giovedì 17 luglio 2008

ANGOLO DI STRADA

di Dario Petrolati




Eccomi quì.
Non scappo, non fuggo mai nemmeno di fronte al buio, all' ignoto che sento ingrato ma proporzionato al mio fastidioso dar fastidio, cercare voler sapere chiedere perchè. La prima cosa che sento, appiccicata al gomito sinistro, è la cartolina spedidatami dall' Islanda da un collega di lavoro comunista senza partito.
E' una brutta foto a colori che ritrae un paesaggio dormiente, in riva ad un fiume o riva di mare, non so.
Pare un paese qualunque ed invece è la capitale che si scrive in un modo impronunciabile, ove c'è stato un incontro di capi di stato, anni fa, chè dovevano decidere per il resto del mondo.
Sempre senza delega i così detti grandi prendono, carpiscono, decidono eppoi noi dopo ci accorgiamo che gli scaffali dei Supermercati sono scandalosamente semivuoti e quel poco che c' è costa troppo, prezzi rubati senza controllo, chè se quando entrò l' euro si dava la colpa alla nuova moneta e qualcuno voleva metallizzare i microcentesimi per farci fare meglio i conti, oppure mancavano i controlli che nessuno faceva e che avrebbe dovuto fare.Si prendevano a casaccio 4 nomi di altre nazioni come esempio per dire che là ste cose non succedevano, solo da noi invece si verificano, e giù bugie e sciocchezze che nulla costano ma se dette e pensate da qualche politico allora è vero e la colpa è nostra che non abbiamo capito.
Innervosirsi a st' ora non vale la pena ed allora guardiamoci in giro o sotto la sempre pericolante scala della Federazione. Io continuo a chiamarla così, anche se ora è solo un complesso di stanze vuote , con seggiole, manifesti arrotolati, pagati e mai affissi, ragazzi giovani che si adoprano come se fossero in bottega ed attendono che si liberi un posto di lavoro fisso.
Un posto alle tante collegate società che fanno capo alle ex. finanziarie del Partito che ora con la margherita e qualcosa di altro stanno tentando di formare un nuovo contenitore con una trasparente bandiera buffa e sempre scolorita che nemmeno sventola sempre arrotolata attorno al pennone infisso sopra l'ingresso dove ancora non hanno tolto l'effige di Berlinguer, stampato in serie su un grigio pezzo, umile come il Personaggio, di ghisa .
Che tristezza sto cortile quando passano sti ragazzi non responsabilizzati ai quali se poni una domanda qualsiasi subito ti guardano ed hanno una impressione impaurita quasi da esame di scuola.
Calma non temete, sono un padre di famiglia, male, ma lo sono stato, e vi capisco.
E' difficile trovare un posto oggi, i 110 con lode si sprecano, lo danno a tutti ed allora ci si adatta a lavori saltuari, leggeri di mese in mese, inventati con l'avvallo del sindacato e della sinistra, purtroppo, che vergogna, ma altro non c' è o se si trova è incomprensibile ed è lontano da casa Italia, la ricerca si fa all'estero e bisogna andarsene di casa, allora si aspetta, si aspetta sino a che cominciano a spuntare i primi capelli incerti, allora si piega la schiena, Ciampi non voleva, o si fa qualcosa dal nome pseudo-inglese.
Hanno due cellulari che trillano sempre, pare che il mondo si fermi se non fischiano gli ultimi modelli, e non sanno più parlare direttamente guardandosi in faccia.
Tutte espressioni monche piene di OK. ed altro, sigle che si usano pel computer ed in informatica, il tutto per un breve spazio, che dopo poco la velocità ha già bruciato tutto.
Dura poco, pensiero debole, molti fumetti, monosillabi.
Davanti due muratori a schiena nuda, col segno della canotta poggiata sulla pala a muro, martellano da stamane sul muro di cinta del palazzo del Conte.
Stanno allargando l' entrata del giardino, dovranno cambiare il cancello, il passo sarà doppiamente largo, non capisco perchè e nemmeno dovrebbe interessarmi, però mi accorgo che sto chiedendo ai muratori il perchè del lavoro e loro mi rispondono che eseguono ordini, la roba non è loro.
Hanno ricevuto l'ordine di allargare l' ingresso del giardino e così fanno, sono muratori , mica padroni.
Il giardino colmo di alberi antichi confina, anzi è tutt'uno con quello del Maldura,sarà più grande allora quello di facoltà, allora un pò di soldi ci sono ancora in giro, il salario per 2 muratori.
Al numero 5 di Via Beato Pellegrino, ove sorge il Palazzo del Conte, scortese, qualcosa di nuovo accade e la gente cammina sull' altro marciapiedi, con difficoltà chè la catenella salva persone, a cui attaccarsi per non cadere stringe lo spazio e bisogna camminare in fila indiana.
Tutto quì, c' è caldo e molti sono in ferie dentro casa.
Per girare ci vogliono i soldi e quelli chi li ha se li tiene.

2 commenti:

www.dariopetrolati.it ha detto...

grazie Franco sei sempre unico.dario

www.dariopetrolati.it ha detto...

Il Conte ha un nome ed un cognome.Io non so e nemmeno ricordo.
Mi rammento invece di quella volta che vidi il grande portone semi-aperto,era la prima volta che il Palazzo si apriva ai suoi segreti, ed io dal marciapidi fuori sulla strada vidi soffiti e quadri e restauri fatti dalla Regione.Semividi cose da favola e chiesi allora se stando fuori,senza poggiare i piedi dentro potevo guardare ammirare : NO fu la risposta che mi stupì,ferì. offese.Subito mi sbatterono l'anta in faccia come se fossi un ladro.
dario.