta con le pareti adorne di autografi, foto, locandine di chi di cultura fu maestro, un grande tavolo coperto da un drappo, una platea di sedie, dei tavoli stile Belle-Epoque, qualche avventore che con attenzione segue un conferenziere….ma le altre sedie sono vuote! Perché forse manca l’interesse ? Spero proprio di no, mi auguro solo di essermi risvegliato da un incubo!

lunedì 12 ottobre 2009

INVITO AI LETTORI

L'importanza dell'informazione per l'indirizzo delle politiche di prevenzione e sanità pubblica scaturisce sia dalla rilevanza sociale dell'insorgere dei tumori negli adolescenti e nei giovani adulti, sia dal fatto che, a fronte di una diminuizione della mortalità, si riscontra un aumento dell'incidenza di alcuni tumori: per il papilloma virus nelle ragazzine è necessario somministrare il vaccino. L'adolescenza è il periodo in cui, con maggiore frequenza, si fa esperienza di fumo, di alcol, droghe o altre sostanze stupefacenti, ma ancora la prevenzione delle dipendenze e l'assistenza agli individui più a rischio sono ancora carenti. L'incontro previsto per giovedì 15 ottobre alle ore 21,15 presso il centro sociale Vallone tenuto dalla dott.ssa Maria Milkowski, ostetrico ginecologo presso l'Ospedale di Senigallia, e Presidente della sezione FIDAPA di Senigallia verterà su questi temi. La cittadinanza è invitata ad intervenire.

GIOVEDI' 15 OTTOBRE 2009 ORE 21,15
CENTRO SOCIALE VALLONE - SENIGALLIA

Incontro sul tema:

La salute dei giovani:
quale prevenzione possibile ?

Relatrice:
Dott.ssa Maria Milkowski
ostetrico ginecologo, dirigente medico presso l'ospedale di Senigallia
Presidente della Sezione FIDAPA di Senigallia

giovedì 8 ottobre 2009

ED ORA, PERCHE’ NO,…. PENSIONATI DI QUARTIERE


PREMESSA:Troverete, anche, questo mio suggerimento, sulle pagine del giornale on-line 60019.it, che puntualmente e gentilmente mi ha concesso lo spazio, per dare la massima leggibilità a questo mio suggerimento.
di Franco Giannini

Come si potrebbe passare da classici e semplici ”rompiballe” a civici segnalatori dei problemi cittadini.
E’ un suggerimento, una proposta, che se può dar fastidio la potrebbe dare solo ai quei sordi che si protendono con la mano all’orecchio per sentire meglio, ma alla fine non ascoltano, o almeno fino ad ora non mi hanno ascoltato.
Non ci sono problemi di vergogna per un eventuale fallimento di tale iniziativa, perché eventualmente ci affiancheremo a quelle precedenti iniziative che tanto hanno fatto rumore, ma poi alla fin fine sono cadute in un anonimato silenzio: Vigilanza di quartiere, Ispettore ecologico, Bollini dal mutabile colore, ecc.
Dalla parte del Pensionato di Quartiere, ci sono prerogative che lo differenzierebbero da tutte le altre: assoluta mancanza di divisa, di remunerazione, di orari, di uffici. Le uniche doti richieste dovrebbero risiedere in una capacità di osservazione, una pazienza nel saper ascoltare gli altri, un senso spiccato di critica obbiettiva ed inoltre il possesso di un comodo paio di scarpe e il piacere di vivere all’aria aperta, unitamente a quello del camminare.
In questi giorni, i “potenti locali”, sono chini sulle loro scrivanie in ufficio, sui loro scrittoi negli studi di casa, o sui tavoli di cucina mentre l’arrosto si cuoce sul forno, intenti a redigere le bozze dei loro programmi. Quindi era assolutamente necessario che bruciassi i tempi e promuovessi anche quest’altra mia proposta, oltre a quella sulla Cultura. Sicuramente resterà anch’essa senza risposta, sicuramente non ci sarà nessuno che mi dirà che è una stupidaggine, semplicemente nessuno mi dirà che potrebbe essere interessante, semplicemente verrà lasciata cadere nel solito silenzio, o al massimo mi attendo un “…si, però…” seguito dal tocco geniale dell’artista politico che accetterei ben volentieri, pur che si dimostrasse interessato.
Ho bruciato, come dicevo i tempi, perché di quello che mi frulla in testa ne avrei dovuto prima informare l’editore di questo giornale o quanto meno la redazione. Mi scuso con loro, che ne prendono visione solo ora, ma io son fatto così. Da che sono andato in pensione ho perduto il collare ed il guinzaglio.
Se la cosa fosse, (ma anche se non lo fosse lo si potrebbe attuare ugualmente) accettata dagli amministratori, riterrei interessante che il Pensionato di Quartiere segnalasse il disguido incontrato, lo spiegasse dettagliatamente su queste pagine e successivamente si pubblicasse la risposta ricevuta dalla controparte, con i NO, i SI oppure i NI. Abbiamo, se non vado errato la consulenza di un avvocato, di una psicologa, quindi la cosa potrebbe avere una valenza maggiore rispetto a quella della solita diceria del solito rompiballe, con i loro apporti tecnici, i loro consigli e quant’altro . Non ne servirebbero neppure molti di costoro che “non si fanno i fatti loro”, ma non vorrei continuare con i si dice, vorrei che costoro attraverso il colloquio con gli abitanti del loro quartiere (con il loro vicinato), portassero dati conoscitivi, certi, concreti, documentati e fotografati. Contropartita?? Il far sapere a chi ci dovrebbe, non comandare, bensì dirigere, che qualche cosa sta cambiando in città, che sta nascendo un senso civico fatto da persone che da un hobby stanno forse traendo un beneficio per la cittadinanza, con un assiduo controllo sui loro operati, ma non segreti, fatti alla luce del sole da persone che non hanno nulla da perdere. Non spie, bensì efficienti controllori, ed in più a costo Zero.

mercoledì 30 settembre 2009

QUANDO CULTURA EQUIVALE LAVORO


ovvero: Si potrebbe anche a Senigallia. Montpellier ci insegna


di Franco Giannini


“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Comincia così, con il suo primo articolo, la nostra Costituzione. E forse su quel verbo al presente sta l’errore. In una Italia, composta di italiani, che la storia nei tempi ci insegna, sempre certi solo a parole, un condizionale sarebbe stato più indicato. In una Italia di questi periodi burrascosi economicamente parlando, dove tutto il mondo è un paese, dove noi, almeno dicono e purtroppo ci crediamo, stiamo un pochino meglio degli altri, perché formiche risparmiatrici e non avvezze al rischio, il lavoro è il vero problema di tutto. E proprio perché il lavoro è il fondamento su cui si basa un paese che qui si deve puntare e non certo tamponare con la formula dell’attendismo della cassa integrazione. Cassa Integrazione che non tutti coloro che non lavorano hanno e che per cui nella sua miseria viene veduta da chi non l’ha come una chimera quasi il raggiungerla. Si parla di industria in crisi, di consumi in ribasso, di espatrio di capitali, di un Italia priva di ricchezze del sottosuolo, priva di forze energetiche e quindi succube di chi ciò possiede e che ci vende a caro prezzo per permetterci una sopravvivenza industriale. Io ho sempre ritenuto, invece, che da sempre, gli italiani fossero cittadini privilegiati del mondo, che vivessero in un Eden senza saperlo. Questa mia tesi è stata suffragata domenica 27 settembre dalla trasmissione su Rai Tre di Domenico Iannone “Presa Diretta” titolata, e questo di già la dice lunga, “Oro Buttato” . http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f10cea7e-5374-4f4a-9cde-01cedee93c5a.html?p=0
Dicevo poc’anzi che l’Italia non ha risorse nel sottosuolo, ma dicevo una grossa bestialità seppur non lo credo. Il sottosuolo e le profondità marine italiane custodiscono una vera miniera di diamanti, con tutti i suoi reperti archeologi custoditi gelosamente. E gli unici che ne hanno saputo quantificare il valore, come sempre non sono i nostri politici, sempre affaccendati in altri problemi, ma i “tombaroli” che se non sono persone affidabili, almeno dietro guadagni, salvaguardano pezzi pregiati della nostra storia a chi sa godere della loro bellezza. Non mi si venga a dire che dilapidano, così facendo, i Beni Culturali del paese, perché poi ne spiegherò il motivo. Non dovremmo far altro che costruire una Repubblica fondata su questo tipo di lavoro: scavi di archeologia, restauro, musei, cultura, industria del turismo e quanto altro ad essi collegati. Invece è emerso dall’inchiesta di Iannone solo enormi sprechi, menefreghismo, i soliti intrallazzi politici: La Reggia di Caserta con i suoi viali pieni di buche, i suoi giardini senza alcuna cura lasciati prigionieri di erbaglie incolte, nella Baia di Napoli un museo archeologico tenuto aperto per solo 9 giorni in un anno (no, non è un errore…solo per 9 giorni l’anno!), a Pozzuoli la Piscina Mirabilis http://www.ulixes.it/italiano/i_pg01.html?http://www.ulixes.it/italiano/i_pg02afr06a.html
lasciata in custodia ad una signora ultra settantenne che la apre solo su “ordinazione” e che però ha una reperibilità ubicata solo nella sua abitazione e che il visitatore deve cercarsi. Pubblicità scarsa, ma fatta su costosi-preziosi volumi (vorrei vedere chi sono gli editori!!) stampati a spese di chi?, ma poi mal distribuiti e a sua volta malamente pubblicizzati. Inesistenza di (ne sono solo 4 in tutto!!!) restauratori, archeologi catalogatori che lavorano a progetto, immersi in un precariato sostenuto solo dalla loro passione e volontà. Altro che le battute strumentalizzate e lillipuziane di Bunetta. Scuole di Restauro chiuse da anni. Decine di migliaia di casse, contenenti oltre 300 pezzi ciascuna, con reperti lasciati marcire nei depositi, senza catalogazione e senza sapere quindi neppure il loro valore (Ecco il perché non assolvo i tombaroli, ma in parte li giustifico) . E questo è solo la punta di un iceberg emerso solamente da una inchiesta che riguardava una piccola fetta dello spaccato italiano: Campania. Negli altri paesi fuori dei nostri confini, che nulla o poco hanno, quell’esigue materiale viene valutato come oro e curato in modo diametralmente opposto a quello nostro e gli inviati di questo documentario portavano ad esempio la cittadina di Montpellier http://www.saintclub.it/Montpellier/guida/1996/museo/Fabre un paesino francese che utilizzando le sue limitate ricchezze artistiche, in questo modo ha incrementato turismo e posti di lavoro.
E sulla base di tutto questo, vorrei agganciare il discorso teorico con quello pratico applicandolo alla nostra Senigallia. Era il 24 di febbraio del 2008, quando usando lo spazio che un blog senigalliese mi aveva concesso http://lapiagadivelluto.splinder.com/post/16077900#comment scrivevo una lettera aperta all’assessore Velia Papa, che evidentemente non è giunta a destinazione, suggerendole l’iniziativa di creare un sito archeologico dove ospitare mostre o dove creare posti di restauro di un capitale archeologico che il Sig. Maurizio Landolfi, Funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, studioso dei Piceni, composto da oltre 3000 reperti, non sapeva dove più mettere e come restaurare. Io avevo suggerito come espositore la Rotonda, altri avevano suggerito Palazzo Gherardi, poi successivamente si è liberato l’Hotel Marche. Ora non mi rivolgo specificatamente più a nessuno, perché politicamente siamo in fase di smobilitazione ed in odore di nuove elezioni per il rinnovo della Giunta e gli interessi sono diversi da questi. Però ritengo che per chi si sente in odore di “santità”, per chi sta preparando il suo “Programma” forse dovrebbe leggere, modificare quanto vuole e ritenga opportuno, ed inserirvi la valorizzazione della vera cultura, con la creazione di una mini scuola di restauro, di un museo archeologico da allargare continuamente con i pezzi restaurati, facendo in modo così di creare nuovi posti di lavoro, con il risultato di incentivare il turismo. Si ricaverebbe anche l’utilizzo di qualcuno di quei monolocali di cui tutti parlano non bene e che ora sono utilizzati speculativamente solo 60 giorni all’anno esentasse. Un suggerimento ancora: nulla si fa logicamente gratis, ed il creare quanto sopra illustrato, aiutando magari strutture archeologiche, ma chiedendo come contropartita, raduni, congressi, studi, con cadenze fisse annuali, di studiosi, Archeologi internazionali o di attività correlate. Ritengo che alberghi e ristoranti in primis ne potrebbero solo che beneficiare. Forse sarà solo utopia la mia, ma credo che possa avere la stessa valenza utopica di chi pensa che il turismo si sviluppi solo con alberghi a 5 stelle, circondati dal nulla e quindi poi occupati da chi ?

mercoledì 23 settembre 2009

PANE NOSTRUM... O PANE LORO ???






























































Nuova indagine congiunta di Una Vacanza Dimenticabile e Franco Giannini sull’ultimo grande evento estivo cittadino.


Fine settimana appena passato. Era meglio andare a fare un giro in Piazza del Duca o in gioielleria?
E’ questa la domanda-chiave che potrebbe introdurre l’argomento.
Anche quest’anno infatti si è tenuto Pane Nostrum, classica manifestazione di fine estate dedicata all’arte bianca. Sulla tematica dell’evento assolutamente nulla da dire. Anzi, si potrebbe elogiare pure la scelta del periodo, ottimo per indicare l’arrivo dell’autunno e la riscoperta di prodotti caldi appena fatti, lasciando angurie, meloni e gelati alle spalle.
Come al solito però c’è qualcosa che stona in tutte le iniziative senigalliesi. Si tratta dell’aspetto meramente commerciale che accomuna ogni festa cittadina. Prezzi alle stelle e nulla di accattivante.
Nonostante le segnalazioni, le raccomandazioni, gli inviti, le critiche costruttive sollevate in largo anticipo da cittadini e personaggi noti, pare che anche questa volta siano rimaste del tutto inascoltate.
Esaminiamo comunque al dettaglio l’evento.
Inizia la manifestazione alle ore diciotto di Giovedì 17 Settembre con il taglio del nastro delle autorità. Chi non ha fatto attenzione agli orari si è ritrovato in piazza di mattina credendo che fosse già tutto operativo. In realtà alle ore dodici altro non v’era che un cantiere aperto con operai che attaccavano persino il programma con i chiodi. Sarebbe stato più opportuno iniziare dal mattino magari anche del giorno seguente.
Nell’euforia generale degli amministratori giunti per l’inaugurazione si sono registrate varie dichiarazioni: “Pane Nostrum conclude con onore la nostra stagione turistica" (Angeloni); “Una stagione turistica densa e produttiva, in controtendenza con la crisi che stiamo vivendo (…) Una stagione turistica ben avviata (…) Una manifestazione intelligente che riesce ad unire, non solo metaforicamente, sapori, cultura, arte e tradizioni di questo territorio (…) In un momento di crisi che coinvolge tutti i settori, il turismo è l'unico che ha margini di crescita e Senigallia, con i suoi dati in costante aumento negli ultimi anni ne è la riprova ed è dalla spiaggia di velluto che le Marche devono prendere esempio” (Solazzi – Ass.Reg.Turismo); “Non poteva essere altrimenti, ero certo già dalla prima edizione che con il tempo avrebbe acquistato un successo internazionale" (Guzzonato). Il sindaco di Nicolosi (CT) invece scambia uno pseudo-gemellaggio per la fiera del turismo e tenta di promuovere ampliamente la propria cittadina.
Durante le nostre visite abbiamo notato una ventina di stands di varia natura neppure troppo attinenti. Solo pochissimi infatti erano dedicati direttamente al protagonista. Tre li abbiamo definiti “del nulla”…uno con hostess e stewards di Ostra che reclamizzavano la città, altri due in piazza Manni di cui uno relativo a qualche cosa sul risparmio energetico. Allora sarebbe stato meglio proporre dei punti con macchinari per fare il pane, o per esempio, un museo sulla impastatura con vecchie foto e vecchi strumenti relativi al forno. Ma non finisce qui. C’è stata anche la vaga sensazione che la maggior parte degli stands fossero presenti più per tappare il vuoto e racimolare denari per il suolo pubblico che per il tema stesso.
E questo potremmo definirlo solo l’inizio.
L’attore principale doveva essere il pane concepito come alimento popolare. Il pane nostrum, quello che già oggi si fa fatica a comprare senza tanti "intrugli", quello uso famiglia, con la pezzatura grossa, quello che una volta era un alimento povero che serviva a tamponare i voraci stomaci, è ben distante da quello pubblicizzato che serve invece a solleticare maggiormente quella moda del pane alla Verdone...”famolo strano”, che ci vogliono poi far passare per tradizionale. A questo punto non s’intende neppure questa grande invasione di biscotti, dolcetti o addirittura companatico sotto forma di formaggi, salumi, olio, marmellate e persino miele e vini. Sembra che ogni evento del centro debba per forza trasformarsi sempre in una fiera dell’artigianato.
Ma la nota dolente arriva con la commercializzazione sulla piazza dietro il laboratorio all’aperto. Un bancone lungo una ventina di metri, tanti prodotti da forno di nicchia, belle commesse, quattro casse con i registratori fiscali, ma…nessuna bilancia. Sin da piccoli ci hanno insegnato nei primi anni di scuola che il pane, la frutta, la verdura, la carne possono essere venduti solamente per misurazione del peso dal momento che non si generano tutti uguali. A Pane Nostrum di Senigallia invece si può. Ecco allora una pizza al formaggio “piccola” che costa sette Euro ed una “grande” che ne costa dieci. Ecco panini alle olive del diametro di sei-sette centimetri a settanta centesimi l’uno. Ecco minuscoli maritozzi venduti esclusivamente in coppia a un Euro e cinquanta centesimi. La vendita al pezzo singolo era vietata. Insomma chi ha acquistato qualcosa ed ha voluto vederci chiaro, è stato costretto a fare la prova del nove a casa, con la bilancia della propria cucina. Sperando con ansia di non essere stato derubato. E se i prezzi e le modalità di vendita sono del tutto discutibili, è forse facile anche risalire agli organizzatori di questa trovata a giudicare dai bigliettini accanto ai prodotti con i nomi di quasi tutte le più rinomate panetterie senigalliesi e provinciali. Se la regola è quella di vendere due pasticcini solo in coppia evidentemente qualcuno l’avrà decisa a tavolino per ovvii motivi di convenienza. Naturalmente risulta alquanto strano che la miriade di istituzioni che di solito patrocinano questi eventi non si pongano mai dei dubbi su certe “maniere”.
Assai rare le opportunità gratuite e le degustazioni. Qualche assaggio c’era pure allo stand distaccato di due forni cittadini, ma nulla di che. In tutto il resto della manifestazione…vietato toccare. Per lo meno durante le nostre visite in vari momenti delle giornate non abbiamo incontrato alcuna offerta.
Il successo della manifestazione appare dunque leggermente dubbioso. Da più parti sulla stampa è stata sventolata l’internazionalizzazione della festa e nelle ultimissime ore persino un boom di visitatori (dichiarate oltre quarantamila presenze). Parlare di risonanza internazionale francamente sembra piuttosto azzardato. Non che non ci fossero Francia, Germania e Inghilterra, ma rappresentavano con le loro città proprio quello che potevano fare: un semplice gemellaggio. Strano pure questo record di partecipanti. In vari momenti delle giornate di venerdì e sabato abbiamo potuto intravedere solo poche decine di persone.
Lo stand più affollato era (le foto lo dimostrano) quello dove non si vendeva nulla, si spiegava e si insegnava ai bambini e non solo a farsi il pane da se in modo elementare fatto di teoria, storia ed infine con la pratica. Non abbiamo visitato invece i corsi per adulti.

Un’altra festa cittadina purtroppo lontana dalla popolarità e dall’interesse pubblico che merita senz’altro più attenzione.
Intanto per onor di cronaca le quotazioni del grano calano di parecchio ma pane e pasta aumentano. Nell’euforia delle manifestazioni, si sa, non è una notizia interessante.


Fonti:
-stampa on-line
-indagine sul posto
-interviste varie

Fotografie: eFfeGi

domenica 20 settembre 2009

UNA STANDING OVATION PER “FORZA VENITE GENTE”





































Tutte le foto sono state gentilmente concesse dalla Sig.na FRANCESCA BERARDI

di Franco Giannini

Alla Fenice, non poteva terminare che così.

Al termine di uno spettacolo ci si chiede sempre quali siano stati gli ingredienti che hanno permesso il successo di tale rappresentazione e normalmente ci si sofferma sulla validità recitativa degli attori, sulla qualità delle musiche, sulla dinamica dei balletti, sulla suggestività delle scene e così via. Ma credo che nel caso del musical “Forza Venite Gente” siano intervenuti altri fattori, che Francesca Berardi, che nel musical interpretava il personaggio di Santa Chiara, in un suo articolo di qualche tempo fa redatto per il giornale della pastorale giovanile e che mi ha concesso di riportare, tra l’altro così descriveva:” Dentro a questo musical c’è l’impegno di mesi: quest’anno, infatti, siamo partiti a Gennaio perché tutto verrà fatto dal vivo così è stato possibile coinvolgere più persone con le abilità più diverse (musica, canto, ballo, recitazione, scenografia, costumi), non è stato e non sarà facile ma l soddisfazione di vedere così tante persone che si impegnano da tempo tutte insieme per costruire qualcosa di bello, vedere amicizie che in questi mesi nascono e si consolidano, vedere l’affiatamento che cresce giorno dopo giorno, i piccoli progressi, la voglia di fare, di dire, di pensare a qualcosa che ci porta sempre un po’ più in là, un po’ più in alto…bè tutto questo ripaga ogni fatica. I giovani sono tanti, ma è splendido vedere che quest’anno c’è la disponibilità anche di tanti adulti, professionisti, coreografe, attori, sarte che mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie energie nell’assoluta gratuità ed altruismo, che ci aiutano e ci spingono a fare bene, che fanno tanto e lo fanno con gioia... ed è ancora più splendido vedere sempre più volti, volti che tornano, volti che rimangono negli anni e volti nuovi, bellissimi, che con umiltà ed impegno si dedicano a tutto questo, volti giovanissimi e persino volti di chi viene da fuori e affronta tanti chilometri per scoprire che…tra un passo di danza e una canzone, tra una nota stonata e una risata nasce qualcosa di inspiegabilmente bello.”
Credo che il segreto del successo di questo lavoro, sia basato proprio sulle parole che il cuore ha dettato a Francesca. Del resto non poteva che essere così visto il ruolo da lei interpretato magistralmente sia come interpretazione ma ancor più con la sua voce cristallina e melodiosa. Logicamente però ai fini dello spettacolo, l’attenzione si sofferma sempre sui personaggi principali che se si prendono i meriti spesso sono soggetti anche a dure critiche. Ma questo non è avvenuto nel nostro caso.
Ed ecco allora che il San Francesco (alias Emanuele Piazzai) non è risultato da meno di Santa Chiara, sia per l’impostazione della voce sia per quella di ballerino già esperto.
Ma i due attori principali Bernardone (Davide Nataloni) e Cenciosa (Maria Savini) si sono superati, tanto è vero che più volte, nella loro recitazione di monologhi o dialoghi, hanno strappato al pubblico applausi a scena aperta. Eccezionali la tempistica e la sua durata intercalata tra il parlato, gestualità e silenzi.
Le coreografie costruite e dirette dal binomio Gresta-Sensini sono risultate impeccabili sia come esecuzione, sia come scelte dei quadri. Splendida esecuzione, per le difficoltà che comportava, quella con le pile emananti fasci di luce nell’oscurità quasi totale della sala. Fasci di luce che accentuano maggiormente allo spettatore gli eventuali “fuori tempo” dei ballerini. Cosa però non verificatasi. Come bella e spettacolare la rimembranza alla ginnastica-danza ritmica, con l’intervento della ballerina con la corda. La distribuzione delle “fumate-nebbiose” mista al sapiente gioco di luci, hanno creato inoltre, dei quadri sublimi e suggestivi nei momenti di maggior misticità. Il coro e l’orchestra, si sono amalgamati perfettamente, senza creare quelle sovrapposizioni di una sull’altra, che finiscono per non farne apprezzare né il canto né la musica. Anche i costumi, nella loro forzata semplicità, per il ruolo povero che dovevano disegnare sui corpi dei loro indossatori, non sono passati inosservati con la loro realtà.
I fili di tutto tirati sapientemente ed impeccabilmente dalla romana-marchigiana Simona Sensini.
Quando avevo chiesto ai ragazzi, durante le prove, se ci fossero stati problemi nel corso del recital alla Rocca, all’unisono mi avevano risposto:” Nessuno…o meglio un piccolo problema con un microfono.”
Ecco lo stesso problema si è avuto all’inizio con la presentazione dello spettacolo con la voce fuori campo…l’unico piccolo neo, ma sempre e solo di natura tecnica.

Però a scenario chiuso, a luci spente, mi viene da chiedere, e la domanda la faccio al “Deus ex machina” della Pastorale, non sotto forma di rimbrotto, ma quasi di supplica :” Don Andrea Franceschini, ma veramente vogliamo di già archiviare tutto ? Non le sembra che tutte le sinergie spese fin qui, così facendo, resterebbero insufficientemente utilizzate ? Non crede che si potrebbero ancora utilizzare per soddisfare il piacere di portare l’insegnamento della parola di San Francesco in altre sedi nel circondario di Senigallia? Che ne direbbe, ad esempio, di portarla a Corinaldo, Arcevia o che so io. Ci vogliamo pensare un po’, prima del "rompete le righe" e porre in cantiere qualche altro progetto? Comunque e non devo certo dirglielo io, ha un vero patrimonio umano tra le proprie mani, da “sfruttare” (nel senso migliore della parola) e a lei va il merito di averlo saputo creare, coordinare e tenerlo unito. Complimenti di vero cuore.”

mercoledì 16 settembre 2009

“FORZA VENITE GENTE” ALLA FENICE…


































































di Franco Giannini



Prima di tediare eventuali lettori che dovessero imbattersi su questo pezzo, lasciando la lettura a metà e nel considerare che la pubblicità è l’anima del commercio, con questo timore, voglio subito evidenziare e consigliare di leggere la cosa più importante di tutto quanto poi seguirà: Venerdì 18 c.m. Alle ore 18,15 al Teatro LA FENICE di Senigallia, i ragazzi di “DESTATE LA FESTA”, si riproporranno, dopo lo strepitoso successo avuto alla Rocca di Senigallia, nella replica di “FORZA VENITE GENTE”.
Il titolo è già di per se un invito, che sarebbe da considerare come una vera occasione perduta, qualora esso cadesse nel vuoto. Vi perdereste due ore di sano spettacolo !!
Il musical originale nasce nel 1981 per la regia e sceneggiatura di Paolicelli-Castellacci. Il musical narra la vita di San Francesco, vista dagli occhi del di lui padre, con tutti i dubbi e gli scontri generazionali che si possono incontrare tra un padre ed un figlio. Una storia di ieri valida anche ai giorni nostri. Ma il tutto, attenzione, è posto in chiave allegra, con l’inserimento, come i musical ci insegnano, di balli e canti, oltre alle solite parti recitate con piglio professionale.
Attori, cantanti, ballerini, costumisti, sceneggiatori, tutti provenienti dalla ormai affermata e datata compagnia dei Ragazzi di Destate la Festa, uniti e controllati nel loro dirompente entusiasmo (un pompiere è sempre bene che ci sia per riportare alla realtà) da Don Andrea Franceschini della Pastorale Giovanile di Senigallia. E questi i loro nomi con il personaggio da loro rappresentato, con la speranza di non averne dimenticato qualcuno: Emanuele Piazzai (S. Francesco), Francesca Berardi (S. Chiara), Davide Nataloni (Bernardone), Maria Savini (Cenciosa), Francesco Piazzai (Diavolo), Rodolfo Papini ( Frate Lupo), Giorgia Giacomini (Sorella Provvidenza), Irene Piazzai (Sorella Povertà), Eleonora Giovanotti (Angelo Biondo), Sofia Lucchetti (Luna), Giada Mancinelli (Sole), Marco Belogi (Frate Leone), Pierluigi Piaggesi (Capo Cavaliere), Roberto Tarsi (Amico di S. Francesco). Da non tralasciare lo spettacolo dentro lo spettacolo per l’inserimento anche di sbandieratori. Costumi e scenografie tutte fatte in casa.
Sarebbe quasi superfluo il dirlo, ma preferisco farlo, vista che la tecnologia di oggi induce a volte a barare, che la musica sarà suonata completamente dal vivo dall’orchestra composta da 14 elementi per la direzione e con gli arrangiamenti di un ventenne: DAVIDE CAPRARI. I cori e le voci soliste saranno invece diretti da CATERINA MANCINELLI, mentre la recitazione e la responsabilità dei dialoghi, cadranno tutte sulle spalle di DAVID BERARDI. Per le coreografie, andiamo sul tranquillo: tre nomi si affiancano dividendosi più che le responsabilità, il piacere degli applausi a scena aperta, che sicuramente non mancheranno, rammentando il successo già avuto alla Rocca: SIMONA SENSINI – LUISANNA GRESTA – SIMONA BRECCIAROLI.
Ho lasciato per ultimo il menzionare questo nome, non perché ultima in valore, ma anzi forse proprio per darle un più ampio risalto a chi è e resta il “padre-organizzatore dello spettacolo”, colui e nel nostro caso colei, che può esaltare o meno un’opera con il suo lavoro fatto di attenzione, sensibilità, ricerca della perfezione: la regista, che nel nostro caso è romana e risponde al nome di SIMONA SENSINI.
Onde evitare che qualcuno pensi che il mio sia un ottimismo facilmente trasferibile su carta, ma poi la realtà è tutt’altra cosa, posso solo dire che la mia sicurezza sulla bontà di quello che sarà l’esito finale, nasce innanzi tutto dall’inconfutabile successo avuto nella precedente presentazione e per il fatto che ho seguito da vicino le varie prove che si sono susseguite in questi giorni e che cesseranno qualche ora prima dello spettacolo.
Con tutta sincerità, quando ho assistito alle ultime prove, a cui mi aveva invitato la Luisanna, all’inizio sono rimasto un po’ scioccato, per la confusione che ivi regnava. Ero circondato da indumenti, scarpe, scarpette, bottigliette d’acqua, fresche risate e tanta, tanta carica emotiva. Riuscivo ad udire solo la Luisanna con i suoi continui conteggi "... e 1... e 2..." e così fino a "...e 8..." ed ancora seguiti dall’instancabile cantilenare del seguire i vari passi con il suo “COSI’…COSI’…COSI’…”. Poi la musica ed il coro si sono introdotti nelle prove e lo spettacolo ha iniziato a prendere forma e vita. Ed è allora che anch' io ho ripreso a respirare più regolarmente ed mi sono di nuovo appropriato di quella sicurezza che per un po’ mi aveva abbandonato ed ho pensato che da quei due posti riservatemi dalla Luisanna, mi goderò certamente e nuovamente un gran bello spettacolo. Ai lettori ancora due inviti, legati tra loro: uno il venire a vedere “FORZA VENITE GENTE” ed uno, se ci riuscite, a contestarmi la veridicità della valenza dello spettacolo in toto e su quella più specifica dei vari componenti del cast.


Le foto in costume sono state fornite dagli amici di "Destate la Festa" nella rappresentazione di quest'estate alla Rocca.


Le foto in abiti civili sono invece di EFFEGI e sono quelle delle prove fatte alla Fenice

martedì 15 settembre 2009

LIBRI SUL SOFA' DELLE MUSE - n.17 -




di Dario Petrolati
PROPINQUA LIBERTAS di Luce Fabbri

Prima di tentare la presentazione di questo libriccino di appena 63 pagine ho da ringraziare alcune persone senza l' aiuto e la generosità delle quali mai avrei saputo alcuna "cosa" sia dell' autrice come poetessa che politica nell' anima sin da prima di nascere. Il libro è stato edito a cura di Giampiero Landi responsabile della Biblioteca Franco Serantini che a sue spese, tanta e solo passione, coinvolse la moglie ed altri amici nella traduzione dal castigliano all 'italiano delle poesie che Luce Fabbri scriveva negli ultimi anni di sua vita. Per poter avere la mia copia personale, dopo aver contattato la Biblioteca Serantini, ebbi la fortuna unica di parlare per ben due volte con la compagna di Landi, la quale mi fissò appuntamenti per la sera dopo le 19 affinchè io direttamente potessi esprimere direttamente le mie esigenze. La Signora, di origine cubana, fu di una gentilezza strana, enorme, ma si sentiva o forse fu solo mia impressione, che quasi temeva le ponessi domande anche su Cuba. Erano in giro come al solito dicerie anticastriste e percepii attraverso la voce della Signora, quasi il desiderio che non le chiedessi della Sua Isola, che ancora aveva nell' anima e in mente. Dopo due o tre volte, all' ora convenuta, riuscii a parlare con Landi in persona che io affatto conoscevo, lo stesso però sapeva del mio impegno e mi promise il dono che poi subito arrivò. Attraverso la sua rara onesta voce capii allora che tutta la organizzazione era sulle sue spalle, così come la sede legale in casa sua, le spese delle bollette della luce e le più varie cose chè essendo una onlus e l' anima e la cultura anarchica illuminata, tutto spaziava dalla sua persona fisica sino agli archivi ed i centri culturali ora sparsi per l' Italia. Ma se non erro era del libro di Luce Fabbri che mi ero assunto l' impegno ed allora mi accorgo di avere divagato troppo per cercare di raccontare il mondo e la cultura che questa Donna sprigionò ovunque visse, sempre fuggiasca per motivi politici. E' stata la dittatura fascista in Italia e nei Paesi ove insegnò la democrazia oltre la lingua italiana, sempre a perseguitarla chè il sapere od anche il cercare di conoscere alle dittature sempre è invaso. I versi della Luce Fabbri rispecchiano l' anima anche leopardiana che aveva assorbito nelle sue lunghe letture ed anche attraverso scambi di conoscenze personali come i marchigiani esuli Morpurgo e l' Ottorino Manni che sebbene fosse sempre avvolto in atroci dolori mai si piegò e sempre sino alla fine dei suoi giorni, cercò nella verità laica antiborghese, una risposta che ben sapeva darsi, ma convincere, spiegare contro l' arroganza era altra cosa. Pare quasi una favola la vita dura e sicura che condusse questa Donna colta che non morì violentemente, ma perchè a sempre dare, sfinì il suo corpo e nessun dio le andò incontro che pare quasi la parola anarchia sia stata maledetta tanto con preghiere da far credere che dire anarchico significa essere violento e peggio. La punteggiatura capovolta all' inizio di alcuni versi mi fece pensare dapprima ad errori di stampa, poi con un poco di umiltà dovuta, seppi che invece significa rafforzare l' espressione. Insomma è stato l' avvicinarmi a Propinqua Libertas, a Giampiero Landi, agli Archivi dei Centri Culturali Franco Serantini, un tornare agli anni della grande confusione del '68 in Italia, eppoi alle tante guerre e rivoluzioni soffocate nel mondo dai prepotenti, chè poi la colpa sempre ricadde sugli anarchici scalpellini che volevano anche imparare a leggere. L'emozione e la gratitudine che ho sentito nel toccare queste appena 63 pagine mi fa anche capire che il cammino, il sogno verso un mondo migliore sarà sempre utopia(anarchia) e la musica stonata che assorda come droghe pesanti forse vincerà per sempre. Ho preso l'impegno, sia con Landi che con la Biblioteca Franco Serantini di Pisa, di ricevere per amici che intendono, qualchevolumetto chè al momento non esiste alcuna copia manco a pagarla oro. Aspetto fiducioso da Pisa una risposta, chè perdersi il libro di cui ho tentato dire le emozioni ed i perchè sarebbe sfortuna ladra. Dippoi vedremo come spartirci da bravi cristi ciò che la fortuna ci riserverà.

domenica 13 settembre 2009

AL 4° “VEDOVELLI”. QUESTE LE MIE IMPRESSIONI.








di Franco Giannini
Anche il 4° concorso di Poesia intitolato a “Cesare Vedovelli” deve intendersi archiviato e annoverato nell’album dei ricordi, come un’ altra edizione estremamente posistiva, sia per la quantità di opere pervenute che per la loro qualità. Il concorso articolato su tre sezioni, Speciale Ragazzi, Dialetto e Lingua Italiana, ha visto finalisti 10 concorrenti per ciascuna categoria.
Questi i vincitori di ogni sezione:
Ragazzi: Tocco d’artista (di Tommaso Tinti)
Dialetto: Fonte Funtecchie (di Floredana De Felicibus)
Lingua Italiana: Le mie Stagioni (di Antonietta Calcina)
Per vedere tutta la classifica dei dieci finalisti di ogni categoria
http://www.aclisansilvestro.it/pagine/08%20concorso%20poesie.html
Non sono stati assegnati, perché del resto non erano in palio, altri due premi che non sarebbero stati però fuori luogo averli inseriti. Uno da destinarsi a l’ Organizzazione che si è fatta carico di tutta questa mole di lavoro, sempre diretta dall’infaticabile Anna Maria Bernardini e l’altro, di maggior valore, a quell’insegnante della V° classe della Scuola Primaria “Madre Teresa di Calcutta” di Montelupone, che da due anni sta portando avanti un progetto-programma di studio della poesia tra tutti i suoi alunni. E visti i risultati ottenuti fin qui, fa ben sperare nel proseguo dell’iniziativa e fa piacere, ogni tanto, poter esaltare quanto di “buono” avviene nella nostra Scuola.
Dopo gli immancabili saluti dell’ Amministrazione per bocca degli Assessori Giacomelli e Mangialardi, uno dei giurati, il sig. Maddamma ha voluto rivolgere un gentile pensiero ad una grande donna, esperta in letteratura americana ed anch’essa valente poetessa che da poco ci ha lasciato: Fernanda Pivano. Ed era a quel punto che invitava sul palco un’altra delle giurate, la sig.na Valeria Bellagamba, perchè ci leggesse una delle poesie tradotte dalla poetessa scomparsa dal titolo originale “Song”, Canzone.
Camilla Marcantoni e Alessandro Cicconi Massi, mettevano tutta la loro passione, esperienza e capacità, in questo recital-declamatorio delle 30 composizioni finaliste, accompagnati dal sottofondo musicale di una chitarra discreta che creava la suggestiva ambientazione ad ogni opera.
Quindi, tutto bene, tutto bello, ma che critico uno sarebbe se uno non riuscisse a trovare almeno un piccolo difetto ? Non che questo sia obbligatorio per chi scrive, ma il trovare cose che non vanno, lo sparlare, fa crescere l’audience. Molto probabilmente o sono sfortunato o sono incapace di creare questo tipo di attrazione. Lo ammetto, non sono riuscito a trovare nulla che facesse al mio caso, se non un motivo di riflessione, che mi porta non ad una critica, bensì a porre più sotto forma di suggerimento per gli anni a venire. Appena sono state lette le classifiche, con tutta sincerità, non mi sono trovato concorde con i giudizi formulati dalla giuria. Però si sa che quando il giudizio si basa su dati non matematici come quelli di misure, tempi, pesi, ecc., ma da semplici valutazioni personali, è sempre difficile far combaciare le sensazioni di più persone. Non soddisfatto, allora ho chiesto alla Bernardini se mi poteva fornire le copie dattiloscritte delle poesie, onde rileggermele con più tranquillità. Da questa lettura ho potuto ricredermi, almeno in parte, sul giudizio emesso dalla giuria, ma sopra tutto sull’utilità suggerita da mia moglie che con quel senso della praticità delle donne, aveva suggerito, poco prima alla Bernardini, di consegnare il prossimo anno, all’ingresso, le fotocopie dei lavori finalisti. Onde seguire oltre che la recitazione dei dicitori, anche l’opera attraverso lo scritto. Credo poi che anche un qualche ritocco necessiterebbe alla sezione del dialettale, perché il recitare in vernacolo e poi tradurre in italiano, mi sembra sminuisca ogni tale valore. E’ come bere un bicchiere di buon vino DOC, allungandolo con l’acqua. Racchiuso nel vernacolo c’è tutta la storia locale, che si deve comprendere in ogni vocabolo usato, e spesso ci si sofferma a giudicare se quel vocabolo è stato usato nel modo giusto o è stato italianizzato. Tradurre serve solo a far comprendere il contenuto…ma a quel punto a che serve, tanto varrebbe costruire la poesia in italiano. Allora che fare ? Onestamente non lo so neppure io, se dovessi esprimere una mia sensazione a caldo, direi restringiamo le frontiere, facciamo rientrare in questa sezione solo dialetti della nostra regione. Non certo per motivi campanilistici, ma per una facilitazione di comprensibilità.
Intoccabile, anche se tutto è migliorabile, la sezione Ragazzi: con i suoi contenuti sempre puliti, sinceri, ingenui, privi di retorica, che solo i ragazzi, ancora bambini, sanno esternare.
Arrivederci al prossimo anno.

lunedì 7 settembre 2009

RATTI COME "RONDA DELLE PESCHE" ?

Foto: eFfeGi. Le 4 pesche, di giorno e senza ratti.
di Franco Giannini
Immagino che quando il 27 agosto pubblicai il post "Alla punta del Molo : Ratti ? O Gatti?", in molti avranno storto il naso e sorriso ironicamente. E magari, chi doveva prendere provvedimenti, avrà sospirato con aria di sufficienza e si sarà sentito sollevato pronunciando le fatidiche parole di sempre: "il solito rompic....ni che non ha nulla da fare".
Forse, e spero proprio di sbagliare, augurandomi, anzi, che dei provvedimenti siano stati presi per l' occasione evitando così che anche Senigallia non abbia a comparire nelle pagine dei giornali nazionali, come invece accaduto per la città di Catania. Infatti venerdì 4 c.m. era riportato sulla pagina delle brevi notizie curiosità, che alcuni pescatori dilettanti catanesi, mi sembra fossero in tre, che stavano pescando sugli scogli del lungomare Belliniano, sono stati aggrediti da un gruppo, non di malintenzionati bensì da quello di una decina di ratti. Si ratti !! E quello che è più ancora allucinante è che solo dopo l' intervento dei Vigili del Fuoco, via mare ben inteso, muniti di idranti, sono riusciti, non senza difficoltà, ad allontanare questi animali, ed a recuperare i malcapitati portandoli "in salvo" sul loro gommone, quasi in stato di shock per lo spavento preso.
Io con tutta sincerità, non ho corso questo rischio. Mi hanno corso si tra i piedi, ma senza spavento (loro! io un po' sicuramente!) e non mi hanno mostrato la dentatura, ma forse solo per il fatto che era il 23 (un buon numero) o forse perché cadeva di domenica (festivo anche per loro), o forse perché erano in vacanza. Comunque, scherzi a parte, a Catania il comune ha preso un immediato provvedimento di derattizzazione...se non fatto ancora, non sarebbe un provvedimento da scimmiottare?