mercoledì 14 ottobre 2009

IL CAFFE’ CORRETTO E’ SERVITO….!!


Certezze, dubbi, meriti, demeriti o…cos’altro?

di Franco Giannini
Già pubblicato su 60019.it del 13.10.2009



A volte basta un semplice input per farti rimuginare pensieri che poi vanno e vengono nella mente per giorni e giorni. Solo il fatto di leggere che a Senigallia, si apre o si dovrebbe aprire un caffè con la prerogativa di chiamarsi “Letterario” solo perché l’intenzione è quella di mescere “Cultura” oltre che servire caffè, mi ha dato da riflettere non poco. Infatti il locale dovrebbe essere alla moda (il che di già offre delle riflessioni), non vi si berrà il solito caffè o le solite bevande, non vi si degusterà solo pasticcini accompagnati da tè esotici, non ci saranno solo sfiziosità gastronomiche, ma in principal modo in questo suggestivo ambiente, almeno così io deduco e mi raffiguro, dovrebbero venire a rifocillarsi tutti gli “assetati ed affamati” di cultura. E sono quasi certo, a Senigallia sarà un’ iniziativa che farà successo. Che allora se ne sentisse il bisogno ? Non saprei dirlo, ma so quasi per certo che, almeno nei primi giorni, sarà sempre affollato. Solo che se da una parte ho quasi questa certezza assoluta (ed è cosa strana per me, persona sempre piena di dubbi), dall’altra mi sorge il dilemma: ma da chi sarà composta questa “clientela”: più da modaioli che da intellettuali, predominerà più l’apparire o più l’essere ?
E codesta riflessione, me ne fa nascere un’altra. “Letterario” è come dire cultura, cultura è come dire interesse, interesse come dire partecipazione. Ed uno dei termometri della partecipazione fanno parte anche le letture delle testate giornalistiche, televisive ed ancor più quelle on-line. Si perché quest’ultime hanno inventato i famosi “commenti”. Ma è anche vero che al discreto numero di lettori di questi giornali on-line non risponde mai un altrettanto congruo numero di commentatori. E questi quando appaiono, sono sempre firmatari con gli stessi nomi, cognomi, nick-name di cui poi tutti i navigatori hanno scoperto le reali paternità. Si leggono a volte anche infinite partite di batti e ribatti tra due o tre commentatori, ma il loro numero, malgrado la quantità dei commenti, è sempre irrisorio. Mi viene da chiedere allora, se tutta questa sete di cultura, di bisogno di conoscere, di sapere, di partecipare, sia dettato da un bisogno interiore reale o invece generato da una sola morbosa modaiola curiosità, una sfacciata necessità di scovare un gossip magari inaspettato anche all’interno di impensabili argomentazioni. Dico questo, perché allora mi spiegherei le innumerevoli letture al verificarsi di eventi luttuosi, o di cronache delittuose cittadine, che salgono notevolmente e che se vengono affiancate da commenti, essi risultano sempre lapidari, brevi e privi di contenuto. Alle letture di argomenti politici, rispondono poi quei pochissimi preparati in materia a cui si frappongono battute che a volte nulla hanno a che fare né con essa e neppure con altro, semplicemente senza senso. Tutte le altre argomentazioni sembrano ridestare noia, sia come letture e figuriamoci come commenti. Ma allora vien da chiedersi perché c’è interesse a leggere e poco a scrivere. Per incapacità nello scrivere ? Per questioni di tempo ? Per tenersi fuori dalla mischia timorosi di sbilanciarsi ? Per mancanza di cultura ? Eppure in quell’evento mediatico odierno che è Facebook, sembra che la moda di commentare abbia invece preso piede. Tutti sembrano che nel corso della giornata non facciano altro che pubblicare link, sottoscrivendoli con telegrafici messaggi. Sembra che il boom di questa moda non faccia più dormire sonni tranquilli al Brunetta e non solo a lui. Qualcuno mi suggerirà, che ci sono anche degli articoli interessanti, utili, ben fatti. Concordo con costoro, ma sono casi molto sporadici che più salgono con il loro contenuto, meno commenti hanno. I commenti su Facebook, se posso dirlo, con i loro contenuti, sono il più delle volte, non voglio dire demenziali, ma molto limitati nella loro telegraficità e forse rappresentano la difficoltà dell’italiano medio nell’esprimersi, in principal modo tra i giovani. Con questo non voglio dire che il commentare debba essere un’arte, che il commentatore debba avere una conoscenza grammaticale da Accademia della Crusca. Tanto più non lo posso pretendere io orfano di entrambe le qualifiche, ma dimostrazione che se lo faccio io lo possono fare tutti. Ma quantomeno un minimo di capacità che vada oltre al solito TVB. Ecco allora che ritornando ai commenti sui giornali on-line, credo siano carenti di questo “interesse” perché, primo, i lettori, hanno il timore a scrivere. Timore inteso come sinonimo di “sporcare” il foglio di carta, quel timore che ha il disegnatore nel porre il primo tratto sulla pagina bianca. Secondo, perché la Rete è un mondo sconosciuto ai non più giovanissimi o se appena conosciuto, si hanno remore di sbagliare, di non saper fare, di fare cattive “figure”. Terzo, i giovani hanno scarso interesse a ciò che viene riportato su detti giornali, salvo coloro che in Rete navigano abitualmente, possiedono dei blog, e che sono poi alla fine quelli che commentano.
Ed ecco che qui quel cerchio che avevo aperto inizialmente si chiude. I più leggono, almeno io così suppongo, perché pruriginosi dello scoop, qualunque esso sia, discreto il numero di quelli della toccata e fuga sul solo titolo per esigenze di tempo, Buono anche quello di chi legge attentamente, ma si sente impreparato per diverse ragioni ad intervenire, pochi infine i reali lettori partecipanti. Mi vien allora, quasi da risvegliarmi da un sogno, e di vedere quel caffè letterario come una stanzetta con le pareti adorne di autografi, foto, locandine di chi di cultura fu maestro, un grande tavolo coperto da un drappo, una platea di sedie, dei tavoli stile Belle-Epoque, qualche avventore che con attenzione segue un conferenziere….ma le altre sedie sono vuote! Perché forse manca l’interesse ? Spero proprio di no, mi auguro solo di essermi risvegliato da un incubo!

10 commenti:

enrico dignani ha detto...

caro Franco hai detto di tutto meno dove si trova questo nuovo locale .. i commenti vanno dove è possibile commentare e dove la forza di attrazione per loro è adeguata .ciao

Franco Giannini ha detto...

Caro Enrico,
ancora è tutto campato in aria, c'è solo il "Si dice"...comunque il caffè "LETTERARIO" dovrebbe sostituire quello che attualmente viene denominato Caffè Centrale (per intenderci Ex Giampaoli), ubicato a metà del Corso 2 Giugno.
Grazie per la tua attenzione ed un caro saluto.

Malih ha detto...

non è facile commentare. tanto volte ci provo ma poi lascio perdere. Mi risulta meno faticososcrivere i post. Ma ancor più fatica mi costa rispondere aicommenti. A dirla tutta non nemmeno perchè ora sto commentando.
Comunque per rimanere in tema penso che Senigallia può andar fiera di due gran commentatori; mi riferisco a Mariangela e a Mbuto. Spero soloche decidanodi fare il salto e diaprirsi dei blog. Ci sarebbe anche un altro bravo commentatore,ma invece di accontentarsi diun semplice blog si è fatto addirittura un giornale tutto suo.

PS il tuo blog è la prima pagina che apro quando mi collego perchè mi basta un occhiata per capire cosa succede nella blogosfera senigalliese.

Serola ha detto...

Ciao Franco, ma cosa dovrebbe contraddistinguere questo bar come "letterario"?

Franco Giannini ha detto...

@ Malih
Come sempre troppo buono. Non vedo l'ora che Mariangela faccia questo passo....che Mbuto sappia scrivere non c'è dubbio, solo ha un piccolo difetto...non è costante (e forse non per sua volontà...!!)
@ Serola
Vorrei saperlo anch'io, ancora , come già detto al Dignani, tutto è sul "si dice", quindi di più n'sò!

L'Accolita dei Rancorosi ha detto...

Allora andiamo con ordine, le cose che vorrei dire sono molte.
Nonostante la potenzialità di internet di creare nick e “maschere” io preferisco dire chi sono per non nascondermi dietro nessun doppio gioco….Sono Gio, e sono il titolare del Caffè Letterario che aprirà a Senigallia spero a breve…Attenzione il dubbio (ahimè) è d’obbligo visto i commenti e soprattutto le varie voci in città sul Caffè Centrale. Già ieri volevo commentare ma non l’ho fatto poiché ho pensato che le mie parole potevano essere fraintese o prese solo per della gratuita pubblicità su blog altrui.
Ci tengo precisare che non è così, se no sarei stupido a farlo solo ora: se volevo trovare simpatizzanti in questi canali lo avevo già fatto. Oggi il mio commento è d’obbligo, se non che per rendere più costruttivo e interessante il discorso, come per altro si invita a fare nell’articolo.
Vedendo ieri l’articolo e certe supposizioni ho pensato ad un discorso diretto a noi, leggendo oggi i commenti mi sono reso conto che parlate del Caffè Centrale. – Per intenderci non c’entro nulla col Caffè Centrale. Dopo chiarirò anche questo aspetto, per ora commenterò l’articolo e spero di sollevare ulteriori riflessioni. Ah…A volte sono breve nei commenti…oggi non so se ci riuscirò.
Il Caffè Letterario non è moda – viene trasformato in moda da questa società, dove si pensa di sfruttare tutto per business. Io vorrei chiamarmi fuori da questo modo di interpretare non solo il lavoro ma la vita.
I Caffè Letterari non nascono nell’ultimo decennio da un nuovo modo di interpretare il bar.
Nascono nei grandi salotti “più o meno nobili” del 1600, dove donne abituate a ricevere amici e conoscenti organizzavano incontri culturali, dove si discuteva della società, di opere artistiche, idealismi. Il primo locale pubblico – La Procope Parigi 1686 Caffè Letterario tuttora esistente – nasce dall’esigenza di fare uscire certi incontri limitati ad una cerchia di persone e metterla a disposizione del popolo tutto. Nacque dunque con l’intento di diffondere notizie e cultura a portata di chiunque – il motivo di vendere certi alcoli era necessità di sussistenza per il locale. Capite?.. Il cosiddetto Caffè nasce per esigenze Letterarie e non il contrario. Finalmente a quell’ epoca certi incontri avvenivano in pubblico e non solo nei nobili salotti. Una mini-rivoluzione che portò moltissima nuova informazione VERA a portata di tutti. Artisti, letterati, poeti, pittori, potevano trovarsi anche con gente comune per discutere di opere, idee, movimenti, confrontarsi e crescere. Moltissime volte discussioni e idee nate in questi luoghi influenzavano i modi di vivere, pensare, ragionare (parola poco in voga oggi, soprattutto nei locali pubblici). Il concetto di opinione pubblica nasce proprio da qui. l’insieme di idee, pensieri, cultura di una società,nasce da questi salotti . La diffusione in quegli anni fu immediata, anche grazie a certi nobili un po’ meno “fighetti” che vollero ampliare le loro vedute oltre le loro ovattate stanze. I poeti maledetti tanto famosi (e utilizzati dalla nostra società come moda, tanto per cambiare), furono l’esempio più estremo della rinuncia a certi agi spingendosi a provare quella vita disgraziata e più complicata di certe persone comuni, con cui fino ad allora non avevano avuto a che fare.
Con l’avvento di industrie, macchine, viaggi, materialismo, la vittoria della figura dell’ego personale, del costruirsi una vita per fare soldi, dei mass media e dei controlli delle masse, certe passioni, certi interessi, andavano svanendo a scapito di futili piaceri.

L'accolita dei Rancorosi ha detto...

Oggi purtroppo quella funzione di socializzazione è andata perduta e credo sia svolta in parte proprio dai blog, che però hanno lo svantaggio di essere a volte solo virtuali, di tagliare fuori espressioni, gesti, sensi…insomma; ma comunque fanno rete e influenzano la società – guardate questa citazione e sostituite la parola salotto con blog: .Jean Paul Sartre - filosofo, scrittore e critico letterario francese.“I salotti si caratterizzano per la capacità di fare “rete” ed influenzare i costumi e la cultura, diventando modelli di un nuovo impegno.”
Per me questo nuovo impegno coincide con una parola – ETICA - che credo sia necessaria nei comportamenti di tutti se l’uomo vuole evolvere e non fermarsi alla disgraziata “Era del Gossip”, come dici te.
Non credo che debba essere pericolosamente interpretato come un luogo dove oltre a fare bar si mesce cultura dall’ “alto”, ma secondo me è un luogo dove si partecipa a crearne, ognuno con la propria esperienza di vita: il C. Letterario può mettere a disposizione degli strumenti utili a perseguire cultura, può creare delle serate che stimolano un certo tipo di interesse, ma in realtà è la gente che alimenta il tutto, come in passato. Io perlomeno lo interpeto così, semplicemente come nel 1700, senza volere indottrinare nessuno, senza avere la presunzione di essere meglio di altri locali, ma semplicemente diverso. Quindi la novità in città, perlomeno la “mia” ha sapore di antico, non si inventa nulla e non si vuole cavalcare nessuna moda. Il periodo storico di riferimento era privo di macchine e industrie che governavano il mondo, e portare idealmente indietro il tempo mi affascina perché penso che forse tutto sommato una volta si stava meglio anche se si aveva di meno.
Poi…voglio cercare di sollevare riflessioni…
Cosa vuoi dire dovrebbe essere alla moda?...
Cosa fa diventare un posto alla moda ?....e come si può evitare secondo voi?
Cosa può fare un gestore per non essere alla moda?
Io me ne guardo bene (sarò strano e diverso da alcuni colleghi), e tutte le scelte che faremo saranno orientate per non esserlo, lo capirete.

Penso che tutti i posti destinati a fare moda sono diversi uno dall’altro solo per arredi, appariscenze e poco altro, non hanno in realtà una proposta diversa, dei contenuti…non parliamo di professionalità.
Parlo in senso generale: tutti sono costruiti per fare business velocemente a scapito della gente, e a morire dopo qualche anno per poi essere rinnovati. I più vecchi caffè letterari resistono in diverse città europee da trecento anni, non sono mai stati di moda, sono ancora lì, e continuano a svolgere un ruolo diverso da altri locali in città. A noi non interessa business, interessa solo che il posto si autoalimenti, e che sia realmente un mezzo, uno spazio per la città e i suoi cittadini. Come avveniva esattamente in passato e come avviene tuttora nelle più grandi città d’Europa. Sarebbe per me più che sufficiente.

L'Accolita dei Rancorosi ha detto...

La parola bisogno al giorno d’oggi noi la utilizziamo pronunciandola come bisogno ma in realtà una volta suonava come superfluo. Quindi dire se ce ne fosse bisogno proprio non mi sbilancerei, ma credo che è ora di dare segnali diversi, di tornare a proporre certi comportamenti e luoghi d’intrattenimento diversi, anche nei piccoli luoghi pubblici, e soprattutto di impostare nuovi modelli di gestione che tengano conto dell’etica. E quindi il Caffè Letterario ben venga se porta aria nuova,…non credete? Ci vorrà del tempo per dirlo, all’inizio le novità portano sempre curiosità.

Sul modaiolo o intellettuale…
Capisci che sia il modaiolo che l’intellettuale sono componenti della stessa società che vive, crea e si alimenta di status symbol ed ego personali. Sono entrambi soggetti a ritenersi l’uno meglio dell’altro, sono soggetti alla presunzione.
E poi, se immaginate le veci del gestore, capireste che non è semplice scegliersi la clientela,…è un locale pubblico e soggetto dunque all’entrata di chiunque. Io spero solo di non vedere banali pregiudizi che fermino la voglia di socializzazione.

In merito al fatto che la gente non scrive e commenta poco penso che anche questo sia un prodotto della società: tutti vogliamo continuamente introdurre cose in testa ma pochi elaborano, pochi pensano...e soprattutto pochi hanno personalità…ideologie. Le personalità si dissolvono tra materialismi, e pochi sono in grado di capire e coltivare l’Essere.

“.…qualche avventore che con attenzione segue un conferenziere….ma le altre sedie sono vuote! Perché forse manca l’interesse ? Spero proprio di no…”

Bhè lo spero anche io …però allora torniamo alla questione iniziale: moda o non moda?
Meglio pochi ma buoni o tanti e…? Meglio la velina o il cantautore che in Italia ignoriamo ma che viene apprezzato in tutto il mondo?...A voi la scelta…io per me la risposta la so.
Comunque se saranno seduti in pochi toglieremo le sedie vuote cosi si dirà che il locale è pieno…neanche un posto a sedere…

L'Accolita dei Rancorosi ha detto...

Non vi dirò ovviamente niente su come è costituito e come funzionerà il Caffè Letterario, vi posso dire, visto che qualcuno si chiede dov’è, che Le Boudoir…L’Accolita dei Rancorosi si trova in Via Pisacane ex Liceo: lo dico perché sulla questione del Caffè Centrale sono un po’ infastidito.
Le Boudoir è un progetto che si sviluppa da 3 anni a questa parte, attraverso la ricerca abbiamo cercato di creare una personalità ben distinta, una scrupolosa attenzione a una vera impostazione da Caffè Letterario, che non vi è dubbio va alimentata e sviluppata continuamente.
Le Boudoir si concretizza nel 2009, esce con i manifesti in città, la prima volta il 16/06, la seconda il 07/07, annunciandosi come Caffè Letterario PROSSIMAMENTE Senigallia Centro Storico.
Varie vicissitudini hanno imposto i soliti ritardi, ormai ci siamo, l’apertura verrà annunciata nei prossimi giorni…
Però intanto girano le voci che Imprenditori vogliono fare un Caffè Letterario a Senigallia al Caffè Centrale: che bella idea! Una tra le tante librerie-caffè (visto che si tratta di una formula che già hanno applicato ad altre città),…Attenzione libreria/caffè è una cosa – caffè letterario è un’altra - Casualmente qualche giorno fa è uscito un articolo sul C.A. che metteva un po le mani avanti…su dove sia il Caffè Letterario a Senigallia.
Ma il primo Caffè Letterario uscito in locandina mesi prima non lo ha notato nessuno? Bhè, che io sappia moltissimi, (tanto che girando in città mi chiedono diverse persone quando si apre, compresi i gestori degli altri locali), tranne però i giornalisti del C.A. e “pochi altri” che hanno dato per inedito l’arrivo del Caffè Lett. Proprio al Caffè centrale.
Comunque…Certe co’ a Senigallia le sapete ancora riconoscere, su questo non ho dubbi.
Sulla vicenda Ve ne farete un’idea ben presto credo.
Le evoluzioni le sapete e credo che il tuo articolo e commenti si riferissero proprio a loro…Su questo non dico nulla, io ho capito che lavoro faranno, e capirete anche voi le differenze credo.
Ebbene forse hai ragione tu Franco…questi Caffè Letterari non vanno bene..fanno moda prima ancora di aprire…
Quello che mi dispiace è che si crea confusione nell’opinione pubblica, una confusione che fa nascere lecitamente i dubbi che hai sollevato te. che fa nascere articoli come i tuoi…Spero solo che i grandi sforzi e sacrifici fatti per creare questo locale per Senigallia diverso da qualunque altro in qualsivoglia città d’Italia, non vengano banalizzati dalle …solite storie.
Mi fermo se no potrei risultare pesante..Vi avevo avvertito che non era questione di un commento breve
Ringrazio dell’attenzione, e scusate l’intrusione se così la interpreterete.
Grazie dello spunto Franco. Non posto immagini delle Locandine uscite, ma se ne vorreste conferma, a disposizione.
Gio
Caffè Letterario Senigallia - Le Boudoir…L’Accolita dei Rancorosi.

Franco Giannini ha detto...

Il fatto che mi abbia letto e ci abbia anche perso del tempo per rispondere ad un emerito sconosciuto, non può che farle onore. Non parliamo poi se uno lo dovesse analizzare per quello che sta lavorando per donare a Senigallia questo Caffè Letterario, in qualità di un nuovo mecenate. Posso dedurlo da frasi che ha usato e mi ha colpito in modo particolare ".... A noi non interessa business, interessa solo che il posto si autoalimenti, e che sia realmente un mezzo, uno spazio per la città e i suoi cittadini. Come avveniva esattamente in passato e come avviene tuttora nelle più grandi città d’Europa. ..... Comunque se saranno seduti in pochi toglieremo le sedie vuote cosi si dirà che il locale è pieno…neanche un posto a sedere…". Mi scuso con lei e non me ne voglia, se non ho ben individuato l'esatta ubicazione logistica di questo nuovo suo locale, ma del resto se sono corsi in tale errore dei giornalisti professionisti, credo che un dilettante quale sono, possa essere maggiormente perdonato. Ora più che mai sono incuriosito di scoprire la differenza di quel LETTERARIO... se semplici rivendite e basta (commercio gestito da commercianti)...o solo un orto culturale (cultura vera diretta da mecenati). Di quest'ultima soluzione ce ne sarebbe bisogno e come si può vedere dal il mio piccolo blog letto da pochissimi amici (una 30ina al giorno), in tre hanno chiesto informazioni. Auguri quindi per la sua nuova attività.