domenica 28 marzo 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA......


Capitolo 3° I CANTASTORIE

ANGELA: I Cantastorie si mettevano nella piazza e cantavano i fatti. Quando ero piccola zia mi dava quattro soldi per comprare il maritozzo e iop ci compravo le storie.
NELLA: Una volta usava ascoltare le storie. Tu ascoltavi perchè la musica non c'era, passavano con l'organetto e tu davi un soldo.
ANGELA: La storia te la compravi.
UMBERTO: Loro ce ne avevano tante così.
ANGELA: Loro si mettevano....sai dove è il forno di Mancinelli? Proprio lì davanti, nella piazza.
DINA: A Senigallia li ho visti anch' io li da Mancinelli.
UMBERTO: Se uno voleva stare lì ad ascoltare stava quanto voleva. Ad Ancona si buttavano anche soldi dalla finestra, i centesimi.
NELLA: Si, si, è vero!
UMBERTO: C'avevano l'orghanetto, che è come la fisarmonica ma più piccoletto, più ristretto.
ANGELA: I cantastorie ci venivano al sabato, al giovedì, perchè c'era il mercato, e anche alla domenica.
ORNELLA: Una volta, quando ero una fiola, quando succedeva calcò lo dicevano i cantastorie. Io me ne ricordo un pezz' de una:

"Il quindici d'agosto sul far della mattina
usciva Matteotti dalla sua palazzina
gli scellerati erano tre
l'han' ammazzato senza il pèrchè

ANGELA: Io mi ricordo una storiella cantata da un cantastorie sulla piazza di Senigallia, quella tra la piazza della stoffa e la piazza della verdura, di fronte a Mancinelli.

"Gina Forni gentil pastorella
Che l'amore faceva con Tito
Lei sperava che presto marito
Suo ne fosse gentiler così.
"Senti oh Gina io non posso sposarti"
Lei si dò con gran pena a cucire
Una monnica volle apparire
Una vesta infatti si fa.
La domenica appena sull'alba
Lei da suora si veste e va via
Chi la vede non sa chi ella sia
E in chiesa si va.
Già gli sposi son nell'altare
Mentre il prete li unisce e gli dice
"Questa coppia sia sempre felice
e dividerli nessuno potrà"
Escon fuori di chiesa gli sposi
A braccetto tranquilli e contenti
Ad un tratto esce fuori
Una bella e gentil monachella
impegnando (impugnando) una rivoltella
All'amante lei dice così:
"Non per te questa festa di gioia,
ma sarà solo festa di sangue,
tu non pensi a chi soffre e chi langue
trascinata dal tuo disonor."
Mentre Gina fugge lontana
La sposina si getta su Tito
E piangendo abbraccia il marito
Che tradita quel dì la lasciò.
Gina corre e va a casa
Si rispoglia la veste poisticcia
Di vestirsi di nuovo si spiccia
e di corsa in caserma lei va.
Ripresenta si triste e tremante:
"Ho ammazzato il mio amante
che tradita un dì mi lasciò
Quanto prima dovrò partorire
Questo figlio sarà del peccato
Per un tenero amore ho sbagliato
Ora date giustizia di me".
Nella cella la Gina che piange,
lei si pentì di averlo ammazzato,
Giorno e notte in preghiera lei sta.
Non più bianco il vestito da sposa,
ora porta la bionda Maria,
come pazzaella va per la via,
piange e implora il suo Tito così".

....continua...

giovedì 25 marzo 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA......


Seguito...Capitolo 2° CRESIMA E COMUNIONE

DINA: La cresima una volta si faceva a sei anni e capirai non se capiva nient. Si dava da intend che il Vesc'v ci metteva il chiod n'te la fronte. Quando l'ho fatta io c'era un fiol che piagneva... si sentiva l'eco.
ANGELA: siamo andati alla festa a Sant'Angelo, c'era un gruppo di ragazzi che avevano fatto la Comunione.
MICHELINA: per la Cresima la mia mamma mi ha regalato un bel vestitino, bello come quello non l'ho più visto: rosa, l'aveva fatto la sarta!
ANGELA: La Cresima si faceva a sei anni, la Comunione dopo.
DINA: La comunione era più semplice, le madri portavano le candele, i fioli i fiori.
FAUSTINA: Si faceva a gara a chi aveva la veste più bella e la candela più grossa da dare al prete.
DINA: Dopo il prete si è stufato de scioglie quelle candele grosse, le ha comprate tutte uguali ed è finita l'invidia.
ANGELA: Al Portone, per i bambini poveri e i bisognosi, alla Cresima, Comunion, matrimoni...il prete, Don Giovanni, gli pagava il vestito.
TERESA: Alla Cresima avevo un vestito lucido, bianco con le rose in fondo.
MICHELINA: Ci ho pensato !! Prima si faceva la Comunione e poi la Cresima!
ANGELA, DINA, FAUSTINA: No, no, no, prima la Cresima...la Cresima poi la Comunione. Ora si fa il contrario.
MICHELINA: Al matrimonio si faceva Comunione, Cresima e matrimonio, si non avevi fatto prima questi sacramenti!
LUCIANA: Io ho fatto prima la Comunione e poi la Cresima, il giorno prima la Comunione e il giorno dopo la Cresima.
ANGELA: Io ho fatto prima la Cresima e poi Comunione, nello stesso giorno e il curato mi ha regalato lui il vestito, io sono nata nel '20, fa un pò te i conti!
MICHELINA: Io sono nata in Aprile del '33, quando i rospi vanno in amore!
ANGELA: Il Dottor mio era ebreo, ha sposato una cristiana, hanno fatto sposalizio per loro, Cresima, Comunione a lora e a tutti i figli.
ARNALDA: Io nel '23 ho fatto la Cresima, nel '25 la Comunion. Mi hanno regalato poca roba...quella volta...mi hanno fatto le boccole ((gli orecchini).
TERESINA: Usava anche un anello, un braccialetto...
FAUSTINA: una catenina. Capirai la vesta mi ha servito per la Cresima e Comunione mia e per tutte le mie sorelle.
ANGELA: Anche da noi i vestiti si riciclavano. Mamma era malata e papà asmatico non c'erano tanti soldi.
FAUSTINA: Dopo la Cresima e Comunion c'era il matrimonio.
MICHELINA: Io avevo delle scarpe di legno fatte dal falegname, le ho portate fino a quando mi sono innamorata di mio marito.
ANGELA: Io, dopo scalza, portavo i zoccoli fatti da papà e sopra la gomma di bicicletta.
TERESINA: I zoccoli si portavano tutto l'inverno...ci si metteva un pò di sogna (grasso di maiale) per non farli crepare e farli ammorbidire. Avevano i lacci sopra legati fino alla caviglia. Erano chiusi in punta i miei! Tenevano caldo perchè dentro ci si metteva la lana.
MICHELINA: Con il freddo venivano i geloni.
ANGELA: Noi sfregavamo le mani sul muro per riscaldarci!
ARMELINDA: Anch'io l'ho portati da fiola. L'aveva fatti q'el poro babbo

continua....

lunedì 22 marzo 2010

UTILE ISTRUTTIVO E DILETTEVOLE


di Franco Giannini

Per la seconda volta nell'arco di 24 ore, ho avuto la possibilità di poter comprendere come sia possibile coniugare politica e cultura.
Finalmente mi si dà l'occasione di poter usare quel termine privilegiato di ECCELLENZA, in verità un pò inflazionato in questo ultimo periodo dall' egocentrismo esasperato di una campagna elettorale fatta di plurali maiestatis, spese pazze, attegiamenti divistici, "amarcord" del fatto (bene?) , sempre dimentichi però del "trascurato!".
Infatti ieri nella piazza del Foro Annonario ho potuto assistere all' Eccellenza di uno spettacolo esclusivo di carattere Eco-musical-educativo, dove la campagna elettorale si è fatta piccola, piccola, lasciandosi intravedere solo come semplice cornice.
Parlavo di 24 ore, perchè il giorno prima la lista civica Marcellini Sindaco, alla Chiesa dei Cancelli aveva proposto e regalato, a quanti avevano voluto assistere, un'altra squisitezza culturale con la declamazione di poesie della poetessa Alda Merini in occasione della ricorrenza della sua nascita. Entrambi i due eventi scoperti, suggeriti e coordinati dalla Dr. Letizia Bevilacqua
Poesie recitate da attori legati fisicamente al problema dell'handicap, cosa che ha legato l'aspetto del sociale a quello culturale: con fatti e non parole.
Al Foro, invece si è voluto legare l'aspetto ecologico, l'educazione al riciclo di oggetti con un recupero ed un restauro, alleviato, diciamo così, dal potere partecipativo che la musica offre sempre nella collettività che è presente all' evento.
Una Band composta da quattro giovani, bravi, spritosi nelle loro battute, coinvolgenti nelle loro gags con il pubblico.
Se fossi un giornalista direi che le persone presenti erano sull'ordine delle 250 unità, secondo le forze dell'ordine, ...pardon, secondo le forze politiche avversarie....molte meno, appena una quindicina. Però, quello che mi ha fatto più piacere è stato vedere visi di persone note (Vip?), "camuffate" negli "abiti civili" che la giornata festiva prescrive...il cane, la figlia, la moglie al braccio! Ed ancor più piacere ho provato nel vederli attenti e piacevolmente interessati alla rappresentazione. L'unico assente, o forse c'era, ma era troppo ben "camuffato" qualche Vip dell' Eccellenza della nostra differenziata. Ed infine, per chiudere la rappresentazione come solo loro potevano fare, i ragazzi della Band RCM hanno ringraziato il pubblico ed lo sponsor della manifestazione...uno sconosciuto Massimo Marciarelli subito corretto in Massimo Marcellini.

Ps: A gentile e "forzata" richiesta del mio capolista Leonardo Marcheselli... un uomo da ....Votare

giovedì 18 marzo 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA.......


Seguito del Capitolo 1° LE FESTE:

FAUSTINA: La Festa di Santa Misericordia si fa a Castelbellino. E' venuto il Cardinale ed ha fatto un inno alla Madonna intitolato "Il vecchio castello"...c'era il castello del principe. C'era la Musica Arabita che suonava gli strumenti, mi fiola una volta l'ha registrata.
DINA: Alle Grazie c'era San Pasquale.
DINA: San Pasquale: la benedizione dei bambini.
LIDIA: Io ci sono andata alla festa di San Pasquale, c'erano i foghi la sera.
AURORA: le donne a San Pasquale ce vanno a raccomandasse per trovà marito.
MICHELINA: c'era una signorina che si doveva sposare allora una vicina di casa le ha detto "Quando ti sposi devi portare un regalo al prete". Dopo un pò ha chiesto "Hai preparato la roba per il prete?" e lei ha detto "Si, l'ha preparata la mamma, gli ha preso una gallina" "allora ce l'avete le galline?" dice la vicina e la ragazza "Si, ne avevamo tre e ora ne sono rimaste quattro"....l'ignoranza....doveva dire due.
FAUSTINA: Vorrei raccontare la storia di San Giuseppe, ma è un pò lunga....

"San giuseppe, vecchierello,

porta il foco sotto il mantello
per scaldare il suo bambinello
per farlo grande e grosso insegnandogli il
Pater Nostro
Padre nostro alla romana
benedetto chi l'impara,
L'imparava San Martin,
la leggeva Pellegrin.
La Madonna incoronata dice ad alta voce
"Gesù Cristo morto in croce"
"Dove andate Madre Maria"
"Vado a trovà il figlio mia!
Che l'avete visto invelle?"
"L'ho visto su pel monte
con le mani piegate e giunte,
con la croce a spalla
che la portava
e non podeva"
Sona sona campanella
Gesù Cristo è morto in terra."

ANGELA: A Montignano facevano la Festa del Cuntadin, si "magnava" e ballava.
FAUSTINA: Te sei de Muntignan? C'ho i parenti a Muntignan?
ANGELA: Mi volevano dà il premio per ballà il valzer con uno, l'avevano detto dal palco, però mamma mi ha portato via, mi hanno cercato ma non mi hanno trovato invel (da nessuna parte).
LEDA: alla Festa del Cuntadin c'era un pò de tutto: pasta,...
ANGELA: fava. C'era una mucchia de gente!
FAUSATINA: Io stavo a Corinaldo, c'era come protettrice Sant'Anna. Mi ricordo una storiella:

"Sant'Anna gloriosa
che è sempre vittoriosa
io bramo di cantare
da cher paese (quel paese) a tutti
senza conquistà
il vostro gran miracolo facevo cigolà.
Tre povere zitelle che piangono per via
io vengo come zia
son pronta a ripagar
e dal padron si porta
e lei gli disse in parve
mai più la vidi appresso
pensando fra se stesso
che donna mai sarà."

MICHELINA: ci mostra l'immagine di San Giuliano, canta la melodia del Santo e legge la didascalia dietro la foto.

O Dio
onnipotente ed eterno
che al Santo Martire Giuliano,
nostro protettore,
hai dato la forza
di sostenere fino all'ultimo
i tormenti del martirio,
concedi anche a noi
di affronbtare, per tuo amore,
le avversità
e le prove della vita
e di camminare
con entusiasmo
incontro a te
che sei la vera vita.

AURORA: Quando si andava a ballare, il padre di mamma suonava l'organetto, così, quando lui andava a suonare, ci andava pure mamma: era una brava ballerina! Poi, si faceva le castagnole e a mezzanotte del giovedì grasso si mangiavano.
MICHELINA: Io vi devo dire una storia, ma non è una storia. >Una ragazza che si era sposata, per fare il viaggio di nozze stava sopra l'asino che lo sposo teneva e portava a piedi e poi andavano a fare il pic nic.
AURORA: Alla fidanzata invece si portava soprattutto le arance a Pasqua o a Natale.
AURORA: Quando saltavi tiravi su la gonna da una parte e se vedeva le mutande. Il Saltarello è un ballo più svelto, la Furlana un pò più lento.
ORNELLA: o alle feste non c'andavo, a Senigallia ci stavo poco, stavo in Svizzera. Mi ricordo la Festa di San Pasquale, veniva la gente da fori, si andava al cimitero poi c'era benedizione e festa. Si cantava: "Noi siamo a Senigallia, noi siamo belle donne, noi siamo le colonne della città. " A Senigallia c'era sempre Giosuè, un uomo che vendeva gli ombrelli in piazza, lui sapeva sempre dove c'erano le feste. A Senigallia si diceva :"se guardi la buga della Diamantina" (le nuvole sopra Scapezzano), guardi che tempo fa. Quando c'erano le nuvole bianche significava vento, grigie puioggia e nere temporale. Io so figlia di un marinaio le conosco le nuvole. Poi a Senigallia se andava a magnà da Nion de Magnon sulle mura di Senigallia (vicino porta Fano). Anche Mussolini c'è andato, ha magnato e bevuto e non ha pagato. I Mignon erano due fratelli uno vendeva da magnà e uno da beve.

Continua.....

venerdì 5 marzo 2010

SENIGALLIA :GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO...seconda parte


E' di alcuni pomeriggi or sono, che nella sala convitto della Casa Protetta (ex IRAB), è stato presentato il secondo volumetto in cui sono raccolti tutti i ricordi dei tempi passati che gli Ospiti della Casa ci hanno trasmesso, chissà, forse con un tacito desiderio, degli stessi affinchè non vadano perduti nel tempo. Hanno provveduto a questa raccolta, con infinita pazienza e tantissima professionalità (come si deduce dalle loro riflessioni e spiegazioni), la psicologa e psicoterapeuta Laura Pedrinelli Carrara, l' assistente sociale Silvia Bernacchia e la sociologa Alessandra Durastanti.
Il primo volumetto si intitolava "Il mondo è cambiato un bel pò", questo secondo invece porta il titolo di "Tra quella volta e adè è passato il tempo!".
Anche ora, con questo secondo volumetto, ripetendo quell'esperienza fatta con il primo pubblicherò a puntate un capitolo alla volta. Sconvolgendo un pò le normale pubblicazioni, quando si presenteranno i capitoli pù brevi, inserirò prefazione e commenti che solitamente vengono postati o all'inizio o alla fine. (F.G.)
***
Le Nostre tradizioni raccontate durante i gruppi di condivisione dei ricordi del 2009 dagli anziani della Casa Protetta.

a cura di: Laura Pedrinelli Carrara - Sivia Bernacchia - Alessandra Durastanti

Saper invecchiare è il capolavoro della saggezza e una delle cose più difficili nell'arte difficilissima della vita (F . Amiel)
***
Capitolo 1° - LE FESTE

DINA P: Una volta le feste erano legate alla religione: Sant'Agata protettrice della gioventù, Sant'Attanasio protettore del paese, Sant'Antonio protettore degli animali...
Durante la festa della Candelora si benedivano le candele poi si portavano a casa, perchè così portavi a casa la benedizione.
IRENE: A Scapezzano d'estate c'era la musica...si faceva una grande gallina di cartone...era marzo, forse!
MICHELINA: Al mio paese, Accettura in provincia di Matera, il giorno della Candelora si andava in chiesa per la benedizione e se avevi a casa un malato dovevi mettere la candela benedetta vicino al letto.
ARNALDA: Signorina, signorina, signorina....
DINA: Ha detto la candelora!! La ca-nde-lo-ra, la conosci?
ARNALDA: Ad Arcevia non mi ricordo che festa c'era.
DINA: San Medardo! C'era la festa di San Medardo ad Arcevia. Per esempio a Roncitelli c'era Santa Liberata protettrice del paese.
STELLA: Io c'ero proprio nata a Roncitelli. Alla festa c'era la processione.
DINA: C'era la statua grossa con due bambini perchè Liberata li aveva trovati e con un miracolo gli era venuto il latte per allattarli...per questo è diventata Santa!
STELLA: Si mettevano i teli rossi sulla finestra.
MICHELINA : Una zia di mio padre ha fatto una coperta all'uncinetto e l'aveva prestata ad una amica per fare un altarino sulla finestra. Da quanto era bella non è più tornata, la coperta s'intende!
Continua.....

sabato 27 febbraio 2010

PRESENTATE LE LISTE...VIA ALLA CAMPAGNA....

Sabato mattina dopo una lunga ed estenuante nottata trascorsa nella nostra sede di via Testaferrata 39 per il completamento di tutte quelle pratiche burocratiche richieste dalla legge per l’iscrizione di una candidatura all’elezione di Sindaco di questa città, abbiamo presentato quanto richiesto. Ad ogni modo il nostro primo pensiero ora è quello di rivolgere alcuni doverosi ringraziamenti.

Un primo grazie, va a tutti quei cittadini che hanno sottoscritto le nostre liste, poi a tutti coloro che si sono prestati nella loro capillare raccolta, nonché a tutti i nostri candidati e al personale tutto dell’Ufficio Elettorale Comunale che si è prodigato con estrema gentilezza, malgrado il pesante lavoro da risolvere per di più in tempi limitati.

Si diceva “le nostre Liste” perché il nostro più grande risultato, prima ancora di quello che sarà l’esito dell’urna, è stato raggiunto attraverso la costruzione di una nuova lista civica “PROGETTO GIOVANI” creata in neppure 72 ore e sottoscritta in ancor più breve tempo. Una lista composta da giovani tutti con età che va dai 19 ai 35 anni e suddivisa quasi in parti uguali tra uomini e donne. Una dimostrazione questa, che abbiamo voluto dare a quanti dicono che oggi i giovani non si interessano ai problemi politici del paese.

Un sincero “largo ai giovani ed alle quote rosa” in cui crediamo e che con questa nostra lista civica sottoscriviamo concretamente e non con sole parole.

LISTA INSIEME PER SENIGALLIA
Marcheselli Leonardo
Sgreccia Vittorio
Laudisio Paolo
Mercuri Giovanni
Ricordi Andrea
Alfonsi Alfio
Antonelli Marco
Barchiesi Alessandro
Belbusti Sergio
Bellone Felicia
Bernardini Stefano
Betti Lorenzo
Bevilacqua Letizia
Bora Adriana
Bugari Claudio
Chitti Fabrizio
Curzi Danilo
Del Priore Patrizio
Filipponi Andrea
Gasparini Massimo
Giannini Franco
Lasca Angelo
Marchetti Sandrino
Monticelli Fabrizia
Perini Angelica
Petrolati Paolo
Pierucci Francesco
Procaccini Mario
Sabbatini Roberta
Silvestri Guido

LISTA PROGETTO GIOVANI
Lavatori Laura
Ghattas Annie
Donati Davide
Zampa Giulia
Piangerelli Andrea
Fiorentini Lorenzo
Procaccini Matteo
Cappuccio Maurizio
Catalani Laura
Marcellini Filippo
Brugiatelli Mattia
Tomassoni Serena
Priori Pietro
Quaglia Gianluca
Bernardini Michele
Ciccarelli Giulia
Barucca Daniele
Giorgi Paloma
Spadini Francesca
Tomassoni Alessandra
Fraboni Roberto

venerdì 19 febbraio 2010

"SARDONAVO..."ma intanto OSSERVAVO... e RIFLETTEVO !!!


di Franco Giannini
già pubblicato su Vivere Senigallia e su 60019

Da questa sera, all'azzurro ed al Rosso dei colori cittadini, si dovrà aggiungere il "TURCHINO" del pescato del nostro mare.

Il riprendere quegli appunti che avevo vergato durante la serata e notando le impronte di unto lasciate sui fogli, sono ritornato in quella sala del Ristorante - Pizzeria "da Bano" dove fino a poco prima ci eravamo "gustati" piatti semplici, preparati da persone semplici e capaci, per gli amici, simpatizzanti di "Insieme per Senigallia".

E nel mentre osservavo arrivare i primi "invitati a pagamento", cominciavo con le riflessioni, che sono tipiche di noi osservatori incalliti ed inguaribili sognatori a cui appartiene anche il sotto scritto.

La prima a cui ho dato spazio, è quella diversità che mi è balzata subito agli occhi, che ci appartiene come fosse un raro materiale umano dei giorni di oggi difficilmente reperibile sul mercato: classi sociali diversificate ed unite nel contempo da quella dote naturale che o l'hai oppure il volerla avere forzatamente fa si che permetta di classificare, poi, per i suoi atteggiamenti artefatti, un tale individuo come "rifatto", "taroccato", "ritoccato" o "costruito su commissione".

Il nostro candidato, Massimo Marcellini, non era di certo "ingessato", ma "fresco" dal ritorno della giornata lavorativa, nei suoi abituali abiti, senza impomattature particolari, che ce lo hanno reso molto "Nature".
Niente giacca, niente cravatta, ma semplicemente maglione con zip, capelli pettinati alla "dove li porta il vento", fermati non certo da calcolati spruzzi di lacca, ma fermati dalla simpatia che sempre scaturisce dalla sua naturale semplicità.

Questo è il Massimo Marcellini di sempre... e da oggi, almeno lo si spera, di tutti "noaltri"...un uomo del popolo al servizio del popolo.

Un incontro, il nostro, non progettato per folle oceaniche da ospitarsi in saloni delle feste di "hotel stellati", i cui costi, noi, non possiamo permettercerli, ma in una sala di una pizzeria pagata inoltre, con il contributo degli stessi partecipanti che sono così divenuti nello stesso tempo, invitati paganti, sostenitori, sottoscrittori, firmatari e mi voglio augurare, nostri elettori.
Non solo singole persone, ma gruppi famigliari, perché altro nostro punto di forza su cui costruiamo i nostri ideali è quello della famiglia. Si... la Famiglia, perché è sulle basi di questa che si formano poi, tutti gli altri concetti di "governo" intesi come conduzione cittadina.

Pensavo anche alla nostra piccola sede, che avevo lasciato poco prima, senza tanti fronzoli e luci psichedeliche, ma riscaldata dall'entusiasmo di individui che seppur provenienti da esperienze politiche le più diversificate si sono ritrovati uniti in questa lista che di partitico non ha nulla, ma il cui unico desiderio ed aspirazione è quello del cambiamento.
Dunque non lista di "ex", come qualcuno la vuol definire con acredine e disprezzo, ma persone che si sono ravvedute, constatando che la scelta che avevano inizialmente fatto era sbagliata. Ma come si suol dire, solamente gli imbecilli si ostinano a non cambiare idea, quando si rendono conto che essa è sbagliata. Persone, ed anche questa è una conferma della nostra diversità, che sfruttano gli errori comportamentali altrui per riconvertirli in virtù di cui beneficiano e fanno beneficiare, poi, tutto l'intero gruppo, con una coesione impensabile per quei partiti esposti a continue lotte di "correnti" in cui la voce solista ci rimanda ad altri tempi.

A mascelle volitive da divi Holliwoodiani, noi si risponde con il viso pacioccone. dispensatorie di serenità ed inculcante fiducia.

Tutto ci è utile per valutare accuratamente il nostro avversario più agguerrito, almeno sulla carta, che va dalla componente umana, ai comportamenti intesi in senso lato che si possono classificare con la conduzione di una campagna pubblicitaria fatta di scopiazzamenti di slogan da noi usati in precedenza (indice, e recidivo, della pochezza di idee) o da ridicoli ritornelli di canzonette patetico-mielose.

E nel mentre ero seduto al tavolo, guardando attraverso i vetri che davano sulla cucina, dove campeggiavano sulle ratrelliere e mensole, mestoli, padelle, pentole, pensavo a quale pochezza tattica si sia costretti ad accettare, quando la certezza di una vittoria viene sopraffatta dal dubbio che questa possa svanire e si viene costretti a raschiare il fondo del pentolame.
Scimiottare un candidato, cercando e trovando una sua "Dolly" che possa contrastare le sue stesse mosse, lo ritengo strategicamente errato ed anche strumentalmente offensivo per chi si assume di interpretare la parte della "Dolly", sempre tenendo presente che tutti gli uomini, o donne, hanno un prezzo.....

Questo ci incoraggia, però, a vivere nel nostro piccolo quotidiano fatto di minuscoli, lenti, ma continui progressi con cui cerchiamo di recuperare quei ritardi dovuti a quella che era la nostra "novità" . La nostra lista, in ogni caso, si è prefissa, oltre che quello che è lo scopo principale di tutti i "gareggianti": la vittoria, quale secondo obbiettivo, il raggiungimento di quello che è lo scopo contradaiuolo del Palio di Siena...si vince e si gioisce anche e comunque con la sconfitta della contrada avversaria, chiunque sia colui che la procuri.

Ma quello che più ci ha incoraggiato, è stato il numero di partecipanti, che è inutile comunicarlo, perché come avviene in tutte le manifestazioni questo viene sempre contestato a seconda di chi ha fatto il conteggio. Però posso solo affermare che la serata oltre che conviviale è servita per raccogliere quei consensi di cui abbiamo bisogno e che fortunatamente, grazie al personaggio Massimo Marcellini, non sono mancati nè nell'immediatezza in sala nè a livello di promesse in prossimi incontri.

Alle una, ci si è ritirati ma dal momento che per giovani di una certa età, la "Notte è piccola per noi" o perchè sentivo la pesantezza delle prelibatezze caserecce (niente caviale del Caspio) ingurgitate qualche ora prima, gli ultimi pensieri, prima del giusto russare, sono stati a quei manifesti elettorali tutti con le stesse immagini di visi sorridenti, tutti dello stesso formato, tutti stampati in quadricromia, tutti (almeno lo voglio sperare) sottoposti alla stessa tassa di affissione, ma posizionati, almeno a mio giudizio, con una locazione che sembra rispetti la "par conditio" in un modo molto personale: In luce i candidati "in Luce", in "ombra" quelli che sono l'ombra di quelli in luce,... il che inDuce a pensare non poco.
Ma l'ultimissimo quello antecedente il K.O. finale è stato positivo: dal momento che la speranza è sempre ultima a morire, il pensiero mi è caduto sul miracolo di David su Golia e ho rivisto il suo ripetersi, questa volta in terra senigalliese.

giovedì 18 febbraio 2010

Volti e nomi della Senigallia celebre ma modesta n°4: Massimo Marcellini






di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

Ancor prima che un candidato, una persona sensibile...



… che è in primis un uomo e per di più medico, con l’”aggravante” di una sua particolare sensibilità verso tutti quei problemi quotidiani che lo circondano, da quelli della salute a quelli della città.

Lo conosco ormai da più di una decina di anni. E la sua conoscenza la dovevo, fino a pochi giorni fa, solo a motivi inerenti la sua professione di medico oncologo. Professione, che almeno ai miei occhi, scinde questi professionisti in tre categorie:
- i “sensibili” (o più teneri) che restano influenzati anche da quei problemi che esulano dalle competenze mediche, ma che purtroppo sono inscindibili da esse,
- i “professionali”, che invece sono strettamente ligi (ed un po’ più duri) alle regole che il mansionario loro detta ed obbliga,
- le baronie, territorio che si libra al di sopra delle normali intelligenze e quindi impossibili dall’essere giudicate da noi comuni mortali.

Il DNA comportamentale di Marcellini fa si che ci indichi il suo girone di appartenenza alla prima categoria di medici: appunto...i sensibili cosa questa che già da sola dovrebbe di per sé indicare le qualità morali e di pensiero dell’individuo preso in esame.

Ma quando si dice “il caso”! La manomissione (si fa per dire...), a suo tempo, alla sua auto, per cause ancora non del tutto ben chiare, ed un commento che mi sembrò non del tutto centrato, su un articolo pubblicato da questo giornale on-line, di cui mi onoro di essere collaboratore, ha fatto si che potessi esprimere il mio parere sul caso e contemporaneamente fargli sentire tutta la mia solidarietà per l’increscioso atto con il quale vigliaccamente lo avevano colpito.

Gesto e parole, le mie, che evidentemente sono rimaste nel cuore del Dr. Massimo Marcellini, che da persona sensibile quale è, a distanza di tempo si è ricordato del sottoscritto, del mio interesse per le vicende Senigalliesi ed ha pensato così di invitarmi ad entrare in questo suo progetto di sensibilizzazione concreta dei cittadini per i cittadini.

Dimostrando, prima ancora di sentirsi un candidato, di essere: un uomo, un medico, un padre di famiglia, un marito, una persona impegnata nel volontariato, nel sociale, tra i giovani e tra chi soffre fisicamente e moralmente, ed infine, sperando che non me ne voglia, un individuo che forse proprio per il suo carattere bonario, anche un po’ ingenuo.

Un’ ingenuità che i neofiti della politica, da verginelli appena entrati nelle stanze del Palazzo, qualunque esso sia, si trovano a dover pagare, prima o poi, attraverso gli assalti degli “squali professionisti” o ad umilianti “inginocchiamenti” ai voleri del gruppo, o alla rinuncia dei loro sogni utopistici di veri, sinceri, onesti, Amministratori al servizio della città e dei suoi cittadini e non certo del proprio, con l’abbandono della POLITICA.

Attenzione però, lo definivo ingenuo si, ma non certamente fesso. Infatti, da persona intelligente e sensibile qual’è, intravisto il burrone in cui stava per precipitare, ha scelto la seconda strada, dopo aver superato un attimo di smarrimento, di ritrovato controllo, ma comunque in tempo sufficiente per non “ambientarsi” finendo con l’adeguarsi ai pirateschi costumi di quella che un giorno si definiva nobile politica.

A questo punto, immagino le parole con le quali, gli “squali” ed i loro “sottopancia”, che leggeranno queste righe, sottolineeranno questa mia riflessione sul personaggio Marcellini. Le più benevoli mi definiranno populista, altri “retorico”, terminando con la classificazione di “ruffiano”. Da democratico quale sono, le debbo accettare, anche se non posso certamente condividerne il giudizio, ma anche perchè immagino da chi potrebbero provenire.

Ma se “retorica” significa constatare semplici verità, allora si, la mia è retorica e ruffianismo.

A questo punto, qualche voce, lettrice di miei commenti, dei miei post o delle mie piccole inchieste, forse potrà rinfacciarmi il mio ripetuto affermare, come la vicinanza alla politica ed ai suoi politicanti, mi procurasse una sorta di orticaria, di senso di prurito che stava ad indicarmi preventivamente tali presenze. Hanno ragione....è una sensazione che provo anche oggi e che non mi ha mai abbandonato. Ma la sera dell’incontro nella sede di INSIEME PER SENIGALLIA, nel non provare questo sintomo che immaginavo mi avrebbe colpito ancora, non lo nascondo, mi sorprese e neppure poco. Il perchè della mancanza di questo sintomo, però l’ho immediatamente compreso subito dopo.

In quell’invito, la prima cosa che tenni subito precisare era che se entravo in questa lista, da persona apolitica e libera di agire e pensare liberamente, come il mio hobby ed il mio modo di ragionare mi obbliga a fare e che per questa ragione la mia presenza avrebbe potuto più che aiutare, nuocere, perchè non avrei mai e poi mai rinunciato a scrivere su cose o comportamenti che non dovessi condividere.

Ricordo, anche perchè è appena trascorsa una settimana, che Marcellini condividendo, accettando ed assicurandomi questa mia richiesta di “libertà”, mi porse alcuni fogli spillati, che contenevano la bozza del programma, invitandomi a leggerli.

Nel primo foglio tre righe, che qui riporto, mi colpirono immediatamente folgorandomi sulla strada di Damasco con una immediata guarigione, appunto, di quel sintomo di cui ho in precedenza parlato: ”...Garantiamo la nostra più completa libertà e autonomia sia da partiti che da interessi economici; questo renderà possibile governare nel bene di tutti, non per favorire determinate categorie di persone e specifici gruppi di affari.” Quindi niente simboli di partiti, nessun colore, nessuna bandiera. Da valido medico qual’è, evidentemente aveva trovato il sistema per immunizzare quel luogo dal virus che io da profano ho classificato “scientificamente” come PP, che tradotto qualunquisticamente si legge “Peste Politica”, che non è letale, ma non ha antidoti se non la frequentazione della Sede di Via Testaferrata, 39.

A convincermi ulteriormente sono stati poi i temi del programma, che non sono costruiti sulle solite promesse elettorali , ma di proposte sviluppate con valenti tecnici di settore ed ulteriormente possibili di perfezionamenti che i cittadini possono suggerire. Ed i principali temi riguardano:

* il diritto alla salute,
* la tutela dell’ambiente,
* la lotta agli sprechi,
* lo sviluppo economico sostenibile,
* il diritto al lavoro con concreto supporto ai lavoratori,
* il sostegno alla disabilità ed agli anziani,
* le vere opportunità ai giovani.

Non saranno politici quindi, ma principalmente tecnici preparatissimi in ogni settore, le persone che affiancheranno il Dr Massimo Marcellini nel suo lavoro, prima come semplice candidato...e poi si vedrà.

Del resto lo sperare, è ancora, a costo zero!

domenica 14 febbraio 2010

La raffinazione dei rifiuti: se n'è parlato al San Rocco di Senigallia


di Franco Giannini
già pubblicato su 60019.it

Vista, o meglio ascoltata, dalla parte di un cittadino qualunque


Marco Scaloni e Gianluigi Mazzufferi di Popinga, non potevano organizzare e pubblicizzare meglio questo convegno. A loro quindi il ringraziamento per questa iniziativa altamente di utilità civica ed al Dott. Plescia per le sue pratiche spiegazioni.
Il pubblico non era numerosissimo, ma di qualità in quanto composto in prevalenza da addetti ai lavori, cosa questa che già di per sè ha indicato, l’interesse che il relatore in questione, il Dott. Paolo Plescia nonché la sua “creatura” il Thor, hanno suscitato nei confronti di chi interessato in prima persona.

Anche le istituzioni, regionali e provinciali erano presenti, mancava solo quella cittadina!
Il convegno è stato interessantissimo, ma sarebbe superfluo, avendo Popinga nel suo Blog, pubblicato i Podcast dei vari relatori, dei candidati a Sindaco presenti e delle domande del pubblico, ritornare in argomento.

Allora penso, da uomo della strada, di esporre le mie impressioni agli altri miei consimili uomini della strada. Non parole tecniche, ma concetti popolani che potranno certamente far soffrire chi vive “in modo figurato”, (visto di che cosa si sta parlando non intendo offendere veramente chi vive per motivi di lavoro a contatto con i rifiuti), con la classica “puzza sotto il naso” questi argomenti.

Il dott. Plescia ha spiegato, che il Thor, questo macchinario, non è un inceneritore, non è un surrogato della differenziata che quindi questa deve continuare ad essere fatta, non brucia nulla, non crea quindi diossina, ma il suo principio è basato sulla frantumazione dei rifiuti non differenziabili, nessuno escluso, è trasportabile su camion, su navi, è possibile metterlo in funzione solo al bisogno.

Il suo costo rispetto ad un inceneritore è ridicolo. Inoltre un inceneritore deve lavorare 24 ore su 24 per ammortizzare costi e offrire un utile di esercizio all’impresa che ha in appalto la sua gestione.
Il Thor, invece si usa quando e dove serve.

A questo punto “l’uomo della strada” si è chiesto: ” ...ma allora perché non lo si produce questo macchinario, ma ancora si parla di sperimentazione, quando ha già dato notevoli conferme nelle prove effettuate a Capo D’Orlando?”.
Dagli interventi, chiamiamoli “dei politici presenti” è emerso, almeno alle orecchie del “populista” che scrive, che costoro sembra siano perennemente degli allievi di conservatorio, dove ivi studiano il più politico degli strumenti... il Violino, per poi terminare quello meno virtuoso del Trombone.

Il Thor, per costoro è come quella figlia zitella, che tutti la volevano, ma alla fine nessuno se la pigliava. Motivo… semplice, perché viviamo in un mondo dove la tecnologia va veloce e quello che oggi è una novità, domani è un qualche cosa di superato. Ed allora le Istituzioni attendono ed ancora attendono, che il progetto sia perfezionato nel timore che dal momento dell’acquisto alla sua entrata in funzione, già esso sia superato. Come dire che oggi nessuno dovrebbe acquistare un cellulare, o un televisore, o un computer o un’auto per le stesse ragioni.

Si è voluto sottolineare che non è possibile fare delle scelte uguali per ogni luogo, perché non tutti gli utenti hanno gli stessi identici problemi, tipologia e quantità del rifiuto, localizzazione, periodicità. Cose di indubbia verità, ma appunto proprio per questo, il Thor forse sarebbe ancor più un mezzo da provare. I tempi sarebbero più brevi, se si vanno a confrontare con quelli richiesti per il posizionamento di un inceneritore, che non da fastidio a nessuno, purchè sia posizionato, secondo la mentalità dell’italiano, distante da casa mia. Ed il costo poi? Si pensi che per le dimensioni non possono essere disseminati a pochi km uno dall’altro e che per l’inquinamento non possono neppure essere costruiti al centro di una città… Ed allora quanti km devono percorrere questi “benedetti” rifiuti…si “benedetti” solo per i soliti pochi, che sono poi quelli che sembra determinino certe scelte.

Si è quasi sorvolato, o toccato appena di sfuggita, il problema di ridurre le quantità degli imballaggi. Sembra cosa quasi impossibile, chissà che non sia per non toccare anche qui, gli interessi di pochi. Si dice “… ci sono oggi delle leggi che regolano obbligando a determinati tipi di imballo…”, come se delle leggi fatte male o resesi contro producenti non possano essere abrogate e modificate. Tonnellate di carta, pubblicità che nessuno legge, inserti di giornali ignorati dalla grande massa di lettori già a prescindere al momento dell’acquisto del quotidiano, perché consapevole dello scarso contenuto degli stessi, da riciclare e rimettere poi nel mercato per lo stesso inutile utilizzo. Una rotazione senza fine per quale utilità?
Non si è parlato assolutamente delle sigle con le quali si identificano i materiali da riciclare e differenziare, che sono diverse in alcuni paesi, perché non c’è ancora una leggiferazione europea che dia un’unificazione a queste simbologie.
Qualcuno ha detto che bisogna che la scuola se ne faccia carico per far sì che i giovani vengano sensibilizzati maggiormente a questi problemi di carattere ecologico.

E’ bene sì che i giovani vengano sollecitati in tutti i modi, ma bisogna anche riconoscere con la massima sincerità, che forse chi assolve in maniera ridotta al loro dovere civico, siamo proprio noi adulti: i più anziani, per le motivazioni più disparate, che vanno dall’apprendimento delle nuove normative, che come dicevo poc’anzi non sono sempre facilitate, ma poi alla pigrizia, alla mancanza di senso civico.

Complice di questi comportamenti deprecabili e non giustificabili, però, c’è anche chi non si impegna, come dovrebbe, a far sì che il cittadino venga motivato ad assolvere a questo suo impegno. Come? Ma con una raccolta più celere, un non vedere ancora cumuli di sacchi neri accatastati su cassonetti colmi o pile di cartoni al volere del vento, cestini di rifiuti dimenticati di vuotare…e poveri noi, a sentir parlare del Thor, macchina utile sì… ma in attesa di tempi migliori.

giovedì 4 febbraio 2010

Senigallia: Sfaccettature di un porto...rifatto






































































































di Franco Giannini già pubblicato su 60019.it

Due segnalazioni sui punti critici bisognosi di un intervento: sposta, dipingi, ma i ritocchi si vedono!

E’ arrivata in redazione da parte di un lettore questa e-mail, che riporto, corredata di foto: “Invio in allegato le foto scattate al porto di Senigallia dove si sono utilizzati i bidoni della spazzatura per valorizzare la statua di S. Andrea e per invitare i viandanti a rilassarsi sulle panchine: non c’era altro posto dove piazzarli??? Chissà quanto sarà costata la consulenza per il posizionamento accurato dei suddetti bidoni. Come potete notare vicino la statua di S. Andrea c’è anche il rinforzo, (che squallore)! Un saluto. N...”
Ho voluto sincerarmi, andando sul posto, ma qualche cosa in breve tempo era stata cambiata. Intanto vicino a S.Andrea si è fatta più pulizia, alcuni cestini sembra abbiano mutato posizione.
Dovevo però compiere, un altro accertamento su indicazione di una signora, che mi segnalava che alcune luci poste sul molo si stavano rovinando. Ho potuto rilevare, infatti, che i lampioncini a muro posto sul lato del molo nuovo lato Misa, sono di già arrugginiti. L’inaugurazione del nuovo porto, se non vado errato è avvenuta il 15 di novembre del 2009. Una cerimonia sfarzosa, tanto che ancora sul casottino dei manovratori della passerella sul Misa, ancora ne campeggia la locandina, quasi a perenne ricordo. Vero è che però la ruggine la fa già da padrone in neppure 80 giorni dal taglio del nastro. Nessuno ha pensato che l’acqua di mare, con la sua salsedine, corrode più di quella dolce e che in quel punto quando ci sono mareggiate, le onde arrivano sulla passeggiata? Saranno anche belle queste luci, ma il progettista evidentemente o era digiuno di problemi marini o ha errato il posizionamento o la scelta: forse la Plastica Autoestinguente sarebbe stata più consona.
Alzando gli occhi al cielo, e neppure di tanto, ho potuto vedere la serie di nuovi lampioni che sono andati ad arricchire il campionario cittadino. Non sto qui a giudicare se essi siano di aspetto più o meno gradevole, perchè definire il bello è del tutto personale. Però, se permettete, mi viene da chiedere: ma quando si progetta, non si stende un piano di lavoro omogeneo nel tempo, nei materiali, negli acquisti dell’oggettistica da posizionare?Ritornando a casa, guardavo appunto l’illuminazione: ogni via ha i suoi lampioni. Via Verdi ne ha in questo momento tre tipologie di lampioni: i nuovi che stanno piazzando nel tratto nord, i classici a metà percorso, a palle nel tratto finale verso la città. Quelli del lungomare sono a palla, quelli di Via Piave a stelo alto e di forma spigolosa, quelli dei ponti e di Via Carducci richiamano i vecchi lampioni a gas dell’ ‘800, alcuni a stelo alto, altri basso, una sensazione di scoordinamento, altro che architettura d’avanguardia! Come la pavimentazione del porto: un caleidoscopio di colori, con varie intensità di arancio, rosso, giallo, lastricato con mattonelle o asfaltato, nuovo e vecchio, tutto mescolato.
Le foto non sono come le parole, parlano e restano nel tempo.