sabato 7 marzo 2009

FESTA DELLA DONNA!..EMARGINAZIONE DELL'UOMO?

di Franco Giannini

8 MARZO - FESTA DELLA DONNA.

Ad ogni anno che passa, mi chiedo se questa data sia da ricordarsi più che come una giornata di Festa, o come solamente quella di una semplice, ma importante ricorrenza. Una giornata colma di parole retoriche o un' altra delle tante inventate dal consumismo? Una reale emancipazione della donna o più un principio di emarginazione dell'uomo? Mi viene da pensare e da dire con tutta sincerità, consapevole del rischio che corro, di non essere "carino", che la parola intelligenza ha una desinenza che la fa risultare, si, come termine al femminile, ma è invece, secondo me, come gli angeli...senza sesso. Essa è trapiantata sia sugli uomini che sulle donne. E' questa intelligenza, che permette la corretta, civile, educata, rispettosa convivenza di ambo i sessi, senza che vi sia, a ricordarcelo, alcuna festa. La mimosa, la cena femminile di gruppo, il gustarsi uno spogliarello maschile di palestrati romani, il sentirsi riverite dai propri uomini o lasciate libere per una serata, non credo sia una vittoria del femminismo, dell'emancipazione femminile, del raggiungimento della parità, bensì più una presa in giro, che le stesse donne vogliono sentirsi regalare, autoconvincendosi di aver raggiunto chissà quale traguardo. Ma invece mi sembra siano solo 24 ore di libera uscita e libero pensiero. La vera festa la donna se la guadagna giornalmente con il rispetto dovuto a questo "sesso debole",.. da quello ritenuto, poi chissà da chi, dal "sesso forte" . Ma quando mai... esso dovrebbe esserle concesso minuto per minuto, oggi ancor più di ieri. La casalinga, che con pochi spicci deve far quadrare il bilancio familiare sempre più stentato, la lavoratrice e nel contempo casalinga, madre e moglie, che come riposo dopo le otto ore di lavoro, deve sobbarcarsi anche i lavori domestici, sono sicuramente quelle che non la festeggeranno mai, anzi, forse la trascorreranno senza neppure farci caso. Ed è a loro che rivolgo non gli auguri retorici della giornata, ma un rispettoso pensiero ed un sentito grazie per tutte le loro conquiste giornaliere . Alle altre, e spero non siano tutte, a quelle che festeggeranno come meglio credono e meglio potranno, invece, le più impegnate o quantomeno quelle che credono di esserlo, un semplice suggerimento: che almeno, prima dell'antipasto, ricordino le 148 donne della Triangle di New York, o dell' Olympe de Gouges, o di Mary Wollstonecraft, oppure della nostra Sibilla Aleramo....sempre che sappiano chi sono.

Sicuramente più gentile di me è ENRICO DIGNANI che mi ha inviato due cadeaux da regalare a tutte le donne conosciute e non, il primo tratto dal sito di Incauta

F E M M I N E
Le donne del sud hanno i capelli forti e duri come il fil di ferro, corde intonate di mandolini. La carne impastata di calce e pane e dentro una lampadina a incandescenza, che puoi vedere tutto in trasparenza. Le mani d' amianto, piangono di più, di più sorridono. Nel guardarti ci mettono intenzione, non lo fanno così, tanto per fare, e nemmeno al loro sguardo puoi restare indifferente.
Abracadabra, sughi per pranzi da illimitate persone, asciugamani per gli ospiti sempre pronti e profumati ai piedi del letto, sudano essenza di zagara e salsedine. Si fanno discorsi muti di gesti da un balcone all'altro. Tornite e salde, come i marmi dei loro comò, per loro nulla è un caso, srotolano la matassa del destino e arrivano al capo, sorridono raccogliendo in cesti di paglia intrecciati gli effetti derivati dalle cause seminate. Non c' è bisogno di vedere, di ascoltare. Intuiscono obliquamente un tradimento annusando l'aria, presaghe di dispiaceri al solo appassire di un fiore accarezzano barbe in contropelo e stirano camicie come a dare carezze. I loro bucati candidi sono manifesti senza scritte d' amore e devozione. Saliva a curare le ferite, albumi sulle scottature e occhi d'olio per scacciare l'invidia, giornate di ventisei ore. Le labbra sono termometri e distributori di baci profondi. Spettinate e allegre cantano vecchie canzoni e recitano proverbi in dialetto, santi e madonne come parenti a cui chiedono, promettono o che rimproverano con gli occhi verso il cielo prossimo non troppo lontano. Allevano ed educano solo con lo sguardo che sbriciola e promesse di mazzate che però non arrivano mai. Per loro il bagno dopo pranzo fa sempre morire, e le gambe delle bugie son sempre corte. Alleviano con la loro esistenza presente, preparano gli ingredienti per la vita scegliendoli tra i più freschi. Quando si assentano lasciano piccoli gesti d' amore nel freezer. Quando vanno via per sempre le loro piante continuano a fiorire.
E dopo queste parole, il secondo dono: un dolce virtuale... un dessert caramelloso sicuramente da provare, dal sapore del tutto particolare che ricorda la pampa, il tango, tutta la sensualità di questa terra:
DULCE DE LECHE
E' una tipica preparazione dolce argentina, anche se sulle origini ci sono delle controversie (alcuni sostengono sia peruviano). La si potrebbe definire "marmellata di latte". E' una crema vellutata al gusto di mou, da spalmare sul pane o da usare come farcitura. Tempo di preparazione e cottura: 50 min.
Ingredienti:
1/2 litro latte intero150 g zucchero di canna (*)1/2 bacca di vaniglia (o altro aroma: rum, cannella,...)1 pizzico di bicarbonato(*) in Argentina si usa uno zucchero di canna grezzo (la persona che mi ha dato la ricetta lo ha chiamato "azucar rubio") difficile da trovare dalle nostre parti. In sostituzione usare zucchero di canna o zucchero semolato o metà e metà.
Preparazione :
In una casseruola, riscaldare il latte, aggiungere lo zucchero, il bicarbonato e i semini della bacca
di vaniglia. Rimettere sul fuoco e portare ad ebollizione. Quindi abbassare la fiamma e far bollire dolcemente per 45-50 minuti, mescolando.Quando la crema comincerà a velare il cucchiaio e mescolando si comincerà a vedere il fondo della casseruola, allora è pronto. Raffreddare, eventualmente immergendo la casseruola in acqua fredda, mescolando e conservare in frigo in un barattolo ben chiuso.

Con la macchina del pane:

Intiepidire il latte. Versare tutti gli altri ingredienti e mescolare bene.Versare nel cestello della MdP e avviare il programma "Marmellata". Far raffreddare e conservare in frigo.

4 commenti:

enrico dignani ha detto...

Dimmi tu caro Franco quale altro blog per la festa della donna può vantare un post così carino originale coraggioso intelligente
fresco e quantal'altro abbia a che fare con la meraviglia.
Una eventuale prossima volta i lettori potranno conoscere la Lemon curd: una deliziosa cremina al limone per allietare l'ora del thè. Ciao.

www.dariopetrolati.it ha detto...

Da gente per bene
da amici che mai deludono
ecco io proprio non ho voluto pensare alla Festa della Donma
Tentai anni fa di regalare mimose e mi sentii fesso da morire
dietro al mio gesto subii una vergognosa forse giusta paternale
ho riprovato - riprovato
alla fine ho ceduto chè mi pare una giornata penosa
colma di scuse subito dimenticate
è una ricorrenza che scotta come una ferita provocata ogni anno sempre più fonda
allora se non piove, come ieri,vado a spasso,col giornale in mano bevo un caffè e distraggo la mia mente
Una signora per radio ieri sera si è raccomandata di non cogliere mimose-rispettate le piante-la natura diceva eppoi ha chiuso
Mi sono messo a leggere stampa e libri seduto al sole sul balcone
E' stata una giornata normale? di quelle che mi sento imposte.
dario.

Anonimo ha detto...

Io l'ho festeggiata così:
http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=820914

mariangela

enrico dignani ha detto...

La festa della donna penso vada grosso modo considerata come il natale il campionato di calcio o altro,sono palinsesto convenevoli più o meno socializzanti e commerciali, che maschi e femmine siano fra loro reciprocamente indispensabili lo sanno dai tempi della pietra lo stile di vita più o meno comodo che si ritrovano assegnato sembra avere molto a che fare con il caso .