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mercoledì 15 aprile 2009

FIGURE DI PERSONE... NON DI CERTO VIP - 2 -


di Dario Petrolati

PIETRO RANDI - Libreria Draghi

Arrivando a Padova
da Torino-Roma-Napoli o altra parte d'Italia, oltre al Santo, il Caffè Pedrocchi, subito viene a mente ed anche il " bisogno" di vedere-respirare l'aria che aleggia ancora tra i libri della DRAGHI ove si formò e fermò la cultura dell'Italia del Lombardo-Veneto e dell'Italia tutta poi.
I bus dei pellegrini scaricano folla coi ceri in mano che gridano, piangono, al continuo miracolo.
L'alta e grassa borghesia si reca allo storico Caffè Pedrocchi con le sue salette in velluto dai vari colori, col sapore antico, quasi pensando d'imbattersi nella sagoma ricordo di antichi patrioti, quelli che fecero l'unità d'Italia.
In silenzio con discrezione altri vanno a "vedere" la Libreria Draghi quella che era sempre stata a Piazza Cavour, sono studiosi, studenti, amanti del libro.
Sempre eretto in piedi ad ogni ora del giorno, con la cravatta fissata alla cinta dei pantaloni chè non scivoli nei movimenti, quasi fosse una divisa, c'è Lui, il Sig. Pietro Randi.
L'Uomo che ha visto, parlato, udito sin dall'età di quattro anni, tutti coloro che hanno costruito libri col loro sapere.
Non ha età il Sig. Randi, di certo ha superato gli ottantadueanni.
La Famiglia proviene da Bassano del Grappa ove possedeva una cartiera, poi per passione e dovere, venne a Padova, ove, oltre a vendere libri, fondò varie Case Editrici specifiche specie per la Università.
In Piazza Cavour accorparono, i Randi, varie stanze, ricoprendo in legno antico le pareti sino ai soffitti, c'erano tavolini per poggiarsi e consultare, poltrone in stile.
I commessi tutti in là con gli anni, possedevano una memoria prodigiosa, chè sapevano il posto giusto ove si trovava il libro cercato, bastava chiedere e pur senza computer eccolo lì o qua il cercato libro, dopo aver scelto per pagare all'uscita c'era una sola cassa, mai in fila sempre in silenzio con rispetto.
Alle pareti erano fisse foto in bianco e nero, sempre con dedica, di persone famose per tanti meriti.
La cultura è tutta passata di qui e chi ha preso un libro alla Draghi sente quasi di avere un valore aggiunto.
Venne il 68, la contestazione confusa e violenta, nessuno toccò la Draghi.
Altri si misero a vendere libri anche nei supermercati, Draghi non si adeguò bensì continuò a produrre cultura come sempre, l'impegno era sempre un impegno.
Pietro Randi, pur di mantenere la promessa fatta dagli avi, non vendette il negozio, per esigenze personali fu costretto a trasferire la Libreria in Via Santa Lucia, zona pedonale, con due vetrine squadrate moderne e arrivarono giovani dipendenti con luci soffuse.
Ma lui il Sig.Randi è sempre lì per dare consigli e raccontare a chi chiede.
Funge da "Testimone".
Alla minima incertezza sbuca lui e risolve il problema.
Per caso e per fortuna mia, ho incontrato una sera il prestigioso umile Randi, usciva dal Maldura ove frequenta lettere e sino ad ora ha sempre superato le prove col massimo profitto, -che vuole -, mi diceva, - ora ho più tempo e mi sono iscritto.-
Ed io sfacciatamente risposi senza mancargli di rispetto quasi per prova:- che vuole magari andare in bettole a giocare a carte , lei non è tipo, farebbe brutto -.
Ci siamo messi a ridere piano piano e cominciò così la nostra amicizia, chè Lui addirittura mi regala, cavandoli dalla sua borsa, libri che furono dei suoi nonni o parenti lontani, tutti con dediche, quei libri che solo una volta io gli menziono con sospiri.
Arrivano i Diego Valeri, Manara Valgimigli, opuscoli e statuto dello scomparso Partito d'Azione, roba di famiglia e lui sa di stupirmi ogni volta che apre la sua borsetta.
Trova sempre scuse per giustificarsi quando mi viene a trovare in ufficio.
Io mi trovo un poco a disagio se entro nella sua libreria che subito si alza e mi viene incontro e ad alta voce dice che io sono suo amico il suo - Leopardi marchigiano - e mi presenta gente che io non so chi sia.
Randi sorride e mi invita spesso a casa sua, sono 77 scalini, è casa antica, manca l'ascensore, ma lungo la salita ci sono tutte le foto che una volta apparivano in libreria, mi ha promesso che lascerà il tutto al nostro Centro Studi per la Fondazione Randi.
Darsi del tu così come se fosse bere un bicchier di acqua, ricevere libri in regalo, diventare suo amico e confidente senza tante storie.
La gente quando mi vede in giro con Lui saluta entrambi osservando il Voi ed il Lei anche per me .
Fa sempre un certo effetto andare a spasso con uno degli ultimi "Testimoni" ancora in giro per le antiche vie di Padova.


Nella foto: Giovanni Battista Randi...il fondatore (1875 - 1931)

mercoledì 25 aprile 2012

PIETRO RANDI... la sua testimonianza !!

ovvero la sua vita, quella delle altre generazioni che lo hanno preceduto nonchè quella a cui ha ceduto il testimone, tutte  passate in libreria a condividere cultura!

 
Gli amici dei miei amici sono anche amici miei. E per questo l'importanza che a loro riservo non è di certo della stessa importanza e riservatezza di quella che si offre comunemente sulle pagine dei social network. Quando poi questi sono presentati da persone comel'amico Dario Petrolati, allora, assolutamente le porte non vanno aperte, bensì spalancate. Considerando poi la qualità eccelsa di questo personaggio, PIETRO RANDI, classe 1924, posso considerarmi orgoglioso, onorato e fortunato di poter ospitare sulle pagine del mio modestissimo blog questo suo scritto . Un documento storico, vissuto in prima persona, che racconta la vita succedutasi nel corso degli anni e che ha coinvolto ben 4 generazioni in una libreria per la quale sono passate tutte le migliori intelligenze di Padova nel corso di oltre un secolo di vita. Quasi che fosse, ma sono certo che sicuramente lo è stata, l'ombelico della cultura patavina e non solo. Ma in questa Italia, dove tutto il buono scompare sempre sotto la falce dei tagli economici, anche le librerie non ne sono rimaste esenti. Infatti lo scritto risale al 2006, ma gli eventi come si vedrà ne hanno modificato il finale. Ma non vado oltre e vi lascio alla piacevole lettura della storia senza un titolo preciso e che quindi semplicemente  inizia così...           (fg)


“Se è vero che quella del libro è una malattia, la mia salute ne è favorevolmente minata fin dalla nascita. Libraio di terza generazione, carico di anni oltre cinquanta dei quali spesi fra i libri, mi guardo indietro e mi convinco che quella dei geni non è una frottola. Fu mio nonno paterno Giovanni Battista (Foto) (1875 – 1931), scampato con la famiglia all'età di sette anni dal paesino di provincia della Bassa Padovana Masi sulle rive dell'Adige, dove era nato, per lo straripamento del fiume del 1882, a trovare lavoro in una libreria di Padova, la Drucker, e dopo qualche anno vedersi offrire l'acquisto di altra libreria di Padova, la Draghi, fondata nel 1850 da Angelo Draghi (1831- 1915 libraio nonché attivo patriota) che gli eredi mettevano in vendita. L'acquistò a rate, godendo della fiducia degli eredi del Draghi, provando quella straordinaria emozione quale fa bene rivivere Pietro Galletto nel suo “Galantuomini padovani dell' 800” (edito dalla Draghi nel 1993) ricordando la figura di Giovanni Battista Randi. Aveva appena quarantacinque anni Giovanni Battista quando diventava paròn della Draghi ma godeva della straordinaria esperienza acquisita alla scuola del Drucker e di una grande fiducia nelle proprie forze.
L'attività della Draghi, gestita per settant'anni dal suo fondatore, diventata Randi, vantava oltre alla stima di clienti e fornitori, una vasta rete di rapporti con i principali editori esteri, principalmente in Germania.

Era anche poliglotta, il Drucker, come documenta un piccolo diario che gelosamente conservo sul quale, con minuta calligrafia, registrava la quotidiana attività in libreria in italiano, in inglese e francese annotandovi in caratteri greci i frequenti appuntamenti galanti.
Giovanni Battista Randi, mio nonno paterno, paròn Titta come veniva affabilmente chiamato, fu libraio ma anche illuminato mecenate fra l'altro fece dono alla Magnifica Comunità Cadorina dell'autografo del “Cadore” di Carducci, con una lapide posta sulla facciata sovrastante la vetrina della libreria ricordò la nascita, ivi avvenuta nel 1842, di Arrigo Boito musicista e letterato. Ne fu erede materiale e spirituale il figlio Giuseppe (1901 – 1978) mettendo a buon profitto i geni ereditati dal padre. Sotto la sua guida la libreria acquisì nuovi spazi ingrandendosi, nuovi reparti imponevano una più assortita disponibilità di libri, sua l'iniziativa per la “Saletta degli incontri” alla quale accedevano i numerosi circoli culturali della città, sua inoltre la realizzazione di una galleria d'arte, La Chiocciola, che al primo piano della libreria accoglieva i nomi più significativi dell'arte contemporanea.
Nascevo io, era il 1924, inconsapevole erede di tradizione e storia trasmessami dal gene nel quale la malattia del libro occupava il 90%.
Smessi gli studi universitari, nell'immediato dopoguerra davo libero e più ampio spazio alla mia predestinazione genetica : la libreria.
Parigi era il cuore pulsante dell'attività culturale, editoriale e libraria del momento e a Parigi, all'ombra della potente Hachette di Bd. Saint Germain, ebbi modo di avvicinare quel mondo, conoscenze ed amicizie che avrebbero accompagnato il mio impegno librario. A Parigi mi attraeva il mondo universitario del quartiere latino, prodigo di iniziative, di incontri, di fermenti culturali e filosofici che imponevano alla scena mondiale il primato culturale francese. A St. Martin faceva testo l'esistenzialismo di Sartre, mentre Jean Cocteau, Albert Camus, Antoine de Saint Exupery vantavano tirature che diffondevano nel mondo la nuova cultura francese, era ministro e letterato André Malraux. Una lettera di Diego Valeri mi presentava a Bedarida, titolare della cattedra di letteratura italiana nell'Istituto di Rue de l'Ecole de Medecine. Un brevetto di lingua e letteratura francese ottenuto alla scuola della Sorbona diretta dal severo professeur Fouché (faites les grimaces, ci imponeva insegnando la corretta pronuncia) concludeva il mio stage parigino. A Parigi mi attraevano anche i bouquinistes, curiosavo nelle loro “boites à bouquins” nelle quali trovavo ed acquistavo quelle partiture musicali in formato tascabile nelle edizioni originali stampate di Ernst Eulenburg a Lipsia negli anni '30 nella “Kleine orchester Partitur Ausgabe” al prezzo di un marco o poco più, diventate rare. Soddisfacevo il mio interesse alla musica rivivendo così anche recenti esperienze di orchestrale.
Fu la successiva esperienza newyorchese ad aprirmi la finestra sull'altro versante del mondo del libro, il versante sconfinato della lingua inglese con la quale i grandi editori facevano conoscere al mondo le scoperte sempre più sofisticate e d'avanguardia delle ricerche scientifiche e della tecnologia americana, poi Londra da dove partivano i messaggi della nuova cultura inglese, libri stampati in centinaia di migliaia di copie destinati al vastissimo mondo anglofono, pacchi e casse di libri indirizzati ai mercati di Sidney, Melbourne, Cape Town, Montreal, il Commonwealth sul quale non tramontava mai il sole. Poi la Spagna, un mare di librerie e di editori dalle dimensioni imprevedibili, un altro mondo, quello di lingua spagnola, dove editori come Aguilar, Espasa, Gili, Herder, solo per ricordare i maggiori, riversavano e commercializzavano in altro versante del mondo la loro produzione. Rientravo nell'orizzonte economicamente piccolo della libreria padovana con un bagaglio di conoscenze e di rapporti da mettere a profitto all'ombra dell'antica e gloriosa Università insieme alla quale, oltre al caffè Pedrocchi, l'ormai antica libreria Draghi rimaneva punto di riferimento e d'incontro per la città. Aldo Carboni, studente nell'università patavina, intervistato da Enzo Crea (Sole 24 Ore di domenica 8 febbraio 2004) bene ricorda i Maestri dell'Ateneo patavino : ConcettoMarchesi, Magnifico Rettore nel difficile '45, e Manara Valgimigli entrambi ospiti quotidiani ed amici della libreria, il primo rapito suo malgrado a Roma dalla politica, il secondo sottratto anch'esso a Padova per la breve parentesi ravennate chiamato a reggervi la Classense, erede spirituale del suo maestro Giosuè Carducci. Il Valgimigli si confidava in libreria con la Lea e successivamente con me quando gli venne gravoso salire la pur comoda scala “la Chiocciola” che portava al primo piano della libreria che ne ospitava l'amministrazione. Lo accompagnava quotidianamente alla libreria il fidato autista Fortunato il quale pilotava in modo maldestro per le tortuose strade di Padova e della provincia la piccola Bianchina nella quale Valgimigli trovava spazio con non poca fatica.
Negli anni tanti e tanti letterati, scrittori, politici, artisti, ammiratori devoti lasciavano la loro testimonianza d'affetto alla libreria, ricordando spesso un'antica frequentazione universitaria, testimonianze affidate ad un elegante quaderno che tutt'ora gelosamente conservo in uno scatolone pieno di storia. GiovanniSpadolini che non mancava di visitare la Draghi ogni qualvolta a Padova, il primo aprile 1985 vi scriveva “con affettuosa ammirazione rivivendo tanti anni dopo l'ombra di Valgimigli”. Un piccolo libro pubblicato nel 1950 a cura di Oliviero Ronchi a ricordare i 100 anni di vita della libreria porta le testimonianze di Giuseppe Fiocco, Concetto Marchesi, Manara Valgimigli, Diego Valeri.
Nella testimonianza indirizzata a Giuseppe Randi, mio padre, così si esprimeva Concetto Marchesi con lettera da Roma del 20 dicembre 1949 “nè l'Università né Padova potranno scrivere in questi ultimi cento anni la loro intima storia senza tener conto di quella libreria sotto il breve portico di via Cavour” e oltre “ma nei miei ritorni a Padova – la città diletta – dove non ho più la mia vecchia casa né la mia vecchia scuola ho una cosa che è ancora mia e non invecchia: è quella bottega di libraio dove la mia vita di studioso, di Maestro, di amico continua, come sempre”.

Al primo piano della libreria che ospita il mio piccolo tavolo di lavoro oltre quelli più grandi delle fanciulle addette all'amministrazione, sono appesi ad una parete tanti piccoli ritratti con dedica: amici, frequentatori, clienti che hanno lasciato una traccia nella storia della libreria, che a nominarli imporrebbe per ciascuno di essi un ricordo, un episodio. Di tanto in tanto qualcuno s'aggiunge, segni del tempo che trascorre.
Mi guardo indietro, anche la mia vita è ormai quasi storia, la libreria padovana, la Draghi, continua, continuerà ancora quando io non ci sarò più, siamo su questa terra come una fragile meteora, la continueranno i miei figli, anch'essi eredi dei miei stessi cromosomi tempi impietosi imporranno delle trasformazioni ma non potranno cancellare una storia appassionatamente vissuta.

Pietro Randi

PS: L'attività della libreria Draghi, passata nel frattempo ai miei figli, è cessata nel luglio 2011
Padova 06/04/2012

venerdì 3 aprile 2009

FIGURE DI PERSONE... NON DI CERTO VIP - 1 -

Molti sono i personaggi conosciuti solo per la pubblicità che si son fatti o che gli altri hanno fatto, a volte meritatamente e qualche volta un pò meno. Altrettanti però, sono coloro che pur avendo operato nel corso della loro vita in modo altamente meritorio, sono sempre rimasti all'ombra della loro stessa, ma ingiusta, modestia. Ed è proprio ad alcuni di questi ultimi, suoi amici o semplici conoscenti, che Dario rivolge la sua sempre acuta e precisa attenzione, presentandoceli uno ad uno e facendoceli apprezzare per quanto di buono essi hanno fatto. Apriamo questa rassegna con la figura dell' Avvocato Giorgio Tosi. -FG-



di Dario Petrolati

Conoscevo di Tosi carta intestata: "Studio legale avvocati Tosi-Rosini"
Richieste dettagliate di risarcimenti danni per clienti ch'ero ancora liquidatore sinistri.
Sempre, lavorando pei padroni ( banche d'assicurazioni ne sapeva qualcosa Bertold Brecht ) ho provato anticipare onorari e largheggiare, per minimizzare la sorte.
Mai che mi fosse riuscita una volta, e, più alzavo la voce onorari, dall'altra parte l'Avv. Tosi non accoglieva e da rara persona anche allora, mi pregava, cortesemente, di ripassare voce per voce le richieste del danneggiato.
Rabbia e presunzione mi suggerivano sempre calma, chè sempre restavo con la speranza infame, di far arricchire l'ingiusto padrone dell'istituto finanziario.
Ero appena arrivato da Torino, ove prima esercitavo, sempre con mansioni di liquidatore pel padrone dallo stemma del leone alato.
Trovai Padova in brutti tempi, era il 68 : spari, fuga, cazzotti neri e rossi, avvocati, sempre generose donne, tanta delusione fra troppa corruzione.
Rosini, il socio di Tosi, era quasi sempre a Roma per alti impegni poitici e Giorgio tirava avanti con la schiena diritta sempre lo Studio.
Io non sapevo, praticavo ambienti facili e la mia morale sarebbe poi arrossita al confronto dei due avvocati comunisti.
I processi storici-L'oro di Dongo - il Vajont - Massimo Carlotto e tanti altri, in specie quelli che tutelavano i diritti dei lavoratori, una catena di liti processuali a livello anche nazionale.
Giorgio Tosi avvocato, aveva ed ancora ha, passioni di camminatore, ha scalato le più alte vette esistenti coi figli, nipoti e la fumatrice immancabile, ora perduta, compagna di vita, ed il leggere, partecipare, essere presente sempre, ovunque e scrivere poesie-storia di quell'Italia che lo ebbe prigioniero e partigiano, del Paese che ingrato con lui, come coi giusti, ora dimentica.
Sempre dalla parte minoritaria, quella dei giusti, che sempre danno sino anche ad essere scordati.
Abita al centro prima di Ponte Molino a destra e sui balconi antichi sventolano sempre bandiere lavate e stirate della pace.
Ora ch'è rimasto vedovo, ha ripreso a scrivere più di prima, la sua compagna nelle scalate con la sigaretta in bocca era sempre prima.
Sono libri piccini scritti per non dimenticare il passato, per dare consigli ai giovani ed anche bambini, favole, crudi racconti e quasi femminee osservazioni sulla delicata natura che stiamo distruggendo.
A volte lo incontro alla Wiennese, magro, magrissimo, elegante ovunque, sempre cammina veloce come se facesse tardi.
Non ha remore l'avv. Tosi e quando si accorge che non mi sono raso, mi sgrida in pubblico : ”Petrolati non farlo, cos'è sta barba” .
Poi viene a trovarmi in ufficio e mi regala l'ultimo libro che ha scritto.
Con grafia tremante mi scrive affettuose parole e scappa via.
Per le strade di Padova è sempre solo, come preso da mille pensieri-appuntamenti.
Pratica le zone pedonali e si ferma con gli amici, che assieme abbiamo, per parlare e spiegare, ascoltare.
Dall'amico Pietro Randi, ultimo erede della libreria Draghi, all'avvocato Rosini che raramente ora viene da Venezia , al Prof-medico Lenci che tentò sino all'ultimo salvare Berlinguer, (quelli furono giorni che vissi sulla pelle ch'ero per caso in Federazione) a Clara Doralice dolcissima amica ottantenne partigiana prigioniera, al suo Vincenzo Morvillo medico dei poveri come Redetti lo fu per la Padova Sud, la Rosetta Molinari e quanti ancora altri che l'Italia grata, sempre dovrebbe ricordare.
Erano tantissimi ed ora sempre meno per ragioni anagrafiche.
Prima che fuggano che siano rapiti dalla natura debbo ricordare anche nei particolari queste Figure.