venerdì 12 gennaio 2018

La Sanità Provinciale ? una lotta tra poveri...

...dove una politica (con la p  minuscola, come del resto è il loro misero operato)  che "pilota" Amministratori - marionette, e nel contempo assiste imperturbata, distaccata e quasi con un fare piacevole a questo loro  azzuffarsi.

Ma a quanto pare, diciamo fortunatamente, non tutti sono concordi a lasciarsi manovrare come costoro vorrebbero. 
Strano però, come sulle pagine di FB, dove ogni banalità viene discussa (discussa forse è una parola grossa) ampliata, enfatizzata, tanto più quando si tratta della salvaguardia del nostro Ospedale, questa volta nessuno abbia fatto tutto questo. Evidentemente o già il problema, o meglio l'uso del plurale "i problemi" sull' Ospedale sono superati o gli articoli gli articoli apparsi e di cui di seguito allego i link, sono sfuggiti:



http://www.centropagina.it/jesi/continua-questa-deriva-dellospedale-non-piu-disponibili-vedere-li-nome-carlo-lettera-aperta-della-famiglia-urbani/

Non voglio neppure pensare, che la disattenzione sia dovuta, perché essi riguardano i nostri vicini, quindi ritenuta cosa che a noi non interessa ! Perché così non è ! Se noi Senigagliesi, siamo messi male, questi non stanno assolutamente meglio. Diciamolo francamente : è la storia di due Comunità Sanitariamente sfigate. Anche gli Jesini, hanno avuto promesse, come le hanno fatte anche a noi e poi alla fine, senza neppure pensarci, per via della loro leggerezza, gli amministratoti tecnici e politici hanno, sono sicuro senza neppure volerlo, ridicolizzato un nome illustre della storia della medicina che ha pagato con la sua vita gli studi sulla SARS. Ed ecco che infatti i suoi famigliari si sono fatti sentire.
E' così che si apre la lettera della Famiglia del Dr. Carlo Urbani alle personalità (si fa per dire) regionali :" “È sempre più insistente l’ipotesi di ulteriore ridimensionamento dei servizi dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi, una realtà che nelle intenzioni della Regione doveva essere un fiore all’occhiello della Sanità Marchigiana..."
Nel leggerla, se non fosse stato per il nome del Dottore e per la localizzazione cittadina dell'Ospedale, avrei potuto pensare che si parlava di Senigallia : Ridimensionamento a cui fa da sponda anche un'intenzione della Regione di farlo diventare un fiore all'occhiello della Sanità Marchigiana.
Da quello che risulta, quindi, è che promettono sempre e poi non mantengono mai.
La Sig.ra Giuliana Chiorrini, moglie del Dr. Carlo Urbani, a quanto si può leggere, non ci sta a questo comportamento annunciando di togliere il nome del marito dall' Ospedale Jesino.
Sembra che appena la lettera della Sig.ra sia giunta ai destinatari, qualcosa si sia immediatamente mosso ed addirittura per il 15 del c.m. ci dovrebbe essere un sopralluogo, con la Sig.ra presente, onde prendere visione sul posto delle reali situazioni dell'Ospedale di Jesi.
Intanto si prendono qualche giorno, per buttare sotto il tappeto quanto più polvere possa essere possibile, a cui farà seguito un ulteriore richiesta di tempo per sistemare tutto quello che ancora non era stato fatto, ma che era da tempo, diranno, in agenda.
Ma la Sig.ra, a quel che sembra, non è una persona disposta a farsi prendere in giro, e quindi voglio pensare, che almeno i cittadini di Jesi possano avere tra un po', grazie e solo al nome del Dr. Carlo Urbani e alla determinazione dei suoi famigliari, una struttura adeguata alle promesse fatte. 
Cosa che invece l' Ospedale di Senigallia non potrà mai avere, non avendo, purtroppo, nei suoi annali nomi di medici celebri.









di Franco Giannini

giovedì 21 dicembre 2017

Sembrerà strano, ma qui non è l' UTIC, bensì il servizio CUP...

... a far parlare di se.

Se vuoi un giudizio qualitativo su di un servizio che sia il più vicino possibile alla realtà, il consiglio è quello di stare in mezzo alla gente, ascoltandola con grande interesse ed incentivandola a parlare e cercando di entrare nei dettagli. A questo esame deve poi essere tolta, come si fanno in alcuni sport del voto più alto e quello basso, nel nostro caso la parte dei responsi contrassegnati da termini come  "eccellente" o quelli come "pessimo". Il dato che ne verrà fuori, sarà la percezione, quasi esatta, che l'opinione pubblica ha di quel servizio. Come in fatto di ripresa che dicono che ci sia, ma la gente, che è la cosa più importante, non se ne accorge
Per tastare il polso a come vanno le cose in Sanità, basta sedersi in una sala di aspetto di un qualsiasi reparto ospedaliero e buttare lì la solita frase, che fa da passepartout di una conversazione, come la giornata fredda, piovosa o altra similare. Poi da quella si passa al "...hanno iniziato a chiamare ?...".

Io ieri, invece, sono stato più fortunato, perché non ho avuto bisogno di intavolare questi convenevoli. Entrando ho trovato una conoscente, che da tempo non vedevo e che dopo avermi relazionato sulla salute dei componenti della sua famiglia (lei ed il marito entrambi anziani e con non pochi acciacchi) ha cominciato a lamentarsi del sistema sanitario. Le lunghe file alla cassa per un timbro di esenzione, il fatto che se hai bisogno di una visita devi aspettare un anno... insomma le solite lamentele, tutte vere per carità, ma che rientrano in quelle che sono oramai di carattere cronico e che saranno sempre più difficili (almeno qui a Senigallia, degli altri posti me ne può fregar di meno) da far scomparire.
Poi dopo una pausa di silenzio, eccola che ritorna a bomba :
" Vuoi sapere l'ultima Franco ? Ma a proposito, te scrivi ancora sul giornale ?...". Ed io di rimando :
" Si e No, non sono più assiduo come una volta, oramai anch'io so vecchio,  ma perché che cosa ti è accaduto, raccontami ?".
:" Ma io dico che questi stanno a dare i numeri... Vedi, questa macchiolina ? E' da un po' di tempo che ce l'ho, ma giorni fa sono andata dal mio medico di famiglia per farmi prescrivere le medicine per mio marito e con l'occasione gli ho fatto vedere la macchia. Mi ha guardata e mi ha detto che non dovrebbe essere niente di grave, per non dirmi la parola tumore, ma mi ha fatto l'impegnativa per una visita specialistica. Oggi oramai i dottori di famiglia si lavano le mani, non si prendono responsabilità e ti sbattono o a fare gli analisi, le tac o come nel caso mio in mano agli specialisti. Mi sta bene, se fossero tutte cose possibili subito... Ohhh, dico subito, no oggi per domani, ma manco oggi per 12 mesi, che fa tempo a nasce un somaro o a pjam' 'n colpo. E te dicevo, allora mi fa questa impegnativa che ieri pomeriggio porto al Poliambulatorio di Campo Boario per prenotare una visita, e guarda senza scegliere un medico di preciso... el primo che capitava. L'impiegata guarda e me fa - a Senigallia non ci sono posti può andare in uno di questi comuni... - e mi fa una lista dei paesi qui intorno sempre voti perché non ce va nessuno. No no, grazie, vedrò come posso fare. E chi mi ci porta poi, te sai come sta mi marito. Però non me do per vinta, te sai come so fatta. Prendo la bici e vado al CUP dell'Ospedale, visto mai. Anche li la solita procedura con l'aggiunta comprensiva dell'impiegata che mi suggerisce di sentire magari il medico di famiglia se posso attendere o se si tratta di una urgenza. Ringrazio, saluto, ma credi pure, ero furibonda.
La mattina prendo la bici per andare a fare la spesa al mercato, apro la borsa e me ritrovo sta ricetta e così, non so né perché e né come, mi sono detta, ritorno al Poliambulatorio e se c'è l'impiegata del pomeriggio, vorrà dire che vado via, ma se c'è qualcun altro, io ci riprovo, visto mai?
Guarda il caso, c'era un'altra impiegata. Senza dire nulla, con la faccia tosta che mi ritrovo, presento la ricetta, vedo che guarda sul Computer e mi fa - le va bene per il giorno X di Gennaio ? - ed io incredula - ma a Senigallia ? - si signora - mi conferma l'impiegata. Lascio passare che svolga tutte le sue pratiche e poi ritirando le mie carte, faccio, fregandomi di passare per scema - Ma chissà perché al CUP dell'Ospedale mi hanno detto che non c'erano posti ? 
L'impiegata di rimando - possibile signora, perché loro hanno un altro sistema. - Onestamente me l'ha spiegato, ma non ci ho capito niente. Ma quello che mi premeva l'ho ottenuto ed il perché facciano così passa, per me in secondo piano. Però non mi vengano a dire che sono organizzati."

Io invece, potrei anche parlare, se non mettessi in luce persone facilmente rintracciabili, di quanto avveniva un paio di giorni fa con  le impegnative non possibili da convalidare alla cassa (hanno un mese di validità e poi decadono) perché l'agenda 2019 non era (non so se l'abbiano poi aggiornata) ancora attivata.

Ma a qualcuno molto probabilmente, più che i fatti in se stesso, immagino interesseranno l'uso dei congiuntivi, o magari il parlare bene di una ciofeca di ministra da "do soldi" tra le peggiori mai avute in questo campo, altri metteranno in dubbio la verità del fatto, altri ancora si arrampicheranno sugli specchi magari scaricando le colpe sugli impiegati (pazienti e gentilissimi) che colpe non ne hanno. Io invece, da povero "zuppo di terra", mi auguro  che almeno uno che conosca il mio stesso linguaggio popolare, lo usi per spiegarmi il perché avvengono questi misteri in così tanto splendido mare (o male??) organizzativo.
Altrimenti, consiglio, quando avvengono questi fatti, di non abbattersi, ma essere ogni giorno lì a rompere i... (a scocciare) chi alla fine non ha alcuna colpa, con la possibilità che qualche cosa si sblocchi.







di Franco Giannini  


mercoledì 20 dicembre 2017

UTIC ? Gente SVEGLIATEVI... Altro che respiro di sollievo...

... ma se sono tutti con il fiato sospeso !!

Questa mattina ricevo questo messaggio da un amico :"Buon giorno Franco... ho le idee confuse ma c'é o no  UTIC a senigallia??????
Da qui la mia risposta :" Al momento sembra un NI, perché una scrittura che confermi qualche cosa di nuovo non  esiste. Sto recandomi proprio ora in H per il controllo periodico del Pacemaker in Cardiologia. Vedrò di saperne di più e ti farò sapere. Ciao". 
E poiché ogni promessa è debito, ma l'avrei fatto ugualmente in quanto me lo ero ripromesso fregandomene del fatto che è un conflitto d'interessi (i miei !!). Del resto se lo fanno quelli più in alto, lo posso fare anche io, ultimo della specie. No?
Dunque, circa tre ore e mezza fa di oggi 20 c.m. mi trovavo in Cardiologia per il periodico controllo del Pacemaker (è dal 2004 che frequento quel reparto e conseguentemente conosco un po' tutti) e dopo il controllo per un dovere civile ed ancor più di umana riconoscenza, come sono uso fare, ma visto il momento, ancor di più, sono passato a salutare e fare gli Auguri di buone festività a quelli che ritengo, seppur da ateo quale sono, quei miei Angeli di tanti anni fa. In verità però con la volontà di cercare di saperne di più. E che cosa ho scoperto? Semplicemente, la butto in risa seppur sarebbe da piangerci, ho trovato che la divisione dell' UTIC tutta, vive in una fase di apnea, altro che, come qualcuno dice, può tirare un respiro di sollievo per la sua conferma nel suo ruolo. 
Non fidandomi di uno, ho continuato la passeggiata per i corridoi ed ho chiesto allora a diversi conoscenti e tutti si sono detti che nulla di ufficiale e di nuovo è ancora loro pervenuto e che per il momento si è rimasti in un limbo che forse solo nel silenzio delle Festività o alla vigilia elettorale forse si sbloccherà. E quando allora ho chiesto loro sorridendo dove mi dovrò recare per sostituire il PM, mi son sentito rispondere con un altro ironico sorriso "... a Fabriano", per poi subito aggiungere "... ma non è una certezza, perché ci batteremo fino alla fine..." Altro che respiro di sollievo, dunque, gli operatori sono tutti super imbufaliti (attenzione signori politicanti e manager, c'è un fuoco, il peggiore di tutti, quello che cova silenziosamente sotto la cenere) e credo quindi che non subiranno in silenzio ed a capo chino, gli ordini di loro Maestà (o almeno loro così si reputano dall'alto della loro supponenza!!).
Egoisticamente, mi hanno fatto presente che il mio PM ha benzina ancora per 5/7 anni e che considerando i miei 75 anni già superati "spero che me la cavi" dal non dover andare in terra straniera confidando proprio nel " non cavamerla" chiudendo gli occhi prima.
Ma questa volta, se anche la mia si trattasse di una fake News, ma solo perché male informato, non attendetevi che faccia macchina indietro con una mia nuova educata richiesta di scuse. Lo giuro!! Preferisco essere ineducato rispetto alle vostre esibizioni da politici da due soldi. 
I vostri comunicati dettati dall'alto di una politica di partito, sono da voi scritti in modo volutamente "ingavinato" (come si dice a Senigallia) per far capire al "popolino" poco e male. 
E con questo ulteriore peccato che vi portate nella coscienza (??), altro che AUGURI, ma spero solo che il Vs. Babbo Natale (perché immagino che i politicanti tra i loro privilegi ne abbiano uno personale con un solo occhio e che veda tutto distorto), vista la sua età, s' inca@@@ anche lui e vi porti una vagonata di carbone, come del resto meritate.








di Franco Giannini  

lunedì 18 dicembre 2017

Come ci si augurava IL BUON NATALE...

... ben 174 anni fa... E come lo vorrei  fare, oggi, io con la storia della cartolina. 

Siamo nel 1843 quando viene disegnata la prima  cartolina natalizia ufficiale, che la storia ricordi.
Il disegnatore, come ci viene ricordato da Wikipedia, era un certo John Callcott Horsley.
Ma il padre dell'idea fu invece un  certo Sir  Henry Cole, impiegato delle poste britanniche, nonché imprenditore e disegnatore anche lui, che commissionò all'amico Callcott, di eseguirgli un bel disegno da mandare ai suoi amici per le festività. Venne fatto il disegno, ne vennero stampate in litografia 1000 copie che vennero poi dipinte a mano da un certo Mason, pittore di professione. Costo di ciascuna cartolina fu di 1 scellino. Una vera opera d'arte manuale.
L'avvento dell'industrializzazione fa si che, diminuiscono i costi della produzione, si allarga la moda di scambiarsi gli auguri in questo modo, aumentando logicamente la richiesta di tale servizio.
Per andare ai giorni nostri, forse si toccò l'apice del numero delle cartoline spedite, ogni anno, intorno agli anni '90, quando le cartoline scambiate nei soli USA toccarono la cifra di oltre 2 miliardi e mezzo di pezzi.
Oggi, questa tradizione, non certo degli auguri, bensì del veicolo artistico del come scambiarseli, va via via scemando. Internet ha preso bene o male (per me forse troppo impersonalmente e prepotentemente) il suo posto.
Non ci si ferma più davanti alla vetrina  espositiva con tutta la gioiosa mercanzia di colori, disegni, suddivisa con immagini di presepi, alberi e Babbi Natale, Renne e chi più ne ha più ne metta. Non si osserva più in silenzio quelle cartoline multicolori calcolando nel contempo, magari in silenzio o chiedendo a chi ci accompagnava, il numero delle cartoline da acquistare necessarie per soddisfare il numero degli amici e dei parenti, che magari in quello stesso momento facevano altrettanto.
Ricordo che la scelta era una cosa lunga, meditata. Magari se ne prendeva una che poi si rimetteva al suo posto, perché una più "bella" aveva colto la nostra attenzione, o supponevamo fosse più indicata al personaggio a cui avevamo deciso di inviarla.
Si acquistavano poi qualche cartolina in più, non si sa mai che non ci venisse a mente, all'ultimo momento, qualche nome che avevamo dimenticato di inserire nell'elenco?, perché intanto a male non andava, in quanto l' avremmo usata l'anno prossimo. Cosa che poi non avveniva mai, perché l'anno prossimo ritenevamo che fosse superata e "antica".
Poi, da prima il telefono, e poi il computer con la sua posta elettronica, poi le Poste che hanno ridotto il ruolo del portalettere e che oggi ti consegnerebbero (sempre che non vada perduta nel corso dei  passaggi dei vari appaltanti) a Pasqua, per non dimenticare poi gli Smart.
Quello che non è scomparsa è l'usanza di scambiarsi gli auguri, solo che oggi con l'avvento degli Smart, dei PC, dei Social Networks, non sai mai se si tratta di un atto dovuto, quasi amministrativo, uguale per tutti e che con un semplice click mandi al mondo intero, oppure un'espressione di un sentimento vero e sentito, che una volta ti mettevi a pensare con tutta la famiglia che ti faceva da contorno e che poi veniva scritto da chi aveva una bella calligrafia.
Io i miei, seppur non attraverso una cartolina, li posto qui in fondo, destinati a chi avrà avuto la pazienza di arrivare a leggerli. A chi non ha il PC provvederò, logicamente, in altro modo.

A TUTTI VOI, 
I MIEI PIU' CARI SINCERI 
AUGURI DI UN 
FELICE E SERENO 
N  A  T  A  L  E,
 UNITAMENTE ALLE VOSTRE FAMIGLIE







di Franco Giannini

venerdì 15 dicembre 2017

DOVEROSE LE SCUSE, non di certo i Grazie.

Mantenere le promesse, anche per me, è un punto fermo.

A volte la rabbia, ancor più quando dettata dall'impotenza del poter fare, ti toglie la luce dagli occhi e ti porta a vedere il buio più assoluto.
E quello che mi ha fatto perdere la luce dagli occhi è stata da prima la paventata soppressione dell'UTIC del nostro nosocomio e per secondo il modo di porsi, un po' da primi della classe, dei cinque personaggi che hanno sempre gestito tutta la situazione. Avevano parlato di congelamento della determina nel corso di una commissione ad Agosto, ma parlato e si sa come in politica il parlare vale ben poco, perché il mai dire mai è sempre dietro l'angolo. A cui ha poi fatto seguito un seminare di date espresse in mesi, alla scadenza dei quali, si sarebbero veduti i risultati. Ed anche a queste io ho creduto poco, anzi con tutta onesta, nulla. Però, evidentemente, mi sbagliavo e proprio perché sono solito metterci la faccia su ogni cosa che faccio e dico, avevo anche io promesso che sarei stato oltremodo felice se Babbo Natale, mi avesse portato per regalo la notizia che il mio pessimismo era sbagliato. A quel punto avrei chiesto pubblicamente ed umilmente scusa, come sarebbe stato giusto che facessi.
E qui, dunque, sono a farlo nei confronti di quei cinque signori, che come non avevo nominato prima, non nomino neppure ora (Ma loro sanno chi sono). Anche perché, proprio direttamente nei miei confronti, uno di questi signori, piuttosto che usare una normale dialettica e magari cercando di spiegarmi dove sbagliavo, ha preferito tagliare i ponti su di un social network, e con spocchiosità neppure mal celata ha espresso con il suo gesto il suo pensiero offensivo di :" Ma stai zitto tu che sei un povero imbecille". Per quanto riguarda gli altri quattro o non mi hanno neppure letto oppure ritenuto giustamente solo uno dei tanti insoddisfatti. 
Vorrei però far notare che sia le scuse che i grazie, possono essere di due tipi: le sentite (e sincere) e le false (o più che false dettate dalla buona educazione).
Le mie scuse appartengono alla prima tipologia, se dovessi esprimere il grazie, cadrei nella seconda. Ma io tra i tanti difetti che ho, non conosco quello della falsità.
Ecco perché non dico grazie! Quando andavo al lavoro e smarcavo il cartellino puntualmente, nessuno giustamente mi ha mai detto grazie, perché svolgevo  solo unicamente e coscienziosamente il lavoro per cui ero pagato. Idem quindi per chi si è impegnato a portare a termine i problemi di cui ho parlato e che ancora, però, non sono stati portati a termine nella loro totalità.
Ieri sera seguivo il Consiglio Comunale, o meglio ne ho seguito solo degli spezzoni, per via di interruzioni audio-video causati da motivi tecnici, ed ho potuto ascoltare che si ritornerà di nuovo in Commissione Sanità, perché ancora si lamentano dei disservizi.
E quello proprio di cui si parlava maggiormente, era la gestione del flusso di utenti al Laboratorio analisi, con lunghe file. Cosa che proprio questa mattina ho potuto toccare personalmente con mano.
Sarà stato un caso fortuito, ma ieri essendo venuto a conoscenza che era passata al Senato la legge sul Biotestamento  che la determina UTIC era stata riscritta e che il mattino dopo (oggi 15 c.m.) dovevo sottopormi ad un intervento (piccolo) per l'asportazione di una ciste dentale, mi son detto rorridendo che male che fosse andata mi sentivo più protetto. Visto il ritorno ufficiale del supporto dell'Unità di Terapia Intensiva e vedendola proprio nera, avrei potuto rifiutare di prolungare questo vivere male, barattandolo con una morte almeno dignitosa.
Fatto è che questa mattina mi sono sottoposto all'asportazione. Perfetto tutto il servizio offerto, partendo dalla puntualità rispettata, dalla professionalità del medico a quella dell'infermiera. Del resto in tutto il reparto altri non c'erano. Comunque tempo effettivo tra preparazione, intervento, pratiche burocratiche e saluti al medico: totale, 27 minuti.
Passaggio alla cassa del Laboratorio Analisi per timbro di esenzione e rilascio della busta contenente il campione prelevato per gli esami di routine, tempo effettivo 43 minuti, poi considerando che non era ora di punta, perché erano le 11,45. E questo, dopo il mini intervento, in piedi, in fila, con il dolore che si faceva strada, terminando l'effetto dell'anestesia.
E questa è solo una delle problematiche, piccola per carità, che ancora sono da risolvere, alle quali si devono aggiungere i problemi della TAC un giorno funzionante e due no, la Risonanza Magnetica con gli imbianchini ancora in casa, l'Ottorino, l'Oculistica, il PS e potrei continuare, basterebbe ascoltare chi è in prima linea ogni giorno.
Potrò essere considerato anche un ficcanaso, seppur mi ritengo più un mediocre osservatore, ma mi mi piace soffermarmi sempre a considerare i piccoli aspetti per poi proiettarli in grande esaminando il risultato. 
Nella sala d'aspetto (4x4) ho contato ben 12, dico dodici cartelli con avvisi vari, rivolti al pubblico, fermati sul muro con pezzi di adesivo (in qualche altro reparto, usano perfino pezzi di cerotto). Ma dico, possibile mai che non sia venuto a mente a nessuno, di far costruire  una specie di bacheca di cartone (ci sono quei ragazzi e ragazze del servizio civile in radiologia che ne hanno di tempo disponibile !) dove porli tutti uniti. Sarebbe una dimostrazione di organizzazione, di ordine e di pulito Non parlo poi dell'ubicazione del bagno (1,5x1) con la porta in sala di attesa...
Uno di questi cartelli, parola più o parola meno, chiede scusa agli utenti motivando che, se suonano alla porta e nessuno risponde, è perché a volte sono solo in due in reparto e non possono abbandonare il paziente sulla sedia, e quindi si prega di attendere e riprovare. Una conferma, qualora fosse necessario, che il numero di personale è ridotto, anzi di più.
Dicevo io per primo, che questi sono piccoli problemi, ma vero è anche che se non si ha la capacità di risolvere questi che sono piccoli, figuriamoci quelli più complessi. Ed infatti è sotto gli occhi di tutti la realtà !!








di Franco Giannini

domenica 10 dicembre 2017

Essere erede di un'attività, come l' Art Nail, da prima della nascita di Cristo...

...e non sentirne il peso dell'età.

Dico questo, perché le tendenze odierne in fatto di nail art si differenziano in maniera impensabile e sempre più ricche di dotazioni, di quanto fossero originariamente. Infatti le signore, oggi, possono scegliere fra una vasta gamma di stili, di possibilità quali la ricostruzione, i gel, gli smalti semi-permanenti o di piercing incastonati sulle unghie.
Ma chissà come saranno state quelle dell'Età del Bronzo (3500 AC – 1200 AC) in Mesopotamia o in Cina dove erano gli uomini a servirsi di questo tipo di simbologia per distinguere la loro classe sociale: il nero era il colore dei “Ricchi”, ed il verde era quello dei meno abbienti.
In Cina prima e poi in seguito anche in Egitto, pure le donne cominciano a colorarsi e decorarsi le unghie. Fino al giungere ai nostri giorni (si fa per dire, considerando l'età del Bronzo, perché siamo già nel 1934), quando un dentista si inventa le unghie artificiali, invero, per sopperire al problema di alcune sue pazienti che se le rosicchiavano. Nel '55 poi è sempre un dentista ad inventare un ritrovato che serve, invece, a riattaccare le unghie spezzate.
E se questa è la storia a grandi linee della vita dell'Art Nail, ad essa è possibile affiancare quella di una delle tanti interpreti che ci saranno state e ci sono attorno al circuito della moda femminile (per il momento... non è detto che non ritorni anche quella per i maschietti) nella cura delle unghie.
Nel romanzo di M. Cain è “Il postino (che)suona sempre due volte”, mentre nel nostro Paese, in questo particolare periodo di congiuntura, di recessione... chiamiamola pure con un termine a portata di tutti : miseria, il postino neppure suona più, perché anche lui si vergogna di farsi vedere, sapendo che nella buca delle lettere ti ha lasciato tante bollette da pagare.
Ad aprire poi la cassetta e le buste contenenti i bollettini di c/c da pagare è lei, la massaia, che poi con il capofamiglia dovranno inventarsi il triplo salto mortale carpiato per far fronte ai pagamenti.
Ed è qui che Giovicky entra in azione con quel suo spirito partenopeo che affronta tutto con rassegnazione, ma nel contempo con l'arte di arrangiarsi, “inventandosi” l'arte di assemblare alcune sue predisposizioni all'Art Nail.
La cura delle unghie era sempre stata la sua passione ed ora casualmente scoprendo che c'era un corso che approfondiva e dava anche una qualifica, era un'idea stuzzicante, ancor più se essa poteva aiutare a pagare alcuni di quei bollettini. Conoscendo anche la pittura e sapendone adoperare colori e pennelli, essendosi cimentata anche nella creazione di quadri moderni e riproduzioni di opere d'arte di maestri del colore, riproporre le cose più elementari su delle unghie, non è stato poi estremamente difficoltoso.
Intelligente e sbarazzino il suo porsi con il nomignolo NAIL PASSION. Dove la prominenza non sta nel Nail ma in quel Passion. Non si fa nulla nella vita se non c'è passione. L'amore è passione, il lavoro è passione e qualsiasi cosa non la si faccia con passione è destinata al fallimento.
Poi l'appetito vien mangiando ed al primo corso ha fatto seguito il passa parola, la prima clientela, un allargamento del parco tecnico strumentale, una tavolozza di colori non indifferente e prezzi, che non è dire poco, alla portata di chi non si può permettere di pagare la prima voce che solitamente invece si paga senza saperlo: il lusso.
Giò, però ha sempre ritenuto in tempi non sospetti e continua a ritenerlo, che quella delle mani infatti è una cura e non un lusso.
Anche perché bisogna sempre tener conto che l'eccesso di questo termine “Lusso” a volte porta ad apparire ridicolo e pacchiano ciò e chi ritiene di averlo raggiunto, non per l'eleganza, bensì perché costoso e irraggiungibile per i più. Un esempio per tutti: si pensi ai bagni con le manopole dorate.
A questo primo corso, ne ha fatto seguito un altro pochi giorni or sono, con l'acquisizione di ulteriori aggiornamenti siano essi di livello manuale che di tecnologia strumentale.
A guadagnare da tutto questo saranno prima di tutte le sue clienti, sia a livello di tecnicità che economico, perché dovete stare tranquille gentilissime signore, i prezzi sono congelati!!
Babbo Natale, sta caricando la slitta, come direbbe la mia nipotina, ed allora, Signore e Signorine, affrettatevi a farvi regalare dai vostri uomini siano essi consorti-compagni-fidanzati, non stiamo a guardare troppo il pelo nell'uovo, l'essenziale è un buon acquisto da mettere sotto l'albero, per una o anche due sedute di prova.
A tutte le già abituali Clienti, invece, che sono oramai divenute anche affettuose amiche, un grazie di vero cuore ed un sereno, Buon Natale a voi ed ai vostri cari.









di Franco Giannini

lunedì 4 dicembre 2017

E così è andato in archivio anche il 6° Memorial di Volley “Giuliano Pierangeli”…

… ad aggiudicarsene la vittoria, è stata la compagine del Jack. Il fotoracconto nelle immagini di Francesco Sestito

A parlare del valore della formazione del “Jack“ non servono di certo le mie parole, quando a farlo ci sono i dati ottenuti nel corso dell’intero Memorial: otto le partite giocate, otto quelle vinte, 23 i punti conquistati con solo uno perduto, ma del resto con la seconda del torneo, il “Ristorante Isola che non c’è”.
A salire sul terzo gradino del podio la squadra dell’ “Habanero” seguita da quella del “Caffè Centrale“ ed infine gli “Amici di Sauro“.
A completare il successo della Jack mettendo sulla torta la classica ciliegina, è stato il premio assegnato (ad insindacabile giudizio dell’Organizzatore-arbitro ed uomo tuttofare Francesco Bramucci) quale migliore giocatrice del Memorial a Marta Cesaroni. Mentre il migliore degli uomini, è stato giudicato, invece, l’ atleta della Habanero Andrea Arena.
Un caro, sentito, sincero grazie va a tutti i partecipanti anche a nome della famiglia di “Sauro” Giuliano Pierangeli, rappresentata dalla immancabile sorella Daniela accompagnata  dal fratello Agostino.
A rappresentare il Comune, nei cui Uffici Giuliano lavorava, ed assolvendo contemporaneamente il compito delle premiazioni, il Vice Sindaco Maurizio Memèaccompagnato dal Consigliere delegato allo sport Lorenzo Beccaceci.
E con questo si potrebbe concludere il rapido resoconto sportivo dopo le 20 partite disputate nel corso di due mesi, tra le cinque formazioni che Bramucci è riuscito ancora una volta, seppur con sempre maggior fatica, a mettere insieme per dar vita anche a questo sesto anno dell’evento.
Ma proprio perché ogni anno diviene sempre più difficile trovare formazioni che diano la loro disponibilità affinché questi Memorial (Bramucci ne organizza ben due) proseguano nel tempo, intendo sottolineare come, oltre al lato sportivo, ci sia quello altrettanto nobile e lodabile di chi, scende sul parquet senza ambizioni di classifica, ma semplicemente supportato dal vecchio motto De Coubertiano. Ovvero mettendoci semplicemente la gioia di esserci sia come presenza che come rinvigorimento del ricordo di chi non c’è più. Questo, credo, sia il caso che quest’anno vada riconosciuto alla squadra “Amici di Sauro”, che le partite, al contrario di Jack, le ha invece perdute tutte, ma impegnandosi a testa alta, nel ricordo, appunto, dell’ amico che li guarda benevolmente dall’immagine affissa sulla rete.
Poi c’è anche chi offre la sua disponibilità affinché il lavoro del buon Francesco, risulti un po’ facilitato. Parlo degli sponsor, ma non solo.
Un grazie particolare per un supporto “concreto” va quindi anche: al Ristorante Taverna dei Guelfi, al Forno Pasticceria Tonino Minardi, al Ristorante D’Adamo, al Caffè Espresso.
Ultimi, ma si guardi, bene solo nell’elenco e non nel valore del loro offrirsi, un “amichevole”ringraziamento va anche riservato a Francesco Sestito, che ha seguito tutto (o quasi) il Memorial da vicino con innumerevoli fermi d’immagine sia dei partecipanti che dei contorni a loro legati. Non dimenticando la testata di SenigalliaNotizie.it, che mi ospita, poiché vivendo essa stessa di pubblicità, per una volta ha “chiuso un occhio” permettendomi nel corso di queste quattro righe, di fare i nomi dei veri sponsor, ma divenendolo così essa stessa.
Solitamente, nei miei precedenti pistolotti di fine Memorial, di ciascun anno, mi piaceva concludere formulando gli auguri di Buon Natale giusto in tempo. Poi pian piano l’ho fatto con qualche giorno di anticipo ed oggi se ne possono calcolare una ventina.
Questo perché il numero delle squadre diminuisce e come dicevo diventa sempre più difficile assemblarne un numero giusto per proseguire nel tempo.
Per scaramanzia quindi, mi asterrò dal dare appuntamento al 7° Memorial, ma mi si permetta di pregare chi ogni anno abbandona“per giunti limiti d’ età” (uomini e donne) il parquet  agonistico, di optare per scendere in campo, nel sempre piacevole (forse scoprendo un nuovo lato) di quello amatoriale, magari riuscendo ad assemblare una formazione. Forte o non forte ha poco importanza, il risultato non conta, conta solo divertirsi assolvendo nel contempo il ricordo di chi non c’è più.
Non darò l’appuntamento, come dicevo, per pura scaramanzia, ma seppur in anticipo e vorrà dire che sarò tra i primi, intendo rivolgere a tutti, lettori compresi, i miei più sinceri AUGURI di un sereno Buon Natale e Buon Anno.
Questo perché il numero delle squadre diminuisce e come dicevo diventa sempre più difficile assemblarne un numero giusto per proseguire nel tempo.
Per scaramanzia quindi, mi asterrò dal dare appuntamento al 7° Memorial, ma mi si permetta di pregare chi ogni anno abbandona“per giunti limiti d’ età” (uomini e donne) il parquet  agonistico, di optare per scendere in campo, nel sempre piacevole (forse scoprendo un nuovo lato) di quello amatoriale, magari riuscendo ad assemblare una formazione. Forte o non forte ha poco importanza, il risultato non conta, conta solo divertirsi assolvendo nel contempo il ricordo di chi non c’è più.
Non darò l’appuntamento, come dicevo, per pura scaramanzia, ma seppur in anticipo e vorrà dire che sarò tra i primi, intendo rivolgere a tutti, lettori compresi, i miei più sinceri AUGURI di un sereno Buon Natale e Buon Anno.
Franco Giannini


Pubblicato Lunedì 4 dicembre, 2017 
alle ore 12:17 su

lunedì 27 novembre 2017

La lingua batte dove il dente duole...

... e duole ancor più non avendo i quattrini per curarselo!

Vi prego di fare attenzione agli alberi mentre leggete... come vedete sono in precario equilibrio e potrebbero cadere !!! Questo però non è il vero motivo del post. Il tema è invece questo. Ho letto da qualche parte che il 18 o il 20 di Dicembre si dovrebbe aprire l'ennesimo tavolo per decidere le sorti dell' Ospedale (di quello che resta del nostro H). Giorni fa l'ho detto e scritto e con petulanza per qualcuno, mi ripeto. Se così fosse, se, mi ripeto con il se, la data sarebbe quella giusta per la funesta decisione, che passerebbe così ai più nascosta (non dimenticate che costoro non sono persone capaci, non offriranno garanzie tecniche e politiche di alcun tipo, ma certamente sono degli esperti furbacchioni) in quanto sanno che il clima natalizio oscurerà le loro eventuali disgraziate decisioni. Del resto, non pochi saranno a pensarlo, le feste natalizie sono fatte per gli acquisti, l'allegria, le luminarie e non per incazz@@@@ su certe notizie. L' ho detto, mi ripeto e non mi stancherò di ripeterlo con l'ugual foga e sincerità con cui chiederei e chiederò scusa, qualora mi dovessi sbagliare. E non so quanto mi vorrei sbagliare potendo esclamare che l' eventuale Buona Notizia sia un piacevole regalo di Babbo Natale. Ma credo anche di predire, che la notizia ci colpirà piacevolmente come un arresto cardiaco senza poter usufruire dell' UTIC. Del resto i nostri politici e manager, conoscono bene la tipologia del comune Senigagliese, pronto a borbottare ed ugualmente elastico nei suoi pensieri, come una certa pelle del corpo umano maschile. Del resto io non sono un politico, seppur faccio politica in questo modo, mettendoci la faccia, non sputtanando, ma semplicemente mettendo le mani avanti per non sbattere la bocca. Dei sei mesi promessi, quattro se ne sono andati... così giusto per ricordare!!

Tratto da un mio post su FB del 26/11/'17...

...seguito da questo, sempre su FB, il 27/11/'17

I "Mi piace" che fanno seguito ai miei post o commenti, qui su FB, mi lasciano solitamente indifferente. Ma quelli che sono apparsi sul mio ultimo post di ieri sera li ho graditi veramente. Logicamente, politicamente parlando. Alcuni di questi non ho mai avuto il piacere di conoscerli neppure di persona. Però sono una conferma che tutte le correnti politiche (a cui credo essi appartengano o siano simpatizzanti), meno una, condividono i miei pensieri, dubbi (non certezze, perché io non le ho mai avute). Non ero infatti presente in cabina quando costoro a suo tempo hanno votato, ma da come si esprimono, mi è facile immaginare il loro orientamento politico : M5S-FdI-Berlusconiani-Leghisti-SinistraSinistra, diciamo tutto l'arco costituzionale, meno "Loro"... ho cercato, ma tra questi credo di non averne trovato uno (e nel caso avrebbe significato che ha cambiato parere) piddino. E' evidente che mentre il loro partito è moribondo, o comunque ricoverato all'UTIC di fuori comune, i suoi componenti o godono ottima salute (buon per loro!) o, credendo che abbiano un'immunità fisica vitanaturaldurante e se ne fregano altamente di chi sta male. Ma, tempo al tempo, tutti si diventa vecchi, è appurato, malgrado si cerchi di tenersi in forma... Si,... toccatevi pure !!!









di Franco Giannini

martedì 14 novembre 2017

60 anni dopo per la prima volta attraverso il Calcio...

... si scopre la debolezza reale di un' intera nazione !


Ohhh... Noooo !!!! Anche se era una (av)Ventura prevedibile che fosse finita così, con un (tal)Vecchio che non è solo anziano, ma anche incapace impreparato. Non è il calcio a perdere, è l'Italia tutta con il suo talento particolare di Paese delle Banane che riesce a sprofondare in quel baratro senza fondo in ogni cosa che fa. Ed in Italia, è risaputo, toglieteci tutto, ma non toglieteci il Calcio !!
Ora però, sappiano gli Amministratori di questo Ammiragliato Statale galleggiante su di un mare di... rifiuti , che già quel panen era stato tolto da tempo ed da oggi è stato scippato anche quel circenses che era quello che frenava il malcontento. Così facendo, avete strappato quella linguetta di una bomba ananas tenuta in tasca, ma mai esplosa. Ordigno che neppure la disoccupazione, il carovita, la sanità, i trasporti, l'economia,... per dirlo con una parola sola, la miseria, sono riusciti mai a far estrarre la mano da quella poche ove è stato sempre riposto. 
Merito proprio del Calcio (a partire dagli innumerevoli campionati delle serie maggiori per arrivare a quelli dilettantistici ed alle altre manifestazioni di coppa internazionali e non). 
Calcolate però fin da ora che togliere il Calcio, (quello che vale, e che dopo 60 anni vedrà ammainarsi la bandiera nazionale e non vedrà la maglia azzurra!!) all'italiano (alla maggioranza degli italiani!! compresi quelli che non vanno a votare ma che in questo momento sono anche loro imbufaliti) è come voler dire di aver dato delle prostitute alle loro madri. Tenendo ben presente che la valvola di sfogo è stata chiusa. Attendetevi quindi, al primo nuovo inghippo, una reazione che solo gli imbecilli non possono prevedere !!









di Franco Giannini