venerdì 23 gennaio 2009

SENIGALLIA: GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO -1-


di Franco Giannini

Spero che il mio amico Dario, quando aprirà la pagina di questo blog, non se ne avrà a male, pensando che mi sono voluto appropriare di quel posto che gli appartiene, sul suo Sofà delle Muse. Non me lo permetterei mai, ma oggi sono a chiedergli di farsi un pochino più in la, per dare spazio ad un qualche cosa di originale, non di certo simile ai libri che egli quindicinalmente ci presenta, senza alcuna pretesa di lanciare messaggi istruttivi, letterari o quanto altro, ma spaccati di vita raccolti in poche parole. Le sollecitatrici, nonchè raccoglitrici di queste memorie, sono state due brillanti ragazze: Silvia Bernacchia (Assistente Sociale e Inserimenti Lavorativi) e Laura Pedrinelli Carrara (Psicologa e Psicoterapeuta). La presentazione del Libro è avvenuta nella sala da pranzo della Casa Protetta per Anziani di Via Cellini, ieri sera 23 c.m. con un parterre molto ristretto, composto da pochi intimi: Ospiti con alcuni famigliari, il personale della Casa, Volontari, ed infine ma non ultimo come importanza, il Consiglio di Amministrazione guidato dalla Presidente Dott.ssa Francesca Paci.
E' a Lei che mi sono rivolto per chiedere l' autorizzazione a pubblicare le pagine che sotto riporterò giornalmente, capitolo per capitolo. L' autorizzazione alla pubblicazione mi è pervenuta attraverso la spiritosa battuta "...Giannini, faccia pure...non c'è copyright !". Invece più lo leggo e più penso che sarebbe stata una bella idea....battuta anche la mia, s'intende. Ciò non toglie, però, che ieri sera, facendo leggere agli stessi narratori, qualche brano seguito da canzoni eseguite sempre dagli Ospiti, rievocate dagli stessi ricordi, se ne è ricavato uno spettacolino piacevole che mi ha fatto trascorrere un pomeriggio. Ora ricopiando e pubblicando queste pagine mi sento però in colpa con loro...con questi scrittori-verbali, in quanto mi sembra, di essere un novello editore che sta sfruttando il genio di un autore sconosciuto.
Buona lettura.
DEDICA : Alle persone che abbiamo amato, che tuttora amiamo, ai ricordi.....ad oggi, alla magnifica complicata semplicità della vita.
INTRODUZIONE.
I racconti che leggerete scaturiscono da gruppi di condivisione fra anziani della Casa Protetta di Senigallia; gruppi inseriti nel programma di animazione dell'anno 2008, finalizzato alla stimolazione e al mantenimento delle capacità psichiche, sociali, relazionali, cognitive degli anziani. Dopo l'esperienza dell'anno precedente e la conoscenza del contesto e dei protagonisti, abbiamo deciso di iniziare questo viaggio con grande entusiasmo, consapevolezza e coscienza delle potenzialità del "condividere", ma anche degli eventuali ostacoli riscontrabili.
Il risultato è stato sorprendente: la scoperta di un'inattesa e intensa profondità.
Il vissuto degli anziani, il modo di raccontarsi e di relazionarsi fra loro ci hanno permesso di rivivere insieme momenti importanti e di stringere rapporti fondamentali.
L'istituzionalizzazione può rendere estranei al contesto e a se stessi, un'adeguata stimolazione può ostacolare questo fenomeno. Riconoscere l'ambiente come proprio, considerarsi parte di un gruppo evita l'estraniamento dovuto alla non conoscenza dell'altro di fronte a noi.
Creare legami è stato quindi l'obiettivo primario di questa avventura, "per sentirsi a casa" anche se in una diversa da quella in cui si è sempre vissuti.
Ci siamo poste come tramite fra le persone e le abbiamo viste incontrarsi, conoscersi, riconoscersi.
Credevamo di doverli spingere ad aprirsi....li abbiamo dovuti contenere!!
La speranza è quella di poter continuare questo lavoro per lasciare delle impronte, che siano da guida al colloquio anche nei momenti di assenza della nostra figura di facilitatori.
Riguardo all'impostazione del libro abbiamo deciso di svilupparlo per temi, allo stesso modo in cui abbiamo raccolto le testimonianze.
Abbiamo omesso i nostri interventi per cercare di riprodurre l'intensa atmosfera creata negli incontri e dare spazio solo agli anziani.
Silvia Bernacchia
Capitolo 1° I NOSTRI PROTAGONISTI
Santina : da giovane facevo la contadina; vivevo con i miei otto fratelli e una sorella, quando mi sono sposata sono andata ad abitare poco distante. Quando c'era da battere il grano era molto faticoso; c'erano contadini che venivano ad aiutarci e noi poi andavamo ad aiutare loro. La sera ci fermavamo a mangiare tutti insieme e mamma cucinava per tutti.
Stella : io facevo la ricamatrice e il ricamo più bello è stato un lenzuolo, che mi sono fatta per la dote.
Arnalda : io lavoravo nella filanda, preparavo la seta e avevo dodici matasse.
Stella : anche io ho lavorato al telaio.
Ersilia : il telaio era un pezzo di legno che incassava con un altro legno alto e teneva tirata la tela.
Brenno : io facevo il saldatore e il tornitore; era un lavoro bello, mi piaceva.
Vito : io facevo l'elettricista, facevo gli impianti...gli ho fatti anche in casa mia.
Umberto : io facevo il rappresentante di confezioni, andavo in giro per i grossisti. Siccome facevo il rappresentante in proprio, a volte ci andavo e a volte no. Mia moglie, invece, faceva la ricamatrice della Singer.
Rina : io facevo la contadina.
Gina : io lavoravo come donna di servizio, pulivo le case.
Dina : io facevo la contadina al Vallon. Lavoravo con mamma, con mio fratello, con tutti. Mi svegliavo alle 6,00/7,00 e lavoravo fino alla sera alle 8,00/9,00.
Ersilia : e la sera, quando si cenava, si recitava il rosario.
Lea : io facevo la contabile in una ditta di materiali elettrici.
Adriana : io ricamavo, a volte eravamo in tre o quattro donne se il telaio era grande.
Ornella : io facevo la sarta. Compravo i figurini, i giornali, quella volta il telefono non c'era. Loro venivano a casa mia e sceglievano il vestito e a seconda di come volevano la vesta compravano la stoffa.
Quinto : io avevo tre alberghi che portavo avanti assieme alla mia famiglia.
Gabriele : io facevo il contadino, lavoravo anch'io con la famiglia.
Aldesina : quando stavo io contadina, c'era il Conte Giulio, che quella volta essere Conte voleva dire essere una persona per bene. Io stavo a San Rocchetto, eravamo tutti contadini del Conte. Ora i figli sono diventati persone normali, una volta essere Conte era di più.
Irene : Prima di sposarmi, dai quattordici ai venti anni, sono andata a lavorare alla fornace, poi sono andata a fare la rete al porto e ho lavorato al legnificio. Al lavoro ci si andava in bicicletta tutti insieme. Dopo sposata facevo la rete a casa per i pescatori. C'era uno che andava a Porto S. Giorgio a prendere le ordinazioni e noi fabbricavamo le reti.
Umberto : quando lavoravo avevo tanto da fare, ma non vedevo l'ora di tornare a casa per vedere i miei figli.
Francesco : io facevo il sarto e mia moglie lavorava con me.
Teresina : io ho avuto due figli e due gemelli; il mio latte non mi bastava, così avevo sul comodino l'altro latte.
Ersilia : ho avuto due figli. Tutti cercavamo di risparmiare perchè c'era la miseria.
Quinto : io giocavo con mio figlio.
Stella : io ho avuto tre maschi e una femmina.
Ersilia : la femmina è nata nel '40, ancora non era scoppiata la guerra. Poi sono passati quattro anni ed è nato il maschio.
Ersilia e Umberto : intonano una canzona popolare del loro quartiere ad Ancona.
"Semo del Porto
e no' ce n'arfacemo.
I portolotti sono robusti e belli.
Semo del Porto
semo e non semo,
ce da cavacce tanto
de cappello.
Alla domenica mattina
tutte infioccate sa gli orecchini d'ori,
i giovanotti passa
e fa l'occhietto
e ride, ride
ride fra de lori.
Cosa c'è
cosa c'è
avvicinavve un pò
un poghetto
se non ve gusta
tza, tza
mosco giù quel deto"
Ersilia : erano canzoni di fioli, poi nasceva 'na scazzotata: nasi rotti, sangue un casino! Si cantava per dire che uno era padrone del rione.
...Il seguito domani...

5 commenti:

www.dariopetrolati.it ha detto...

Caro Franco,
tu non potevi sapere.
Mia madre si chiamava Ersilia, come una delle tue protagoniste,faceva la sarta,la mamma,sacrifici eterni sempre,ed è morta senza data nel senso che io dovrei venire giù alle Grazie , farmi guidare per ritrovare la tomba piccola ove ormai di lei forse rimane solo memoria che quassù malamente io conservo tra queste straniere nebbie che lei mai conobbe.Mi ha preso un colpo nel cercare intrufolarmi tra quei vecchietti della casa protetta ,subito sono ricaduto sul ricordo che sta svanendo, ed è stata mia madre ,di una svanita vecchietta che quando morì si lamentava solo pei dolori e manco mi riconobbe.
Hai fatto bene a ricordare e parlare di loro, sempre menzioni sta casa protetta,si sente il tuo animo buono,ed io mi sento quasi spettatore estraneo egoista senza troppi perchè cerco tento giustificarmi e per quali colpe demeriti non so.
Hai fatto bene Franco a parlare di loro,le mie parole scritte sulla rubrica quindicinale non sono altro che un passatempo forse inutile moda sfasata come acqua alpina ove già prima ha bevuto il lupo pronto ad azzannare l'agnello.
Solo che stamane non ero abbastanza pronto a ricordare mamma.
dario

www.dariopetrolati.it ha detto...

Ecco Franco,
altro risultato della tua alta sorpresa stavo per battere pigiare è meglio il primo tasto e scrivere il mio compito sul bellissimo Patagonia Express, ma non ci sono riuscito ho la testa altrove.
A quel cortile ,la Casa Protetta,i personaggi menzionati e quelli che mancano,mi hai portato altrove , lassù per ascoltare quei vecchietti e dietro loro ricordi veri immaginati desiderati.
Allora ho sbloccato la chiave del mio blog riversando indicibile malinconia che a nulla serve.
Non riesco a sollevarmi col fantastico aereo resto impiantato a vedere ricordare immaginare.
Aspetto,Franco,ormai penso solo alla mia mamma cercata tra i tuoi e non trovata.
dario

Andrea Garbin ha detto...

Ottima cosa Franco, le storie delle persone mi affascinano e anni fa ho provato a a fare anche un lavoro con i ragazzi, tra l'altro con Luca Paci fratello di Francesca, è ancora on line,http://web.tiscali.it/bussole/
voleva raccontare le storie dei nonni raccolte dai ragazzi delle scuole, per mantenere viva la memoria e collegare passato e presente.
Avendo trattato anche amministrativamente le questioni relative all'inserimento delle persone all'interno delle case di riposo, che solo amministrative non lo erano mai, ho pensato sempre spesso a quanto si rischiava di perdere dalla memoria di chi veniva ricoverato.......
Mi fermo qui, il lavoro incombe, ma ci sarebbe tanto altro......
a presto
Andrea

Franco Giannini ha detto...

@Andrea
Grazie e bravo anche a te per quello che hai fatto...
Quello che addolora è però vedere che un lavoro, utile, ben fatto si interrompe e viene tutto gettato alle ortiche per colpa di che cosa? Immagino una legge scaduta (285/97 triennale)che non dà più fondi...però così facendo non si è fatto altro che gettare soldi inutilmente sfiduciando coloro che credevano ed hanno speso tempo in quel progetto. E quale insegnamento ne avranno ricavato i ragazzi che hanno partecipato e che ad un tratto avranno visto i loro lavori perdersi nel dimenticatoio??? Se penso che alcuni dicono che la Politica è una cosa seria!!

Andrea Garbin ha detto...

Sai le questioni sono complesse, lì si è interrotto anche perchè le insegnanti che erano coinvolte non hanno più partecipato, un pò sempre per ragioni economiche, non erano pagate e quindi non ritenevano di doversi impegnare fuori dell'ordinario.
Il fatto era che quella era una idea che potevano riprendere e portare avanti, perchè sono loro che lavorano con i ragazzi e sarebbe stato tutto più semplice, purtroppo nella scuola l'uso del web è proprio limitato.