mercoledì 14 aprile 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA......

.....Continua

Capitolo 4° - LE SERENATE

NELLA: Quando c'era la sposa suonavano alla finestra. A me l'hanno fatto quando mi sono sposata, erano tre - quattro e cantavano. Facevano la serenata e quando avevano finito gli ho dato da mangiare. Le canzoni erano bellissime!!
UMBERTO: Le serenate erano all'ordine del giorno. Quando si usciva dal lavoro: chi prendeva la chitarra, chi l'organetto e si andava a fare la serenata fino a che non arrivava qualche secchio d'acqua.
STELLA: Lei era un ballerino?
UMBERTO: Si, io andavo a ballare.
STELLA: Perchè io ho ballatyo con lei.
UMBERTO: Dove? "Chi o fori?" (ndr: qui o fuori?)
STELLA: A Roncitelli.
UMBERTO: Si, io ci andavo con gli amici o anche da solo.
NELLA: Quando non c'era ancora le macchine si andava a piedi tutti insieme e ci si divertiva.
UMBERTO: C'era un ragazzo che faceva la serenata, una volta (ridendo) una ragazza ha risposto :" Te, per quello che m'hai detto con questa serenata non ne voglio più sapè!"
MICHELINA: Una volta, ad una serenata dove la ragazza si chiamava Concetta, lui le ha detto :"Senti Concetta, chi canta? Io vado in estasi!" e lei ha risposto :" E' la Michelina che canta:" Il giorno dopo alcune persone sono andate dal maresciallo perchè c'era stata la serenata e non avevano potuto dormire. Mamma mi diceva :"Se ti danno tante di quelle botte non mi dispiace perchè tu vai a fare le serenate e a disturbare!"
DINA: I giovinotti quando sapevano che c'era una bella ragazza andavano su e giù in bicicletta e cantavano :" Affacciati bella, affacciati bella."
TERESINA: A me la serenata me l'hanno fatta. Quello che cantava m'ha bruciato la vestaglia da sposa.
UMBERTO: Noi facevamo le serenate clandestine, perchè erano proibite, quel periodo lì ad una certya ora non si poteva fare rumore. Mi ricordo che quel periodo scappavamo lungo la statale.
Io passai con la bicicletta italiana, la Ballon, quella era un gioiello, costava un sacco di soldi; noi l'avevamo fregata in un campo di tedeschi

Capitolo 5° - IL CARNEVALE

AURORA: Si faceva le castagnole.
ZELINDA: Ci si mascherava anche, si buissava alla porta e si chiedevano le cresciole. Io non ho mai bussato, ma venivano a casa nostra a prendere le cresciole.
DINA: Io mi ricordo, io non ci sono mai andata, ma venivano a bussare. Gli si dava le uova, i castagnoli.
AURORA: Si andava a ballare, il padre di mamma suonava la fisarmonica, così, quando lui andava a suonare, ci andava pure mamma: era una brava ballerina! Poi, si faceva le castagnole e a mezzanotte del giovedì grasso si mangiavano.
MICHELINA: Io andavo sempre a ballare: notte e giorno.
AURORA: Si ballava fino a tardi.
MICHELINA: Io andavo col fidanzato e poi gli altri ballerini mi chiedevano di ballare.
ANGELA: Il giovedì grasso si lavorava in campagna, poi si facevano le cresciole. Venivano i bambini mascherati a chiedere le cresciole.
AURORA: A volte gli si dava 100 lire, quello che uno poteva.
TERESINA: Io andavo con tre, quattro ragazze per le case, non tutte eravamo mascherate, le persone ridevano e ci prendevano in giro e così ci divertivamo tutti.
ADRIANA: Anche io mi mascheravo e andavo a bussare alle case del paese.
NELLA: Mio marito faceva i veglioni, perchè a quel tempo non c'erano le discoteche e le sale da ballo. Lui aveva un grande locale a casa e ci faceva le feste.
ANGELA: Una volta sono andata a una festa in casa, io c'ero andata a vedere se avevano le damigiane vuote di vino, è arrivato il suonatore e mi sono fermata e ho fatto due balli. Sempre in segreto dalla famiglia, che non voleva.
AURORA: Anche io ci andavo in segreto con le amiche, perchè c'era uno zio che diceva che a ballare ci andavano le puttane.
GINA: Io andavo al Carnevale, ma non mi vestivo.
MICHELINA: Ho visto il Carnevale di Fano e davano da mangiare biscotti e caramelle... c'era tanta di quella roba che buttavano i carri e siamo tornati, io e il mio amico, con le tasche piene.
DINA: Anche a Senigallia facevano i carri.
FRANCESCO: Anche io ci sono andato, le persone si vestivano da Carnevale.
MICHELINA: Da noi hanno fatto un Carnevale una volta, hanno fatto come un letto e c'era una ragazza che sembrava morta; si vedeva solo un pochino il viso. Dietro c'era il marito che si teneva i capelli e piangeva.
DINA: Una volta hanno fatto il carro sulla canzone "La Torre di Pisa" , poi un altro su Moser , e quello è stato premiato perchè c'era un lavoro di meccanica della bicicletta che si muoveva. I bambini stavano tutti intorno!!
ANGELA: Era bello! Suonavano per il corso; i giovanotti tiravano i confetti alle ragazze perchè si erano innamorati e volevano conoscerle. Io ho riempito tutte le tasche, mie e di mia zia di caramelle.
MICHELINA: Io mi sono vestita come una sposa con il fidanzato vero.
SANTINA: Da piccola non l'avevo mai visto il Carnevale, l'ho visto per la prima volta da grande.
CARLO: Non sono mai andato al Carnevale.
AURORA: I carri dell'anno prima venivano messi in un capannone e poi li usavano per l'anno dopo.
ARNALDA: A Carnevale, a pranzo, si faceva da mangiare qualche cosa de bono.
MICHELINA: Da noi, in provincia di Matera, quando era la vigilia di Carnevale si faceva la pasta fatta in casa. Se ne faceva un pò di più per le galline. Ogni paese è una tradizione!
SANTINA: Noi facevamo i castagnoli e le cresciole. Li facevo anch'io per tutta la famiglia.
MICHELINA: Si ballava e si festeggiava, si faceva la tarantella.
ARNALDA: Mamma diceva che il giorno dopo Carnevale c'erano le Ceneri.
ANGELA: La sera di carnevale si andava alla Messa perchè il giorno dopo era le Ceneri.
DINA: Il giorno dopo si mangiava de magro!
ANGELA: Quand'era mezza Quaresima c'era qualcuno che ballava.
DINA: A volte andavamo a ballare con tutti i figli, da piccoli li avevo mascherati uno da Zorro e uno da sceriffo.
AURORA: Io accompagnavo a mia figlia a ballare quando aveva quattordici anni.
ANGELA: Mia figlia si mascherava in c asa e usava i vestiti vecchi o quelli dei grandi.
MICHELINA: Io non li mascheravo perchè era morto mio marito, però andavano dai parenti per vedere il corteo dei carri.
LUCIANA: I vestiti di Carnevale per me li facevo con i vestiti vecchi e con quelli nuovi, li mischiavo insieme.
DINA: Perchè i soldi non ce n'era!
STELLA: Il mio fidanzato non voileva che mi mascheravo. Io non mi sono mai mascherata, ho mascherato i miei figli.
UMBERTO: La maschera mia era la più bella, avevo tre-quattro anni, ero vestito da Perrot, bianco e nero. Mi hanno portato dal fotografo e dopo tre-quattro gioorni andai a prendere le foto. A casa mia c'era chi faceva i castagnoli, chi le tagliatelle.
DINA: C'e una specie delle cresciole più piccoline. Io quelle non le ho fatte mai, ho fatto le castagnole, le cresciole e basta.
ANGELA: Era le Baldine! Se faceva come la polenta, ci si metteva lo strutto, gli ovi.
AURORA: Quando ancora era liquido si passava in padella.
ANGELA: Erano come le cresciole, più morbide e più erte (ndr. spesse).

...continua...

martedì 13 aprile 2010

Diversamente Giovani riapre "bottega" dopo la parentesi elettorale



Giustifica










di Franco Giannini, già pubblicato su 60019

...il "posto" all'opposizione è ancora caldo come quando l'ho lasciato!!

Credo che dopo le elezioni, dopo i brindisi dei festeggiamenti, sia possibile anche tracimare in perdonabili frasi fatte, dettate più dall’uso che dal cuore. Una ha fatto la sua comparsata giorni fa sui manifesti che hanno tappezzato tutta la città.

Però, se da una parte ci sono i logici festeggiamenti(?) per la “Vittoria” conseguita, dalla parte opposta ci sono invece dei banchetti, non quelli elettorali nelle piazze o per il corso, bensì di carattere gastronomico che vanno sotto ironiche nomee quali “il ringraziamento ai simpatizzanti”, “un saluto che è un arrivederci”, “contiamoci per riproporci” o più onestamente la “cena delle beffe” od ancora più veritiere quale “Cena dei Perdenti”.

Vero è però, che ci sono vincitori che escono dalle competizioni con le teste basse, e perdenti invece, a visi alti. E forse è per questo motivo, che da perdente, ma a viso alto, mi sento di potermi appropriare di una frase fatta ed usata dal vincitore, per rivolgermi anche io a quello sparuto manipolo di lettori che mi seguono ed a cui anche io assicuro la mia continuità rimanendo all’opposizione e restando così il: BRONTOLONE di TUTTI. Grazie

Ho già iniziato a raccogliere documentazione, ma mi riprometto di ufficializzare il mio lavoro solamente dopo che i “nostri dipendenti”, altro del resto non sono, si saranno insediati nei loro uffici con la presa in mano delle loro competenze.

Da quello che è emerso dalla volontà dei cittadini in occasione di questa mandata elettorale, si è potuto notare che i “problemi grossi” quali ad esempio “complanare”, “parco cesanella” non abbiano poi interessato più di tanto... meglio così...!!! Allora vuoi vedere che avremo più lettori che si interesseranno alle piccole cose di cui si occupa Diversamente Giovani?

Interessarsi significa anche non condividere e criticare, perchè ritengo che è sempre dalle critiche coscienti, obbiettive ed ascoltate (e qui che starà il nodo più duro da sciogliere), che si possano trarre i debiti benefici. Del resto i problemi di cui si parla qui, hanno bisogno più che di impegni finanziari, di buona volontà. I nostri sono problemi di tutti giorni, che forse, proprio perchè sono abitualmente sotto gli occhi di tutti, l’occhio si assuefa e divengono visibili solo a coloro che convivono la loro problematica, restando nascosti invece all’amministratore.

La nostra arma sarà quindi, ancora da oggi, quella solita dell’anziano, l’unica che ancora gli rimane: la petulanza, la ripetitività, il far sentire il fiato sul collo... insomma l’essere dei “Rompiballe” ma sempre nell’ottica di una ricercata obiettività, concretezza e assoluta documentazione.

mercoledì 7 aprile 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA....

....Continua.....

FAUSTINA: Anche io me ne ricordo una, state a sentire:

Questo fatto ascoltare bisogna
poichè tutto dolor destò
è successo nel pian di Bologna
come già tribuna parlò
di lei che tanto d'amore solleva,
per il dottor Rodolfo Rondì.
Militare il marito lei l'aveva
che contento la patria servì,
ma la fanciulla benchè minorenne
s'era accorta di tutto di già,
quando al fin non potendo più stare
disse: "Mamma perdona il mio cuore,
mi costringi a parlare così,
ti proibisco di ricever il dottore
perchè il babbo non devi tradire".
"Figlia mia" la madre rispose,
"Sai che in casa comando da me,
se ripeti un'altra tal cosa
vedrai cosa faccio di te"
Ma la madre di casa sortì
e la bimba una lettera scrisse al suo
babbo dicendo così:
"Vieni a casa, la cosa è urgente,
ma non posso spiegartela qui.
Non appena leggerai la presente,
se tu mi ami ti prego di partir"
Quando poi ritorna sua madre
cenò in pace e a letto andò,
si alzò la mattina con calma e anche il
giorno seguente passò;
ma la sera, mentre era a cenare,
appena il bicchiere vuotò
disse: "Oh babbo non mi può più salvare
son già morta" e per terra cascò.
La madre fingendo gridava,
la famiglia vicina chiamò
di andare a prendere il dottore, urlava,
non appena in casa arrivò.
"Una paralisi" disse "alla testa
ed ognuno si può ritirar,
poche ore da viver le resta
altri mali non ha".
Or veniamo al padre lontano,
appena avuto l'avviso partì,
giunse a casa di notte pian piano
con le chiavi la sua casa aprì.
Salendo le scale sentiva
la moglie così ragionar:
"La mia figlkia è stata cattiva
Ma tra poco spirata sarà.
Quando l'avrem sepppellita
Potrai venire ogni sera da me"
Lui rispose: "Così la mia vita
io la posso finire con te".
"Domani voglio il marito avvertire
che la bimba è morta, così quando torna
se ne avrà da ridire
farem come abbiamo fatto con lei".
Quando questo sentì suo marito
disse: " Disincanto morir vi farò!"
con un modo così inferocito
sette colpi ad entrambi sparò,
poi cessò perchè vide sua figlia
sul pavimento distesa così,
per un braccio la prese
tosto un piccolo respiro sentì.
Uscì di corsa e conb sè la portò
dal farmacista andò a bussare:
"Faccia presto" più volte gridò,
mentre l'antiveleno gli dava
disse: "Spero di poterla salvar".
Quando poi sul far del mattino
Elisabetta si scorse e guardò,
quando vide il suo babbo vicino
l'espressione di lei cambiò.
"Babbo, mentre io ero morta,
Come hai fatto a venirmi a salvar?"
"Dammi un bacio mia cara ed ascolta
Ogni cosa ti voglio narrar.,
Cara figlia ti prego un favore,
ti proibisco di lasciarti sforzare
dirai tutto davanti al pretore
quando in grado sarai di parlar".
E la figlia rispose: "Son pronta"
Lui la corte allor fece avvisar,
quando tutto la bimba racconta
tutti quanti li fece tremar
ed il padre con molto desio
la sua parte gli fece saper.
Il pretore rispose: "Io
avrei fatto assai peggio di te"
Allora disse così il delegato:
"Dalla morte tua figlia hai salvato
Più nessuno ti può condannar"
Così fanno taluni con balzo
La mia storia spiego ogni dì,
ci sarebbe da scriver un romanzo,
ma leggetela almeno così".

....continua....

sabato 3 aprile 2010

LA CAMPAGNA ELETTORALE VISTA A BOCCE FERME....

di Franco Giannini

...con la sua successiva comica seriosità !!!

Ebbene si.....Vi sono stato "tirato per la giacca" e non ho saputo svincolarmi con la dovuta forza persuasiva, ed allora mi sono proposto, quale autoincoraggiamento, che sarebbe stata un' ulteriore esperienza di vita. Ho voluto vedere ancora una volta il bicchiere mezzo pieno!
Ma sapevo che si trattava solo di una stupida scusante per non ammettere di essere stato incapace di proferire un "no" autoritario e sincero. La politica, infatti, almeno quella esercitata a tavolino, è una cosa che non mi ha mai interessato, perché l'ho ritenuta sempre un qualche cosa di astratto e quindi di inutile. Ho sempre preferito la fattività immediata rispetto agli incontri salottieri da bar fatti di lunghi chiacchiarate e scarsi risultati. E la conferma la si ha ancora una volta con la dimostrata disaffezione dei cittadini verso la politica con l'utilizzo del "non voto".
Mi sono detto, autoconvincendomi, si tratta di una lista civica e non di un partito con il vertice a Roma, la persona è di indubbia moralità, senso civico, culturalmente preparata, insomma.... forse ci sarà la prospettiva di un cambiamento per la nostra città.
Pur essendo la nostra lista civica assolutamente apartitica, ho potuto constatare di persona, come e quante altre liste abbiano tentato di venderci le loro "prestazioni". Sia da liste in seguito trombate, che da liste vincenti, sia da quelle rimaste all'opposizione che altre poi passate nelle file del vincitore, ma tutte con la mano tesa e le labbra semichiuse per il più politicante dei bisbigli : "ti do se tu mi dai...". E se questo mercato è il bello della politica, preferisco che tutto sia finito e sono potuto ritornare al mio vecchio hobby di blogger ed ai miei isolati, personali, tentativi con la fattività da scassa balle.
Cinque erano i candidati alla corsa per la poltrona di Sindaco. Di purosangue, onestamente, neppure l'ombra. Non parliamo di puledri, poi, ma tutti stalloni, alcuni anche consunti e privi di mordente. Una corsa che si è svolta non in un ippodromo, bensì sul pulpito di una chiesa. Non una parola sopra le righe, non un dibattito, solo incontri a cinque in cui le domande erano risapute e dove le repliche non erano ammesse. I giornalisti, moderatori inventatisi al momento, alcuni anche visibilmente di parte, hanno ulteriormente offuscato questa già nebbiosa campagna elettorale. Anche i blogger a mio avviso, hanno toppato, con interviste che nessuno ha visto nella loro totalità, vista la lunghezza e vista la mestizia (eufemismo!) degli interventi (10 ore sono tantissime). Un valore comunque l'avranno in futuro...un utile archivio dove andare ad attingere le bugie di promesse non mantenute. Lo si sa i "politicanti" hanno memoria corta, spiccata vanità, carenze capacitive, ma l'immensa faccia tosta nel dire che sono stati fraintesi. Solo qui a Senigallia sembra sia approdato ed abbia attecchito e contagiato tutti i candidati, la tesi del "Volemose bene" del famoso partito dell'amore tanto decantato e consigliato a livello governativo ! E quello che è più incomprensibile che il contagio sia avvenuto proprio in una città storicamente "rossa". Città "rossa" che ha modificato anche il suo inno, traghettandolo dal "Bella Ciao" a "Baciami ancora".
Una città che rispecchia un'Italia pre-post bellica. 30 milioni di tessere del fascio e il giorno dopo l'armistizio, trovarne una era un'impresa impossibile. Anche a Senigallia, nei giorni precedenti il voto, erano tutti contrari all'elezione dell'attuale sindaco. Reo di aver cementificato la città, reo di aver creato una complanare inutile, reo di essersi dimenticato di creare i parchi promessi, reo di aver creato il bello ma inutile. Ma anche qui si è verificato il caso "prostitute"....ogni italiano è pronto a giurare di non frequentarle, ma loro e i "magnaccia", chissà com'è, fanno affari d'oro. Anche qui tutti l'hanno vituperato, ma alla fine il 50,71% dei senigalliesi lo hanno votato...perché convinti? per l'incertezza dell'ignoto? perché è meglio turarsi ancora una volta il naso ? E' una scelta popolare legittima che va rispettata. Voglio solo far notare come ancora una volta, al volo , sono tutti voluti salire sul traballante carro del vincitore, al grido di "abbiamo vinto". Logicamente le liste all'opposizione hanno perduto...punto, senza scusanti che oltre tutto risulterebbero patetiche! Voglio solo proporre, senza alcun commento, ognuno valuterà poi come crede, questi dati delle elezioni comunali del 2005 relazionate a quelle di oggi (tra parentesi quelle del 2010):
Elettori 37.675 (37.615)
Votanti 27.971 - 74,24% (26.633 - 70,80%)
Nulle 609 - 2,18 % ( 415 - 1,56%)
Luana Angeloni 14.999 - 56,28% (Maurizio Mangialardi 13.127 - 50,71%)
DS+Margherita 10.233 - 42,07 (PD 8.057 - 34,71)
Verdi 1.374 - 5,65 (nella lista Città Futura con altri 1.270 - 5,47%)
Quello che mi duole però di più, non è tanto la sconfitta, ma come essa ci è stata inferta. Il vincitore non ha trovato avversari pronti ad "aggredire", come dovrebbero gli sfidanti ad un titolo, ma fin dalla partenza hanno giocato in difesa, rinunciatari a prescindere.
Il vincitore, con in bocca il perenne abituale plurale maiestatis composto dai monotoni "noi", con i studiati movimenti gestuali degni di copertine patinate e programmi d'intrattenimento televisivi, con uno sfoggio di abiti curati dai più importanti stilisti, cravatte di Marinella, una parsimoniosa e calcolata elargizione dei suoi tempi alla stampa, un battage pubblicitario appena sopportatbile per un imprenditore di successo, il piglio autoritario dell'arringatore di uno dei più famosi balconi romani...e le forze d'opposizione???, in tutto e per tutto, hanno risposto come una nuova "armata brancaleone". Nudi, disorganizzati, timorosi, squattrinati e senza mordente, convinti che certe "battaglie" le si possano vincere contropponendo ai "panzer" le "pistole ad acqua". Dopo una decina di giorni che convivevo questo percorso, ho compreso che così non si poteva andare da nessuna parte, che i nomi inseriti nelle liste erano si nuovi, di persone intelligenti, oneste, istruite, ma anche conosciuti a pochi intimi, mentre quelli che poi sono risultati vincitori, avevano puntato più sul nome conosciuto che è quello che poi porta i voti. L'educazione del popolo, la ritengo una cosa importantissima, ma non va fatta un mese prima delle elezioni, confidando che questa faccia apprezzare gli ideali valori come quello della famiglia, il rispetto verso l'ambiente, ecc. Il cittadino in questo specifico momento, si interessa a quei problemi concreti ed immediati che lo attanagliano in ogni ora del giorno come la mancanza di posti di lavoro, il precariato, la casa, la viabilità, l'economia, ecc. E basta che qualcuno lo addormenti con effimere promesse, ecco che è pronto a dargli il suo consenso. Sta alle forze di opposizione svegliarlo dal suo torpore con l'elenco delle cose non fatte, delle cose fatte male, degli sprechi, delle pendenze amministrative in corso, con dati di fatto in mano e con tutta franchezza uniti come novelli "Dartagnan ed i Tre Moschettieri"....perché continuando con questo comportamento c'è pericolo di leggersi anche l'altro volume dal titolo "Vent'anni dopo".
Ricordate la figura di Totò calata nel personaggio comico di Antonio La Trippa... nella gag del candidato alle elezioni? Devo dire che questo è il quadretto comico, il perfetto clone del sistema elezioni in versione seriosa ufficiale.
Ho passato in questi giorni, tante ore dentro e fuori dai seggi elettorali e posso dire che la cosa più seriosa, civile e correttamente partecipata l'ho riscontrata in quell'unico seggio (il n°43) riservato agli stranieri per la nomina del loro consigliere aggiunto. Indipendentemente dai dubbi sollevati da qualcuno questo è quanto ho riscontrato.
Già fin dalle prime ore della mattinata di Domenica, emigrati pakistani, indiani e del Bangladesh avevano allestito sui tavoli di legno del Parco della Pace, un'area di ristoro con pacchi di acqua e bibite analcoliche per i votanti che si sarebbero poi recati alle urne. Quando questi sono cominciati ad affluire, vestiti come tanti nostri "Valentino vestito di nuovo..." con gli "abiti della festa" ed accompagnati dalle loro consorti avvolte nelle tradizionali sgargianti vesti composte da una moltitudine di veli, si è potuto notare l' immensa diversità con cui loro considerano il voto, rispetto alla nostra totale indifferenza. Sarà perché nei loro paesi non sempre il voto è esente da brogli, sarà perché questo poter essere rappresentati nel Consiglio (anche se senza alcun potere) è di già per loro una forma di maggior integrazione, sarà che per loro, questo evento, rappresenta un modo come un altro per ritrovare tutta unita la loro etnia, fatto sta, che li sentivi scambiarsi frasi in quella lingua fatta di toni gorgoglianti e con visi sempre sorridenti di "ragazzini gioiosi". Alla sera di domenica avevano già votato in percentuale per noi sconosciuta.
Ma quello che veramente c'era di comico, era il serioso piglio di alcuni dei "Vip" dei nostri politicanti, che subito dopo l'apertura delle urne, si sono posti all'ingresso dei seggi, quasi con il cappello in mano, ad elemosinare il voto dei loro malcapitati conoscenti. Come attori,...ohh!...ma di quelli bravi,... passavano da visi austeri di chi ha intavolato discorsi sul calcolo delle percentuali di voto, a quelli ebeti, finti di falsa felicità nel vedere persone che chissà da quanto tempo non vedevano ma che consideravano "facili prede" a cui strappare un tacito obolo di consenso.
I visi di questi mestieranti della politica esprimevano ogni loro sentimento più intimo, eccezion fatta per l'unico di cui un politico dovrebbe sentirsi invece particolarmente sensibile: quello della vergogna.
L'afflusso alle urne era scarso ed allora ecco le solite castronerie sul fatto che la bella giornata ed il sole, spingeva la gente sul lungomare o sul fatto che tale rifuggire da questo dovere civile avrebbe favorito più un colore che un altro. Pochi erano quelli che affermavano il vero motivo del perché i cittadini preferivano astenersi, perché si sono rotti di essere presi in giro, dal momento che il maggior numero di presenti erano politicizzati indi per cui non potevano dirlo per ovvi motivi.
Ora ci saranno le assegnazione delle poltrone ai più "meritevoli"...ed è da questo momento che inizieranno le prime "cagnare"...perché ogni "politicante" si sente meritevole o per capacità intelletive o per quanto gli è stato promesso a prescindere fin dall'inizio della kermesse, o per quanto dal vertice gli obbligano di chiedere...
Auguri a tutti i senigalliesi ne avremo domani, ancor più bisogno di oggi, il che è tutto un dire, logicamente va esclusa la parte governante della giunta, perché è l'unica che sa con certezza che cosa fare e quindi nella sua immensa modestia, ritengo che non ne abbia alcun bisogno!

PS: Un ringraziamento ad alcuni amici del gruppo con cui ho condiviso questa esperienza:
A Massimo Marcellini, per avermi sopportato malgrado gli avessi preannunciato che sarei stato più d'impiccio che di utilità, a Mario Procaccini, l'unico indispensabile, a Leonardo Marcheselli mancato assessore alla cultura, ad Alfio Alfonsi sempre presente ed operativo, Alessandro Barchiesi presente, educato e silenzioso, a Sergio Belbusti sempre presente malgrado i suo lavoro, a Stefano Bernardini organizzatore di eventi gastronomiuci per un numero sconosciuto di persone e sempre in minor tempo, a Letizia Bevilacqua organizzatrice dei due miglior eventi di questa avventura, ad Adriana Bora simpatica , ma che malgrado il suo cognome non è riuscita a dissolvere quanto ci eravamo proposti, a Fabrizio Chitti il nostro tecnologo di rete, a Danilo Curzi, uno dei padri del "programma", a Patrizio Del Priore eccelso conoscitore dei meandri burocratici elettorali comunali, a Massimo Gasparini che mi si è offerto anche in futuro per segnalarmi, da rompi balle anche più qualificato di me, ciò che non va, a Sandrino Marchetti altro padre del programma, uomo fatto di pazienza, coerenza e concretezza ed ultima, ma non l'ultima, a Roberta Sabbatini a cui si apriranno gli altari del martirio per essersi sopportata tale uomo, il premier di questa competizione...ma si sa "...dietro ad un grande uomo (?) c'è sempre (e qui ancor più) una più grande donna.
Eppoi i Giovani!!!!!!!!!!!!!
Un carissimo saluto ed un abbraccio a quella che visto il divario d'età con il sottoscritto, considero quasi una figlia: Laura Lavatori, altro cervello fondatore del "programma", redattrice di tanti comunicati stampa, persona che essendo più dentro la politica del sottoscritto, mi ha aperto finestre da cui ho potuto vedere meglio comportamenti politici che mi sarebbero rimasti sconosciuti. Un altro saluto va a Lorenzo Fiorentini, che mi ha trascinato in questo evento e con il quale sono legato sia per l'hobby di blogger che per quello di "collega" in quanto scriviamo sul lo stesso giornale on-line. E che dire delle due forze della natura Matteo Procaccini e Filippo Marcellini ? Non se ne poteva fare a meno... la macchina elettorale (e quella elettrica) non avrebbero camminato....i manifesti non sarebbero stati affissi, gli eventi musicali sarebbero rimasti silenziosi ed in sede ci sarebbe stato più silenzio e ...meno disordine (vero Filippo!).
Un grazie a tutti anche a coloro che hanno creduto che bastasse partecipare....come alle Olimpiadi, ma che comunque mi hanno fatto riflettere e vedere con un particolare occhio anche questo aspetto. Di vero cuore, quindi, di nuovo grazie a tutti.

mercoledì 31 marzo 2010

Senigallia, assolto con “formula piena” Il Piccolo Principe



di Franco Giannini già pubbicato su 60019

Ancora una volta i ragazzi di "Destate...la Festa" si divertono e ci divertono.

I Ragazzi di “Destate la Festa”, migliorano, come il vino,... con il passare del tempo.

Invece, almeno a mio avviso, altre situazioni comportamentali, con il trascorrere dei giorni, non fanno che peggiorare!! Mi si perdoni, ma non posso fare a meno di sottolinearlo.

Una caduta di stile da parte di chi, ma non faccio nomi visto il periodo e visto che chi vuol capire capisce, ha fatto di questo bellissimo evento, una comparsata per vendere la sua immagine a beneficio di interessi propagandistici utili in questo momento. Si sa, il fine giustifica i mezzi.

Sarebbe stato sufficiente l’intervento della sola vice presidente per fare le dovute e doverose celebrazioni, ricordare quanto c’era da ricordare del lavoro svolto.
Inutile anche il video, non certo per la sua qualità, ma per il momento attuale in cui è stato proiettato e per la foto finale contenuta, influenzante e propagandistica.

Ritengo che questo comportamento sia stato quasi offensivo all’intelligenza dei presenti: buoni si, ma non certo stupidi! Quasi un intervento a gamba tesa al limite del fallo, in un campo amico, con un arbitro che guardava altrove, ma, voglio sperare, con un pubblico più attento.

E si, che leggendo la locandina con gli sponsor della manifestazione, mi ero detto “Finalmente si stanno impegnando nell’aiutare i giovani nelle loro manifestazioni culturali...”. Evidentemente mi illudevo ed ho avuto, ancora una volta, la solita conferma che per nulla non si fa nulla.

Ma è di questi giovani entusiasti, che voglio e si deve parlare perchè hanno diritto al loro guadagnato momento di gloria.

Ancora una volta, si è super distinta la “piccola” ma grande Francesca Berardi, tutta pepe nei suoi balli, supportata dalla sua stupenda voce acuta e cristallina che abbiamo potuto apprezzare nel duetto con il “Piccolo Principe” alias Roberto Tarsi, ormai un cantante sempre più completo. Attrice ormai consumata che nella scena dell’interrogatorio dei tre giudici, ci ha regalato anche tanta ilarità. Non riesco ancora a comprendere come un si scricciolo di ragazza riesca anche, con tanta autorità a guidare la regia di questa (lo dico con tutta la massima benevolenza) “gabbia di pazzi scatenati, esuberanti perchè entusiasti”.

Maria Savini, interpretando la parte del secondo giudice, sono convinto, si sia divertita più del pubblico, che l’ha applaudita a scena aperta nel corso dello spettacolo in principal modo nella scena della ragazza innamorata al cospetto del bellissimo Mercante di Pillole.

E che dire allora di Davide Nataloni, con il suo Mercante? Ormai, e non lo dico perchè suo fan e quindi di parte, ma con la massima sincerità credo di poter dire che è un attore professionista dallo scilinguagnolo fluido e che, con mio stupore, ha aggiunto al suo bagaglio professionale, ora, anche qualità di cantante. Dalla scioltezza con cui si muove sul palcoscenico e con cui ha portato alcuni passi sul palco (del resto è risaputo è anche un atleta), ritengo che presto lo vedremo anche ballare disinvoltamente (Luisanna ci sta lavorando), acquisendo così definitivamente il patentino di “attore eclettico”.

Mi si lasci esprimere una parola di simpatia anche a colui che ha interpretato la parte del Re. Simpatico, comico, bravo e disponibile. Soprattutto se si pensa che davanti al suo nome Davide Barazzoni compare quel Don, che di per se è tutto un dire: un esempio di come un giovane religioso deve vivere tra i suoi coetanei per captarne più da vicino i loro problemi e partecipare con essi alle loro gioie.

Altro personaggio buffo e ben presentato, oltre che per le battute portate, con il suo saper far parlare la gestualità delle braccia oltre che del corpo quello de “Il Vanitoso”, nella persona di Rodolfo Papini, altro attore ormai ben conosciuto attraverso le precedenti quanto positive rappresentazioni di “Venite Gente”.

So di essere di parte, essendo suo estimatore, ma non posso fare a meno, di spendere alcune parole di sincero apprezzamento, nei confronti della coreografa Luisanna Gresta (affiancata dalla onnipresente Francesca Berardi), sempre presente in questi eventi, paziente, disponibile, e a volte anche troppo, tollerante con questi “energumeni”, ma soprattutto preparata, per i seguenti motivi.

Graziose come sempre le sue coreografie. Anche molto originali, se si pensa a quella con l’utilizzo di due monocicli, ma in principal modo perchè è riuscita a migliorare fisicamente tutto il corpo di ballo. Ora risultano tutti un po’ più sciolti, sono migliorati nei tempi e nelle prese, cose che a gennaio sembravano un po’ sconosciute. Insomma sembra che il suo insegnamento stia portando questi simpatici “anatroccoli” a crescere, facendo spuntare a qualcuna e qualcuno qualche piuma bianca...anche se, è bene dirlo, ancora proprio dei cigni non sono. Ma una cosa è certa, l’impegno di Luisanna e dei ragazzi è sicuramente encomiabile. Evidente anche il suo lavoro con i solisti: graziosa e brava la ballerina solista (mi scuso con lei ma mi sfugge il nome!) che ha danzato nel quadro del “Lampionaio”. Non da meno i ballerini che si sono esibiti in coppia in quello dell’ “Aviatore” (ai quali vanno le mie scuse per lo stesso motivo della loro collega).

E che dire allora della band e del coro? Rispetto al precedente “Venite Gente”, sempre a mio avviso, un miglioramento lo si è ottenuto con la maggiore snellezza del complesso con la riduzione del numero di strumenti, rendendo apprezzabili più i singoli esecutori rispetto all’omogeneità di una orchestra. Un’ottima chitarra, un coro che come la band è stato ridotto. E proprio per questo ho avuto l’impressione che anche qui la musicalità del quintetto ne sia venuto a guadagnare in chiarezza. Ben eseguiti i brani celebri e trascinanti di “Soldi-Soldi” e “Mi Vendo”.

Graziosi i costumi, efficaci i giochi di luce misti a fumi, ben studiata la scenografia attraverso le foto, i disegni e le didascalie su riportate.

Da parte sua, un pubblico entusiasta, fatto di giovani, parenti ed amici, ha ripagato tutti i partecipanti con un lungo e caloroso applauso, come era più che giusto fosse.

domenica 28 marzo 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA......


Capitolo 3° I CANTASTORIE

ANGELA: I Cantastorie si mettevano nella piazza e cantavano i fatti. Quando ero piccola zia mi dava quattro soldi per comprare il maritozzo e iop ci compravo le storie.
NELLA: Una volta usava ascoltare le storie. Tu ascoltavi perchè la musica non c'era, passavano con l'organetto e tu davi un soldo.
ANGELA: La storia te la compravi.
UMBERTO: Loro ce ne avevano tante così.
ANGELA: Loro si mettevano....sai dove è il forno di Mancinelli? Proprio lì davanti, nella piazza.
DINA: A Senigallia li ho visti anch' io li da Mancinelli.
UMBERTO: Se uno voleva stare lì ad ascoltare stava quanto voleva. Ad Ancona si buttavano anche soldi dalla finestra, i centesimi.
NELLA: Si, si, è vero!
UMBERTO: C'avevano l'orghanetto, che è come la fisarmonica ma più piccoletto, più ristretto.
ANGELA: I cantastorie ci venivano al sabato, al giovedì, perchè c'era il mercato, e anche alla domenica.
ORNELLA: Una volta, quando ero una fiola, quando succedeva calcò lo dicevano i cantastorie. Io me ne ricordo un pezz' de una:

"Il quindici d'agosto sul far della mattina
usciva Matteotti dalla sua palazzina
gli scellerati erano tre
l'han' ammazzato senza il pèrchè

ANGELA: Io mi ricordo una storiella cantata da un cantastorie sulla piazza di Senigallia, quella tra la piazza della stoffa e la piazza della verdura, di fronte a Mancinelli.

"Gina Forni gentil pastorella
Che l'amore faceva con Tito
Lei sperava che presto marito
Suo ne fosse gentiler così.
"Senti oh Gina io non posso sposarti"
Lei si dò con gran pena a cucire
Una monnica volle apparire
Una vesta infatti si fa.
La domenica appena sull'alba
Lei da suora si veste e va via
Chi la vede non sa chi ella sia
E in chiesa si va.
Già gli sposi son nell'altare
Mentre il prete li unisce e gli dice
"Questa coppia sia sempre felice
e dividerli nessuno potrà"
Escon fuori di chiesa gli sposi
A braccetto tranquilli e contenti
Ad un tratto esce fuori
Una bella e gentil monachella
impegnando (impugnando) una rivoltella
All'amante lei dice così:
"Non per te questa festa di gioia,
ma sarà solo festa di sangue,
tu non pensi a chi soffre e chi langue
trascinata dal tuo disonor."
Mentre Gina fugge lontana
La sposina si getta su Tito
E piangendo abbraccia il marito
Che tradita quel dì la lasciò.
Gina corre e va a casa
Si rispoglia la veste poisticcia
Di vestirsi di nuovo si spiccia
e di corsa in caserma lei va.
Ripresenta si triste e tremante:
"Ho ammazzato il mio amante
che tradita un dì mi lasciò
Quanto prima dovrò partorire
Questo figlio sarà del peccato
Per un tenero amore ho sbagliato
Ora date giustizia di me".
Nella cella la Gina che piange,
lei si pentì di averlo ammazzato,
Giorno e notte in preghiera lei sta.
Non più bianco il vestito da sposa,
ora porta la bionda Maria,
come pazzaella va per la via,
piange e implora il suo Tito così".

....continua...

giovedì 25 marzo 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA......


Seguito...Capitolo 2° CRESIMA E COMUNIONE

DINA: La cresima una volta si faceva a sei anni e capirai non se capiva nient. Si dava da intend che il Vesc'v ci metteva il chiod n'te la fronte. Quando l'ho fatta io c'era un fiol che piagneva... si sentiva l'eco.
ANGELA: siamo andati alla festa a Sant'Angelo, c'era un gruppo di ragazzi che avevano fatto la Comunione.
MICHELINA: per la Cresima la mia mamma mi ha regalato un bel vestitino, bello come quello non l'ho più visto: rosa, l'aveva fatto la sarta!
ANGELA: La Cresima si faceva a sei anni, la Comunione dopo.
DINA: La comunione era più semplice, le madri portavano le candele, i fioli i fiori.
FAUSTINA: Si faceva a gara a chi aveva la veste più bella e la candela più grossa da dare al prete.
DINA: Dopo il prete si è stufato de scioglie quelle candele grosse, le ha comprate tutte uguali ed è finita l'invidia.
ANGELA: Al Portone, per i bambini poveri e i bisognosi, alla Cresima, Comunion, matrimoni...il prete, Don Giovanni, gli pagava il vestito.
TERESA: Alla Cresima avevo un vestito lucido, bianco con le rose in fondo.
MICHELINA: Ci ho pensato !! Prima si faceva la Comunione e poi la Cresima!
ANGELA, DINA, FAUSTINA: No, no, no, prima la Cresima...la Cresima poi la Comunione. Ora si fa il contrario.
MICHELINA: Al matrimonio si faceva Comunione, Cresima e matrimonio, si non avevi fatto prima questi sacramenti!
LUCIANA: Io ho fatto prima la Comunione e poi la Cresima, il giorno prima la Comunione e il giorno dopo la Cresima.
ANGELA: Io ho fatto prima la Cresima e poi Comunione, nello stesso giorno e il curato mi ha regalato lui il vestito, io sono nata nel '20, fa un pò te i conti!
MICHELINA: Io sono nata in Aprile del '33, quando i rospi vanno in amore!
ANGELA: Il Dottor mio era ebreo, ha sposato una cristiana, hanno fatto sposalizio per loro, Cresima, Comunione a lora e a tutti i figli.
ARNALDA: Io nel '23 ho fatto la Cresima, nel '25 la Comunion. Mi hanno regalato poca roba...quella volta...mi hanno fatto le boccole ((gli orecchini).
TERESINA: Usava anche un anello, un braccialetto...
FAUSTINA: una catenina. Capirai la vesta mi ha servito per la Cresima e Comunione mia e per tutte le mie sorelle.
ANGELA: Anche da noi i vestiti si riciclavano. Mamma era malata e papà asmatico non c'erano tanti soldi.
FAUSTINA: Dopo la Cresima e Comunion c'era il matrimonio.
MICHELINA: Io avevo delle scarpe di legno fatte dal falegname, le ho portate fino a quando mi sono innamorata di mio marito.
ANGELA: Io, dopo scalza, portavo i zoccoli fatti da papà e sopra la gomma di bicicletta.
TERESINA: I zoccoli si portavano tutto l'inverno...ci si metteva un pò di sogna (grasso di maiale) per non farli crepare e farli ammorbidire. Avevano i lacci sopra legati fino alla caviglia. Erano chiusi in punta i miei! Tenevano caldo perchè dentro ci si metteva la lana.
MICHELINA: Con il freddo venivano i geloni.
ANGELA: Noi sfregavamo le mani sul muro per riscaldarci!
ARMELINDA: Anch'io l'ho portati da fiola. L'aveva fatti q'el poro babbo

continua....

lunedì 22 marzo 2010

UTILE ISTRUTTIVO E DILETTEVOLE


di Franco Giannini

Per la seconda volta nell'arco di 24 ore, ho avuto la possibilità di poter comprendere come sia possibile coniugare politica e cultura.
Finalmente mi si dà l'occasione di poter usare quel termine privilegiato di ECCELLENZA, in verità un pò inflazionato in questo ultimo periodo dall' egocentrismo esasperato di una campagna elettorale fatta di plurali maiestatis, spese pazze, attegiamenti divistici, "amarcord" del fatto (bene?) , sempre dimentichi però del "trascurato!".
Infatti ieri nella piazza del Foro Annonario ho potuto assistere all' Eccellenza di uno spettacolo esclusivo di carattere Eco-musical-educativo, dove la campagna elettorale si è fatta piccola, piccola, lasciandosi intravedere solo come semplice cornice.
Parlavo di 24 ore, perchè il giorno prima la lista civica Marcellini Sindaco, alla Chiesa dei Cancelli aveva proposto e regalato, a quanti avevano voluto assistere, un'altra squisitezza culturale con la declamazione di poesie della poetessa Alda Merini in occasione della ricorrenza della sua nascita. Entrambi i due eventi scoperti, suggeriti e coordinati dalla Dr. Letizia Bevilacqua
Poesie recitate da attori legati fisicamente al problema dell'handicap, cosa che ha legato l'aspetto del sociale a quello culturale: con fatti e non parole.
Al Foro, invece si è voluto legare l'aspetto ecologico, l'educazione al riciclo di oggetti con un recupero ed un restauro, alleviato, diciamo così, dal potere partecipativo che la musica offre sempre nella collettività che è presente all' evento.
Una Band composta da quattro giovani, bravi, spritosi nelle loro battute, coinvolgenti nelle loro gags con il pubblico.
Se fossi un giornalista direi che le persone presenti erano sull'ordine delle 250 unità, secondo le forze dell'ordine, ...pardon, secondo le forze politiche avversarie....molte meno, appena una quindicina. Però, quello che mi ha fatto più piacere è stato vedere visi di persone note (Vip?), "camuffate" negli "abiti civili" che la giornata festiva prescrive...il cane, la figlia, la moglie al braccio! Ed ancor più piacere ho provato nel vederli attenti e piacevolmente interessati alla rappresentazione. L'unico assente, o forse c'era, ma era troppo ben "camuffato" qualche Vip dell' Eccellenza della nostra differenziata. Ed infine, per chiudere la rappresentazione come solo loro potevano fare, i ragazzi della Band RCM hanno ringraziato il pubblico ed lo sponsor della manifestazione...uno sconosciuto Massimo Marciarelli subito corretto in Massimo Marcellini.

Ps: A gentile e "forzata" richiesta del mio capolista Leonardo Marcheselli... un uomo da ....Votare

giovedì 18 marzo 2010

GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA.......


Seguito del Capitolo 1° LE FESTE:

FAUSTINA: La Festa di Santa Misericordia si fa a Castelbellino. E' venuto il Cardinale ed ha fatto un inno alla Madonna intitolato "Il vecchio castello"...c'era il castello del principe. C'era la Musica Arabita che suonava gli strumenti, mi fiola una volta l'ha registrata.
DINA: Alle Grazie c'era San Pasquale.
DINA: San Pasquale: la benedizione dei bambini.
LIDIA: Io ci sono andata alla festa di San Pasquale, c'erano i foghi la sera.
AURORA: le donne a San Pasquale ce vanno a raccomandasse per trovà marito.
MICHELINA: c'era una signorina che si doveva sposare allora una vicina di casa le ha detto "Quando ti sposi devi portare un regalo al prete". Dopo un pò ha chiesto "Hai preparato la roba per il prete?" e lei ha detto "Si, l'ha preparata la mamma, gli ha preso una gallina" "allora ce l'avete le galline?" dice la vicina e la ragazza "Si, ne avevamo tre e ora ne sono rimaste quattro"....l'ignoranza....doveva dire due.
FAUSTINA: Vorrei raccontare la storia di San Giuseppe, ma è un pò lunga....

"San giuseppe, vecchierello,

porta il foco sotto il mantello
per scaldare il suo bambinello
per farlo grande e grosso insegnandogli il
Pater Nostro
Padre nostro alla romana
benedetto chi l'impara,
L'imparava San Martin,
la leggeva Pellegrin.
La Madonna incoronata dice ad alta voce
"Gesù Cristo morto in croce"
"Dove andate Madre Maria"
"Vado a trovà il figlio mia!
Che l'avete visto invelle?"
"L'ho visto su pel monte
con le mani piegate e giunte,
con la croce a spalla
che la portava
e non podeva"
Sona sona campanella
Gesù Cristo è morto in terra."

ANGELA: A Montignano facevano la Festa del Cuntadin, si "magnava" e ballava.
FAUSTINA: Te sei de Muntignan? C'ho i parenti a Muntignan?
ANGELA: Mi volevano dà il premio per ballà il valzer con uno, l'avevano detto dal palco, però mamma mi ha portato via, mi hanno cercato ma non mi hanno trovato invel (da nessuna parte).
LEDA: alla Festa del Cuntadin c'era un pò de tutto: pasta,...
ANGELA: fava. C'era una mucchia de gente!
FAUSATINA: Io stavo a Corinaldo, c'era come protettrice Sant'Anna. Mi ricordo una storiella:

"Sant'Anna gloriosa
che è sempre vittoriosa
io bramo di cantare
da cher paese (quel paese) a tutti
senza conquistà
il vostro gran miracolo facevo cigolà.
Tre povere zitelle che piangono per via
io vengo come zia
son pronta a ripagar
e dal padron si porta
e lei gli disse in parve
mai più la vidi appresso
pensando fra se stesso
che donna mai sarà."

MICHELINA: ci mostra l'immagine di San Giuliano, canta la melodia del Santo e legge la didascalia dietro la foto.

O Dio
onnipotente ed eterno
che al Santo Martire Giuliano,
nostro protettore,
hai dato la forza
di sostenere fino all'ultimo
i tormenti del martirio,
concedi anche a noi
di affronbtare, per tuo amore,
le avversità
e le prove della vita
e di camminare
con entusiasmo
incontro a te
che sei la vera vita.

AURORA: Quando si andava a ballare, il padre di mamma suonava l'organetto, così, quando lui andava a suonare, ci andava pure mamma: era una brava ballerina! Poi, si faceva le castagnole e a mezzanotte del giovedì grasso si mangiavano.
MICHELINA: Io vi devo dire una storia, ma non è una storia. >Una ragazza che si era sposata, per fare il viaggio di nozze stava sopra l'asino che lo sposo teneva e portava a piedi e poi andavano a fare il pic nic.
AURORA: Alla fidanzata invece si portava soprattutto le arance a Pasqua o a Natale.
AURORA: Quando saltavi tiravi su la gonna da una parte e se vedeva le mutande. Il Saltarello è un ballo più svelto, la Furlana un pò più lento.
ORNELLA: o alle feste non c'andavo, a Senigallia ci stavo poco, stavo in Svizzera. Mi ricordo la Festa di San Pasquale, veniva la gente da fori, si andava al cimitero poi c'era benedizione e festa. Si cantava: "Noi siamo a Senigallia, noi siamo belle donne, noi siamo le colonne della città. " A Senigallia c'era sempre Giosuè, un uomo che vendeva gli ombrelli in piazza, lui sapeva sempre dove c'erano le feste. A Senigallia si diceva :"se guardi la buga della Diamantina" (le nuvole sopra Scapezzano), guardi che tempo fa. Quando c'erano le nuvole bianche significava vento, grigie puioggia e nere temporale. Io so figlia di un marinaio le conosco le nuvole. Poi a Senigallia se andava a magnà da Nion de Magnon sulle mura di Senigallia (vicino porta Fano). Anche Mussolini c'è andato, ha magnato e bevuto e non ha pagato. I Mignon erano due fratelli uno vendeva da magnà e uno da beve.

Continua.....

venerdì 5 marzo 2010

SENIGALLIA :GLI OSPITI DELLA CASA PROTETTA SI RACCONTANO...seconda parte


E' di alcuni pomeriggi or sono, che nella sala convitto della Casa Protetta (ex IRAB), è stato presentato il secondo volumetto in cui sono raccolti tutti i ricordi dei tempi passati che gli Ospiti della Casa ci hanno trasmesso, chissà, forse con un tacito desiderio, degli stessi affinchè non vadano perduti nel tempo. Hanno provveduto a questa raccolta, con infinita pazienza e tantissima professionalità (come si deduce dalle loro riflessioni e spiegazioni), la psicologa e psicoterapeuta Laura Pedrinelli Carrara, l' assistente sociale Silvia Bernacchia e la sociologa Alessandra Durastanti.
Il primo volumetto si intitolava "Il mondo è cambiato un bel pò", questo secondo invece porta il titolo di "Tra quella volta e adè è passato il tempo!".
Anche ora, con questo secondo volumetto, ripetendo quell'esperienza fatta con il primo pubblicherò a puntate un capitolo alla volta. Sconvolgendo un pò le normale pubblicazioni, quando si presenteranno i capitoli pù brevi, inserirò prefazione e commenti che solitamente vengono postati o all'inizio o alla fine. (F.G.)
***
Le Nostre tradizioni raccontate durante i gruppi di condivisione dei ricordi del 2009 dagli anziani della Casa Protetta.

a cura di: Laura Pedrinelli Carrara - Sivia Bernacchia - Alessandra Durastanti

Saper invecchiare è il capolavoro della saggezza e una delle cose più difficili nell'arte difficilissima della vita (F . Amiel)
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Capitolo 1° - LE FESTE

DINA P: Una volta le feste erano legate alla religione: Sant'Agata protettrice della gioventù, Sant'Attanasio protettore del paese, Sant'Antonio protettore degli animali...
Durante la festa della Candelora si benedivano le candele poi si portavano a casa, perchè così portavi a casa la benedizione.
IRENE: A Scapezzano d'estate c'era la musica...si faceva una grande gallina di cartone...era marzo, forse!
MICHELINA: Al mio paese, Accettura in provincia di Matera, il giorno della Candelora si andava in chiesa per la benedizione e se avevi a casa un malato dovevi mettere la candela benedetta vicino al letto.
ARNALDA: Signorina, signorina, signorina....
DINA: Ha detto la candelora!! La ca-nde-lo-ra, la conosci?
ARNALDA: Ad Arcevia non mi ricordo che festa c'era.
DINA: San Medardo! C'era la festa di San Medardo ad Arcevia. Per esempio a Roncitelli c'era Santa Liberata protettrice del paese.
STELLA: Io c'ero proprio nata a Roncitelli. Alla festa c'era la processione.
DINA: C'era la statua grossa con due bambini perchè Liberata li aveva trovati e con un miracolo gli era venuto il latte per allattarli...per questo è diventata Santa!
STELLA: Si mettevano i teli rossi sulla finestra.
MICHELINA : Una zia di mio padre ha fatto una coperta all'uncinetto e l'aveva prestata ad una amica per fare un altarino sulla finestra. Da quanto era bella non è più tornata, la coperta s'intende!
Continua.....